Io c'ho pensato e non credo che la differenza sia poi così minimale. Magari mi sbaglierò, magari è solo il significato che personalmente do a queste parole,ma per me le divide un abisso.
Per riconoscere qualcosa primo bisogna conoscerla e fin qui siamo tutti daccordo credo, il problema è come la si riconosce. Generalmente noi ci si avvale dei nostri sensi per poter capire ed interfacciarci con la realtà, ma questo basta per riconoscere qualcosa? O qualcosa sfugge sempre e comunque? Le mie personali risposte sono un doppio sì.
Il primo sì è dato dal fatto che la sapere non è lo stato più alto del , sopra ad esso c'è il capire. Quando si capisce una cosa es
sa diventa nostra nell'intimo e niente e nessuno ce la potrà mai levare, in tal senso si potrebbe non riconoscere qualcosa di già conosciuto perché ahimè dimenticato. Il secondo sì è dovuto al fatto che per accedere ad un certo tipo di servono quelli che io chiamai (io nel senso che ne scrissi non che li battezzai, per carità non sia mai...) metasensi che ci possono far accedere ad uno stato di coscienza superiore, e fidatevi di persone così preziose ne esistono eccome.
Ora mi chiedo come fanno tali persone attraverso i loro sensi ma sopprattutto i loro metasensi a cogliere tutta la pienezza della Vita ed a donarsi continui e multipli orgasmi cerebrali? (Cosa della quale ognuno ne avrebbe estremo bisogno davvero). Io credo che il tutto stia nello sperimentare, nel provare, nel donare a se stessi ogni singola occasione per generare un meraviglioso amplesso nel nostro cervello. Purtroppo per me questo non è facile anzi questo mi riesce impossibile. Mi sembra di non avere metaterminazioni nervose per i miei metasensi ed i sensi sono totalmente inefficaci per cogliere a pieno l'estrema bellezza della Vita. Quindi sono fregato? Quindi vivrò nel mio handicap mentale? Questo non lo so proprio e mi distrugge davvero.
Io ci penso e ci ripenso a questo Tutto che mica mi sembra Niente, vorrei una soluzione ma forse nessuno me la può dare perché certe cose credo che non possano essere insegnate ma possano soltanto essere capite.
Sapete mio nipote ha da poco compiuto l'anno di vita, gattona e cammina per la casa con occhi da esploratore con fare sicuro le uniche incertezze che ha sono nei movimenti. Ieri gattonando è arrivato fino al balcone dove c'era una pianta di cactus, voleva toccarla, mia madre a gesti e parole gli ha mostrato che pungeva e che poteva farsi male, ma lui curioso, appena la vigile guardia della nonna si era abbassatta ha allungato la mano, si è punto ed ha pianto. Ora ha capito che quella pianta punge e fa male, sicuramente non la toccherà più. Pensando a questo mi domando dov'è il mio cactus o delicato fiore che sia? Dov'è la Vita? Semplicemente QUI ed ORA ma perché allora non riesco a coglierla? Sapete una cosa ho forse capito, l'essere morbido o il pungere non è quello che conta realmente ma ciò che conta è solo allungare la mano. Putroppo capire è una condizione necessaria ma non è sufficiente per cogliere il proprio fiore di Vita.
A presto,
Mio
Il primo sì è dato dal fatto che la sapere non è lo stato più alto del , sopra ad esso c'è il capire. Quando si capisce una cosa es
sa diventa nostra nell'intimo e niente e nessuno ce la potrà mai levare, in tal senso si potrebbe non riconoscere qualcosa di già conosciuto perché ahimè dimenticato. Il secondo sì è dovuto al fatto che per accedere ad un certo tipo di servono quelli che io chiamai (io nel senso che ne scrissi non che li battezzai, per carità non sia mai...) metasensi che ci possono far accedere ad uno stato di coscienza superiore, e fidatevi di persone così preziose ne esistono eccome.Ora mi chiedo come fanno tali persone attraverso i loro sensi ma sopprattutto i loro metasensi a cogliere tutta la pienezza della Vita ed a donarsi continui e multipli orgasmi cerebrali? (Cosa della quale ognuno ne avrebbe estremo bisogno davvero). Io credo che il tutto stia nello sperimentare, nel provare, nel donare a se stessi ogni singola occasione per generare un meraviglioso amplesso nel nostro cervello. Purtroppo per me questo non è facile anzi questo mi riesce impossibile. Mi sembra di non avere metaterminazioni nervose per i miei metasensi ed i sensi sono totalmente inefficaci per cogliere a pieno l'estrema bellezza della Vita. Quindi sono fregato? Quindi vivrò nel mio handicap mentale? Questo non lo so proprio e mi distrugge davvero.
Io ci penso e ci ripenso a questo Tutto che mica mi sembra Niente, vorrei una soluzione ma forse nessuno me la può dare perché certe cose credo che non possano essere insegnate ma possano soltanto essere capite.

Sapete mio nipote ha da poco compiuto l'anno di vita, gattona e cammina per la casa con occhi da esploratore con fare sicuro le uniche incertezze che ha sono nei movimenti. Ieri gattonando è arrivato fino al balcone dove c'era una pianta di cactus, voleva toccarla, mia madre a gesti e parole gli ha mostrato che pungeva e che poteva farsi male, ma lui curioso, appena la vigile guardia della nonna si era abbassatta ha allungato la mano, si è punto ed ha pianto. Ora ha capito che quella pianta punge e fa male, sicuramente non la toccherà più. Pensando a questo mi domando dov'è il mio cactus o delicato fiore che sia? Dov'è la Vita? Semplicemente QUI ed ORA ma perché allora non riesco a coglierla? Sapete una cosa ho forse capito, l'essere morbido o il pungere non è quello che conta realmente ma ciò che conta è solo allungare la mano. Putroppo capire è una condizione necessaria ma non è sufficiente per cogliere il proprio fiore di Vita.
A presto,
Mio




3 comments:
Credo che crescendo ci si affidi troppo spesso solo alla razionalità...
È difficile, ma necessario secondo me, recuperare il nostro rapporto primordiale con l'istinto e con l'irrazionale...
E trovare poi un buon equilibrio tra l'istinto e la ragione.
La ragione, se abusata, può diventare un'ingombrante zavorra e impedire il volo, ancorando per sempre la nostra vita al ricordo di quel cactus...
per fare una torta serve la farina. è necessaria. ma però, da sola, la farina non basta a fare la torta. per fare l'amore, ma farlo davvero, serve essere innamorati. ma non è abbastanza. per respirare occorrono i polmoni. ma da soli, porelli, mica bastano.
ti abbraccio
la strada della consapevolezza, la si percorre sempre più soli. che poi, quando ti giri, non vedi più neppure il punto da cui sei partito.
@Museum: Cara Museum, credo che tu abbia ragione. La razionalità è stata per molto una cosa della quale mi sono vantato con me stesso, una cosa che mi ha portato a compiere scelte difficili ma in maniera corretta. Cosa che mi ha portato a non compiere scelte che ora vorrei non aver preso. Ora ne sono convinto, l'irrazionale dovrebbe condire quì e la anche la mia vita... chissà se potrò essere un simile pittore, chissà.
A presto Museum e scusa del tempo di latenza nel risponderti.
Roberto
@Digito: Già la consapevolezza, ne sono ormai sempre più convinto, è davvero una brutta bestia. Una sorta di amico immaginario ma reale del quale mica ci si può liberarare quando si decide di percorre un viaggio in se stessi.
Certe volte i passaggi della vita sembrano così ingombranti per due entità.
Un abbraccio Digito e scusa per la risposta tardiva,
Roberto
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