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Radio Pazza

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Friday, 30 May 2008

Una mattina come altre, una stazione come tante

Sarà che è sempre stata una cosa che mi è piaciuta, sarà che mi incuriosicono le persone nei comportamenti, nei tratti somatici e negli atteggiamenti ma mica riesco a non osservare qualcuno distaccatamente. Alcuni giorni fa ero in stazione (sì ho cambiato fermata, camminare un po' di più la mattina mi rilassa ora che il clima è più gentile), per la quotidiana corriera della mattutina e questo accadeva attorno a me...
Alla mia destra la giovane ragazza del conservatorio con il suo trolley e il suo strumento tenuto al sicuro nella nera custodia rigida sta aspirando avidamente il fumo della sua sigaretta dondolando nervosamente la gamba acavallata cercando di darsi un tono vissuto. Chissà se quel tono esisterebbe ancora se la madre che qui l'ha scaricata cinque minuti fa comparisse, madre che credo di quelle sigarette direbbe: "No mia figlia mai!". Ancora più a destra sulla prima panchina ecco un grigio impiegato della provincia sulla sessantina con tanto di divisa d'ordinanza sta pensando. Pensa forse al tempo perso quello che è fuggito che non è più. Al suo tempo. È proprio vero che la condizione sufficiente per la felicità non è sicuramente il lavoro anche se questo è sicuro magari facile e sicuramente ben retribuito.
Alla mia sinistra si siede una dark lady in versione post-moderna mostra orgogliosamente il piercing che le decora l'angolo del labbro inferiore, nelle orecchie ha una cacofonia a tutto volume che purtroppo non distinguo, non sembrerebbe male. In fondo sulla prima panchina vicino all'ingresso compare un giovane fascista moro e ricciuto con tanto di fascio littorio disegnato sullo schienale interno della cartella, attorno a lui si riunisce un capanello di giovani ragazzi, saranno cinque o sei, seduto impartisce lezioni di vita con una sigaretta stretta tra le dita che non sa fumare. I discepoli hanno formato un cerchio e, come chi è sanza 'nfamia e sanza lodo, ascoltano e non controbattono ma solo annuiscono. Mai discepoli peggiori per chi maestro vuol essere. Ad un tratto, come sempre, in preciso e perfetto orario compare il punk solitario probabilmente è coetaneo del maestro destrorso di vita. Sfoggia orgoglioso la sua cresta scapigliata bionda ossigenata, le sue chincaglierie fatte di spille, spille da balia, borchie, catene messe qui e la; sui vestiti e sulla cartella simboli di anarchia, simboli di lotta tracciati con l'indelebile nero e rosso. Si avvia verso l'autobus che sta sopraggiungendo facendo risuonare i tacchi dei suoi anfibi sdruciti e consumati sull'austro-ungarico pavimento della stazione. Noto sulla cartella una toppa con un simbolo contornato dalla scritta: "Orgoglio Antifascista", in quel momento il punk ed il fascista salgono sull'autobus in perfetta sincronia. Io da dietro sorrido sotto i baffi (che non ho) a quella scena e penso: "Ah vergine gioventù!".
Ora è tempo di viaggiare, di leggere fino a che gli occhi reggono. "Abbonamenti, abbonamenti", ripete il controllore il viaggio è cominciato quello che mi aspetta già lo sapete...

Mio

Soundtrack in my thoughts: C'è solo la strada -Giorgio Gaber

Wednesday, 19 December 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Polvere di Stelle - Parte Quinta


La fine dell'inverno era giunta, una
primavera giovane giovane cominciava a farsi intravvedere in una giornata chiara e solare, come ogni giorno il giovane innamorato del villaggio veniva a far visita alla sua amata. Questa volta aveva con sé un'enorme mazzo di rose rosse, lo pose ai piedi della leggiadra figura e levandosi sulle punte si accostò al viso di lei baciando con passione quelle fredde labbra nel scolpite nel minerale. Qualcosa salì nel cuore di lei, non seppe trattenerlo, era forse un segnale d'amore! Il giovane immobilizzato nella dura pietra lo vide non domandò alcun perché quella era già una risposta sufficiente, purtroppo era giunta l'ora di scegliere. In quella giornata solare come poche se ne ricordavano negli incedere di primavera, il giovane si chiuse in se stesso e volò giù, giù ed ancora più in basso alla ricerca del fondo alla ricerca dei suoi sentimenti provò a mettere in discussione il suo Amore per la giovane che teneva tra le fredde braccia, non ci riuscì, riuscì solo a graffiarsi con le dolci immagini di ricordi eterni ed immortali ricordi che ora lo torturavano e lo deprimevano, lo portavano in prati dall'erba cinerea dove solo fiumi neri come la china scorrono, dove cieli di pece li coprono! Vide in quei mondi le colorate risate di lei, i suoi occhi felici i capelli d'oro l'antica quercia di molti secoli prima. Quella notte, vide altre notti uniche ed ora perse, sentì per l'ultima volta sulle sue dita la sua soffice e calda rosea pelle prima dell'ultimo abbraccio! Pianse disperato lacrime di dolore, lacrime che veniva dal suo cuore distrutto, consapevole che l'Amore non albergava più nel cuore della giovane. Pianse come mai aveva fatto in vita sua! In quell'oscuro oceano di tristezza l'Amore lo condusse per mano verso l'unica scelta che esso aveva a disposizione, la scelta forse suprema che si può dare a chi si Ama, il dono della libertà incondizionata! Rivolgendosi alla giovane tristemente come chi non vuol fare il passo del non ritorno, disse: "Dolce devo parlarti, ho deciso ti libererò da questa magia che ci tiene uniti, questa magia che per te ormai è solo un fardello, una catena, una prigione. Forse il tuo cuore è altrove, sicuramente non è più per me, questa sera ti libererò! Ti donerò la libertà!". La giovane fu disorientata da quella proposta che mai si sarebbe aspettata e non fece niente per opporsi, semplicemente accettò.
L'oscurità giunse presto serena come solo in estate se ne contano, curiose stelle che dall'alto ricamavano una notte scura con preziosi diamanti, la luna nel pieno del suo pallido ed altero cerchio scrutava dall'alto quel ritaglio d'immensa infelicità sembrava avere occhi, occhi tristi tristi. Il bosco era muto non aria tra i rami dalle giovani foglie non battito di ali a turbare il sonno in quella sognante notte. I Grandi Innamorati stavano li eternamente abbracciati come la prima notte ma solo l'abbraccio era restato uguale ormai; dagli occhi del giovane uscivano copiose lacrime di argentea bellezza, con lucente mercurea pesantezza scorrevano lungo il volto la dove le loro guance si univano scendevano lungo le braccia di lui la dove le mani cingevano i fianchi dell'innamorata; improvvisamente un vento gelido che si può trovare solo sul più sperduto dei pianeti che ruotano attorno al sole giunse silenzioso. Un vento strano che non freddava niente al suo passaggio, non fronda d'albero non filo d'erba, un vento che non fischiava e niente muoveva. Gelava solo quelle dolci lacrime d'Amore, urlava solo tra le sinuose forme di quel minerale unico ed eterno, in quell'istante il monolite splendette come neanche Sirio sa fare di notte, in quell'istante un fremito percorse quella lucente forma uno scricchiolio come di cristallo incrinato si sparse nell'aria un battito d'ali percosse la notte nessuna figura d'uccello nel cielo, solo una candida piuma d'Angelo si fermò impigliata sul freddo cuore del giovane. Ora una lunga crepa correva lungo il sentiero tracciato dalle lacrime, le due figure erano divise. La notte passò triste e silenziosa così come era nata poche ore prima.
La mattina era ancora giovane nel suo roseo vestito ma un nuvolo di persone già attorniava il monolite; giovani, adulte e vecchie coppie si erano ritrovate li quella mattina senza sapere come e perché. Lo stupore era nei loro occhi che potevano vedere solo la forma di un giovane che a braccia aperte tentava di abbracciare qualcosa o qualcuno che più non esisteva, si domandavano vociando dove fosse finita la dolce ragazza che in quelle braccia era stata sempre cullata e protetta. Poco distante due giovani figure lasciavano quel vociare preoccupato e stupito dirigendosi senza indugi verso il bosco, verso il paese; lei aveva una rosa rossa tra i dorati capelli, una fragorosa risata di vita nacque poco dopo nel bosco.
Il tempo passava ed ora a guardiano supremo della collina giaceva un'opaca figura di un giovane che giorno dopo giorno sembrava invecchiare, che più non risplendeva, la vita sembrava avesse abbandonato quella roccia un tempo splendente, la durezza come di granito era persa per sempre. Venne l'estate il sole ardeva impietoso sul monolite fermo in quella sgraziata posa, venne lo scapigliato autunno che con maleducazione lo coprì di foglie e lo frustò con il suo gelido vento, venne l'inverno che si divertì a coprire di lunghi freddi e pesanti ghiaccioli quella fragile pietra. Giunse la primavera, era passato giusto un anno da quella strana ed indimenticabile notte, niente teneva compagnia a quella pietra; ancora stelle come diamanti nel cielo, una luna triste testimone dall'alto ancora un vento freddo freddo cominciò a soffiare silenzioso inesorabile.
Non un rumore, un battito d'ali interrotto, spezzato un Angelo era caduto. Un immenso bagliore lasciò il posto ad una maestosa impalpabile scia che riempì quella notte di luce argentea, di polvere d'orata. Una candida leggera piuma d'Angelo nel mezzo eterea ed immortale volava dolcemente cullata in quell'eterno Amore.

Fine

Mio


Picture taken by Mio

Wednesday, 12 December 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Libertà donata - Parte Quarta

Passarono poche lune, un meraviglioso tramonto colorava di rosso le curiose forme delle nuvole create da un cielo che si sentiva bambino. Dal bosco che cingeva la collina usci il giovane che nell'autunno aveva fatto visita alla maestosa roccia e turbato se ne era allontanato in preda a mille domande e a mille pensieri. Teneva in mano un fiore, una rosa rossa rossa presa chissà dove, si avvicinò alla figura della giovane sfiorò ancora quelle sinuose forme con la stessa dolcezza della volta precedente, baciò la rosa la posò su quelle che per lui erano le labbra di quella leggiadra figura e quasi inginocchiandosi posò il dolce fiore ai suoi piedi. Trasognato il giovane riprese la strada del bosco mentre le gelide ombre dell'inverno imminente si allungavano come scure avide dita sulla valle sottostante conducendola nel regno delle tenebre. Quella notte piovette, una pioggia fredda fredda più della neve in montagna più del ghiaccio che d'inverno copre i laghi nel gelido nord. Il giovane chiuso nel suo meraviglioso sarcofago di pietra per la prima volta in tutti quei secoli ebbe un brivido di gelo, un gelo che non veniva dalla pelle ma veniva dal cuore. Aveva visto che la sua dolce compagna era restata in qualche modo rapita dai gesti di quel giovane solitario, rapita da quelle calde mani, dal fiore baciato che giaceva ai suoi piedi. Rapita da quella vita non nuova forse dimenticata che ora l'attirava a se come la terra attira la luna. Il giovane amante era preoccupato di questo avrebbe voluto chiarirsi fino in fondo con lei ma non voleva interferire fiducioso che il loro Noi il loro Amore non avrebbe mai ceduto. Il caldo sole del pomeriggio seguente fugò in parte i suoi dubbi.
Passarono poche settimane ed il giovane venne dal bosco come l'ultima volta, con un'altra rosa in mano. Era blu, del blu più profondo blu come il mare in tempesta come il cielo d'estate, la baciò la posò su quelle che per lui erano le labbra ed alzandosi sulle punte dei piedi la mise con cura la dove la fredda roccia si sfilava la dove lui vedeva dei meravigliosi capelli, si fermò per tutto il pomeriggio in contemplazione. L'oscurità giunse in fretta, le nuvole coprivano da tempo l'orizzonte ed abbassandosi inesorabilmente annunciavano l'arrivo della prima neve. Così fu, quella notte scese una lieve e soffice neve, inesorabile coprì tutto con il suo freddo manto; il giovane racchiuso nella fredda scorza della pietra sentì quella neve lieve più pesante e più fredda di tutte le altre volte. Il brivido interno dell'ultima volta era ora più forte e pungente, ed il cuore era tanto tanto pesante, un fardello che neanche lui poteva pensare potesse esistere al suo interno! Aveva notato che questa volta la sua dolce compagna era stata in qualche modo sedotta dal sapore che la libertà offre a chi è avido di possedere e non condividere. Il giovane capì che qualcosa si era incrinato era cambiato, ma questo pur spaventandolo terribilmente, lo faceva rimanere fiducioso nel loro Noi nel loro Amore che lui credeva essere più forte di tutte le rose di qualsiasi tentazione credeva che niente avrebbe mai fatto cadere il Tutto! La fredda notte del giorno seguente intorpidì i suoi pensieri e fece dimenticare in parte i suoi dubbi.
Passarono pochi giorni una mattina dal bosco uscire il giovane del vicino paese, aveva tra le dita una rosa bianca come la neve sotto la più pallida delle lune, si avvicinò alla figura di lei, baciò la rosa la sfiorò sulle sue labbra e baciando delicatamente le sue sottili e lievi mani ripose il candido fiore tra quello che lui credeva essere le sue dita. Stette tutto il giorno a contemplare quella fluttuante sagoma che sembrava volare nell'aria, la sera venne presto il freddo cominciava a farsi sentire, il giovane si vide costretto a rincasare con il sorriso dell'Amore stampato sul volto. La giovane chiusa in quella dura e fredda pietra era rimasta colpita da quel galante corteggiatore che niente faceva per nascondere i suoi intenti, si sentiva attratta da quel mondo che il suo Amore le aveva privato, pensò per un attimo per un momento che quello era ciò che le mancava per la sua pienezza, ciò che non avrebbe mai avuto dal suo compagno da quell'Amore! Si sentì confusa non sapeva spiegarsi, non sapeva che dire al giovane che per secoli aveva stretto tra le sue braccia, amato di Amore vero! Il giovane, ormai aveva capito che forse non era più l'indugiare della situazione ma era un qualcosa di più profondo e forte, capì che una mutazione era in atto nella sua dolce metà qualcosa che non poteva permettersi di fermare, perché la libertà è il dono supremo ed inalienabile che ogni innamorato deve riservare a chi ha la fortuna di avere accanto. La fiducia nel loro Noi nel loro Amore che lui credeva essere più forte di qualsiasi mutazione cominciò a vacillare! Ne il sole della mattina, ne la fredda notte del giorno seguente, ne tutte quelle che vennero fugarono più i suoi dubbi.
Ora ogni giorno il giovane del villaggio compariva dal bosco portando meravigliose rose alla sua gelida amata, la neve ormai aveva fatto la sua comparsa la collina ora una candida distesa soffice come un batuffolo di cotone; per il marmoreo giovane era quello il posto più freddo di tutto l'universo il posto dove il suo Amore non era più in grado di scaldare la sua compagna. Avrebbe voluto affrontare quel giovane spavaldo dal fare distratto forse timido sicuramente con soli primi fini: Lei e solo Lei. Ma non poteva: non voce poteva far vibrare, sibilare e ruggire nell'aria, non le fredde braccia poteva mettere tra loro, non le fredde mani avrebbe potuto usare forse con violenza. Niente di tutto questo poteva fare per il suo animo, la sua mite natura e sicuramente per il suo concetto d'Amore così preso dallo sconforto e dal dolore che dentro di lui pesava come un enorme macigno, decise di fare l'unica cosa che pensava giusta e, con il cuore distrutto da quel peso che più non poteva e voleva portare e che tanto lo torturava nelle agitate notti disse: "Amore devo parlarti, di noi di quel giovane che tanto ti turba che tanto ti incuriosisce, che tanto mi fa star male!", lei annui lasciando che il giovane si esprimesse su tutto quello che da lungo tempo covava dentro. "Dolce ora il nostro Amore sembra triste e stanco, chiuso tra in tetre mura destinato ad una lenta decadenza cadenzata da tristi e monotoni tocchi dello scandire del tempo, so che la pesantezza di questo nostro giuramento d'Amore ora pesa su te più che mai ora che sei confusa dalle attenzioni di quel giovane. Io non posso più portare un peso che mi distrugge lentamente mi logora ogni volta che so che tu preferisci le sue attenzioni alle mie..." il giovane si interruppe ed in quell'istante una lacrima uscì da quel giovane volto di roccia, pochi centimetri percorse nel freddo di quella notte per poi fermarsi illuminata dalla fredda luna che dall'alto assisteva tristemente al tutto, "... il suo amore al mio Amore! Ti prego decidi decidi su di noi, su di me! Ti prego!". Nessuna risposta giunse al giovane quella notte e nessuna risposta giunse nei giorni e nelle settimane seguenti. Intanto dal paese l'innamorato giungeva ogni volta più baldanzoso e con più coraggio e lei dietro quel freddo sepolcro non rinunciava a quelle attenzioni. Fu allora che il prigioniero della pietra capì che lei non era più capace di scegliere perché non voleva scegliere. Capì che avrebbe dovuto farlo lui.

Mio

Wednesday, 5 December 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Sogno d'Amore - Parte Terza

Non poteva e non doveva finire così pensarono nello stesso istante i giovani amanti, nel medesimo attimo il fuoco dell'Amore bruciò con la forza di mille soli, si divincolarono da quelle gelide e rudi prese, come due stelle cadenti che si lanciano sulla terra l'uno si lanciò sull'altra le loro labbra si dischiusero, la voce uscì dal loro cuore vibrò nell'aria come l'ultimo tuono di un temporale estivo, possente e limpida la formula innominabile della vecchia quercia era stata svelata il silenzio cadde in quella notte come il più sordo dei rumori, come neanche nelle più alte e sperdute vette del mondo essere vivente abbia mai sentito. Le due stelle cadenti giunte alla fine del loro maestoso e argenteo volo si spensero. I due giovani amanti erano ora una figura sola di un abbraccio immortale, le candide vellutate e fresche forme, i luccicanti capelli di quella notte avevano lasciato il posto ad una strana fredda pietra, meravigliosa come il più splendido dei marmi indistruttibile come il granito più duro gelida come la vecchia luna di quella notte. Niente era restato di vivo, solo una muta, altera e maestosa sagoma pietra che delineava la sagoma di due giovani abbracciati nell'Amore eterno.
L'alba sorse quella mattina come tutte le mattine con il suo roseo occhio ad illuminare le fredde terre, a sciogliere lentamente il lieve e pallido velo che le copre. Quella mattina forse incuriosita forse sorpresa sembrò indugiare un attimo quando arrivò al vertice della collina. Quel solitario monolite ora, sotto il suo caldo occhio sembrava possedere vita, che ardeva di un fuoco inesauribile sprigionato dall'Amore. Ebbene si, quella pietra non era morta come tutte le altre, era viva pensava e provava emozioni come tutti le donne e gli uomini, possedeva un'anima ma soprattutto amava! I due giovani ora godevano per l'eternità il sublime privilegio di concedersi l'uno all'altra vivendo solo nell'Amore niente per loro era tortura non la loro immobilità non le loro giovani membra tramutate in quel mirevole minerale, non l'impossibilità di comunicare con le mortali parole, non la vista complice dei loro occhi, non il tocco delle giovani membra, nulla era importante, nulla di mortale esperienza valeva più del loro Amore eterno della felicità che inesauribilmente esso può sprigionare, della leggerezza che può creare a chi si sa sacrificare sapendo che donare è il tutto ed il ricevere viene da se.
Da quella notte le stagioni sono trascorse innumerevoli come innumerevoli sono solo le stelle in tutto firmamento, ma sulla cima di quella collina ogni mattina l'alba illumina quel baluardo di roccia splendente nella sua immutabile bellezza, ne il tempo ne le intemperie sembravano scalfirlo o segnarlo anzi sembravano cullarlo con dolci carezze che, anche le più ruvide mani sanno fare quando usano la dolcezza che viene dal cuore.
In tutti questi anni coppie di innamorati attirate dalla bellezza di quel posto, da quel monolite dalle sognati fattezze dalla leggenda ad esso legata si sono giurate Amore eterno davanti a quei testimoni immobili e solenni; ognuno consegnava nelle mani dell'altro il suo cuore perché lo costudisse dagli eventi nefasti che la vita serba per ognuno, per proteggerlo da quei scherzi che solo il fato può provare piacere nel fare. Tutte le coppie sentivano in quel posto il caldo torpore di un fuoco che ardeva eterno, il fuoco sentito dai loro genitori, dai loro nonni, un fuoco che memoria d'uomo non ricordava essersi mai estinto, essere sempre esistito. Era proprio così, peccato che i loro occhi mortali non vedessero la vita in quella fredda roccia, non vedessero l'Amore che essa sprigionava. Per fortuna gli occhi del cuore li aiutavano a percepire tutta quella magia.
Le foglie ormai stanche si lasciavano cadere a terra come rossastre lacrime di pioggia si posavano lievemente sul terreno mettendo a nudo i freddi tronchi degli alberi, l'autunno si stava inoltrando il freddo cominciava a spargersi nell'aria con le prime nebbie quasi come una morte invisibile si insinuava nel bosco alla ricerca delle sue prede assalendole con la sua morsa inesorabile.
Era un tiepido pomeriggio della fine di ottobre ed un giovane solitario si avvicinò nei pressi della maestosa roccia che da tempo vedeva dal paese ma che non era mai andato a contemplare; rimase folgorato dalla bellezza di quei lineamenti, di quelle forme armoniose e dinamiche di quell'eterno abbraccio; guardando le fattezze della roccia restò colpito dalla bellezza che si intravedeva nella figura che assomigliava ad una giovane fanciulla che si slanciava verso il suo compagno, istintivamente toccò quelli che lui credevano essere i suoi capelli, le sue braccia i suoi fianchi, un brivido di calore entrò da quelle giovani dita in quella fredda roccia aveva percepito la vita! Stranito corse verso casa con quella sensazione nel cuore. Scese la notte e fu una notte strana, diversa troppo fredda più fredda di qualsiasi altro autunno a memoria d'anziano; la vecchia roccia stava la come tutte le sere a risplendere sotto le stelle i giovani amanti sembravano agli occhi mortali sempre fissi ed immutabili nelle loro forme, ma solo quello non era cambiato... . L'incontro della mattina aveva modificato qualcosa che neanche tutto il freddo, il vento ed i terremoti di quei lunghi secoli avevano fatto traballare, qualcosa stava cambiando. La giovane era stata turbata dal tocco di quel ragazzo solitario, da quel gentile sfiorare la sua fredda superficie dal calore delle sue dita, per un attimo per un momento aveva sentito qualcosa che non ricordava così piacevole, la vita oltre quell'Amore. Il faro della spensieratezza e della libertà da quell'Amore l'avevano tentata! Il giovane amante si accorse di ciò ma pensò che la bellezza di quell'attimo non poteva competere con tutto l'Amore che aveva in serbo per lei con tutto l'Amore che gli aveva sempre dimostrato. Pensava che il loro Noi il loro Amore non avrebbe mai ceduto a nessun egoismo. Il giovane sole della mattina fugò ogni suo pensiero.


Mio

Tuesday, 27 November 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Il segreto svelato - Parte seconda

I loro genitori si erano dimenticati di fare i conti con l'inesorabile forza dell'Amore che legava i due giovani. Infatti non passò più di una notte di solitudine che entrambi fuggirono con le ombre della notte a coprirgli la strada con la voce del cuore si chiamarono e si trovarono sotto la stessa quercia che l'estate aveva fatto da testimone al loro Amore. Tra baci ed abbracci si ricongiunsero con gli occhi pieni di lacrime si sentivano il Tutto condividevano una pienezza incredibile, l'Amore era più forte che mai. Quando le lacrime lasciarono il posto ai flebili singhiozzii cominciarono a parlare di come risolvere il loro problema con le rispettive famiglie, erano disperati perché non trovavano una soluzione lo sconforto si impadronì di loro e la tristezza era entrata pian piano nei loro cuori. Vedendo tutto questo dall'alto l'antica quercia si commosse e per la prima volta in vita sua parlò. I due giovani furono in principio spaventati da quella profonda voce che veniva dal bosco, non ne capivano la provenienza istintivamente si strinsero l'uno all'altra appoggiandosi all'albero. "Non abbiate paura, sono io..." di nuovo quella voce suadente e profonda, "Io la vecchia quercia". I due giovani sobbalzarono allontanandosi di scatto dal rugoso tronco con la paura negli occhi. Allora l'albero parlò ancora: "Non abbiate paura non vi farò del male, ma non potevo tacere oltre. Questa è la prima volta che parlo in tutta la mia millenaria vita, parlo perché non posso rimanere muta di fronte ad un'Amore distrutto dall'egoismo, quell'Amore che io ho tenuto a battezzo!". Nei due giovani lo stupore e lo spavento lasciarono spazio alla curiosità e all'ascolto di quella saggia voce. "Cari giovani io vi ho visti al vostro primo bacio e ho visto il vostro Amore nascere e crescere, ora saprei come rendere indistruttibile il vostro legame, saprei come dargli la forza che nessuna interferenza esterna riuscirà mai spezzare, purtroppo io so...", "Perché purtroppo?" l'interruppero i giovani all'unisono; "Purtroppo perché quello che dovereste pagare per avere ciò che vi prometto è alto forse troppo alto per chiunque ma è l'unico prezzo per godere del privilegio del vostro Amore". I due giovani spaventati si rivolsero a quel tronco inanimato dicendo: "Ti prego svelaci il segreto per annullare le nostre pene, per poter godere del nostro Amore pienamente!", la quercia commossa dall'Amore che vedeva nel cuore dei due giovani disse:"Ve lo dirò ma sappiate che quello a cui dovrete rinunciare sarà qualcosa di più della vita, qualcosa che solo chi ama veramente è capace di accettare senza alcun peso, qualcosa che per chi non Ama veramente, può essere solo che una tortura indicibile e senza fine!" i due giovani insistettero: "Non temere saggia quercia il nostro Amore è unico ed indissolubile come la luna e le stelle nella notte, come il sole splendente nel cielo più blu!". "Ebbene vi svelerò il segreto, ma badate bene se non vi Amate veramente sarà per voi la più grande tortura di tutta la vostra vita! Tortura che potrà finire solo con la fine del vostro Amore, finirà con l'addio alla vita di uno di voi!". La coppia a queste parole un po' spaventata incedette, la paura offuscava la loro decisione. Si guardarono negli occhi intensamente tentando di scrutare il profondo del loro cuore l'intimo delle loro anime. Per lunghi momenti le parole entravano nei loro cuori senza che nessuna lettera vibrasse nell'aria, infine con una lunga argentea lacrima che rigava le loro facce si voltarono verso il maestoso albero dicendo: "Svelaci saggia quercia il segreto che per tanto tempo hai custudito svelaci il segreto dell'Amore che può essere eterno!" ad un tratto il vento si spense le foglie che giacevano su terreno non si muovevano più gli uccelli notturni divennero muti e dall'alto la luna si nascose dietro timide nubi la quercia parlò svelando quelle magiche parole che qui non possono essere ripetute e, subito dopo tutto ricominciò a vivere a muoversi a tornare al prima, la quercia ora era di nuovo muta. I giovani avevano finito le domande.
Il bosco cominciò ad animarsi in uno scompigliato trambusto, uomini con lanterne gridavano nomi che percuotevano l'aria come il vento autunnale sibila tra i rami. Le famiglie dei giovani erano alla ricerca della coppia. Sentendo quelle voci gli innamorati cominciarono a correre veloci veloci nella direzione opposta, scappare dal loro peggiore incubo per varcare la porta della loro libertà. Il bosco si diradava sempre più i rami degli alberi scioglievano il loro freddo intreccio come le vecchie secche dita d'un anziano quando salutano qualcuno in lontananza. Si trovarono improvvisamente sulla collina che sovrastava il paese, l'erba coperta della bruma autunnale scricchiolava lievemente al loro passaggio la luna illuminava il tutto, cristalli eterei sotto i loro piedi segnavano la strada, diamanti sulle loro teste vegliavano la loro fuga, bianco vapore sulle loro labbra segnale della folle corsa. All'improvviso un rumore una voce profonda di un'uomo adulto interruppe il loro passo, il fiato corto della giovane coppia svanì con l'illusione della libertà. Erano stati scoperti, scovati e bloccati; il padre del giovane bloccava la strada di fronte a loro, con uno sguardo severo e penetrante con la sua mole imponente tutto attorno sembrava piccolo piccolo. Si strinsero forte le mani, non volevano rinunciare alla loro libertà, alla loro vita, al loro Amore. Si girarono di scatto come solo una lepre messa alle strette potrebbe fare, tentarono ancora la strada del bosco, l'abbraccio freddo di quelle dita secche secche. Erano arrivati quasi alle prime basse fronde quando un'altera scura figura uscì come un fantasma dalle secche frasche, occhi di felino a caccia che sa di aver la tra gli artigli li li puntarono, era il padre di lei si moveva lentamente con la tranquillità di chi sa che il tempo non conta quando il risultato è assicurato! Due muri invalicabili cingevano i giovani in una morsa un letto di cristalli tra di essi un'infinità di diamanti nel cielo, la fine di un sogno la fine di quell'utopia reale stretta in quelle giovani e fredde mani. Ora erano la nel centro di quella collina, dall'alto di quel luccicante trono dominavano la valle, commossi si abbracciarono la stretta che gli univa era quella dell'Amore, credevano che niente e nessuno potesse scioglierla chiudendo gli occhi si baciarono, ancora il loro Amore era la misura del tempo, tempo dove un attimo un momento trascorre come mille stagioni, stagioni di maggio stagioni di fiori di profumi di vita! Mani possenti strinsero quell'abbraccio d'Amore, le loro braccia persero improvvisamente le forze l'impeto della violenza li aveva sorpresi come una tempesta estiva nel mare più calmo ed azzurro, turbini inesorabili lottavano per spezzare le catene che ancoravano i due giovani, presto le maglie caddero a terra d'argento freddo e cristallino brillavano alla luna erano le lacrime dei loro occhi che sempre più distanti brillavano.


Mio

Wednesday, 21 November 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

L'inizio - Parte Prima

In un villaggio piccolo piccolo perso nello spazio e nel tempo in ricordi troppo distanti e troppo antichi, giaceva sulla cima di una collina come posato da chissà quale gigantesca mano fatata due grandi e maestose rocce, tutti i paesani le chiamavano i Grandi Innamorati vista la forma che nelle sere dell'anno si stagliava contro il cielo rossastro mostrando a tutta la valle il profilo di una coppia di innamorati, lei con i capelli al vento mossi dallo slancio dell'abbraccio, lui con le sue braccia strette attorno ai suoi fianchi. Sembravano danzare ogni sera nei rossore dei tramonti.
Tutte le coppie dei paesi vicini andavano a giurarsi amore eterno ai piedi dei Grandi Innamorati ed essi assistevano dall'alto come muti testimoni alla magia dell'Amore che stava sotto i loro occhi benedicendo le promesse che le giovani coppie solennemente prendevano qualora il loro cuore fosse stato puro.
Nessuno però sapeva la vera storia dei Grandi Innamorati, di quelle strane rocce antropomorfe perchè le parole tramandate si erano ormai perse nel soffio inesorabile del vento del tempo che tutto confonde, che tutto muta, che tutto fa scordare. Ora io conosco tale storia il perché ed il come ora non importano, importa solo la sua magia, la sua verità ed il fatto che tutto veramente è accaduto! Ed ora ve la racconterò.
Era sera piacevole di primavera di festa e balli nel dolce paese di contadini ai piedi della collina, l'estate ormai bussava alle parte della natura i frutti crescevano lentamente, certi assumevano il colore dell'età adulta altri sembravano voler restare eternamente bambini ed acerbi. Le giovani coppie si lanciavano sguardi di timida e vicendevole complicità cercando di sfuggire al controllo vigile degli adulti più inflessibili. Il vino e la musica, i profumi della natura le stelle curiose che dall'alto osservavano avrebbero poi distratto anche loro...
La serata continuava più piacevole che mai, la festa scorreva in un fiume di conviviale vitalità e spensieratezza, gli sguardi di prima ora si incrociavano sul palco in roteanti e fluenti balli, dove i giovani uomini tentavano di comportarsi come cavalieri d'altri tempi mentre le giovani donne mostravano di non aver svanito nel tempo la loro innata aurea di alteri angeli piovuti da chissà quale magnifico cielo alieno. Tra le coppie una brillava su tutte, i due giovani che si erano appena incontrati in quella festa ma nonostante ciò erano l'essenza dell'armonia, assieme l'uno risaltava la bellezza dell'altra e viceversa. Quella sera tutti restavano ammaliati dalla luce vivida che sprigionavano, luce di gioventù, luce di spensieratezza che brilla senza perché, che arde di solo Amore. In una pausa nei continui balli della serata i due giovani decisero di appartarsi nel bosco all'ombra di una grande quercia, dall'alto una pallida luna illuminava i loro volti donando alla giovane fanciulla viso d'angelo. Brune introvabile perle gli occhi, raggi di stelle d'orati di eteree galassie i profumati capelli sulle sue spalle, di seta come nel lontano oriente non è mai esistita e mai esisterà la pelle il sorriso dolce, luminoso e splendente di lei illuminava il cuore del giovane la sua risata era rumorosa e vitale come un bosco d'uccelli innamorati a primavera. Il giovane volava sulle ali dell'Amore credendo di avere i piedi per terra... quanto si sbagliava, molto poco aveva capito della magia di quella notte! Lei sotto la stessa luna guardava forse con gli stessi occhi quel giovane spettinato, strano con grandi occhi silvestri incastonati come smeraldi su di un viso che segnava i primi tratti di un giovane uomo.
Amabilmente cominciarono a parlare a conoscersi sempre più a poco a poco la serata scorreva verso l'età matura, la luna cominciava ad abbassarsi e le loro ombre si incrociavano abbracciandosi e baciandosi dietro le loro spalle sulla vecchia quercia; ad un certo punto la magia scese dai rami della quercia come le foglie d'autunno si posò leggermente sui due giovani, le loro labbra si avvicinarono in un bacio di miele soffice come la carezza della brezza estiva gentile come il profumo della primavera di passione vellutata come i giovani petali di una rosa; di maggio fiorito si pitturarono le loro anime il tempo non misurava più quell'istante per loro, l'una era la misura dell'altro la leggerezza era nel loro cuore il resto non contava, l'Amore era nato ma nessuno dei due lo sapeva.
I due giovani continuarono a frequentarsi di nascosto per tutta l'estate ma quando il bosco cominciò a vergognarsi ed incalvirsi presero la decisione di dichiarare il proprio Amore alle loro famiglie. Purtroppo per loro le due famiglie erano da lunghi anni in profondi dissapori e, non appena i giovani le convocarono per rendere noto il loro Amore, scoppiò tra i rispettivi genitori una profonda lite; la giovane coppia fu separata e ad entrambi fu vietato di frequentarsi.


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