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Sunday, 16 March 2008

Decisioni di bambino

Ognuno cresce, è inevitabile. Lo si vede confrontando le fotografie ricoperte da una polvere che si misura in anni. Personalmente non mi sento impolverato, non sento il bisogno di sbattere i miei vestiti dalla finestra al sole della mattina, mi sento ancora giovane anzi bambino.
Entro l'anno sarà l'ora nella quale questo bambino dovrà compiere scelte d'adulto, scelte che inevitabilmente cambieranno la mia vita. Scelte sul futuro. La vita è questo ne sono consapevole, è un labirinto colmo di bivii e trappole nei quali bisogna gettarsi possibilmente con il cervello attaccato alla spina per evitare il maggior numero di insidie, la ragione come scudo (ahimè perforabile) per difenderci dagli attacchi e la forza di volontà come spada da brandire per farsi largo nella intricata foresta che ogni giorno ci attende.
Le scelte che dovrò compiere saranno pesanti perché in esse ricadrà tutto quello che ho avuto fino ad ora ho avuto come sicurezze ineluttabili: la famiglia, gli affetti e gli amici; in questa lista non metto la mia terra Trentino od Italia che sia, perché è anche per loro che sono costretto a scegliere.
Era l'inizio del '900 quando mio bis nonno emigrò da questo piccolo Trentino, allora austriaco, per cercar fortuna negli Stati Uniti, tornò dopo circa dieci anni con poca fortuna ma sicuramente con meno miseria rispetto a quella che aveva lasciato. Ora dopo ottanta anni niente è cambiato, il suo pronipote dovrà decidere come lui, non più con lo stomaco in preda ai morsi della fame, sicuramente con lo stesso sogno di un qalcosa di migliore per il prorpio futuro nella mente.
Purtroppo, lo dico sconsolato, credo di aver sviluppato una disamistade verso la mia terra, non me la sento di considerarla come un fattore di scelta per la mia vita, non mi riconosco in Lei. Mi sento straniero. La vedo lontana dai miei ideali, è diventata la terra in cui i furbi, gli scaltri ottengono tutto; una terra di arrivisti che calpestano la dignità delle persone con prepotenza, il cui ghigno di soddisfazione nel fare tutto questo non è neppure celato, anzi è mostrato con disarmante serenità, senza vergogna e ritegno alcuni. Io in tutto questo mi sento fuori posto e mi sembra di essere, come direbbe il grande Faber, un rame ad imbrunire sul muro. Ora non so se sono rame o ferro arruginito, sicuramente per scoprirlo devo almeno provare a splendere al sole.
Sinceramente sono preoccupato dalla scelta che mi attende e questo mi spaventa. Mi spaventa perché forse dovrò fare il passo più lungo della gamba e quindi copiere un salto nel buio. Buio fatto di tante barriere quali una lingua straniera, una cultura differente, la difficoltà di comunicare in senso generale e quindi di farsi apprezzare e capire fino in fondo, l'assenza di appoggio in un cammino solitario verso la realizzazione che non è meramente legata ai fattori economici.
Dove andrò? La mia risposta è la dove punta l'ago di una bussola, il nord. Forse la Scandinavia, l'Olanda, l'Irlanda perché è li che potrei trovare il mio sole, dare un senso pieno ai miei sudati studi e al mio modo di interpretare la società. Spero in queste terre di trovare ciò che l'Italia ha perso, quello che in una parola potrei esprimere con solidarietà; spero di lasciare qui, come in un vecchio cassetto, ciò che dell'Italia non mi piace e credo che non cambierà tanto presto. Lo so sono solo speranze per ora, magari false ed infantili, sogni utopici che quindi non si avvereranno mai ma di essi si vive ed ad essi si deve puntare altrimenti si può solo sopravvivere.
Spero che i mie non siano capricci d'adulto ma solamente sogni reali di un bambino che tenta di vedere oltre le cose con occhi sensibili non solo al colore. Spero di essere in grado di saltare, come facevo da bambino, dai muri delle campagne ogni volta più alti, ogni volta più pericoloso. ogni volta più bello!

Mio

4 comments:

DRESSEL said...

anch'io per tante cose mi vergogno di essere italiana, ma sono troppo innamorata di "questo benedetto, assurdo bel paese" per andarmene...

Mio said...

Ciao Dressel, benvenuta!
È per me difficile descrivere la mia idiosincrasia per questo nostra Italia. Io vedo un paese che ha voglia e bisogno di crescere che combatte che si afferra con i denti e le unghie ai brandelli di vitalità, creatività e voglia di fare, am dall'altra parte vedo una schiera, purtroppo tuttaltro che modesta, di persone disposte dare bastonate nei denti e sulle mani di quelle persone che anche per loro combattono ogni giorno. L'egoismo cieco è quello che mi da rabbia, la mancanza del senso di indignazione davanti a fatti che sono tutt'altro che secondari mi fa arrabbiare, mi lascia basito.
L'unica cosa che posso fare di fronte a tutto ciò, visto che non posso e voglio imporre qualsiasi mia volontà a nessuno, è di non farmi prendere.
Io sono triste per " "questo benedetto, assurdo bel paese" " che ormai ha deciso di diventare un caso patologico ma accetto tutte le scelte pur non condividendole sapendo che questo vorrà dire o me o lei.
Mi ha fatto piacere il tuo passaggio, a presto.

Roberto

PS: Perché esista l'Amore ed amarsi bisogna essere in due, per lasciarsi basta una sola delle due parti e quella (ancora una volta!!!) non sono io.

Prisma said...

Quanto amore per l'Italia c'è nel tuo post... E quanto rammarico per vederlo in pasto alle iene...

Comprendo ogni tua parola, sono squassata dalle stesse sensazioni ambivalenti...

I salti nel buio fanno paura, ma a volte sono quelli che più ci costringono a crescere.

La scelta che hai davanti a te è durissima, ma sono sicura che saprai seguire il tuo istinto e scegliere ciò che è meglio per il tuo futuro.

Un abbraccio e un grosso in bocca al lupo.

Mio said...

Ciao Museum, non so se seguirò l'istinto o la rragione. Il mio istinto mi porta sempre alla coerenza, cioè quella cosa che reputo un'idea da conservare e portare sempre e comunque avanti qualora la si reputi giusta (non per questo può mutare nel tempo non è un qualcosa di integralista), il che non è necessariamente razionale comunque sia. Non posso dire di odiare l'Italia anzi! Per restare e costruire qualcosa qui combatterei perché non lo faccio per il mio futuro ma per qualcosa che coinvolgerà anche altri. Ma purtroppo è vero anche che la coerenza mi porta a decidere di aiutare chi vuol esser aiutato, ed in tal senso l'Italia ti passa sopra senza neppur degnarsi di uno sguardo. Il mio istinto è anche composto da una componente combattiva verso il peggio, l'ignoranza e l'egoismo delle persone per far valere idee ed ideali per il pacifico e sopratutto GIUSTO vivere comune.
Mi sembra che nello scegliere comunque tradirei la mia coerenza, un valore a cui tengo molto.
Comunque sia sulle scelte d'istinto-razionale non ho mai sbagliato o forse credo di non aver mai sbagliato, purtroppo so che danno grandi frutti ma anche grandi grandi pene. Ma c'est la vie!
A presto Museum,

Roberto

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