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Friday, 20 May 2011

Noruwei no Mori (Norwegian Wood) -Murakami Haruki


Cos’è stata la lettura di Norwegian Wood? No, comincio dall’inizio.
Ho acquistato questo libro subito dopo aver terminato Dance Dance Dance, libro che ho amato molto e che mi era stato consigliato da un’amica. La scrittura di Murakami Haruki, mi piace perché leggera ma, soprattutto almeno per me, è acqua fresca mi ravviva. Allora come ora che la lettura mi chiama ancora, ora che traggo ancora piacere da ciò che leggo.Dopo un anno e mezzo o giù di li.

Ma parliamo di questo libro, dei personaggi dei tratti salienti che Murakami sa plasmare tra le sue linee scritte. Norwegian Wood libro noir per qualcuno, un libro malinconico, blue, per me. Nel blue non ci ho mai trovato nulla di male, solo, talvolta, da un po’ troppo di contagioso distacco dal mondo. Credo che questo libro dia con estrema acutezza il senso della Vita quando questa lo perde. Quello che ho capito e condivido in questo libro è il senso di fragilità estrema della nostra esistenza. Talvolta un lieve peso in più conduce a quel senso di inutilità che è del tutto personale, dal quale si riesce difficilmente a rifuggire. Indipendente da qualsiasi giudizio esterno, solo noi si può essere felici per noi stessi, nonostante tutti i riscontri positivi o negativi che l’esterno, gli altri, mai ci daranno. Bisogna salvarsi da noi stessi, non avere la minima speranza di essere salvati da altri, la presunzione di salvare altri. Questo credo che sia il senso dei due unici “superstiti”, due personaggi opposti, Reiko e Nakasawa. Opposti come facce di una medaglia, personaggi che per differenti motivi hanno capito, a mio parere, questa lezione. C’è che, invece, come Watanabe che non si rassegna per ciò che non ha potuto fare per il suo grande amore e non si accorge che questo lo conduce lontano dalla Vita ma pure dalla morte. Da altri amori. Vita sospesa tra un senso di responsabilità per Naoko e che impedisce di trovare la felicità piena con Midori. Fluttuante a metà che è quello che si potrebbe chiamare sopravvivere. Un libro fatto di martiri per una causa persa, la redenzione degli altri, la nostra redenzione attraverso gli altri.
Questo è per me Norwegian Wood, si è soli si vive in compagnia e si morirà sempre soli. La possibilità, l’unica per non soffrire, o meglio soffrire il meno possibile, è riuscire a costruire uno schema di condotta personale che non implichi ripensamenti. Perché di rimpianti o rammarichi ce ne sarà sempre qualcuno ma se si sbaglia, almeno, lo si fa bene altrimenti non si impara un granché. ;) Altrimenti ci si trova a vagare senza meta in luoghi prima sconosciuti. Luoghi fisici e mentali non dei più belli.
Credo che questo discorso potrà suonare terribilmente freddo egocentrico e presuntuoso. Sapete, probabilmente lo potrà anche essere ma l’alternativa non è sicuramente migliore o almeno io non ne vedo di migliori. La condivisione totale come elemento fondante di una crescita personale non credo che sia corretta per noi in primis, il riscontro degli altri ancor meno. Ma, di contro, credo che entrambe siano indispensabili per una crescita collettiva (di coppia o sociale) del tutto non secondari. Questo, per me, è il messaggio di questo libro. Chi riesce a trovare la pace in se stesso, la sua pace personale, troverà la sua meta. Effimera, consistente, condivisibile o rigettabile. Non conta. Poi la Vita, già di per se, non fa prigionieri, se poi noi ci si costruisce prigioni si gioca contro noi stessi.
Da evaso e continuo fuggiasco talvolta penso a che senso abbia tutto questo mio incespicare racchiuso in due esili parentisi che non ho deciso di tracciare tracciate.

Mio


PS: ed io che te lo volevo regalare a te! Mi è andata male... ;)
PPS: anche "L'arte di correre", sempre di Murakami Harauki non è male... ma io preferisco la bicicletta. Ah la bicicletta :.(

PPPS: allora Miss Refuso :P ho corretto il nome e altre cose, sicuramente me ne sono scappate altre ma ci ho la testaccia stanca questa sera... che poi, chissà perché, a me MI piace "lasciare gli errori" anche se non è bello e rispettoso per chi legge... 

Sunday, 20 December 2009

Perestrojka -Mikahil Gorbaciov

[...]
Conclusione

Ora è tempo di terminare... Solo poche parole di conclusione. Sono profondamente convinto che il libro non sia ancora finito e che non possa essere finito. Deve essere completato da azioni pratiche ideate per realizzare gli scopi che ho cercato francamente di descrivere in queste pagine.
La nostra ristrutturazione [perestroijka n.d.M] on è ne facile ne agevole. Noi valutiamo criticamente ogni passo compiuto, giudichiamo noi stessi in base ai risultati pratici e ci rendiamo conto che quanto appare accettabile e sufficiente oggi, domani potrà essere superato.
Gli ultimi due anni e mezzo ci hanno dato molto. I prossimi anni, forse già i prossimi mesi, vedranno nuove mosse non tradizionali. Nel corso della ristrutturazione noi ampliamo e chiariamo le nostre nozioni sul passato, sul presente e futuro del socialismo. Stiamo riscoprendo noi stessi. Tutto ciò è stato fatto, come già osservato, non per colpire l'immaginazione, <> e ottenere applausi. Noi siamo motivati dalle idee della Rivoluzione d'Ottobre del 1917, dalle idee di Lenin, dagli stessi interessi del popolo sovietico.
Noi riteniamo che i risultati della ristrutturazione apporteranno benefici anche alle relazioni internazionali, includendo quelle sovietico-americane. Il nuovo pensiero politico è un imperativo dei tempi.
L'umanità si trova di fronte a grandi pericoli. Vi sono anche troppi elementi di contrapposizione, ma le forze che vogliono e possono arrestare e superare lo scontro stanno acquistano energia e ampiezza sotto i nostri occhi.
Passare dal sospetto e dall'ostilità alla fiducia, da un <> a un equilibrio della ragione e della buona volontà, dai ristretti egoismi nazionalistici alla cooperazione... ecco ciò che proponiamo. E' lo scopo delle nostre iniziative di pace, e per questo scopo continueremo a prodigarci instancabilmente.
Nel mondo c'è un grande desiderio di comprensione e di comunicazione reciproche. E' sentito tra i politici, va acquistando slancio tra gli intellettuali, tra i rappresentanti della cultura e tra l'opinione pubblica mondiale. E se la parola russa <> è entrata con tanta facilità nel lessico internazionale, ciò è dovuto all'interesse più che giustificato per quanto sta accadendo nell'Unione Sovietica. Oggi tutto il mondo ha bisogno di ristrutturazione, cioè di un'evoluzione progressista, di una trasformazione fondamentale.
I popoli lo sentono e lo comprendono. Devono trovare un orientamento, capire i problemi che assillano l'umanità, scoprire come dovranno vivere nel futuro. La ristrutturazione è una necessità per un mondo che trabocca di armi nucleari, per un mondo assillato da gravi problemi economici ed ecologici, oppresso dalla povertà, dall'arretratezza e dalle malattie, per una razza umana che si trova di fronte alla necessità di sopravvivere.
Noi siamo tutti studenti e i nostri insegnanti sono la vita e il tempo. Io credo che un numero sempre maggiore di persone finirà per comprendere che tramite la ristrutturazione nel senso più ampio della parola l'integrazione del mondo avrà tutto da guadagnare. Quando avremo ottenuto buoni voti dalla nostra maestra più importante, la vita, entreremo nel XXI secolo ben preparati e sicuri di compiere altri progressi.
Noi vogliamo che la libertà regni suprema nel mondo durante il prossimo secolo. Vogliamo che la competizione pacifica fra i diversi sistemi sociali si sviluppi senza impedimenti, vogliamo incoraggiare la cooperazione anziché lo scontro e la corsa agli armamenti. Vogliamo che i popoli di ogni paese godano di prosperità, benessere e felicità. La via per realizzare tutto questo passa attraverso un mondo non violento e senza armi nucleari. Noi ci siamo avviati su questa strada e invitiamo gli altri paesi e le altre nazioni a seguirci.
Mikhail Gorbaciov


Visionario? Pazzo? Profeta? No, nulla di questo semplicemente una persona che aveva capito tutto o quasi con vent'anni di anticipo o poco più.
Sapete mi chiedo se in Italia ora ci sia bisogno di una ristrutturazione o di una ricostruzione. Sapete, credo che molte delle cose che ho evidenziato in grassetto appartengano solo a rare tracce della nostra società.
Se vi capita tra le mani su una bancarella di libri usati comperatelo perché non è più in stampa e perché ne vale ASSOLUTAMENTE la pena e il discorso non è politico - magari lo fosse - ma di educazione sociale, nel primo caso ci sarebbero meno problemi nel mondo!

Questa, per me, non è utopia!

Mio






Monday, 16 November 2009

Manuale del guerriero della luce -Paulo Coelho

Mi risulta difficile parlare di questo libro perché libro non è, almeno non solo. E' appunto un manuale e quindi prevede anche una mera consultazione. Di solito le consultazioni si basano su criteri deterministici, ossia cerco ciò che mi serve. Qui non funziona così. Bak, che gentilmente mi ha consigliato questa lettura, mi scrisse che lui lo consultava con un criterio randomico. Ossia apriva a caso e leggeva rifletteva. Ascoltava. Aveva ragione, funziona davvero e qualcosa si trova sempre.
In questo post ho voluto inserire alcuni pensieri, molto pochi per la verità, certi li condivido avendoli vissuti, altri vorrei raggiungerli, altri mica li avevo pensati prima.
Spero che questi accenni vi facciano venir voglia di leggere questo libricino prezioso prezioso.
Grazie del consiglio Bak, certo che ne sai tu!!!

Mio

PS: scusate se infesto i miei post di ORRORI ortografici. Fatemeli notare senza pietà, grazie!!!

Tutte le strade del mondo conducono al cuore del guerriero: egli s'immerge senza esitazioni nel fiume di passioni che scorre sempre attraverso la vita.
Il guerriero sa che È libero di scegliere ciò che desidera: le sue decisioni sono prese con coraggio, distacco e, talvolta, con una certa dose di follia. Accetta le proprie passioni, e le vive intensamente. Sa che non È necessario rinunciare all'entusiasmo delle conquiste: esse fanno parte della vita, e ne gioisce con tutti coloro che ne partecipano. Ma non perde mai di vista le cose durature, e i solidi legami creati attraverso il tempo. Un guerriero sa distinguere ciò che È transitorio da quello che È definitivo.


Un guerriero della luce crede nel principale insegnamento dell'I Ching; "La perseveranza È favorevole."

Egli sa che la perseveranza non ha niente a che vedere con l'insistenza. Ci sono periodi in cui i combattimenti si prolungano oltre il necessario, esaurendo le forze e indebolendo l'entusiasmo.
In quei momenti, il guerriero riflette: "Una guerra che si prolunga finisce per distruggere anche il vincitore.
Allora ritira le proprie forze dal campo di battaglia, e si concede una tregua. Persevera nella volontà…, ma sa aspettare il momento migliore per un nuovo attacco.
Un guerriero torna sempre a lottare. Non lo fa mai per caparbietà, ma perché‚ nota il cambiamento nel tempo.


Un guerriero della luce sa che alcuni momenti Si ripetono.

Spesso si ritrova davanti a problemi e situazioni che ha già affrontato. Allora si sente depresso, e pensa di essere incapace di progredire nella vita, giacché‚ i momenti difficili si sono ripresentati.
"Questo l'ho già passato," si lamenta con il suo cuore.
"E' vero, l'hai vissuto," risponde il cuore. "Ma non l'hai mai superato."
Il guerriero allora comprende che il ripetersi delle esperienze ha un'unica finalità: insegnargli quello che non vuole apprendere.


Un guerriero della luce fa sempre qualcosa fuori del comune.

Può ballare per la strada mentre si reca al lavoro, guardare negli occhi uno sconosciuto e parlare di amore al primo incontro, difendere un'idea che può sembrare ridicola. I guerrieri della luce si permettono simili cose.
Egli non ha paura di piangere per antiche pene, o di gioire per nuove scoperte. Quando sente che È giunto il momento, lascia tutto e parte per l'avventura tanto sognata. Quando capisce di essere al limite della resistenza, abbandona il combattimento, senza colpevolizzarsi per aver fatto un paio di follie inaspettate.
Un guerriero della luce non passa i giorni tentando di rappresentare il ruolo che altri hanno scelto per lui.


I guerrieri della luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.

Essi vivono nel mondo, fanno parte della vita di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente.
Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, e a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato.
Per questo sono guerrieri della luce. Perché‚ sbagliano. Perché‚ si interrogano. Perché‚ cercano una ragione: e certamente la troveranno.


Un guerriero della luce studia con molta attenzione la posizione che intende conquistare.

Per quanto il suo obiettivo sia difficile, esiste sempre una maniera di superare gli ostacoli. Egli verifica i cammini alternativi, affila la sua spada, e cerca di colmare il proprio cuore con la perseveranza necessaria per affrontare la sfida.
Tuttavia, a mano a mano che avanza, il guerriero si rende conto che esistono difficoltà… di cui non aveva tenuto conto.
Se rimane ad aspettare il momento ideale, non uscirà mai da quel luogo; È necessario un pizzico di follia per compiere il passo successivo.
E Così il guerriero utilizza un briciolo di pazzia. Perché, in guerra e in amore, non È possibile prevedere tutto.


Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.
Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.
Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.
Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.
Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere un guerriero della luce.
Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.
Ogni guerriero della luce ha detto "sì" quando avrebbe voluto dire "no".
Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.
Perciò• È un guerriero della luce: perché‚ ha passato queste esperienze, e non ha perduto la speranza di essere migliore.


Un guerriero della luce non rimanda le sue decisioni.
Egli riflette a lungo prima di agire. Considera il proprio addestramento, la propria responsabilità e il proprio dovere di maestro. Cerca di mantenere la serenità, e analizza ogni mossa come se fosse la più importante.
Tuttavia, nel momento in cui prende una decisione, il guerriero agisce: non ha più alcun dubbio su ciò che ha scelto n‚ cambia rotta se le circostanze sono diverse da come le immaginava.
Se la decisione è giusta, vincerà il combattimento, anche se dovesse durare più del previsto. Se È sbagliata, sarà sconfitto e dovrà ricominciare tutto da capo, con più saggezza.
Ma un guerriero della luce, quando comincia, va fino alla fine.


Quando un guerriero subisce un'ingiustizia, generalmente cerca di restare da solo: per non mostrare il proprio dolore agli altri.
E' un comportamento positivo e negativo nello stesso tempo.
Una cosa È lasciare che il cuore curi lentamente le proprie ferite. Un'altra È sprofondare nella meditazione tutto il giorno, per paura di sembrare debole.
In ciascuno di noi
esistono un angelo e un demonio, e le loro voci sono molto simili. Dinanzi alla difficoltà, il demonio alimenta questa conversazione solitaria, cercando di mostrarci come siamo vulnerabili. L'angelo ci fa riflettere sui nostri atteggiamenti, e a volte ha bisogno di una bocca per manifestarsi.
Un guerriero sa equilibrare solitudine e dipendenza.


Un guerriero della luce ha bisogno di amore. L'affetto e la tenerezza fanno parte della sua natura, quanto il mangiare, il bere e il piacere del Buon Combattimento. Quando il guerriero non si sente felice davanti al tramonto, c'è qualcosa di sbagliato.
In quel momento, interrompe il combattimento e va in cerca di compagnia, per assistere insieme ali imbrunire.
Se ha difficoltà nel trovarla, si domanda: "Ho avuto paura di accostarmi a qualcuno? Ho ricevuto affetto, e non l'ho capito?"
Un guerriero della luce usa la solitudine, ma non ne viene usato.


A volte il guerriero della luce si comporta come l'acqua, e fluisce fra gli ostacoli che incontra.
In certi momenti, resistere significa venire distrutto. Allora egli si adatta alle circostanze. Accetta, senza lagnarsi, che le pietre del cammino traccino la sua rotta attraverso le montagne.
In questo consiste la forza dell'acqua: non potrà mai essere spezzata da un martello, o ferita da un coltello. La più potente spada del mondo non potrà mai lasciare alcuna cicatrice sulla sua superficie.
L'acqua di un fiume si adatta al cammino possibile, senza dimenticare il proprio obiettivo: il mare. Fragile alla sorgente, a poco a poco acquista la forza dagli altri fiumi che incontra.
E, a partire da un certo momento, il suo potere È totale.


Il guerriero della luce presta attenzione alle piccole cose, perché esse possono risultare ostacoli difficili.
Uno spino, per piccolo che sia, fa interrompere la marcia al viaggiatore. Una piccola cellula invisibile può distruggere un organismo sano. Il ricordo di un istante di paura nel passato ridesta ogni mattina la vigliaccheria. Una frazione di secondo apre la guardia al colpo fatale del nemico.
Il guerriero sta attento alle piccole cose. A volte È duro con se stesso, ma preferisce comportarsi in questa maniera.
"Il diavolo si nasconde nei dettagli," dice un vecchio proverbio della Tradizione.


Per il guerriero della luce non esiste amore impossibile.
Egli non si lascia intimidire dal silenzio, dall'indifferenza, o dal rifiuto. Sa che, dietro la maschera di ghiaccio che usano gli uomini, c'è un cuore di fuoco.
Perciò il guerriero rischia più degli altri. Ricerca incessantemente l'amore di qualcuno, ancorché‚ ciò significhi udire spesso la parola no, tornare a casa sconfitto, sentirsi rifiutato nel corpo e nell'anima.
Un guerriero non si lascia spaventare quando insegue ciò di cui ha bisogno. Senza amore, egli non È nulla.


Il guerriero della luce crede. Poiché‚ crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché‚ ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la sua vita comincia a mutare. Poiché‚ È sicuro che incontrerà l'amore, l'amore compare. Di tanto in tanto, si sente deluso. A volte, si addolora. E allora sente i commenti: "Com'è ingenuo!"
Ma il guerriero sa che ne vale il prezzo. Per ogni sconfitta, ha due conquiste a suo favore.
Tutti coloro che credono lo sanno.


Gli amici del guerriero della luce gli domandano da dove provenga la sua energia.
Egli risponde: "Dal nemico occulto."
Gli amici gli chiedono chi sia.
Il guerriero dice: "Qualcuno che non possiamo ferire.
Pu• essere un bambino che lo ha sconfitto durante un litigio nell'infanzia, l'innamorata che lo ha lasciato a undici anni, l'insegnante che lo chiamava "asino". Quando È stanco, il guerriero Si ricorda di non avere ancora visto il suo coraggio.
Egli non pensa alla vendetta, perché‚ il nemico occulto non appartiene più alla sua storia. Pensa soltanto a migliorare la propria abilità, affinché‚ la fama delle sue imprese faccia il giro del mondo e giunga alle orecchie di chi lo ha addolorato in passato.
Il dolore di ieri È la forza del guerriero della luce.


Allora io ripeto: i guerrieri della luce si riconoscono dallo sguardo. Si trovano nel mondo, fanno parte del mondo, e al mondo sono stati inviati senza bisaccia e senza sandali. Molte volte sono dei codardi. Non sempre agiscono nella maniera Giusta. I guerrieri della luce soffrono per stupidaggini, si preoccupano di cose meschine, si reputano incapaci di crescere. Talvolta si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo. I guerrieri della luce sovente si domandano che cosa stiano facendo qui. Molte volte pensano che la loro vita non abbia alcun significato. Perciò sono guerrieri della luce. Perché‚ sbagliano. Perché‚ si interrogano. Perché‚ continuano a ricercare un significato. E finiranno col trovarlo.


Il guerriero della luce deve sempre avere scolpite nella mente le cinque regole del combattimento, scritte da Chuan Tzu tremila anni fa La fede. Prima di affrontare una battaglia È necessario credere nel motivo della lotta.Il compagno. Scegli i tuoi alleati e impara a lottare in compagnia, perché nessuno vince una guerra da solo. Il tempo. Una lotta in inverno È diversa da una in estate; un buon guerriero presta attenzione al momento giusto per entrare in battaglia. Lo spazio. Non si lotta nella stessa maniera in una gola o in una pianura. Pensa a ci• che esiste intorno a te, e al modo migliore di muoverti. La strategia. Il miglior guerriero È colui che pianifica il proprio combattimento.



Il guerriero della luce si preoccupa di coloro
che pensano di conoscere il cammino.
Questi sono così fiduciosi nella propria capacità di decidere da non avvertire l'ironia con cui il destino scrive la vita di ogni essere umano: e protestano ogniqualvolta l'inevitabile bussa alla porta.
Il guerriero della luce ha i suoi sogni. Sono i sogni a farlo procedere. Ma egli non commette mai l'errore di pensare che il cammino sia facile e la porta sia larga. Sa che l'Universo funziona in modo identico a quello dell'Alchimia. "Solve et coagula," dicevano i maestri. "Concentra e disperdi le tue energie, secondo la situazione."
Ci sono momenti in cui È necessario agire, e altri in cui si deve accettare. Il guerriero sa fare questa distinzione.


Il guerriero della luce sente commenti del tipo: "Non voglio parlare di certe cose, perché gli uomini sono invidiosi.
Nell'udire ciò il guerriero ride. Se non accettata, l'invidia non può causare alcun danno. L'invidia fa parte della vita, ed È necessario che tutti imparino a fronteggiarla.
Eppure, raramente egli parla dei suoi piani. E talvolta gli altri pensano che abbia paura dell'invidia.
Ma il guerriero sa che, ogni volta che parla di un sogno, usa un po' dell'energia di questo sogno per esprimersi. E se ne parla tanto, corre il rischio di sprecare tutta l'energia necessaria per agire.
Un guerriero della luce conosce il potere delle parole.


Il guerriero della luce sa perdere. Egli non tratta la sconfitta con indifferenza, pronunciando frasi come: "Be', non era poi tanto importante", o: "Per la verit…, non lo desideravo neppure". Accetta la sconfitta come tale, e non tenta di trasformarla in vittoria.
Patisce il dolore delle ferite, l'indifferenza degli amici, la solitudine della perdita. In quei momenti, dice a se stesso: "Ho lottato per qualcosa, e non ce l'ho fatta. Ho perduto la prima battaglia.
Questa frase gli infonde nuove forze. Egli sa che nessuno vince sempre, ed È in grado di distinguere le proprie azioni corrette dagli errori.


Il guerriero della luce si concentra sui piccoli miracoli della vita quotidiana.
Se sa vedere ciò che È bello, È perché ha la bellezza dentro di se, giacché il mondo È uno specchio che rimanda a ogni uomo il riflesso del suo viso. Pur conoscendo i propri difetti e limiti, il guerriero fa il possibile per mantenere il buon umore nel momenti di crisi.
In fin dei conti, il mondo sta facendo ogni sforzo per aiutarlo, quantunque tutto ci• che lo circonda sembra affermare il contrario.


Il guerriero sa che, in tutte le lingue, le parole più importanti sono quelle piccole: "Si", "Amore", "Dio".
Sono parole che si pronunciano con facilità e colmano giganteschi spazi vuoti.
Esiste tuttavia una parola, anch'essa molto piccola, che molti hanno difficoltà a pronunciare: "No."
Chi non dice mai di no, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il "no" porta con se la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale.
Il guerriero non cade in questa trappola. Ci sono momenti in cui, nel dire "si" agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, stia dicendo "no" a se stesso.
Perciò non pronuncia mai un "si" con le labbra, se il suo cuore sta dicendo "no".



Tuesday, 15 September 2009

Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino

Prima o poi doveva accadere, lo sentivo in ogni lettura precedente di questo grandioso scrittore. Il presentimento si è manifestato in questo libro: PURTROPPO NON LO HO CAPITO!
Le due precedenti letture: "Il visconte dimezzato" e "Il sentiero dei nidi di ragno" subito mi avevano lasciato un po' di amaro in bocca perché la loro comprensione è arrivata alla fine e non durante, la mia negligenza nel cogliere i messaggi celati (ma anche manifesti :) ) mi ha portato al punto interrogativo che ho assegnato a mia ideale copertina a questo libro.
Calvino, a mio avviso, ha un grandissimo pregio: riesce a scrivere in maniera molto semplice ed immediata senza fronzoli, diretta ed esplicita ma in quelle parole riesce, con mimesi straordinaria, a nascondere, e perché no confondere, messaggi su livelli di sensibilità differenti. Io mi sono sempre fermato ahimè al primo.
Voi direte: "Ma che te lo leggi a fare allora?", be' lo leggo perché bello lo è sempre e poi perché me lo ha consigliato Bak il che è una garanzia e poi, il consiglio, è stato pure rettificato da Dressel. Ditemi voi se potevo non leggerlo?

Due paroline vorrei però tentare di metterle, non sulla trama naturalmente, ma sul contenuto criptato che non sono riuscito a svelare.
Pronti? Ci provo oK? Mi raccomando smentitemi perché altrimenti mi sembrerà di aver capito troppo! :) Credo che questo libro voglia mettere in luce come nella vita le esperienze siano diverse sempre ma che questo non derivi necessariamente, almeno all'inizio, da qualcosa di particolare o speciale (le carte, i tarocchi e gli arcani non cambiano), ma da come si riesce a leggere la vita e le situazioni che ci accadono attorno. Credo che in questo libro venga mostrato che il destino non sia un qualcosa di rigido e predestinato, ma piuttosto un filo di una trama che noi si tesse. Si chiama destino o caso o fato che sia la mancanza di controllo completo della realtà. Il non riuscire a valutare le conseguenze partendo dal compimento delle azioni. La comprensione di tutto è chiara solo quando il gioco è finito, quando tutto si ferma e le carte in mano ad ogni giocatore si sono esaurite. a quel punto come in una magia compare ciò che è stato e perché è accaduto in quel susseguirsi di eventi.

Oddio, rileggendo e ripensando a ciò che ho scritto mi vien da pensare che non c'era solo latte e caffè nella tazza questa mattina...

Vorrei ancora ringraziare Bak per il consiglio letterario, grazie davvero! Magari dimmi tu qualcosa di più. L'altro, quello che mi ha consigliato, quello che si può leggere aprendo a casaccio le pagine, è davvero interessante!
Ora vi saluto consigliandovelo perché un libro lascia sempre qualcosa anche quando ci si ritrova di fronte un grosso punto interrogativo.

A presto,

Mio

Sunday, 9 August 2009

Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber

Quando mi è stato consigliato mi è stato detto essere un libro che parla di donne ho voluto leggerlo per capire e sperando di trovare un piccolo ritaglio delle vostre emozioni, della vostra intimità, fragilità e forza. (scusate se uso il "vostra" per indicarvi tutte...)
Ho cominciato questo libro come una piccola ricerca personale in un universo che si potrebbe scambiare per galassia. Che l'uomo, il maschio, almeno una volta nella sua vita erronaeamente ha creduto essere tale.
Tre sono a mio avviso i personaggi femminili principali, si racchiudono l'una nell'altra come una matriosca. Sugar il ponte tra gli estremi, Sophie la genesi nel guscio più interno, Agnes esternamente mostra la sua natura più pura nei momenti di libertà che alcuni dicono essere una patologia di nome pazzia.
L'innocenza della fanciullezza di Sophie dipinta dalla curiosità e dalla sincerità, dalla sensibilità estrema che crescendo, talvolta, lascia i bambini. Il cinismo calcolatore di una giovane donna, Sugar, che ha vissuto la fanciullezza solo per la breve durata di un soffio troppo poco per ricordarla, lasciando il posto ad una sensibilità attivabile a comando qualora il mestiere lo richieda. La libertà folle di Agnes, libertà di chi non conosce altra dimensione se non la propria, fatta di rivendicazioni contro mode ed etichette. Contro i bagli imposti a chi "è troppo debole". Poi c'è lui, il maschio della storia, William. Un uomo adulto che non vuole crescere, che crederà di essere cresciuto crogiolandosi in questa illusione. L'unica cosa che è in grado di gestire sono le attività della sua azienda di profumi, solo cose inanimate.
Sarebbe stupido, o quantomeno riduttivo, generalizzare ciò che è contenuto in queste pagine scritte con grande precisione nella descrizione di ambienti e con notevole maestria per il modo con cui viene cucito un carattere su un volto o un corpo in questa Londra di fine '800, eppure non posso negare di aver pensato che anche oggigiorno è così che gira il mondo.
Voi ora mi chiederete: "Dai sentiamo come gira...", beh generalizzando, anche se non proprio, semplicemente "gira" che l'uomo, il maschio, è un essere intrinsecamente prepotente, cinico, spietato, insensibile. Il suo passato non inciderà mai sul suo presente e quindi non sul suo futuro. Una vita agiata non modificherà in meglio la sua natura di bruto. Non così semplicemente e non così in generale, "gira" che una vita di stenti e dolore può indurire soltanto temporaneamente la corazza di protezione di una qualsiasi donna. Credo che purtroppo la fragilità sia per voi assieme la condanna, l'assoluzione e la via di fuga da questo mondo fatto di miserie. Vorrei sbagliarmi per quanto riguarda la prima, ma purtroppo guardandomi attorno non riesco a dimostrare il contrario.
Mentre leggevo questo libro, fino dalle primissime pagine, mi saltellava nella mente una canzone di John Lennon (che ho messo a corredo in questo post): sì John, concordo. Tra una riga e l'altra mi tenevano compagnia due parole che, come nascoste in secondo piano su un rigo invisibile, si legavano a quelle del libro erano quel: "Sensibile Egoista" del post precedente. Sapete, credo che questa condizione nella sua interezza e stabilità vi sia completamente preclusa. Solo il maschio, l'uomo, può accedervi riuscendo a mantenerla riuscendoci indenne barcamenandosi tra un pizzico di falsa sensibilità e un'enormità d'insensibilità.

Vorrei ringraziare Museum (ma anche qui)per il consiglio letterario, mi è piaciuto ed è stato molto interessante e potrei anche osare dire istruttivo! GRAZIE!!!

Mio


Woman is the nigger of the world (Yoko Ono & John Lennon)

Woman is the nigger of the world
Yes she is... think about it
Woman is the nigger of the world
Think about it... do something about it

We make her paint her face and dance
If she won't be a slave,
we say that she don't love us
If she's real,
we say she's trying to be a man
While putting her down we pretend that she's above us

Woman is the nigger of the world.. yes she is
If you don't believe me, take a look
at the one you're with
Woman is the slave of the slaves
Ah, yeh... better scream about it

We make her bear and raise our children
And then we leave her flat for
being a fat old mother hen
We tell her home
is the only place she should be
Then we complain that she's too unworldly
to be our friend

Woman is the nigger of the world... yes she is
If you don't believe me,
take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yeh (think about it)

We insult her every day on TV
And wonder why she has
no guts or confidence
When she's young,
we kill her will to be free
While telling her not to be so smart
We put her down for being so dumb

Woman is the nigger of the world
Yes she is...
If you don't believe me,
take a look at the one you're with
Woman is the slave to the slaves
Yes, she is...
If you believe me, you better scream about it

We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance
We make her paint her face and dance



Thursday, 4 June 2009

Tempo di Realtà

Certe vote nelle ultime pagine di un libro puoi trovare parole che ti portano lontano nel tempo e nello spazio, in luoghi cari ma inesorabilmente morti, a tempi definiti ma definitivamente andati.
Certe volte nelle ultime pagine di un libro trovi ciò che hai scoperto essere l'unica cosa che conta, ma che ora è troppo presto per "farla contare". Sai che è già tardi perché il tempo non aspetterà, sai che il tuo tempo era perso allora perché tu l'avevi lasiciato fuggire.

Credo che ognuno abbia un posto nel quale ritornare per poi da li partire, sono ritornato ed ho voglia di partire.
-Roberto, - sussurai. - E' mattina.

Lasicami il soffio del mio ultimo sonno. Realtà sto venedo da te, non ti devi preoccupare.

Mio


Non so a me regala una dimensione di realtà e sogno la stessa che ho nelle dormiveglie dove tutto è possibile, tutto è reale nella sua illogica realtà

A Kathmandu -Rino Gaetano



PS: thanks ;)

Friday, 29 May 2009

On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

E' un libro strano, almeno per me, questo. E' un libro che non credo di aver capito fino in fondo, nell'intimo. E' sicuramente un libro speciale, racconta cose che non si credevano possibili, storie che probabilmente sono vere e miti che probabilmente non sono mai esistiti.
Spole tra est e ovest per poi riconquistare ancora mete su quell'asse mitico di un'America fatta di sogni che in realtà erano (sono?) dure realtà fatte di miseria fatte di totale assenza di speranze.
Questo libro parla di Viaggio, si con la "V" maiuscola, perché è di condivisione, di amicizia, di passioni comuni di ricerca disperata e talvolta esasperata oltre ogni limite, sul filo del rasoio a velocità folle su macchine improvvisate o con passaggi improbabili. Senza meta reale senza tetto certo sotto cui restare quando il sonno chiama violento.
Però qualcosa mi sfugge lo sento, mi sfugge il perché quella gioventù bruciava, la stessa gioventù che ora è solo un fuoco soffocato che stenta ad ardere nonostante ci si a un vento terribile, ora fuori. Perché tutto è così fermo perché nessuno viaggia? Ed io, ho gia non-dato?
E' un libro strano, perché parla di pazzia, parla di Dean che forse è l'unico che pazzo lo è realmente, perché nella pazzia c'è la libertà, perché la pazzia scevra da patologie contro se stessi e gli altri è l'essenza stessa dell'uomo. E' creatività assoluta è ciò che non si riesce ad essere contro il nostro essere ciò che si è, realmente. Già Dean, sguardo basso contro il mondo a mordere la strada a cercarne la fine da un oceano all'altro a tutta velocità, avanti e ancora avanti se tutto era normalità, a fermarsi con chi non ti saresti mai aspettato prrima, quando il viaggio cambia rotta giù a sud, verso il Messico, nel ventre dell'America.
Sulla strada forse è l'unico posto dove stare, perché sulla strada non si è mai fermi ma inevitabilmente si è anche un po' più soli.

Mio

Monday, 4 May 2009

How To Be Good (Come Diventare Buoni) -Nick Hornby

Prima di cominciare a leggere questo libro mi chiedevo se sarebbe stato interessante e coinvolgente come Alta Fedeltà, scritto sempre da Nick Hornby e da me letto un paio di mesi fa, ebbene non sono rimasto deluso, anzi, ho apprezzato ancor di più l'autore. Credo che sia più semplice, ma non facile, scrivere di sensazioni e di pensieri di uomini se uomini, nel senso di genere, lo si è anche nella vita. da questo punto di vista, in Alta Fedeltà, ho potuto apprezzare, anche se con alcune riserve che ritengo abbastanza stereotipate, l'abilità e la sensibilità di questo autore. Nel leggere Come Diventare Buoni sono rimasto incantato dal modo nel quale riesce a descrivere il pensiero femminile che sarà invaso da stereotipi pure questo (l'oggettività non è femmina!) ma che, come il precedente, credo riesca a cogliere la sostanza del pensiero e dell'agire. Per quanto ce ne capisco io di voi esseri che mica siete umani, perché se noi uomini lo si è voi siete diverse siete molto di più, è che la noia è la vostra morte interiore ed è che da essa, giustamente (!) fuggite sempre e che questo è dirompente e che questo se noi si è un po' meno stupidi ci fa cambiare dentro, in meglio.
Cercando tra le righe il messaggio di Hornby mi sono imbattuto in vicende che trovo davvero reali nella descrizione e nella loro verità, purtroppo e/o per fortuna è così che molto spesso va il mondo ma non necessariamente sempre andrà a finire così, se la comunicazione tra due persone che si vogliono bene è reciproca e non è un muro contro muro in certe situazioni non si cadrà mai.
Credo che certe volte non serva incontrare un DJ BuoneNuove per aprirci le porte delle percezioni personali sulla nostra vita interiore nei confronti di un partner o di una persona cara amico o famigliare che sia. Certe volte il DJ BuoneNuove è ben nascosto in loro, mimetizzato sotto una dura corazza oppure dietro una fuga dai nostri sentimenti; la mancanza di qualcuno così come la presenza di una nuova persona davvero speciale sono, per me, due facce della stessa medaglia.
Sapete io credo di essere diventato più buono, al pari del protagonista, dopo una rottura drastica con un passato che viveva avizzito nel presente, un passato che poteva essere radioso futuro che però non è mai sorto. Ben inteso: non ho la pretesa di essere diventato buono in maniera assoluta ok?!, dopo la fuga del mio DJ BuoneNuove, ho capito definitivamente ciò che conta e cosa significa stare bene. Stare bene, per me, è lo strumento per diventare buoni, se non si sta bene si può "curare" chiunque con la stessa devozione Maria Teresa di Calcutta faceva con i poveri ma buoni non lo si è. Invece se si sta bene con se stessi ogni gesto sarà inzuppato d'amore come i biscotti con il caffè la mattina che non sono biscotti che non è caffè e neppure mattina, è TUTTO... scusate divago. Passione e intima bontà sono un qualcosa di libero gratuito e contagioso a tal punto da invadere l'animo di chi sarà toccato dal gesto da chi ci starà attorno. Credo che bisogna riuscire a volersi bene (il dovere di darsi piacere come diceva una che ce ne capisce...) prima di tutto, e questo non è, almeno per me, facile. Trovare i propri spazi in nella propria vita è complicato, nella vita di coppia è ancor più arduo, ma non impossibile ma sicuramente molto molto più bello. Credo che il saper ascoltare e l'ascoltarsi così come il saper comunicare (ahimè!) sia fondamentale. Vivere la vita da turisti in una vita che in coppia può essere sempre vacanza è la più introvabile delle chimere, eppure, ne sono convinto, esiste.
Mi permetto di dare un consiglio di lettura o meglio un avviso di buona lettura a chi passerà di qui: leggete Nick Hornby, perché comunque vada anche se magari non vi affascinerà come è stato per me, se non altro vi farà riflettere sul modo con cui molte persone, ma non tutte, compiono determinate scelte. Merita davvero!
E' per me un piacere ringraziare Museum per i suoi autorevoli consigli letterari (tra cui rientra il mio Hornby fino ad ora... altri titoli?) , grazie di avermi fatto scoprire Hornby. Mi piace davvero!
A presto,

Mio

Tuesday, 14 April 2009

Psicomagia -Alejandro Jodorowsky

Prima di tutto ringrazio Bak per il consiglio letterario che mi ha fatto veramente piacere, mi ha davvero interessato!
Questo delizioso libro contiene il pensiero di Alejandro Jodorowsky in merito a quello che potrebbe essere definito come un approccio surrealista alla psicoanalisi, la psicomagia.
Dopo aver visto alcuni video in internet che mostravano la pratica di questa disciplina sono rimasto affascinato e incuriosito ma, come spesso mi accade con certe materie di studi, pure restio e diffidente nei risultati che venivano mostrati; quindi alla prima occasione utile eccomi proiettato in libreria a cercare il testo e, dopo aver finito Kim (purtroppo non riesco a leggere in multitasking :( ), ho cominciato a divorarlo lentamente.
Sono stato subito colto dal pensiero che, erronaemente, credevo appartenere a qualcosa di poco scientifico o comunque poco formalizzato, ma poi mi sono ricreduto sulla base delle mie esperienze personali. Dopo poche pagine, poche risposte alle domande dell'intervistatore c'era assonanza di pensiero e ho trovato parole che esprimevano ciò che in me era solo qualcosa di offuscato e nebuloso. Parole di paure, timori, sogni ed emozioni. Ben inteso non è che mi è stat aperta una via ma mi è stato mostrato qualcosa che prima non ponderavo: ponendomi quesiti e miettendomi di fronte a certi aspetti interiori che da tempo mi tediano non poco. In tal senso, e non solo, la lettura è stata incredibilemte stimolante.
Leggendo questo libro ho avuto la conferma su certezze che ormai credo ineluttabili, la prima di queste è che noi siamo il nostro più grande problema, noi siamo la nostra più grande, facile ed unica soluzione. Nulla più.
Non so se con queste poche e povere parole vi convincerò nella lettura, spero che i link qui inseriti possano fare di meglio e poi confido sempre nella vostra curiosità che riesce a bilanciare sempre qualsiasi mia defezione.
Tra non molto vorrei scriver un post liberamente ispirato da questa lettura sulle riflessioni che sono nate in me. Certe centrano altre esulano dal contenuto del libro ma personalmente ci ho visto molta correlazione.
A presto quindi,

Mio


PS: Grazie dell'invito Bak! Devo rivedere un paio di cose e poi lascerò qui, e se vorrai pure da voi ma richiederà un po' di tempo, un frammento della mia testimonianza.


Thursday, 9 April 2009

Kim -Rudyard Kipling

Lo ho letto perché volevo capire meglio il personaggio di Kim ne: "Il sentiero dei nidi di ragno" di Calvino. Quel Kim ora è rimasto appeso come allora, vorrà dire che rileggerò il libro di Calvino. Meglio così.

Questa è stata per me una lettura strana mi spiego: mi aspettavo una svolta improvvisa un colpo di scena che non è venuto. Forse perché il colpo di scena è il libro tutto, il messaggio è nascosto in ogni singola riga per me, purtroppo, realmente criptata.
Una cosa me la sento di dire ed è che leggendo di Kim, sia nel suo essere ragazzo giovane prima e maturo poi, mi ha appassionato il suo modo di affrontare la vita con audacia e sfrontatezza sino ad arrivare al confine con la superbia per poi prontamente chinarsi davanti a quello che capiva essere uno sbaglio. Già mi sarebbe piaciuto avere almeno un po' di tutto ciò, mi piace pensare che un giorno chissà, non mi si fraintenda, non possa trovare (non insegnare ok?!) questo modo di vivere in giovani occhi anche un po' miei... dopo Nikita, naturalmente per un bambino, anche Kim mi suona bene... oddio sentimento di paternità ahhhhh sto invecchiando? ;)
E poi c'è il monaco che lo è nelle vesti ma anche nello spirito saggio, nell'introspezione continua, nell'approccio alla vita che, in quanto ad ingenuità, non è secondo neppure al suo giovane chela. C'è il suo pensiero che trovo vero e condivisibile in tutto e per tutto quando parla del destino come: "... Giusta è la Ruota, e non sgarra di un capello...", sì caro monaco TUTTO torna nel bene e nel male. E poi c'è quell'acquistare merito che credo, se viene da un gesto spontaneo e naturale, è la cosa che può portare sole onde di positività che si estenderanno concentricamente a illuminare una società che tende sempre più ad avere un ritorno personale nel condurre le proprie azioni.
A presto,

Mio

Thursday, 12 March 2009

Of Mice And Men (Uomini e Topi) -Johon Ernst Steinbeck

Lo so, avevo detto che sopsendevo le letture ma il libro era piccino piccino ed era scritto a caratteri non proprio picciò... ... OK, OK ho ceduto!
Non avevo mai letto nulla di Steinbeck e devo dire che non è proprio malaccio, anzi! La lettura passa rapida e lineare insomma niente che possa mettermi in crisi e questo non è poco vista la mia scarsissima preparazione.
Senza remore, e forse con un po' di presunzione, posso dire in questo libro ho letto un fortissimo messaggio di soliderietà e questo mi ha un po' stupito visto che l'epoca nella quale scrisse il libro, era il 1936 e il "nuovo" capitalismo era ancora un bambino in fasce. (Ci sarebbe da dire, col senno di poi, "I vecchi bisogna ammazzarli da bambini"...).
Principalmente il messaggio di solidarietà sociale lo ho letto nelle figure di George e Lennie, due braccianti che condividono lavori precari fatti di fatiche ma anche sogni ed illusioni. Solidarietà come il non sognare solo per se stessi che, personalmente credo, sia quanto di più altruista si possa fare, perseguire ed inseguire un Noi in un futuro che Ci appartiene è un qualcosa in bilico tra utopie, chimere e realtà che si dovrebbe sempre volere. In questo libro ho trovato, secondo la mia chiave di lettura, espliciti riferimenti ad una visione sociale della vita, simile a ciò che nacque, in termini di movimento cooperativistico, nell'Italia dei primi del secolo. Allora non era utopia.
La morale che mi è venuta in mente è che i sogni sociali e utopici un giorno o l'altro vanno uccisi, perchè per trovare sfogo nella realtà hanno bisogno di un vivere e un sentire comune che talvolta non tutti riescono a recepire anche se si ha a che fare con "persone buone". Ora forse è utopia.
A presto,

Mio


PS: Mi chiesdo se stia qui la chiave dell'autosostentamento...
PPS: Mi ero dimenticato... GRAZIE E. per il consiglio letterario davvero buono! mica ne sbagli uno eh?! :)

Saturday, 28 February 2009

High Fidelity (Alta Fedeltà) -Nick Hornby

Lo ho divorato come un famelico bibliofilo, non c'è che dire prende eccome. Non so se è merito della scrittura che ho sentito diretta e senza fronzoli, minimale ed essenziale nel far passare sentimenti, emozioni, situazioni e ricordi. Già ricordi che in larga parte, ma anche no, credo ognuno abbia sperimentato, si è tutti uomini si è tutti donne certamente NON uguali sicuramente simili in pulsioni, emozioni e sentimenti. I neuroni di per se non cambiano no? Mi spiegherò...
Mentre leggevo ciò che trovavo allineato in parole tra righe leggere non ho potuto non pensare a Francesco Guccini, perché? Perché, sebbene la poesia per me sia migliore, anche Hornby è un gran cantastorie di cose vere, reali e vissute. Insomma un equivalente Gucciniano su carta.
Tornando a prima ora mi spiego: ci sono dei tratti in Rob che sono tratti di molti uomini, orgogliosi, stupidi, invidiosi, scontrosi, traditori, egoisti, insensibili e meschini quando accompagnati nella vita; malinconici, tristi, depressi, annoiati, stizziti e ignoranti quando sono soli (ma anche no...), però sempre e comunque con il difetto dell'insicurezza, del non tentare, del rimorso per quel che hanno fatto del rimpianto per quello che non hanno potuto fare. Certe cose ci appartengono un po' a tutti, io le ho avute e credo di averle scacciate (a caro prezzo) in larga o almeno così spero.
E poi ci sono Marie, R(?) ora non ricordo... quella dall'orgasmo-multiplo-simultaneo, "la" Charlie di turno e così via. Donne che sono l'equivalente di Rob o poco più; poi c'è Laura nella prima versione quella che è molto simile a tutte le altre, quella che è diventata così perché è stata contagiata da Rob. E poi, poi... già c'è LAURA seconda versione quella dei lunghi dialoghi in macchina e nell'appartamento, quella che ogni uomo dovrebbe aver la fortuna di incontrare, quella persona che ti giudica, ti piazza uno specchio di fronte al quale non puoi celare il tuo riflesso, ti dice che ti ama senza parole ma con fatti alzandoti sopra le nuvole, sopra il cielo, tra le stelle la dove lei abita. Sapete donne così, come LAURA, esistono anche in versione per così dire nativa, purtroppo uomini che non riescono a comprenderle e ad amarle come si deve ed in tempo prima che fuggano ne è pieno il mondo. Ne ho fatto parte. Nel libro c'era il Grucho, voi cosa avete avuto come regalo?
Molti comportamenti tenuti da Rob nel libro li trovo stupidi e insensati ma sono che è così che vanno le cose; non tutto però è da "buttare" in lui certi pensieri li ho sentiti miei, il bambino alla fine del capitolo ventidue ero io su una foto che guardavo spesso, verso le ultime righe idel capitolo ventitre il capire che "...non era per i dischi..." sarei potuto arrivarci pure io, per me.
Che dire di più? Ah diementicavo è divertentissimo da leggere per la comicità di una realtà che spesso noi si crea o si è vissuto, leggerlo è un esercizio di autoironia. Ho sorriso di me. :)

Ora dovrò darmi una leggera pausa nella lettura, devo studiare, perché sono ritornato a sQuola ma dall'altra parte della barricata tra i miei insegnati che ora sono colleghi verso la pensione, per tempo limitato riempirò giornate che altrimenti sarebbero state vuote. Una piccola fortuna da sfruttare aspettando risposte che non si conoscono ancora, inseguendo
Sogni prolifici partoriranno realtà volute, Sogni degeneri abortiranno a realtà da sopportare.
Grazie Museum per il consiglio letterario tra un po' passerò all'altro. So già che mi piacerà!
Leggetelo ve lo consiglio vi sarà ottimo compagno!
A presto lettrici, lettori e... non alunni (perché se mi sgameranno qui ci sarà da ridere :D)


Mio


PS: mi chiedo se il titolo non sia una critica per chi si crea immutabile nel tempo

Wednesday, 25 February 2009

A proposito di Mostri, Angoli e Libri

Stavo proprio ora leggendo un libro, del quale sono arrivato poco dopo la metà, e mi viene un flash pensando a quello che ieri ha scritto Museum qui.
Credo che il problema di tutti questi spigoli siano i ricordi. Credo che, tutti noi, si metta tutto ciò che ci piace in vetrine per conservare e mostrare, in scatole colorate da mille fantasie ma anche tetramente monocromatiche per celare ma, in entrambi i casi, comunque conservare. Questo è un problema di chi da importanza a tutto, chi vuol imparare o capire non si è in grado di gettare via niente, in bene o in male.
Credo che certe persone riempano la loro vita di migliaia, milioni di scatole e vetrine. Scatole colorate e vetrine sempre illuminate a giorno ma poi un chissà perché la luce svanisce, le vetrine tacciono di sfavillare e ecco il buio completo, il buio nero quello che tocchi quello pesto. Non si hanno più luci ad illuminare la via che si ha di fronte. Il problema è che tutto arriva all'improvviso mentre cammini spedito per la tua strada ed allora puoi tentare di alzare le braccia per cercare di evitare gli spigoli che sai esistono ma per uno tastato ce ne sono sempre un paio che urti con i piedi nudi, con le ginocchia, le spalle e talvolta il volto. Sistematicamente e inconsciamente eviti le vetrine e prendi tutte le scatole. Così come una palla da flipper si rimbalza qui e la tra centinaia di trabocchetti sparsi su un piano inclinato che ci tira verso il fondo, verso quelle strane leve che sembrano bocche che ci vogliono inghiottire ma che in realtà voglio tutt'altro, il che è peggio perché ci spingono ancora tra urti e spigoli.
Liberare le scatole chiuse contenenti i nostri mostri non è per niente facile, probabilmente non ci si riuscirà mai completamente. Io, per me, ne ho liberate tante chiedendo aiuto a chi aveva (credo non volutamente) generato in me piccoli e grandi mostri, ora ne ho ancora molte di piene che mi fanno un po' di paura neanche contenessero belzebù, forse non le aprirò mai perché potrebbero rivelarsi un vaso di Pandora o perché penso che la paura della mia razione mi farà più male delle botte che prendo quando ci sbatto, so che è sbagliato ma per ora mi va bene così. So che quello che ho appena detto è ancora peggio ma certi mostri fanno paura anche agli adulti! Sinceramente spero che abbiano scadenza limitata, che il contenuto evapori o si autodistrugga come un messaggio dell'ispettore Gadget... lo so sto sognando.
Scusate ma la mattina presto mi succede spesso di pensare, se poi leggo è PIU' peggio se poi il giorno prima passo anche da blog pensanti... ecco che il PIU' diventa MOLTO-PIU' peggio e voi mi dovete sorbire... ok, ok la smetto. ;)
Buona giornata!

Mio

Tuesday, 24 February 2009

Il Sentiero dei Nidi di Ragno -Italo Calvino

L'ho finito di gustare circa un paio di settimane fa e devo dire che non ne sono rimasto deluso, tutt'altro! Come per il Visconte dimezzato, del quale ho parlato alcuni "libri" fa, non l'ho mica capito subito. Questo è positivo, coinvolgente e strano, sì perché la scrittura di Calvino è tutto fuorché intricata e difficile però ciò che cela dietro mi è, nell'immediato, di difficile decifrazione.
Di cosa parla questo libro? Sempre partendo dal presupposto che qui la trama non tratterò, per me o meglio a me ha lasciato il messaggio che l'uomo non è altro che un essere guidato da pulsioni, non esistono che pochi eroi che separo le pulsioni dal fine per il quale si agisce. Tutto queste pulsioni sono viste e messe a nudo nel libro attraverso gli occhi di un bambino, Pin, che vive un adoloscenza matura senza aver vissuto la fanciullezza; i suoi occhi puntano e mettono in luce come riflettori le contraddizioni di un uomo abbandonato all'istinto , alle pulsioni appunto. Ed ecco i caratteri e le storie di partigiani che sono in bilico tra la vita alla macchia e la vita da squadristi tutti accomunati da quello che nel libro viene chiamato furore.
Poi c'è Kim un partigiano diverso, un commissario un giovane "studiato" amante del pensiero razionale e critico analista fine dell'uomo, conoscitore dell'uomo. Con gli occhi di chi non ha più illusioni non ha sogni puerili mette nero su bianco quello che Pin non riesce a cogliere ma solo riesce a mostrare. Cos'è tutto? La coerenza delle proprie azioni, il perché si compie un atto rispetto ad un altro; lo scopo del vivere, combattere dello stesso esistere. Vivere senza questo rosso o nero non sono differenti, se si agisce per se stessi in preda alle pulsioni al furore non si è diversi. Cosa intendo? "Adriana ti amo", questo ripeteva Kim e tutto aveva senso, il cerchio si chiudeva.
Se posso ve lo consiglio, è davvero un ottimo libro; Italo Calvino mi piace sempre più adesso dall'alto della mia mensola ho Marcovaldo che mi occhieggia ma gli chiedo gentilmente tempo, ho una questione estera da sbrigare con un altro, per me nuovo, autore.
Leggendo di Kim sarei voluto passare a Kipling, ma il libro si è fatto solo un viaggio con me la settimana scorsa. Credo che per cominciare un libro serve sentire una certa empatia a pelle, io non l'avevo. (Ora guardando la giunonica Anna Karenina mi domando quando verrà :) )
A presto,

Mio

PS: ringrazio I. per questo consiglio anche se non se lo ricorderà, saranno passati minimo tre o quattro anni, sai sono come gli elefanti per certe cose. Grazie!!!

Sunday, 25 January 2009

Preghiera Per un Amico -John Irving

Devo dire che all'inizio sono rimasto molto disorientato da questo libro e mi chiedevo: "Ma perché Daniela me lo ha consigliato?", poi per curiosità sono ritornato a leggere il commento che aveva lasciato ad un mio post ed è stato come se mi indicasse la strada per una sua interpretazione.
In quel post mi chiedevo se esistessero oppure no risposte ai miei perché (i miei soliti sciacqui e risciacqui mentali insomma) e di questo a parer mio parla il libro. Della strada che ognuno di noi dovrebbe seguire, e mai inseguire, nella sua vita. Tutto torna e quadra nella sua completezza se non ci si abbandona al subire e al non aggredire quella strada che, talvolta e troppo spesso, è dissestata, quasi sempre in salita e fatta di discese che troppo spesso ci sembrano un soffio per lunghezza ma che ci danno un attimo di pura ebrezza che, se colto, profuma di eternità, di ricordi che ci fanno lasciare le nostre pene terrene nel bene e nel male.
Questo libro parla di fede, fede in dio, che ha su di noi un progetto predefinito e predeterminato a priori. Parla di chi fede in dio non ha, di chi ha bisogno di segni per credere e di chi crede senza segni inseguendo un sogno.
Questo libro, volendo estremizzare, forse non parla neanche di dio ma di ciò che dio è ossia della dimensione della fede che, se esiste ed è solida, dona esistenza e solidità pure al concetto di dio. A mio MODESTISSIMO avviso volendo ridurre ai minimi termini il pensiero celato tra le righe è che il sogno inseguito è l'unica dimensione che può rendere compiuta una Vita. Alla fine non si resterà mai con un pugno di mosche in mano. Si potrà rimanere scottati a morte così come baciati a nuova vita, ma da lassù, dall'alto del mondo inseguito e sperato, nulla avrà mai lo stesso prezzo, lo stesso sapore, la stessa immensità di quanto si è conquistato.
Io, per me, ci credo in questo, convivere nelle incognite però fa paura e talvolta toglie pure il sonno. Vivere con nelle speranze non fa paura ma toglie il sonno comunque. Sapere di non sapere niente e provare a se stessi che si ha ragione o si sbaglia, esplorare, vivere, gioire per poi un po' morire è forse l'unico modo per dare senso alla vita, l'unica cosa è saper trovare le giuste proporzioni altrimenti, il tutto, senso sembrerebbe non averne!
A presto,

Mio


PS: Ringrazio molto Daniela per il cortese suggerimento letterario mi è piaciuto davvero, non è banale. Ma d'altronde come poteva esserlo no?! ;).
GRAZIE DANIELA!

PPS: Piccolo problema: HO FINITO i vostri preziosi suggerimenti ne avete altri? Io avrei pensato a: Anna Karenina (colpa de "L'eleganza del riccio") , Sulla Strada e Il gioco delle perle di cristallo. A voi cosa vi è piaciuto o vi piacerebbe leggere?

Sunday, 21 December 2008

L'eleganza del riccio -Muriel Barbery

Libro strano, libro un po' così... ma solo all'inizio.
Ne lessi i primi due capitoli accorgendomi di non capirci niente, mi sentii spiazzato. Lo riposi sul comodino ed aspettai una settimana o poco più, ricominciai a leggerlo, però il feeling mica nasceva. Perché? Semplicemente per la mia ignoranza. Se per leggere un libro bisogna aver studiato a me, a meno che non sia una divulgazione scientifica o letteraria, fa venire i cinque minuti. Poi però ho pensato tu mi parli in termini di cultura umanistica ed io ti smonto con il buon vecchio e scientificamente collaudato divide et impera. Così pagina dopo pagina cominciai a capire e apprezzare sempre di più questo prezioso gioiello, fino ad arrivare ai primi sintomi di infatuazione sopratutto quando veniva messa in luce la bellezza del linguaggio, li era pura estasi.
L'eleganza del riccio, sì quello lo avevo capito ancor prima che me si spiegasse nel libro, l'essenza Kakuro e di Maria pure. Paloma ed il suo essere così diversa ma poi così uguale a Michelle, questo mi è stato rivelato verso la fine.
Niente è falso, niente è diverso nell'eleganza che ognuno porta in se; essa esula dall'astrazione sociale, dalla nazionalità, dalla cultura o dal grado d'istruzione; è indipendente da età e sesso. E' intima è celata, talvolta pure a noi stessi. Spetta agli altri a persone sensibili scoprirla ed esplorarla, spetta a queste comete destinate inevitabilemte a sparire lasciando un segno indelebile a metterla a nudo.
L'eleganza così come la sensibilità e la Bellezza di certe persone mai svaniranno, gli aculei di un riccio possono solo allontanare chi non la sa maneggiare, chi non la sa apprezzare.
Gli aculei del riccio sono curiosi da accarezzare in mano non pungono basta non stringere, il ventre si apre solo con la vera fiducia il resto viene da se.
A tutti voi auguro di trovare lungo le vostre strade, nella vostra vita, un Kakuro, una Maria, una Paloma o una Michelle.
Prima di salutarvi vorrei dire mille e mille grazie a Museum per avermi consigliato questo libro che sicuramente solo libro non è perché è molto di più, forse una preghiera contro la superficialità imperante.
A presto,

Mio

Thursday, 13 November 2008

Il Lupo della Steppa (Der Steppenwolf) -Hermann Hesse

Forse non l'ho capito per niente, forse solo in minima parte ma devo dire che questo libro mi ha toccato nel profondo. Tra le sue righe ho visto disegnato con parole il mio Essere girovago nella desolata e sconfinata steppa dei miei pensieri. Ne sono rimasto colpito, ammagliato e sedotto. E' stato come vedere tra le righe l'ombra del mio Essere. Sicuramente altre persone prima di me avranno percepito la stessa senzazione, sicuramente ne saranno rimaste lusingate, altre atterrite e altre dispiaciute. Io ricado tra quest'ultime, in quelle che si vedono come un lupo grigio ed opaco che assorbe la luce, che non splende sotto i raggi dell'esistere.
Nella descrizione "fisica" dell'animo del protagonista ho rivisto i miei pensieri, il mio agire i miei atteggiamenti. Con lui condivido lo stesso approccio alla Vita, di lui purtroppo non condivido la cultura che, nella mia ignoranza (mica una volta mi esce giusta la seconda persona plurale del congiuntivo presente), è una cosa piccina piccina se confrontata con quella del protagonista.
Niente è più triste dell'essere un lupo della steppa che basta a se stesso, niente è più svilente di non capire che questo non è vivere ma un continuo tentare di suicidarsi senza riuscirci.
Capire se stessi, come è riuscito a fare il protagonista, è forse la cosa più difficile che ognuno possa fare. Non saper ascoltare gli insegnamenti di Erminia, Pablo e Maria è il gettare al vento l'essenza stessa della vera Vita, è la somma ignoranza che si coagula in un grumo di essere umano quale io sono e fui, quale non vorrei essere. Ah ancora il condizionale che esce naturale, ancora!
Vita che bisogna stringere tra le dita come il corpo di una ballerina, respirare nell'estasi di un musicante alla quale bisogna abbandonarsi tra gli spasimi profondi che si trovano solo quando l'Amore si fa amante e si fonde in un unica entità.
Parole inutili sono le mie per chi queste cose le vive. Inutili per me che, pur capendole, viverle non so. Per me che vivo rinchiuso nel mio squallido teatrino dove il ridere non regna!
Misero me che per quelle zanne che vedo balenare nei miei occhi sono schiavo di me stesso, del mio lupo della steppa. Della non Vita, della non Morte!
A presto,


Roberto... Mio... My Steppenwolf



PS: E. grazie DAVVERO del consiglio letterario preziosissimo!

Monday, 27 October 2008

Cuore Di Cane -Michail Afanas'evič Bulgakov

Sicuramente sparerò un mare di stupidaggini ma non ho potuto farne a meno riflettendo sul significato di questo libro.
Innanzitutto perché il cane? Perché è un animale sociale che vive in branchi, il più ammaestrabile tra gli animali che noi si è addomesticato. E poi perché trapiantare l'ipofisi? Perché era reputata, così come scritto nel libro, come la parte del cervello sede della coscienza. E perché il trapiantare l'apparrato sessuale? Forse, e qui però trovo mi trovo in difficoltà, per innestare in un cane anche la parte istintiva dell'uomo, quellea derivante dalle pulsioni più ataviche, ancestrali. Insomma tutto quello che serve per creare, ma sarebbe meglio modificare, un qualcosa di nuovo portare il vecchio verso un nuovo migliore.
Nel passaggio attravrso gli stati di sviluppo che hanno portato dal cane all'uomo, secondo il mio parere, l'autore ha voluto evidenziare un percorso di ammaestramento che una società compoasta da pochi individui può condurre su una singola persona. Processo che mica sempre si compie, anzi. Processo che può essere disturbato dalle esperienze pregresse così come dalle influenze che la persona assorbe dall'esterno per necessità, per curiosità o per mera speculazione personale. Di qui la necessità quasi impellente di avere un nome, che però, non è identificativo di niente a tal punto da essere quasi ridicolo. Trovo che in questi passaggi l'autore voglia mettere in luce due aspetti fondamentali ossia l'omologazione delle persone calate in un contesto sociale attraverso cui è possibile ottenere vantaggi e dei privilegi altrimenti raggiungibili solo con fatica. Tutto questo porta ad una controrivoluzione nell'uomo "nuovo" che si è creato, controrivoluzione che si riperquote su rivoluzionario ma soprattutto su quello che viene considerato vecchio e antirvoluzionario, che poi a mio ignorane parere, è la parte rivoluzionaria, in senso sociale, nelle vicende narrate nel libro.
Il tutto finisce così come era nato, con un sonno che si tramuta in sogno. Con un ritorno a ciò che si era perché nulla più si può far diventare e che solamente volendo e potendo si può. La coscienza non è innestabile in qualsiasi individuo essa la si possiede e la si sviluppa partendo da un qualcosa che ci appartiene così come i nostri sensi. Spetta solamente ad un comportamento sociale eticamente corretto la capacità di insegnare qualcosa a qualcuno. Nessuno può trapiantarcela o innestarcela, così come nessuno può educarci a ciò che noi si trova senza senso. Purtroppo però l'uomo pur sapendo questo, pur avendolo sperimentato, mica ci rinuncia e prima o dopo con altre (oper)azioni tornerà alla carica.
Non so se sarete daccordo con me, con questa mia visione del libro e per questo vi chiedo di darmi degli spunti di riflessione perché ora mi sento davvero sterile nel trovarne altri. Credo che comunque una critica molto aperta al neonato regime comunista sia presente nell'accezzione di cui sopra, ma forse anzi sicuramente mi sbaglierò.
Dal punto di vista narrativo-letterario una cosa mi ha veramente e piacevolmente colpito ed è stata la descrizione dell'operazione. Semplicemente impressionante! Sapete per un paio di attimi mi sembrava di essere vicino al dottor Filipp Filippovič ed al suo assistente Bormental, le espressioni sui visi e l'atmosfera tesa, in quelle righe, erano qualcosa di tangibile come le pagine che stringevo tra le dita.
Vorrei ringraziare Digito per il prezioso consiglio letterario, davvero un gran bel libro. Ma tu ce ne capisci proprio di tutto eh? :)
A presto,

Mio

Wednesday, 15 October 2008

Il Visconte Dimezzato -Italo Calvino

Già, la mia enorme pila si sta lievemente e lentamente sfinendo. Ho deciso di cominciare da Calvino perché non avevo mai letto nulla di suo (mi vergogno estremamente), e soprattutto perché il libro mi è stato gentilmente regalato con tanto di dedica, e quindi mi sono sentito chiamato nello sceglierlo. Grazie davvero è stata una lettura davvero piacevole e riflessiva.
Ora però tenterò maldestramente di rovinare, come al solito, tutti i libri che leggo proponendovi una mia modesta e talvolta pessima e sempre mesta ed improbabile pseudo-analisi.
Del Visconte Dimezzato e del significato di alcuni dei suo personaggi ne ha già parlato Calvino, nella sua prefazione che, in ogni libro che leggo, cerco sempre di evitare fino all'ultimo.
Calvino parla del visconte dimezzato come di una figura simbolo dell'incompletezza che ognuno sente privilegiando un proprio lato del suo essere piuttosto che l'altro. Questo lo mette in evidenza mostrando due lati completamente opposti ossia il Bene ed il Male, rappresentati dai due "mezzi" personaggi ossia il Buono ed il Gramo. Sempre analizzando i personaggi di cornice che compaiono nell'opera di Calvino si hanno dei riferimenti moralistici attraverso i quali scaglia una critica verso una cultura che vedeva propagarsi e diffondersi in quel tempo, così come l'immutabile staticità di una cultura che si avviava verso la decadanza. Da qui i personaggi dei lebbrosi ossia gli artisti decadenti; la scienza e la tecnica fini solo a loro stesse, rappresentate dal dottore e dal carpentiere ed infine la vecchia cultura moralistico-borghese rappresentata dagli ugonotti. E qui finisce l'analisi di Calvino che ho potuto leggere, però all'appello mancano ancora tre entità che io ho provato ad analizzare (che parolona, ma mica ne ho trovata una più umile.. scusate) dal punto di vista dell'incopletezza personale, ossia la vecchia balia Sebastiana, l'amata dei mezzo visconte Pamela e del giovane nipote del visconte.
Mi sono chiesto perché tre età così caratteristiche e che cosa hanno di così peculiare questi personaggi? Ragionando 'incompletezza un suggerimento mi è venuto dal nipote (e non solo) quando verso la fine del libro dice: "... Alle volte uno si sente incompleto ma è soltanto giovane." Cosa vuol dire questo? Sicuramente che nessuno nasce incompleto, ma tuttalpiù si può solo sentire come tale, che quindi l'incompletezza è un sentimento che si crea e quindi che si può sconfiggere perché essa è la fonte di un vivere estremo che ci porta sempre più distante dal vero nostro essere e quanto più vicini all'infelicità. Secondo me questo è quello che Calvino ha voluto evidenziare con Pamela prima, alla quale dona la spensieratezza di una vita giovane vissuta con semplicità ed entusiasmo. L'ha voluto evidenziare poi con Sebastiana che, nella sua vecchia saggezza di chi ne ha viste e provate di cotte e di crude, non si stupisce di nulla più avendo raggiunto una consapevolezza profonda di se stessa e degli altri, dicendo che tutti ora vedono nei viscote dimezzati ciò che era sempre albergato in lui.
Quindi un libro sulla falsa incompletezza che forse ognuno di noi ha e dovrebbe curare? Sicuramente sì con duelli all'ultimo sangue ma forse è anche molto di più. E' un libro che dice che quando lo si capisce ciò si può essere troppo vecchi per sfruttare tale consapevolezza che, quando si è giovani, tutti almeno una volta si avrà l'occasione di cogliere e che quando si è molto giovani per disratta distrazione (ahimè che bello!) ci sfugge spesso come una nave che salpa. E dei visconte cosa dire? Qualcuno mi ha suggerito che sono l'estremo bene e l'estremo male che si incontrano con azioni che intimamente mica si differenziano per tratti così salianti, forse è vero ma purtroppo non sono riuscito a cogliere a pieno questo aspetto, la simmetria mi ha fregato. Ci ri-ripenserò e forse ce ne capirò qualcosa. Almeno spero!
Che dirvi di più? Leggetelo, merita davvero!
Ora mi diletterò con un'altra e sicuramente piacevole lettura, mi è stata suggerita tempo fa da un'altra persona che ce ne capisce molto in generale e sempre e comunque più di me. So già che sarà un piacere così pure per tutte le altre letture che mi avete gentilmente suggerito.
A presto,

Mio



PS: Grazie di avermi fatto scoprire anche Calvino! Tutti posso insegnare basta che ci sia qualcuno che voglia imparare no?

Saturday, 27 September 2008

Na Drini Cuprija (Il Ponte sulla Drina) -Ivo Andrić

Finalmente dopo tante tribolazioni sono riuscito a finire questo libro non libro. Dico questo perché esso ha per me un significato particolare, così come una camicia e una cintura che non ho mai indossati ma questa è un'altra storia.
Il Ponte sulla Drina dunque, scritto da Ivo Andrić premio nobel per la letteratura le cui informazioni potete trovare qui.
Di cosa parla questo libro non ve lo dirò nei particolari perché non mi sembra, come al solito, giusto. Ma sul cosa vuol dire, come al solito, io ci provo sapendo di sbagliare perché ci capisco sempre molto poco.
Per me parla dello scorrere della Vita e del suo non scorrere nel rimanere sempre uguale a se stessa. Esso mette a nudo che tutto cambia ma inevitabilmente rimae uguale nel suo ripertersi dopo il cambiamento. Passano anni ed epoche ma ciò che muta è la superficie delle cose il loro intorno ma il nucleo rimane solido e inviolabile. Credo che da questo libro escano rassegnazione per la natura dell'uomo, per la sua incapacità di gestire il prorpio destino sia personale che sociale, l'incapacità di riuscire a mettersi in contatto con altre identità se non per imporre la propria e non per assorbirne altre.
Semplicemente questo ho capito, purtroppo molto credo che mi sia sfuggito nello statico scorrere dell'acqua sotto le arcate di un mutevole ponte nelle, purtroppo da molto tempo, martoriate terre balcaniche.

Mio


PS: Ringrazio I. per il regalo-consiglio letterario. Notevole davvero.

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  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
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  • Tales From Topographic Ocean -Yes

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  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
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  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
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