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Radio Pazza

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Monday, 14 June 2010

Radici

Scusa.
Se il mio terreno è duro. Da troppo tempo non lo dissodo, quei solchi mi hanno sempre fatto paura. Da troppo tempo è amico di freddo Inverno.

Scusa.
Se le mie radici sono contorte e stringono fameliche fredde pietre. Inutili pietre. Se si muovono rincorrendo la loro fine. In verticale, alla ricerca di qualcosa che forse pure non esiste. Acqua e Nutrimento non sono sempre nascoste. Stolte. Stolto.

Scusa.
Se il mio tempo è diverso.
Se il mio spazio è ristretto.
Se il mio fiato corto.

Cambio lentamente e continuamente, prima. Poco per volta.
Sto tentando di farlo più in fretta che posso per non sbagliare nulla, prima. Sto tentando di farlo anche e soprattutto assieme a te anche se così può non sembrare. Per capire la mia vera Forza, l'esistenza della mia completa interezza.

Mio


Sunday, 6 June 2010

Appartenenza in Libertà

Come sapete non credo agli stereotipi, è troppo facile giudicare le persone sulla base di questo. Inoltre la statistica ci può sicuramente dire che questo modo di operare è falso. Troppi pochi campioni esaminati possono condurci a questa conclusione. Personalmente le persone le stereotipo una per una, separatamente. Ad ognuno il suo "stampo solido". Inoltre, non secondariamente, non credo agli stereotipi perché significherebbe accettare intrinsecamente il rientrare in essi. No grazie per entrambi quindi.

In una delle nostre chiacchierate nella Philosophical Kitchen, DJ. si lamenta sul fatto che qui ci è molto razzismo soprattutto contro i musulmani. E. trovava una giustificazione per l'invidia da parte della gente comune per certi ideali che si erano andati a perdere dopo il '68. (O__o) Insomma parlava più o meno la donna vecchio stile: calzetta, lavare, stirare e pulire ecc. ecc., DJ. concordava. Io, come al solito anche per partito preso, ma non in questo caso, ero contro. Quando vado contro mi sento in dovere di dire, la voce si sente in dovere di aumentare di volume e nasce in me una vena polemica e provocatoria. Insomma a chi mi conosce in normali vesti mi direbbe incazzato ma è inevitabile e se poi mi si dice che il velo è per proteggere l'uomo (OMO) dalle debolezze carnali... allora mi incazzo veramente e la risposta: "Se sei debole tagliati il pene!" mi esce come risposta più gentile.

Sapete mi da fastidio, o meglio non capisco, la gente che ha bisogno di riconoscersi in gruppi in appartenenze, case, religioni. Non capisco perché per essere, bisogna appartenere e non viceversa. Io mi sento e sono me stesso, poi mi si può chiamare italiano ma ciò conta solo per un punto di vista amministrativo. credo che essere critici con noi stessi prima e con gli altri poi ma non necessariamente se non la pensano come me. Sono sempre contro ricordate...

Sapete credo che gli stereotipi nascano quando ognuno non segue se stesso ma subisce scelte altrui. Gli stereotipi esistono quando si smette di pensare con e per noi stessi, ma soprattutto per gli altri. Cominciano quando si inizia a pensare con un pensiero altrui univoco e praticamente insindacabile, prendendolo come assioma. Quando si cerca il piacere personale attraverso e non con altre persone. Se è personale non può passare per altri no? Se è personale lo si può scoprire con altri in noi stessi e talvolta, risulta pure più profondo.
Tutto questo per dire che non mi curo di chi mi classifica in una determinata categoria, insieme o cerchia perché, se così fosse,  automaticamente vorrebbe dire che in qualche modo mi dichiaro appartenente ad altri.
L'appartenenza non è essere parte di qualcosa, ma è come dice il Signor G. avere gli altri dentro di se 
Questo può essere il massimo dell'egoismo e forse pure della presunzione, lo so, ma anche l'accettazione naturale delle persone se lo si fa senza base di giudizio alcuna. Non so perché ma in questo vedo parte della piena Libertà personale ed altrui.


Mio



Thursday, 3 June 2010

I miei 500 metri di libertà

                              Note su una busta paga. Quando la mano chiede di scrivere ciò che la mente non riesce a trattenere dal dire.


E poi si chiude il portone di legno e le immondizie vanno nel cestino. Qui non si differenzia ancora. Tutto assieme, dentro.

Grande musica nelle orecchie ma mal musicata da vecchi auricolari. Un'ingiustizia.
Scendi in quella piccola stretta e cieca via. Testa reclinata da un lato solo leggermente, in avanti pesantemente. Forse sono solo gli occhiali da sole troppo pesanti. Forse.
Passi cadenzati quasi come quando li si conta e poi qualcosa si stacca da te, esce. esce come quelle parole prepotenti e che non provano ritegno ad abbracciare l'aria, a lasciare la tua bocca. Il ciclo è iniziato, sempre lo stesso come quello della musica.
Svolta a sinistra, c'è gente ma fa lo stesso. Non ti censuri perché è quello che vuoi. Sai che gli altri ti guardano tu li guardi ma non per questo ti zittisci forse, inconsapevolmente, fai più forte. Il ritmo dei tuoi tacchi ti accompagna in quel sottopassaggio e ti ascolti perché ti piacciono quei rintocchi, quel lieve eco accompagnato a parole che altri sentono straniere.

C'è un perché a tutto, è solo che talvolta non lo si considera. Difficilmente lo si affronta fino in fondo. Almeno questo pensi per te.
Ti chiedi il perché di quella musica continua, sempre uguale che scava dentro come l'acqua, ogni mattina, ogni sera. Ultimamente.
Ti domandi il perché e poi ecco la risposta: semplice, secca e netta. TU il TUO lato che hai alimentato invece di limitarlo in confini ben stretti è la tua risposta.
Sempre qui si torna.
Sempre dentro.
"In una polemica di dignità".
Resta il dolce di non concedere nulla al TE che non apprezzi, l'amaro di toglierti qualcosa che sarebbe bello ma non giusto, almeno non così. Per te.
Ho bisogno di evadere.

           E gli occhi si fanno insolitamente vicini, il viso diventa allungato quasi appuntito. Un muso. Con questo riflesso si spegne la giornata.

Mio




Nella Mia Ora di Libertà -Fabrizio de André

Di respirare la stessa aria
di un secondino non mi va
perciò ho deciso di rinunciare
alla mia ora di libertà

se c'è qualcosa da spartire
tra un prigioniero e il suo piantone
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione
che non sia l'aria di quel cortile
voglio soltanto che sia prigione.

È cominciata un'ora prima
e un'ora dopo era già finita
ho visto gente venire sola
e poi insieme verso l'uscita

non mi aspettavo un vostro errore
uomini e donne di tribunale
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare
se fossi stato al vostro posto...
ma al vostro posto non ci so stare.

Fuori dell'aula sulla strada
ma in mezzo al fuori anche fuori di là
ho chiesto al meglio della mia faccia
una polemica di dignità

tante le grinte, le ghigne, i musi,
vagli a spiegare che è primavera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera
e poi lo sanno ma preferiscono
vederla togliere a chi va in galera.

Tante le grinte, le ghigne, i musi,
poche le facce, tra loro lei,
si sta chiedendo tutto in un giorno
si suggerisce, ci giurerei
quel che dirà di me alla gente
quel che dirà ve lo dico io
da un pò di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio
da un po' di tempo era un pò cambiato
ma non nel dirmi amore mio.

Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

C'hanno insegnato la meraviglia
verso la gente che ruba il pane
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame
ora sappiamo che è un delitto
il non rubare quando si ha fame.

Di respirare la stessa aria
dei secondini non ci va
e abbiamo deciso di imprigionarli
durante l'ora di libertà
venite adesso alla prigione
state a sentire sulla porta
la nostra ultima canzone
che vi ripete un'altra volta
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

Wednesday, 2 June 2010

Atto di Fede

È come firmare la propria condanna a morte. Nulla più nulla meno. Piccola postilla, non sei tu il boia, non sei tu a tirare la leva. Un'altra persona ti brucerà il cervello, ti fermerà il cuore. Ancora. Poi freddo e inverno. Poi.

Mi sono formato a spigoli taglienti, cazzo se taglio, sono lama di rasoio lungo i bordi. Un foulard di seta si dividerebbe in due come per incanto al solo sua lieve poggiare laddove il bordo si fa netto.
Conosco poche persone come me, davvero poche. Probabilmente è solo la statistica che mi vieta di conoscerne di più, il numero di campioni. Ma posso dire che siete buonisti, voi, gli altri che di cui molti ne ho conosciuti e qui, in questo caso, la statistica pure non aiuta ma cambierebbe nulla. Ne sono certo. 
Mi additate come bastardo, voi, può darsi ma lo faccio bene, così bene che me ne vanto. Poi rincaro la dose. Non ho pena ne paura per voi. Sono abituato a me stesso, io. Voi siete acqua sulla pelle, gocce destinate a finire sotto i miei piedi. Io vi calpesto e, sinceramente, non me ne fotte più un cazzo. Non più ora.

Come si può decidere una possibile Eternità in pochi minuti. Non si deve farlo. Non lo voglio fare, non ha senso. L'Eternità non ha fine una traslazione temporale vale nulla. L'ho fatto.

TU, tu che hai tradito la mia fiducia, per la stupida ed infantile presunzione di scegliere per me hai fatto un grosso danno. Un danno che parla al plurale. Non conta che non lo rifarai più il danno esiste, bisogna cambiare tutto, non si possono aggiustare certe cose. Saprai farlo?
Il futuro è adesso, ora siamo ancora pari. Ti ricordo però che IO sono un bastardo, un figlio di puttana. Per queste cose ho finito i secondi, non arrivo neppure ad uno. Non conterò perché sparire costa meno fatica.

Continuare contro il baratro sapendo che il paracadute non esiste ma non preoccupandosi di ciò.


Mio


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  • Rimmel -Francesco De Gregori
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