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Radio Pazza

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Sunday, 10 July 2011

Summer School (08/07/'11)

Che senso ha tutto questo? 
Stimare l'incertezza con la quale si misura la realtà. Stimare analiticamente gli eventi rari. Fallimenti e successi.

Che senso ho io. Apparentemente, a mio avviso, nessuno. Sono solo io che mi dono un senso. E' facile sapete, si mescolano come in carte da gioco obiettivi e scopi, pretese ed attese. Speranze. Semi differenti con tutti i bei colori delle costrizioni della società delle restrizioni di quello che hai deciso essere la tua storia. Ecco fatto il mazzo truccato.
Capisco sempre meno ultimamente, mi sembra che la Vita non sia altro che un baro che con il sorriso fisso sul volto che dice: "fate il vostro gioco!". Da giocare, con i bari, c'è poco. I giochi sono già fatti, prima. 
Non è questione di essere o sentirsi sotto pressione, o meglio, lo è anche ma è pure molto altro. E' il fatto che non essere contento di te stesso ti porta a pensare che, visto che non è nulla di nuovo ANZI, qualcosa sta sfuggendo dalla tua statistica da tempo. Quella che ti eri messo in testa. Probabilmente (molto) il modello è sbagliato e non funziona. Ciclicamente, puntualmente ti viene ricordato con misera gentilezza e poi tutto si inceppa. Ma credetemi, fa lo stesso perché tutto è destinato a finire. Tra un po' sarà ancora illusione. Poi un nuovo mazzo ancora sigillato per chi ci vuole credere. Per me. Per lo stesso baro. 
Poi ancora ci si racconterà ancora bugie come uomini normali.
Poi sarà il crepuscolo e tutto finirà in un falso orizzonte di tremenda desolata bellezza. 

Vorrei staccare tutto, qui subito. Ora. Sparire nel nulla senza avviso e vagare senza meta. Diventare un esile forma senza colori, odori o forme particolari. Vorrei la libertà di muovermi inosservata tra la gente attraverso la gente. Senza deviazioni. Scivolare nel mondo sneza lasciare impronte, tracce. 
Piccolo sogno... o forse desiderio questo di chi ama troppo giocare. Di chi non sa raccontarsi la sua verità.
Di chi non appartiene a se stesso.


Mio


Saturday, 16 April 2011

Echi

Ho ricominciato a leggere dopo circa un anno e mezzo, è ufficiale credo. Ora è la lettura che mi cerca, non io Lei. Chissà se durerà, chissà.
Ora esco da questo mio non-lavoro con sempre più certezze agnostiche. Consapevole che la natura personale va accettata altrimenti ci si forza, sforza. Ci si rompe. Probabilmente questo è un limite che esiste per chi non si capisce, di chi crede di essere solo una determinata cosa o un insieme di cose. Quando invece si è "altro". Mi chiedo del mio "altro", ora. Esiste?

Decisamente dove sono adesso le mie percezioni sono differenti. E' normale, qui io sono estraneo a loro, loro a me e in tutto questo la cosa più semplice è sembrare bizzarro e differente. Questo induce libertà da un lato ma produce decantazione dall'altro, un deposito consapevolezza. Non mi ha mai fatto bene, la consapevolezza intendo, eppure mi trovo sempre ad armeggiare questo misterioso oggetto che mi trovo tra le mani senza neppure chiederlo.

Ho ricominciato a leggere, dicevo, ed ora ogni volta che chiudo il libro mi chiedo come e cosa siano stati tutti quei mesi rivolti con lo sguardo oltre il finestrino su paesaggi sempre uguali dettati dall'incedere di un treno sempre uguale. Scanditi da quelle musiche sempre uguali pure loro.
Mi chiedo cosa sia ora quella stessa stazione quello stesso treno. Del mio viaggio di ora, la mia meta alla fine del poi. Mi chiedo il senso di tutta questa mescolanza di genti, odori, colori e sapori. 
Fuori in questo momento c'è il sole che dovrei bramare di prendere tra le dita, ma non lo faccio. Dentro c'è la stagione mai inedita di chi si chiede se tutto questo, poi, un "VERO" senso lo abbia.

In questi echi passati che mi trovo proiettati da un futuro prossimo mi chiedo se ciò che chiamano pienezza non sia solo l'assenza di vuoto.

Buon fine settimana,

Mio



Monday, 21 February 2011

Indole(nte)!

In questa staticità che si porta leggera di continuità in continuità mi dimeno, mi dibatto. Non voglio accettare il fatto e quotidiano e normale e dirompente. Mente indolente!

E non servono parole perché non trovano soluzione ma solo assoluzione. E non serve dire perché esiste comprensione ma nulla più. E' molto ma non sufficiente. 
E tu che dall'altro lato di te stesso vedi solo nulla di ciò che vorresti. Tu che quasi tutto è diventato incolore insapore insensibile. Cibo senza gusto consistenza, vita di un TUO mondo ingiusto, assenza.
Un passo dopo l'altro Consapevolezza ti affossa  le gambe nel TUO fango, nella TUA melma.

Smettete di gettare perle.
Non mi appartengono.
Non voglio averle.

E la tua mascella si serra e le mani additano non curanti del freddo frutti di una stagione che sembra aver perso il divenire.

Mio


Finirai?

Friday, 17 December 2010

Magari

Non è che è colpa della neve. La mia neve non mi ha mai dato fastidio, il mio freddo pure, la mia gente anche. Probabilmente non ci apparteniamo più. Loro a me, sicuramente. Io a loro forse mai ma me ne accorgo drammaticamente solo ora.
Non è che è una questione di luoghi, non solo almeno. I brutti ricordi nascosti con ottima dovizia di particolari qui e la mi scappano ma si fanno sentire. Magari fosse solo questo. Magari non fosse altro.

In questo mio apatico misantropico languido meschino egoistico fine di anno sospeso tra autunno ed inverno  mi trovo in un posto dove non vorrei essere espatriato in una patria non mia, compatriota in un luogo che da salvare ci è nulla. Forestiero sempre e comunque. Ovunque. Nevica.

La gente crede che vivo alla giornata magari, altra al contrario, crede che abbia già tutto pianificato. Nessuna delle due solo la consapevolezza che la vita è a scadere ed è chiusa in un vuoto a rendere. Anche quando è finita rimane la fregatura se non lo si passa alla cassa per chiedere la restituzione dei soldi.

Non credo che starò tanto bene, almeno per i prossimi tre quattro mesi. Poi... poi un po' di luce due tre sorrisi e un po' di calore e avanti con il ciclo. La consapevolezza di una indipendenza duratura da me stesso che non esiste pesa già ora. Sarò altrove poi, come ora. Come ora senza capire perché non riesco a godere di nulla come è normale che sia. Anormale me stesso! Poi si ricomincerà timidamente a pranzare, un paio di chili in più un po' di convivialità e di maschere tanto per... per nascondere la realtà. C'est la vie.

Devo trovare un modo per fare le cose meglio, no sbaglio: per fare le cose come VOGLIO. Come penso che vadano fatte. Questo non necessariamente è bene.

Non una città differente, non un paese Stato o nazione. Solo un piccolo angolo dove potermi talvolta fermare guardare contemplare ammirare. Ascoltare. Raccontarmi una storia, di quelle di un tempo bambino.

Mio

Ecco un piccolo racconto per voi:




Sunday, 21 November 2010

Al centro di me stesso. Se ci fosse un uomo

Lo conosco questo dolore passante, tra stomaco e milza. So cosa è. Non è la fame, ho mangiato. Poco ma ho mangiato. Potrei mangiare un frigo di roba, questo buco rimarrebbe la con il suo mordere lento come di tarlo. non cambierebbe nulla. Già sperimentato.
Scrivevo, quando lo facevo di più, di "dividere per ordinare/governare", pensieri parole opere ed omissioni. Cose di mia colpa. Non credetemi blasfemo e, anche se non credo in dio, non credo di fare torto ad alcuno pronunciandomi così. L'unico dio molto minore in cui credo sono io, me stesso.
Non ho ordinato a dovere e di governare allora è impossibile. Eccomi qui ancora, freddo. Secco. Servirebbe acqua e voglia di bere. La prima esiste ancora in me? La seconda forse non ci è più. No, voi che mi avete visto, voi che mi avete incrociato anche per sbaglio e per sbaglio avete gettato uno sguardo di lettura su di me. a voi vorrei dire che non è tristezza la mia, non è neanche grigiore. Solo blue, malinconia molto spinta.

Fa male scoprire che non esistono pezzi di ricambio per ciò che si rompe definitivamente, fa ancor più male scoprire che frammenti minuscoli o grandi mai più saranno trovati. Chi ha inventato anime fragili come il vetro, almeno fosse di cristallo la mia si potrebbe dire preziosa. Almeno.
Credere che nulla è andato e perso per sempre è la linea di divisione tra affrontare la Vita con gioia. Purtroppo non ho mai creduto in questo. Purtroppo.

Mio




Al centro di me stesso. Se fossi un uomo...




Se ci fosse un uomo (Gaber - Luporini)


Se ci fosse un uomo
un uomo nuovo e forte
forte nel guardare sorridente
la sua oscura realtà del presente.


Se ci fosse un uomo…

Forte di una tendenza senza nome
se non quella di umana elevazione
forte come una vita che è in attesa
di una rinascita improvvisa.


Se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo generoso e forte
forte nel gestire ciò che ha intorno
senza intaccare il suo equilibrio interno

forte nell'odiare l'arroganza
di chi esibisce una falsa coscienza
forte nel custodire con impegno
la parte più viva del suo sogno

se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.

Questo nostro mondo ormai è impazzito
e diventa sempre più volgare
popolato da un assurdo mito
che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace
sempre in corsa e sempre più infelice
popolato da un bisogno estremo
e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo.

Se ci fosse un uomo.
Se ci fosse un uomo.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.

Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento
un individuo tutto da inventare
in continuo movimento.
Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita ci sia di nuovo l’uomo.

Un uomo affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose
popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta

popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno
popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero che non ha la presunzione di abbracciare il mondo intero

popolato da chi crede nell'individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo
popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi
popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da chi è certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano

popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione
popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'è la morte che scompare quando appare la vita
popolato da un uomo cui non basta il crocefisso ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso.

Allora si potrebbe immaginare
un umanesimo nuovo
con la speranza di veder morire
questo nostro medioevo
col desiderio
che in una terra sconosciuta
ci sia di nuovo l'uomo
al centro della vita.

Con la certezza
che in un futuro non lontano
al centro della vita
ci sia di nuovo l'uomo.

Thursday, 8 July 2010

Sortir

Sortir, quando uscire non è più possibile.
C'è stato un periodo che uscivo sistematicamente, ogni sera. Non per divertimento, non di certo. Dentro quelle quattro mura di una mansarda non ci potevo stare. Esplodevo con me stesso, implodevo nei miei pensieri. Uscivo e camminavo, nulla più.
Uscivo perché le cose fatte bene, talvolta, bisogna non farle. Personalmente quella volta le feci troppo bene.
Non so cosa ho creato allora, a chi o a che cosa diedi i natali. So solo che lo feci inconsciamente. Ora quella bestia è in me. Sono anche io.

La sensazione di pienezza straripante nello stomaco. Senza che si ceda. I morsi famelici e voraci. Senza gusto.
Una porta che si apre. Ancora per uscire. Questa volta mi sono fermato al cortile, ma non conta. Il gesto era lo stesso. Medesimo slancio.
La smodata solitudine non mi esime dal provare il vuoto dirompente del sentirsi soli. Poi.

Uscita da tutto quello che ho creato non vedo più di fronte a me.
Sortir, dicevo. Appunto.

Mio





I mostri che abbiamo dentro di Gaber - Luporini
Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.


I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell'inconscio
sono un atavico richiamo.


I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.


I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.

I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.


La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.


I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Thursday, 3 June 2010

I miei 500 metri di libertà

                              Note su una busta paga. Quando la mano chiede di scrivere ciò che la mente non riesce a trattenere dal dire.


E poi si chiude il portone di legno e le immondizie vanno nel cestino. Qui non si differenzia ancora. Tutto assieme, dentro.

Grande musica nelle orecchie ma mal musicata da vecchi auricolari. Un'ingiustizia.
Scendi in quella piccola stretta e cieca via. Testa reclinata da un lato solo leggermente, in avanti pesantemente. Forse sono solo gli occhiali da sole troppo pesanti. Forse.
Passi cadenzati quasi come quando li si conta e poi qualcosa si stacca da te, esce. esce come quelle parole prepotenti e che non provano ritegno ad abbracciare l'aria, a lasciare la tua bocca. Il ciclo è iniziato, sempre lo stesso come quello della musica.
Svolta a sinistra, c'è gente ma fa lo stesso. Non ti censuri perché è quello che vuoi. Sai che gli altri ti guardano tu li guardi ma non per questo ti zittisci forse, inconsapevolmente, fai più forte. Il ritmo dei tuoi tacchi ti accompagna in quel sottopassaggio e ti ascolti perché ti piacciono quei rintocchi, quel lieve eco accompagnato a parole che altri sentono straniere.

C'è un perché a tutto, è solo che talvolta non lo si considera. Difficilmente lo si affronta fino in fondo. Almeno questo pensi per te.
Ti chiedi il perché di quella musica continua, sempre uguale che scava dentro come l'acqua, ogni mattina, ogni sera. Ultimamente.
Ti domandi il perché e poi ecco la risposta: semplice, secca e netta. TU il TUO lato che hai alimentato invece di limitarlo in confini ben stretti è la tua risposta.
Sempre qui si torna.
Sempre dentro.
"In una polemica di dignità".
Resta il dolce di non concedere nulla al TE che non apprezzi, l'amaro di toglierti qualcosa che sarebbe bello ma non giusto, almeno non così. Per te.
Ho bisogno di evadere.

           E gli occhi si fanno insolitamente vicini, il viso diventa allungato quasi appuntito. Un muso. Con questo riflesso si spegne la giornata.

Mio




Nella Mia Ora di Libertà -Fabrizio de André

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un pò di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Saturday, 1 May 2010

Non è Solo Il Digiuno

E' il primo maggio, che fai? Lavori pur potendolo evitare?
Non è un lavoro questo, ma nonostante lo dica altro nome non può essere dato, da altri. Non farei le cose che faccio se lavoro fosse. Non sarei qui oggi se così fosse.

Presuntuoso? Può essere, all'esterno sembrerà così sicuramente, con me funziona che si deve evitare di chiedere o se lo fate chiedete risposte complete, grazie. L'unica mia presunzione è sapere cosa voglio, l'unico mio problema è come averlo. Il come è ciò che scrivo in queste pagine che a molti sembreranno lamenti ma che per me sono solo constatazioni e pura analisi di ciò che penso. Non voglio e non ho pretese di essere ascoltato e che voi possiate darmi soluzioni o certezze. Non ne ho io per me, l'estensione mi sembra naturale. PRESUNZIONE dicevo, vero?

"Fa lo stesso", non fidatevi di questa mia risposta. Non fidatevi di me. Si può cambiare solo se si è disposti a fare una Rivoluzione ad uccidere e morire, una volta uccisi per morire. Ora non ho nulla da uccidere chissà se potrò morire ancora. Sinceramente non trovo lo slancio e forse pure il senso per la Rivoluzione nei miei sentimenti.

Credo che in ogni persona sia presente un DNA sociale, una componente genetica mutevole e mutagena. Credo che vari in base agli stimoli e alla sensibilità delle persone chi riesce e, secondariamente almeno per me, vuole percepire muta verso ciò che desidera. A taluni può sembrare snaturarsi ad altri come di esplorarsi ad altri ancora entrambi. Personalmente mi sto esplorando e ciò che vedo e percepisco lo sento come mio e non mi piace e non è questione di fragilità quella, si sa, esiste. Non è pure questione di paura, è questione che se sono naturale non sono sopportabile da nessuno, neppure da me stesso. Siccome non voglio mutare il mio genoma prima di capire cosa esso sia nella sua versione naturale mi chiamo fuori. Rimango in compagnia di me stesso, del mio lupo e della mia steppa. Se non potrò sostenermi nulla ha realmente un senso.
Se non posso sostenere me stesso i rapporti sociali PROFONDI diventano come linfa vitale per una sanguisuga.

Dove inizia la mia NATURALITA'? Dove inizia il "perché è giusto"? Sono entrambe la stessa cosa? Dovrebbero essere la stessa cosa?
Una volta al mondo si può mutare rispetto a quanto già scritto nei nostri geni solo attraverso l'influenza di fattori esterni, l'ambiente naturale che ci circonda ci muta.
Sinceramente non trovo nulla di naturale nel mio voler mutare. Mi consolerebbe sapere che almeno le mie azioni e i mie pensieri fossero puri. Almeno qualcosa si salverebbe non potendo avere entrambi. Già, almeno qualcosa.

Voi, voi che ogni tanto mi leggete. Voi che forse volete capire chi sta dietro queste parole. Voi non sprecate il vostro tempo qui, un solo secondo è di troppo.
"... tu hai sempre il sorriso..."
così mi ha detto il cameriere in sogno di questa mattina. Talvolta è più facile vedere le cose che non esistono.

La fregatura di non avere punti di riferimento dentro è che ogni sistema che si esplorerà sarà equivalente. Ogni traslazione o rotazione non cambierà mai nulla. Non credo che sistemi esterni siano migliori di non avere punti interni, perché bisognerebbe capire il criterio di scelta e si è noi che si sceglie quindi... di cui sopra. 'fanculo l'autoreferenzialità.

Sono serio, non scrivo a caldo ora. Il foglio scritto giace qui sulla mia sinistra, e proprio ora Rimmel canta ancora quel ritornello... ancora.
Scusate ma per un po' mi chiamo fuori, non so per quanto. Un giorno, una settimana, un mese o forse molto di più. Non so.
Scusate ma non posso essere una pessimo due volte consecutive con speciali, gentili e care persone in separate occasioni e per differenti motivi. Non posso ammettere questo genere di comportamenti a me stesso. Se sono questo lo sarò SOLO.
Scusate ma ora non sono una buona persona, che per me è l'unica cosa che conta.

A presto, 

Roberto

Monday, 5 April 2010

Perso Lungo La Mia Via

"Il coraggio di affrontare il futuro con gioia"

Non ho deciso per la mia gioia, avrei potuto farlo, potrei farlo. Forse tutto sarebbe più facile, forse. Problemi di coscienza, la mia. Paranoica.

Non so cosa sto diventando, davvero. Mi descrivo come un bastardo e un tipaccio e credo di esserlo veramente, non scherzo. Non faccio sconti a nessuno. Il primo sono io. Io annichilisco con le mie risposte e con le non risposte. Non cedo e non concedo. Non sono una brava persona perché il piacere personale mi governa senza farsi scovare. La base di molte, se non tutte, le scelte NON DEVE, almeno per me poi, ognuno faccia ciò che vuole. Nessuna decisione dovrebbe essere mai basata su questo sentimento.
Mi sto chiamando fuori dalla società, da molte delle sue relazioni. Se mi ci trovo è per un attimo di debolezza, perché non penso prima di scegliere, eppure penso quasi sempre troppo. Maledette pieghe!

Forse sono frustrato, stressato o peggio ancora paranoico, forse. Sì paranoico, nel cercare ciò che potrebbe  non esistere. Ma un perché, ne sono convinto, esiste sempre. Una nuova coscienza personale e individuale non è chimera, è migliore e giusta è criptata tra le ombre di una vecchia sorella degenere e stantia.

Ho deciso di lasciarmi cadere in un nero profondo e forse senza fine, l'ho deciso e scelto consapevolmente ed ora non voglio fermarmi. Ora, non posso fermarmi. Ho deciso di trovare la fine di questo abisso anche se essa forse non esiste, non è mai esistita o non esiste ancora. Mi sto consumando nella mia lenta caduta, perdo pezzi di me, della mia Anima. Scaglie informi lasciano il mio corpo per diventare una linfa blue che traccia la mia mesta caduta verso un perigeo ignoto. 
Ora sono ridotto a un corpo informe nero, opaco, assorbente. Deforme. Cattivo. La mia Anima non è buona, ne sono certo!

Striscio oltre il mio piccolo effimero infinito misurato a lunghezze di nulla. Tento di educare una ragione debole e degenere giocando al giudice inflessibile. Nessun giudice può essere credibile se ha un codice di ignoranza nella mano sinistra e un martello di stupidità nella destra. Colpevole! Colpevole! Colpevole! pure Lui!

Della mia Anima forse non resterà nulla, di quel poco che è restato. Sono solo perché l'ho cercato prima e lo cerco ora, cercare compagnia sarebbe solo alleviare un peso che ho dentro. Stupida decisione questa, la mia. So che è sbagliato ma altrimenti sarebbe peggio, molto peggio e non solo per me. Sarebbe Dolore.

Mi chiamo fuori.
Addio fino alla prossima perdita di Razionalità. All'insostenibile richiamo di Piacere.
Sono solo un vigliacco che non ha il coraggio di trovare REALMENTE se stesso. Sono sempre io.



Senza forma


DEPRESSO,
REPRESSO.
CESSO!


Limite troppo stretto.
Il mio.
Io.


Cosa ho scelto?
Cosa non voglio?
Negazione di Piacere!
Morte di Anima malata!


Non ci sarà parto di Redenzione
per questa mia gestazione!


DEPRESSO,
REPRESSO.
CESSO.

Mio


Saturday, 27 March 2010

Vomito

FERMATI NON UN'ALTRA VOLTA. NON ASCOLTARLA ANCORA.

FERMATI!!!



PERCHE' sei entrata nelle mie VENE?
Regina in blue MIO LAMENTO.



Oltre il confine stabilito, il mio Asylum. Nessuno alfabeto per la mia


vigliacceheria.

Sotto questo cielo grigio muoio ancora una volta imbrattando un foglio di parole vomitate dall'Anima.




Sotto questo cielo grigio non riesco a fare a meno di questa musica. Di ciò che sono.
Sotto questo cielo grigio non posso gurdare informi nubi per ore.



FERMATI!!! FERMA IL TUO LAMENTO!!!



NON STRISCIARE.
VOMITO.





SILENZIO
VENTO
SUSSURRO







VOGLIO RITORNARE DAL MIO STUPIDO INFINITO.
STUPIDO COME


UN PUNTINO 





NERO 





PERSO 
IN UNA


NOTTE SENZA




FINE.



Chi sono IO?
Chi è Roberto?


DOv'é il Sole?




Non ci ho più voglia di spiegarlo. Eppure sono SEMPLICE al limite del banale. EPPURE...





VIGLIACCO!!! 





CHI? LA LUCE dove se ne è andata?



RIDATIMI IL SILENZIO NELLA TESTA! RIDATEMI  LE mie non parole.
Corpo IDIOTA!!! cervello  ignorante!!!






NON BISOGNA MORDERE LA VITA SE NON SI E' DISPOSTI A DIVORARLA GIORNO DOPO GIORNO!!!



In questo anticipo tremendo non trovo il come per fermare il tempo.




Sotto questo

cielo 




Grigio




MUOIO.










MIO






Tuesday, 23 March 2010

Come Potrò?

Le parole laciano arrivederci nell'aria ed i visi l'addio nel cuore. Una luce fioca avvolge due sagome in un ormai indistinte chiara oscurità.
Una musica ti chiama dall'Anima, la pioggia vuole. Il tuo corpo si abbandona e si bagna mentre dipinge il tuo vuoto nel silenzio altrui con quella danza che ti ha rapito.
Una lacrima greve come mercurio ti riga, il tuo volto specchiato ti chiede come potrai Amare ancora.





 Il Cantico Dei Drogati -Fabrizio De André


Ho licenziato Dio
gettato via un amore
per costruirmi il vuoto
nell'anima e nel cuore. 

Le parole che dico
non han più forma né accento
si trasformano i suoni
in un sordo lamento. 

Mentre fra gli altri nudi
io striscio verso un fuoco
che illumina i fantasmi
di questo osceno giuoco.

Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Chi mi riparlerà
di domani luminosi
dove i muti canteranno
e taceranno i noiosi.
Quando riascolterò
il vento tra le foglie
sussurrare i silenzi
che la sera raccoglie.
Io che non vedo più
che folletti di vetro
che mi spiano davanti
che mi ridono dietro. 

Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Perché non hanno fatto
delle grandi pattumiere
per i giorni già usati
per queste ed altre sere. 

E chi, chi sarà mai
il buttafuori del sole
chi lo spinge ogni giorno
sulla scena alle prime ore.
E soprattutto chi
e perché mi ha messo al mondo
dove vivo la mia morte
con un anticipo tremendo?

Come potrò dire a mia madre che ho paura?
Quando scadrà l'affitto
di questo corpo idiota
allora avrò il mio premio
come una buona nota.
Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.
Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell'infinito.
Come potrò dire a mia madre che ho paura? 

Tu che m'ascolti insegnami
un alfabeto che sia
differente da quello
della mia vigliaccheria

Saturday, 6 March 2010

Welcome Again

Sono tornato, coma va?


Oddio, sono stato peggio ma anche molto meglio ultimamente.

Ti sono mancato?


No, per niente. Purtroppo la porta per te è sempre aperta.

Grazie!


'Fanculo! Cosa vuoi?

- nessuna risposta-

Cosa pensi che farai? Quando pensi di poter andare avanti in queste condizioni, con questi ritmo?


Non lo so, ma non preoccuparti. Sono un cagnaccio io! non mi preoccupa annullare me stesso. Il problema è perché farlo, Il senso che esiste. Sei venuto per stare, per ritornare a farmi compagnia vero?

- nessuna risposta, ancora -

Ti senti pesante vero? Voreesti mandare tutto in vacca, vorresti una normale leggerezza...


No, non esiste una normale leggerezza, le leggerezze sono insostenibili quando si parla di Essere, talvolta pure le nostre. Una leggerezza possibile, normale e NON naturale è raggiungibile sempre. Basta diventare attore in uno spettacolo, come tanti. Molti. "Basterebbe che tu fossi più puttana..." così mi è stato detto. Credo che non lo dicesse per lusingarmi, non ne aveva motivo... già puttana...

Allora venditi no?

Caro Mostro io sono Bocca di Rosa.

Mio






I mostri che abbiamo dentro

di Gaber - Luporini

Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell'inconscio
sono un atavico richiamo.

I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.


I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.


I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.

La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.

I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Friday, 5 March 2010

Le Fossoyeur

In una cosa sono veramente bravo, cazzo mi sa che mi battono in pochi, è nel farmi scivolare le cose addosso, prima. Menefreghismo? Può essere, ma non so cosa farci mi viene inaspettato e naturale ed è per nulla pesante. Mi ci trovo dentro. Mi trovo distaccato dal mondo esterno che scivola via. Cazzo se scivola.
E' una strana sensazione quella di sedere al tavolo  con o senza commensali e decidere di trasformare le parole in fluido che non ti penetra ma solo ti scivola addosso come una corrente di liquido rumore di parole senza significato e quindi inutili. Non capire a pieno un linguaggio aiuta solamente, ma non è una condizione necessaria.
Succede che in questa situazione mi ci trovo, che la cerchi succede che poi tutto nel breve si tramuta in ciò che ripudi con l'ascolto ossia l'assenza del replicare, del parlare. Sapete, credo che il mio record sia dell'ordine della settimana o poco più, sette giorni a spesi in una volontà di non trasferire in maniera naturale nulla all'esterno: "Arrivedeci", "Grazie", "Buongiorno", nulla più. Tanto ci pensa l'esterno a parlarti addosso. Credetemi, non centra essere rinchiusi in un luogo, quello, aiuta solamente a non parlare sotto costrizione sociale. Centra lasciarsi scivolare  tutto addosso. Cazzo se scivola.

A chi non mi conosce, a chi mi conosce o a chi crede, come me, che questo è in fondo l'unico modo per limitare il fuggire dal piacere personale, dico scappate. Cercatelo! Scappate da diventare il povero becchino della vostra Anima. Scappate come io non so fare!
"Sì, sì ci sta, cazzo ti ho detto che ci sta! Basta prendergli le misure, lasciala in pace!"


Mio




LE FOSSOYEUR -George Brassens

Dieu sait qu' je n'ai pas le fond méchant
Je ne souhait' jamais la mort des gens;
Mais si l'on ne mourait plus
J' crèv'rai d' faim sur mon talus,
J'suis un pauvre fossoyeur.

Les vivants croient qu' je n'ai pas d' remords
A gagner mon pain sur l' dos des morts;
Mais ça m' tracasse, et d'ailleurs
J' les enterre à contrecœur,
J' suis un pauvre fossoyeur.

Et plus j' lâch' la bride à mon émoi,
Et plus les copains s'amus'nt de moi,
Y m' dis'nt: "Mon vieux, par moments,
T'as un' figur' d'enterrement",
J'suis un pauvre fossoyeur. 


J'ai beau m' dir' que rien n'est éternel,
J' peux pas trouver tout ça tout naturel;
Et jamais je ne parviens
A prendre la mort comme ell' vient...
J' suis un pauvre fossoyeur.

Ni vu, ni connu, brav' mort, adieu!
Si du fonds d' la terre on voit l' bon Dieu,
Dis-lui l' mal que m'a coûté
La dernière pelletée...
J'suis un pauvre fossoyeur.


Thursday, 4 March 2010

Good Story Book


... But don't worry about your research. This is only for sometimes. When you will feel bad then you can read good story book this will help you to go ahead.
See you,
A.

Sarà caro A.  ma, quando le cose non vanno bene, preferisco pensare a quando andavano peggio. Forse è anche qui che sbaglio.

Mio

Wednesday, 3 March 2010

Floats Like a Butterfly, Stings Like a Bee

"Floats Like a Butterfly, Stings Like a Bee" -Muhammad Alì








...e non incontrar nessuno.


Mio


Sunday, 28 February 2010

Il Senso, La Fine, Il Tutto

Quando sono stanco, quando tutto quello che sto facendo mi inchioda a pensieri a tinte di grigio di Realtà quantomai possibili, viaggio. Viaggio seduto, camminando non conta. Perché non è la distanza la dimensione del viaggio, non i metri l'unità misura. Pensieri quasi sempre proiettati su questo ultimo anno o poco più, costruito a illusioni, sogni infranti e Realtà presenti. Viaggio tra i quartieri della mia labirintica mente riscoprendo appese alle pareti istantanee che mai dimenticherò, riscoprendo di volta in volta i colori i sapori che per un po' avevo concesso all'oblio. L'oblio dei sentimenti, quelli veri, non credo che esista. Ora capisco che tutto quello che facevo quel tempo era finalizzato, consci oppure no, questo è quello che mi trovo tra le mani ora.

Tutto ha un senso, il Tutto torna. Non credo spetti a noi trovare il senso. Il senso compare al passato, il Tutto è davanti senza dirci dove, senza concederci il quando.
Forse la mia è sola illusione, un trovare una giustificazione a posteriori attraverso una consolazione. Non lo so, o meglio, non lo credo. Quello che capisco ora è che tutto quello che ho fatto è stato per seguire una passione che ora sto vivendo ma non riesco a gestire, strano che tutto possa diventare simile a tortura.
Non mollerò per questo, questo è sopportabile per i miei canoni, mollerò se tutto perderà un senso possibile se troverò una risposta ai miei perché, se tutto perderà un fine che non importa essere noto o no, mica spero in qualcosa, ho smesso di sperare da tempo. So che alla fine, se il senso dell'azione attuale sarà preservato, se non sarà mero puntiglio ma solo movimento passionale qualcosa, alla fine, troverò. Ancora a posteriori, ma questo non ha importanza, almeno non ora.

Ormai sono convinto, per me almeno, l'unico modo per vivere è per le passioni personali. Poi ci si troverà soli o in splendida compagnia, ma non conta perché se si trova noi stessi, il rischio è di non incontrar nessuno.
Le cose migliori nella Vita non sono mai gratuite, ho accettato il prezzo. A me spetta pagare. Comunque.

Buona domenica care lettrici e lettori!

Mio


Tuesday, 23 February 2010

Il Mio Maggio: Vada Come Vada

Una promessa che non sarà mai l'ultima, una ricerca che non deve finire, c'è un mondo da esplorare fuori, qualcosa di meno dentro. Sono curioso per entrambi.

Un libro in tasca: Le Petit Prince, sì ancora ma questa volta in lingua originale. La parlerò sapete, sei mesi e mi stupirò. Ma questo è semplice, è molto simile alle parole scritte ora, probabilmente il cervello le sente uguali. Stessa melodia interpretata in modo differente, al più attraverso differenti generi. Qui dicono che l'italiano suona meglio, non so, siamo di parte entrambi, il giudizio rimane sospeso. Curioso come anche in questo sia difficile giudicarsi e sia più facile giudicare.
Un aereo che mi aspetta, parto perché è necessario, chiesto, noto accordato. Sono contento. Spero di trovare ciò che vado cercando, riporrò l'orgoglio come un fazzoletto ben piegato nell'angolo del cassetto. Lo consegno alla dimenticanza per un po', troppe cazzate ha creato nella mia Vita, meglio le figure di merda ora perché ne valgono la pena con questa posta sul tavolo, vada come vada farà lo stesso, poi.

In salita bisogna accettare di essere superati, se si può pure ammirando chi ti mostra la ruota posteriore e poi se ne va, l'invidia va lasciata da parte. Porta sempre all'errore. Mai, mai, mai correre appresso all'avversario si rischia di scoppiare. Poi è crisi, poi si vedono madonne santi ma anche divinità ed affini. Poi la salita si fa tortura, poi è la Fine. Esiste solo un ritmo, il tuo, a te spetta trovarlo per poi accelerarlo fino al limite. Quando crederai di averlo lui sarà ancora davanti, il limite non è tangibile. Il finito può essere solo illusione, nulla più.
Mi aspetta una Realtà un presente che non esiste perché è un lampo tra passato e futuro, un qualcosa che non si può fermare. Il presente non aspetta. Il futuro è ora, ora, ora, ...
Sarà Sogno passato Illusione o Chimera persa oppure, solamente, io sul tetto di me stesso a guardare un cielo stellato che mica so come sia. Ora non so.


Cari Amici, di domande ne faccio poche, forse ad alcuni pure per niente. Probabilmente è per presunzione, quasi sicuramente non per mancato interesse. Forse è per egocentrismo e questo è certo, perché, poi, mi ci ritrovo dentro senza saperlo. Mi dispiace ma questo non conta e MAI può essere una giustificazione. Cambierò anche in questo.
Cari Amici, vi contatterò per la mia scelta finale perché, vada come vada, lasciato a me stesso avrei la sicurezza di sbagliare. Vi chiederò un consiglio perché voi POTETE e CAPITE meglio di quanto sappia fare io con me stesso. Fidatevi.
Grazie già da ora e comunque. Che riceva una risposta oppure no.


Vita di inconsapevole trama
Tra le pieghe di nascosto ordito,
Tremo.
Ardito.


Roberto



Per l'ultima volta perché, vada come vada, non dovrà più suonare allo stesso modo. Non più così a lungo e per le stesse cose, almeno.

Anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio
No, ci metterò tutto il coraggio che ho

se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento
No, non chinerò mai il mento

se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento
Brucerò tutto, poi, NULLA più

anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti.
Nessuna assoluzione, ne prima ne ora.

E se vi siete detti non sta succedendo niente,
No, non posso dirmelo è una bugia.

le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente
Tutti dentro o tutti fuori, non farò prigionieri. Non ora.

convinti che fosse un gioco a cui avremmo giocato poco
No, non è un gioco è divertimento puro, ma anche tortura.

provate pure a credevi assolti siete lo stesso coinvolti. No, non lo credo. sono consapevole sempre. Già da ora.

Anche se avete chiuso le vostre porte sul nostro muso
Non la chiuderò mai per me.

la notte che le pantere ci mordevano il sedere lasciamoci in buonafede massacrare sui marciapiedi
Resterò per sempre fuori sul marciapiede.

anche se ora ve ne fregate, voi quella notte voi c'eravate.
Ci sono, sono qui ora e non me ne frego.
E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate,
Nel mio sarà sempre rivoluzione continua, nulla deve rimanere statico

se avete preso per buone le "verità" della televisione
Non esiste nessuna verità buona, solo IO e Realtà.

anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
Lo so, sarò sempre coinvolto.

E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina,
Preferisco votare la confusione voluta, l'insicurezza e la non disciplina.

convinti di allontanare la paura di cambiare
Vado in contro alla mia paura, poi si vedrà.

verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte
Griderò sempre più forte...

per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti, per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.
Griderò sempre più forte, SARO' SEMPRE COINVOLTO.


Ora vi risparmio la mia versione registrata senza musica, volevo pubblicarla ma mi sono bastate le prime tre parole per cambiare idea. Quindi...

Monday, 25 January 2010

Io, Per Me

Quando non ci si sente capiti la verità è che non si hanno risposte per noi. Non ci si capisce e generalmente si sta male, semplicemente ci si sente impotenti, solitamente non mi voglio bene. Ora non me ne voglio.
Tutto va a ramengo irrimediabilmente senza chiedere il permesso. Tutto torna nel buio di una stanza che non si è mai chiusa: "Piano incapacità e mediocrità. Porta debolezza in fondo a destra!", come il cesso non mi serve bussare, per me è sempre aperta.

Ancora notti umide nonostante il tetto, notti che mica sai che colore ha il sonno, semplicemente ti convinci che hai dormito. Alle una del pomeriggio crolli e per fortuna che ti sei regalato un pranzo leggero, sì leggero... forse troppo. Ma la storia del cibo è un'altra, ora non conta, le conseguenze non contano mai perché inevitabili. Le azioni le si sceglie sono la genesi, la sorgente di Tutto.

Non mollerò facilmente, probabilmente ritornerò a casa con la coda tra le gambe, ma non è questo il punto, talvolta deve cadere della pioggia no? Il dopo, il futuro ed il suo sapore, quello sarà il punto.
Un'ombra ti ricorda che i tuoi capelli sarebbero da tagliare perché troppo cresciuti come i tuoi pensieri, da tagliare perché arruffati e vorticosi come le "tue" correnti che non vuoi recidere perché ti legano a questa avventura.

Il giorno ha sempre ventiquattro ore, dormire meno non posso sarebbe stupido e dannoso, mi sveglierò prima annullando ancora di più il mio tempo libero a fine giornata. Questo lo so fare, da egocentrico ed insensibile quale sono mi riesce facile. Forse più stanco dormirò meglio.
So che sbaglio ma questo è l'unico prezzo che posso pagare per raggiungere Efficacia, visto che Efficienza non mi appartiene e forse mai mi apparterrà.

C'est la vie.

Mio


Stesse mattine, stesso viale. Come un mantra la stessa musica. Il mio grido di rivoluzionario contro la mia staticità.

Sunday, 10 January 2010

Correnti Vorticose Invernali

E' inverno, fa freddo è normale. E' inverno.
La neve cade, andrà e tornerà ciclicamente candida cambierà le forme, ne celerà il carattere.

Le certezze cadono una ad una, forse non erano tali.
Cos'è successo? E' l'ombra che torna con la luce? Ombra che non chiede permesso e non dice mai scusa, che arriva su un'alba che ti bagnava le labbra come di dolce nettare lasciandoti colori mai visti negli occhi ti ripuliva il grigio che credevi indelebile, dentro. E' l'ombra ha smesso di riposare nell' inutilità della SUA notte più profonda.
Piegare il tempo come si fa con un fazzoletto, riporlo in tasca e lasciarlo in sospeso per aprirlo solo quando serve, solo per me. Impossibile, no non ci riesco.

Ho paura, lo ammetto, ma non sono spaventato. Ho paura, lo sento, è l'incertezza che non riesco a riordinare manipolare convertire. Eretica miscredente fai la mia Anima dolente! Mi distrugge ma non per questo mollerò, il mio scalpo sarà sudato sai? Il lieto evento la mia linea di ritorno, dopo.
Un volo come d'angelo spezzato tra terra e cielo, la Realtà ripiega il Sogno rinasce e rivive. Non ti inseguirò più, dopo. Scusami già da ora anche si di te ho bisogno.
Una lapide che non voglio mi guarda e mi chiama, una data è da scrivere. No, non ora. Non così almeno!

E' inverno, fa freddo è normale. E' il mio Inverno.

Mio


E poi anche le canzoni cambiano colore, umore anche quando la Passione rimane.




Inverno -Fabrizio De André

Sale la nebbia sui prati bianchi

come un cipresso nei camposanti

un campanile che non sembra vero

segna il confine fra la terra e il cielo.


Ma tu che vai, ma tu rimani

vedrai la neve se ne andrà domani

rifioriranno le gioie passate

col vento caldo di un'altra estate.


Anche la luce sembra morire

nell'ombra incerta di un divenire

dove anche l'alba diventa sera

e i volti sembrano teschi di cera.


Ma tu che vai, ma tu rimani

anche la neve morirà domani

l'amore ancora ci passerà vicino

nella stagione del biancospino.


La terra stanca sotto la neve

dorme il silenzio di un sonno greve

l'inverno raccoglie la sua fatica

di mille secoli, da un'alba antica.


Ma tu che stai, perché rimani?

Un altro inverno tornerà domani

cadrà altra neve a consolare i campi

cadrà altra neve sui camposanti.



Thursday, 7 January 2010

Stat(IC)o: The Good Things In Live Aren't Free

Non è che non deve, semplicemente NON PUO' andare a finire allo stesso modo. Come fare? Non so.
Una cosa mi frustra e mi fa star male, sono le figure di merda. Non perché ci sia niente di male in questo, di per se intendo, ma perché a mio modo di vedere, per me, sta quando ce la metti tutta per non farle e poi le fai lo stesso. Probabilmente non sono ancora a tutta, sono convinto che l'ignoranza non sia congenita e neppure endemica. Semplicemente la si accetta come condizione. Ora sono - non mi sento ben inteso - TROPPO ignorante. TROPPE figure di merda.
Non mi piace questo mio "lavorare" perché non va come DEVE andare, perché lavoro non è e perché sto nel mezzo di occasioni che nella vita non capitano due volte. Il condizionale non esiste, non ora e non per questo, la mia non è un opinione.

Il problema è che mica so da che parte cominciare, come uscire da questo stato statico.

Come si fa a cercare un limite se questo non esiste?

Buona serata,

Mio




Tenement Funster -Queen (Taylor)


My new purple shoes, bin amazin the people next door
And my rock n roll 45s, bin enragin the folks on the lower floor


I got a way with girls on my block

Try my best be a real individual

And when we go down to smokies and rock

They line up like its some kinda ritual


Oh give me a good guitar, and you can say that my hairs a disgrace

Or, just give me an open car, Ill make the speed of light outta this place


I like the good things in life

But most of the best things aint free

And this same situation, just cuts like a knife

When youre young, and youre poor, and youre crazy


But oh, give me a good guitar, and you can say that my hairs a disgrace

Or, just give me an open car, Ill make the speed of light outta this place



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