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Tuesday, 25 March 2008

Panacea meccanica

Quasi un anno fa quando i pensieri diventavennero pesanti e le mie domande ricevevano solo risposte vuote e sorde, ti ho inforcato cercando in te il dolce non pensare, l'unica cura del allora mio esistere, l'unica medicina per le mie ferite che ogni mattina nascevano sul mio animo e mai guarivano.
Con te ho scoperto i miei limiti fisici e psicologici, il sapore della fatica pura quella che incontri solo quando il fiato è talmente corto che solo il cuore ha un ritmo più incessante; la fatica che mette in crisi la tua volontà con conturbanti tenatazioni, ti tortura nelle gambe che in acido bestemmiano ed imprecano verso quel piccolo angolo di cervello che le comanda come uno schiavista ad un movimento ritmico e costante non capendo che anche per lui è dura rimanere coerente concentrato in quel ritmare, non deprimersi non darla vinta alla strada che bollente, nera e superba gli si inerpica davanti per chilometri senza dare scampo. Quell'angolo di cervello che chissà perché prima di affrontare la salita si è dato come assioma fondamentale: "Non usare un rapporto più agile della corona centrale e del secondo rodino altrimenti è troppo facile!". E allora giù acqua, che ormai è più calda del tuo corpo, sulla testa lasciare che ti scorra sul volto nella schiena perché ti possa porta un sollievo insperato e passeggero quindi ti alzi sui pedali e li schiacci a terra per gettarti alle spalle quella strada che ora sei obbligato ad affrontare.
Con te ho scoperto una sublimazione del sapore della conquista personale delle cose, amaro nello sconforto quando sei solo a metà strada e la via del ritorno è ancora lunga e difficile, perché ogni volta che stai per alzarti sui pedali sai già in anticipo che i muscoli si contrarranno potentemente e ti faranno male molto male per le prime cinque pedalate, allora stringi i denti li digrigni guardi la strada e le dici: "Non mi avrai!" e chiedi al tuo corpo alla tua mente di più, più che puoi per dimostrare a te a lei che tu sul limite ci vivi passando e ritornando al di là del suo confine. Infine arrivi sulla cima di quella salita che ti eri prefissato come "vittima" con le gambe dure che quando smonti sembri un trampoliere ma hai in bocca il dolce sapore di una piccola grande conquista. Li ti fermi per una manciata di minuti lasciando che il sole ti carichi con i suoi dolci raggi assorbendo quell'energia che ti servirà per il ritorno. Mentre il tuo corpo assapora tutto questo il tuo gustoincontra il dolce dei savoiardi l'amaro della cioccolata iperfondente ed l'acido di una mela rigorosamente verde. Finito quel fugace pranzo ti carichi lo zainetto in spalla e via a talvolta a rotta di collo, talvolta con calma giù per quella discesa, che se è sterrata è meglio, torni verso casa sapendo che portare la pellaccia a casa non sarà facile anzi, ma seppur coscente di quello che ti aspetta non hai paura perché si farà, perché si deve fare, perché alternative non ce ne sono, perché ci sei tu la tua bicicletta ed una strada sulla quale tracciare il tuo percorso. Alla fine arrivi al cancello di casa stanco, certe volte sfinito se hai raggiunto come volevi il tuo limite per quel giorno, smonti dalla bici apri il cancello e camminando lungo il vialetto accompagni la tua bici con la mano al tuo fianco come quando da bambino si tenevi il braccio sulla spalla del compagno di scuola.
Dopo aver letto quanto ho scritto sopra mi vedrete come un maniaco della bicicletta, no sinceramente non lo sono. Non guardo più ciclismo perché non è più uno sport, ne ha perso la natura fondamentale; non bevo intrugli vari ma solo acqua e qualche sale minerale se il giro è particolarmente lungo e difficile, la mia bicicletta ha ormai otto anni non è scorrevole ed i rapporti non funzionano bene ma questo non mi importa.
Io amo questo sport perché credo che sia la sintesi della vita, da quando parti a quando arrivi. Nella vita di ognuno ci sono delle dure salite che si devono affrontare contando sulla propria mente e il prorio corpo, perché l'uno senza l'altro sono niente. Salite nelle quali devi stringere i denti fino alla fine pedalando e segundo tua ombra che ciondolante ti si staglia davanti che mai raggiungerai, fermandoti e piegandoti in due sul manubrio con il fuoco nei polmoni in preda agli spasmi. Salite nelle quali non devi essere MAI disposto a voltare la bicicletta per una dolce discesa perché È la morte della tua volontà, nelle quali non devi MAI spingere quella compagna di avventura perché quello NON è andare in bicicletta non è affrontare la vita. Perché tutto questo è tradire se stessi è tradire la propria coerenza la parola che ti eri dato.
Ieri dopo quasi sei mesi di astinenza forzata, dovuta al clima non proprio clemente, ho inforcato la mia mountain bike ed oggi seppur la salita era inesistente la fatica morde ancora le mie gambe questo vuol dire che la prossima volta sulla stessa strada, ne sentirò meno forse per niente. Spero che anche quest anno riuscirò ad educarmi come feci l'anno scorso, diventare ancora una volta di più mente&cervello, passione, cuore, polmoni, pelle, ossa e muscoli e niente più perché il superfluo non serve per riuscire a curare i miei ora più leggeri mali, per migliorare riuscendo a spostare il mio limite ogni volta più avanti ed avanti perché la discesa non conquistata non è Discesa non avrò raggiunto la mia Meta dalla quale ripartire.

Mio


PS: sono totalmente convinto che mi troverete spostato-esaltato un maniaco autolesionista dello sport, dire che non lo sono e che non lo faccio per rimanere in linea (o qualt altro di effimero), ma per temprare me stesso non servirebbe a niente quindi non lo dico anche se in realtà intrinsecamente l'ho appena fatto. In realtà se lo penserete vi comprendrerò perché certe volte quando pedalo e non solo dico a me stesso che sono da rinchiudere badando bene di gettare le chiavi, ogni volta mi riprometto non mettere più il culo nelle pedate ma sistematicamente sento sempre calci nel culo... evvabé!
PPS: odio benevolmente 3/4 dei ciclisti in bici da corsa perché: 1) Sono maleducati. Non salutano mai. 2) Sono superbi. Si credono degli dei in terra. 3) Sono i peggio aristocratici-borghesi delle due ruote. Vanno in giro tutti in ghingheri neanche che fosse una passerella di moda. 4) Sono vanitosi. Si mettono il profumo-dopobarba-chissàcosaltro prima di partire.

8 comments:

Anna Maria said...

Io sto salendo su una strada ripida da una vita e quando arriverò alla meta troverò la strada interrota a pochi metri... poi mi volterò per scendere e avranno costruito le scale dietro di me, ed ogni gradino sarà alto un metro... alla faccia del gradINO!

P.S.= il mio commento è solo una metafora, come credo anche il tuo post in molti punti.
Ciao Rob.

DRESSEL said...

non ti trovo nè spostato, nè altro. hai letto jack frusciante è uscito dal gruppo?

Mio said...

@Anna: L'importante è che la strada te la sia scelta tu consapevolmente, dopo fa parte della vita trovare una strada interrotta ed allora non resta altro che caricarsi la bici in spalla e via oltre. Con la bici in spalla si può passare in posti davvero inpensabili, parola di chi ha provato. La tua metafora mi è piaciuta ma la mia unica metafora è quella sulla vita per il resto è tutto sperimentato.
Ciao,

Roberto




@Dressel: se mi conoscessi meglio ritratteresti ne sono quasi sicuro :).
Purtroppo ANCHE questo mi manca, il titolo non mi è nuovo però, mi sembra che esista anche il film che a questo punto non guarderò mai prima di aver letto il libro. Magari mi sbaglio, ma è un libro cult della nostra (ma se non l'ho letto forse solo non mia :( ) generazione? Comunque sia se me lo consigli lo accodo in terza posizione alla lista delle mie prossime vittime letterali...letteraturali...letturali... insomma ci si è capiti :)
A presto,

Roberto

daniela said...

Capisco bene la passione per la bicicletta. Non perchè ce l'abbia anch'io, ma perchè mi sarebbe piaciuto averla. E' uno dei pochi sport che ritengo sublimi, totalizzanti, appassionanti e, come dici tu, metaforici.
Io come sport concepisco solo il ciclismo, il nuoto e il ping pong. Mi ricordano le mie estati al mare quand'ero una bambina.

E' vero che ci sono molti pazzerielli dediti all'arte della bici, ne conosco ben due che sono da ricovero, ma sai, il fatto è che io nella follia non ci vedo niente di male. Al contrario se vissuta e sentita è l'unico modo per arrivare alla felicità. E una certa dose di follia ce l'hanno tutti, a questo punti preferisco chi non ha paura di mostrarla. O no?

Dalla follia nasce l'arte, nasce la consapevolezza, la passione; dall'infelicità nasce il valore e la creazione. E allora perchè sotterrarla?

Continua a inforcare la tua bici fiero di quello che sei!

Un abbraccio e scusa se non riesco a commentare spesso, ho veramente poco tempo libero in questo periodo.

Mio said...

@Daniela: Ciao Daniela, grazie mille delle tue parole sulla mia follia. Non c'è bisogno di scuse, figurati, la quantità non è di sicuro un criterio giusto per misurare la qualità delle cose. Buon (putroppo poco) tempo libero!
Alla prossima,

Roberto

Prisma said...

Mi hai fatto tornare la voglia di andare in bici... Ricordo di aver provato sensazioni simili, anche se nulla in confronto alle tue... se non altro per la facilità dei percorsi che affrontavo...
E ora che non ho più la bici e faccio una vita sedentaria, rimpiango quei momenti in cui mettevo alla prova me stessa e respiravo il brivido della velocità della fatica...

Stai migliorando di giorno in giorno il tuo modo di scrivere, te ne sei accorto? Bravo! Continua così...

E non mi sei affatto sembrato un esaltato, anzi! Piuttosto un sincero amante delle sfide e della natura...
Una persona umile sempre pronta a migliorarsi!

Mio said...

Grazie Museum, davvero miglioro? eh sarà che ho dei buoni maestri!
Mah per l'esaltato non saprei se darti ragione oppure no, la faccia che avevo domenica credo che era poco raccomandabile. Una specie di brutta copia di Forrest Gump (sai quando corre per mezza Amaerica) in bicicletta.
Non vedo l'ora che tutta la natura germogli, dopo sarà davvero bello guardarsi attorno sotto il sole. Farà caldo ma (non so se l'ho gia scritto) le cose migliori non sono mai gratis no?
Ciao,

Roberto

Prisma said...

:D

Vero, la tua barba fa molto Forrest Gump!

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