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Wednesday, 5 December 2007

Sogno di Stelle, Polvere d'Amore

Sogno d'Amore - Parte Terza

Non poteva e non doveva finire così pensarono nello stesso istante i giovani amanti, nel medesimo attimo il fuoco dell'Amore bruciò con la forza di mille soli, si divincolarono da quelle gelide e rudi prese, come due stelle cadenti che si lanciano sulla terra l'uno si lanciò sull'altra le loro labbra si dischiusero, la voce uscì dal loro cuore vibrò nell'aria come l'ultimo tuono di un temporale estivo, possente e limpida la formula innominabile della vecchia quercia era stata svelata il silenzio cadde in quella notte come il più sordo dei rumori, come neanche nelle più alte e sperdute vette del mondo essere vivente abbia mai sentito. Le due stelle cadenti giunte alla fine del loro maestoso e argenteo volo si spensero. I due giovani amanti erano ora una figura sola di un abbraccio immortale, le candide vellutate e fresche forme, i luccicanti capelli di quella notte avevano lasciato il posto ad una strana fredda pietra, meravigliosa come il più splendido dei marmi indistruttibile come il granito più duro gelida come la vecchia luna di quella notte. Niente era restato di vivo, solo una muta, altera e maestosa sagoma pietra che delineava la sagoma di due giovani abbracciati nell'Amore eterno.
L'alba sorse quella mattina come tutte le mattine con il suo roseo occhio ad illuminare le fredde terre, a sciogliere lentamente il lieve e pallido velo che le copre. Quella mattina forse incuriosita forse sorpresa sembrò indugiare un attimo quando arrivò al vertice della collina. Quel solitario monolite ora, sotto il suo caldo occhio sembrava possedere vita, che ardeva di un fuoco inesauribile sprigionato dall'Amore. Ebbene si, quella pietra non era morta come tutte le altre, era viva pensava e provava emozioni come tutti le donne e gli uomini, possedeva un'anima ma soprattutto amava! I due giovani ora godevano per l'eternità il sublime privilegio di concedersi l'uno all'altra vivendo solo nell'Amore niente per loro era tortura non la loro immobilità non le loro giovani membra tramutate in quel mirevole minerale, non l'impossibilità di comunicare con le mortali parole, non la vista complice dei loro occhi, non il tocco delle giovani membra, nulla era importante, nulla di mortale esperienza valeva più del loro Amore eterno della felicità che inesauribilmente esso può sprigionare, della leggerezza che può creare a chi si sa sacrificare sapendo che donare è il tutto ed il ricevere viene da se.
Da quella notte le stagioni sono trascorse innumerevoli come innumerevoli sono solo le stelle in tutto firmamento, ma sulla cima di quella collina ogni mattina l'alba illumina quel baluardo di roccia splendente nella sua immutabile bellezza, ne il tempo ne le intemperie sembravano scalfirlo o segnarlo anzi sembravano cullarlo con dolci carezze che, anche le più ruvide mani sanno fare quando usano la dolcezza che viene dal cuore.
In tutti questi anni coppie di innamorati attirate dalla bellezza di quel posto, da quel monolite dalle sognati fattezze dalla leggenda ad esso legata si sono giurate Amore eterno davanti a quei testimoni immobili e solenni; ognuno consegnava nelle mani dell'altro il suo cuore perché lo costudisse dagli eventi nefasti che la vita serba per ognuno, per proteggerlo da quei scherzi che solo il fato può provare piacere nel fare. Tutte le coppie sentivano in quel posto il caldo torpore di un fuoco che ardeva eterno, il fuoco sentito dai loro genitori, dai loro nonni, un fuoco che memoria d'uomo non ricordava essersi mai estinto, essere sempre esistito. Era proprio così, peccato che i loro occhi mortali non vedessero la vita in quella fredda roccia, non vedessero l'Amore che essa sprigionava. Per fortuna gli occhi del cuore li aiutavano a percepire tutta quella magia.
Le foglie ormai stanche si lasciavano cadere a terra come rossastre lacrime di pioggia si posavano lievemente sul terreno mettendo a nudo i freddi tronchi degli alberi, l'autunno si stava inoltrando il freddo cominciava a spargersi nell'aria con le prime nebbie quasi come una morte invisibile si insinuava nel bosco alla ricerca delle sue prede assalendole con la sua morsa inesorabile.
Era un tiepido pomeriggio della fine di ottobre ed un giovane solitario si avvicinò nei pressi della maestosa roccia che da tempo vedeva dal paese ma che non era mai andato a contemplare; rimase folgorato dalla bellezza di quei lineamenti, di quelle forme armoniose e dinamiche di quell'eterno abbraccio; guardando le fattezze della roccia restò colpito dalla bellezza che si intravedeva nella figura che assomigliava ad una giovane fanciulla che si slanciava verso il suo compagno, istintivamente toccò quelli che lui credevano essere i suoi capelli, le sue braccia i suoi fianchi, un brivido di calore entrò da quelle giovani dita in quella fredda roccia aveva percepito la vita! Stranito corse verso casa con quella sensazione nel cuore. Scese la notte e fu una notte strana, diversa troppo fredda più fredda di qualsiasi altro autunno a memoria d'anziano; la vecchia roccia stava la come tutte le sere a risplendere sotto le stelle i giovani amanti sembravano agli occhi mortali sempre fissi ed immutabili nelle loro forme, ma solo quello non era cambiato... . L'incontro della mattina aveva modificato qualcosa che neanche tutto il freddo, il vento ed i terremoti di quei lunghi secoli avevano fatto traballare, qualcosa stava cambiando. La giovane era stata turbata dal tocco di quel ragazzo solitario, da quel gentile sfiorare la sua fredda superficie dal calore delle sue dita, per un attimo per un momento aveva sentito qualcosa che non ricordava così piacevole, la vita oltre quell'Amore. Il faro della spensieratezza e della libertà da quell'Amore l'avevano tentata! Il giovane amante si accorse di ciò ma pensò che la bellezza di quell'attimo non poteva competere con tutto l'Amore che aveva in serbo per lei con tutto l'Amore che gli aveva sempre dimostrato. Pensava che il loro Noi il loro Amore non avrebbe mai ceduto a nessun egoismo. Il giovane sole della mattina fugò ogni suo pensiero.


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