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Tuesday, 8 March 2011

Pleasure-less: Back to Life

... era domenica. Un giorno di sole.


Non finisce mai lo stupore in quelle domande banali, risalta come sole negli occhi, accieca. Talvolta ci si gira con lo sguardo altrove, talvolta. Quelle parole non lasciano scampo, ti dicono che poco va bene, ad essere sincero forse pure nulla. Sai cosa non capiscono loro, gli altri. È la mancanza di gusto che si chiama Piacere. Non capiscono il perché, loro. Non riesci a spiegarlo tu. Che poi da spiegare cosa ci sarebbe?

Piacere nullo nel cibo assimilato, poco talvolta pochissimo, senza gusto, varietà e necessità. Non è questione di non saper cucinare, la domanda è: "Perché farlo come si deve?". Sì, piacere appunto. Lo so. Non è il tuo essere fuori da ogni contesto sociale, amicale. Ti direbbero egocentrico ed egoista, Loro. Probabilmente hanno ragione, sarà che non mi lamento di ciò che non ricevo e non credo che mi si possa giudicare per ciò che non sono riuscito a dare negli ultimi tempi.
Piacere nullo per il tuo corpo per il tuo spirito. Non un movimento differente da poterlo chiamare esercizio, non letture cercate per curiosità, omesse dalla quotidianità. La musica, sempre quella. E i pensieri, di altri, i tuoi non cercati ed assenti. Rispettivamente.

C'è qualcosa di sbagliato, di profondamente sbagliato in tutto questo. Rasserenerebbe un po' se ci potessi mettere sopra l'etichetta Incoscienza, ma su di me non attacca. Tutto pensato, pianificato consapevolmente. Razionalmente. Ma ora non è che esistono "scuse", non più. Gli altri, la gente, ça va per loro. Per te ancora no. Non sei ancora passato oltre, che poi sei tanto curioso e forse troverai niente. Ma non è la tua misura delle cose quella prima bisogna arrivarci e cambiare strategia per farlo, visto perché fino ad ora non ha funzionato. Poi, si vedrà.

Tra pochi giorni tu e il tuo pubblico, che ancora non conosci che non hai chiesto e ti hanno dato ti accoglierà. Una platea da intrattenere, rehearsing sì, come no! Tu e una linea di demarcazione una frontiera. Nuova. Eccitante. Difficile. Comunque passerà e lascerà  i sui strascichi buoni o cattivi. Amo le scadenze per la loro  pregevole caratteristica che sono destinate a passare.

In questo vento leggero che si atteggia ad invernale, come un vecchio che borbotta e sbuffa lievi raffiche a ripetizione sapendo che poi saranno le ultime, vi lascio. Prima che cali il sole, Marcovaldo deve dirmi cosa sta combinando nelle sue stagioni di vita.

Buona giornata e settimana. A risentirci.


Roberto




Friday, 17 December 2010

Magari

Non è che è colpa della neve. La mia neve non mi ha mai dato fastidio, il mio freddo pure, la mia gente anche. Probabilmente non ci apparteniamo più. Loro a me, sicuramente. Io a loro forse mai ma me ne accorgo drammaticamente solo ora.
Non è che è una questione di luoghi, non solo almeno. I brutti ricordi nascosti con ottima dovizia di particolari qui e la mi scappano ma si fanno sentire. Magari fosse solo questo. Magari non fosse altro.

In questo mio apatico misantropico languido meschino egoistico fine di anno sospeso tra autunno ed inverno  mi trovo in un posto dove non vorrei essere espatriato in una patria non mia, compatriota in un luogo che da salvare ci è nulla. Forestiero sempre e comunque. Ovunque. Nevica.

La gente crede che vivo alla giornata magari, altra al contrario, crede che abbia già tutto pianificato. Nessuna delle due solo la consapevolezza che la vita è a scadere ed è chiusa in un vuoto a rendere. Anche quando è finita rimane la fregatura se non lo si passa alla cassa per chiedere la restituzione dei soldi.

Non credo che starò tanto bene, almeno per i prossimi tre quattro mesi. Poi... poi un po' di luce due tre sorrisi e un po' di calore e avanti con il ciclo. La consapevolezza di una indipendenza duratura da me stesso che non esiste pesa già ora. Sarò altrove poi, come ora. Come ora senza capire perché non riesco a godere di nulla come è normale che sia. Anormale me stesso! Poi si ricomincerà timidamente a pranzare, un paio di chili in più un po' di convivialità e di maschere tanto per... per nascondere la realtà. C'est la vie.

Devo trovare un modo per fare le cose meglio, no sbaglio: per fare le cose come VOGLIO. Come penso che vadano fatte. Questo non necessariamente è bene.

Non una città differente, non un paese Stato o nazione. Solo un piccolo angolo dove potermi talvolta fermare guardare contemplare ammirare. Ascoltare. Raccontarmi una storia, di quelle di un tempo bambino.

Mio

Ecco un piccolo racconto per voi:




Sunday, 25 July 2010

Empty Room

La stanza si svuota e sembra lo specchio di violenza di resti di devastazione. Desolazione e guerra. In realtà non è nulla di questo, anche la pace cercata ha strani modi di manifestarsi. Talvolta.

Un asciugamano umido attorno al collo, petto nudo, camomilla tripla sulla destra in una bottiglia di vetro di quelli da passata di pomodoro, l'unico bicchiere mai posseduto qui. Oggi caffè meglio che no, si rischiano tragedie stantie.
Pensi alla casa che ti ospiterà, forse sarà "tua". Almeno per un po', magari per un po' di più. Pensi come è strana la lontananza e poi dicono di chiedere, ma loro chiedono mai. Quando troverai qualcuno come te? Qualcuno che ha i tuoi stessi criteri. Forse, qualcuno come te forse non si trova in giro tanto facilmente.

Ho cambiato tre case in otto mesi, nessuna mai prima d'ora.
Tutta la mia vita vissuta e triviale, tutta quella che si conta  fino ad ora, può stare comodamente in tre valige. Non importa poi che siano grandi. Sono tre.
C'est la vie. A me piace così, ora.

Mio



Removed -Calexico
Follow the current through the city that lies in ruins
Bottle is washed up but the message is missing
Heroes and ghosts, graveyards and buildings
Pay the price of admission

Haunted for years in a hallway of mirrors
Till I step through the window
Over the river, coat of feathers sweeping out of view
Weigh the difference, the scales are turned
Let conscience be so judged

Arrows with strings flung from below
Striking and reeling you in
Tied to mistakes, left there for days
Seeing which side you're in
Lately I feel so removed
Fell back into the ditch I dug

Wednesday, 21 July 2010

Di Agende Rosse,Di Moniti Nefasti e Di Alfredo

Forse è misantropia, non so. Il sentimento è quello ma è diretto, non stereotipato o generalizzato. Ben mirato verso una parte di popolo e nazione. Le eccezioni non mi consolano perché, poi, anche loro smetteranno di essere tali. Vorrei sbagliarmi ma non sarà così credo.
Mi sono chiesto in questi giorni il perché del mio non sentirmi bene qui o meglio, del mio sentirmi meglio fuori. Sapete ho cercato di giustificarmi e di giustificare. "Gap" nella comunicazione mi sono risposto, spero che si a questa l'unica differenza sostanziale ma per molte cose già so che è una risposta illusoria.

Vedo la gente cambiare, forse io sono e sto cambiando. Forse entrambi con direzioni differenti, diversamente. Non conta, il risultato è lampante è lo stesso. Diversità la chiamano di solito e questo mi rende triste. Tanto.
Mi sono chiesto il perché di una nostalgia legata solo a luoghi a cose immote e talvolta senza vita. Insieme non vivo che per molti può essere benissimo trattato con un criterio di succedaneità che ne svincola l'essenza dallo spazio. Per me non è così, probabilmente troppi ricordi, stranamente non belli, sono legati a tutto ciò attraverso situazioni ed emozioni.

Credo che il primo passo per un mio cheto vivere passa attraverso un'assioma di diversità nel quale, assunta questa condizione come statica, il resto, tutta la componente sociale intendo, diventa più sopportabile. Una condizione, questa, che ora mi permea e mi fortifica. Mi è di grande consolazione ed aiuto.

Ora come ora spero di non tornare per sempre da queste parti che, a buon auspico, vorrei dire "quelle" parti. Una possibile famiglia qui (li), proprio  non riesco ad immaginarla. Non saprei insegnare diversamente ai miei figli da come vedo le cose. Non voglio donare a loro una totale incomprensione congenita che li porterà a un vivere triste, tra sangue amaro e frustrazione. Se questo non sarà vorrà dire che non sarò stato in grado di insegnare nulla. Vorrà dire che sarò deluso di me stesso in primis e dalla società poi, da loro anche. Vada come vada qui (li) vedo speranze vane e futuri vuoti.

Care lettrici e lettori, mi sento cieco di fronte ad un futuro troppo chiaro e lampante è che di abbaglio non si tratta, le tenebre ci circondano mi fanno dire ciò.  Spero di sbagliarmi.

E' passato un secolo da quando il bisnonno di Alfredo cercò fortuna negli Stati Uniti prima, il prozio in Francia poi. Ora Alfredo è uscito come loro, calca le stesse orme con motivi che stanno diventando paurosamente analoghi. Chissà se ritornerà. Sapete, trovo strano che i primi non avessero pressoché la minima istruzione e che lui abbia praticamente la massima possibile. Sembrerebbe che poi l'istruzione non conti, LI.

Mio



Wednesday, 14 July 2010

Non Cambia, Il Sentimento Intendo.

Non è che mi serva molto tempo di più. No davvero.
Mi mancano le mie montagne, la mia bicicletta e a tratti il cibo, quello buono. Nulla più. Non facce famigliari non Amici, non come potreste pensare voi, credo. Sono strano, sicuro.
Non mi manca nulla del resto perché non è fisico e non necessariamente è qui, è in me è differente ed a molti non basta. Non mi manca perché è qui che si trova, questo contorno fatto di verde predominante che vorrebbe dominare me lo ricorda. Magari è solo una mia malizia ma magari anche no.
Credo che quanto prima, questo dipenderà dalle mie capacità acquisite e dalla mia dimestichezza visto che domestico già mi sento, mi informerò per non essere più di queste parti. Formalmente intendo visto che per il resto mica lo sono da molto tempo.

Non per dare la colpa a qualcosa o a qualcuno ma di Gazzetta ed infradito imperanti ne faccio a meno. Non le sopporto più. Scusate.

Mio



Per me sperando di riuscirci un giorno...



Saturday, 17 April 2010

Digiuno e Astinenza

Perché il riposo esiste sempre tra due sforzi consecutivi, soprattutto se il primo è minore del secondo. Il primo è riposo.
Riposo poco.


Manca un solo foro poi la cintura sarà utile solo come oggetto di vestiario, inutile quindi. Neppure dieci anni o fa o forse più sono stato così magro. E' normale, al tempo capivo ancora meno di ora. Probabilmente la prossima settimana non mancherà neppure l'ultimo foro, sono curioso di vedere quanto posso comandare le mie necessità corporee, quanto posso ridimensionarle. Sembrerebbe che un piccolo tronchetto di liquirizia purissima riesca a placare quasi del tutto la sensazione di formicolio allo stomaco. 
Digiuno.


Ci è mancato poco, per me intendo, e poi chissà cosa sarebbe successo, sicuramente qualcosa di forte. Forse troppo, per me, ora. Forse ormai. 
Pochi anni fa sarei stato pronto, incosciente. Poi, dopo, mi sono regalato questa consapevolezza. Ora so come voglio e come so amare, questo non mi piace. Mi spaventa. I miei limiti in generale mi spaventano perché ormai li distruggo ogni giorno. Non esistono. La prossima volta ci starò più attento ma non servirà a nulla, già lo so. So cosa mi attira e so come evitarlo ma i cedimenti di coscienza sono sempre in agguato, con me almeno. Non esistono radici dolci purissime a placare l'istinto d'Amore, l'abbandono di Solitudine.
Astinenza.


Più affilato, più incazzato, più cazzuto.
Ritmo.  Mente, Cuore, Fiato, Muscoli. Ritmo.
Oltre il limite che ho tracciato ai bordi del mio minuscolo infinito.
Leggero come una farfalla, pungente come un'ape.
Ancora.


Mio





Cantico dei Drogati -Fabrizio de André

Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore.

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento.

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi

quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.

Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro.

Come potrò dire la mia madre che ho paura?

Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere.

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.

E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.

Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.

Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.


Come potrò dire a mia madre che ho paura?

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria.

Thursday, 25 March 2010

Terminal Life

Se leggerete questo post nel giorno qui indicato, sarò in viaggio tra un terminal e l'altro. "Chissenefrega!" potreste dirmi. E' vero solo a me importa.

Non so perché ma nel terminal di un aeroporto percepisco una diligente accettazione dell'ineluttabile. Si aspetta il compimento di un destino scritto su un biglietto poi, il volo. Verso dove lo si sa, verso cosa talvolta è molto più difficile.
Qui in questo angolo di terra, antico lembo di una grande civiltà ci ho lasciato qualcosa. Ho trovato qualcosa. Altre conferme a domande che da molto tempo non mi pongo. Non la risposta alla mia domanda, per quella forse è giunto il tempo che mi metta ben in testa che la risposta sono io. La domanda è quindi inutile... Dance Dance Dance.

Terminal Life, mi sono trovato nel Dove sospeso tra mille Cosa. Ognuno con una sua uscita parallela, ognuno verso una  quarta dimensione che non mi apparteneva. Odio la quarta dimensione nelle cose, qualcuno la chiama consapevolezza. Poi.

Terminal Life, come in una pallida corsia di ospedale tra crani nudi che mica serve il rasoio per essere senza capelli. Tra corpi giallastri e gonfi che mica serve il cattivo vivere a ridurli così, basta ingoiare centinaia di pastiglie al giorno.
Terminal Life, tra quell'odore pungente di disinfettante che ti sterilizza le mani e ti brucia l'Anima.
Terminal Life quella mascherina che ti copre il volto perché pure una giovane Vita sa essere infetta quando, chiusi in una camera quasi-sterile, si è isolati da tutto ciò che Vita è.

Terminal Life.

La morte mi ha insegnato il valore della Vita questo, nel senso, mi è stato detto recentemente. Egoisticamente vorrei dire incasiniamoci la Vita, così tanto per fare, per il solo piacere di divertirsi. Per vivere. Poi, vedremo.
Vorrei.

Terminal Life:
Prochain arrêt La Vie. Attention à la marche en descendant du train

Mio




PS: ...per altre cose ormai notorie: NON si deve premiare lo sforzo ma solo i risultati. E' possibile che lo capiamo solo io e A.?!?

Friday, 12 March 2010

Bouzouki

Non so ballare, questo è certo. Sono un palo rigido ed inamovibile, però... però non vuol dire che non balli, che poi ballare è solo una parola che potrebbe essere sostituita con muoversiadunritmopersonaleseguendolamusica, ma è troppo lunga: meglio ballare.

Succede che la serata passa liscia tra conversazioni strappate ad una lingua che non capisci se non per la mera etimologia che trovi in parole e in linguaggi del corpo. La serata passa tra bicchieri di vino e poi cozza contro una domanda: "Sai ballare?"...ehm "No, if I'm not druk, after I just move my body.", è che se aggiungete a qusto il fatto che te lo chiedono due greche che si sono prese a cuore la missione di farti vivere la vita notturna del posto e della grecia in generale... tu mica dici di no. E non perché sono sono donne, ma perché tutto è nuovo e sarebbe stupido lasciarlo scappare, se poi sono greche e donne, tanto meglio! :)
Quindi:  Bouzouki sia! così si chiama la danza tradizionale del luogo, donne che ballano da sole, non a stretto contatto con uomini e viceversa. Musica tradizionale tipica con strumenti tipici (il bouzouki è il nome di una specie di chitarra), sapori persi di mediterraneo orientale. E poi i fiori lanciati a manate, continuamente, a vassoi verso i cantanti che si alternano in segno di ringraziamento, verso le ragazze, gli uomini. Ieri, o meglio un sei ore fa, è stata notte di garofani.
Poi ti trovi in quel posto, in quella realtà ne vista ne sognata o immaginata prima e ti chiedono come va e tu rispondi che è il paradiso e specifichi che non potrebbe essere altrimenti per un uomo che si trova di fronte ragazze danzanti. E non centra che siano state belle, brutte centra una benemerita fava! centra che è come si fa le cose. Centra che le donne si muovevano come solo le donne sanno fare ballando da sole muovendosi sinuosamente con mani braccia e fianchi e non a stretto contatto con il compagno, centra che gli uomini avevano la loro danza fatta di inchini e genuflessioni fatta di movimenti di mani che sembravano trasporto ed estasi in un cerchio di mani che battevano il tempo.
E poi fiori, ancora e poi vino che corre a bicchieri pari perché il tuo è sempre pieno e poi ti chiedono come va e tu rispondi un altro bicchiere e parlerò greco e poi tenti di ballare ma non ce la fai e poi senza perché come e quando proclami "Now I can dance!" e danzi a modo tuo, scoordinato buffo ma non te ne importa niente, quando è così sei solo linguaggio del corpo, chi vuol leggere legga altrimenti fa lo stesso! Ed anche tu ti ritrovi tra inchini e trasporto tra fiori e musica. E loro ti guardano, ridono. Tu ti vedi, ridi. Sei felice, sei te stesso. Poi la mattina comincia a contare su due mani ed è ora di tornare andare.

Ora il mal di testa è leggero, la voce rauca per voce usata troppo e per fumo inalato (qui fumano nei locali pubblici :( ), poi il mal di gambe ti dice: "Ma quante volte ti sei chinato ed inginocchiato?" tu rispondi che non sai. Ciò che sai è che questa mattina ha dei garofani nel cuore.

Mio


PS: scusate se ci sono errori ma non ce la fo... oggi giornata blandamente pesante :D



Monday, 1 March 2010

Frappés Incluso


E poi succede che pensi in inglese, leggi in francese ed imprechi in italiano. Tutte e tre ti riescono male, tutte e tre sono perfettibili. Sinceramente non so cosa posso voler di più ora. Sicuramente questo mi basta per non mollare.

Se poi ci si mette pure il frappés o, se volete e sapete leggerlo (a me mi mancano alcune lettere...), φραπές.

Diobòno se è forte tutto questo, frappés incluso.

A presto,

Mio

Sunday, 28 February 2010

Il Senso, La Fine, Il Tutto

Quando sono stanco, quando tutto quello che sto facendo mi inchioda a pensieri a tinte di grigio di Realtà quantomai possibili, viaggio. Viaggio seduto, camminando non conta. Perché non è la distanza la dimensione del viaggio, non i metri l'unità misura. Pensieri quasi sempre proiettati su questo ultimo anno o poco più, costruito a illusioni, sogni infranti e Realtà presenti. Viaggio tra i quartieri della mia labirintica mente riscoprendo appese alle pareti istantanee che mai dimenticherò, riscoprendo di volta in volta i colori i sapori che per un po' avevo concesso all'oblio. L'oblio dei sentimenti, quelli veri, non credo che esista. Ora capisco che tutto quello che facevo quel tempo era finalizzato, consci oppure no, questo è quello che mi trovo tra le mani ora.

Tutto ha un senso, il Tutto torna. Non credo spetti a noi trovare il senso. Il senso compare al passato, il Tutto è davanti senza dirci dove, senza concederci il quando.
Forse la mia è sola illusione, un trovare una giustificazione a posteriori attraverso una consolazione. Non lo so, o meglio, non lo credo. Quello che capisco ora è che tutto quello che ho fatto è stato per seguire una passione che ora sto vivendo ma non riesco a gestire, strano che tutto possa diventare simile a tortura.
Non mollerò per questo, questo è sopportabile per i miei canoni, mollerò se tutto perderà un senso possibile se troverò una risposta ai miei perché, se tutto perderà un fine che non importa essere noto o no, mica spero in qualcosa, ho smesso di sperare da tempo. So che alla fine, se il senso dell'azione attuale sarà preservato, se non sarà mero puntiglio ma solo movimento passionale qualcosa, alla fine, troverò. Ancora a posteriori, ma questo non ha importanza, almeno non ora.

Ormai sono convinto, per me almeno, l'unico modo per vivere è per le passioni personali. Poi ci si troverà soli o in splendida compagnia, ma non conta perché se si trova noi stessi, il rischio è di non incontrar nessuno.
Le cose migliori nella Vita non sono mai gratuite, ho accettato il prezzo. A me spetta pagare. Comunque.

Buona domenica care lettrici e lettori!

Mio


Thursday, 25 February 2010

StereoTipi

Sono contento che da non molti anni mi sia capitato che mi piaccia tutto, o quasi, il cibo. Ma non è di questo che voglio parlare ora.

Qui è differente, qui è mare o meglio entroterra, la gente è completamente diversa. Bassa, scura di capelli pelle e occhi, veste di moda passata per chi in queste cose crede. 
La piccola cittadina è sporca e degradata forse, caotica nel suo lento dimenarsi. Sembra insicura nel viverci e nel camminarci. Per la prima è un opinione, la seconda una certezza.  Marciapiedi-trappola li chiamerei, lastricati a differenti piastrelle che se ne trovi duecento metri di uguali ti chiedi perché? buche come trappole geniali per qualsiasi caviglia, fossero la metà una slogatura sarebbe comunque assicurata. Alberi sempre e comunque, assieme a lampioni della luce ancora in legno (mica me li ricordo al mio paesello) nel bel mezzo del marciapiede, boh. Ma il problema, del fatto che sono in mezzo intendo, mica è loro, è che sembrerebbe che le case abbiano rubato posto ai marciapiedi o forse, più semplicemente, che non dovrebbero esistere marciapiedi. mai esportare ciò che si presume essere civiltà, talvolta, se è solo presunta tale, rende incivili chi l'ospita.
E poi i bar con le sedie di legno dimenticate e ritrovate nella mia memoria, i tavoli semplici, quadrati. I vecchietti con le loro carte (niente donne please!), seduti a giocare a bere a parlare a fumare. Li ho ritrovati dopo vent'anni è stato un piacere. Già è pieno di piccoli bar qui, come da me un tempo.

Potrei dire che tutto questo mi disgusta o non mi piace, ma mentirei. Potrei dire che è bello ma semplicemente non direi la verità. Potrei stereotipare il tutto come si usa spesso e come fanno qui con noi definendoci: "Greci civilizzati!", non credo ai greci, non credo negli italiani. Credo nelle persone e le stereotipo una ad una. Nulla più.
Poi ci sarebbe da parlare di veder scrivere in greco moderno su una lavagna tra studenti che mi sembrano di primo acchito un po' troppo maleducati (non si sporca così un posto pubblico sapete???), evidentemente hanno cattivi esempi. Ci sarebbe da parlare di pane... già il pane devo ancora assaggiarlo, domani lo farò. Da lui credo vengano tante verità ed informazioni. Mi fa pensare che siano secoli di cultura a trasformare i suoi semplici ingredienti in pane. Mani, forno ed tecnologie varie non bastano. Quelle solamente non danno aroma, sapore e profumo.
Sono contento che mi sia capitato questo non-lavoro un'occasione unica. Fottutamente unica! Da assaggiare prima che la faccia andare a male.

Ritornando all'inizio: non chiedetemi cosa ho mangiato questa sera  alla mensa per studenti ( qui tutti e tre i pasti sono gratuiti!!!) mi è stato già troppo difficile spiegare cosa volevo. Sembravano fagiolini, ma erano troppo grandi, gli altri sembravano peperoni ma erano troppo piccoli. Mettiamola così: ho mangiato fagioloni e peperini... ok ok mi stoppo :D

Salut, da un po' più a sud,

Mio


PS: per N. che fa sempre domande intelligenti prima ancora di chiedermi come è andato il viaggio :D... ritratto sulle greche non sono male ma hanno, spesso, come dire... nasi importanti. Distinguo di carattere forte dicono boh, non mi interessa. Comunque non compirò la missione che mi hai proposto! ;) Ah però Ma Boulangere™®© è più avanti...   :..( 

PPS: se domani mi ricordo faccio due foto...

Sunday, 21 February 2010

Allez la Vie*

Per certe cose basterebbe allungare una mano ed afferrarle. Per altre sto cercando una sedia, una scala o un appiglio. Un qualcosa che mi aiuti. Eppure so che io sono tutte queste cose e che non serve cercare. Sono le mie colpe, i miei meriti.

Condizione non statica questa di adesso, qui ed ora. Sicuramente non abbastanza dinamica per ciò che voglio, che DEVO per me. Ed ancora quel sentimento di piacevole sensazione che ti prende con gentilezza e ti fa correre per i marciapiedi ti fa camminare come un bambino che tenta di seguire il bordo, ti fa saltare sulla cima di un pilastrino... non riuscendoci naturalmente facendo figure di merda perché non è roba da adulti quella, ridendo come se adulto non lo fossi mai stato senza nessuna vergogna. E poi senza un perché un come ti fermi con la musica nelle orecchie, e guardi una piccola allee che nulla possiede per essere ammirata in quel modo. Guardi le macchine a lato, la passante rapida sul fondo che corre alla stazione, la nuvola di vapore del tuo respiro che lesta corre a riempire l'aria lasciando in trasparenza stelle e luna adagiate dolcemente su qualche piccolo pensiero bianco del cielo, e sono splendenti e sono come nuove amiche perché qui il cielo è sempre pensieroso. Dici a te stesso che è magnifico perché conosci anche l'altro tuo lato di lacerazione di pelle scorticata senza chiedere permesso.

Non so cosa mi stia succedendo, non sono mai stato così prima. In parte sento che sto guarendo i miei Mostri stanno diventando amici, la demi baguette è praticamente intera nella mano e la giornata non era delle migliori. Sono fragile e contento, duro e malinconico. Sono completamente nudo, naturale, semplicemente me stesso. La gente non si cura poi tanto di me, ma questo non mi è mai importato realmente e men che meno ora. Un'altra affinità trovata.
Se tiro le somme mi accorgo che sono praticamente solo, qui non ho amici fisici e amori carnali o sentimentali. Qui esisto io che viaggio in metro con il cappuccio calato sulla testa come un bad-boy, io che cammino sotto la pioggia fregandome lasciando con cura l'ombrello nello zaino, io che parto senza sapere quando è il treno del ritorno perché so che in un modo o nell'altro tornerò. E tutto questo mi piace, credetemi. Mi piace un casino.
Forse è Libertà, forse naturalezza. Non so. Sicuramente non è tristezza chissà se potrei definirla, come la chiamava qualcuno, felicezza. Chissà.

Mio

*: che mica so se si può dire, se si può dire l'etichetto...


Questa perché i ricordi aiutano a vivere. Che siano tristi o felici perché poi che importa? Sono monito per un futuro sempre possibile, perché è stato e potrebbe ancora essere. Nel bene e nel Male.


Wednesday, 17 February 2010

Ver(n)o

E' fuori mi aspetta, forse questa sera sarà nero e profondo, di quell'oscurità che cattura la luce. Ieri era luce, ne sono sicuro.
Instabilità, la mia, come fiamme di fuoco che danzano nere che assorbono Vita e generano freddo da spaccare le ossa. Calde di colori sospesi tra rosso e blue, di madri che abbracciano la mia Anima troppo fredda ora. Il risultato è lo stesso, Oblio. Ciò che cambia è quello che si trova al ritorno.

Mi basta poco, davvero davvero poco, per cambiare completamente e drasticamente il mio umore. Un ostacolo improvviso e ponderato è come un soffio che ravviva le nere lingue di fuoco fermandomi, oppure che mi fa superare l'ostacolo e riporta in me un po' di luce. Purtroppo, ora, è più quelli che mi fermano.
Danzo su un rasoio con la lama sempre più sottile e tagliente, come di raggio laser. Non capisco come non sono ancora caduto. Non me ne curo. Baratro dalle parti, qualcosa sul fondo li davanti, lo vedo. Dietro il Nulla che mi insegue staccando a morsi il ponte del ritorno. Figlio degenere di un seme immaturo, il mio. Chissà quale sarà l'altra strada per ritornare, chissà se esiste. Non credo.

Nel mezzo del Tutto che vedo, sento e tocco in questo "Non-Lavoro" mi sento e sono all'apice di una mutazione che mi ha condotto a distruggere tutto con meticoloso scrupolo, mi trovo a costruire qualcosa che non so se ci riuscirò. Quello che sono io, ora, qui e adesso mi aiuta e mi uccide, mi distrugge e mi fa vivere. Posso toccare il mio possibile futuro perché posso creare il mio presente liberamente ora, Io e Realtà i protagonisti. Incertezza e scelta le parole finali a chiudere lo spettacolo, non è poco davvero. Queste cose fanno la differenza, per me.

Posso toccare me stesso, posso innamorarmi ancora, come e più di prima, lo sento. Posso decidere di non concedermi perché so che sono un tipo poco raccomandabile ora, il piacere condiviso non lo so supportare adesso, prenderei più di quanto sarei in grado di dare. Non è giusto. Il mio piacere personale ora è finalizzato ad estinguere il corpo nero che mi accompagna dentro, il metodo non so se qualcuno potrebbe definirlo piacevole, io però VOGLIO leggere la Pravda. Le cose migliori non sono mai gratuite.

Tutto sarebbe luce che a leggermi qui vi servirebbero gli occhiali da sole e forse non sarebbe ancora abbastanza.
Tutto sarebbe danza, volo Amore libero e Riso e Felicità e Serenità se sopra le mie spalle ci fosse una bici adatta a questa salita. Purtroppo vedo solo dei capelli che non sono adatti a nessuna epoca... diobono che fuori che sono. Sì, anche loro! :)

In questo verno che mai si va estinguendo,
In questo cielo mutevole che mai sembra cambiare
Un urlo sospeso eterno vado inseguendo:
"Coraggio non mollare!"


Mio




La Marine -George Brassens

On les retrouve en raccourci
Dans nos petits amours d'un jour,
Toutes les joies, tous les soucis,
Des amours qui durent toujours
C'est là le sort de la marine
Et de toutes nos petites chéries.
On accoste, vite un bec,
Pour nos baisers, le corps avec!

Et les joies et les bouderies,
Les fâcheries, les bons retours,
On les retrouve en raccourci
Dans nos petits amours d'un jour.
On a ri, on s'est baisé,
sur les neunoeils, sur les nénés,
Dans les cheveux à pleins bécots
Pondus comme des oeufs, tout chauds!

Tout ce qu'on fait dans un seul jour
Et comme on allonge le temps,
Plus de trois fois dans un seul jour,
Content, pas content, content!
Y a dans la chambre une odeur
D'amour tendre et de goudron.
Ça vous met la joies dans le coeur
La peine aussi et c'est bon.

On n'est pas la pour causer,
Mais on pense même dans l'amour
On pense que demain y fera jour
Et que c'est une calamité.
C'est là le sort de la marine,
Et de toutes nos petites chéries,
On accoste mais on devine
Que ça sera pas le paradis!

On aura beau se dépécher
Faire bon dieu, la pige au temps,
Et le bourrer de tous nos péchés
Ça ne sera pas ça et pourtant...
Toutes les joies, tous les soucis,
Des amours qui durent toujours,
On les retrouvent en raccourci
Dans nos petits amours d'un jour.

Tuesday, 9 February 2010

Everyday Life

Silenzio nella tua bocca. Ingresso, riconoscimento. Accesso.
Dietro il passaggio obbligato ti si apre un cammino lungo sempre uguale, fuori e dentro. Vento freddo e Acqua ghiacciata i tuoi compagni mattutini che un mai chiaro cielo ti ha inviato.

Parole escono dalla bocca. Tentativo di catare un qualcosa di più di una canzone, il tuo.
Passo sicuro, ti senti stranamente grande. Stranamente come sei. Sai di fare paura a quegli ostacoli altrui invisibili che hai di fronte. "Scansati perché vado dritto!"

Parole che crescono ora è anche il corpo a cantare assieme a te nella completa non curanza di chi potresti incontrare.
Rivoluzione per te, rivoluzione per il tuo futuro. Questo è il tuo pensiero. Presunzione di voler condividere i risultati tra Amici sinceri, poi.
In questo credi, altrimenti non avrebbe senso nulla.

Ed il peso si farà ali,
Il sonno mancato riposo.
Conosco le note finali
Di questo mio canto a ritroso.

Nel movimento di una partitura
Una Vita da operare a cielo aperto,
Nel mezzo della mia desolata e sterminata pianura
un piccolo uomo vuol diventare liberto.


Buona serata o notte a tutte e a tutti.


Mio


PS: forse ho già scritto qualcosa di simile, non so. Se così fosse scusate la ripetizione.


... ma questa non mi stancherò mai di riproporla.Align Center

Monday, 25 January 2010

Io, Per Me

Quando non ci si sente capiti la verità è che non si hanno risposte per noi. Non ci si capisce e generalmente si sta male, semplicemente ci si sente impotenti, solitamente non mi voglio bene. Ora non me ne voglio.
Tutto va a ramengo irrimediabilmente senza chiedere il permesso. Tutto torna nel buio di una stanza che non si è mai chiusa: "Piano incapacità e mediocrità. Porta debolezza in fondo a destra!", come il cesso non mi serve bussare, per me è sempre aperta.

Ancora notti umide nonostante il tetto, notti che mica sai che colore ha il sonno, semplicemente ti convinci che hai dormito. Alle una del pomeriggio crolli e per fortuna che ti sei regalato un pranzo leggero, sì leggero... forse troppo. Ma la storia del cibo è un'altra, ora non conta, le conseguenze non contano mai perché inevitabili. Le azioni le si sceglie sono la genesi, la sorgente di Tutto.

Non mollerò facilmente, probabilmente ritornerò a casa con la coda tra le gambe, ma non è questo il punto, talvolta deve cadere della pioggia no? Il dopo, il futuro ed il suo sapore, quello sarà il punto.
Un'ombra ti ricorda che i tuoi capelli sarebbero da tagliare perché troppo cresciuti come i tuoi pensieri, da tagliare perché arruffati e vorticosi come le "tue" correnti che non vuoi recidere perché ti legano a questa avventura.

Il giorno ha sempre ventiquattro ore, dormire meno non posso sarebbe stupido e dannoso, mi sveglierò prima annullando ancora di più il mio tempo libero a fine giornata. Questo lo so fare, da egocentrico ed insensibile quale sono mi riesce facile. Forse più stanco dormirò meglio.
So che sbaglio ma questo è l'unico prezzo che posso pagare per raggiungere Efficacia, visto che Efficienza non mi appartiene e forse mai mi apparterrà.

C'est la vie.

Mio


Stesse mattine, stesso viale. Come un mantra la stessa musica. Il mio grido di rivoluzionario contro la mia staticità.

Wednesday, 20 January 2010

Incontri Impossibili

C'è G. occhi grandi e chiari, viso fino e spigoloso come di marmotta, teso a pelle di tamburo. Zigomi sporgenti guance inesistenti. Barba rada che tarda a crescere come l'età che non mostra ma possiede. Mi piacerebbe avvicinarmi a lui, forse perché taciturno schivo come me, perché distaccato, gentile ma con quel piglio che sa di rivoluzionario incazzato. Mi piace G. perché la sua risata assomiglia alla mia, non per tono, questo non lo so, ma per come appare: raramente, per poche persone, esplosiva e senza controllo.

Poi c'è M. viso quadrato collo corto e tozzo si direbbe un giocatore di rugby ristretto in un metro e settanta o poco più. Menefreghista e cazzone all'apparenza, ma solo quello, perché è per scelta, per provocazione. Occhi attenti pure lui, scuri fermi. Concentrati quando le labbra stringono la penna e fissano il foglio,. Fermi quando ti osserva. L'aspetto trasandato e la barba sempre da radere nascondo un rigore di pensiero che mica è facile trovare e riscontrare. Ci va davvero in verticale nelle cose.

T. pure lui occhi scuri, mediterranei come il viso e il colore della pelle. Non è di queste parti. Lenti non troppo spesse mi fanno pesare cosa ci sia dietro, forse sono occhi buoni, forse anche no. Sempre rasato alla mattina ma per abitudine non per scelta, il vestire senza stile particolare che si possa notare o ricondurre ad un aspetto personale sono per me una prova del suo pensiero sulla secondarietà dell'aspetto fisico e del gusto del vestire per il particolare estroverso che non torna con quella rasatura. Forse è il suo modo di non curarsi, non so. Guarda strano lui, guarda tra dritto e schivo, accenna sorrisi con denti leggermente larghi e colorati di caffè, pure la bocca è larga così come la testa tutto è proporzionato. Credo che fondamentalmente sia un buono, solo non capisco cosa lo muova ora, forse è che lo conosco solo da tre giorni, non so. La riservatezza di entrambi mi preclude da ogni giudizio.

... beh poi c'è D. tutti dicono che è strano. Per me l'aggettivo giusto è fantastico.
Barba da fare da due giorni, sempre. Occhiali modello dieci anni fa, montatura in metallo rotondamente squadrati, colore nero. Lenti di plastica, di quelle che ingialliscono col tempo. Capelli che sembrano i miei di adesso se non fosse per il colore si direbbe che amiamo lo stesso barbiere, quello aperto due volte l'anno. chissà perché alla fine non ci curiamo poi tanto di quella cosa che portiamo in testa, mah.
Il vestire è casual e con gusto, credo che debba esser grato alla moglie per lo stile. Dico questo perché l'unica cosa che non mi torna sono le scarpe, troppo fuori luogo con il resto. Potrebbe essere che sia viceversa, che la moglie scelga le scarpe e lui i vestiti ma non credo.
Sorriso strano, quasi di maschera di quelli che ti fanno pensare: "Sta ridendo o è un'espressione facciale?". Gli occhi non sono quelli di un cinquantenne e neppure di bambino, no decisamente. Sono li, sotto le ciglia spesse che vanno ad ingrigire fermi tra un verde e un marrone sospesi, fissi ti tagliano come lame di rasoio, come di ventenne incazzato. Lui non credo lo sia mai stato, troppo gentile e riflessivo nel carattere, sicuramente CAZZUTO e tanto. Quelli sì, decisamente.

Poi c'è R., il quinto della compagnia che parla poco perché non ha cosa dire ascolta tanto perché di fronte a loro non si può fare altrimenti. E' che poi loro lo distraggono con quelle personalità non banali con i loro pensieri, i loro movimenti. I loro silenzi.
Non riesco a fare a meno di concentrarmi su cosa hanno dentro, sul fatto che forse solo D. sa qualcosa che nessuno di noi sa. Lo sa perché quando parla si introduce con "scusa la mia domanda stupida...", per qualcosa che non capisce ma che in realtà, forse, nessuno tra di loro capisce realmente.
D. lo sa perché precedente la pone da seduto e ascolta la risposta alzandosi aggiustandosi il maglione che era li tale e quale da più di mezzora, in realtà si sistema i pensieri. E' delizioso vederlo pensare.
D. dice sempre di essere in ritardo ma in realtà si dimentica sempre di specificare rispetto al treno precedente il suo, lo sa e ci gioca.
D. danza come ho visto fare pochi in ciò che porta dentro, tra le sue parole e quando si muove. D. tira alla platea un "merd!" quando sbaglia a coniugare un verbo in inglese, ma il suo inglese è eccellente. Probabilmente perché sa che non è allo stesso livello di molte altre cose.
D. mi piace quanto mi spaventa. Mi piace incredibilmente.

Buona serata a tutte/i,

Mio


Questa, anche se non gli arriverà mai, è per loro. Perché lo fanno solo per passione

Saturday, 16 January 2010

Deep Throat

Non so perché ma ieri sera tra me, E. e D. si è andati a parlare di questo film porno-sentimentale degli anni '70, o meglio: non mi ricordo perché ho aperto l'argomento tentando di spiegare pure la trama nel mio pessimo inglese! :) So solo che poi ho cercato la canzone che chiude il film e FINALMENTE l'ho trovata, sarà la nuova suoneria del mio cellulare!

Mi sa che qui mi vedono come un tipo assai strano, in effetti non stento a credergli anche perché sono capitato in casa con una sedia d'ufficio raccattata per strada (non so cosa mi stia succedendo) tra la "spazzatura" che qui lasciano davanti ai cancelli per la raccolta speciale. Ma per me la loro è solo invidia, perché è una di quelle molleggiate che mica si trovano più! :)
Forse mi trovano strano per il linguaggio che adotto che essendo limitato tento di rendere efficace adottando un approccio surrealista. Col senno di poi mi rendo conto che forse non è la strada migliore, ma forse anche no, per essere capiti. Come si potrebbe capire che definisce due libroni di biologia come due amiche di nome Blowjob e Handjob e il terzo, quello di fisica, come l'amico bisex? Volevo solo comunicare ad E. che se vorrà lo studio potrà essere più piacevole, ha riso come un pazzo. Non so se mi ha capito.
Poi c'è D. che chiede ad E. se si è scolato tutta la bottiglia di spumante - comperata con il criterio cheaper is good -, lui ammette che sì, che è stato un lavoro che ha richiesto le ultime tre ore. D., da fondamentalista musulmano, mi è sembrato molto perplesso perché E. era tutt'altro che violento io gli ho detto: "vino veritas", mi sa che molto tardi anche lui berrà. Poi mi guarda e mi chiede se ho bevuto pure io visto che sparo minchiate a raffica, io gli rispondo: "Sai si può scegliere per alcool o donne, io preferisco la seconda.", ennesima minchiata, lo so, ma ero passata per la mia baguette quotidiana...

In realtà non è questo, e forse l'ho pure confessato a loro, in realtà è che sono eccitato e che le mani mi tremano e che questa notte non ho preso sonno facilmente e che il sonno è stato intermittente e che è l'effetto dello studio pazzo e della settimana molto importante mi aspetta.
Sapete, a modo mio credo di danzare, mi sento sul filo del rasoio in bilico tra Amore e Passione, rinuncia e ritirato. In bilico tra ciò che vedo, sento, vivo e provo. Ciò che desidero ma che non riesco a raggiungere, che sembra allontanarsi.
Mi sento incosciente come un adolescente, dovrei aver raggiunto la maturità già da un pezzo, quella che fa rientrare nei ranghi, ed invece me ne frego altamente di mode e comportamenti prestabiliti, formali ed imposti senza motivo. Guardami se mi vuoi vedere, altrimenti fa lo stesso. Questo è quello ora per tutto, anche per il mio non-lavoro.

"Forse è più vecchia di ventidue", questo ho pensato ieri mentre il nostro sguardo si è incrociato dietro un vetro trasparente. NON CREDO ASSOLUTAMENTE e e neppure pretendo che fosse rivolto a me, ma voglio pensare che lei creda che il mio fosse per lei. Ma questo non è nulla in particolare, non crediate. Questo fa parte del TUTTO qui ed ORA. Della mia versione NATURE.

A presto,


Mio


PS. per chi non avesse mai visto il film (a me è pure piaciuto, per essere surreale ma anche no, è divertentissimo), ecco la mia nuova suoneria per sveglia e chiamate... è che se penso che verrà associata a chiamate di amici/e un po' rido pure :D




Deep Throat - by unknown artists

Now I'm going to tell you the way it has to be:

Just relax your musicles and once you hit that spot
keep right on pushing and give it all you've got.
Now we've found your tinkle the solution is quite clear.
For if we both can hit it now the bells you'll surely hear.

(refrain)

Deep throat
Deeper than deep your throat
Deep throat
Don't row your boat
Don't get your goat
That's all she wrote

Thursday, 7 January 2010

Stat(IC)o: The Good Things In Live Aren't Free

Non è che non deve, semplicemente NON PUO' andare a finire allo stesso modo. Come fare? Non so.
Una cosa mi frustra e mi fa star male, sono le figure di merda. Non perché ci sia niente di male in questo, di per se intendo, ma perché a mio modo di vedere, per me, sta quando ce la metti tutta per non farle e poi le fai lo stesso. Probabilmente non sono ancora a tutta, sono convinto che l'ignoranza non sia congenita e neppure endemica. Semplicemente la si accetta come condizione. Ora sono - non mi sento ben inteso - TROPPO ignorante. TROPPE figure di merda.
Non mi piace questo mio "lavorare" perché non va come DEVE andare, perché lavoro non è e perché sto nel mezzo di occasioni che nella vita non capitano due volte. Il condizionale non esiste, non ora e non per questo, la mia non è un opinione.

Il problema è che mica so da che parte cominciare, come uscire da questo stato statico.

Come si fa a cercare un limite se questo non esiste?

Buona serata,

Mio




Tenement Funster -Queen (Taylor)


My new purple shoes, bin amazin the people next door
And my rock n roll 45s, bin enragin the folks on the lower floor


I got a way with girls on my block

Try my best be a real individual

And when we go down to smokies and rock

They line up like its some kinda ritual


Oh give me a good guitar, and you can say that my hairs a disgrace

Or, just give me an open car, Ill make the speed of light outta this place


I like the good things in life

But most of the best things aint free

And this same situation, just cuts like a knife

When youre young, and youre poor, and youre crazy


But oh, give me a good guitar, and you can say that my hairs a disgrace

Or, just give me an open car, Ill make the speed of light outta this place



Wednesday, 6 January 2010

Could Be Late: Call From My Steppe

Ritorna senza un perché apparente come quando se ne era andato. Te lo aspettavi, lo avevi previsto perché non poteva essere altrimenti. Pessimista potrebbero pensare, no grazie solo realista. Questione di consapevolezza condita con un pizzico di coscienza in me stesso.
Ritorna più forte di prima o forse solo tu sei diventato più debole. abbassare la guardia implica anche questo. Fottuta salita parti subito alla grande eh? Ripida tagli il fiato mandi in acido le gambe.
Ritmo, respiro, mente, cuore muscoli. Ricetta infallibile se si conoscono le giuste dosi. Purtroppo non ho il tempo di pensare, di provare.
La vacanza è finita si ritorna nella steppa vecchio caro lupo rientriamo, senza data alcuna l'uscita. Per ora è stato un piacere, incoscienza finita punto e a capo.

Scusate a tutti la lontananza inevitabilmente sarà pure assenza.

Mio



It's Late -Queen (May)

You say you love me

And I hardly know your name

And if I say I love you in the candlelight

There's no one but myself to blame

But there's something inside

That's turning my mind away

Oh how I could love you

If I could let you stay



It's late - but I'm bleeding deep inside
It's late - is it just my sickly pride?

Too late - even now the feeling seems to steal away

So late - though I'm crying I can't help but hear you say

It's late it's late it's late

But not too late


The way you love me

Is the sweetest love around

But after all this time

The more I'm trying

The more I seem to let you down

Now you tell me you're leaving

And I just can't believe it's true

Oh you know that I can love you

Though I know I can't be true

Oh you made me love you

Don't tell me that we're through


It's late - but it's driving me so mad

It's late - yes I know but don't try to tell me that it's

Too late - save our love you can't turn out the lights

So late - I've been wrong but I'll learn to be right

It's late it's late it's late

But not too late


- I've been so long

- You've been so long

- We've been so long tryin' to work it out

- I ain't got long

- You ain't got long

- We gotta know what this life is all about


Too late much too late

You're staring at me

With suspicion in your eye

You say what game are you playing?

What's this that you're saying?

I know that I can't reply

If I take you tonight

Is it making my life a lie?

Oh you make me wonder

Did I live my life right?


It's late - but it's time to set me free

It's late - yes I know but there's no way it has to be

Too late - so let the fire take our bodies this night

So late - so let the waters take our guilt in the tide

It's late it's late it's late it's late

It's late it's late it's late it's late

It's all too late



Thursday, 24 December 2009

Just A Bitter Guy

...continua da ieri

Era più o meno il week-end scorso che mi sono definito in questo modo parlando con D. . D. è un giovane ragazzo algerino immigrato da queste parti che lavora e studia, è gentile e cortese. E' in cerca della sua chance qui. D. è un fondamentalista islamico che tenta di seguire la sua strada nella vita tracciata con le parole di un dio in cui crede. Gli auguro di riuscirci ma di non imporre mai il suo punto di vista a nessuno, spero che non lo dimentichi mai. Spero che rimanga sempre come è ora intelligentemente rispettoso. Sì, D. è proprio un bravo ragazzo ora, poi, chissà.
Il week-end scorso - dicevo - mi sono espresso in questi termini mentre gli insegnavo come fare una cioccolata calda home made e lui mi diceva cordialmente che ci sarebbe voluto un po' di zucchero ed io rispondevo: "Sorry, I'm a bitter guy". Lo ripetevo convinto pochi giorni dopo parlando con lui di ragazze, religione e Amore, Vita e fiducia ed altre cose del genere mentre saltavo dei fusilli al pomodoro e lui mi diceva scherzando se era il metodo a "l'Italienne".

Oggi (ieri n.d.M.) sono andato in mensa con i miei compagni di lavoro, altri ragazzi imbarcati nella mia stessa avventura, io sono rimasto taciturno per tutto il pranzo, l'impossibilità di esprimermi mi inchiodava a quello stato ma forse anche no. Forse realmente, per scelta o perché con la testa altrove o per istinto... non so. A fine pranzo, casualmente, mi è stata presentata una ragazza italiana e l'unica cosa che sono stato capace di dire è stato un"ciao" neppure tanto convinto, chissà perché... se la vedrò ancora mi scuserò per essere stato sgarbato. Purtroppo mi succede molto spesso.
Uscendo dalla mensa mentre mi incamminavo verso l'ufficio B., un gran Gran GRAN bravo ragazzo, nel suo splendido inglese francesizzato mi ha chiesto se non mi faccesse piacere incontrare italiani, non è questo ho risposto. Ancora una volta poco convinto. Mi sa che mi vede molto strano, anche perché mi ha chiesto se preferisco osservare, ho risposto di sì ma che certe volte non è bello. Perché certe volte lo si fa troppo bene ed allora si trova sempre qualcosa che non va, qualcosa per non essere tanto felici. Non ha capito.
Sapete, mi sarebbe piaciuto spiegargli delle mani bianche e scheletriche della ragazza che avevo di fronte a pranzo, di come la pelle si tendesse alla base tra un dito e l'altro, delle vene blue sui dorsi, di come i tendini affiorassero prepotenti mentre tagliava a stento l'ananas. Di come tremavano quelle mani quando non erano intente a combattere con il cibo, di come la magrezza non traspirasse prepotente dallo spesso maglione di lana occultando il suo busto sottile. Di come tutto era lampante e visibile in quella cintura di cappotto che cingeva una vita inesistente come quelle gambe perse in un paio di blue jeans.
Sì ad osservare troppo si trova sempre qualcosa che colpisce, anche in male.
Tutto questo non ho potuto dire, una lingua non ancora comune me lo ha impedito.

E poi viene sera, gli uffici si svuotano e solo la tua luce illumina il piano. A destra, oltre le finestre, un ombra furtiva ti dice che un'altra luce si sta per spegnere dopo, sarai completamente solo.
E poi ancora quelle parole di mare, di partenza, di nuovi porti e vecchi cieli.
E poi ancora quella frase come un faro: La Mente Non Ha Limiti, la mente non serve solo per lavorare. Che poi l'ho sempre pensato e saputo e NON dovrò mai dimenticarlo: Not Only A Work.

E questa sera è la vigilia di Natale, sei in cucina con D. che ascolta trasmissioni arabe, per te è un giorno come un altro e non senti per nulla la mancanza della famiglia. Forse è ancora presto, evidentemente è così. O forse no.

Questo è il gusto amaro che non riesco a togliermi dalla bocca quando mi assaggio.
Sì cara Yuki, è come hai scritto tu: DolceAmaro. Devo trovarlo, ne ho davvero bisogno, per me. Oltre ai miei limiti, in me. E' pesante essere un Bitter Boy... se poi alla mia età ci si mette pure un pseudoamoreplatonicofrancese...

Salut!

Roberto



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