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Wednesday, 9 September 2009

One More Time: Again and Again

Ci sono molti modi per fare le cose è che io ne conosco solo uno, il mio. Questo è un male, è sempre consigliato avere vie di fuga alternative.

Stare con entrambi i piedi in due scarpe differenti è più comodo che avere una scarpa sola. Stare con il sedere adagiato su due sedie evita sempre le cadute qualora una cedesse. Ora sono con un piede scalzo e la scarpa ha la suola forata, sto per per cadere dall'ultima sedia che mi rimane eppure avrei due scarpe e due a portata di mano.

Scelte, sempre e comunque scelte. Tutti le fanno. Il mio carattere mi porta a cercare anche quelle che si potrebbero evitare. Sì, cara I. avevi ragione tu quando ti parlai di quello che avvenne (qui), lo sto per rifare. E' vero: non cambierò mai.
Entro ventiquattro ore dovrò decidere: "Una scelta di Vita", ho detto a chi mi proponeva una via sicura, vicino a casa, con un lavoro davvero niente male, con prospettive abbastanza sicure. Praticamente tutto è fatto, ancora una volta manca solo la firma, la mia.
Una scelta di Vita se sceglierò ciò che sicuro non lo è, almeno non al cento per cento. Se sceglierò ciò che mi ha portato a quasi nove mesi tondi di periliare, di sangue amaro, di notti insonni e di bestemmie tirate contro me stesso, al mio sognante vagheggiare.
Questa volta si fa ancor più sul serio, o tutto o niente, sul banco ci metto pure le mutande e non solo figurativamente parlando. Se perderò starò meno che con le pezze al culo che ho ora (sei ancora in tempo sai!!!), non saprò dove andare a sbattere la testa. Il dopo, se perderò, sarà la cosa più pesante che io abbia mai sostenuto e già so che sto sottostimando il suo peso. Dopo, scherzando ma anche no :), potrebbe restarmi solo la strada della sodomia remunerata che, se non è cercata o voluta, non è che sia il massimo.
La partita di scambio qual'è? Quanto vale la candela? Vale una crescita personale e professionale che D. ha detto essere: "Sicuramente un'esperienza che ti cambia, dopo non sarai più lo stesso." lo pensavo già da un'altra prospettiva questo mi conforta. Se tutto andrà in porto, nel bene e nel male, nulla sarà più uguale. Sarà insicurezza, ostacoli da superare, distacco famigliare e da amici, distacco totale da posti e luoghi cari. Sarà mettere il culo nelle pedate, sarà riceverne di sonore.

Non conosco mezze misure, è il mio modo di fare certe cose. Avrei potuto fare altrimenti, e potrei ancora fare altrimenti, molti lo fanno e non li biasimo, ma non ci riesco. Se andrà bene dormirò un po' più tranquillamente, se andrà male vorrà dire che per un bel po' non cambierò il mio pessimo stile di vita.
Domani partirà una busta gialla per confermare la mia certezza di una scelta che non implica sicurezza.
Domani partirà un e-mail per comunicare la mia scelta certa che implica il rifiuto di sicurezza.

No, non cambierò mai. In certe cose conosco solo il bianco o il nero, non ne posso fare a meno. Ora però è giunta veramente l'ora che impari a sostenere meglio le mie scelte vada come vada. Ferirmi come ho fatto fino ad ora mi costerà in futuro. Sì, è giunta l'ora che impari a volermi bene, ad amarmi. Suggerimenti?

Mio


...è che io voglio pensarla o molto meglio: LA PENSO così:






Una nuova coscienza

di Gaber/Luporini


Io come uomo io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo ma forse al peggio non c’è mai una fine.
Nel frattempo la vita
non si arrende e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni
tante storie
con l’inutile idea di colmare
la mancanza di una nuova coscienza
di una vera coscienza.
È come se dovessimo riempire un vuoto profondo... E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale, brandelli di vecchi ideali, un po’ di antirazzismo, e qualche alberello qua e là.
La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ti prende pian piano.
È una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza
come uomini al minimo storico di coscienza.
È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere più che altro in considerazione i doveri degli altri… verso di noi. Sembrerà strano ma diventa morale tutto ciò che ci conviene. Praticamente un affare.
La decadenza
che subiamo
è uno scivolo
che va giù piano piano.
È una nuova esperienza
che ti toglie qualsiasi entusiasmo
e alla lunga modifica il tuo metabolismo.
Siam lì fermi
malgrado la grave emergenza
come uomini al minimo storico di coscienza.
E pensare che basterebbe pochissimo.
Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui si è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli, mariti, mogli... quando forse siamo vittime solo della mancanza di potere su noi stessi. Basterebbe smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale.
Subito. Qui e ora.
Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, affermare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre diventa geniale se guarda il mondo coi propri occhi. Smascherare con coraggio qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco è la nostra vita. Basterebbe smettere una volta per tutte di sentirsi vittime del lavoro, del denaro, del destino e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe opporsi all’idea di calpestare gli altri, ma anche alla finta uguaglianza. Basterebbe smascherare le nostre presunte sicurezze. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale.
Subito. Qui e ora.
Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe smettere di credere di poter salvare il mondo con l’illusione della solidarietà. Basterebbe ormai rendersi conto che la crescita del mercato è necessaria alla nostra sopravvivenza, ma che la sua espansione inarrestabile ci fa diventare sempre più amorali e più stupidi. Basterebbe abbandonare l’idea di qualsiasi facile soluzione, ma abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia. Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese.
La spinta utopistica è subito. Qui e ora.
Io come uomo
Io vedo il mondo
Come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
Che tocca il fondo ma forse al peggio non c’è mai una fine.
Perché non c’è nessuno
che dia un senso
alle cose più semplici e vere
alla vita di ogni giorno
all’urgenza di un uomo migliore.
Io vedo un uomo
solo e smarrito
come accecato da false paure.
Ma la vita non muore
nelle guerre
nelle acque inquinate del mare
e i timori
anche giusti
son pretesti per non affrontare
la mancanza
di una vera coscienza
che è la sola ragione
della fine
di qualsiasi civiltà.

4 comments:

Lindylinda said...

.. non posso che ammirare il coraggio e farti miriadi di in bocca al lupo..

.. dicono che CHI OSA VINCE..

.. te lo auguro..

.. da ottimista delusa consiglio sempre un buon materasso per gli atterraggi, non si sa mai eh? :D

Mio said...

Bondì Balua,
coraggio dici? E' che il coraggio lo si ha per scelte che si possono evitare ma bisogna affrontare. Io purtroppo non le posso evitare, è come un corso di un fiume, devo sempre passare nello stesso alveo.
Devi sapere, qualora non fosse trapelato, che ottimista non lo sono. Rimango sempre lievemente pessimista per non illudermi per "vivere" di sottili speranze. Perché poi, vada come vada, il risultato in entrambi gli approcci non cambia: FELICITA' o TRISTEZZA. Nulla più.
Per materasso ci vorrebbe quello da boulder, portatile, pratico ed efficiente. è che piccolo com'è si rischia di non caderci sopra... forse è troppo chiedere qualcosa di più, ma forse non è un male così grande.

A presto Balua!

Roberto

Prisma said...

Sii fiero della tua incoscienza... Un domani, guardandoti allo specchio, potrai rimproverarti un milione di cose, ma non di non averci neanche provato!
Questo è quello che continuo a ripetermi io, quando lo sconforto e la paura di aver sbagliato tutto fanno vacillare le mie scarse "certezze" sulla vita che conduco ora.

Un milione di IN BOCCA AL LUPO, amico Mio!!!!

Faccio il tifo per te!

PAROLA DI VERIFICA: dalui

Mio said...

"... sulla vita che conduco ora", già il "nostro" presente. E' che mi domando ancora per quanto, quante altre volte ancora?
I se e i ma abbiamo imparato a lasciarli indietro, prima di scegliere, i perché e i come li si sa gestire, quasi li si governa. Eppure eccoci qui, ORA. Da qualche parte, fuori c'è un qualcosa che non va, o forse meglio: da qualche parte dentro c'è un gioco che non si vuol giocare, che non si giocherà mai.

Cara Museum, il tuo saluto mi fa sentire un po' bambino, che bello! grazie.
Un imbocca al lupo anche a te, sperando che con noi due si strozzi! :D
Su, alla "curva nord", avrai sempre un ultrà che farà il tifo per te! Museeeeum eheeeee ohoooooo!!! ... ... ... ok ok lascio perdere :D

Roberto

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