Trovo curioso come la possibile lettura in un verso preferenziale piuttosto che in un altro possa generare una successione di suoni differente sviluppando una serie di canzoni, in via del tutto generale, senza ripetizioni. Eppure il supporto fisico, il nastro, è lo stesso cambia solo il modo con cui lo si legge. Il lato da cui lo si "prende".
Ma non è di questo di cui vorrei parlare, non di lati e di musicassette, ne di riproduzioni musicali anche se l'analogia è presente.
Un'amica, riferendosi al mio blog, mi ha detto qualcosa del tipo (scusa ma ora non ricordo bene di preciso): "Però di persona,- interattivamente aggiungo io - non sembri così malinconico come sul blog..." così come in questi miei monologhi sottintendeva. Beh, sai è che qui si decide se passare o no, se lasciare una traccia o fuggire a gambe levate, nella vita di ogni giorno evito accuratamente l'esposizione di certi miei pensieri. Nella vita di ogni giorno tento di mostrare solo un lato , il mio lato-A, celando per quanto possibile quel lato-B, B come Blue appunto. La gente ha già troppi pensieri e tribolazioni per stare a sopportare anche le mie pene, o meglio, penurie di felicità. Talvoltaa riesco in questo mio proposito.
Qui, in questo mio B-Side, scrivo ciò che sento e provo, ciò che è inutile ripetere o spiegare altrimenti, perché non sarebbe capito nella sua essenza. Ben inteso parlo di nulla di speciale e poco in particolare e sicuramente pure in malo modo. Vorrei cambiare il colore di questo mio lato-B ma ora non ci riesco, forse non voglio riuscirci. Sicuramente la mia meta non è il posto che frequento ora.
Come mi succede, ormai sempre più spesso nei momenti di non-lavoro, la casa non mi contiene, devo uscire e muovermi. Devo distendere i pensieri con passi, pedalate, bracciate, non centra, ciò che conta è non rimanere in questo perimetro limitato.
Oggi il tempo non prometteva bene, cielo plumbeo sopra la mia testa con chiare scie biancastre di pioggia a nord, sapevo che il temporale estivo mi avrebbe colto. Sono uscito lo stesso, il vento che soffiava in direzione opposta mi diceva "Rientra!", io lo schernivo e volgendogli le spalle lo sfidavo, già camminavo sulla strada.
Dopo poco più di un'ora eccomi arrivato poco sopra il mio paesello, un campo ancora coltivato un po' fuori dalla miriade di case in costruzione, la vista della vallata brillava stupenda sotto il sole che si apprestava a chieder congedo dopo una lunga giornata di lavoro. Tic, toc, tac... la pioggia si annuncia rapida con voce di rimbalzo su foglie, pietre ed erba cerco riparo tra quei filari di viti ormai famigliari per specie e frutti, le foglie sono presto colme d'acqua il mio fragile riparo mi dice con umida voce che il suo aiuto è cessato, un pensiero rapido mi attraversa la mente... musica è l'eco lontano due canzoni mi chiamano sotto quella pioggia a camminare sul loro ritmo tra le lacrime del cielo. L'acqua non mi bagna, mi purifica, il volume è al massimo il mio canto(?) lo supera: "Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così...", riparto sotto quella sacra pioggia chiedendone ancora ed ancora. Le lenti si bagnano di gocce creando aberrazioni visive di un mondo che già poco capisco, tolgo gli occhiali ed apro le braccia a raccogliere quanta più acqua posso, le gocce avvolgono il corpo e mi baciano il viso che non asciugo e non asciugherò. La maglietta è ormai aderente al corpo, mi dona brividi freddi e taglienti ma non mi importa se non per un breve istante, sono assuefatto da tutte quelle sensazioni, ne voglio sempre più. Mentre un "addio" mi entra nelle orecchie e mi tiene compagnia torno verso queste mura che mi hanno visto crescere ma che non sento più mie. Non so se esisterà mai una Casa-Mia.
Il lato-A ora suona la medesima musica, quella che non mi piace perché non è completa. Quella che devo cantare per me stesso verso gli altri in questa mia pessima pantomima.
Sì, cara amica, nel vivere di tutti i giorni è bravo chi si capisce. Nella Vita si diventa soli, è una condizione involontariamente acquisita e sicuramente non congenita. Nel vivere quotidiano c'è sempre un lato-B che ci accompagna in maniera più o meno latente, talvolta resta Blue per troppo tempo, è sempre monotono nel suo cantare. Altre volte è il migliore che si può augurare, è il nostro meglio il Best-Side, che purtroppo talune persone riescono a mostrare, a cantare, a danzare in pochissime e maldisposte sequenze che offuscano il ricordo di quanto sia speciale questa magnifica colonna sonora che dovrebbe essere la Vita.
A presto,
Mio
Ma non è di questo di cui vorrei parlare, non di lati e di musicassette, ne di riproduzioni musicali anche se l'analogia è presente.
Un'amica, riferendosi al mio blog, mi ha detto qualcosa del tipo (scusa ma ora non ricordo bene di preciso): "Però di persona,- interattivamente aggiungo io - non sembri così malinconico come sul blog..." così come in questi miei monologhi sottintendeva. Beh, sai è che qui si decide se passare o no, se lasciare una traccia o fuggire a gambe levate, nella vita di ogni giorno evito accuratamente l'esposizione di certi miei pensieri. Nella vita di ogni giorno tento di mostrare solo un lato , il mio lato-A, celando per quanto possibile quel lato-B, B come Blue appunto. La gente ha già troppi pensieri e tribolazioni per stare a sopportare anche le mie pene, o meglio, penurie di felicità. Talvoltaa riesco in questo mio proposito.
Qui, in questo mio B-Side, scrivo ciò che sento e provo, ciò che è inutile ripetere o spiegare altrimenti, perché non sarebbe capito nella sua essenza. Ben inteso parlo di nulla di speciale e poco in particolare e sicuramente pure in malo modo. Vorrei cambiare il colore di questo mio lato-B ma ora non ci riesco, forse non voglio riuscirci. Sicuramente la mia meta non è il posto che frequento ora.
Come mi succede, ormai sempre più spesso nei momenti di non-lavoro, la casa non mi contiene, devo uscire e muovermi. Devo distendere i pensieri con passi, pedalate, bracciate, non centra, ciò che conta è non rimanere in questo perimetro limitato.
Oggi il tempo non prometteva bene, cielo plumbeo sopra la mia testa con chiare scie biancastre di pioggia a nord, sapevo che il temporale estivo mi avrebbe colto. Sono uscito lo stesso, il vento che soffiava in direzione opposta mi diceva "Rientra!", io lo schernivo e volgendogli le spalle lo sfidavo, già camminavo sulla strada.
Dopo poco più di un'ora eccomi arrivato poco sopra il mio paesello, un campo ancora coltivato un po' fuori dalla miriade di case in costruzione, la vista della vallata brillava stupenda sotto il sole che si apprestava a chieder congedo dopo una lunga giornata di lavoro. Tic, toc, tac... la pioggia si annuncia rapida con voce di rimbalzo su foglie, pietre ed erba cerco riparo tra quei filari di viti ormai famigliari per specie e frutti, le foglie sono presto colme d'acqua il mio fragile riparo mi dice con umida voce che il suo aiuto è cessato, un pensiero rapido mi attraversa la mente... musica è l'eco lontano due canzoni mi chiamano sotto quella pioggia a camminare sul loro ritmo tra le lacrime del cielo. L'acqua non mi bagna, mi purifica, il volume è al massimo il mio canto(?) lo supera: "Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così...", riparto sotto quella sacra pioggia chiedendone ancora ed ancora. Le lenti si bagnano di gocce creando aberrazioni visive di un mondo che già poco capisco, tolgo gli occhiali ed apro le braccia a raccogliere quanta più acqua posso, le gocce avvolgono il corpo e mi baciano il viso che non asciugo e non asciugherò. La maglietta è ormai aderente al corpo, mi dona brividi freddi e taglienti ma non mi importa se non per un breve istante, sono assuefatto da tutte quelle sensazioni, ne voglio sempre più. Mentre un "addio" mi entra nelle orecchie e mi tiene compagnia torno verso queste mura che mi hanno visto crescere ma che non sento più mie. Non so se esisterà mai una Casa-Mia.
Il lato-A ora suona la medesima musica, quella che non mi piace perché non è completa. Quella che devo cantare per me stesso verso gli altri in questa mia pessima pantomima.
Sì, cara amica, nel vivere di tutti i giorni è bravo chi si capisce. Nella Vita si diventa soli, è una condizione involontariamente acquisita e sicuramente non congenita. Nel vivere quotidiano c'è sempre un lato-B che ci accompagna in maniera più o meno latente, talvolta resta Blue per troppo tempo, è sempre monotono nel suo cantare. Altre volte è il migliore che si può augurare, è il nostro meglio il Best-Side, che purtroppo talune persone riescono a mostrare, a cantare, a danzare in pochissime e maldisposte sequenze che offuscano il ricordo di quanto sia speciale questa magnifica colonna sonora che dovrebbe essere la Vita.
A presto,
Mio
Eskimo
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...
Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...
Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...
E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!
Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...
Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...
Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...
E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...
Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!
E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...
Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...
Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...
E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...
Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
Farewell
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.
Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.
Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.
Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...
Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...
Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...
Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...
E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!
Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...
Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...
Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...
E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...
Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!
E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...
Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...
Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...
E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...
Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
Farewell
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.
Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.
Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare mattino;
e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella,
la città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Era facile vivere allora ogni ora,
chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci,
e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova,
ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova.
Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo,
ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.
Non fu facile volersi bene, restare assieme
o pensare d' avere un domani e stare lontani;
tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante,
un ricordo lucente e durissimo come il diamante
e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta:
rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder speciale una storia normale.
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,
sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa;
siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...
Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...
PS: ciò che è evidenziato in grassetto non appartiene a me e, credo, a nessuno in particolare, per questo credo (mi si scusi la presunzione) possa appartenere a tutti...




10 comments:
Allora prova questa: vai ad un negozio di vestiti e comprati 3 magliette rosse rosse rosse, poi indossale a rotazione per un mese ... chissà un pò di cromoterapia non cambi il tuo B-side ;-)
Magari è anche interessante vedere come evolvono le tre magliette (magari stingono in modo diverso o si deformano in modi strani ... chissà).
Bak
Ciao Bak,
curioso davvero ma inconsapevolmente l'ho già fatto, non credevo che fosse una terapia. Un po' di tempo fa i colori erano quelli che erano, poi mi son detto: "Perché non indossare almeno un po' di colore se non si riesce a mostrarne di diverso?", Ora diciamo che sono abbastanza colorato... fuori.
Sì, i colori evolvono, senza pregiudizi di alcun tipo... pensa che ci ho pure un rosa-fucsia?!?! IO che prendevo per il culo chi lo portava... sì, mi sto prendendo alla leggera pure io anche se qui non si direbbe.
E' che se almeno esistesse un tasto di Forward...
Buona domenica!!!
Roberto
"Però di persona,- interattivamente aggiungo io - non sembri così malinconico come sul blog..."
A me hanno detto una cosa simile, hehehe. Ma è normale. Sul blog non appare che una parte di noi, filtrata dalla scrittura.
Trovo che sia comunque bello possedere più sides, anziché solo una monotona pista audio sempre uguale a se stessa. Nel bene e nel male.
E saper fare ironia e, ancor meglio, auto-ironia, aiuta moltissimi noi spiriti malinconici a renderci più simpatici a noi stessi, anche quando tutto sembra andare in vacca.
Piano piano con "Noi" :), guarda che il primato lo voglio io! :) tu sei un prisma e lo sai scrivendolo. Tu proietti colori!
Forse il lato-B è presente in ognuno di noi, cambia solo il nome. Credo cjhe sia il lato delle cose di noi stessi che non ci piacciono, le debolezze. Mostrarle e cantarle nella vita di ogni giorno non è semplice.
Già, per fortuna che esiste l'autoironia, altrimenti quel simpaticone di me stesso mi starebbe sempre sulle scatole :D
Buona giornata Museum!!!
Roberto
.. le maschere che portiamo, i LATI A che la gente vede o vuol vedere, servono a rendere il mondo più vivibile, credo.. E' molto più gradevole osservare la gente con i sorrisi durbans stampati sul viso, piuttosto che assorte espressioni corrucciate..
.. anche perchè le persone con cui spesso interagiamo noi malinconici odiano vedere le tinte grigie, i colori cupi e, a loro avviso, tristi, del LATO B..
Che poi essere malinconici non vuol dire essere tristi, tra l'altro.. Io amo quella sottile vena di sofferenza che serpeggia sempre nel mio animo.. Mi rende viva..
E, se posso, trovo Eskimo una delle canzoni più struggentemente malinconiche che esistano.. LA ADORO!
Balua, non saprei sai. Mi spiego: se essere gradevoli è non snaturarsi porgendo lievi sorrisi e non facendo pesare la situazione interiore allora ti do ragione. Se essere gradevole vuol dire mentire con sorrisi durbans no, non ci sto. Penso che negare se stessi, la propria natura, sia mentire. Alla fine pesa nell'immediato e peserà nel futuro.
Sai sono una persona abbastanza(???) drastica (forse mi leggi da poco fortuna tua :D) ma non credo che la mia compagnia sia la cosa più leggera del mondo (e di questo sono la prima persona cui dispiace) però penso che avvicinarsi alle persone significhi solamente ascoltare e tentare di capire perché si sente qualcosa oltre, qualcosa che forse e purtroppo non si capirà mai fino in fondo. Il resto, i tratti del carattere:la simpatia o l'essere burberi orsi introversi, distaccati e freddi piuttosto che calorosi ed estroversi non sia fondamentale. La genuinità è l'unica cosa, "dovere essere" per gli altri è il peggio...
Sì, hai ragione, malinconici può voler dire ANCHE essere tristi. La malinconia è un sapore sottile che non lascia mai il gusto, è quell'aroma di cui non bisogna abusare. Il confine sul quale si cammina è talvolta pericoloso, il passo verso tinte più scure del blue, quelle del nero, è molto vicino.
Qui si può sempre tutto, non preoccuparti, anzi, ogni cosa detta come scritto nell'incipit è preziosissima!
Grazie Balua e buona serata!
Roberto
PS: Eskimo è davvero incredibile, come tante di Guccini.
PPS: seconda cosa che non conosci se mi leggi da poco, talvolta (sarebbe meglio spesso :D), i miei commenti (a differenza delle parole parlate) sono di una lunghezza devastante per la lettura, scusami...
PPPS: suggerimento sei ancora in tempo scappaaaaaaaaaaaaaaaaa :D
ahahahah.. dici che devo fuggire?? :-D
.. ad ogni modo, credo che PURTROPPO sia nella natura umana snaturarsi per apparire in un contesto sociale che è INDISCUTIBILMENTE ingiusto, ma è così. E spesso, a mio avviso, si tratta (sempre PURTROPPO) anche di falsare sorrisi per campare..
Ho sempre fatto lavori a contatto col pubblico, ed il pubblico vuole sorrisi finti, salamelecchi scemi e esagerazioni palesi..
Te figurati che la mia espansività spesso rasenta lo zero assoluto: immaginami a dover sprizzare gioia da tutti i pori davanti ad estranei!!
Poi mi si chiede perchè il resto della giornata sono affetta da malinconici silenzi? :-D
Ieri quasi mi dimenticavo di rispondere, sorry...
Hai ragione, ma però scinderei il contesto lavorativo da quello privato. Il lato-A, di cui parlavo, rientra sempre nel secondo. Sono oscuro mi si scusi, mi spiego: sono convinto che non bisogna far pesare la propria natura agli altri, indipendentemente dal colore che essa ha. Essere naturali talvolta non è possibile, l'incomprensione che potrebbe nascere dovrebbe essere spiegata e questo è di per se indice di differenza che potrebbe talvolta pesare.
Ci sono molti modi di comunicare il primo è i linguaggio che però è intrinsecamente incompleto e fuorviante, il secondo è l'esprimere i sentimenti con gesti, azioni, emozioni e talvolta anche parole: insomma un meta-linguaggio se poi lo posso chiamare così. Se queste cose devono essere spiegata attraverso perché perdono la loro comunicatività, la loro natura in definitiva sono mute.
Sì, nel lavoro, hai ragione bisogna sfoderare un qualcosa di diverso, si universalmente apprezzabile ed apprezzato: un sorriso funziona sempre. Quando, ormai molto tempo fa, ho avuto occasione di lavorare a contatto con il pubblico applicavo la tecnica dell'autoironia e dell'ironia prestavo il fianco all'attacco e ci sorridevo sopra... mi dicevano: "Tu sei fuori...". Purtroppo non tutti i lavori lo consentono ahimè.
La domanda:"Poi mi si chiede perché il resto della giornata sono affetta da malinconici silenzi?
Evidentemente ahimè non sanno leggere il "nostro" metalinguaggio...
Buona giornata Balua!
Roberto
PS: e pensare che avevo deciso di restare conciso nella risposta... scusa!
.. approvo ogni singola parola!
SINTETICA EH??? :-)
eheheh... dovrei iNparare
Buona serata!
Roberto
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