Sarà che è sempre stata una cosa che mi è piaciuta, sarà che mi incuriosicono le persone nei comportamenti, nei tratti somatici e negli atteggiamenti ma mica riesco a non osservare qualcuno distaccatamente. Alcuni giorni fa ero in stazione (sì ho cambiato fermata, camminare un po' di più la mattina mi rilassa ora che il clima è più gentile), per la quotidiana corriera della mattutina e questo accadeva attorno a me...
Alla mia destra la giovane ragazza del conservatorio con il suo trolley e il suo strumento tenuto al sicuro nella nera custodia rigida sta aspirando avidamente il fumo della sua sigaretta dondolando nervosamente la gamba acavallata cercando di darsi un tono vissuto. Chissà se quel tono esisterebbe ancora se la madre che qui l'ha scaricata cinque minuti fa comparisse, madre che credo di quelle sigarette direbbe: "No mia figlia mai!". Ancora più a destra sulla prima panchina ecco un grigio impiegato della provincia sulla sessantina con tanto di divisa d'ordinanza sta pensando. Pensa forse al tempo perso quello che è fuggito che non è più. Al suo tempo. È proprio vero che la condizione sufficiente per la felicità non è sicuramente
il lavoro anche se questo è sicuro magari facile e sicuramente ben retribuito.
Alla mia sinistra si siede una dark lady in versione post-moderna mostra orgogliosamente il piercing che le decora l'angolo del labbro inferiore, nelle orecchie ha una cacofonia a tutto volume che purtroppo non distinguo, non sembrerebbe male. In fondo sulla prima panchina vicino all'ingresso compare un giovane fascista moro e ricciuto con tanto di fascio littorio disegnato sullo schienale interno della cartella, attorno a lui si riunisce un capanello di giovani ragazzi, saranno cinque o sei, seduto impartisce lezioni di vita con una sigaretta stretta tra le dita che non sa fumare. I discepoli hanno formato un cerchio e, come chi è sanza 'nfamia e sanza lodo, ascoltano e non controbattono ma solo annuiscono. Mai discepoli peggiori per chi maestro vuol essere. Ad un tratto, come sempre, in preciso e perfetto orario compare il punk solitario probabilmente è coetaneo del maestro destrorso di vita. Sfoggia orgoglioso la sua cresta scapigliata bionda ossigenata, le sue chincaglierie fatte di spille, spille da balia, borchie, catene messe qui e la; sui vestiti e sulla cartella simboli di anarchia, simboli di lotta tracciati con l'indelebile nero e rosso. Si avvia verso l'autobus che sta sopraggiungendo facendo risuonare i tacchi dei suoi anfibi sdruciti e consumati sull'austro-ungarico pavimento della stazione. Noto sulla cartella una toppa con un simbolo contornato dalla scritta: "Orgoglio Antifascista", in quel momento il punk ed il fascista salgono sull'autobus in perfetta sincronia. Io da dietro sorrido sotto i baffi (che non ho) a quella scena e penso: "Ah vergine gioventù!".
Ora è tempo di viaggiare, di leggere fino a che gli occhi reggono. "Abbonamenti, abbonamenti", ripete il controllore il viaggio è cominciato quello che mi aspetta già lo sapete...
Mio
Soundtrack in my thoughts: C'è solo la strada -Giorgio Gaber
Alla mia destra la giovane ragazza del conservatorio con il suo trolley e il suo strumento tenuto al sicuro nella nera custodia rigida sta aspirando avidamente il fumo della sua sigaretta dondolando nervosamente la gamba acavallata cercando di darsi un tono vissuto. Chissà se quel tono esisterebbe ancora se la madre che qui l'ha scaricata cinque minuti fa comparisse, madre che credo di quelle sigarette direbbe: "No mia figlia mai!". Ancora più a destra sulla prima panchina ecco un grigio impiegato della provincia sulla sessantina con tanto di divisa d'ordinanza sta pensando. Pensa forse al tempo perso quello che è fuggito che non è più. Al suo tempo. È proprio vero che la condizione sufficiente per la felicità non è sicuramente
il lavoro anche se questo è sicuro magari facile e sicuramente ben retribuito.Alla mia sinistra si siede una dark lady in versione post-moderna mostra orgogliosamente il piercing che le decora l'angolo del labbro inferiore, nelle orecchie ha una cacofonia a tutto volume che purtroppo non distinguo, non sembrerebbe male. In fondo sulla prima panchina vicino all'ingresso compare un giovane fascista moro e ricciuto con tanto di fascio littorio disegnato sullo schienale interno della cartella, attorno a lui si riunisce un capanello di giovani ragazzi, saranno cinque o sei, seduto impartisce lezioni di vita con una sigaretta stretta tra le dita che non sa fumare. I discepoli hanno formato un cerchio e, come chi è sanza 'nfamia e sanza lodo, ascoltano e non controbattono ma solo annuiscono. Mai discepoli peggiori per chi maestro vuol essere. Ad un tratto, come sempre, in preciso e perfetto orario compare il punk solitario probabilmente è coetaneo del maestro destrorso di vita. Sfoggia orgoglioso la sua cresta scapigliata bionda ossigenata, le sue chincaglierie fatte di spille, spille da balia, borchie, catene messe qui e la; sui vestiti e sulla cartella simboli di anarchia, simboli di lotta tracciati con l'indelebile nero e rosso. Si avvia verso l'autobus che sta sopraggiungendo facendo risuonare i tacchi dei suoi anfibi sdruciti e consumati sull'austro-ungarico pavimento della stazione. Noto sulla cartella una toppa con un simbolo contornato dalla scritta: "Orgoglio Antifascista", in quel momento il punk ed il fascista salgono sull'autobus in perfetta sincronia. Io da dietro sorrido sotto i baffi (che non ho) a quella scena e penso: "Ah vergine gioventù!".
Ora è tempo di viaggiare, di leggere fino a che gli occhi reggono. "Abbonamenti, abbonamenti", ripete il controllore il viaggio è cominciato quello che mi aspetta già lo sapete...
Mio
Soundtrack in my thoughts: C'è solo la strada -Giorgio Gaber








