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Friday, 20 March 2009

Quando l'Oggi Non Cambia il Domani

Oggi ti dico addio abbracciandoti stretto stretto. La prossima settimana forse invierò gli ultimi incartamenti poi riporrò le speranze come si ripone un qualcosa di caro sul fondo di un cassetto. Mi adeguerò a ciò che verrà, ti cercherò soltanto come chi spera di trovare una moneta nel fondo di una tasca, distrattamente, senza illusioni così tanto per fare.
Oggi sono stato messo a muso duro di fronte alla realtà dei fatti, è vero questa spasmodica ricerca forse senso più non ha, non così almeno ma forse anche senza "almeno".
Oggi è una giornata di sole, calda e ventosa. Una giornata che annuncia che la primavera è alle porte pronta a partire di slancio in un balenare di colori e fiori, profumi e sapori, di dolcezza di languida tenerezza, da amore.
Oggi è ancora inverno, domani il giorno sarà uguale alla notte e poi crescerà ancora ed ancora come la vita fatta di speranze, io non ho più nuove speranze la mia vita si ferma qui ora.
Domani come oggi sarò messo male come un anno fa, altri motivi per fortuna, ma stessi sintomi e medesime debolezze, sempre e comunque sogni spezzati. Certe volte mi vien da pensare che per il male che fanno quando vengono a mancare non siano loro che ci tengono in piedi, il nostro vero apparato scheletrico.
Domani e domani ancora saranno giorni di riprogrammazione personale, dovrò cercare di epurare i miei pensieri da tutto ciò che ora mi nuoce, mi fa male e mi porta a non volermi più bene... quando mi son voluto bene l'ultima volta?
Domani sarà un'altra stagione ma non la mia primavera, di questo ne sono sicuro. Dovrò prendere coscienza di ciò che è realtà e distinguere il vero e tangibile dall'effimero sogno. Pensare che dovrò affermare contro voglia la ragione in me stesso mi fa capire che in fondo sto conducendo il mio Sogno lungo una strada di lenta eutanasia, strada che devo percorrere a senso unico non pensando neppure per un attimo che forse sto per condurre a morte pure una parte di me stesso anche se probabilmente è così.
Adesso, questa sera, questa notte che già so sarà pessima, domani che tornerà ad essere oggi e così via non so come starò. Ora so già di stare come non vorrei e mi basta. Certe volte penso di aver sbagliato un po' troppo nel decidere e nel NON decidere, ora so già che sbaglierò comunque.
Sapete vorrei sentire un ritmico cozzare metallico di ruote su rotaie, vorrei sentire battere quel tempo per capire se il treno è in fuga o solo sta per arrivare alla mia stazione. Purtroppo non posso permettermelo.

Mio


4 comments:

Unknown said...

E se ti dicessi che sto esattamente come te? E' come se mi avessi craccato la testa e copiato la memoria ... Strani parallelismi.
Anche io sto fallendo la mia missione, mi vedo costretto ad arrendermi all'evidenza e ridimensionare i miei desideri.
Esattamente un'anno fa accadeva lo stesso, l'unica differenza era la speranza che oggi non ho più.
Mollo tutto e torno a casa dai miei ... che tristezza.

Mio said...

Già, e tanti altri proveranno questi strani parallelismi e noi i loro, purtroppo o per fortuna che sia.
Ora non so ancora se partirò, probabilmente mi dovrò alienare in qualche città industriale italiana, e che ne dicano pure gli altri, deprimono per paesaggi fuori e per la gente che trovi dentro, la fabbrica. Fuori, dove vorrei andare, mica sarebbe così.
Purtroppo quello che vorrei non passa solamente dalla mia volontà, c'è la volontà di chi ti giudica e di chi ti presenta, la seconda mi ha fatto gentilmente notare, non è ironia anzi credo mi abbia reso favore, che forse è giunta l'ora di fermarsi prima di bruciare tutto alla ricerca di una chimera. Mi ha fatto male, è stato come fare un frontale contro un muro, tutte le speranze si sono infrante.
Tu molli ora, io non posso ancora mollare niente perché non stringo niente tra le mani, tu torni dai tuoi ed io sono ancora a casa dai miei... almeno sei riuscito a tentare e fare, io no! comunque sia che tristezza!
Bak a presto ed un abbraccio!

Roberto

Prisma said...

Mio caro, checchè-ne-dicano-i benpensanti, viviamo in un paese infame. E ogni generazione paga, a modo suo, lo scotto di quella precedente.
Sospesi tra due mondi, quello per cui siamo stati educati e quello in cui ci siamo ritrovati adulti, improvvisamente privati dei riferimenti che erano stati il perno dell'educazione ricevuta dai genitori, ora fatichiamo a respirare con la testa sotto l'acqua.
Ad ogni tentativo di risalire in superficie, una mano ben più grande della nostra faccia ci respinge verso il basso senza alcuna pietà.
E il bello è che con un ghigno beffardo il proprietario di quella manazza continua a ripeterci: "Che fai, idiota? Non puoi annegare. Non lo vedi che qui si tocca?".

Scusa lo sproloquio. E spero davvero che nonostante le difficoltà tu non perda mai il sorriso.

Buona settimana, alla faccia loro! :D

Mio said...

Hai davvero ragione, noi, come i nostri genitori, paghiamo ciò che era una cultura basata sul rispetto di persone e cose, sul sacrificio e il valore che esso porta nelle sue conquiste.
"Era" o forse meglio "fu", sai, tra tra meno di dieci anni credo che ne vedremo delle belle. Qui i prof. di vecchia data (ex '68) mi dicono che tutto sta andando sempre più alla deriva, sempre più in fretta, inesorabilmente. Come hai detto tu "Homo homini lupus", vorrei darti torto con una sicurezza maggiore che non sia la mia convinzione del contrario, lo so mi sto illudendo.
E' per questo anche per questo che vorrei lasciare per un po' l'Italia, per capire se è una deformazione tutta nostra, come sospetto, oppure non c'è scampo. Vorrei uscire per ritrovare il sorriso e se potrò anche il riso, ma questo centra solo con me, è indipendente dalla società.
Buona settimana anche a te Museum, sempre e comunque alla faccia loro!!!

Roberto

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