Forse crederete che io abbia vissuto su un pianeta alieno fino ad oggi, beh forse se non era alieno era sicuramente abbastanza alienato dalla cultura umanistica ma non è mai tardi per imparare ed ora mi sento come un giovane esploratore che curioso si addentra in una benevola giungla alla scoperta inestimabili tesori.
Cominciai a leggere questo libro, credo, più mese fa dopo averlo comperato su suggerimento di Nicola (thanks) che mi aveva sentito parlare in termini molto entusiastici de Il Piccolo Principe.
Quella stessa settimana, prima cominciare la lettura del libro di Bach, scrissi un post in inglese intitolato: "When You Find Your Limit Get Over It", nel quale parlavo del mio concetto personale di limite. Divisi il mio limite personale in due fondamentali categorie: quello fisico e quello psicologico. Scrissi, e ne sono tuttora convinto, che il limite fisico è un qualcosa che io riesco a gestire bene a superare di volta in volta ponendomi sempre nuovi traguardi sia esso un passo, una pedalata od una ripetizione in più, quando il corpo vorrebbe mollare cercando e ribellarsi tra spasmi di fatica. Purtroppo pensando al limite psicologico le mie certezze sul raggiungimento dei limiti divennero dubbi; dubbi perchè il raggiungimento ed il superamento di un limite psicologico è difficile in qunto il suo esistere non è tangibile, non è fisico. Mi spiego: personalmente ho fatto molta fatica a percepire il limite psicologico perché non lo si può toccare in nessun modo lo potevo solo lievemente sentire ma era sempre un qualcosa di sfumato e niente più, quindi il suo raggiungimento era la rincorsa ad una chimera.
Quando lessi il libro la prima volta (l'ho letto due volte per lasciarmi sfuggire il meno possibile), mi sono rivisto in quel gabbiano Jonathan che giorno dopo giorno perseguiva l'intento personale nel migliorare la padronanza del volo, ho sentito anche io la frustrazione di non essere capito per questo. Leggendo ho davvero pensato: "Mah fin qui niente di nuovo...". Passando poi alle due ultime parti del libro mi sono ritrovato inaspettatamente il limite psicologico, e li è cominciato il bello.
Nella sua esperienza nello stadio di coscienza superiore nel quale Jonathan era trasvolato, ho trovato spunti di riflessione e di risposta sul mio concetto di limite psicologico. Come un adulto putroppo un po' ottuso non ho saputo altro che trovare risposte del tipo: "Perchè no/sì...", dimenticando che la risposta me l'avevo già trovata in uno dei miei primi post ed era: "Why not?".
La lettura lenta ed attenta, meditata e concentrata non forzando mai, mi ha consegnato la foto di un enorme puzzle del quale non conoscevo il ritratto nascosto tra le migliaia di pezzettini. Mi ha dato la coscienza che in me si era smarrita ancora una volta.
La coscienza di pensare e recepire il limite psicologico come un limite di Pensiero e quindi per superarlo basta non porre limiti al proprio Pensiero e questo esula completamente dalla conoscenza perfetta del limite stesso. Il segreto è avere un pensiero illimitato, e quindi un limite inesistente, è pensare "Perché no?" quando si affronta la vita, solo mordendola si può percepire la sua bellezza, la sua durezza, il suo inestimabile valore! Se si schiva la vita pensado di essere inadeguati si volerà sempre basso sempre nel mondo tedioso che tutto mescola in una marea indistinta e monotona.
Leggendo questo libro ho capito che un Pensiero senza limiti è sterile se è egoistico ed incentrato su una crescita personale, tutto deve essere condiviso con lo Stormo con le persone care con le quali e, solo grazie alle quali, si può cresce con umiltà ed armonia.
Ora non spetta a me dire se sono riuscito a superare il mio limite psicologico, quello che raccoglirò ne sarà la prova; so solo che quando mi troverò di fronte un maestro con una nuova lezione da impartirmi risponderò: "Why not?".




5 comments:
Why not?
Questo è lo spirito giusto. Segno di umiltà e apertura al confronto.
Il desiderio di apprendere e condividere è ciò che secondo me dà un senso alla nostra esistenza...
Il problema e' riuscire a chiedersi se sempre si sta rispondendo "Why not?" alle domandde della vita. Spero sinceramente di riuscirci il piu' possibile sicuramente ci provero'!
Roberto
Il gabbiano Jonathan Livingstone è un libro di formazione e di speranza, di ottimismo e di fiducia.
La maggior parte delle volte siamo noi stessi a metterci i cosiddetti "limiti", per via del nostro karma e delle tendenze che abbiamo. Ma è solo un'illusione e rispondere "why not?" mi sembra un ottimo modo di affrontare le cose. :-)
Ciao Daniela, credo che tu abbia ragione e quello che tu dici alla fine dei conti non e' "niente" di piu' che volersi male!
Roberto
Ragazzi leggete tutti qui, e se, come credo, siete disgustati come lo sono stata io, scriviamo tutti una mail a Vespa e a Del Noce per farci sentire. Io l'ho già fatto.
http://ilchiacchierario.blogspot.com/
Il post del 22 febbraio 2008.
Grazie!
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