Ultimamente ho poco tempo per scrivere ed è per questo che da più di una settimana non riesco a trascrivere degli appunti incasinatissimi che tengo sull'agendina. Ora prima che non riesca più a capirci un h ho deciso di postarli. Di che appunti si tratta? Semplicemente delle suggestioni e delle riflessioni nate dalla lettura di un libro ossia "Le particelle elementari" di Michel Houellebecq, consigliatomi alcuni mesi orsono da Museum.
La lettura di questo libro è stata per me abbastanza difficile perché mi sono trovato ad affrontare un tipo di letteratura moderna che mai avevo esplorato e nella tecnica e nell'approccio con il quale vene districata la storia, ma non per questo non ho apprezzato il libro nella sua interezza.
Di cosa parla questo libro e qual'è il suo messaggio generale? Per me è semplicemente la felicità e passione, lo scontro tra raziocinio e impulsività, caratteri elementari (come particelle) che ci appartengono in diversi rapporti e che inesorabilmente tracciano con tratti decisi la sagoma del nostro esistere e del nostro rapportarsi con gli altri. L'autore descrive questo ricorrendo ad una stesura che, non so se correttamente, potrei definire pulp e che per certi aspetti ho trovato talvolta altisonante, questo non per un mio perbenismo (non mi scandalizzo) ma più che altro perché messaggi forti possono essere resi anche non ricorrendo a scene forti. La storia narrata prende in considerazione le vicende di due fratelli, aventi in comune la medesima madre, che vivono un'infazia travagliata e per violenze fisiche subite da una parte e per violenze psicologiche perpetuate sull'atra com
unque sia violenze derivate dalla vita su entrambe le parti. A mio avviso quello che manca ad entrambi i protagonisti è però la stessa cosa ossia l'amore, o meglio l'esser amati. Da una parte c'è la volontà di colmare questo disperato vuoto attraverso il sesso smodato e libero mentre dall'altra c'è la volontà di colmare questo vuoto svuotandolo attraverso un rapporto nichilista verso l'amore tentando di anullare completamente il suo essere. Quale approccio è quello vincente? Nessuno dei due, entrambi sono perdenti perché una volta assaporata la bellezza immensa dell'amore entrambi si rendono conto che il tutto può ad esso esser ricondotto, purtroppo lo capiscono troppo tardi ossia quando l'amata e quindi l'amore è fuggito verso la strada del non ritorno.
La trama si svolge o meglio è calata in un contesto scientifico-avvenieristico nel quale l'autore tenta di dare le sue visioni future e le sue possibili soluzione per avere un'umanità priva di tristezze e sofferenze ma purtroppo, e questo a mio avviso non lo prende in considerazione, anche priva di felicità. La felicità a mio avviso nasce dallo sfogo e dalla ricerca delle nostre passioni, questa ricerca porta verso situazioni che generano ricordi indelebili ed immortali che, quando sono positivi, noi accumuliamo come palloncini colorati pieni d'elio attaccati ai nostri polsi, più sono i palloncini più noi ci si allegerisce in questa vita e si vola alti alti. Mentre quando i ricordi diventano negativi inesorabilmente ci zavorrano a terra come i pesi zavorrano un sub in immersione. Io credo che tutto questo sia inevitabile per una ed una sola cosa, ossia perché c'è poco da fare o dire ma per soddisfare le proprie passioni (De André insegna) si porta del dolore in altri.
È questo un male? Nel limite in cui quella passione risulta essere l'essenza dell'essere della persona non me la sento proprio di dire di sì, perché da quell'essere nasce il bello più supremo che, seppur per un breve e fugace attimo è l'espressione suprema dell'esistenza. Ma quindi si è costretti a vivere delle sofferenze per dare sfogo alle nostre passioni? Quindi si è destinati a soffrire? La mia risposta è sì. Ma allora per quale motivo soffrire? Io una risposta l'ho trovata, sarà stupida ma per me è semplicemente per poter ascoltare Tosca in "Vissi d'arte vissi d'Amore", il racconto di una sofferenza che ci dona una bellezza sconfinata, che ci fa capire che la vita è stupenda.
Pensando a questo e a tante cose che giarano attorno a felicità e soffernza, come le particelle attornao ad un nucleo, mi sono domandato qual'è il miglior vivere se un attacco all'arma bianca verso la conquista del monte Felicità o una strenua difesa lungo una lina Maginot rispetto alla Sofferenza. Una risposta mica l'ho trovata perché la distinzione mi sembra fioca fioca, voi una risposta me la potreste suggerire?
Mio
Di cosa parla questo libro e qual'è il suo messaggio generale? Per me è semplicemente la felicità e passione, lo scontro tra raziocinio e impulsività, caratteri elementari (come particelle) che ci appartengono in diversi rapporti e che inesorabilmente tracciano con tratti decisi la sagoma del nostro esistere e del nostro rapportarsi con gli altri. L'autore descrive questo ricorrendo ad una stesura che, non so se correttamente, potrei definire pulp e che per certi aspetti ho trovato talvolta altisonante, questo non per un mio perbenismo (non mi scandalizzo) ma più che altro perché messaggi forti possono essere resi anche non ricorrendo a scene forti. La storia narrata prende in considerazione le vicende di due fratelli, aventi in comune la medesima madre, che vivono un'infazia travagliata e per violenze fisiche subite da una parte e per violenze psicologiche perpetuate sull'atra com
unque sia violenze derivate dalla vita su entrambe le parti. A mio avviso quello che manca ad entrambi i protagonisti è però la stessa cosa ossia l'amore, o meglio l'esser amati. Da una parte c'è la volontà di colmare questo disperato vuoto attraverso il sesso smodato e libero mentre dall'altra c'è la volontà di colmare questo vuoto svuotandolo attraverso un rapporto nichilista verso l'amore tentando di anullare completamente il suo essere. Quale approccio è quello vincente? Nessuno dei due, entrambi sono perdenti perché una volta assaporata la bellezza immensa dell'amore entrambi si rendono conto che il tutto può ad esso esser ricondotto, purtroppo lo capiscono troppo tardi ossia quando l'amata e quindi l'amore è fuggito verso la strada del non ritorno.La trama si svolge o meglio è calata in un contesto scientifico-avvenieristico nel quale l'autore tenta di dare le sue visioni future e le sue possibili soluzione per avere un'umanità priva di tristezze e sofferenze ma purtroppo, e questo a mio avviso non lo prende in considerazione, anche priva di felicità. La felicità a mio avviso nasce dallo sfogo e dalla ricerca delle nostre passioni, questa ricerca porta verso situazioni che generano ricordi indelebili ed immortali che, quando sono positivi, noi accumuliamo come palloncini colorati pieni d'elio attaccati ai nostri polsi, più sono i palloncini più noi ci si allegerisce in questa vita e si vola alti alti. Mentre quando i ricordi diventano negativi inesorabilmente ci zavorrano a terra come i pesi zavorrano un sub in immersione. Io credo che tutto questo sia inevitabile per una ed una sola cosa, ossia perché c'è poco da fare o dire ma per soddisfare le proprie passioni (De André insegna) si porta del dolore in altri.
È questo un male? Nel limite in cui quella passione risulta essere l'essenza dell'essere della persona non me la sento proprio di dire di sì, perché da quell'essere nasce il bello più supremo che, seppur per un breve e fugace attimo è l'espressione suprema dell'esistenza. Ma quindi si è costretti a vivere delle sofferenze per dare sfogo alle nostre passioni? Quindi si è destinati a soffrire? La mia risposta è sì. Ma allora per quale motivo soffrire? Io una risposta l'ho trovata, sarà stupida ma per me è semplicemente per poter ascoltare Tosca in "Vissi d'arte vissi d'Amore", il racconto di una sofferenza che ci dona una bellezza sconfinata, che ci fa capire che la vita è stupenda.
Pensando a questo e a tante cose che giarano attorno a felicità e soffernza, come le particelle attornao ad un nucleo, mi sono domandato qual'è il miglior vivere se un attacco all'arma bianca verso la conquista del monte Felicità o una strenua difesa lungo una lina Maginot rispetto alla Sofferenza. Una risposta mica l'ho trovata perché la distinzione mi sembra fioca fioca, voi una risposta me la potreste suggerire?
Mio




9 comments:
Una risposta non te la so dare... Ma di certo con questo tuo commento al libro di Houellebecq dimostri una volta di più la ricchezza del tuo mondo interiore... Non avrei potuto scrivere di meglio ;)
Anzi, in generale, confesso che raramente scrivo commenti sui libri che leggo... Forse per pigrizia, forse perchè non me ne sento all'altezza... È bello invece riuscire a "fare proprio" - come fai tu - un messaggio proveniente da qualcun altro... In qualunque forma... che sia musica, poesia, pittura, cinema o letteratura o una frase detta o scritta da una persona qualsiasi...
Riguardo allo scrivere estremo... ti confesso che a me piace oltrepassare certi confini nella scrittura... e lo stile di Houellebecq mi ha colpito soprattutto per questo. Soprattutto trovo che non indugi mai nell'osceno per il gusto di scioccare l'ascoltatore autocompiacendosi. La sua bravura sta nella sua capacità di entrare perfettamente in sintonia con i pensieri di persone che di fatto pensano/agiscono o vorrebbero agire come uno dei protagonisti del romanzo...
Nessuno di noi è esattamente puro, e in questo senso ho trovato che lo spingersi oltre di Houellebecq sia piuttosto un voler andare a fondo nei mali della società occidentale, in cui il sesso, da forma di liberazione del sè residuo della rivoluzione sessantottina, si è invece trasformato nella schiavitù di corpi costretti a essere sempre giovani e belli per meritare amore... Amore che rischia di non rivelarsi mai tale, e perciò finisce col portare l'individuo all'autodistruzione... fisica e psicologica...
Come al solito, sono stata prolississima :D Però grazie per questo tuo post! Hai stimolato in me pensieri che erano rimasti latenti persino a me dopo la lettura del libro...
Ciao Museum, ti ringrazio per gli apprezzamenti, sono davvero lusinghieri.
In effetti commentare i libri non è che a me piace ma è solo il modo di esprimere ciò che ho capitito o meglio ho creduto di capire consapevole che poco realmente capisco anche perché come dice giustamnete Digito tutti noi si estrapola il nostro personale messaggio. A me piace vedere questo mio scrivere di libri come due chiacchere al bar davanti un caffè e nulla più.
Ritornando allo scrivere estremo è una visione un po' personale, non legata ad un mio scandalizzarmi ma più ad un apprezzare certe immagine dure e cruente con un uso diverso delle parole (ma non per questo migliore, degustibus...)
Per il male della società nata e vissuta a cavallo di quegli anni io concordo solo in parte con l'autore perché di fronte a tante aberrazioni partorite in quegli anni non posso che notare attorno a me cristalli purissimi e figli altrettanto puri! La mia personale paura è per la nostra società che, a mio modesto avviso, è molto peggio di quella del '68. E se penso solamente ai nostri illustri sessantottardi come li chiama l'autore non posso che sentirmi sollevato. (Parlo di Guccinini, Gaber, De Andrè ecc. ecc. solo per citare i più illustri)
Scusa ma ora mi stoppo e scappo sono di frettissima, a presto Muesum!
Roberto
PS: Non si è mai troppo prolissi
PPS:Scussa per il commento-risposta sarà stracolmo di errori ma ci tenevo rispondere...
PPPS: ancora ciao!!!
leggerò questo libro molto volentieri. c'è una tua affermazione con la quale non sono ASSOLUTAMENTE d'accordo. vediamo se capisci qual'è
Sei il terzo blogger che consiglia questo libro, dovrò proprio decidermi a comprarlo e a leggerlo... In realtà non lo so mica perchè non l'ho ancora fatto! :-)
@DottoressaDressel: immagino che abbia a che fare con la felicità ed il suo raggiungimento e vedendo il maiuscolo mi fa pure pensare che tu mi volessi strangolare, qyuindi (non) ti risponderò dicendo: "in realtà non intendevo quello che tu hai capito..." :D
A presto,
Roberto
@Daniela: Te lo consiglio proprio, per me è stata una lettura diversa dal solito ed anche per questo non monotona, e poi se lo consiglia Museum è una certezza della quale non potrai rimanere delusa (altro che me :D).
A pesto Daniela,
Roberto
Grazie Rob... ma non è tutta farina del mio sacco... Ricordi i "maestri inconsapevoli"? È loro il merito. ;)
P.S. Ho iniziato a leggere "Il Maestro e Margherita"... Surreale anziché no...
Sì sì, ma ricordo anche i prismi... ;)
Il Maestro e Margherita è davvero un gran bel libro, passerò ancora dalle parti di Bulgakov (Digito mi ha consigliato: Cuore di cane).
A presto e grazie a te Museum!
Roberto
PS: anche se non me lo dirai mai per il tuo sentimento di inadeguatezza(ma QUALE???????) come ti è sembrato Kundera?
PPS: ti ricordi(altrimenti cercherò tra i tuoi commenti da te o da me non ricordo) come si chiamava il film che mi avevi consigliato un due-tre mesi fa? Sai quello visionario... (lo so sono un po' svogliato ma è che ho perso il titolo o meglio il foglietto)
Risposta al PS: diciamo soprattutto pigrizia, allora :D
Prima o poi ne scriverò... Intanto ti posso già dire che a me è piaciuto da morire... Mi ha colpito soprattutto per alcune intuizioni sull'anima umana che in questo periodo ho sentito molto vicine...
Risposta al PPS: il film è Waking Life di Richard Linklater... Ne sono sicura! Penso che me lo rivedrò, prima o poi... Non è un film che si può vedere una sola volta, è troppo complesso...
Thanks prima di subito me lo "procurerò"!
Ciao,
Roberto
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