Oggi è stato il giorno della mia prima prova dall'altra parte della barricata, da insegnate.
Oggi ho capito cosa significa insegnare e perché gli insegnati (quelli con ideali) lo fanno, perché non sono ancora pronto per far bene questo mestiere e perché il declino della nostra società è ormai segnato.
Per correggere, senza dare voti o segnare di rosso, quindici prove ci ho messo si e no tre minuti: il voto massimo - ad essere buoni e larghi di maniche - ne è fratello nella cifra. Eppure mi sembrava di averla fatta semplice anzi ne sono tuttora convinto. Ma questo non è il problema.
Oggi ho sgamato il furbo di turno che teneva sotto il palmo della mano il suo bigliettino. Non ho mai condiviso questo atteggiamento, non lo ho mai adottato perché troppo ingenuo per non farmi beccare e perché non lo ho mai creduto essere di utilità alcuna. Ma il problema non è neppure questo ossia il credersi furbi.
Ecco come sono andate le cose: stazionavo in fondo alla classe e, con la coda dell'occhio, ho visto la sbirciatina laddove da sbirciare non ci dovrebbe essere proprio niente, faccio a finta di niente e compio alcuni passi allontanandomi dall'incauto furbetto di turno, subito però ritorno indietro e con fare calmo mi avvicino a lui e chiedo: "Mi scusi O. avrebbe gentilmente una penna rossa?", lui con la mano non bigliettinata fruga nell'astuccio la trova e me la porge, lo ringrazio. Mi avvio verso il centro della classe e mentre cammino lentamente dico: "Sapete ragazzi, c'è una cosa che non tollero e non capisco ed è il fatto di copiare. Perché poi chi ci rimette siete voi", e a queste parole faccio ditrofront e lemme lemme mi riavvicino ad O., che nel frattempo pensava di averla passata liscia, e continuo: "ci rimettete voi come il vostro compagno O. che ora ha tutte le domande segnate di rosso, tutte segate!", così dicendo una piccola croce rossa compare vicino ad ogni domanda, quindi ringrazio O. della penna rossa e mi faccio dare il bigliettino, che poi era pure fatto male. Fino a questo punto è ordinaria amministrazione, almeno in Italia, purtroppo. Ma il problema non è neppure questo.
Ed allora qual'è il problema? E' l'atteggiamento, l'indolenza, il menefreghismo, la mancanza di vergogna, di ritegno e di pudore nel manifestare la loro ignoranza. E non parlo di quella legata all'istruzione ma quella legata alla propria persona al loro comportamento. Per loro la mattina e la giornata sono passate come altre, come se quel voto non li avesse gettati nella fossa comune, ed ormai assai affollata, delle bocciature. La loro noia li ucciderà, ci ucciderà.
Loro sanno che ci sarà una prova di recupero perché "è così che funziona", la farò sicuramente un po', ma non tanto, più difficile comunque controvoglia. Loro credono che hanno vinto invece hanno perso un'altra grande occasione. Il problema è che non lo hanno capito. Il problema è che tutti non hanno capito che il gesto di segnare il compito di O. con la SUA penna rossa significava dire tu lo hai voluto, tua è la responsabilità di tutto, tuo è quel colore, quel voto. Tu sei stato la giuria e il giudice, io ci ho messo solo la mano come il boia nel giustiziare il condannato, l'obiezione di coscienza quando si fa i furbi su queste cose da me non è ammessa.
Domani li vedrò ancora e so già che tutti baldanzosi mi diranno: "Prof. ha corretto le prove?", io gli dirò di che no, gli dirò: "Le correggete voi, ok?", le distribuirò a tutti e farò metter loro il voto dopodiché gli dirò che la prossima settimana ce ne sarà un altra e che loro oggi hanno perso e che mica me ne frega se non studiano e che saranno loro a pagare tutto, io no di sicuro perché tra due o tre settimane sarà finita la supplenza e quindi sarò disoccupato. Loro non capiranno.
Pensando a questo capisco che non sono ancora in grado di salvarli da quello che si stanno creando attorno. Sono un cattivo insegnate, lo so, ma sono abituato ad aver a che fare con me stesso in termini di giuduice inflessibile o con gente che crede nell'impegno e nella correttezza.
Mi fa male aver capito che la nostra società è segnata perché loro sono il nostro futuro, e per loro intendo quella generazione non quella classe. Questa è la nostra vera crisi e la pagheremmo molto salata.
Oggi ho imparato molto e sono riuscito ad insegnare molto poco, forse niente. Mi dispiace davvero.
Mio
Oggi ho capito cosa significa insegnare e perché gli insegnati (quelli con ideali) lo fanno, perché non sono ancora pronto per far bene questo mestiere e perché il declino della nostra società è ormai segnato.
Per correggere, senza dare voti o segnare di rosso, quindici prove ci ho messo si e no tre minuti: il voto massimo - ad essere buoni e larghi di maniche - ne è fratello nella cifra. Eppure mi sembrava di averla fatta semplice anzi ne sono tuttora convinto. Ma questo non è il problema.
Oggi ho sgamato il furbo di turno che teneva sotto il palmo della mano il suo bigliettino. Non ho mai condiviso questo atteggiamento, non lo ho mai adottato perché troppo ingenuo per non farmi beccare e perché non lo ho mai creduto essere di utilità alcuna. Ma il problema non è neppure questo ossia il credersi furbi.
Ecco come sono andate le cose: stazionavo in fondo alla classe e, con la coda dell'occhio, ho visto la sbirciatina laddove da sbirciare non ci dovrebbe essere proprio niente, faccio a finta di niente e compio alcuni passi allontanandomi dall'incauto furbetto di turno, subito però ritorno indietro e con fare calmo mi avvicino a lui e chiedo: "Mi scusi O. avrebbe gentilmente una penna rossa?", lui con la mano non bigliettinata fruga nell'astuccio la trova e me la porge, lo ringrazio. Mi avvio verso il centro della classe e mentre cammino lentamente dico: "Sapete ragazzi, c'è una cosa che non tollero e non capisco ed è il fatto di copiare. Perché poi chi ci rimette siete voi", e a queste parole faccio ditrofront e lemme lemme mi riavvicino ad O., che nel frattempo pensava di averla passata liscia, e continuo: "ci rimettete voi come il vostro compagno O. che ora ha tutte le domande segnate di rosso, tutte segate!", così dicendo una piccola croce rossa compare vicino ad ogni domanda, quindi ringrazio O. della penna rossa e mi faccio dare il bigliettino, che poi era pure fatto male. Fino a questo punto è ordinaria amministrazione, almeno in Italia, purtroppo. Ma il problema non è neppure questo.
Ed allora qual'è il problema? E' l'atteggiamento, l'indolenza, il menefreghismo, la mancanza di vergogna, di ritegno e di pudore nel manifestare la loro ignoranza. E non parlo di quella legata all'istruzione ma quella legata alla propria persona al loro comportamento. Per loro la mattina e la giornata sono passate come altre, come se quel voto non li avesse gettati nella fossa comune, ed ormai assai affollata, delle bocciature. La loro noia li ucciderà, ci ucciderà.
Loro sanno che ci sarà una prova di recupero perché "è così che funziona", la farò sicuramente un po', ma non tanto, più difficile comunque controvoglia. Loro credono che hanno vinto invece hanno perso un'altra grande occasione. Il problema è che non lo hanno capito. Il problema è che tutti non hanno capito che il gesto di segnare il compito di O. con la SUA penna rossa significava dire tu lo hai voluto, tua è la responsabilità di tutto, tuo è quel colore, quel voto. Tu sei stato la giuria e il giudice, io ci ho messo solo la mano come il boia nel giustiziare il condannato, l'obiezione di coscienza quando si fa i furbi su queste cose da me non è ammessa.
Domani li vedrò ancora e so già che tutti baldanzosi mi diranno: "Prof. ha corretto le prove?", io gli dirò di che no, gli dirò: "Le correggete voi, ok?", le distribuirò a tutti e farò metter loro il voto dopodiché gli dirò che la prossima settimana ce ne sarà un altra e che loro oggi hanno perso e che mica me ne frega se non studiano e che saranno loro a pagare tutto, io no di sicuro perché tra due o tre settimane sarà finita la supplenza e quindi sarò disoccupato. Loro non capiranno.
Pensando a questo capisco che non sono ancora in grado di salvarli da quello che si stanno creando attorno. Sono un cattivo insegnate, lo so, ma sono abituato ad aver a che fare con me stesso in termini di giuduice inflessibile o con gente che crede nell'impegno e nella correttezza.
Mi fa male aver capito che la nostra società è segnata perché loro sono il nostro futuro, e per loro intendo quella generazione non quella classe. Questa è la nostra vera crisi e la pagheremmo molto salata.
Oggi ho imparato molto e sono riuscito ad insegnare molto poco, forse niente. Mi dispiace davvero.
Mio




4 comments:
Capisco il tuo stato d'animo, ma se non si danno le perle ai porci un motivo c'è: non le possono digerire.
Per avere un cambiamento sensibile dovresti formarli per 2 o 3 anni e guadagnarti il loro rispetto con le tue doti. Le toppe non fanno bello un vestito, sono una moda temporanea ...
In bocca al loop
Purtroppo, credo, non è un fatto di rispetto nei miei confronti o nella mia materia. La mancanza è abbastanza generalizzata in molte materie. Non si "vogliono bene" e per così dire non si rispettano. Non conoscono più il senso del dovere e non per anarchia, MAGARI! ma per noia e tedio in quello che fanno. Hanno il mondo di fronte e preferiscono, per troppa fatica, inginocchiarsi ai suoi confronti piuttosto che camminarci sopra e conquistarselo. Mi fa tristezza.
Già le toppe...
A presto Bak!
Roberto
Lo sai che anch'io, notoriamente una secchiona, ho fatto uso di foglietti e fogliettini? :D
Condivido il tuo punto di vista sulla mancanza di rispetto per se stessi e per le regole, ma secondo me anche la scuola ha le sue colpe.
Non giustificano ovviamente il fatto di copiare, ma incoraggiano a servirsi di questi mezzucci.
Personalmente detesto il nozionismo fine a se stesso e i metodi di insegnamento piatti e sterili, spesso frutto di insegnanti scarsamente preparati e scaldasedie. E le prove da sostenere erano spesso il naturale corollario di tutto questo lassismo. Usare il foglietto era un modo per levarsi di torno la rogna del compito in classe, laddove mancava uno stimolo ad approfondire la materia. Nel mio caso la matematica.
La colpa, a mio avviso, non sta mai da una parte sola.
Ovviamente tu non c'entri, sei appena arrivato.
Ma una torre è difficile da raddrizzare se impostata male in partenza.
Un abbraccio e non ti abbattere. Troverai il modo per comunicare con loro. Soprattutto, se puoi, trasmettigli la tua passione per la materia, se ce l'hai. Magari in tanti continueranno a tenere le fette di salame su occhi e orecchie, ma qualcuno, ne sono certa, percepirà le tue vibrazioni e si lascerà contagiare...
Cercherò di essere il più stringato possibile...
Sono completamente d'accordo con con te quando dici che il problema non è solamente degli studenti, è verissimo. E' colpa di modelli sbagliati, modelli in cui rientrano a pieno titolo famiglie ma ANCHE insegnati. Questi ragazzi non capiscono che la scuola è come la vita, con la differenza che la prima offre molte altre possibilità di riscatto. Per il resto non cambia, ci sarà chi ti stima, l'incapace, chi ti punterà per deprimerti ingiustamente, chi ti elogerà, chi ti fregherà ecc. ecc.
Proprio oggi, questa mattina, pensavo alle tipologie possibili di insegnante ne ho individuate quattro: il buono, il buonista, il figlio di puttana e il menefreghista. Il rientro, credo, nella prima e nella terza. Sono buono con chi si impegna pur non riuscendo: da me avrà sempre possibilità di riscatto, la mia stima. Chi decide di fregare (non fregarmi) per evitare le proprie responsabilità avrà ciò che gli spetta nulla più ma anche niente di meno, non abbasserò il voto o attuerò altri comportamenti che mi porterebbero al suo livello.
Sicuramente di colpa ne ho pure io, è evidente, quello che non capisco è la totale assenza di studio. Erano domande discorsive nessun teorema, nessun concetto, nessun passaggio logico, niente di tutto questo e la materia è di indirizzo! Probabilmente si aspettavano il quiz, ma credo che la scuola non è "Chi vuol essere milionario", la conoscenza si deve stratificare giorno dopo giorno, fare la prova adottando criteri puramente aleatori non aiuta in tal senso.
Sarò stato frainteso quando le ore di lezione frontale erano più di una e, per evitare bruschi cali di attenzione, dicevo loro: "ok dieci minuti di pausa", loro alla velocità della luce allestivano partite di briscola sui banchi ed io non dicevo niente perché sono convinto che quello svago ricreativo avrebbe giovato dopo, per me/a giova. Non so. Credevo avrebbero capito il senso, ormai sono maggiorenni.
Sai io non ero assolutamente un secchione ai loro tempi. Come loro ho occupato gli stessi banchi nello stesso istituto, ne conosco le dinamiche di studio e di vita sociale all'interno. Ok, non ero un tipo scalmanato o scapestrato ma di buoni e cattivi esempi ne avevo, noi si era per la stragrande maggioranza più responsabili.
Io sono e mi sento assolutamente mediocre, ho sudato (forse troppo) per raggiungere un efficacia alla quale è mancata però efficienza eppure non mollo, voglio investire su di me, ciò che perdo non è conquistato. Come per te è stata ed è la matematica, per me lo è stata la parte legata alla lingua italiana, per il mio scarso interesse perché non volevo giocarmela. Ora tento di leggere e tento di capire cosa c'è dietro, cosa vuole trasmettere l'autore con il linguaggio, che ora trovo veramente speciale, magico e vivo come il volo delle rondini in primavera. Stranamente questa passione mi è venuta leggendo di Goedel, forse il più grande matematico della storia, credo che l'affinità tra linguaggio e matematica sia molto forte. Una formula la si legge, una pensiero si formalizza. Non scherzo dicendoti che, per come scrivi, hai tutte le carte per apprezzare la matematica, fidati ne sono convinto.
Scusa la lunghezza Museum, se sei stramazzata ti capisco.
A presto,
Roberto
PS: la prova di recupero è caduta in concomitanza con altre due... tutto torna, glielo detto.
Sono buono no? Altrimenti devo cercare anch'io DJ BuoneNuove ;)
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