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Monday, 6 October 2008

Arrivederci per non dire addio

Un clangore metallico, uno scatto secco poi il secondo. Ora siamo assieme abbiamo sottoscritto il nostro muto patto io un po' più meccanico tu un po' più umana. Un ombra lunga lunga ci accompagna alla nostra destra siamo noi, sono io e sei te.
L'aria fredda del mattino che d'estate si scalda tanto presto, che di primavera ed autunno non vuole sapere di scaldarsi. Così parto con le gambe ancora assonnate, con i pensieri ancora attivi, con la voglia di andare per rimanere un po' più solo in mia compagnia. Bastano pochi chilometri e subito ti senti già più reattivo cerchi il ritmo respiri con il naso, il fiato è ancora leggero la strada è ancora piana e tu corri come i pensieri e forse anche più veloce. Ora si sale, la bocca si spalanca per aspirare quanto più ossigeno possa fornire a quei muscoli avidi che mai ne hanno abbastanza. La salita non è ancora dura, la temperatura aumenta leggermente così come la frequenza delle tue pedalate. "Uno due, uno due. Ritmo, ritmo..." sembra comandare il tuo cervello. Sei arrivato in cima alla prima salita un po' d'acqua e via verso la seconda, attraversi zone d'ombra non ancora baciate dal sole mattutino e quel fresco ti da l'ultima sveglia prima del bagno di sole.
Ora comincia il "quasi bello", la seconda salita ti raccomandi il ritmo prima di iniziare, ti raccomandi di non strafare perché di strada ne hai ancora tanta di salita te ne mancherà. Questa volta è più dura della precedente, più lunga più irta. Qualcosa che non sai ti chiama, tu rispondi con la stessa naturalezza del battito del cuore, del respiro. In un gesto naturale sei sui pedali fuori dalla sella, è iniziata la tua danza personale il tuo ancheggiare ciclico, continuo, ritmico l'ombra che sta sotto i tuoi piedi si muove seguendo una musica che solo tu puoi sentire. Ora sei la come sospeso come chi scala l'aria, con il baricentro spostato in avanti con le mani come artigli il manubrio la tua preda, lo sguardo è in avanti il respiro è pesante ma le gambe fano ancora il tifo per te. Arrivi al passo, sono tre ore che pedali, è ora di mangiare qualcosina in fretta perché non sei ancora a metà giro, ora il sole è alto, ora fa caldo.
Affronti la discesa a tutta i tornati ti piace prenderli in piega e al limite, in meno che si dica ti accorgi che sei praticamente in fondo. Ritmo in pianura per rianimare quelle gambe che si sono cullate nel placido pedalare della discesa, ritmo per prepararle alla prossima di salita. L'ombra alla tua destra è ora piccola piccola, il sole è alto ed il caldo si fa sentire. La strada risale, ora si fa sul serio ora comincia il bello.
"Uno inspira, due espira, ritmo ritmo..." questo sembra ripetere con ossesione il tuo cervello, il cuore lo senti nel petto senti i battiti accelerati, senti quando i polmoni si riempiono d'aria cerchi il limite sapendo che oltre per tanto tempo non ci puoi stare altrimenti a casa mica ci torni tanto facilmente. Ora la salita è veramente dura, per la stanchezza che si fa sentire nelle gambe per la pendenza che ti trovi davanti. Gocce di sudore rigano il tuo volto e cadono ritmiche e continue sul manubrio e sulla strada l'ombra stampata sotto di te è nera è piccola piccola. Le braccia e le gambe tese in uno spasmo continuo; sono così bagnate da riflettere il sole che batte sul telaio d'alluminio lucido così tirate che puoi distinguere distintamente ogni muscolo, ogni tendine, ogni vena.
La salita continua è l'ultimo strappo vedi la cima dal basso sai già quanto sarà duro, le gambe ti hanno mollato e bestemmiano ed imprecano. Ora non è questione di forza fisica ora è questione di mente. Sei libero e sei concentrato sul tuo corpo, lo ascolti ti ascolti. Ora hai un accenno di sorriso sul volto. Non molli perché è ora di superare il limite, perché ora è il momento per migliorarsi. Prima si faceva solo per finta. La tua danza diventa più lenta il tuo ancheggiare più pesante il tuo bacino è appena dietro al manubrio, teso in avanti come il tuo respiro tende l'aria; le tue mani sul manubrio hanno cambiato l'impugnatura le braccia sono tirano verso l'alto sotto il sole che violenta con raggi pungenti la salita è arrivata al suo culmine, il tue respiro forse oltre. Ora il tuo viso è completamente bagnato in una smorfia di dolore la mandibola è contratta lo sguardo cerca la cima negli occhi determinazione negli occhi le gambe sono completamente in acido. Una vocina ti suggerisce di mollare, di riposare non è quello che vuoi. Tiri diritto.
Arrivi al passo piegato sul manubrio lo sguardo è stralunato la testa inclinata quasi a ciondoloni ma qualcosa dentro di te ride per la soddisfazione. Ce l'hai fatta anche questa volta. Ora c'è la discesa, il tuo premio.
N finirei più di scrivere di tante altre cose, delle salite dure che il fiato tolgono in un istante e ti tentano come il canto delle sirene con Ulisse dicendoti: "Aspetta riposa", ma tu no non riposi e vai avanti a passo d'uomo zigzagando per tagliare quella strada che, seppur stai già percorrendo in salita, te la trovi davanti come un muro ancora più ripido. Degli spettacoli che si possono vedere ed assaporare. Del fermarsi su un prato al sole con tutto lo splendore della natura attorno; splendore che in primavera ti violenta quasi gli occhi con il giallo del tarassaco a punteggiare il verde dei prati coperti della prima erba, erba che poi ingiallisce con i calori dell'estate punteggiandosi del rosso vivo dei papaveri. Poi ci sarebbe da parlare della fatica di come può essere allenata del cuore che ora batte quarata-quarantacinque volte al minuto che per la stanchezza si fermava per quasi due secondi che di ritornare a sessanta e più mica ne ha voglia e poi tanto ma tanto altro ancora da parlare di sfide mentali e fisiche, ma vi annoierei.
Come sapete, sono montato in sella la primavera dell'anno scorso per scacciare i miei pensieri non pensando, cancellandoli con la fatica. Ora a più di un anno di distanza posso dire che la bici sia diventata la mia voce muta quando volevo non pensare, un divertimento quando sentivo che la mente era libera e concentrata sulla danza per arrampicarmi verso il cielo, una sfida quando mi ponevo l'obbiettivo da raggiungere e lo perseguivo con tutto me stesso, un ambiente di meditazione quando volevo pensare rimanendo solo. Credevo fosse stato così anche quest'anno ma in realtà mi sono sbagliato è stato molto di più.
Ora il freddo si fa sentire nelle braccia e nelle gambe, sulla fronte e nei polmoni tra stomaco e diaframma, credo che ormai mancano ancora poche escursioni dopo le quali anche la mia bicicletta prenderà la sua vacanza. In questo periodo inevitabilmente succederanno cose che modificheranno le mie abitudini definitivamente, forse quest'anno sarà l'ultimo in sella con l'approccio che sono riuscito a tenere. Di questo mi dispiace ma ho tante altre salite davanti che non posso rinviare e devo assolutamente scalarle.
A presto cari lettori e scusate la lunghezza di questo post, ma mica sono riuscito a farlo più breve anzi, mi sembra di non aver detto molto.

Mio

4 comments:

Anna Maria said...

Hai detto quanto basta per farti capire, buona fortuna per le tue salite e ti auguro di raggiungere le tue mete, con o senza bicicletta :))

Mio said...

Grazie dell'augurio!!! Però certe salite sembrano solamente finire e poi dietro la curva, sopra il tornante ne trovi ancora e ti dici : "Ma che succede??? Perché non è finita? Mica può andare fino in paradiso..." evvabbè iop ci spero nel valico montano.
A presto Anna,

Roberto

Anonymous said...

non so come sia finita nel tuo blog...ma già k c'ero mi sono soffermata a leggere il tuo infinito pensiero...e t dirò...mi è sembrato d fare un bel giro in bici...rubando la frase di un film (più o meno) mi viene da dirti:"non importa cosa trovi alla fine della corsa...ciò che conta è quello che provi mentre corri"...pedala...e riempiti i polmoni di emozioni!!!mary

Mio said...

Benvenuta Mery e grazie delle parole così come dell'augurio. Davvero!
Quello che dici è prorpio vero, perché, di solito, alla fine della corsa si è arrivati ad una meta e quindi oltre. Che poi però non è altro che l'inizio di un nuovo percorso, verso una nuova meta.
Io ci provo a respirare, ma mica so se ci riesco, perchè mica è così facile "... questa vita che ci birilla come bocce da biliardo...", come diceva Guccini.
Intanto pedalo, da qualche parte si dovrà pur arrivare, sperando in una meta, ti auguro di trovare la tua emozionante meta verso nuovi e sempre più profondi emozionanti respiri.
A presto,

Roberto

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