Ieri sera mentre rincasavo in corriera, sarà stata la stanchezza, sarà stato il brusio di fondo che mi dava fastidio e rendeva per me imposiibile la lettura ma, inusualmente per le mie abitudini, mi sono messo ad origliare incuriosito la conversazione che a voce non proprio sommessa si teneva nel sedile dietro al mio. Ora ve la riassumo brevemente.
Tra loro parlavano due studenti universitari credo di ingegneria o di qualche facoltà scientifica come matematico o fisica; parlavano di lezioni private che noi studenti chi più chi meno ha avuto occasione di dare, in particolare parlavano di lezioni di matematica. Il primo ragazzo riferendosi al secondo sosteneva il suo concetto più o meno con queste parole : "Io personalmente non credo che sia corretto far pagare venti euro o più per un ora di lezione, mi sembra un esagerazione...", il secondo controbatteva immediatamente "non ne sono così convinto, noi si è una sorta di professinisti in quel ambito ed abbiamo acquisito esperienza con fatica e studio e quindi è giusto dare valore a tali cose", poi interrompendosi per qualche secondo aggiunge, "pensa ad un meccanico, un idrauluco, un fornaio o comunque a qualsiasi altro artigiano, le loro competenze noi le paghiamo eccome!"; a questo punto nella conversazione ci fu una pausa interrotta dal primo studente "Mi dispiace ma non mi trovi daccordo. Assolutamente. Io credo nella misura del giusto, ed il giusto non mi autorizza a comportarmi come, a mio avviso, fanno gli artigiani che tu hai invocato..." le sue parole sembravano fluire direttamente da un pensiero continuo che profumava vagamente di ideale io tendevo le orechie per non farmi scappare neanche una parola "... io non mi sento legittimato da un comportamento sbagliato a replicare il medesimo comportamento. E poi pensa una cosa, venti euro l'ora sono circa un terzo se non di più della paga di un operaio, della paga del padre di quella figlia a cui io do lezioni. Per me i quindici euro che domando sono onesti anche se mi sento un po' imbarazzato nel chiederli." il secondo riflettendo un attimo dice al primo "Mah sarà ma nel "mercato" delle lezioni posso assicurati che sei una mosca bianca.". Aquesto punto la corriera alla chiamata acu
stica si ferma, lascia andare i due giovani e riprende lentamente la sua calma corsa.
Questa conversazione mi ha lasciato con mille pensieri e mille domande alle quali ho dato la mia risposta personale. Ritornando alle parole tra i due giovani non ho potuto pensare ad altro che al pensiero del primo ragazzo a quella specie di ideale che andava invocando, io lo ho ricondotto al mio concetto di Solidarietà. Per me la Solidarietà è riuscire a tendere una mano verso chi ne ha bisogno "sfruttando" una propria posizione dominante, ossia rendere disponibile a chi ne ha bisogno gratuitamente o a pagamento nella misura del REALMENTE GIUSTO il proprio sapere, la propria professionalità acquisita con sacrifici. Perché sono convinto di questo? Semplicemente perché credo che dove sono arrvato io ed il perché ci sono arrivato non è dipendente solo da me stesso ma bensì è frutto di un impegno, più o meno volontario, della collettività. L'accesso a qualsiasi grado di istruzione, piuttosto che l'assistenza della quale mi avvalgo o della previdenza della quale si avvalgono i miei nonnni o i miei genitori è frutto della medesima collettività, sono come direbbe Faber "raggi di un unica stella che brilla e di nome fa" SOLIDARIETÀ.
Ora voi mi crederete un sognatore utopico ma aspettate a dirlo, perché devo terminare il mio concetto, dopo ne sarete autorizzati. Credo ancora ogni comportamento sia sterile se fine a se stesso, mi spiego. Ogni comportamento porta in se un'azione che inevitabilmente va a riperquotersi su chi quell'azione la subisce; nel caso della solidarietà è il ricondurre il tutto alla misura del giusto, quando si è in macchina è nel lasciar entrare una macchina nell'incolonnamento piuttosto che lasiargli attravesare uno stop, quando si è a piedi è un saluto e, se seite più bravi di me, di metterci anche un sorriso. Io credo fermamente che questi comportamenti possono davvero portare ad un mutamento generale della società, credo che i buoni comportamenti la possano far crescere e per farci vivere meglio tutti. Per me anche questo è solidarietà.
Ora ripensando a quel ragazzo, sarà per l'affinità di pensiero che ho respirato, non posso non pensare che, in quella casa di una modesta ma onesta famiglia operaia, mai farà pagare a quel padre il quarto d'ora o la mezzora in più, pensando a quel modo di approcciare la vita penso che neppure guardi l'orologio per vedere lo scadere del tempo, penso che quel comportamento quel modo di porsi non sia invisibile ma tutt'altro e che quel padre lo recepisca oltr ogni misura. Penso che i soldi che lo studente riceverà dal padre siano sempre il GIUSTO per entrambi perché legati dallo stesso ideale. Penso infine, e qui chiudo, che quel ragazzo ha capito giustamente di avere delle responsabilità nella socità e quindi con il suo comportamento insegnato qualcosa a quella famiglia e che qualcosa abbia pure imparato! Perché questo è vivere, insegnare con il corretto comportamento ed imaprare con la più elevata umiltà.
Mio
stica si ferma, lascia andare i due giovani e riprende lentamente la sua calma corsa.Questa conversazione mi ha lasciato con mille pensieri e mille domande alle quali ho dato la mia risposta personale. Ritornando alle parole tra i due giovani non ho potuto pensare ad altro che al pensiero del primo ragazzo a quella specie di ideale che andava invocando, io lo ho ricondotto al mio concetto di Solidarietà. Per me la Solidarietà è riuscire a tendere una mano verso chi ne ha bisogno "sfruttando" una propria posizione dominante, ossia rendere disponibile a chi ne ha bisogno gratuitamente o a pagamento nella misura del REALMENTE GIUSTO il proprio sapere, la propria professionalità acquisita con sacrifici. Perché sono convinto di questo? Semplicemente perché credo che dove sono arrvato io ed il perché ci sono arrivato non è dipendente solo da me stesso ma bensì è frutto di un impegno, più o meno volontario, della collettività. L'accesso a qualsiasi grado di istruzione, piuttosto che l'assistenza della quale mi avvalgo o della previdenza della quale si avvalgono i miei nonnni o i miei genitori è frutto della medesima collettività, sono come direbbe Faber "raggi di un unica stella che brilla e di nome fa" SOLIDARIETÀ.
Ora voi mi crederete un sognatore utopico ma aspettate a dirlo, perché devo terminare il mio concetto, dopo ne sarete autorizzati. Credo ancora ogni comportamento sia sterile se fine a se stesso, mi spiego. Ogni comportamento porta in se un'azione che inevitabilmente va a riperquotersi su chi quell'azione la subisce; nel caso della solidarietà è il ricondurre il tutto alla misura del giusto, quando si è in macchina è nel lasciar entrare una macchina nell'incolonnamento piuttosto che lasiargli attravesare uno stop, quando si è a piedi è un saluto e, se seite più bravi di me, di metterci anche un sorriso. Io credo fermamente che questi comportamenti possono davvero portare ad un mutamento generale della società, credo che i buoni comportamenti la possano far crescere e per farci vivere meglio tutti. Per me anche questo è solidarietà.
Ora ripensando a quel ragazzo, sarà per l'affinità di pensiero che ho respirato, non posso non pensare che, in quella casa di una modesta ma onesta famiglia operaia, mai farà pagare a quel padre il quarto d'ora o la mezzora in più, pensando a quel modo di approcciare la vita penso che neppure guardi l'orologio per vedere lo scadere del tempo, penso che quel comportamento quel modo di porsi non sia invisibile ma tutt'altro e che quel padre lo recepisca oltr ogni misura. Penso che i soldi che lo studente riceverà dal padre siano sempre il GIUSTO per entrambi perché legati dallo stesso ideale. Penso infine, e qui chiudo, che quel ragazzo ha capito giustamente di avere delle responsabilità nella socità e quindi con il suo comportamento insegnato qualcosa a quella famiglia e che qualcosa abbia pure imparato! Perché questo è vivere, insegnare con il corretto comportamento ed imaprare con la più elevata umiltà.
Mio




10 comments:
ma lo sai che sei comunista??? Eh, eh
Trovi? Comunque "Comunista è chi il Comunista fa" come più o meno diceva qualcuno...
Roberto
Vai a lavorare in un Kibbutz.
Beh si potrebbe anche fare, ma in versione trentina una qualche malga la si trova sempre... Mi dai una mano o ti astieni? ;)
Saludo!
Roberto
Quando vai a comperare il pane e ti chiedono 5 euro, cosa fai? Paghi 3 euro chiedendo di essere solidale con te? Magari se sorridi ti fanno pagare solo 2.
PS: anche i comunisti devono mangiare e non solo bambini :-)
credo che ci sia qualcosa di poetico e di resistente in chi è ancora convinto che, al mondo, si possa fare qualcosa senza che sia il denaro l'unica molla a farci muovere. sposo i discorsi della necessità del denaro. necessità. non altro. ti abbraccio. complimenti per la riflessione che mi hai offerto con questo post.
@Nicola: Cosa vuol dire?
Dal mio punto di vista io NON devo assolutamente recepire come esempi o scuse il comportamento furbo e meschino delle persone. Il mio comportamento, quello che io reputo GIUSTO perché è quello che io vorrei che gli altri usassero nei mie confronti, esula dal tuo discorso, esula dai 5 euro.
Io penso e sono assolutamente convito che si è buoni maestri con i fatti non con le chiacchere (naturalmente non è riferito a te), il comportamento ha la forza di lasciare il segno indelebile non subito non ora, il comportamento può svegliare le coscienze non subito non ora ma è questo che in porta o importa il risultato finale.
Sono un sognatore, romantico ed illuso dell'oumo? Può essere ma non lo credo. Altri molto, molto, molto più illustri di me, ai quali non sono neanche assolutamente e minimamente degno di raffrontarmi qui, ci hanno insegnato pur non avendoli conosciuti pur non avendo vissuto il loro pensiero direttamente, qui, subito ed ora.
I ci credo e non perché voglio crederci!
Saludo,
Roberto
@Digito: Caro Digito, come te sono consapevole che il denaro è una necessità ineluttabile ma credo che il surplus di denaro quando e sopratutto è concentrato in poche mani sia la morte per quelle anime che da esso si fanno corrompere. Anime che a loro volta hanno la capacità di corrompere altre simili. Io provo una tristezza immonda e mi sento in qualche modo colpevole qnado per la città vedo un Cayenne (se così si scrive) sfrecciare e poi girando l'angolo vedo un'anziana signora, che potrebbe essere mia nonna, rovistare nelle immondizie quando vedo tolta la dignità agli angoli delle strade. Tutti possono avere chi più chi meno secondo al merito secondo allo sforzo che impiegano nel conquistarsi le cose, ma sopratutto credo che l'importante sia ritrovare la GIUSTA dimensione nelle cose quella che ormai si è persa.
Ti ringrazio per i complimenti, mi piacerebbe davvero tanto conoscere la tua riflessione.
Contraccambio l'abbraccio, a presto
Roberto
Putroppo come ho scritto qualche post fa, homo homini lupus... Una "dura" legge che "dura" dai tempi delle caverne... E che , temo, non morirà mai...
Forse però potrà crescere il numero di coloro che, dando retta a Platone, si decideranno a uscire dalla caverna in cui si sono autorinchiusi per gustare finalmente il vero significato della vita...
Hai perfettamente ragione Museum.Nelle caverne certa gente ci caccia e ci tiene rinchiusi facendoci credere che li è il nostro posto. La solidarietà ed un conccetto più equo e solidale del mercato esistonono, sono reali e sono stati applicati e tuttora applicabili. Il perché non lo si fa? Per me è sempre lo stesso motivo, manca una coscienza di quello che noi si è in quelli rinchiusi nelle caverne e una Dio-soldo-venerazione per quelli che nelle caverne rinchiudono.
Noi siamo un animale sociale che per progredire deve intrattenere realzioni con i suoi simili. Relazioni sociali che, se volte meramente a creare vantaggi personali portano ad un'immediato annullamento del simile più debole, ma a lungo andare anche all'autodistruzione!
Una nouva coscienza, tutto qui anche se non è poco lo so; ma fin che si pensa al tornaconto personale sarà impossibile raggiungerla!
Homo homni agnus (non ho fatto latino e spero che non suoni come una bestemmia...) è la mia personale, non vana e realizzabile utopia.
A presto Museum,
Roberto
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