Libertà donata - Parte Quarta
Passarono poche settimane ed il giovane venne dal bosco come l'ultima volta, con un'altra rosa in mano. Era blu, del blu più profondo blu come il mare in tempesta come il cielo d'estate, la baciò la posò su quelle che per lui erano le labbra ed alzandosi sulle punte dei piedi la mise con cura la dove la fredda roccia si sfilava la dove lui vedeva dei meravigliosi capelli, si fermò per tutto il pomeriggio in contemplazione. L'oscurità giunse in fretta, le nuvole coprivano da tempo l'orizzonte ed abbassandosi inesorabilmente annunciavano l'arrivo della prima neve. Così fu, quella notte scese una lieve e soffice neve, inesorabile coprì tutto con il suo freddo manto; il giovane racchiuso nella fredda scorza della pietra sentì quella neve lieve più pesante e più fredda di tutte le altre volte. Il brivido interno dell'ultima volta era ora più forte e pungente, ed il cuore era tanto tanto pesante, un fardello che neanche lui poteva pensare potesse esistere al suo interno! Aveva notato che questa volta la sua dolce compagna era stata in qualche modo sedotta dal sapore che la libertà offre a chi è avido di possedere e non condividere. Il giovane capì che qualcosa si era incrinato era cambiato, ma questo pur spaventandolo terribilmente, lo faceva rimanere fiducioso nel loro Noi nel loro Amore che lui credeva essere più forte di tutte le rose di qualsiasi tentazione credeva che niente avrebbe mai fatto cadere il Tutto! La fredda notte del giorno seguente intorpidì i suoi pensieri e fece dimenticare in parte i suoi dubbi.
Passarono pochi giorni una mattina dal bosco uscire il giovane del vicino paese, aveva tra le dita una rosa bianca come la neve sotto la più pallida delle lune, si avvicinò alla figura di lei, baciò la rosa la sfiorò sulle sue labbra e baciando delicatamente le sue sottili e lievi mani ripose il candido fiore tra quello che lui credeva essere le sue dita. Stette tutto il giorno a contemplare quella fluttuante sagoma che sembrava volare nell'aria, la se
ra venne presto il freddo cominciava a farsi sentire, il giovane si vide costretto a rincasare con il sorriso dell'Amore stampato sul volto. La giovane chiusa in quella dura e fredda pietra era rimasta colpita da quel galante corteggiatore che niente faceva per nascondere i suoi intenti, si sentiva attratta da quel mondo che il suo Amore le aveva privato, pensò per un attimo per un momento che quello era ciò che le mancava per la sua pienezza, ciò che non avrebbe mai avuto dal suo compagno da quell'Amore! Si sentì confusa non sapeva spiegarsi, non sapeva che dire al giovane che per secoli aveva stretto tra le sue braccia, amato di Amore vero! Il giovane, ormai aveva capito che forse non era più l'indugiare della situazione ma era un qualcosa di più profondo e forte, capì che una mutazione era in atto nella sua dolce metà qualcosa che non poteva permettersi di fermare, perché la libertà è il dono supremo ed inalienabile che ogni innamorato deve riservare a chi ha la fortuna di avere accanto. La fiducia nel loro Noi nel loro Amore che lui credeva essere più forte di qualsiasi mutazione cominciò a vacillare! Ne il sole della mattina, ne la fredda notte del giorno seguente, ne tutte quelle che vennero fugarono più i suoi dubbi.Ora ogni giorno il giovane del villaggio compariva dal bosco portando meravigliose rose alla sua gelida amata, la neve ormai aveva fatto la sua comparsa la collina ora una candida distesa soffice come un batuffolo di cotone; per il marmoreo giovane era quello il posto più freddo di tutto l'universo il posto dove il suo Amore non era più in grado di scaldare la sua compagna. Avrebbe voluto affrontare quel giovane spavaldo dal fare distratto forse timido sicuramente con soli primi fini: Lei e solo Lei. Ma non poteva: non voce poteva far vibrare, sibilare e ruggire nell'aria, non le fredde braccia poteva mettere tra loro, non le fredde mani avrebbe potuto usare forse con violenza. Niente di tutto questo poteva fare per il suo animo, la sua mite natura e sicuramente per il suo concetto d'Amore così preso dallo sconforto e dal dolore che dentro di lui pesava come un enorme macigno, decise di fare l'unica cosa che pensava giusta e, con il cuore distrutto da quel peso che più non poteva e voleva portare e che tanto lo torturava nelle agitate notti disse: "Amore devo parlarti, di noi di quel giovane che tanto ti turba che tanto ti incuriosisce, che tanto mi fa star male!", lei annui lasciando che il giovane si esprimesse su tutto quello che da lungo tempo covava dentro. "Dolce ora il nostro Amore sembra triste e stanco, chiuso tra in tetre mura destinato ad una lenta decadenza cadenzata da tristi e monotoni tocchi dello scandire del tempo, so che la pesantezza di questo nostro giuramento d'Amore ora pesa su te più che mai ora che sei confusa dalle attenzioni di quel giovane. Io non posso più portare un peso che mi distrugge lentamente mi logora ogni volta che so che tu preferisci le sue attenzioni alle mie..." il giovane si interruppe ed in quell'istante una lacrima uscì da quel giovane volto di roccia, pochi centimetri percorse nel freddo di quella notte per poi fermarsi illuminata dalla fredda luna che dall'alto assisteva tristemente al tutto, "... il suo amore al mio Amore! Ti prego decidi decidi su di noi, su di me! Ti prego!". Nessuna risposta giunse al giovane quella notte e nessuna risposta giunse nei giorni e nelle settimane seguenti. Intanto dal paese l'innamorato giungeva ogni volta più baldanzoso e con più coraggio e lei dietro quel freddo sepolcro non rinunciava a quelle attenzioni. Fu allora che il prigioniero della pietra capì che lei non era più capace di scegliere perché non voleva scegliere. Capì che avrebbe dovuto farlo lui.
Mio




4 comments:
Che figata di foto.
Speravo che figata di racconto :.-)
Cmq non so se sia possibile dovrei informarmi... ma vicino ai poli tutto è possibile no?
bello il racconto! l'hai scritto te?
No, Mio! :-D
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