Ognuno cresce, è inevitabile. Lo si vede confrontando le fotografie ricoperte da una polvere che si misura in anni. Personalmente non mi sento impolverato, non sento il bisogno di sbattere i miei vestiti dalla finestra al sole della mattina, mi sento ancora giovane anzi bambino.
Entro l'anno sarà l'ora nella quale questo bambino dovrà compiere scelte d'adulto, scelte che inevitabilmente cambieranno la mia vita. Scelte sul futuro. La vita è questo ne sono consapevole, è un labirinto colmo di bivii e trappole nei quali bisogna gettarsi possibilmente con il cervello attaccato alla spina per evitare il maggior numero di insidie, la ragione come scudo (ahimè perforabi

le) per difenderci dagli attacchi e la forza di volontà come spada da brandire per farsi largo nella intricata foresta che ogni giorno ci attende.
Le scelte che dovrò compiere saranno pesanti perché in esse ricadrà tutto quello che ho avuto fino ad ora ho avuto come sicurezze ineluttabili: la famiglia, gli affetti e gli amici; in questa lista non metto la mia terra Trentino od Italia che sia, perché è anche per loro che sono costretto a scegliere.
Era l'inizio del '900 quando mio bis nonno emigrò da questo piccolo Trentino, allora austriaco, per cercar fortuna negli Stati Uniti, tornò dopo circa dieci anni con poca fortuna ma sicuramente con meno miseria rispetto a quella che aveva lasciato. Ora dopo ottanta anni niente è cambiato, il suo pronipote dovrà decidere come lui, non più con lo stomaco in preda ai morsi della fame, sicuramente con lo stesso sogno di un qalcosa di migliore per il prorpio futuro nella mente.
Purtroppo, lo dico sconsolato, credo di aver sviluppato una
disamistade verso la mia terra, non me la sento di considerarla come un fattore di scelta per la mia vita, non mi riconosco in Lei. Mi sento straniero. La vedo lontana dai miei ideali, è diventata la terra in cui i furbi, gli scaltri ottengono tutto; una terra di arrivisti che calpestano la dignità delle persone con prepotenza, il cui ghigno di soddisfazione nel fare tutto questo non è neppure celato, anzi è mostrato con disarmante serenità, senza vergogna e ritegno alcuni. Io in tutto questo mi sento fuori posto e mi sembra di essere, come direbbe il grande Faber,
un rame ad imbrunire sul muro. Ora non so se sono rame o ferro arruginito, sicuramente per scoprirlo devo almeno provare a splendere al sole.
Sinceramente sono preoccupato dalla scelta che mi attende e questo mi spaventa. Mi spaventa perché forse dovrò fare il passo più lungo della gamba e quindi copiere un salto nel buio. Buio fatto di tante barriere quali una lingua straniera, una cultura differente, la difficoltà di comunicare in senso generale e quindi di farsi apprezzare e capire fino in fondo, l'assenza di appoggio in un cammino solitario verso la realizzazione che non è meramente legata ai fattori economici.
Dove andrò? La mia risposta è la dove punta l'ago di una bussola, il nord. Forse la Scandinavia, l'Olanda, l'Irlanda perché è li che potrei trovare il mio sole, dare un senso pieno ai miei sudati studi e al mio modo di interpretare la società. Spero in queste terre di trovare ciò che l'Italia ha perso, quello che in una parola potrei esprimere con
solidarietà; spero di lasciare qui, come in un vecchio cassetto, ciò che dell'Italia non mi piace e credo che non cambierà tanto presto. Lo so sono solo speranze per ora, magari false ed infantili, sogni utopici che quindi non si avvereranno mai ma di essi si vive ed ad essi si deve puntare altrimenti si può solo sopravvivere.
Spero che i mie non siano capricci d'adulto ma solamente sogni reali di un bambino che tenta di vedere oltre le cose con occhi sensibili non solo al colore. Spero di essere in grado di saltare, come facevo da bambino, dai muri delle campagne ogni volta più alti, ogni volta più pericoloso. ogni volta più bello!
Mio