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Thursday, 7 February 2008

Vita da pendolare (è un po' lungo lo so... sorry)

La mattina ti alzi quando la lancetta lunga è in aticipo sull'appuntameto fissato con quella corta sul cinque, bevi un caffè e del latte per svegliarti, ti metti in tasca e sulle spalle le cose che ti serviranno per la giornata ed esci.
Il dolce freddo di questo inverno ti saluta baciandoti le guance, tu ancora assonnato alzi gli occhi al cielo cercando le stelle della sera prima anche se sai bene che difficilmente le distinguerai. Con passo lento ma deciso ti avvii verso la fermata avvolto nella tua sciarpa in compagnia dei tuoi pensieri. Incroci lungo la strada il furgone del fornaio, passi vicino al negozio di alimentari e riesci a sentire l'odore delle bioches ancora calde lasciate dall'uomo col Fiorino sgangherato.
Anche questa mattina sei il primo ad arrivare alla fermata ed anche questa mattina ti dici: "Domani partirò un po' dopo", pur sapendo che non sarà così ma non sapendo il perchè. Ascolti il silenzio che ti circonda poi vedi e senti i primi segni di vita la gente che esce dal bar li di fronte, l'uomo col Fiorino lanciato a freccia che spunta da chissà dove per consegnare le brioches al bar, subito esce per partire più veloce di come era arrivato con il motore che sferraglia che sembra quasi chiedere pietà, protestare, perché vorrebbe la meritata pensione. Il tuo cervello nonostante l'aria fresca è ancora intontito, le tue orecchie gemono e vorrebbero tapparsi al rumore dei copertoni sull'asfalto di quella macchina che sta per arrivare violentando il prezioso silenzio della mattina.
Per primo, a portarti una silenziosa compagnia, arriva l'operaio d'altri tempi sulla sessantina, con i pugni chiusi dentro la giubbotto blu il berretto con il risvolto calato sulla fronte aria dura ma non stanca di persistente protesta sul volto; sa che tu lo osservi ma lui guarda dritto immerso nei suoi quesiti. Per secondo arriva lo studente delle superiori giovane ed assonnato ma che non dimentica mai di specchiarsi nella vetrina del giornalaio, di regolarsi la pettinatura all'ultima moda. Alla fine arriva la corriera di quelle doppie, lunghe, le porte ti si aprono davanti e tu sali per prendere il "tuo" posto. Si perché la mattina alle prime fermate tutto è predefinito potresti chiudere gli occhi e vedere ancora adesso i visi proprietari di quei sedili. La corriera parte ancora per la prossma fermata, tu socchiudi gli occhi tentando di trovare una posizione comoda che sai non esistere perché qui sedili sono fatti per persone di venti centimetri più basse.
Ti svegli sempre dieci minuti prima di arrivare alla stazione, ti guardi in torno trovi i stessi visi del giorno prima, guardi il cielo che da rosa diventa celeste e pensi oggi sarà una bella giornata. Smonti nella ressa della stazione zeppa di studenti giri l'angolo per prendere l'uscita secondaria e ti trovi davanti sempre nello stesso posto, metro più metro meno, la signora anziana e ti domandi: "Anche oggi qui, ma da che parte sbuca?", la osservi mentre tenta di darsi un'aria signorile con la sigaretta tenuta alta tra le dita cammina diritta davanti a te, tenti di superarla ma non ci riesci e lei non curante di chi le sta dietro ti soffia in faccia un fumo che le nazionali senza filtro sembrano Chanel N°5 in confronto.
Sei arrivato alla stazione degli autobus e capisci che la giornata è cominciata anche oggi, ora i visi sono tutti sconosciuti rumori di centinaia copertoni rotolanti si sovrappongono, ora non ti danno più fastidio; sali sul bus e parti, ti immergi con quella specie di regolo arancione route-munito nel traffico e ti dici: "Sicuramente anche su queste macchine ci saranno le stesse persone ma purtroppo non le riconosco".
Arrivi in facoltà, chiedi le chiavi per il laboratorio ed inevitabilmente ritorni alla portineria perchè ti hanno consegnato quelle sbagliate ma non li biasimi visto che quello che c'e scritto sull'etichetta è un indovinello degno della sfinge, oggi stufo hai marchiato il portachiavi con l'indelebile sperando che nessun altro avrà la tua "brillante" idea. Ti siedi davanti al tuo computer e la giornata comincia.
Arriva la sera ti avvii a prendere il bus che ti porta dalla collina alla città, tutto è molto tranquillo forse perchè sei un po' stanco forse perchè realmente lo è. Ti incammini lentamente verso la stazione, sali sulla corriera e parti. Nel viaggio certe volte appunti dei pensieri sull'immancabile agendina che ti accompagna, altre volte ti abbandoni ad una piacevole lettura aspettando che casa si avvicini, arrivando alla fermata speri di trovare qualche "buona anima" che ti dia uno strappo. In qualche modo arrivi al cancello guardi il cielo stellato e pensi: "Dove saranno le stelle di questa mattina? Mah..." la chiave ora è nella serratura del portoncino, le otto sull'orologio sono giovani come le cinque della mattina, la porta ti si chiude alle tue spalle e con essa l'intera giornata.
Sai bene che le stelle della mattina e della sera cambieranno con le stagioni, che il giovane studente avrà un'altra pettinatura da aggiustarsi nel riflesso della vetrina e che il furgone un giorno o l'altro guadagnerà la sua pensione. Sai anche che uno studente da dietro i vetri della fermata, su una gamba appolaiato come una gru, osserverà quell'operaio altero sempre con lo "stesso" beretto, lo "stesso" giubbotto, lo stesso sguardo e gli stessi pensieri, con la stessa ammirazione.

Roberto

10 comments:

Anna Maria said...

Mi piace questo post, mi ricorda molti viaggi fatti in passato...
ciao

Mio said...

Fa piacere che ti sia piaciuto.
Roberto

Prisma said...

Bello il post, belle le tue osservazioni, bellissimo il finale...

Si vede che hai gli occhi dello scrittore per osservare la realtà con sguardo sensibile e profondo...

Solo una cosa, una piccola inezia: occhio ai refusi.

Mio said...

@Museum:Grazie dei complimenti per il post mi hanno fatto molto piacere. Grazie ancor di più per l'occhio dello scrittore e per tutto il resto, spero che tu abbia ragione, purtroppo mi mancano l'ortografia ed i vocaboli, tutto per "colpa" di studi non propiamente umanistici e per troppo tempo PERSO lontano dai libri, ma non è mai tardi per migliorare.
Scusa la mia ignoranza ma non ho capito l'ultima riga gentilmente potresti spiegarmela ci tengo molto!
A presto,

Roberto

PS: tanto per cambiare :) con il tuo commento mi hai ispirato un altro post devo solo trovare il mood e la situazione giusti

Prisma said...

Non scusarti, anch'io ho imparato da poco il significato della parola "refuso" ;)

Anzi, cercandolo ora per sicurezza su google, scopro che anch'io non ho usato il termine in modo propriamente corretto... LOL! Della serie, non si finisce mai di imparare...

Refuso = è un errore di stampa causato dallo scambio o dallo spostamento di uno o più caratteri attribuito ad un problema meccanico o ad uno scambio dei movimenti delle dita durante la battitura.

Si manifesta tipicamente nell'omissione (es. wikpedia) o nell'aggiunta (es. wikiipedia) di un carattere o ancora nello scambio della posizione di due caratteri vicini (wikiepdia).


In realtà intendevo oltre a questo le parole in più, che restano "appese" dopo un cambio di frase, perchè si è dimenticato di cancellarle...

In questo sono molto maniacale. Rileggo tante volte ciò che scrivo per evitare questi errori, anche se a volte ti sfuggono sebbene ce li abbia davanti agli occhi.

In generale, per rendere i tuoi scritti più scorrevoli, ti consiglio di rileggerli mentalmente più volte... Se leggendoli noti forzature o percepisci che il significato che vuoi trasmettere non arriva al meglio, correggi il testo finchè non lo senti scorrere più fluido.

In ogni caso, la scrittura è un processo del tutto personale e i miei sono solo consigli soggettivi... Prendili con le dovute "pinze" :)

Il fatto di avere dalla tua un bagaglio di studi scientifici arricchisce notevolmente i tuoi spunti che non sempre - per mia, ahimè, ignoranza in materia - riesco a cogliere nella loro complessità, ma che stimolano senz'altro un approfondimento.

Ho sempre avuto una certa repulsione verso l'ambito scientifico, fondamentalmente a causa di un mio personale senso di inadeguatezza e per mancanza di stimoli. Ne comprendo solo ora il fascino e l'importanza per arricchire il mio sguardo sul mondo.

È bello quando letteratura e scienza si tendono la mano...

P.S. = Hai mai letto "Le Particelle Elementari" di Houellebecq? Ne è un bellissimo esempio.

Mio said...

In effetti i refusii sono dovuti al fatto che tendo a rileggere alpiù una volta i post che scrivo. Era così anche con i temi delle superiori. Il fatto è che rileggendo e modificando ciò che ho scritto di getto, mi sembra in un certo qual modo levare un po' dell'aurea che viene dal processo "creativo" quando ci si è immersi a pieno. Ma evidentemente hai anche ragione tu, la lettura dopo ne guadagna. Quindi adesso mi trasformerò in un killer di refusi... AHHHHH REFUSI TREMATE!!!
Grazie della spigazione WikiMuseum :) alla prossima,

Roberto

PS: Se posso suggerirti un libro che potrebbe far da ponte tra mondo umanistico e scientifico prova "L'ABC della relatività" di Bertrand Russel, io non l'ho trovato facile anzi, ma questo non è dovuto alle formulone matematiche (che non esistono) ma al concetti che sono espressi in esso, non voglio spaventarti ma solo incuriosirti.Spero di esserci riuscito.
Altimenti qualsiasi libro di Piergiorgio Odifredddi.
PPS:Particelle elemetari lo metto nella mia lista al secondo posto, la prima mi attende ora vicino al comodino un pò impolverata :(

Prisma said...

Grazie dei consigli... Appena ne avrò l'occasione, andrò a cercare quei libri...

P.S. = a proposito di ignoranza, stavolta sono io che ti chiedo qualcosa... Cosa sono i prismi inversi? Mi interessa molto... Se ti va puoi rispondermi da me...

Mio said...

Più o meno con la parola "prismi inversi" ho fatto lo stesso utilizzo che tu hai fatto con la parola "refusi". :)
Mi sono informato, in letteratura quello che io ho espresso con il nome di prismi inversi sono noti come prismi acromatici. In pratica dei prismi vengono accoppiati tra loro in modo tale da evitare la dispersione cromatica ossia l'arcobaleno che "esce" da un lato del prisma quando devia un raggio di luce. Quindi luce bianca entra e luce bianca deviata esce. Non facendoci cogliere lo straordinario mondo colorato che solo un prisma ci può mettere gentilmente a disposizione.

Prisma said...

Grazie! Ho imparato una cosa nuova... Che meraviglia internet e il mondo dei bloggers! :)

Mio said...

ultimanùmente ci sto pensando anch'io è un argomento che ho nella "lista", che non so come si allunga sempre più, dei futuri post.

Roberto

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