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Thursday, 23 December 2010

Capitalismo a partecipazione pubblica

MAGARI FINO AD ORA HO VISSUTO NEL MONDO DI ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, NON SO.

(Scusate la lunghezza)

Serata di ritrovo tra ex colleghi di studio. Percorsi differenti poi, per lavoro e per scelte ma soprattutto dettate dall'opportunità. Non per questo opportunisti, ma piuttosto di persone che ci si adatta. Cinque laureati i più freschi da poco meno di un anno gli altri poco meno di un anno e mezzo. Uno appiedato da tre mesi, altri due tra-meno-di-due-anni-chissà, un altro non ho chiesto. L'ultimo tempo indeterminato. Stipendio massimo 1100€. Ma chi ha detto che gli ingegneri guadagnano tanto? Mah...
Serata, di cosa fai, di come va, di come ti trovi e cosa pensi. Serata a pensieri differenti per astrazione politica e forse pure sociale, di famiglia. Serata con il mito dell'uscire, di andare fuori. Nord Europa e Germania soprattutto.
Poi escono due i fumatori. Entrano in tre, una ragazza con loro. Moderatamente alta, moderatamente bionda, con occhi celesti moderatamente grandi, viso ovale e mento leggermente ritirato in basso. "Ragazza dell'est", di XXX si professa. Dopo sì, solo dopo però ritrovi il suo essere straniero nella leggera inflessione nel suo linguaggio e nell'abbinamento di vestiti e nell'ultimo bottone della sua camicetta bianca, allacciato. Non nella sua grammatica che forse è pure migliore della tua ma non per l'uso delle preposizioni articolate, quello no almeno quello. "Ragazza dell'est", termine per me fuorviante in Italia ma credo pure anche fuori, nel centro e dell'Europa dell'ovest. Termine che spesso fa pari con ragazza facile. Per me fa rima con ragazza spavalda, sfrontata, diretta, talvolta ammiccante, provocante per gioco. Come di chi usa con astuzia e furbizia un clichet che sa essere quasi indelebile. Non posso fare statistica, sicuramente, ma quelle che ho conosciuto questo mi hanno sempre suggerito. Sembra che a molti uomini Italiani e non solo ripeto questo piaccia, hai miei ex colleghi di studio piaceva. A me anche no. Tu glielo fai notare ad una sua frase fatta di quelle create ad arte  che gli altri accettano supinamente dicendo che la sua frase ammette un una soluzione logica a suo sfavore. Non capisce subito, non ti sorprende questo. Tu l'avevi già inquadrata. Non infierisci oltre, almeno i complimenti per il suo italiano non li critichi anche se lei fa la falsa modesta e tu ti sentiresti in dovere... tralasci.      Tralasci le preposizioni articolate soprattutto pensando alle tue di preposizioni articolate, nel tuo linguaggio straniero. Amo l'autocritica sempre.

Serata che si sposta da una pizza ad una birra di natale, speziata dal gusto dolciastro. Piena rotonda dolce, buona la battezzi. Serata che si divide nelle chiacchiere che diventano colloqui a due a tre, che poi ritornano di insieme che poi languono che poi si sparpagliano ancora. Visto che talvolta ti interessa capire, la gente soprattutto, tu chiedi a quella ragazza: 
M: "Sei un Ph.D. qui all'università?" 
R: "No lavoro qui con una borsa di studio"
M: "Quindi studi, fai ricerca? sviluppo?"
R: "No, faccio la segretaria. Sono laureata in XXX e qui faccio e farò forse la segretaria per un anno", - io e il mio collega di conversazione di fianco restiamo perplessi, non ci torna qualcosa nel significato delle parole. Almeno a me. 
M: "Quindi sei assunta come uno studente ma in realtà fai la segretaria, e sei assunta dall'università?",
R: "Sì lavoro otto ore al giorno come segretaria. Ma che ci avete voi? Ho detto qualcosa di male, mi sembrate tristi...".
M: "No nulla di male, ma questo non lo trovo giusto. Non trovo giusto che tutto questo sfruttamento sia così generalizzato. E' capitalismo puro!...",
R: "No non è capitalismo. A XXX ho lavorato per un'azienda capitalista e li sfruttavano il lavoro. Ma li vedevi un fine: la massimizzazione del guadagno.".
Non replico, non sono pronto. Devo riflettere a ciò che ha detto. Poi la conversazione scade la birra nei bicchieri finisce e la schiuma ci rimane aggrappata come la sua ultima affermazione rimane nei miei pensieri. Devo sciacquare il mio cervello trovare la replica, levare la schiuma. Poi ci si saluta, poi ci si dice auguri di buone feste e buon natale loro. Io trascuro l'ultima affermazione.

La strada è ancora bagnata, della stessa acqua fine a tratti e grossa a sprazzi come l'avevi lasciata all'andata. Nulla cambia talvolta. Il tuo giaccone di piuma è bagnato come pure i tuo capelli -l'ombrello accidenti!-. Non fa freddo ed è strano per l'inverno al nord. Tutto ormai diventa strano a tal punto che la normalità è ciò che ti fa pensare che ci è qualcosa che mica va bene.
No, cara ragazza dell'est. Non è capitalismo è qualcosa di differente. Di mutato. Qualcosa che è ancora più sporco e forse pure più dannoso. E' una nuova frontiera che si sta propagando ed espandendo in culture e in sistemi sociali prima scevri. E' il capitalismo a partecipazione pubblica, il nuovo sbiancante personale per coscienze sociali già pallide. Trasparenti. Tutto ormai è permesso.

Personalmente sono PROFONDAMENTE DISGUSTATO dal fatto che la MASSIMA ISTITUZIONE che dovrebbe elargire il MASSIMO livello CULTURALE sia la prima a fare l'anti-cultura. Che sia una cosa vuota, fredda, insensibile, prostrata alla minimizzazione dei costi, strumento di precarietà, che non crede e non investe nel futuro stesso di giovani ma pure di persone normali. Sono PROFONDAMENTE INDIGNATO dal fatto che tutto questo sia possibile perché gente che viene da XXX, piuttosto che da YYY con una laurea non riconosciuta MA LAUREATA è facile da trovare. Che un/a neo laureato/a venga assunto per ciò che è: uno studente che si inserisce nel mondo del lavoro, ma che in realtà non lo si inserisca in nulla. Sfruttando la sua precarietà, la sua giovinezza, la sua voglia di vedere cose nuove dandogli/le una "borsa di studio" per fare un lavoro da segretario/a! Perché tanto ce ne sono tanti e sempre. Perché tanto avanti il prossimo.
Cari signori, cari politicanti. Assumerei voi per ciò che DIMOSTRATE essere. Ma non credo che ci sia un contratto adatto. O meglio, forse, ve lo siete trovato pure, ve lo siete creato. Il vostro attuale! Siete bravi a costruire nulla e a nascondere merda su merda. Siete davvero i primi, complimenti. Ve ne do atto e ve ne do merito. Ma vi darei pure una "borsa di studio" a scadere ogni sei mesi o ogni anno, pure a voi. Ma anche calcio nel culo alla fine se fate le cose come ora. Alla cazzo. Grazie, Viva l'Italia!*

DOV'E' FINITA LA VOSTRA COSCIENZA?

Mio


*all'estero non so come funzioni: uguale meglio o peggio. Non me ne frega. Qui ho vissuto e qui a queste condizioni non so se me la sentirò di starci. Questo è quanto.


Resterà Nulla a nome del Poi...

Friday, 15 February 2008

Mio Papà

Ieri sera scoltando i vari telegiornali, sono restato un po' disgustato da quanto ho appreso a proposito dei nouvi limiti che l'intelligentissima razza umana si è recentemente posta. Mi sono vergognato di appartenerci e questa mattina lo sdegno ed il sentimento di protesta sono troppo forti in me che, come direbbe il prete di Paolini, posso riassumere con: "No digo nient am neanca no taso!".
Dialogo surreale in un mondo reale tra John (J) anonimo bambino appartenente al primo mondo evoluto e Raggio di Primavera (RdP) libero bambino appartenente al terzo o quarto mondo. (tanto la differenza noi non la si nota).

J: "Mio papà oggi mi ha comprato un apio di scarpe nuove sono talmente belle che tutti i miei amici me le invidiano quando gioco a calcio."
RdP: "Non capisco. Oggi mio papà mi ha regalato un pallone fatto da lui con stracci tenuti assieme con lo spago, era talmente bello che con i miei amici ci siamo divertiti a giocare tutti assieme."
J: "Mio papà lavora in una banca, ha un lavoro molto prestigioso, lavora con tanti soldi. Nella nostra famiglia non manca mai niente abbiamo due belle macchine nuove e veloci ed una casa grande a tal punto che abbiamo due stanze libere, sai non ho fratelli e sorelle e quindi tutto è per me!"
RdP: "Non capisco. Mio papà lavora in una discarica raccoglie plastica, vetro e metallo dai rifiuti per rivenderli, io di tanto in tanto gli do una mano. La nostra casa è piccola piccola, non ho la mia stanza siamo tutti assieme fratelli, sorelle e genitori, dividiamo tutto e questo non mi pesa!"
J: "Anche se non è vero, ho detto a mio papà non sto bene per restare a casa da scuola, lui mi ha detto che va bene. Sai mi annoio tanto tra i banchi."
RdP: "Non capisco. Io oggi stavo tanto male, ma la scuola mi diverte, mi diverte imaprare sempre cose nuove; non ho detto niente a mio papà non volevo che si preocupasse, volevo andare a scuola."
J: "Sai mio papà quando vede le guerre che ci sono nel mondo in televisione, mi dice sempre che da noi non succederà mai perchè noi siamo civili."
RdP: "Non capisco. Io la guerra la ho sotto gli occhi tutti i giorni fuori dalla porta di casa e mio papà mi dice sempre che un giorno lontano forse finirà."
J: "Sai mio papà è forte, robusto ed è un uomo di potere nella sua grande banca tutti lo rispettano per questo ed io ne sono tanto orgoglioso!"
RdP: "Non capisco. Mio padre ha una salute cagionevole ed il suo braccio destro gli è stato amputato nell'ultima guerra civile prima che io nascessi, è un uomo pacato e saggio tutti tra le nostre baracche lo rispettano per questo ed anche io sono molto orgoglioso di lui!"
J: "Ieri sono andato con il mio papà in un fast food, nonostante avessimo magiato tanto tanto non siamo riusciti a finire tutto il cibo."
RdP: "Non capisco. Ieri mio papà ed io a casa non abbiamo mangiato perchè non c'era abbastanza cibo per tutti"
J: "Mio papà mi dice che se da grande farò l'astronauta potrò andare su Marte a fare l'esploratore, volare nello spazio!"
RdP: "Cos'è Marte, dov'è?", l'interruppe Raggio di Primavera.
J: "È un pianeta lontano milioni di chilometri dalla Terra, è lassù nel cielo perso tra le stelle..."
RdP: "Che bello, sarà pieno di alberi animali, tutto verde con acqua fresca e celeste che scorre in abbondanza, avrà aria fresca e ...", questa volta fu John ad interrompere bruscamente il suo interlocutore
J: "Ma no cosa dici, non cisono alberi nè animali, l'aria non è respirabile e la poca acqua che c'è è ghiacciata su Marte!"
RdP: "Ma allora perchè andarci?", incalzò Raggio di Primavera
J: "Per esplorare oltre i nostri confini oltre l'ignoto non essere limitati! Capisci?"
Rdp: "Oh sì, caro John, ora capisco tutto...", rispose con una lacrima lungo il viso il giovane bambino.
Noi si corre egoisticamente verso i nostri "Marte" sia come Europa, Cina, America e chissà chi altri paesi ancora; quando sotto i nostri occhi si consumano tragedie immani! Non pensando neanche per un momento che il nostro egoismo ed egocentrismo sta violentando per l'ennesima volta chi soffre nel mondo i morsi della miseria e della fame così come la scia di un razzo violenta lo splendido blu del cielo nel suo decollo. Fin quando NOI non capiremmo le gocce potranno cadere indisturbate una dopo l'altra, ma goccia dopo goccia la misura diverrà inevitabilmente colma.
Vi lascio con le parole di Brian May in una rara canzone "impegnata" dei Queen:
What is left of your dream?
Just the words on your stone
A man who learned how to teach
Then forgot how to learn
... Cosa ne è stato dei tuoi sogni? Solo queste parole sulla tua tomba: Un uomo che imaprò ad insegnare ma dimenticò come imparare

A presto,

Mio


PS: Spero di non essere stato banale, non eraassolutamente mia intenzione sia ben inteso!

Soundtrack in my brain: White Man - Queen

Wednesday, 30 January 2008

Oggi sono proprio ...


Provo un senso di sconforto profondo nel vedere la foto di cui sopra. Forse qualcuno avrà già letto la notizia, sono i biscotti di fango signori miei o meglio Roberto. Sì, mentre un tuo occhio veniva catturato dal rettangolino, dove un filmatino in flash faceva vedere le ultime mirabolanti prestazioni multimediali di un notebook tu pensavi: "Che interessante, finalmente con un masterizzatore Blue Ray ecc...", l'altro fortunatamente scappava in una piccola foto subito sotto dal titolo: "Haiti, nella fabbrica dei biscotti di fango..." incoriusito ho spostato la freccietta del mouse da quel filmato e con un click sulla foto ho aperto una finestra nera di rabbia, indignazione in me.
Ad Haiti le precarie condizioni economiche dello stato hanno portato la popolazione alla fame più nera, niente cibo l'unica cosa che si possono permettere sono i biscotti di fango che non si chiamano così per il loro colore ma piuttosto per il loro sapore! Sì, sono fatti con un impasto di creta ed un po' di margarina, sale resti di cibo vengono essicati al sole. Tradizionalmente erano mangiati dalle donne gravide pensando che potessero portare bene al nascituro ora invece sono il cibo quotidiano di tutti per non soccombere!
Le foto che ho visto mi hanno fatto riflettere, ora mi sento inerme desolatamente sconfortato e colpevole perché anch'io comunque ho colpe che non rieso a pulire, che non riesco a commettere ogni giorno.
Ritornando alla homepage c'era un'altro filmatino flash ad attendermi, lo ho guardato con sdegno, ma forse questo non basta!

Mio

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