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Saturday, 22 August 2009

Colin-Maillard

Ossia mosca cieca. Ve la ricordate? Sì, credo proprio di sì. Circa una decina di giri su noi stessi aiutati dai compagni di gioco, l'orientamento che svanisce assieme all'equilibrio in un mondo nuovo fatto di oscurità artificiale e poi, dopo un breve barcollamento, comincia la ricerca. Braccia tese in avanti con i palmi aperti e le dita tese a tastare l'aria in cerca di ostacoli che al primo tocco sembrano appartenere a mondi alieni e poi, dopo una sommaria analisi, li si riconduce ad una realtà nota. Nella mosca cieca il compito, lo scopo, è quello di cercare i compagni di gioco che ti toccano e ti stanno attorno canzonandoti, intercettarli per poi riconoscerli. Nella mosca cieca si inciampa spesso, talvolta si cade con schianti che possono essere tremendi ma anche li sta il bello del gioco.

Nel volo della mosca, l'insetto, la cecità di certo non esiste eppure la trasparenza vitrea degli infissi la può mettere in crisi. Impazzita come una pallina da flipper continuerà a prendere paurose capocciate contro una realtà che non percepisce nella sua pienezza. Perché? Eppure non le manca niente.

Ora, o meglio, da un po' (eufemismo? :D ) mi sento come durante il gioco, in una ricerca continua a tastoni in questa realtà che però, e questo è innegabile, percepisco con tutti i cinque sensi. Anche a me manca qualcosa, come la mosca. Incedo nel mio quotidiano camminare a passo di bradipo eppure, nonostante la lentezza dei movimenti, gli schianti sono stati portentosi.
Ora sento il vuoto spinto nella mia testa, dentro. Un cervello senza ragione sospeso in una stasi che non riesco a tramutare in estasi. Mi sento come uscito da una centrifuga impazzita dove l'oblò preso a testate non era la via di fuga, il pulsante di stop era l'azione giusta. Ora non capisco niente. (eufemismo ancor più grosso del precedente :D)
Fermarsi quindi? No, non ora, sarei finito da subito, muoversi più in fretta? Forse sì, quando sei tutto un livido, quando hai male, per farti soffrire basta anche una carezza quindi ne vale la pena.
Una domanda però: e mettere gli adesivi sui vetri no?!?!?!?!?

No, non voglio essere triste, non mi sta e mi fa bene. Sono stato sereno e felice sul tetto del mondo. No non lo voglio per me e per nessuno.

Mio


Cercando è uscito questo, chissà cosa dice il testo...


2 comments:

Lindylinda said...

.. il problema è che più si è stati in alto, più lo schianto è doloroso..

.. l'importante è rialzarsi sempre, nonostante le ossa rotte, i lividi e le ammaccature, evidenti e non.

Perchè sono quelle invisibili le piu' dolorose

Mio said...

Benvenuta Balua!

Sì il problema delle cadute è assolutamente quello. Che poi non è evitabile, che poi non si è mai preparati perché la dimensione della profondità, in certe occasioni, ahimè svanisce.

La Vita è in salita, c'è poco da fare, è così sempre. Ogni tanto la via spiana, spesso sale in verticale. Sulla cima un'altra meta attende sopra la testa, per raggiungerla il passo talvolta cede e la presa scivola via, si cade in un tonfo sordo che ci dona Consapevolezza.

Buon week-end e grazie di essere passata!

Roberto

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