In questa staticità che si porta leggera di continuità in continuità mi dimeno, mi dibatto. Non voglio accettare il fatto e quotidiano e normale e dirompente. Mente indolente!
E non servono parole perché non trovano soluzione ma solo assoluzione. E non serve dire perché esiste comprensione ma nulla più. E' molto ma non sufficiente.
E tu che dall'altro lato di te stesso vedi solo nulla di ciò che vorresti. Tu che quasi tutto è diventato incolore insapore insensibile. Cibo senza gusto consistenza, vita di un TUO mondo ingiusto, assenza.
Un passo dopo l'altro Consapevolezza ti affossa le gambe nel TUO fango, nella TUA melma.
Smettete di gettare perle.
Non mi appartengono.
Non voglio averle.
E la tua mascella si serra e le mani additano non curanti del freddo frutti di una stagione che sembra aver perso il divenire.
Mio
Finirai?




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