Saper far riflettere, come lo fanno loro, è una gran dote. Un pregio molto particolare!
I link, qualora vogliate, li trovate qui: Yuki, Ishtar e Radio Pazza. "Sbirciateci" dentro, non ne resterete delusi.
Tutto il mio marasma di pensiero cominciò con "Un Qualcosa In Più", un sentimento di incomprensione mi ha pervaso alla fine di quella lettura. Poi, se non bastasse, alcune settimane dopo ci si è messa pure una puntata di Radio Pazza a smuovere pensieri che non riuscivano a sedimentarsi. Un vortice nel quali gli assiomi, i miei, contrastavano palesemente con il giusto che, per me, è la base di partenza.
Sì Ishtar, hai completamente ragione, innamorarsi di noi stessi è l'inizio di tutto e l'unica via per superare il Dolore è aprendo il cuore. No, non vale proprio la pena perdere quel poco di buono che la Vita ci offre. Paradossalmente, come hai ben detto, la paura del Dolore ci può tenere lontano dall'Amore e dalle sue gioie. Gioie che si trovano anche e soprattutto in quello che tu definisci lo specchiarsi in qualcuno. Cara Ishtar, se posso usare questo aggettivo, tu dici che la condivisione deve essere anche nel Dolore, quello degli altri, perché anche da esso si attinge a piene mani per creare una ricchezza interiore. Mi sono chiesto chi è disposto a condividere tale peso o, non secondariamente, a metterlo a disposizione. La mia risposta non è delle migliori. Mi spiego: "naturalmente" penso che si sia disposti a condividere un dolore sulla base si un sentimento d'Amore. Se l'Amore finisce e la lontananza tra le Anime cresce e si rimarrà soli perché il senso, il perché il significato vero di quel Dolore è proprietario di solo due persone. Di quelle che hanno generato quell'Amore. Ciò che resta, a mio avviso, è solo la dimensione che una consolazione può dare. Poca cosa.
Forse sbaglio, anzi è molto probabile, però la piena lettura dei sentimenti che nascono sulla base della condivisione totale ha come chiave di decodifica entità simmetriche e uniche. Le Anime che li hanno creati. Tempo fa, grazie ad un commento di Bak, realizzai che non è la diversità in se ciò che vado cercando ma la simmetria. Sì Ishtar la tua definizione di Anime complementari mi trova davvero d'accordo! Purtroppo, fino a che non si prova ad aprire una serratura non si potrà mai realizzare se quella porta sarà il nostro nuovo passaggio per un Amore nuovo. Purtroppo, talvolta, ci si dimentica la chiave. Talvolta le serrature cambiano.
Sì, le serrature, perché la gente cambia e come hai detto tu la notte scende su di noi e ci si ritrova soli. Credo che questo accada perché si diventa un sole che non riesce più a splendere su se stesso. Perché ci si dimentica che alla fine dei conti si è soli. Per decisione nostra o altrui non conta, è sempre l'istinto personale che ci porta a questo risultato.
Questo mutare continuo ed inesorabile nella gente nasce a mio avviso per un motivo fondamentale ossia da una mancanza di equilibrio nei rapporti tra persone. L'equilibrio non è dettato solo dalla nostra volontà ma da una volontà condivisa di trarre piacere biunivoco dallo scambio di emozioni. La fine di un obiettivo comune che, con altre parole, si potrebbe chiamare star bene personale, distrugge il percorso che si sta intraprendendo assieme. Il tempo e lo spazio divergono separatamente. Come un fuso orario viaggiando nel cielo, come binari ferroviari dopo lo scambio.
In quest'ottica, quello della ricerca del proprio piacere, una persona si può permettere, giustamente ben inteso, di distruggere tutto ciò che ha come comune denominatore il Noi. In tal sense mi risulta difficile ammettere: "Qualcosa di Più è prendersi cura, è comunione, è cameratismo, sono i legami e gli impegni. Qualcosa di Più è dare e ricevere amore incondizionato perché, alla fine della giornata o della vita, possiamo dire di possedere veramente noi stessi e l'amore." a fini personali. Lo sento come una bugia. La fine di quei sentimenti, il non poter più ricevere Amore, perché è questo che ci fa star peggio a mio avviso, non può e non deve modificare ciò che noi si mira a diventare. Ossia ciò che vedo espresso nelle righe precedenti del quel testo. (Qualcosa in più ndb.). L'Amore rientra dopo, l'Amore può essere la fine del Qualcosa in più. Magari, ANCHE e SOPRATTUTTO, non il nostro.
Ormai la mia lunga e tediosa riflessione sta sgocciolando verso un termine, resistete se siete arrivati fin qui già vi siete guadagnati una medaglia al valore:). Personalmente ho capito che ci possono essere due strade percorribili come uscita da questo pantano:
- Accettare la possibilità futura di diventare strumento di Dolore per altri vivendo completamente il Qualcosa in più.
- Vivere solo me stesso allontanandomi, per quanto mi sia possibile, da ciò che è Amore e che inevitabilmente può portare a Dolore.
Ci ho pensato molto, non credo che la soluzione a un giusto vivere sia la condivisione. Essa prevede almeno un'altra vita per essere espressa. Credo piuttosto nell'appartenenza come sentimento naturale, come modo di muoversi simile ma mai uguale, un pensiero analogo che non è mai un monologo fatto da attori differenti, ma un dialogo a più voci.
Credo, magari sbagliando, che nella Vita ci si incontra nel modo migliore solo quando si è alla ricerca di noi stessi. Deviare il percorso è mutare l'egoismo naturale che ci caratterizza. Prima o poi si perderà la nostra strada e si perderà il Qualcosa in più.
Qualcosa in più è riuscire a possedere noi stessi ma anche appartenere egoisticamente gli altri, in noi. Fuori, nella Vita, esiste solo la libertà assoluta di andare e fare tutto ovunque, sempre e comunque.
Sì decisamente questa Vita è un ossimoro ed è pure autoreferenziale. Ognuno sceglie la sua gioia, il suo Amore e il suo Dolore. Io, per me, so già che comunque vada sbaglierò.
A presto e buon fine settimana a tutti!
Mio
Canzone dell'appartenenza (Gaber - Luporini)
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.
Uomini
uomini del mio passato
che avete la misura del dovere
e il senso collettivo dell'amore
io non pretendo di sembrarvi amico
mi piace immaginare
la forza di un culto così antico
e questa strada non sarebbe disperata
se in ogni uomo ci fosse un po' della mia vita
ma piano piano il mio destino
é andare sempre più verso me stesso
e non trovar nessuno.
L'appartenenza
non è lo sforzo di un civile stare insieme
non è il conforto di un normale voler bene
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è assai di più della salvezza personale
è la speranza di ogni uomo che sta male
e non gli basta esser civile.
E' quel vigore che si sente se fai parte di qualcosa
che in sé travolge ogni egoismo personale
con quell'aria più vitale che è davvero contagiosa.
Uomini
uomini del mio presente
non mi consola l'abitudine
a questa mia forzata solitudine
io non pretendo il mondo intero
vorrei soltanto un luogo un posto più sincero
dove magari un giorno molto presto
io finalmente possa dire questo è il mio posto
dove rinasca non so come e quando
il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo.
L'appartenenza
non è un insieme casuale di persone
non è il consenso a un'apparente aggregazione
l'appartenenza
è avere gli altri dentro di sé.
L'appartenenza
è un'esigenza che si avverte a poco a poco
si fa più forte alla presenza di un nemico, di un obiettivo o di uno scopo
è quella forza che prepara al grande salto decisivo
che ferma i fiumi, sposta i monti con lo slancio di quei magici momenti
in cui ti senti ancora vivo.
Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi.





