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Radio Pazza

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Monday, 30 March 2009

La Spesa...

Non è che mi piaccia farmi gli affari degli altrui, anzi! non mi piace per niente perché non voglio che gli altri si facciano i miei però... però mi succede ogni volta che vado a fare la spesa, quando staziono ciondolante in coda alle casse. Lo confesso, guardo la spesa di chi ho davanti, dietro e attorno. Mi piace tentare di capire persone che mi circondano sapendo benissimo di non riuscirci quindi farei meglio a dire fantasticare.
E vedi quello che dal vestire, dai capelli pettinati in un certo modo, dalle mani fine e curate ti sembrerebbe essere un ingegnere a metà sospeso tra Mc Gyver, un informatico smanettone e un bancario malriuscito che tenta di darsi un tono, pensi che ai tempi è stato sicuramente un dark e poi vedi che in mano tiene un sacchetto di pane industriale in mano, vedi che ha la fede e pensi che ha programmato la giornata e ha diviso i tempi. Pensi che lui non è capace di cucinare altrimenti non prenderebbe quel pane, pensi che sua moglie è la sua salvezza anche se... forse no, lo vestirebbe meglio e con meglio non è una questione di marca ma abbinamenti e gusti.
Distrattamente volgi lo sguardo dietro le spalle e ti trovi ad incrociare gli occhi di un uomo sulla cinquantina, fede al dito pure lui, capelli grigi che battono in ritirata su gran parte dell'ampia fronte. Ti ispira di una persona che ha trovato il quieto vivere. Poi con tentata non curanza affondi lo sguardo nel cesto della spesa e noti due pacchetti di gallette di riso ed allora pensi che, vista l'ora: uno è in pensione e due è in missione per la famiglia perché la sua pancia non è sicuramente cresciuta a gallette. Già ha trovato la pace con tutti e con se stesso.
Poi guardi avanti chiedendoti il perché dell'indugiare della fila noti sul nastro trasportatore tre bottigli di vino: un traminer aromatico, un pinot nero e un rosso che non riesci a capire, un barattolo di sale e un qualcosa che ora non ricordi. Buoni gusti pensi, sale a parte si intende. Niente fede (lo avrete notato parametro per me fondamentale, assieme all'espressione del viso, per tentare di dare un la alle mie fantisticherie), porta un vestito nero così come il cappotto e gli stivali senza tacco. L'altezza glielo permette, pensi. Il quadro della persona è sobrio e minimale, la persona curata e non appariscente. Pensi che questa settimana, probabilmente oggi o domani, avrà una cena romantica, che sicuramente non cucinerà lei (non ha comperato cibo), ma magari mi sbaglio ed è solo una festa in compagnia. Sicuramente non è alcolizzata, ti fa pensare che vorrebbe a di una compagnia (ben inteso non centra che sia donna OK?!) , di un luogo caldo dentro. Ti fa tenerezza, sicuramente non tristezza.
E poi c'è un tipo tutto arruffato che pensi che forse questa mattina non si è pettinato e che forse tutte le mattine non si pettina, avvolto in una pashmina viola-blue avvolta in larghe volute attorno al collo, indossa un giubbotto rosso, niente fede... sicuramente non sposato; ha un mp3 in tasca e la musica a tutto volume nelle orecchie, decisamente non sposato ri-pensi. Ad un tratto sembrerebbe essersi accorto di avere il volume un po' troppo alto, lo abbassa drasticamente, aspetta neppure un minuto e ritorna al volume vergognosamente alto e nell'ordine ti balena nella mente: è una tra le sue canzoni preferite, non è decisamente sposato, è anche un po' svampito, ce ne è di gente persa in giro. Ti accorgi che ha già i soldi contati in mano quindi o ha buona memoria o è abituato a comperare un kilo di yogurt. Ti chiedi se è il suo pranzo, ti convinci che non è tanto "dritto", è possibile. Sarà un maniaco di qualche dieta? Sarà un maniaco di latte e derivati? Sarà ma ce ne sta di gente strana al mondo... ... ... Sarà che a me MI piace lo yogurt a pranzo OK? e farvi gli affaracci vostri un'altra volta no?!?!?!?!? :)
Buona settimana a tutti,

Mio

Friday, 27 March 2009

Mutismo e Rassegnazione

Una penna tra le dita, sotto i polpastrelli un foglio bianco da un lato sull'altro parte di un "Application Form", l'ultima che ho mandato e l'ultima che manderò, credo.
Per questa mia ultima spedizione sarei stato disposto a percorrere tutto d'un fiato tremila chilometri tra andata e ritorno in poco più di un giorno, sarei stato disposto a fare da postino personale. Per fortuna sono riuscito a sistemare le faccende oggi, la busta gialla che contiene tutto quello che sono stato, quello che sono e quello che vorrei essere da un punto di vista puramente professionale sta viaggiando, lei. Io no, ho smesso di farlo mentre la consegnavo, ora bisogna scendere dalle nuvole e guardarsi attorno e guardarsi dentro.
Guardarsi attorno per capire che non hai ancora costruito NIENTE, non hai indipendenza e, sopratutto, non te la puoi prendere perché è un lusso. Il lavoro, quello per il quale hai studiato, manca e ti rendi conto che ti stai pure bruciando da un punto di vista professionale. Forse tutto il tuo studiare, tutti i tuoi scarifici, ma sopratutto quelli degli altri, non ne varranno MAI la pena.
Guardarsi dentro per sapere una volta ancora che non sei cambiato in niente, non ti ricordi più come si ride, non conosci la spensieratezza, sei sempre in compagnia di Malinconia e quando ti senti solo capisci che in realtà stai tenendo per mano Tristezza, tue amiche personali delle quali faresti anche a meno. Tutto il tuo pensare, il tuo essere così stupidamente chiuso, timido, introverso, incapace di azzardare quando ne avevi avuto la possibilità sta venendo a risquotere ciò che gli spetta. Il TUO personalissimo NULLA.
Guardando questa carta solcata da tratti ora scomposti, ora ordinati tratti blu intrecciati e ricamati da cancellature, mi vien da pensare che sarebbe bello poter cambiare il senso della Vita con una riga sopra un pensare ormai pesante e stantio, con un tratto vorticosamente ripetuto sopra una volontà precaria e malferma, con una croce messa li su una voce che ora più non mi chiama e più non mi incoraggia. Mia amata Circe, mia Anima perché sei ora muta?

Mio







Friday, 20 March 2009

Quando l'Oggi Non Cambia il Domani

Oggi ti dico addio abbracciandoti stretto stretto. La prossima settimana forse invierò gli ultimi incartamenti poi riporrò le speranze come si ripone un qualcosa di caro sul fondo di un cassetto. Mi adeguerò a ciò che verrà, ti cercherò soltanto come chi spera di trovare una moneta nel fondo di una tasca, distrattamente, senza illusioni così tanto per fare.
Oggi sono stato messo a muso duro di fronte alla realtà dei fatti, è vero questa spasmodica ricerca forse senso più non ha, non così almeno ma forse anche senza "almeno".
Oggi è una giornata di sole, calda e ventosa. Una giornata che annuncia che la primavera è alle porte pronta a partire di slancio in un balenare di colori e fiori, profumi e sapori, di dolcezza di languida tenerezza, da amore.
Oggi è ancora inverno, domani il giorno sarà uguale alla notte e poi crescerà ancora ed ancora come la vita fatta di speranze, io non ho più nuove speranze la mia vita si ferma qui ora.
Domani come oggi sarò messo male come un anno fa, altri motivi per fortuna, ma stessi sintomi e medesime debolezze, sempre e comunque sogni spezzati. Certe volte mi vien da pensare che per il male che fanno quando vengono a mancare non siano loro che ci tengono in piedi, il nostro vero apparato scheletrico.
Domani e domani ancora saranno giorni di riprogrammazione personale, dovrò cercare di epurare i miei pensieri da tutto ciò che ora mi nuoce, mi fa male e mi porta a non volermi più bene... quando mi son voluto bene l'ultima volta?
Domani sarà un'altra stagione ma non la mia primavera, di questo ne sono sicuro. Dovrò prendere coscienza di ciò che è realtà e distinguere il vero e tangibile dall'effimero sogno. Pensare che dovrò affermare contro voglia la ragione in me stesso mi fa capire che in fondo sto conducendo il mio Sogno lungo una strada di lenta eutanasia, strada che devo percorrere a senso unico non pensando neppure per un attimo che forse sto per condurre a morte pure una parte di me stesso anche se probabilmente è così.
Adesso, questa sera, questa notte che già so sarà pessima, domani che tornerà ad essere oggi e così via non so come starò. Ora so già di stare come non vorrei e mi basta. Certe volte penso di aver sbagliato un po' troppo nel decidere e nel NON decidere, ora so già che sbaglierò comunque.
Sapete vorrei sentire un ritmico cozzare metallico di ruote su rotaie, vorrei sentire battere quel tempo per capire se il treno è in fuga o solo sta per arrivare alla mia stazione. Purtroppo non posso permettermelo.

Mio


Tuesday, 17 March 2009

Pantomima

Vi racconto una storia che tempo non ha, dove gli attori sono sempre gli stessi immortali contro voglia. Le parti non cambiano ma i volti quelli sì, maschere per voci diverse per stessi sentimenti, stesse illusioni, stessi tradimenti.
Vi racconto una storia di stupidità operaia, ahimè necessaria ed ineluttabile per il quieto vivere di questa società industriale. Una storia di malcostume che vorrei credere solo nazionale ma che forse non lo è, perché l'ignoranza dirigenziale, di egoismo condito a cinismo ben servito su un letto di FALSA COSCIENZA.
Vi racconto la storia di un colloquio di lavoro perso nel tempo e nello spazio, perché non credevo possibile che "oggi" e "qui" fosse peggio che "ieri", "li". Eccomi, pure io sono caduto inciampando tra ideali mortali.
C'è Lui, il primo della lista, occhi chiari e buoni nascosti da lenti che mascherano in parte le occhiaie dovute probabilmente dalle sue giornate che sono sempre a due cifre. Parla diretto e schietto non insinua ma dice che le regole sono date e il gioco spetta a te, c'è da fare e, se sarai capace, farai pure dopo. Il colloquio è piacevole e forse c'è pure una lontana sintonia di pensiero. Pensi che lontano è meglio di niente. Pensi che lontano, tanto tempo fa, anche lui era "non-uguale" ma ora è cambiato e ti chiedi se sia pure mutato. Le anime, gli spiriti mutati sono i più tristi.

E c'è Lui, THE BIG BOSS, magro al punto giusto da sembrare uno-che-ci-tiene, da essere uno che ha perso il gusto pure per il mangiare, per la vita fatta di semplicità, di pioggia, di neve, di acqua, terra, nuvole e sole. Il suo pallore te lo conferma, il suo orologio importante segna le ore che manca da quella famiglia che porta al dito, non quelle che diminuiscono in vista di un ritorno a casa.
Parla diretto e schietto, con occhi chiari leggermente esoftalmici circondati da occhiaie scure parla di oneri e doveri, come il primo ma in modo diverso. Parla mettendoti ad un livello inferiore, ma non di cultura o di sapere perché chissà cosa ne capirà mai di quello che dici, ma di COSCIENZA PERSONALE, tu sai dove vuol andare a parare e non attacchi ma aspetti, ascolti e guardi con viso immoto come di chi non capisce, con occhi diretti. Lui ti guarda quasi perplesso e, dopo un breve chiarimento nel quale avrà pensato questo non capisce niente, ti chiede se si è spiegato e tu dopo una breve pausa gli chiedi, con quante meno parole possibili, se questa relazione sarà biunivoca con un linguaggio asciutto che vorrebbe minimizzare le repliche gli dici: " Sì IO le garantisco che all'atto della formalizzazione del nostro accordo manterrò fede all'impegno futuro e credo che VOI farete lo stesso no?". Breve silenzio, sicuramente ha recepito il messaggio, un piccolo sorriso quasi invisibile rabbuia i suoi occhi: "Sì, naturalmente!" risponde, lui.
Patetico, falso, infimo e meschino mi è sembrato. Pantomima di grassi grossi attori con la pancia sempre piena da un lato; realtà di magre, avizzite, madide e affamate comparse dall'altro. Questa non credo sia la mia opinione, da un lato ci sono i lavoratori che ormai sono tutti operai (specializzati dicono, loro) e dall'altro ci sono i quadri che ormai si accorgono che devono succhiare il sangue dei primi per non farne parte, li in basso sulla terra, sotto le nuvole e sole. Fieri , loro, di quel vampiristico pallore.
Sarà per tamponare una falla nella mia coscienza ma, pensando a quei licenziamenti fatti da quell'azienda ad operai che PER CONTRATTO avevano un'assicurazione di lavoro (non a patti taciti o conclamati!) ora mancante, io me la sento di mandarli a CAGARE non appena avrò un'occasione migliore, faccio bene? Faccio male? Non so, non mi importa. Mi ergo a paladino personale di una vendetta trasversale o faccio solo il MIO porco comodo? Non so, non mi importa.
Sicuramente non VOI avete la mia stima e la mia fiducia, non l'avrete mai. Sto forse diventando vampiro del vostro sangue, primo passo per esserlo di VOI altri? Questo no, io muoio di fame piuttosto che sfiorare il vostro collo. Non mi avrete mai, 'FANCULO.

Mio

Questa è per Noi che ci stiamo perdendo di vista: Pugni Chiusi -I Ribelli

Sunday, 15 March 2009

Talking About Love... How Many Times?

Io ci penso spesso perché... perché è impossibile staccarsi certe cose di dosso mica si può, sono li a colori splendenti, cupi, incandescenti. Sempre e comunque indelebili.
Provare analizzare i sentimenti è quanto di più improbabile si possa pensare perché loro germogliano in campi di pura irrazionalità, perché sono pulsioni dell'anima generate da qualcosa che va oltre la consapevolezza che passa attraverso l'uso dei sensi.
Provare a razionalizzare l'Amore non si può, ci ho provato e non ci sono riuscito (questo non implica che qualcuno lo possa fare e/o lo abbia già fatto. La ragione, per dirla in termini matematici, non appartiene al campo di esistenza dell'Amore, quindi come si fa? Come si può tirare avanti quando l'Amore si tronca lasciando in noi un'anima monca?
Pochi giorni fa ascoltavo Farewell di Guccini (canzone pericolosissima tutti avvertiti ok?), dopo poche parole ecco che la ferita, a cui più non badavo, si riapre senza ragione o spiegazione, incredibilmente e irrazionalmente. Non so come ho fatto a fermare le lacrime mute che tentavano di sfondare le mie palpebre che si ergevano ad improvvisata diga. In quello stato d'animo mi sono chiesto perché? Perché ancora Lei dopo ANNI? Li ho capito o meglio ho avuto la dimostrazione al mio teorema che credevo vero senza prova un assioma che credevo solo mio.
Per me non si ama questa o quella persona, non si amano SICURAMENTE i dettagli fisici destinati ad un inevitabile decadimento, non si ama neppure la persona nella sua interezza. Si ama l'Amore che si dona spontaneamente a quella persona.... ok ora provo a spiegarmi anche se , per me, sarà difficile. A mio parere non si ama quello che si vede nell'altro/a ma si ama quello che si sente in noi, il NOSTRO sentimento d'Amore il NOSTRO star bene. Non credo che sia egoistico, anzi, si ama ciò "che si fa" e il "come si sta" con una persona cercando di contraccambiarlo allo stesso modo. Se così non fosse l'Amore non smetterebbe quando non ci si sente più amati, il primo passo dopo il dubbio e prima del non-Amore.
Sapete, non erano i suoi occhi, le sue labbra, il suo viso, i capelli o qualsiasi altra cosa fisica, no non era questo. Era quello che nasceva in ME, quella primavera sempre nuova di emozioni che generava in ME quell'anima. Di anime preziose credo che sia "abbastanza" pieno il mondo, il risuonare in noi è già meno facile, tutto dipende da un istante che non è stato e non sarà mai unico se non si pensa che lo sia stato e che lo sarà.
Lo so, voi potreste dire: "Allora tu sei ancora innamorato di lei, di quel sorriso...", no non più e perché? Perché, come direbbe Guccini: "Non piangi e non ridi CON me!", capite?
Pochi giorni fa, quando ho sentito queste parole, ho avvertito un qualcosa che era quanto di più simile ad un pugno allo stomaco: l'aria che usciva come in uno sfogo spontaneo il mio diaframma compresso era reale... forse era la mia anima che piangeva per un Amore che manca, Amore che non ha nome proprio di persona perché è NOSTRO e nulla più!
Lavoisier diceva: "Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma" in Amore credo anche che più tutto torna e tutto ritorna.

Mio


Pensieri liberamente ispirati da: "Farewell -Francesco Guccini"



Thursday, 12 March 2009

Of Mice And Men (Uomini e Topi) -Johon Ernst Steinbeck

Lo so, avevo detto che sopsendevo le letture ma il libro era piccino piccino ed era scritto a caratteri non proprio picciò... ... OK, OK ho ceduto!
Non avevo mai letto nulla di Steinbeck e devo dire che non è proprio malaccio, anzi! La lettura passa rapida e lineare insomma niente che possa mettermi in crisi e questo non è poco vista la mia scarsissima preparazione.
Senza remore, e forse con un po' di presunzione, posso dire in questo libro ho letto un fortissimo messaggio di soliderietà e questo mi ha un po' stupito visto che l'epoca nella quale scrisse il libro, era il 1936 e il "nuovo" capitalismo era ancora un bambino in fasce. (Ci sarebbe da dire, col senno di poi, "I vecchi bisogna ammazzarli da bambini"...).
Principalmente il messaggio di solidarietà sociale lo ho letto nelle figure di George e Lennie, due braccianti che condividono lavori precari fatti di fatiche ma anche sogni ed illusioni. Solidarietà come il non sognare solo per se stessi che, personalmente credo, sia quanto di più altruista si possa fare, perseguire ed inseguire un Noi in un futuro che Ci appartiene è un qualcosa in bilico tra utopie, chimere e realtà che si dovrebbe sempre volere. In questo libro ho trovato, secondo la mia chiave di lettura, espliciti riferimenti ad una visione sociale della vita, simile a ciò che nacque, in termini di movimento cooperativistico, nell'Italia dei primi del secolo. Allora non era utopia.
La morale che mi è venuta in mente è che i sogni sociali e utopici un giorno o l'altro vanno uccisi, perchè per trovare sfogo nella realtà hanno bisogno di un vivere e un sentire comune che talvolta non tutti riescono a recepire anche se si ha a che fare con "persone buone". Ora forse è utopia.
A presto,

Mio


PS: Mi chiesdo se stia qui la chiave dell'autosostentamento...
PPS: Mi ero dimenticato... GRAZIE E. per il consiglio letterario davvero buono! mica ne sbagli uno eh?! :)

Sunday, 8 March 2009

Fragilità

Un corpo troppo grande che nessuno direbbe essere così fragile, un corpo che racchiude cristalli sconquassati dai tremori di sogni che battono in ritirata a velocità doppia rispetto a quelle volontà che, incapaci, tentano di raggiungerli. Ladri lesti di emozioni andati e fuggiti dalla sua presa. Anche questa volta ci siete riusciti.
Un corpo robusto e allenato che sembrerebbe sopportare chili e chili di carico, chilometri e chilometri di fatica, che poi cede implodendo in se stesso alle torture che si autoinfligge come chi vuole incidere sulla carne viva segni indelebili del suo malessere.
Un corpo ancora troppo giovane per sembrare in lenta decomposizione, possiede tutto ciò che occorre per farlo muovere lesto e farlo sembrare desto ma è mancante in tutto il resto. Questo si sembra quando si impatta sulla superficie della gente, delle persone. Quando ci si ferma, fuori.
Questo non è necessariamente quello che si ha dentro sotto quel falso strato che mostra ora giovinezza e fisicità ma che in realtà racchiude ciò che è andato perso svanito tanto tempo fa, forse per sempre, su una via che ritorno più non ha.
Ci sono sere che troppo vicine si incontrano, come riunioni segrete di streghe organizzano tragedie sempre uguali e ripetute, tragedie di tentata autodistruzione per chi ora ha volontà debole, tragedie di sentimenti contrastanti per l'amore che non prova più per nessuno, forse neppure per se stesso. Ci sono sere in cui ti auguri che il sonno ti colga come una mano violenta che strappa ingrata un fiore da un prato lasciando uno stelo adunco e sfibrato. Ci sono sere che conti i secondi perché esse possano gettarsi in notte, in incubo o in sonno non importa, quello che conta è un ragionevole momento di incoscienza. Ci sono sere che ti auguri non saranno mattine che poi ti accorgi che fuori c'è già il sole e non importa se poi ci sarà un cielo plumbeo e non ti importa di andare verso un peggio che non credevi ancora possibile perché, forse, fa lo stesso.
E c'è questa musica che scrive parole per te, c'è lo stesso colore dentro, c'è lo stesso colore nell'aria... il colore delle mie sere, dei miei giorni. Di me che sono io e vorrei essere solo Roberto.
Scusate lo sfogo, ma se ci si ferma e ci si guarda succede... a me almeno. Eppure la giornata mi era sembrata positiva, mi sbagliavo.

Mio






Specialmente Per Voi...

Lo so che è scontato dedicarvi queste parole in questo giorno, ma credo che dispiacere non possa fare quindi a tutte voi, siate nonne, mamme, ragazze innamorate ma anche no, sole o compiutamente accompagnate, giovani o non più, amiche o anche no ex o ex-nove a voi dedico queste mie traballanti parole di chi tenta di destreggiarsi incespicando nella bellezza del linguaggio del quale non sarà mai padrone.



Donna

Cielo sconfinato di stelle tremanti
Infinito, pulsante, profondo,
Imperscrutabile ad occhi di uomo.
Estasi mai statica nell'essere ciclicamente uguale,
Stagione sempre diversa tra le mille iridescenze della tua luce.
Sei splendore, generi stupore!

Cielo sconfinato di nuvole vaganti
Curioso, mutevole, tangibile,
Sempre diverso ti consumi di noia e bruci di gioia,
Cambi d'umore ma sempre sei traditrice di vita pura,
In ogni tuo passo in ogni tua premura.
Sei sole che riscalda i cuori di uomo.

Come cielo che ancora non dipinto da artista alcuno
Siete donne voi tutte,

Piccoli granelli di sabbia che a miliardi popolano questa terra
Siamo noi uomini tutti.

Noi tutti che possiamo solo ammirarvi
Con la testa tra le mani,
Che sogniamo solo di potervi solo sfiorare.


Mio




Woman
Woman I can hardly express,
My mixed emotion at my thoughtlessness,
After all I’m forever in your debt,
And woman I will try express,
My inner feelings and thankfullness,
For showing me the meaning of succsess,
oooh well, well,
oooh well, well,

Woman I know you understand
The little child inside the man,
Please remember my life is in your hands,
And woman hold me close to your heart,
However, distant don’t keep us apart,
After all it is written in the stars,
oooh well, well,
oooh well, well,

Woman please let me explain,
I never mean(t) to cause you sorrow or pain,
So let me tell you again and again and again,
I love you (yeah, yeah) now and forever,
I love you (yeah, yeah) now and forever,
I love you (yeah, yeah) now and forever,
I love you (yeah, yeah)…..

Friday, 6 March 2009

Visto, Sentito, Provato In Questa Settimana

Una madre con il cuore in mano che parla come chi non si ricorda più cosa vuol dire essere adolescente, che è disperata, che porta la figlia dallo psicologo, che pure lei va dallo psicologo, madre che si commuove. C'è un'atmosfera strana in un aula di udienze, sa di famiglia e di tragedia, odora di speranza e risuona di sincera volontà di aiutare, di voler essere utili. Sa di responsabilità per un futuro che si vorrebbe creare assieme e nella maniera migliore possibile. Li dentro ho visto sentimenti disegnati con movimenti di mani, spiegazioni cortesi quasi come "un scusa" indicate con penna su fogli graffiati di rosso, ho sentito calore in sguardi e parole. Semplice, genuino e puro scambio di emozioni.
Davvero penso che questa gente, dico parte dei professori, seguono, o forse meglio, perseguono un fine che è quanto più altruista possibile, fine perso in una nuvola di solidarietà che probabilmente svanirà senza lasciare nulla in cambio.
Sapete, quella madre mi ha messo tristezza, perché ha dimenticato che l'unica soluzione possibile è quella di parlare alla figlia da pari a pari, portando il suo dolore e la sua preoccupazione chiedendo di avere in cambio la stessa pesante moneta. Provo sconforto nel pensare che l'unica soluzione possibile alla quale è arrivata sia stata quella di privarle ciò che non è emozione, ciò che è oggetto e ciò che è vita. Vorrei dire a quella madre che l'unica cosa che manca a sua figlia è ancora ciò che non ha ancora avuto, che non gli è stato dato. Lei non capirebbe ed ora, forse, sua figlia pure. Ma forse mi sbaglio.

E poi ci sono i "ragazzi" del serale che lo sono nello spirito, ma nella voglia d'apprendere sono ancor più giovani. Certi potrebbero essere mio fratello maggiore, altri quasi mio padre, altri ancora un coetaneo. Li trovo un po' buffi, in senso affettuoso intendo, nel vederli con sgargianti astucci colorati e quaderni improbabili.
Li ammiro perché oggi hanno lavorato sicuramente più di me in qualche azienda oppure in fabbrica e questa sera, come quasi tutte le sere, hanno lasciato la famiglia con magari dei figli oppure una serata con amici per essere qui fin quasi alle undici e mezza a studiare. Tutto per un pezzo di carta, magari richiesto dal padrone, sicuramente non per diletto e piacere, per soldi che in famiglia non sono mai banali come ora lo potrebbero essere per chi come me ha solo se stesso a cui pensare.
Passando tra i loro banconi, leggo la stanchezza fisica e mentale nella luce del monitor attaccata fissa sui loro occhi che sono aperti a fatica, che combattono contro loro stessi per non diventare occhi stanchi come di bambino. Credo che anche loro ora vorrebbero addormentarsi come un tempo con una favola o una dolce ninna nanna.
Sapete, guardo le loro mani indaffarate ad armeggiare mouse e tastiera segnate dall'ingrato incedere del tempo, e non posso non pensare che per ogni cosa c'è un tempo per risuonare, dopo rimane solo il senso che si può dare ad una futile fatica ossia il raggiungimento di un mero traguardo.
Sinceramente spero di non aver trascorso il mio tempo e che le mie fatiche non siano state inutili, e che tutto un giorno sempre più vicino tornerà... ahimè solamente lo spero.

Mio


Dedico questo piccolo post banale e questa sognante canzone a tutti quegli insegnanti che sono anche EDUCATORI e fidatevi non sono pochi!

Wednesday, 4 March 2009

Da Consumarsi Preferibilmente Entro

Credo che sia sempre l'immediato o il futuro prossimo venturo a farci star male non è mai quello, che ne so, che succederà tra anni o mesi che all'anno si avvicinano.

Per me, pensare di vivere senza questa pressione addosso sarebbe meglio non mi aiuta, perché vorrebbe dire che non ho più nulla da aspettare, nulla per fremere, per gioire o per rattristarmi.
Pensare che questa pressione che mi tende dentro come una corda in continua fragile in precaria estensione, alla mia bocca che mi si serra senza comando volontario, alle notti che alla mattina scopro bagnate in un corpo stanco neanche avessi corso neanche che sotto coperte potesse piovere sono sopportazioni che non serviranno a niente o meglio: che non varrà niente, mi fa sentire merce deteriorabile.
Sapete, spero che tutto finirà presto o che tutto venga gettato preferibilmente entro il 07-04-09... almeno così c'era scritto sullo yogurt del mio pranzo ieri. Sapendo già che poi rimpiangerò questa tensione, perché non esiste una tesa tranquillità?
Non avevo mai pensato che in fondo: noi, i nostri sogni, le gioie, gli amori sono tutta merce deteriorabile. Sto pensando ad un modo per conservarli, forse l'unico modo è quello di assorbirli loro in noi per diventare un po' di loro. Peccato che talvolta non basta un semplice cucchiaio.

Mio


PS: ...giuro che sullo yogurt c'era scritto "magro" ok??? :)

Sunday, 1 March 2009

LA, non IN, Libertà

Avevo voglia di riascoltare un po' del buon vecchio Frank Zappa, ed essendo che un ascolto completo in tempi ragionevoli è improponibilebile, mi sono creato una playlist. Proprio cinque minuti fa da quando scrivo è attaccato Willie The Pimp e quel suo giro di accordi iniziali mi impachettato e buttato direttamente nella macchina del tempo destinazione inizio 2005. Io (e sottolineo IO) che con una naturalezza che non mi appartiene faccio piroette mentre cammino sul marciapiede verso casa in una sorta di pseudo danza nativo americana. Che centra direte? Centra che forse la musica è la macchina del tempo, ma i bei ricordi sono ciò che resta quando si vive LA libertà (c'è da dire che la musica si fa trovare spesso a questi appuntamenti).
Ora mi chiedo:
  • Perché non si vive sempre LA libertà?
  • Perché si rimane chiusi in chissà quale oscura stanza?
  • Perché talvolta quello che è nelle nostre mani lo riponiamo nelle tasche scordandoci di averlo e diventa come quelle monete che si trovano prima di fare il bucato?
  • Perché ora non esco e me la prendo LA MIA libertà in questo mondo?
Eppure non è meno facile di fare una piroetta con naturalezza, senza... già, forse è perché ci si pensa. Maledetta ragione!
Voi sapete come si conduce una ragionevole, naturale vita incosciente? Se sì datemi un suggerimento.

Mio


PS: forse dovrei spegnere perché mica sempre i ricordi sono belli... ma (oggi) mi sento forte e quindi CHISSENEFREGA! che poi la musica è sempre bella e merita comunque quando piace.

PPS: Music Is The Best! FZ

Suondtrack: Willie The Pimp -Frank Zappa


Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google