Gambe allungate sul letto, schiena al muro. Tratti blue a vergare carta cingolata per stampe d'altri tempi. Una musica che batte prepotente ai tuoi pensieri facendosi messaggera, tramite. Ponte di emozioni. Una penna che risponde sull'attenti.
Fa paura non conoscersi, sentire che l'aria si fa fluida come di liquido denso, una massa meravigliosamente tangibile che riesci a penetrare, varcare e spostare. Corrente che ti avvolge come le pieghe di quello spirito ancora troppo ignoto. Il tuo.
Attrae quella città che ti può cambiare una giornata senza chiederti il permesso, basta lasciarsi andare sul suo corpo. Basta camminare a passo di musica, forse pure ancheggiando perché non te ne frega. Ti piace. Camminare su questa mia diversità anonima che non importa e non importerà a nessuno, a me pure. Spero per sempre. Finalmente qui tutti sembrano capirti senza tentare di farlo non per naturalezza, assolutamente, probabilmente perché a nessuno importa niente di nessuno. Ti chiedi se questa è la dimensione della verità, un miscuglio eterogeneo e ben dosato di anarchia e libertà.
Cantare in metro, lungo nastri trasportatori e scale mobili a voce non proprio sussurrata, mentre scendi in quei cunicoli alla ricerca di uscite che sono sempre anche entrate. Ti piace, lo fai. Mentre lesto e svelto a dribblare i viaggianti tra flussi che si incontrano senza mai scontrarsi lasci un pardon lasciato sospeso nell'aria tu già tropo distante: "pungente come un' ape, leggero come una farfalla", sono qui, sono la. Schivato, andato. .. in ritardo, vabbé fa lo stesso e non chiedi nulla perché hai il cappuccio fuori dalla giacca perché saltelli su scalini come un bambino ai passi di una danza che non conosci. Oltre la barriera di quelle sottili strade metalliche uno sguardo curioso ti coglie, lo incroci ma non smetti. Che deficiente penserà, vabbè ad ognuno il suo no? :)
Sei sul filo del tutto, lo sai. Fa paura. Il nulla ad un soffio. Un passo sbagliato e la danza finirà con le caviglie slogate e le ginocchia rotte.
Mentre tutto passa velocemente come figure di persone ad una stazione senza fermata ti trovi fissata sugli occhi senza un perché o un come l'immagine indelebile di capelli accarezzati dolcemente dall'aria portata da un treno che sicuro ti riporta verso quella tua non-casa la tua stazione che dovrai riuscire a cambiare in una non-fermata. Non sempre tutto ha un come ed un perché. Forse è tutto merito dello spazio e del tempo o della velocità che poi sono la stessa cosa.
Non si è mai soli anche quando non si ha nessuno vicino se si è alla ricerca di quello che non...
Fa paura non conoscersi, sentire che l'aria si fa fluida come di liquido denso, una massa meravigliosamente tangibile che riesci a penetrare, varcare e spostare. Corrente che ti avvolge come le pieghe di quello spirito ancora troppo ignoto. Il tuo.
Attrae quella città che ti può cambiare una giornata senza chiederti il permesso, basta lasciarsi andare sul suo corpo. Basta camminare a passo di musica, forse pure ancheggiando perché non te ne frega. Ti piace. Camminare su questa mia diversità anonima che non importa e non importerà a nessuno, a me pure. Spero per sempre. Finalmente qui tutti sembrano capirti senza tentare di farlo non per naturalezza, assolutamente, probabilmente perché a nessuno importa niente di nessuno. Ti chiedi se questa è la dimensione della verità, un miscuglio eterogeneo e ben dosato di anarchia e libertà.
Cantare in metro, lungo nastri trasportatori e scale mobili a voce non proprio sussurrata, mentre scendi in quei cunicoli alla ricerca di uscite che sono sempre anche entrate. Ti piace, lo fai. Mentre lesto e svelto a dribblare i viaggianti tra flussi che si incontrano senza mai scontrarsi lasci un pardon lasciato sospeso nell'aria tu già tropo distante: "pungente come un' ape, leggero come una farfalla", sono qui, sono la. Schivato, andato. .. in ritardo, vabbé fa lo stesso e non chiedi nulla perché hai il cappuccio fuori dalla giacca perché saltelli su scalini come un bambino ai passi di una danza che non conosci. Oltre la barriera di quelle sottili strade metalliche uno sguardo curioso ti coglie, lo incroci ma non smetti. Che deficiente penserà, vabbè ad ognuno il suo no? :)
Sei sul filo del tutto, lo sai. Fa paura. Il nulla ad un soffio. Un passo sbagliato e la danza finirà con le caviglie slogate e le ginocchia rotte.
Mentre tutto passa velocemente come figure di persone ad una stazione senza fermata ti trovi fissata sugli occhi senza un perché o un come l'immagine indelebile di capelli accarezzati dolcemente dall'aria portata da un treno che sicuro ti riporta verso quella tua non-casa la tua stazione che dovrai riuscire a cambiare in una non-fermata. Non sempre tutto ha un come ed un perché. Forse è tutto merito dello spazio e del tempo o della velocità che poi sono la stessa cosa.
Non si è mai soli anche quando non si ha nessuno vicino se si è alla ricerca di quello che non...
Vedere. Sentire. Conoscere. Volere. Sapere. Non Essere.
A presto lettori, sopiti, silenti e sempre presenti.
Mio
Quello che non... - Francesco Guccini
La vedi nel cielo quell' alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?
Lo senti il perché di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...
Conosci l' odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un' ex terza classe?
L' angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...
Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."




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