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Radio Pazza

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Sunday, 25 July 2010

Empty Room

La stanza si svuota e sembra lo specchio di violenza di resti di devastazione. Desolazione e guerra. In realtà non è nulla di questo, anche la pace cercata ha strani modi di manifestarsi. Talvolta.

Un asciugamano umido attorno al collo, petto nudo, camomilla tripla sulla destra in una bottiglia di vetro di quelli da passata di pomodoro, l'unico bicchiere mai posseduto qui. Oggi caffè meglio che no, si rischiano tragedie stantie.
Pensi alla casa che ti ospiterà, forse sarà "tua". Almeno per un po', magari per un po' di più. Pensi come è strana la lontananza e poi dicono di chiedere, ma loro chiedono mai. Quando troverai qualcuno come te? Qualcuno che ha i tuoi stessi criteri. Forse, qualcuno come te forse non si trova in giro tanto facilmente.

Ho cambiato tre case in otto mesi, nessuna mai prima d'ora.
Tutta la mia vita vissuta e triviale, tutta quella che si conta  fino ad ora, può stare comodamente in tre valige. Non importa poi che siano grandi. Sono tre.
C'est la vie. A me piace così, ora.

Mio



Removed -Calexico
Follow the current through the city that lies in ruins
Bottle is washed up but the message is missing
Heroes and ghosts, graveyards and buildings
Pay the price of admission

Haunted for years in a hallway of mirrors
Till I step through the window
Over the river, coat of feathers sweeping out of view
Weigh the difference, the scales are turned
Let conscience be so judged

Arrows with strings flung from below
Striking and reeling you in
Tied to mistakes, left there for days
Seeing which side you're in
Lately I feel so removed
Fell back into the ditch I dug

Wednesday, 21 July 2010

Di Agende Rosse,Di Moniti Nefasti e Di Alfredo

Forse è misantropia, non so. Il sentimento è quello ma è diretto, non stereotipato o generalizzato. Ben mirato verso una parte di popolo e nazione. Le eccezioni non mi consolano perché, poi, anche loro smetteranno di essere tali. Vorrei sbagliarmi ma non sarà così credo.
Mi sono chiesto in questi giorni il perché del mio non sentirmi bene qui o meglio, del mio sentirmi meglio fuori. Sapete ho cercato di giustificarmi e di giustificare. "Gap" nella comunicazione mi sono risposto, spero che si a questa l'unica differenza sostanziale ma per molte cose già so che è una risposta illusoria.

Vedo la gente cambiare, forse io sono e sto cambiando. Forse entrambi con direzioni differenti, diversamente. Non conta, il risultato è lampante è lo stesso. Diversità la chiamano di solito e questo mi rende triste. Tanto.
Mi sono chiesto il perché di una nostalgia legata solo a luoghi a cose immote e talvolta senza vita. Insieme non vivo che per molti può essere benissimo trattato con un criterio di succedaneità che ne svincola l'essenza dallo spazio. Per me non è così, probabilmente troppi ricordi, stranamente non belli, sono legati a tutto ciò attraverso situazioni ed emozioni.

Credo che il primo passo per un mio cheto vivere passa attraverso un'assioma di diversità nel quale, assunta questa condizione come statica, il resto, tutta la componente sociale intendo, diventa più sopportabile. Una condizione, questa, che ora mi permea e mi fortifica. Mi è di grande consolazione ed aiuto.

Ora come ora spero di non tornare per sempre da queste parti che, a buon auspico, vorrei dire "quelle" parti. Una possibile famiglia qui (li), proprio  non riesco ad immaginarla. Non saprei insegnare diversamente ai miei figli da come vedo le cose. Non voglio donare a loro una totale incomprensione congenita che li porterà a un vivere triste, tra sangue amaro e frustrazione. Se questo non sarà vorrà dire che non sarò stato in grado di insegnare nulla. Vorrà dire che sarò deluso di me stesso in primis e dalla società poi, da loro anche. Vada come vada qui (li) vedo speranze vane e futuri vuoti.

Care lettrici e lettori, mi sento cieco di fronte ad un futuro troppo chiaro e lampante è che di abbaglio non si tratta, le tenebre ci circondano mi fanno dire ciò.  Spero di sbagliarmi.

E' passato un secolo da quando il bisnonno di Alfredo cercò fortuna negli Stati Uniti prima, il prozio in Francia poi. Ora Alfredo è uscito come loro, calca le stesse orme con motivi che stanno diventando paurosamente analoghi. Chissà se ritornerà. Sapete, trovo strano che i primi non avessero pressoché la minima istruzione e che lui abbia praticamente la massima possibile. Sembrerebbe che poi l'istruzione non conti, LI.

Mio



Wednesday, 14 July 2010

Non Cambia, Il Sentimento Intendo.

Non è che mi serva molto tempo di più. No davvero.
Mi mancano le mie montagne, la mia bicicletta e a tratti il cibo, quello buono. Nulla più. Non facce famigliari non Amici, non come potreste pensare voi, credo. Sono strano, sicuro.
Non mi manca nulla del resto perché non è fisico e non necessariamente è qui, è in me è differente ed a molti non basta. Non mi manca perché è qui che si trova, questo contorno fatto di verde predominante che vorrebbe dominare me lo ricorda. Magari è solo una mia malizia ma magari anche no.
Credo che quanto prima, questo dipenderà dalle mie capacità acquisite e dalla mia dimestichezza visto che domestico già mi sento, mi informerò per non essere più di queste parti. Formalmente intendo visto che per il resto mica lo sono da molto tempo.

Non per dare la colpa a qualcosa o a qualcuno ma di Gazzetta ed infradito imperanti ne faccio a meno. Non le sopporto più. Scusate.

Mio



Per me sperando di riuscirci un giorno...



Thursday, 8 July 2010

Sortir

Sortir, quando uscire non è più possibile.
C'è stato un periodo che uscivo sistematicamente, ogni sera. Non per divertimento, non di certo. Dentro quelle quattro mura di una mansarda non ci potevo stare. Esplodevo con me stesso, implodevo nei miei pensieri. Uscivo e camminavo, nulla più.
Uscivo perché le cose fatte bene, talvolta, bisogna non farle. Personalmente quella volta le feci troppo bene.
Non so cosa ho creato allora, a chi o a che cosa diedi i natali. So solo che lo feci inconsciamente. Ora quella bestia è in me. Sono anche io.

La sensazione di pienezza straripante nello stomaco. Senza che si ceda. I morsi famelici e voraci. Senza gusto.
Una porta che si apre. Ancora per uscire. Questa volta mi sono fermato al cortile, ma non conta. Il gesto era lo stesso. Medesimo slancio.
La smodata solitudine non mi esime dal provare il vuoto dirompente del sentirsi soli. Poi.

Uscita da tutto quello che ho creato non vedo più di fronte a me.
Sortir, dicevo. Appunto.

Mio





I mostri che abbiamo dentro di Gaber - Luporini
Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.


I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni uomo
nascosti nell'inconscio
sono un atavico richiamo.


I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.


I mostri che abbiamo dentro
silenziosi e insinuanti
sono il gene egoista
che senza complimenti
domina e conquista.

I mostri che abbiamo dentro
ci spingono alla violenza
che quasi per simbiosi
si è incollata
alla nostra esistenza.

La nostra vita civile
la nostra idea di giustizia e uguaglianza
la convivenza sociale
è minacciata
dai mostri che sono la nostra sostanza.

I mostri che abbiamo dentro
i mostri che abbiamo dentro.

I mostri che abbiamo dentro
ci fanno illanguidire
di fronte a quella cosa
che spudoratamente
noi chiamiamo amore.

I mostri che abbiamo dentro
sono insaziabili e funesti
sono il potere a tutti i costi
ma anche chi lo odia
soltanto per invidia.

I mostri che abbiamo dentro
ci ispirano il grande sogno
di un Dio severo e giusto
col mitico bisogno
di Allah e di Gesù Cristo.

I mostri che abbiamo dentro
ci inculcano idee contorte
e il gusto sadico e morboso
di fronte a immagini di morte.


La nostra vita cosciente
la nostra fede nel giusto e nel bello
è un equilibrio apparente
che è minacciato
dai mostri che abbiamo nel nostro
cervello.


I mostri che abbiamo dentro
crescono in tutto il mondo
i mostri che abbiamo dentro
ci stanno devastando.

I mostri che abbiamo dentro
che vivono in ogni mente
che nascono in ogni terra
inevitabilmente
ci portano alla guerra.

Saturday, 3 July 2010

Glasnov e Perestrojika: perché una piuma è troppo pensate.

No, non farlo. Poi sarà troppo tardi.
No, non farlo. Poi sarà guerra di pace.
No, non farlo. Perché le notti cambieranno colore. Ancora. Il colore chiaro come di plenilunio che a stento si estinguerà, di luna giunta al culmine e non ritrova più il ciclo.

Rapidi volano pensieri contrastanti, emozioni si incontrano in un incrocio e di righe e di colonne e di colori di base sovrapposti. Basta poco a creare immagini che sembrano reali. Inevitabilmente non la Realtà. Realtà è altro. Lei ha bisogno di molto di più, ora mancano particolari ed eccedono sentimenti.

Tutto o niente, non più indifferente.
Tutto o niente, nella solitudine della mia completezza personale che sento ancora lontana lo stomaco esplode.
Delicati equilibri da esplorare su braccia di una bilancia dove una piuma è più pesante di un'Anima. Dove fiducia spezzata tutto spazza.
Resteranno macerie per chi costruire non saprà. Resterà la normale condizione umana dicotomica e speculare faccia di Speranza. Il substrato naturale da cui tutto nasce prima del Niente, il minimo prima del Tutto. Resterà figlia degenere di Vita, Solitudine.

Questa è la Vita, non esiste altro, il resto sono illusioni a tratti nell'attesa di una nuova chance magari con lo stesso volto magari diverso che alla fine conta nulla. Per chi alla fisicità non si è piegato come discepolo.
Tutto è un combattere tra Amore e Ragione. Saggia la seconda che di tanto in tanto lascia fare al primo. Di tanto in tanto, per fortuna, la nostra genesi cade nell'oblio.

Perché alla fine si è simili. Ma poi si dimentica la coerenza o forse la coerenza è solo differente. Ma alla fine c'entra poco perché il risultato non cambia.

Perché una piuma è già troppo.

Mio


PS: porca mucca è restato scheduled per più di una settimana senza che me ne accorgessi ... ma che ci ho nella testa?


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  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
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  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
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