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Radio Pazza

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Monday, 25 May 2009

Chi Sei?

Dicesti: "Ok, visto che è andata come è andata, visto che non sono riuscito a fare di meglio o indurre negli altri il pensiero che potesssi fare di meglio, devo migliorare!", ed allora sei partito alla rincorsa del cambiamento verso ciò che di te non ti piaceva più: la tua ignoranza fatta di autoreferenzialità, chiusura verso le esperienze buone o cattive che fossero, via da quella presunzione di credere di sapere già la fine delle cose senza conoscerne l'inizio, di capire cosa era buono per te senza prima provare. Stupida assoluta ignoranza!
Ed ora dopo questo tuo camminare incespicando sempre in te stesso a cosa sei arrivato? Cosa sei? Ora leggi riflettendo sull'assoluta bellezza del pensiero della poesia del linguaggio, ora tenti di esprimere ciò su cui prima tacevi, ora ascolti musica per l'anima che prima rifiutavi per partito preso. Ora non esiste partito alcuno se non quello anarchico che è il tuo governo precostituito, tutto è messo in discussione, tu sei sempre il primo della lista. Eppure non sei ancora arrivato a qualcosa semmai solo e sempre al nulla, a niente.
Ti guardi nello specchio cercando un cambiamento che purtroppo trovi solo nel fisico e ti chiedi: "Perché nello spirito e nell'anima no? Perché non è così facile? Esisterà mai lo specchio dello spirito dell'anima? Voglio capire se sto riuscendo a cambiare, voglio vedermi!". Hai il viso buono" ti è stato detto da più di una persona, ringrazio naturalmente, ma forse non è bontà è solo una triste e malinconica rassegnazione quella che passa nei miei occhi. Nulla più, non fidatevi!
Il disco nel mio cervello si è incantato su "Caelum non animum mutant qui trans mare currunt" , frase che non condivido ma che non riesco a dimostrare falsa. Sono convinto che il mare ed il cielo possano cambiare assieme allo spirito! Ma non l'indole, l'istinto primordiale del maledetto animale che non riesco ancora ad amare, quella no, lui continua a ringhiare e a digrignare i denti, il bastardo.
Chi Sei? "Mi chiamo Roberto." già, facile, una non risposta direte voi: lo so, ma purtroppo altre risposte non ho. Purtroppo nessuno lo sa, chi sono, io incluso.
So che ho solo una corda a disposizione e che vibra in me alla medesima incognita monotona frequenza, non si fanno concerti con una sola nota. Non si suona la Vita!


Mio





3 comments:

Radio Pazza said...

Abbandona la mania di controllo e mettiti al servizio di un bene più grande

con stima

Bak

Prisma said...

Caro Mio, sei troppo severo con te stesso. E te lo dice una che lo è fin troppo.
La cosa più difficile è imparare davvero a perdonare se stessi.
Credo però che sia l'unica medicina contro l'autoflagellazione. L’unica spinta in grado di farci rinascere dalle nostre stesse ceneri, per assaporare l’essenza della felicità.

Chi sei?
Sarà forse la domanda che più mi è stata rivolta negli ultimi tempi.
Io so benissimo chi sono, nonostante i miei alti e bassi e le prismatiche evoluzioni del mio io interiore. Come sono sicura lo sappia anche tu, chi sei.
Il fatto è che ingenuamente speravo che fosse facile anche per gli altri riconoscermi, che bastasse la mia anima a parlare per me e non l'involucro che la contiene. Ma mi sbagliavo.

Non commettere il mio stesso errore.
Continua a far parlare la tua anima, come sai fare benissimo con le tue parole.
Chi vorrà davvero vederla saprà riconoscerla, senza bisogno di domande. Stanne certo.

Un abbraccio sincero.

Mio said...

@Bak: lo so che è giusto quello che dici, è vero. L'unica verità.
Il problema è dopo, quado "perdo" il controllo mi appiccico come velcro alle persone che incontro, ma le persone si perdono e si trovano e poi... hai presente due strisce di velcro che si staccano? Quel rumore di strappo di divisione è espressione stessa di dolore... è che se non si soffre non si vive ci vuole coraggio ed incoscienza per vivere. Nulla più!
Grazie davvero delle parole sincere e di stima Bak!
Buona giornata,

Roberto



@Museum: Il perdono forse me lo sono pure concesso, è la seconda chanche che non riesco ancora a darmi, che forse è peggio che non perdonare, perché, come dici tu, ci si priva della Felicità.
La fregatura del linguaggio è il linguaggio stesso, le parole. Anche se escono dall'anima, anche se dette con l'anima, valgono poco se dall'altra parte si hanno orecchie sorde ed occhi ciechi, se dall'altra non c'è un'anima pronta a raccoglierle per capirle. Tutto per dirti che no, non ti sbagliavi!
Per essere pronti a raccogliere le parole bisogna esser disposti a gettare una rete d'Amore, nel senso più largo del termine, eppure non basta, bisogna anche saper farsi amare e quindi essere disponibili a soffrire, dopo.
No, non zittirò questi miei pensieri perché non ha senso riempire stanze e stanze già colme di echi cacofonici.
Come ben dici tu... com'è che si fa? Li si imbottiglia e li si lancia nell'oceano e poi da qualche parte arriveranno. Anche loro, come me, compiranno un viaggio per tornare, ma anche no, un giorno consegnate magari in una bottiglia di risposta. Sì in questo ci credo!
Grazie delle parole e dell'abbraccio che contraccambio.
Buona giornata,

Roberto

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