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Radio Pazza

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Sunday, 18 October 2009

Il Solco Della Rinascita

La mattina l'aria taglia le mani, è normale, è l'ottobre che comincia a farsi sentire che cala con soffio continuo da nord. L'autunno suona la carica.

Il rombo cacofonico e asimmetrico di un trattore troppo vecchio ti sembra dare il benvenuto. Le calde esalazioni del suo fiato fossile appena bruciato ti entrano nelle narici e nei polmoni un aroma strano ne cattivo odore, ne fragranza.
Due chiacchiere e piccoli convenevoli e poi si parte, si ara.
Il vomere che penetra la terra, inesorabile, giù sempre di più fino alla quota prestabilita, quella di crociera. Una ferita che si apre un ventre squarciato e rivoltato dal versoio su un fianco, una scia biancastra si dilunga sul terreno violato vedi il calore della madre terra, il suo colore.
Ti chini svelto a recuperare i resti di una vita che ormai andata e destinata a ritrovar l'ultimo vigore nel calore di un effimera combustione. Le mani sono ancora fredde e toccano quell'umida ferita, senti un tepore tra le dita il vapore che esce dalle tue labbra si mescola presto con quello che sale verso il tuo volto un umido scambio di vapori e di umori sul tuo volto.
Giro e contro-giro per mantenere il livello, il solco si allarga si apre, si dipana sempre più. Continui e ciclici i tuo movimenti, sicuramente monotoni, i pensieri quelli no. Come radici che nel suolo si diramano afferrando avide la terra, così cercano in te il tuo significato, qui ed ora.
Il sole monta da est illuminando al tuo fianco un vecchio angolo di mondo, una vallata che credevi di lasciare circa un anno fa. La tua. Un'ombra si proietta lunga al suolo, un uomo direbbero ma tu ci vedi un ragazzo. Chissà.
I pensieri mutanosi spostano su altri interrogativi, su risposte indipendenti da te, dalle tue volontà e, forse per questo, più leggeri.
Il lavoro di alcune ore è giunto al termine, il sole ha conquistato da tempo anche questo ritaglio di terra. Nella luce piena mostri fiera il tuo nero colore, la tua brillantezza, non mi sembri più una ferita, anzi, trovo in te l'immagine di nuova vita.

Talvolta nella Vita credo che bisogna liberarsi delle radici perché in fondo ciò che resta, ciò che noi si è, è Terra.
In noi dentro, sotto la nostra pelle nascosta tra muscoli organi ed ossa conserviamo il seme che contiene in se la nostra genesi, il nostro futuro.
Prendersi cura della nostra Anima è ciò che più ci dobbiamo al mondo. Tutto il resto ne è una normale spontanea inevitabile conseguenza. Purtroppo per certe persone ahimè non è affatto banale.

Buona domenica a tutti,

Mio

6 comments:

Prisma said...

Talvolta nella Vita credo che bisogna liberarsi delle radici perché in fondo ciò che resta, ciò che noi si è, è Terra.

Mi hai commosso.

Post magnifico, grazie per averlo condiviso.

Buona domenica a te, Mio!

Mio said...

Grazie a te Museum, davvero!
Spero di averti commosso solo in bene. So che sono temi a te cari. In tal senso chiedo scusa se ho portato alle luce cattive emozioni.

Ancora buona domenica e settimana!

Roberto

Prisma said...

Come può non avermi commosso in bene una Persona che scrive una cosa così intensa e bella?

Nella luce piena mostri fiera il tuo nero colore, la tua brillantezza, non mi sembri più una ferita, anzi, trovo in te l'immagine di nuova vita.

Spero, un giorno, di riuscire a rinascere come quella terra. Spero di trovare il coraggio, prima o poi, di estirpare le vecchie radici, fonte ormai soltanto di Dolore...

C'è tanta saggezza negli occhi dei Contadini. Dovrei ricordarmene più spesso...

Un abbraccione, caro Mio!

P.S. e smettila di scusarti!!! Sei sfiancante, hihihi. :D

Mio said...

Sì la rinascita: lo spero anch'io per me e lo auguro a te.
Credo che nel mondo rurale e contadino ci sia la consapevolezza che deriva da un rapporto stretto con ciò che da la possibilità di vivere. Si può curare, quasi accudire passo passo, la propria esistenza. Sospesi tra speranze ed incertezze. Forse queste ultime sono ciò che generano maggiore consapevolezza, prudenza e saggezza.

Buona serata Yuki!

Roberto

PS: semettila di farmi i complimenti sei addirittura più sfiancante di me!!! hihihihih :D:D:D:D

Lindylinda said...

.. questi richiami agresti mi hanno riportato alla mia infanzia vissuta nell'azienda agricola dei nonni! Che ricordi..

.. come Yuki, ho trovato delizioso e commovente il passo della liberazione dalle radici.. In fondo anche il nostro cuore, la nostra anima, è un piccolo appezzamento che va curato, arato, annaffiato, estrpato da erbacce e agenti patogeni..

--

Mio said...

Sì Linda, credo che tu abbia ragione. C'è forse qualcosa di ancestrale che ci lega alla terra. Apprezzarla e non deturparla o sfruttarla è un segno di umanità. La stessa che molti, ma non tutti, i conta ancora conservano.

Buona serata ancora,

Roberto

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