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Wednesday, 19 December 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Polvere di Stelle - Parte Quinta


La fine dell'inverno era giunta, una
primavera giovane giovane cominciava a farsi intravvedere in una giornata chiara e solare, come ogni giorno il giovane innamorato del villaggio veniva a far visita alla sua amata. Questa volta aveva con sé un'enorme mazzo di rose rosse, lo pose ai piedi della leggiadra figura e levandosi sulle punte si accostò al viso di lei baciando con passione quelle fredde labbra nel scolpite nel minerale. Qualcosa salì nel cuore di lei, non seppe trattenerlo, era forse un segnale d'amore! Il giovane immobilizzato nella dura pietra lo vide non domandò alcun perché quella era già una risposta sufficiente, purtroppo era giunta l'ora di scegliere. In quella giornata solare come poche se ne ricordavano negli incedere di primavera, il giovane si chiuse in se stesso e volò giù, giù ed ancora più in basso alla ricerca del fondo alla ricerca dei suoi sentimenti provò a mettere in discussione il suo Amore per la giovane che teneva tra le fredde braccia, non ci riuscì, riuscì solo a graffiarsi con le dolci immagini di ricordi eterni ed immortali ricordi che ora lo torturavano e lo deprimevano, lo portavano in prati dall'erba cinerea dove solo fiumi neri come la china scorrono, dove cieli di pece li coprono! Vide in quei mondi le colorate risate di lei, i suoi occhi felici i capelli d'oro l'antica quercia di molti secoli prima. Quella notte, vide altre notti uniche ed ora perse, sentì per l'ultima volta sulle sue dita la sua soffice e calda rosea pelle prima dell'ultimo abbraccio! Pianse disperato lacrime di dolore, lacrime che veniva dal suo cuore distrutto, consapevole che l'Amore non albergava più nel cuore della giovane. Pianse come mai aveva fatto in vita sua! In quell'oscuro oceano di tristezza l'Amore lo condusse per mano verso l'unica scelta che esso aveva a disposizione, la scelta forse suprema che si può dare a chi si Ama, il dono della libertà incondizionata! Rivolgendosi alla giovane tristemente come chi non vuol fare il passo del non ritorno, disse: "Dolce devo parlarti, ho deciso ti libererò da questa magia che ci tiene uniti, questa magia che per te ormai è solo un fardello, una catena, una prigione. Forse il tuo cuore è altrove, sicuramente non è più per me, questa sera ti libererò! Ti donerò la libertà!". La giovane fu disorientata da quella proposta che mai si sarebbe aspettata e non fece niente per opporsi, semplicemente accettò.
L'oscurità giunse presto serena come solo in estate se ne contano, curiose stelle che dall'alto ricamavano una notte scura con preziosi diamanti, la luna nel pieno del suo pallido ed altero cerchio scrutava dall'alto quel ritaglio d'immensa infelicità sembrava avere occhi, occhi tristi tristi. Il bosco era muto non aria tra i rami dalle giovani foglie non battito di ali a turbare il sonno in quella sognante notte. I Grandi Innamorati stavano li eternamente abbracciati come la prima notte ma solo l'abbraccio era restato uguale ormai; dagli occhi del giovane uscivano copiose lacrime di argentea bellezza, con lucente mercurea pesantezza scorrevano lungo il volto la dove le loro guance si univano scendevano lungo le braccia di lui la dove le mani cingevano i fianchi dell'innamorata; improvvisamente un vento gelido che si può trovare solo sul più sperduto dei pianeti che ruotano attorno al sole giunse silenzioso. Un vento strano che non freddava niente al suo passaggio, non fronda d'albero non filo d'erba, un vento che non fischiava e niente muoveva. Gelava solo quelle dolci lacrime d'Amore, urlava solo tra le sinuose forme di quel minerale unico ed eterno, in quell'istante il monolite splendette come neanche Sirio sa fare di notte, in quell'istante un fremito percorse quella lucente forma uno scricchiolio come di cristallo incrinato si sparse nell'aria un battito d'ali percosse la notte nessuna figura d'uccello nel cielo, solo una candida piuma d'Angelo si fermò impigliata sul freddo cuore del giovane. Ora una lunga crepa correva lungo il sentiero tracciato dalle lacrime, le due figure erano divise. La notte passò triste e silenziosa così come era nata poche ore prima.
La mattina era ancora giovane nel suo roseo vestito ma un nuvolo di persone già attorniava il monolite; giovani, adulte e vecchie coppie si erano ritrovate li quella mattina senza sapere come e perché. Lo stupore era nei loro occhi che potevano vedere solo la forma di un giovane che a braccia aperte tentava di abbracciare qualcosa o qualcuno che più non esisteva, si domandavano vociando dove fosse finita la dolce ragazza che in quelle braccia era stata sempre cullata e protetta. Poco distante due giovani figure lasciavano quel vociare preoccupato e stupito dirigendosi senza indugi verso il bosco, verso il paese; lei aveva una rosa rossa tra i dorati capelli, una fragorosa risata di vita nacque poco dopo nel bosco.
Il tempo passava ed ora a guardiano supremo della collina giaceva un'opaca figura di un giovane che giorno dopo giorno sembrava invecchiare, che più non risplendeva, la vita sembrava avesse abbandonato quella roccia un tempo splendente, la durezza come di granito era persa per sempre. Venne l'estate il sole ardeva impietoso sul monolite fermo in quella sgraziata posa, venne lo scapigliato autunno che con maleducazione lo coprì di foglie e lo frustò con il suo gelido vento, venne l'inverno che si divertì a coprire di lunghi freddi e pesanti ghiaccioli quella fragile pietra. Giunse la primavera, era passato giusto un anno da quella strana ed indimenticabile notte, niente teneva compagnia a quella pietra; ancora stelle come diamanti nel cielo, una luna triste testimone dall'alto ancora un vento freddo freddo cominciò a soffiare silenzioso inesorabile.
Non un rumore, un battito d'ali interrotto, spezzato un Angelo era caduto. Un immenso bagliore lasciò il posto ad una maestosa impalpabile scia che riempì quella notte di luce argentea, di polvere d'orata. Una candida leggera piuma d'Angelo nel mezzo eterea ed immortale volava dolcemente cullata in quell'eterno Amore.

Fine

Mio


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