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Wednesday, 21 July 2010

Di Agende Rosse,Di Moniti Nefasti e Di Alfredo

Forse è misantropia, non so. Il sentimento è quello ma è diretto, non stereotipato o generalizzato. Ben mirato verso una parte di popolo e nazione. Le eccezioni non mi consolano perché, poi, anche loro smetteranno di essere tali. Vorrei sbagliarmi ma non sarà così credo.
Mi sono chiesto in questi giorni il perché del mio non sentirmi bene qui o meglio, del mio sentirmi meglio fuori. Sapete ho cercato di giustificarmi e di giustificare. "Gap" nella comunicazione mi sono risposto, spero che si a questa l'unica differenza sostanziale ma per molte cose già so che è una risposta illusoria.

Vedo la gente cambiare, forse io sono e sto cambiando. Forse entrambi con direzioni differenti, diversamente. Non conta, il risultato è lampante è lo stesso. Diversità la chiamano di solito e questo mi rende triste. Tanto.
Mi sono chiesto il perché di una nostalgia legata solo a luoghi a cose immote e talvolta senza vita. Insieme non vivo che per molti può essere benissimo trattato con un criterio di succedaneità che ne svincola l'essenza dallo spazio. Per me non è così, probabilmente troppi ricordi, stranamente non belli, sono legati a tutto ciò attraverso situazioni ed emozioni.

Credo che il primo passo per un mio cheto vivere passa attraverso un'assioma di diversità nel quale, assunta questa condizione come statica, il resto, tutta la componente sociale intendo, diventa più sopportabile. Una condizione, questa, che ora mi permea e mi fortifica. Mi è di grande consolazione ed aiuto.

Ora come ora spero di non tornare per sempre da queste parti che, a buon auspico, vorrei dire "quelle" parti. Una possibile famiglia qui (li), proprio  non riesco ad immaginarla. Non saprei insegnare diversamente ai miei figli da come vedo le cose. Non voglio donare a loro una totale incomprensione congenita che li porterà a un vivere triste, tra sangue amaro e frustrazione. Se questo non sarà vorrà dire che non sarò stato in grado di insegnare nulla. Vorrà dire che sarò deluso di me stesso in primis e dalla società poi, da loro anche. Vada come vada qui (li) vedo speranze vane e futuri vuoti.

Care lettrici e lettori, mi sento cieco di fronte ad un futuro troppo chiaro e lampante è che di abbaglio non si tratta, le tenebre ci circondano mi fanno dire ciò.  Spero di sbagliarmi.

E' passato un secolo da quando il bisnonno di Alfredo cercò fortuna negli Stati Uniti prima, il prozio in Francia poi. Ora Alfredo è uscito come loro, calca le stesse orme con motivi che stanno diventando paurosamente analoghi. Chissà se ritornerà. Sapete, trovo strano che i primi non avessero pressoché la minima istruzione e che lui abbia praticamente la massima possibile. Sembrerebbe che poi l'istruzione non conti, LI.

Mio



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