Volevo scrivere di tante cose, molte polemiche. Non contro l'Italia, ma CERTI campionari italiani, quello sì. Non lo farò perché ora mi sembra tempo sprecato e mi fa venire il sangue amaro, ma solo un pochino. Nulla più.
Mi sono sempre chiesto cosa sia un museo, forse è un regno fatato un posto dove tutti mutano in meglio anche se non per questo diventano accettabili. Credo che tutto cominci con la fila fuori, si instaura un magico autogoverno che, una volta tanto, funziona. Non si può saltarla altrimenti si viene tacciati all'istante ed invasi da ondate di disprezzo, un fine comune fa nascere questo meccanismo formidabile, sarebbe da chiedersi se potrebbe sempre essere così facile. Per me la risposta è sì! Quando il disprezzo proviene dalla quasi totalità delle persone colpisce sempre.
Il museo è un luogo mitico e tangibile perché, credo, ognuno si sente piccolo piccolo di fronte a ciò che si trova davanti. Si sente piccolo piccolo perché capisce che di fronte ha l'immagine stessa della fragilità, l'opera d'arte. Peccato che si dimentichi, fuori, che la Vita sia la prima opera d'arte dalla quale nasce tutto.
Ma ora entriamo nel museo, basta attendere con questa fila di pensieri, la fila l'ho fatta io e me la sono goduta in tutti i suoi lati positivi e negativi, ascoltando la musica e guardandomi attorno, battendo i piedi al ritmo che sentivo (?!?!?!?) talvolta sussurrando pure...
E poi sei dentro e senti un brivido che ti percorre, non hai freddo, nei musei non fa mai freddo. E un altro ancora, e poi un secondo dietro a rincorrerlo come una freccia nella freccia a cogliere lo stesso centro. Il mio punto G? Ti siedi sul divanetto nella sala Ensor, devi fermarti, sei decisamente stanco ma non fisicamente, in testa scrivi per trovare un po' di equilibrio e non perdere le emozioni. Ti chiedi se non sia magari un malanno di stagione tutto quel rabbrividire, no, non può esserlo sei "fresco come una rosa".
Poi altre stanze ti chiamano, altri brividi ti prendono alla sprovvista entrando dagli occhi senza chiedere permesso percorrono le braccia salgono la schiena. Per me, come ho avuto modo di dire, si chiama orgasmo ed è pure multiplo. Da oggi mi sento un po' più donna.
Alla fine di tutto, di foto sfuocate prese con una macchinetta da mandare a fuoco, di visi di persone e di quadri che non ti consentivano di staccare la visone, raccogli i pezzi chiudi il puzzle con l'ultima tessera. E' un viso di donna, nessuno in particolare uno per tutti. Ogni opera d'arte li era femmina, decisamente, talvolta androgina talvolta delicatamente femminile altre volte superbamente donna. Ogni quadro racchiudeva luce, colore, vita.
No, sono convito che avevo ragione quando dissi al mio compagno di appartamento: "Vedi questo è il senso delle donne nella Vita degli uomini, mettere dei palloncini colorati in tutto l'appartamento durante la notte per rendere la nostra casa più felice e luminosa", perché questo ha fatta S. la nostra compagna d'appartamento.
Nessun pittore di quelli che ho visto oggi avrebbe potuto fare certe cose non pensando alemeno un attimo a Voi. Senza di voi, care, mica esisterebbe tutto questo. Mica esisterebbero i palloncini colorati.(*)
A presto,
Mio
(*) magari erano tutti omosessuali però a me piace pensarla così :)
Mi sono sempre chiesto cosa sia un museo, forse è un regno fatato un posto dove tutti mutano in meglio anche se non per questo diventano accettabili. Credo che tutto cominci con la fila fuori, si instaura un magico autogoverno che, una volta tanto, funziona. Non si può saltarla altrimenti si viene tacciati all'istante ed invasi da ondate di disprezzo, un fine comune fa nascere questo meccanismo formidabile, sarebbe da chiedersi se potrebbe sempre essere così facile. Per me la risposta è sì! Quando il disprezzo proviene dalla quasi totalità delle persone colpisce sempre.
Il museo è un luogo mitico e tangibile perché, credo, ognuno si sente piccolo piccolo di fronte a ciò che si trova davanti. Si sente piccolo piccolo perché capisce che di fronte ha l'immagine stessa della fragilità, l'opera d'arte. Peccato che si dimentichi, fuori, che la Vita sia la prima opera d'arte dalla quale nasce tutto.
Ma ora entriamo nel museo, basta attendere con questa fila di pensieri, la fila l'ho fatta io e me la sono goduta in tutti i suoi lati positivi e negativi, ascoltando la musica e guardandomi attorno, battendo i piedi al ritmo che sentivo (?!?!?!?) talvolta sussurrando pure...
E poi sei dentro e senti un brivido che ti percorre, non hai freddo, nei musei non fa mai freddo. E un altro ancora, e poi un secondo dietro a rincorrerlo come una freccia nella freccia a cogliere lo stesso centro. Il mio punto G? Ti siedi sul divanetto nella sala Ensor, devi fermarti, sei decisamente stanco ma non fisicamente, in testa scrivi per trovare un po' di equilibrio e non perdere le emozioni. Ti chiedi se non sia magari un malanno di stagione tutto quel rabbrividire, no, non può esserlo sei "fresco come una rosa".
Poi altre stanze ti chiamano, altri brividi ti prendono alla sprovvista entrando dagli occhi senza chiedere permesso percorrono le braccia salgono la schiena. Per me, come ho avuto modo di dire, si chiama orgasmo ed è pure multiplo. Da oggi mi sento un po' più donna.
Alla fine di tutto, di foto sfuocate prese con una macchinetta da mandare a fuoco, di visi di persone e di quadri che non ti consentivano di staccare la visone, raccogli i pezzi chiudi il puzzle con l'ultima tessera. E' un viso di donna, nessuno in particolare uno per tutti. Ogni opera d'arte li era femmina, decisamente, talvolta androgina talvolta delicatamente femminile altre volte superbamente donna. Ogni quadro racchiudeva luce, colore, vita.
No, sono convito che avevo ragione quando dissi al mio compagno di appartamento: "Vedi questo è il senso delle donne nella Vita degli uomini, mettere dei palloncini colorati in tutto l'appartamento durante la notte per rendere la nostra casa più felice e luminosa", perché questo ha fatta S. la nostra compagna d'appartamento.
Nessun pittore di quelli che ho visto oggi avrebbe potuto fare certe cose non pensando alemeno un attimo a Voi. Senza di voi, care, mica esisterebbe tutto questo. Mica esisterebbero i palloncini colorati.(*)
A presto,
Mio
(*) magari erano tutti omosessuali però a me piace pensarla così :)
PS: Caro N. so che una ti "inquieta", nel senso che ti preoccupa... beh allora te la metto in primo piano, no meglio di no, però sai, bisogna affrontare le proprie paure, se vuoi ti mendo il titolo dell'opera e Courbet e il titolo... lo faccio per te, non ringraziarmi! :D:D:D:D:D:D




9 comments:
Che meraviglia... Che darei per ritornarci con la consapevolezza di oggi...
Foto stupende... Grazie!!!
Non mi stancherò di dirti che sei di una sensibilità quasi tattile...lo dimostri sempre di più...da donna confesso che mi ha colpito il tuo rendere il senso della donna nella vita degli uomini...grazie per le foto...buona giornata un abbraccio, presto metterò pure le mie :)
@Yuki: non si sa mai sai... :)
Grazie, troppo buona per le fotografie!
Buona serata Yuki!
Roberto
@Ish: tattile dici? mah sai quando si resta scottati quelle parti rimangono più sensibili. Taluni le chiamano ferite, io personalmente no.
Devo passare a sbirciare allora... :)
Buona serata Ish,
Roberto
Ne hai fatte di cose negli ultimi 3 giorni... Una vita breve, ma intensa. :-D
Già, da certe parti le cose sembrano venirti in contro senza chiedere se e come possono. Ragione in più per non mollare no?
Dici che per ovvi motivi dovrei tradurre in dialetto il "tuo" post scriptum ;)
Saludo e fa el bravo,
Roberto
mollare sarebbe da stupidi. quando i sogni diventano realtà sono diversi da come li immaginavamo, ma una difficoltà non deve farti dimenticare quali erano i tuoi sogni prima che ti fossi svegliato. parlo per esperienza personale...
Lo so, so questo e so cosa mi aspetta se mollerò. So anche che ho fatto i calcoli al ribasso, che il ritorno sarà molto peggio, ma non so quanto peggio.
Caro N. sai cosa ho fatto per corre dietro a questa Cosa e credo che mollerò solo se nulla sarà più sostenibile. La stupidità potrebbe esserci anche nel persistere.
No, non è questione di una o più difficoltà, le avevo messe in conto tutte, avevo messo in conto che io ero INADATTO per questo tipo di cose e che dovevo adeguarmi e saltare oltre il mio limite, lo stesso di ora. Sono sempre stato sveglio e lucido, ho smesso di illudermi quando... già anche questo, tu, già lo sai.
Non mi chiedo se questa è vita, perché probabilmente non lo è per ciò che mi richiederà. Ma questo non mi importa, ho finalizzato tutto per entrarci ed ho chiuso le vie di uscita per starci il più a lungo possibile. Questo è quello che VOGLIO ma non sempre si può ottenere ciò che si vuole.
Grazie delle parole e a presto con più calma.
Saludo,
Roberto
L'importante è essere felici e per questo bisogna essere un po' sognatori.
Sai, mi sono dempre definito un romantico sognatore idealista. Lo faccio ancora e non so se mi porterà mai alla felicità. Che poi è la ricerca della felicità ciò che conta. il movimento. Di per se il raggiungerla è staticità.
Saludo,
Roberto
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