Quando sono stanco, quando tutto quello che sto facendo mi inchioda a pensieri a tinte di grigio di Realtà quantomai possibili, viaggio. Viaggio seduto, camminando non conta. Perché non è la distanza la dimensione del viaggio, non i metri l'unità misura. Pensieri quasi sempre proiettati su questo ultimo anno o poco più, costruito a illusioni, sogni infranti e Realtà presenti. Viaggio tra i quartieri della mia labirintica mente riscoprendo appese alle pareti istantanee che mai dimenticherò, riscoprendo di volta in volta i colori i sapori che per un po' avevo concesso all'oblio. L'oblio dei sentimenti, quelli veri, non credo che esista. Ora capisco che tutto quello che facevo quel tempo era finalizzato, consci oppure no, questo è quello che mi trovo tra le mani ora.
Tutto ha un senso, il Tutto torna. Non credo spetti a noi trovare il senso. Il senso compare al passato, il Tutto è davanti senza dirci dove, senza concederci il quando.
Forse la mia è sola illusione, un trovare una giustificazione a posteriori attraverso una consolazione. Non lo so, o meglio, non lo credo. Quello che capisco ora è che tutto quello che ho fatto è stato per seguire una passione che ora sto vivendo ma non riesco a gestire, strano che tutto possa diventare simile a tortura.
Non mollerò per questo, questo è sopportabile per i miei canoni, mollerò se tutto perderà un senso possibile se troverò una risposta ai miei perché, se tutto perderà un fine che non importa essere noto o no, mica spero in qualcosa, ho smesso di sperare da tempo. So che alla fine, se il senso dell'azione attuale sarà preservato, se non sarà mero puntiglio ma solo movimento passionale qualcosa, alla fine, troverò. Ancora a posteriori, ma questo non ha importanza, almeno non ora.
Ormai sono convinto, per me almeno, l'unico modo per vivere è per le passioni personali. Poi ci si troverà soli o in splendida compagnia, ma non conta perché se si trova noi stessi, il rischio è di non incontrar nessuno.
Le cose migliori nella Vita non sono mai gratuite, ho accettato il prezzo. A me spetta pagare. Comunque.
Buona domenica care lettrici e lettori!
Mio




4 comments:
Buona domenica a te, amico Mio... E continua a seguire il flusso delle tue passioni... D'altronde, tu m'insegni che TUTTO TORNA. Vale anche per te. ;)
Un abbraccio da una capitale grigia e ventosa, in attesa che spunti di nuovo il sole.
No, no io non insegno nulla a nessuno, non fa per me l'insegnamento. Ce ne ho già le scatole piene a capire me stesso, dico semplicemente ciò che penso e di cose che sono convinto.
Qui non è capitale ma il tempo sembrerebbe essere lo stesso, non me ne curo ormai ci sono abituato e poi non potrei goderlo comunque... giornata nichilista oggi.(?!?!?!).
Un abbraccio e buona giornata!
Roberto
La tua risposta di domenica mi ha fatto pensare... e ora mi è venuta voglia di condividerne il frutto.
Non è detto che la controparte debba sentirsi o comportarsi da insegnante, perché qualcuno ne tragga insegnamenti. Questo è quello che intendo, quando dico che qualcuno "mi insegna". Sarebbe forse meglio cominciare a dire "io imparo", per non appioppare involontariamente etichette indesiderate ad altri... ;)
A bientot!
La mia risposta è stata un po' sgarbata, scusa, l'ho realizzato dopo.
La tua risposta di ora mi fa pensare e molto ora che ti sei spiegata non posso che concordare con te. Ora che ti sei spiegata posso capire il senso delle mie parole. Mi spiego: perché ho risposto così? Perché ho interpretato male il tuo commento? Semplicemente perché credo che pure io ci ho qualcosa da dire, e se vogliamo pure da insegnare. Mi ri-rispiego: perché pubblico? cosa mi muove? Il piacere sia per sfogo o per dire o per sentirsi dire. L'attimo che si scrive l'attimo che si pensa l'attimo che si crea sia naturale non ripulisce il gesto di cliccare su "publish". Cliccare su quel pulsante è un urlo tirato al mondo che si crede non ci capisca, un sussurro come di sirena per trovare nel mare un'altra isola, come la chiami tu, un altra bottiglia... Perché c'è questo bisogno istintivo di chiedere, di sentirsi dire qualcosa che poi, nel bene o nel male, significa essere ascoltati. Perché non si può fare a meno di questo?
E' possibile che sempre, sempre, sempre ci deve essere il piacere in ballo? Qual'è il limite della coscienza umana? Dove tutto finisce per diventare IO? Smascherare, smascherare il riso e il pianto, smascherare la nostra falsa coscienza morale. Qui subito, ora. .... Perché è così difficile?
Scusa della risposta fiume, che a dir il vero si potrebbe chiamare domanda fiume... vedi anche ora c'era il bisogno di questa specie di pseudo-battuta? Non so, non ci capisco più nulla. Non so dove finisce la mia naturalezza naturale e dove inizia il piacere personale.
Forse la chiave, come dice G. (cazzo se ci ha ragione!!!) è che il primo dovere è quello di darsi piacere. Tutto ciò che ho scritto cadrebbe in un lampo. Però non posso accettare che il piacere si arresti, cambi e rinasca a spese di altri.
Buona serata Yuki!
Roberto
PS: scusa se la risposta è contorta e mal esposta ecc. ecc. ecc.
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