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Saturday, 9 April 2011

Carne da voto

Scusate la lunghezza, ma se vorrete leggerlo credo che ne valga la pena, così come e soprattutto un vostro parere.

Alfredo tende sempre a rimanere pacato e ci riesce su quasi tutto. Quasi. Non è solito bestemmiare ed  imprecare a ripetizione. L'ho sentito tirare entrambe al cielo del suo stato. L'Italia.
Quanto segue è un'elaborazione per chi come lui vive all'estero. Dopo ciò che mi ha dette e ciò che ho sentito non penso che stare fuori (non per scelta ma per necessità) è poi così "più facile", è facile come per coloro che dentro sono restati e che sono in prima linea. Nulla di più ma neppure nulla di meno. 

Italiani residenti all'estero, voi che avete l'OBBLIGO di iscrivervi all'A.I.R.E., non me la sento proprio di dirvi è una regola e bisogna seguirla. Le regole ingiuste non dovrebbero essere mai seguite, questa è l'unica regola. Poi, fate voi. Questioni di coscienze.

Fate che partite, che la sciate amici casa famiglia. Che lasciate posti che vi hanno INSEGNATO essere stupendi e che REALMENTE lo sono. Che lasciate una CULTURA e un'identità che vi hanno INSEGNATO essere stata senza paragoni che vi hanno INSEGNATO a gustare apprendere. A bagnarvi con lei a restare stupiti della sua bellezza. Peccato che non vi hanno INSEGNATO a esserne immuni. Peccato davvero.
Fate che andate in uno stato estero oppure extraeuropeo e che magari oltre a qualche parola per la sopravvivenza spiaccicata in inglese conoscete altro. Fate che può essere che pure, l'inglese, non sia poi così conosciuto dove andate. Talvolta succede quando si emigra. 
In tutto questo metteteci che il vostro stato, l'Italia, vi dice che siete OBBLIGATI ad iscrivervi all'anagrafe estera del paese dove abitate (chiamando le cose con il loro nome sarebbe meglio LAVORATE) e vi dice che poi perderete tutti i diritti assistenziali. Che in l'Italia vi emetterà fattura in occasione di un VOSTRO ricovero nel VOSTRO stato nel quale avete la CITTADINANZA. Insomma che sarete trattati, poi, come un perfetto STRANIERO. 
Fate che un giorno, non so diciamo vi prenda una cosuccia tipo tumore, epatite, leucemia, qualche scompenso endocrino o un bell'incidente grave o un'altra cosuccia che richieda un po' di ricovero, perché no delle salutarissime trasfusioni di sangue altrui visto che chiamare un possibile famigliare (o amico) compatibile mica si può se sta con la sua famiglia o nel suo (non più nostro) stato. Ed allora succede che in reparto ci stai da solo (ma questo lo si può sopportare ma forse i famigliari no), ed allora succede che pensi speriamo che il sangue sia pulito, il medico non sia un macellaio. Per una garza o pinza dimenticata da qualche parte in pancia no, quello no.
Questo è quanto, l'Italia vi lascia col culo per terra a casa vostra e a casa d'altri. Voi dovete farvi il culo per farvi rimborsare dallo stato in cui vivete per esservi fatti curare nella vostra PATRIA. Se la sanità del paese dove vivete è pubblica va un po' meglio se è privata forse potrebbe essere l'ora dei mutui. 

Sapete mi chiedo allora che differenza ci sia tra un cittadino italiano e un cittadino italiano che risiede all'estero. Faccio prima a pensare e a dirvi a ciò che resta: il diritto al voto nello stato in cui  vivi (lavori)! Grazie patria natia, mi lasci la possibilità di votare un mafioso su una lista elettorale truccata a priori su cui, come tutte le cose in Italia, scegli tra zuppa e pan bagnato.

Questo era il preambolo di Alfredo, le sue osservazioni. Poi è partito per la tangente nel senso che lo sfogo è uscito naturale prepotente. Più o meno è stato questo:

"Brutti figli di puttana! 'fanculo a voi e 'fanculo a chi vi ha messo al mondo! Fuori dall'Italia si è solo un voto, carne da voto. Ficcatelo nel culo il mio voto! Io per me se mi date la scheda mi ci pulisco il culo! Banda di mafiosi, lecchini paraculata fottuti! A voi vi auguro di trovarvi  a risiedere all'estero in un bel paese sospeso tra epatite, AIDS e malaria. In un paese che non sapete capire la differenza tra "lei ha un tumore", "lei ha una fistola" e "lei sta per morire". Vi auguro di passare per le mani di un macellaio piuttosto che da una persona che ne capisce del suo lavoro e vi auguro tante belle trasfusioni con tanti bei regalini dentro. Come con la sanità l'Italia degli anni ottanta. Ah sì e vi auguro che abbiate a che fare con una sanità non pubblica, tanto mica è una conquista da garantire ai tuoi cittadini sempre l'accesso gratuito alle cure.
Se siete esitanti non vi preoccupate, vi ci accompagno io in India, Cina America del sud o Africa ma anche in europa un posticino lo si può sempre trovare. Vi terrò compagnia nel viaggio e poi, appena arrivati, vi dirò "tante belle cose"! ve le auguro davvero le mie belle cose.
Cazzo a testa in giù ancora, tutti. 'fanculo!"

Sapete comprendo lo sfogo, in parte credo che sia pure giusto. Non credo che una persona che vive all'estero debba, non pagando alcuna tassa nel suo paese d'origine, usufruire di tutte le cure sanitarie come un normale cittadino. Credo solo che le cure non secondarie e più importanti, quelle straordinarie, DEVONO essere garantite sempre e comunque. Un ricovero per malattie gravi nessuno lo cerca e se uno stato non garantisce per i suoi cittadini all'estero vuol dire solo che di loro se ne frega e ne può fare a meno. Nessuno intraprende un viaggio magari di migliaia o decine di migliaia di chilometri per farsi un esame del sangue, un'ecografia o una lastra e neppure per farsi mettere un gesso o per chiedere una scatola di pastiglie. Lo fa perché magari quel viaggio potrebbe essere anche l'ultimo. Non sarà per quelle persone che la sanità italiana andrà a ramengo, non credo proprio. Vergogna ed indignazione la provo pure io come Alfredo.
Quasi nessuno emigra dal suo paese d'origine per diletto. Se lo fa per un lavoro che reputa giusto per ciò che ha investito sulla persona. Per tutti i sui sacrifici e quelli della sua famiglia. Per un suo futuro migliore e perché no, pure per quello dello stato di provenienza al quale potrebbe dare ciò che ha appreso fuori.

Troppo tempo fa l'Italia è stata terra di Rinascimento, mi chiedo se ora non sia solo terra di omicidio sociale. Ah dimenticavo W L'ITALIA!!!


Mio


Una versione che non conoscevo ancora. 1991 CAZZO!



e questa senza farlo apposta...



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