così chiamerò un mio amico con il quale recentemente ho parlato molto. Amico che mai leggerà queste righe visto che l'informatica non è nelle sue corde. Ma questo forse centra?
A: "Sai credo che la gente non stia bene, Io non sto bene..."
R: "Perché? Tutti si è un po' presi male e talvolta è normale dai! Essere compressi quando le cose sfuggono è la norma."
A: "Roberto sono due anni che "qui" tutto è cambiato. Io sono cambiato"
Mica me ne sono mai accorto sapete? Il cambiamento di Alfredo non l'avevo mai percepito, pensavo sempre a qualcosa di passeggero. A me fa strano pensare che ci si possa abituare ai cambiamenti a tal punto da pensare alla normalità ma purtroppo è così.
R: "Da quando ti sei lasciato con Lei quindi... non è che ne sei ancora innamorato?"
A: "No, no davvero. Ora si è amici e nulla più. Ci ho pensato davvero a fondo e così è, perché così la sento quando la rivedo. Fidati!"
R: "Sicuro?"
A: "Sì, tutto è ormai ricordo..."
A: "La gente non sta bene, io non sto bene afffatto. Sai, ogni sera tutte le settimane quasi tutti i giorni faccio ginnastica, nulla di che. Non pensare a me come un Mr. MeansHealth ok?"
R: " :)"
A: "Perché lo faccio? Sai, non serve a nulla, la mente non si allena a flessioni ed i bicipiti e gli addominali non sostengono nulla se non le membra. Mi vedo come un misero Atlante, un titano che però non riesce a sostenere il suo piccolo mondo."
Alfredo smette di parlare, si guarda le mani con i calli dei bilancieri. Chissà a cosa sta pensando.
R: "Beh pensa positivo, almeno quella ginnastica ti fa sembrare meno flaccido di prima. Ancora un po' e diventi un "grandioso fusto"!"
Dico ridendo, il clima nella stanza però non ride affatto. Alfredo non ride.
A: "Sai che mi ammazzo di fatica, con sport che assomigliano di più alle fatiche di Ercole che a qualcosa che si fa per diletto. Lo faccio per non pensare, per cancellare con lo sforzo fisico la pesantezza dei pensieri. Lo faccio per intontire il corpo e spegnere questa testa, questo malessere. Talvolta ci riesco, altre volte no..."
R: "Lo so, certe volte è anche la mia strategia. Funziona ma..."
Vengo interrotto come se non stessi neppure parlando. Alfredo è partito con i suoi pensieri.
A: "Mi sono accorto che non so più cosa significa vivere serenamente, non conosco più la Serenità. Un posto vale un altro, sono insensibile a tutto, tutto vorrei apprezzare e toccare ma mica ci riesco. La colpa è che so ciò che voglio, so che tutto è possibile ma che in larga misura è indipendente dalla volontà. I sogni si perseguono ma non per questo si possono realizzare. Certe volte si inseguono non arrivando ad alcun che. Mi sento perso dopo tanto inseguire ciò che ora non riconosco più. Ciò che avrei dovuto riconoscere tanto tempo fa... e non parlo di Lei, OK? Ma di ciò che mi ha portato a Lei. Non pensare che sia un fissato. Grazie!"
Alfredo non è un tipo che si apre, certe volte ho pensato che non esistesse nessun grimaldello in grado di aprirlo. Quando parlava pensavo che stava per esplodendere.
A: "La gente non sta bene e mi sento gente ora sai? Sono nervoso, irritabile e suscettibile, manca solo che mi metta a predicare a destra e a manca e dopo il paradigma dello stronzo è completo! Cazzo, ho sempre pensato che le pesantezze personali non devono pesare al di fuori della pelle che mi contiene... ora escono troppo spesso dalla mia bocca. Devo imparare a stare zitto. Ora devo zittirmi, scusami non mi ero accorto di stare a fare proprio questo vedi? Che merda!"
R: "Ma no figurati continua pure, fa bene sfogarsi, io pure lo faccio ogni tanto. Aiuta!"
Alfredo però si rabbuia, abbassa lo sguardo e intravedo che il pomo d'Adamo che si alza come quando si deglutisce a fatica. Sembra in apnea io aspetto un cenno del suo viso, del suo corpo, ma arriva solo un profondo sospiro e poi un accenno di sorriso.
A: "Ancora vino? Questo moscato rosa è davvero ottimo alla fine di un pasto!"
Li per li non ho saputo dire niente altro, ho rispettato la sua scelta di tacere, il suo richiudere quei pensieri tanto pesanti in un cassetto che si era svuotato quel tanto da consentirne la chiusura. Ora mi domando quante altre volte quel cassetto sarà ancora stracolmo, quante volte lo è stato in passato. Ad Alfredo voglio bene e lo capisco pure nel mio piccolo, purtroppo però, non so cosa dirgli non so cosa "fare" con lui. Penso solo che tutto sarebbe più semplice se non si sapesse nulla di niente e ancor più di noi stessi, il capire, o il pensare di poter capire, cosa si vuole è una gran bella brutta cosa. Consapevolezza la chiamano no?
Voi che cosa direste ad Alfredo? Non serve che lo conosciate perché possiate esprimere un pensiero, perché credo che per certe cose non c'è solo un modo di vedere la Vita, nella Vita ci sono mille e mille vedute non considerate, tutte ottime e pregievoli, dalle quali imparare. La mia non credo che sia un granché da proporre.
A presto Alfredo, forse è il "solo" sentirti solo che ti frega. Sei davvero sicuro di esserlo?
A: "Sai credo che la gente non stia bene, Io non sto bene..."
R: "Perché? Tutti si è un po' presi male e talvolta è normale dai! Essere compressi quando le cose sfuggono è la norma."
A: "Roberto sono due anni che "qui" tutto è cambiato. Io sono cambiato"
Mica me ne sono mai accorto sapete? Il cambiamento di Alfredo non l'avevo mai percepito, pensavo sempre a qualcosa di passeggero. A me fa strano pensare che ci si possa abituare ai cambiamenti a tal punto da pensare alla normalità ma purtroppo è così.
R: "Da quando ti sei lasciato con Lei quindi... non è che ne sei ancora innamorato?"
A: "No, no davvero. Ora si è amici e nulla più. Ci ho pensato davvero a fondo e così è, perché così la sento quando la rivedo. Fidati!"
R: "Sicuro?"
A: "Sì, tutto è ormai ricordo..."
A: "La gente non sta bene, io non sto bene afffatto. Sai, ogni sera tutte le settimane quasi tutti i giorni faccio ginnastica, nulla di che. Non pensare a me come un Mr. MeansHealth ok?"
R: " :)"
A: "Perché lo faccio? Sai, non serve a nulla, la mente non si allena a flessioni ed i bicipiti e gli addominali non sostengono nulla se non le membra. Mi vedo come un misero Atlante, un titano che però non riesce a sostenere il suo piccolo mondo."
Alfredo smette di parlare, si guarda le mani con i calli dei bilancieri. Chissà a cosa sta pensando.
R: "Beh pensa positivo, almeno quella ginnastica ti fa sembrare meno flaccido di prima. Ancora un po' e diventi un "grandioso fusto"!"
Dico ridendo, il clima nella stanza però non ride affatto. Alfredo non ride.
A: "Sai che mi ammazzo di fatica, con sport che assomigliano di più alle fatiche di Ercole che a qualcosa che si fa per diletto. Lo faccio per non pensare, per cancellare con lo sforzo fisico la pesantezza dei pensieri. Lo faccio per intontire il corpo e spegnere questa testa, questo malessere. Talvolta ci riesco, altre volte no..."
R: "Lo so, certe volte è anche la mia strategia. Funziona ma..."
Vengo interrotto come se non stessi neppure parlando. Alfredo è partito con i suoi pensieri.
A: "Mi sono accorto che non so più cosa significa vivere serenamente, non conosco più la Serenità. Un posto vale un altro, sono insensibile a tutto, tutto vorrei apprezzare e toccare ma mica ci riesco. La colpa è che so ciò che voglio, so che tutto è possibile ma che in larga misura è indipendente dalla volontà. I sogni si perseguono ma non per questo si possono realizzare. Certe volte si inseguono non arrivando ad alcun che. Mi sento perso dopo tanto inseguire ciò che ora non riconosco più. Ciò che avrei dovuto riconoscere tanto tempo fa... e non parlo di Lei, OK? Ma di ciò che mi ha portato a Lei. Non pensare che sia un fissato. Grazie!"
Alfredo non è un tipo che si apre, certe volte ho pensato che non esistesse nessun grimaldello in grado di aprirlo. Quando parlava pensavo che stava per esplodendere.
A: "La gente non sta bene e mi sento gente ora sai? Sono nervoso, irritabile e suscettibile, manca solo che mi metta a predicare a destra e a manca e dopo il paradigma dello stronzo è completo! Cazzo, ho sempre pensato che le pesantezze personali non devono pesare al di fuori della pelle che mi contiene... ora escono troppo spesso dalla mia bocca. Devo imparare a stare zitto. Ora devo zittirmi, scusami non mi ero accorto di stare a fare proprio questo vedi? Che merda!"
R: "Ma no figurati continua pure, fa bene sfogarsi, io pure lo faccio ogni tanto. Aiuta!"
Alfredo però si rabbuia, abbassa lo sguardo e intravedo che il pomo d'Adamo che si alza come quando si deglutisce a fatica. Sembra in apnea io aspetto un cenno del suo viso, del suo corpo, ma arriva solo un profondo sospiro e poi un accenno di sorriso.
A: "Ancora vino? Questo moscato rosa è davvero ottimo alla fine di un pasto!"
Li per li non ho saputo dire niente altro, ho rispettato la sua scelta di tacere, il suo richiudere quei pensieri tanto pesanti in un cassetto che si era svuotato quel tanto da consentirne la chiusura. Ora mi domando quante altre volte quel cassetto sarà ancora stracolmo, quante volte lo è stato in passato. Ad Alfredo voglio bene e lo capisco pure nel mio piccolo, purtroppo però, non so cosa dirgli non so cosa "fare" con lui. Penso solo che tutto sarebbe più semplice se non si sapesse nulla di niente e ancor più di noi stessi, il capire, o il pensare di poter capire, cosa si vuole è una gran bella brutta cosa. Consapevolezza la chiamano no?
Voi che cosa direste ad Alfredo? Non serve che lo conosciate perché possiate esprimere un pensiero, perché credo che per certe cose non c'è solo un modo di vedere la Vita, nella Vita ci sono mille e mille vedute non considerate, tutte ottime e pregievoli, dalle quali imparare. La mia non credo che sia un granché da proporre.
A presto Alfredo, forse è il "solo" sentirti solo che ti frega. Sei davvero sicuro di esserlo?
Roberto




2 comments:
Caro Mio... Anche a me spesso è capitato di sentirmi come Alfredo e credo che anche tu abbia provato a volte quel fastidioso senso di vuoto che non passa nemmeno se si tenta di distrarsi in mille modi...
E quando parlo di vuoto, non mi riferisco all'amore, ma al senso del nostro essere al mondo...
Al nostro cercare una strada, al tornare sui propri passi per paura, per senso di inadeguatezza, per timore di fallire e di non essere all'altezza.
Alla paura che non ci sarà più un'altra possibilità, al terrore di stare sprecando l'unica vita che abbiamo, di esserci lasciati scappare occasioni preziose, di non aver saputo dire la cosa giusta al momento giusto.
Di non sapere più chi siamo né cosa vogliamo.
E cala allora la malinconia, come una cappa oscura ci pervade, dentro e fuori. In realtà, non c'è apparentemente niente che non vada, eppure ci sentiamo incompleti.
Il solo pensarlo ci dà fastidio, figurarsi parlarne. Ci sentiamo sciocchi e ridicoli. Abbiamo paura di essere noiosi, pesanti, ripetitivi. Vorremo darci una scossa e stare bene.
E allora il senso di colpa, il non volerne parlare. Le parole che sfuggono, per poi farci sentire uno schifo.
Hai già fatto molto per il tuo amico. Lo hai ascoltato, senza giudicarlo. E, credimi, quando ci si sente come Alfredo, vuol dire già tanto.
Un abbraccio, a te e ad Alfredo.
Cara Museum,
concordo pienamente sulla tua accezione di "senso di vuoto" e al conseguente svuotamento che si prova. Purtroppo penso che, anche qualora si sappia chi si è e cosa si vuole, mica basta serve pure la capacità di saper prendere ciò che si vuole. Per me non è banale.
Ormai sono convinto che dal basso delle peste nel quale giaccio non ho davvero giudizi o lezioni da impartire. Il non stare bene però mi porta talvolta a dire cose che non vorrei e dovrei... a sentirmi "stronzo" come dice Alfredo.
Io ed Alfredo, Alfredo ed io certe volte sembresrebbe si faccia a gara nel sentirsi un po' così... purtroppo non è così. Il mondo è pieno di Alfredo, Roberto ecc. ecc. non so perché. Forse è la conseguenza, o meglio gli effetti, della timidezza coltivata sin dalla gioventù il non essere "brillanti" che ci frega. Talvolta la vedo come una patologia non certo benigna. Talvolta vorrei gridare a chi ho di fronte scava in me che magari che non vedi ora qualcosa si trova!
Buona settimana e grazie delle parole e dell'abbraccio che contraccambio!
Roberto
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