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Radio Pazza

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Tuesday, 18 March 2008

Tu ed Io

Tu ed Io

Sopra il cielo,
oltre queste nuvole grigie
arricciate da una lieve aria dispettosa,

cullato nel blu di un sogno utopico
ho gentilmente volato
occhi negli occhi mani che sfiorano
labbra di velluto e seta
un profumo che non si dimentica.
Sogno come di acqua fresca e cheta
mi ha fatto male,
mi dato piacere nel ricordare.

Mio


Soundtrack in my brain: And You And I -Yes, Close to The Edge Album


Sunday, 16 March 2008

Decisioni di bambino

Ognuno cresce, è inevitabile. Lo si vede confrontando le fotografie ricoperte da una polvere che si misura in anni. Personalmente non mi sento impolverato, non sento il bisogno di sbattere i miei vestiti dalla finestra al sole della mattina, mi sento ancora giovane anzi bambino.
Entro l'anno sarà l'ora nella quale questo bambino dovrà compiere scelte d'adulto, scelte che inevitabilmente cambieranno la mia vita. Scelte sul futuro. La vita è questo ne sono consapevole, è un labirinto colmo di bivii e trappole nei quali bisogna gettarsi possibilmente con il cervello attaccato alla spina per evitare il maggior numero di insidie, la ragione come scudo (ahimè perforabile) per difenderci dagli attacchi e la forza di volontà come spada da brandire per farsi largo nella intricata foresta che ogni giorno ci attende.
Le scelte che dovrò compiere saranno pesanti perché in esse ricadrà tutto quello che ho avuto fino ad ora ho avuto come sicurezze ineluttabili: la famiglia, gli affetti e gli amici; in questa lista non metto la mia terra Trentino od Italia che sia, perché è anche per loro che sono costretto a scegliere.
Era l'inizio del '900 quando mio bis nonno emigrò da questo piccolo Trentino, allora austriaco, per cercar fortuna negli Stati Uniti, tornò dopo circa dieci anni con poca fortuna ma sicuramente con meno miseria rispetto a quella che aveva lasciato. Ora dopo ottanta anni niente è cambiato, il suo pronipote dovrà decidere come lui, non più con lo stomaco in preda ai morsi della fame, sicuramente con lo stesso sogno di un qalcosa di migliore per il prorpio futuro nella mente.
Purtroppo, lo dico sconsolato, credo di aver sviluppato una disamistade verso la mia terra, non me la sento di considerarla come un fattore di scelta per la mia vita, non mi riconosco in Lei. Mi sento straniero. La vedo lontana dai miei ideali, è diventata la terra in cui i furbi, gli scaltri ottengono tutto; una terra di arrivisti che calpestano la dignità delle persone con prepotenza, il cui ghigno di soddisfazione nel fare tutto questo non è neppure celato, anzi è mostrato con disarmante serenità, senza vergogna e ritegno alcuni. Io in tutto questo mi sento fuori posto e mi sembra di essere, come direbbe il grande Faber, un rame ad imbrunire sul muro. Ora non so se sono rame o ferro arruginito, sicuramente per scoprirlo devo almeno provare a splendere al sole.
Sinceramente sono preoccupato dalla scelta che mi attende e questo mi spaventa. Mi spaventa perché forse dovrò fare il passo più lungo della gamba e quindi copiere un salto nel buio. Buio fatto di tante barriere quali una lingua straniera, una cultura differente, la difficoltà di comunicare in senso generale e quindi di farsi apprezzare e capire fino in fondo, l'assenza di appoggio in un cammino solitario verso la realizzazione che non è meramente legata ai fattori economici.
Dove andrò? La mia risposta è la dove punta l'ago di una bussola, il nord. Forse la Scandinavia, l'Olanda, l'Irlanda perché è li che potrei trovare il mio sole, dare un senso pieno ai miei sudati studi e al mio modo di interpretare la società. Spero in queste terre di trovare ciò che l'Italia ha perso, quello che in una parola potrei esprimere con solidarietà; spero di lasciare qui, come in un vecchio cassetto, ciò che dell'Italia non mi piace e credo che non cambierà tanto presto. Lo so sono solo speranze per ora, magari false ed infantili, sogni utopici che quindi non si avvereranno mai ma di essi si vive ed ad essi si deve puntare altrimenti si può solo sopravvivere.
Spero che i mie non siano capricci d'adulto ma solamente sogni reali di un bambino che tenta di vedere oltre le cose con occhi sensibili non solo al colore. Spero di essere in grado di saltare, come facevo da bambino, dai muri delle campagne ogni volta più alti, ogni volta più pericoloso. ogni volta più bello!

Mio

Friday, 14 March 2008

L'Amore? Come il porco non si butta via niente

Il titolo è dissacrante, iconoclasta, provocatorio, esagerato, altisonante, irriverente e quant altro si possa trovare, lo so è vero ed ho fatto apposta. Ora mi spigherò.

Nella vita credo che ci siano stagioni, proprio come quelle metereologiche, le quali però arrivano senza nessun avvertimento senza nessuna ciclicità, solo si presentano come un inverno freddo freddo quando fino a poche ore prima si poteva pensare di vivere in una calda e mite primavera, con tutta la natura in fiore a fare compagnia; fortunatamente è vero anche il contrario solo che nel passare dai caldi raggi del sole ai glaciali brividi provocati dalla bufera la differenza si sente eccome, soprattutto perché riscaldare un cuore stretto nella morsa del gelo non è mai facile e per farlo serve fin troppo calore.
Credo che forse abbiate capito dove io stò adando a parare, quindi ora tagliamo corto. Cos'è Amore? Per me è la più magnifica delle fiere è felina, altera, splendente dall'occhio vivido ed intelligente; fiera che sa esser languida quando incontra un suo simile con dolci ed armoniose fusa; vive di pulsioni genera naturalezza ed armonia, fa domande non cerca risposte perchè non servono perché vengono da se. Quando è libera corre nelle vene alla velocità di un galoppo furioso al ritmo di una musica incessante sempre diversa sempre vitale, si libra nel dolce vento che essa genera nell'animo nei pensieri e con lei si vola senza domandandarsi per dove perché si sa che in sua compagnia le nuvole sono tangibili e su di esse si può trovar riposo, sapendo che colline di verdi prati e fiori ti abbracceranno soffici quando tu da esse cadrai nel sonno.
Sì, fiera felina dagli artigli affilati dai canini aguzzi che tutto possono lacerare con fulminea velocità, sei stata a guardia del mio cuore di te mi sono fidato tu mi hai tradito. I tuoi artigli ho provato, i tuoi formidabili denti hai affondato in me. Sai, ho conosciuto l'inverno più freddo della mia vita, quello che spira in primavera, estate ed ancora in questo inverno. Non per questo ti odio graziosa creatura, anzi tu mi hai insegnato e mi stai insegnando ancora molto, mi spingi ad andare oltre a crescere. Non il dolore, non le lacrime, non il sonno perso, non le domande senza risposta rigetto. Tutto questo accetto perché ti possa conoscere meglio più la prossima volta che ti incontrerò sulla mia strada perché così io ti possa sedurre; perché se l'ultima volta ti ho perso è perché, per quanto mi riguarda, non sono stato all'altezza, perché non mi accontenterò di aver a che fare con una fiera peggiore della prima, almeno dovrà essere almeno ugualmente stupenda se possibile migliore! Di te terrò come sostegno al dolore l'immensa gioia che mi hai recato quella che si respira nei campi di fiori in primavera si riversa negli occhi quando i tramonti hanno milioni di colori passa nelle orecchie al suono della musica. Non preoccuparti, niente di questo getterò, tutto costudirò gelosamente in me.
Tu sei stato il Tutto e di questo ne sono consapevole grande Amore, inflessibile e comprensivo maestro che hai sfamato il mio animo curioso, mitica creatura che mi hai fatto volare oltre il sole, danzare tra le stelle, dormire sulle nuvole! Ora smetto, sento un po' i brividi mi sa che è ancora inverno.

Mio

Soundtrack in my brain: Watermelon in Easter Hay -Frank Zappa

(La trovo stupenda e mi mette un senso di serenità e speranza incredibile)

Wednesday, 12 March 2008

Smacafam

È un po' di tempo, a onor del vero molto tempo, che non posto qualcosa di culinario quindi eccomi in versione pseudocuoco.

Vi presento ora una ricetta tipica della mia provincia, lo Smacafam, etimologicamente parlando è una parola composta da Smacar= battere, percuotere ed fam=fame quindi si potrebbe tradurre in maniera pessima come l'abbattitore di fame, il perché lo capirete tra poco dalla ricetta che usualmente veniva messa in opera in periodo carnevalizio.
Ma passiamo ora ad una delle numerose varianti ricetta "del" smacafam: ( per 3-4 persone)
  • 150gr pane raffermo
  • 150gr farina bianca
  • 50gr farina di grano saraceno
  • latte
  • 1 uovo
  • 1 fetta di lardo circa 0.5cm di spessore
  • 1 lucanica trentina fresca (luganega)
  • 1-2 fette di pancetta circa 0.5cm di spessore
  • mezza cipolla
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe
Ed ora il procedimento:
  1. Tagliare il pane raffermo privato della crosta a cubettini ed inumidirlo con il latte quindi lasciar riposare il composto per circa un'ora. Il pane deve essere umido non troppo bagnato.
  2. Far soffriggere la cipollo sminuzzata in poco olio di oliva extravergine, quindi aggiunger metà della fette di lardo e pancetta tagliate precedentemente a cubettini, aggiungere al tutto ance mezza lucanica sminuzzata grossolanamente.
  3. Mescolare le due farine assieme quindi aggungerle al pane raffermo inumidito, quindi salare e pepare a piacere, aggiungendo al tutto il soffritto fatto in precedenza, che nel frattempo si sarà leggermente freddato. Amalgamare al meglio i componenti nella terrina fin tanto da ottenere un'impasto compatto ed omogeneo, qualora sia troppo molle aggiungere della farina di grano saraceno o al più un po' di pane gratuggiato.
  4. Imburrare blandamente una teglia e stendere l'impasto con le mani leggermente bagnate in modo da facilitare l'operazione, lo spessore a lavoro teminato dovrà essere di circa due centimetri. Quindi decorarne la superficie con la restante parte di pancetta, lardo e lucanica tagliate a listarelle e fette o secondo il vosto gusto creativo personale.
  5. Infornare a 180° per circa 40 minuti, controllando sempre e comunque la cottura. "el" smacafam sarà pronto quando assumerà una colorazione brunita-dorata intensa.
  6. Servire caldissimo!
Ora siete pronti anche voi, se lo volete, a gustarvi questo strana specie, mi permentto di dire, pizza trentina. Ad onor del vero dopo aver sperimentato il sapore del primo smacafam da me cucinato sono restato piacevolmente stupito da suo sapore e credetemi la fame passa davvero anche per il pasto seguente!
Alla prossima ricetta magari un po' più light,

Mio

PS: La foto non rende ma non ho trovato di meglio :(
PPS: Una ricetta alternativa prevede:
  • l'esclusione del pane raffermo
  • 200gr farina bianca
  • 200gr farina di grano saraceno
  • 0.5l di latte
  • gli atri ingredienti rimangono invariati
  • la procedura rimane la stessa dopo aver mescolato le due farine assieme ed aver aggiunto ad esse l'uovo ed il latte

Monday, 10 March 2008

Teoremi di Incompletezza -Kurt Gödel

Bene eccoci pronti, o almeno spero, a risolvere il paradosso che avevo proposto nel post precedente.
Innanzi tutto nel titolo ho svelato il nome del grande matematico logico che nel 1931 si occupò di questioni molto affini con quanto espresso all'interno del paradosso da me provocatoriamente introdotto e bassato su un paradosso noto fin dall'antichità con il nome di Paradosso del Mentitore formulato per la prima volta da Epimenide di Creta che da cretese formulò la seguente affermazione: "Tutti i cretesi sono bugiardi". Va da se che tale affermazione contiene, vista la sua autereferenziazione, la possibilità di una lettura positiva quanto una sua negazione. Ora tenterò di illustrarvi il perché e come in tutto questo centra il grande Kurt Gödel.
Prima di tutto definirò una minima terminologia che ci potrà aiutare a capire i due teoremi di Gödel.
Coerenza: in logica matematica si dice che un sistema è coerente o consistente se esso non è contradditorio.
Completezza: un insieme di assiomi è sufficiente a dimostrare tutte le verità di una teoria e quindi la sua falsità o verità.
Indecibilità: se in una teoria T, non è possibile dimostrare la verità o la falsità di una affermazione.
Logica del Primo Ordine: sistema formale in cui si possono esprimere gli enunciati e dedurne le conseguenze in modo meccanico.
Elementi della teoria del primo ordine:
  1. Alfabeto: insieme finito di simboli.
  2. Linguaggio del primo ordine: insieme di formule ben formate che rappresentano enunciate con senso compiuto.
  3. Insieme di assiomi logici: insieme di formule che esprimono le relazioni logiche relative ai conettivi logici e ai quantificatori.
  4. Insieme di assiomi logici: stabiliscono alcune relazioni fondamentali tra gli oggetti della teoria non deducibili dagli assiomi logici.
  5. Insieme di regole di inferenza: stabiliscono quando una formula è una conseguenza logica di altre formule
Nella logica formale sia che gli enunciati sia le dimostrazioni vengono scritti in un linguaggio simbolico (i.e. attraverso simboli matematic) quali ad esempio +, *, =, ... . Un esempio di un teorema del primo ordine è quello noto come aritmetica di Peano definente la teoria dei numeri naturali (sono numeri quali 1, 2, 3, ...).
Ma ora enunciamamo i due teoremi dimostrati da Gödel:
  • Primo teorema di Incompletezza: In ogni teoria matematica T sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica, esiste una formula F tale che, se coerente T è, allora né la sua negazione sono dimostrabili in T.
  • Secondo teorema di Incompletezza: Sia T una teoria matematica sufficientemente espressiva da contenere l'aritmetica: se T è coerente, non è possibile provare la coerenza di T all'interno di T .

Vi domanderete cosa centra tutto questo con il paradosso del mentitore, ebbene centra eccome ed ora tenterò di spegarvelo. Le implicazioni che ne usciranno saranno davvero inaspettate e sicuramente vi stupiranno, o almeno così spero.
Così come nel paradosso del mentitore, sia esso quello da me miseramente introdotto o il più acuto ed avvincente creato nel VI secolo a.C., anche nella logica matematica del primo ordine esistono delle incoerenze. Alla base di questo c'è un motivo legato al come sono espressi gli assiomi di base e come questi assiomi "riescono" ad essere completi. Per ragionare di questioni matematiche di questo tipo bisogna spostare il ragionamento da qualcosa di puramente matematico verso qualcosa che vada oltre ossia verso la metamatematica. Cos'è la metamatematica? Semplicemente quel qualcosa che parla di matematica usando un linguaggio che non sia matematico. Eccovi un esempio:
1+1=2
quest'equazione come tutti potete vedere è sicuramente vera, essa è una identità. Invece la frase: La formula "1+1=2" è un'identità esprime un ragionamento metamatematico, le "..." nell'ultima proposizione introdotta hanno un preciso significato, ciò che racchiudono non è il loro un concetto matematico ma un'espressione disgiunta da esso che serve per definire un concetto matematico. Se volete pensatelo scritto in lettere.
L'astuzia e l'intelligenza di Gödel sono state quelle di riuscire a ricondurre proposizioni espresse tramite la metamatematica verso un linguaggio matematico composto da numeri e simbolirendendo così molto più maneggevoli tali oggetti. Il processo sviluppato da Gödel sul quale poi esso andrà a dimostrare i suoi famosi teoremi è noto come Gödelizzazione, la dimostrazione di tali teoremi è una cosa per matematice veri ed a me è totalmente oscura quindi non ne parlerò in questa sede. Sappiate solo, per dirla in soldoni, che l'aritmetica di Peano risulta incompleta o incoerente quindi di una qualsiasi proposizione, quale quella dell'equazione precedente, non è possibile dimostrarne la veridicità o la falsità. Quindi non è possibile avere assieme le due proprietà. Quindi se gli assiomi introdotti da Peano, quelli alla base della teoria dei numeri naturali, sono compatibili e non contradittori si ha che i due teoremi di incompletezza sono indicibili, allora gli assiomi il sistema dell'aritmetica non è completo e quindi non è adatto a dimostrare tutte le proposizioni che in esso si possono esprimere. Ora non pensiate che quindi la matematica sia un qualcosa di campato in aria su regole contradittorie ed indimostrabili, no di certo. Quello che ne scaturisce è solo il limite che una certa formulazione matematica, i.e. un certo insieme di assiomi può avere. Il che è molto molto molto di più! È di più perché la cosa sorprendente dei teoremi di Gödel è il fatto che sia riuscito a dimostrare un concetto che non può essere dimostrato come vero oppure falso e pensandoci anche in questo momento io trovo che sia una cosa totalmente incredibile.
Sperando di avervi incuriosito e di non avervi tediato oltremodo, ora vi lascio con un'affermazione di Bertrand Russel sulla matematica e con un'osservazione di Roberto Vacca, contenuta nel delizioso libricino che può introdurre dolcelcemnte nel prezioso ed incredibile mondo della matematica, e dal quale io ho preso parte delle dissertazioni contenute in questo post.
"La matematica pura è quella scienza in cui non sappiamo di cosa stiamo parlando, ne se quello che stiamo dicendo sia vero". B. Russel. Vacca alla fine della sua presentazione della teoria di Gödel si domanda a cosa serve tutto questo, e risponde dicendo che serve per dare un senso all'affermazione di Russel ma anche e soprattutto a Capire meglio. Perché "Se riusciamo a ragionare su questioni complesse ed intricate come queste, riusciremo molto meglio a ragionare su ogni altra cosa. E di Ragionare bene ne abbiamo bisogno". Io mi permetto di aggiungere sempre.


Mio


PS: sicuramente in questo post sono presenti delle imprecisioni, spero non degli errori eclatanti e fuorvianti, se qualcuno volesse integrarlo, correggerlo o comunque sia migliorarlo è il ben accetto!

Referimenti bibliografici
- Anche tu matematico -Roberto Vacca. Garzanti Elefanti ed.
-Wikipedia


Pictures:
- Kurt Gödel
- Waterfall Medium -C. Escher

Thursday, 6 March 2008

Il Paradosso e l'Indicibile


Questo è un post.
Questo è un blog.
Chi scrive è un bugiardo.

Spero di esser riuscito (nella prima versione post era sbagliato) a realizzare una versione moderna di un famoso paradosso noto fin dall'antichità.
Ora vi sfido a dimostrare la veridicità, la falsità o quant'altro delle tre affermazioni di cui sopra. Non è per niente banale (io non ne sarei in grado).
Può sembrare strano ma è grazie alla lettura delle gesta di un grandissimo matematico, forse il più grande di tutti i tempi, che riusci a dimostrare quanto scritto in precedenza (e molto molto di più), che mi sono riavvicinato alla lettura ed ad una più attenta analisi del linguaggio; capendo che la mera scienza è una Regina assai modesta se non accompagnata da un Re quale solo il pilastro di una cultura umanistica di fondo può essere. Ci tengo comunque a precisare che, a mio parere naturalmente opinabile, il Re citato in precedenza senza una sostanziale conoscenza della sua compagna risulta esser sempre inferiore di qualsiasi solitaria Regina.
Ed ora prima di lasciarvi un indovinello, chi era il Grande matematico citato sopra cosa qual'è l'INCREDIBILE dimostrazione che ha formulato? (vi ho lasciato un paio di piccoli-grandi-criptici indizi nel post...)
Alla prossima,

Mio

Picture: Relativity -M. C. Escher

Tuesday, 4 March 2008

Moti Relativi


Moti Relativi
Velocità = spazio/tempo.
Che spazio? Quale tempo?
Velocità sì ma per dove?
Velocità vettoriale quindi,
direzione ignota,
verso sempre contrario.

Sto sfrecciando sulle rotaie,
sono un treno in corsa
o è la stazione che fugge da me?

Mio

Sunday, 2 March 2008

Tosca -Giacomo Puccini

Premettendo che sono novello e magari anche pivello nell'ascolto di questo genenere musicale, devo dire a mio modesto parere di essere restato alquanto entusiasmato nell'ascolto di quest'opera lirica della quale conoscevo per caso soltanto due arie. Ora dopo un ascolto abbastanza intensivo l'orecchio è abbastanza allenato anche se certe volte arranca faticosamente, ma migliorerò col tempo, o almeno spero.
Comunque sia ora per i corridoi della facoltà di scienze si aggira un pazzo che tenta di emulare in iprobabili playback il pittor Cavaradossi in Recondita Armonia o in Luceavan le Stelle, ma quel che è peggio è che talvolta mi lancio con Tosca in Vissi d'arte, vissi d'Amore. Sicuramente un giorno di questi spaventerò il mio vicino di laboratorio uscendomene con un pseudobaritonaletenorile Tosca finalmente mia!
Vorrei tanto consigliarvi, l'ascolto di tale opera perché è una di quelle magie che solo la musica può creare, quelle magie che fanno venir la pelle d'oca anche sotto un sole estivo che batte a picco, per me è stato così e non credo che siano stati gli effetti degli intrugli preparati dal nostro scarsissimo cuoco druido che chiamerò col codice segreto di Aldomix, che giorno dopo giorno ci delizia alla mensa universitaria con sapori immutabili come la costante di gravitazione universale, indipendentemente dal cibo cucinato.
Ma ora vi lasci all'ascolto di tre arie che reputo fantastiche che ho ascoltato durante queste settimane. Pur avendo uno scarso metro di confronto posso assulutamente dire che la Callas la trovo fantastica e migliore della Caballet pur riuscendo a capire meno. Per gli interpreti maschili non saprei proprio decidermi, quando avrò un background migliore mi pronuncerò.
Ringrazio Dressel (solo ora capisco il titolo del post :)) per avermi svelato attraverso l'entusiasmo dei suoi post un prezioso mondo, so che avevi consigliato L'Elisir d'Amore ma putroppo non lo ho trovato. Intanto continuerò ad allenare il mio arrancante orecchio.









PS: La qualità è un po' scarsa ma sono quelli che ho ascoltato, magari non appartengono alla medesima rappresentazione m ai tempi youtube era quello che era...

Friday, 29 February 2008

Consapevolezza

L'avevo sempre sentito fin dall'inizio, una stridula vocina interna me lo sussurrava la notte togliendomi la serenità, togliendomi il sonno.
Perché mi è stata data la consapevolezza di vedere oltre, di prevedere prima che tutto accada? Di saper valutare su basi reali e razionali, PERCHÉ? Voglio un'esistenza irrazionale dove non sapere non mi pesa tanto che capire,voglio essere naïve dove il frivolo mi estirpi i sensi dal cervello, non avere domande, non cercare risposte che fanno troppo male!
Caro Stanko hai proprio ragione, questo è il nostro più grande difetto!

Mio

Sound track in my brain: ATWA -System of a Down

Wednesday, 27 February 2008

Mood For A Day -Yes, Steve Howe



Questa canzone è una di quelle che io amo definire come canzoni sentite e non ascoltate. Sentite perché tutti i miei sensi sono coinvolti in questa esperienza che va oltre il mero udire. È una di quelle canzoni che tiene compagnia, che ti porta lontano con la mente facendoti volare.
Con questa canzone volo sulle ali di un sogno che forse non si avvererà mai per me, che purtroppo, non sa suonare strumento alcuno. Il mio sogno è andare solo al crepuscolo sulla cima di una delle "mie" montagne e, quando il Silenzio comincia a diventare signore incontrastato, toccare le corde e far vibrare questa, per me splendida, melodia con tutta la passione e la concentrazione che potrò raccogliere; suonare in un gesto di armonia e liberazione facendo nascere dalle note come per magia, un'altera bianca dama che invita il Silenzio rapito dalla sua bellezza a seguirla, senza domande, senza idugio in una sinuosa e seducente danza svanendo in fine così come è venuta, lasciando il Silenzio a bocca aperta senza parole, lasciandolo ancora più muto.
A presto, promettendo che non vi tedierò più con le mie pare mentali sul Silenzio!


Mio


PS:Una versione più "pacifica" la si può vedere qui (eh gli anni passano per tutti), ma per me non è la stessa cosa nonostante la qualità sia decisamente migliore.

Tuesday, 26 February 2008

Raccontando Pensieri Senza Voce

Non ho maschere ora, lo vedi? Si, questo è il mio vero volto non fatto di occhi, labbra, naso, capelli non ha tratto somatico alcuno, non è celato dietro questa pagina nera ma su essa è disegnato con caratteri di celeste marcato. Questa pagina è una delle mie parti personali e talvolta intime che pochi conoscono, fatte di pensieri personali esprienze che non sono solito esprimere e che qui mostro ma badate bene non metto in piazza.
Ora voi che leggete siete entrati in punta di piedi nei mie pensieri così come io ho voluto, perchè solo così poteva essere. Senza gesti, senza voce stiamo comunicando in maniera seria, divertente, disinvolta comunque sia sempre libera. Niente resta nei nostri occhi dopo il nostro incontro, molto si vorrebbe lasciare a chi con l'occhio scorre queste righe.
Ma chi siamo noi che scriviamo su questi cyber-diari? Credo che siamo persone che in molti casi credono di aver qualcosa da dire, si sentono non ascoltati. Siamo persone che talvolta per gli strani sgambetti tesi della vita si sentono incompresi nei loro pensieri e hanno trovato in questo ticchettare di dita su amorfa plastica, la forma per la cura di un malessere personale. Siamo persone che si sentono indigeni in un mondo che è loro alieno. Siamo persone vogliono capire, vogliono interagire, integrasi ed imparare.
Pensando a questo mio angolo personale mi è spesso venuta in mente un'immagine che credo dipinga alla perfezione il mio modo di vedere l'universo, un po' impegnato, dei blog. Io mi vedo come un naufrago su un'isola minuscola che affida attraverso i suoi messaggi , i post, ad un benevolo oceano senza aver nel cuore speranze o pretese, sapendo che comunque a qualche persona giungeranno; sarà lei se lo vorrà a decidere se stappare la bottiglia e leggerene il contenuto. Un naufrago che ogni tanto per capire, sapere, condividere ed apprendere pesca dall'acqua la bottiglia del suo vicino d'isola poco distante del quale conosce solo i pensieri ed al quale sussurra lievemente in lontananza le opinioni e le senzazioni che il messaggio pescato gli hanno fatto nascere.
È davvero curioso questo nostro mondo blog-globale nel quale la comunanza di pensieri mi fa pensare che alla fine non si è altro che, come direbbe Faber, raggi di un'unica stella a tal punto da sentirsi conoscenti e talvolta amici di vecchia data. Siamo persone sembrano legate a doppio filo le une con le altre in una condivisione di pensieri ed informazioni, siamo tanti piccole unità MEME comunicanti.
Sì, la mia isola, una come tante anch'essa immortale, naturale e forse l'ingenua dove il tempo rimane sospeso a quella data nel post dove il futuro è passato dove il passato è un attimo un momento un ricordo consevato chissà dove ma mai perso, ritrovabile sempre. Sorrido ingenuamente e ora pensando che questo piccolo post potrà essere letto dai miei nipotini chissà quando, loro attrverso i miei pensieri genuini e liberi conosceranno lati di me che forse sarebbero rimasti celatai loro per sempre. Che bello sarebbe stato conoscere i miei genitori anche attraverso le loro riflessioni fatte in gioventù e che ormai ora, sono solo nei loro ricordi offuscati dai troppi anni che li separano dalla giovinezza dalle troppe trappole della vita. Forse scrivendo stiamo davvero consegnando a noi stessi ed agli altri un ricordo immortale di gioventù che ci giovani e liberi nello spirito anche in futuro.
Avrò sicuramente tanti altri spunti di riflessione in futuro su questo tema perché il MEME si aggira ormai in me ed sta formando una coscienza personale plasmata in parte su una più ampia coscienza collettiva alla quale non mi stanco mai di accedere, per trarre conoscenza della quale ognuno di noi, più o meno, ha sempre sete. Credo che l'era della comunicazione potrà essere, se lo si vorrà, realmente una grande possibilità ed un grande strumento di crescita per una società che rischia più che in passato di diventare statica e chiusa in una sua autoreferenziazione di classe e personale, intanto senza domandarmi niente e senza pretendere assolutamente niente provo a metterci del "Mio", aspettando la prossima persona che vorrà toccare la mia Isola.

Mio

PS: Vorrei ringraziare alcuni dei miei MEME preferiti:
-MyMuseum: perché probabilmente-sicuramente è da lei che ho recepito l'immagine del naufrago che lascia alle correnti dell'oceano i suo messaggi in bottiglie virtuali. Perchè ogni suo post è sempre un'immagine, una musica in parole.
-Anna: a lei devo la riflessione sull'immortalità di un post e la sua consegna personale ai posteri e per i suoi stralunati (è un complimento :) ) post.
-Daniela: perché dopo il commento che gentilmente mi ha fatto avere, ha fatto in modo che mi decidessi a fare questo benedetto post che da tempo occupa i miei pensieri non secondariamente la ringrazio per le sue parole mai sprecate.
- Giulia/Dressel: perché l'ho assunta come personale esempio di cultura e viva, curiosa, appasionata, sincera, libera... dal quale si ha sempre qualcosa d'apprendere.
-Nicola: perché con lui posso scambiare anche vivide chiacchere fisiche, perché senza la curiosità che mi ha fatto nascere con la pubblicazione del suo blog probabilmente non avrei mai fatto nascere questo mio spazio personale.



Soundtrack in my brain: Island -King Crimson

Saturday, 23 February 2008

Pensieri In Spazio Non Libero

Eco

Persi in lontananza più non vi udivo,
dove avete sbattuto per ritornare a me?
Quali pareti vi hanno riflesso,

in quel che io credevo esser il mio trovato,
Spazio Libero.

Mio


Thursday, 21 February 2008

Il Gabbiano Jonathan Livingston -Richard Bach

Forse crederete che io abbia vissuto su un pianeta alieno fino ad oggi, beh forse se non era alieno era sicuramente abbastanza alienato dalla cultura umanistica ma non è mai tardi per imparare ed ora mi sento come un giovane esploratore che curioso si addentra in una benevola giungla alla scoperta inestimabili tesori.
Cominciai a leggere questo libro, credo, più mese fa dopo averlo comperato su suggerimento di Nicola (thanks) che mi aveva sentito parlare in termini molto entusiastici de Il Piccolo Principe.
Quella stessa settimana, prima cominciare la lettura del libro di Bach, scrissi un post in inglese intitolato: "When You Find Your Limit Get Over It", nel quale parlavo del mio concetto personale di limite. Divisi il mio limite personale in due fondamentali categorie: quello fisico e quello psicologico. Scrissi, e ne sono tuttora convinto, che il limite fisico è un qualcosa che io riesco a gestire bene a superare di volta in volta ponendomi sempre nuovi traguardi sia esso un passo, una pedalata od una ripetizione in più, quando il corpo vorrebbe mollare cercando e ribellarsi tra spasmi di fatica. Purtroppo pensando al limite psicologico le mie certezze sul raggiungimento dei limiti divennero dubbi; dubbi perchè il raggiungimento ed il superamento di un limite psicologico è difficile in qunto il suo esistere non è tangibile, non è fisico. Mi spiego: personalmente ho fatto molta fatica a percepire il limite psicologico perché non lo si può toccare in nessun modo lo potevo solo lievemente sentire ma era sempre un qualcosa di sfumato e niente più, quindi il suo raggiungimento era la rincorsa ad una chimera.
Quando lessi il libro la prima volta (l'ho letto due volte per lasciarmi sfuggire il meno possibile), mi sono rivisto in quel gabbiano Jonathan che giorno dopo giorno perseguiva l'intento personale nel migliorare la padronanza del volo, ho sentito anche io la frustrazione di non essere capito per questo. Leggendo ho davvero pensato: "Mah fin qui niente di nuovo...". Passando poi alle due ultime parti del libro mi sono ritrovato inaspettatamente il limite psicologico, e li è cominciato il bello.
Nella sua esperienza nello stadio di coscienza superiore nel quale Jonathan era trasvolato, ho trovato spunti di riflessione e di risposta sul mio concetto di limite psicologico. Come un adulto putroppo un po' ottuso non ho saputo altro che trovare risposte del tipo: "Perchè no/sì...", dimenticando che la risposta me l'avevo già trovata in uno dei miei primi post ed era: "Why not?".
La lettura lenta ed attenta, meditata e concentrata non forzando mai, mi ha consegnato la foto di un enorme puzzle del quale non conoscevo il ritratto nascosto tra le migliaia di pezzettini. Mi ha dato la coscienza che in me si era smarrita ancora una volta.
La coscienza di pensare e recepire il limite psicologico come un limite di Pensiero e quindi per superarlo basta non porre limiti al proprio Pensiero e questo esula completamente dalla conoscenza perfetta del limite stesso. Il segreto è avere un pensiero illimitato, e quindi un limite inesistente, è pensare "Perché no?" quando si affronta la vita, solo mordendola si può percepire la sua bellezza, la sua durezza, il suo inestimabile valore! Se si schiva la vita pensado di essere inadeguati si volerà sempre basso sempre nel mondo tedioso che tutto mescola in una marea indistinta e monotona.
Leggendo questo libro ho capito che un Pensiero senza limiti è sterile se è egoistico ed incentrato su una crescita personale, tutto deve essere condiviso con lo Stormo con le persone care con le quali e, solo grazie alle quali, si può cresce con umiltà ed armonia.
Ora non spetta a me dire se sono riuscito a superare il mio limite psicologico, quello che raccoglirò ne sarà la prova; so solo che quando mi troverò di fronte un maestro con una nuova lezione da impartirmi risponderò: "Why not?".

Mio

Tuesday, 19 February 2008

Quando si chiudono entrambi gli occhi si va a sbattere...

Non voglio essere malinteso, non sto ne con gli uni ne con gli altri. Sto con chi ha sempre vissuto in quella terra ed ora si trovera straniero a casa sua sia dall'una che dall'altra parte. Spero di sbagliarmi ma credo che con il Kosovo gestito così come è stato fatto, cioè da superpotenze capricciose e legate da interessi di parte, e non dalla gente e delle etnie che in quei posti vivono non porterà a nulla di buono e con "nulla di buono" uso un eufemismo. L'Europa è stata in grado di generare un'altro sfacelo nella già martariota ex-Jugoslavia creando una nuova Belfast quando non ancora si e' riusciti a risolvere completamente i problemi della vecchia.
Spero di essere io ad avere gli occhi chiusi, spero che nessuno vada a sbattere contro altri muri fin troppo duri e che nessuno conosca ancora il sapore del terreno per gli stessi motivi... veramente SPERO!

Mio

Monday, 18 February 2008

Cacciatore di Silenzio

Sono le 10:45, chiudo rumorosamente il portellone della vecchia ma sempre fedele Panda bianca. Il lago alle mie spalle è grigio ed increspato, l'aria che tira fredda ma non malevola mi ricorda che il maglione di lana vecchio di più di dieci anni fatto da mia nonna è intramontabile nel suo tepore, così come quel berretto dai colori troppo vintage e sgargianti che ha passato la trentina che ora mi calo basso basso fino alle sopracciglia. Prendo lo zaino in mano ed in un attimo è in spalla, sento subito che è pensante ma di quello che non c'è bisogna fare a meno quindi per non sbagliarmi quando l'ho fatto un'ora prima ho messo forse qualcosa in più ma non importa. Con gli scarponi e le bacchette attaccate a ciondoloni parto in compagnia di me stesso a caccia di Silenzio.
Da cacciatore esperto so dove trovarlo ormai, ma oggi ho deciso di non scovarlo subito, ho deciso di raggiungerlo a poco a poco di passare atttraverso una sorta di purgatorio per liberare i pensieri, allegerirmi e depurarmi passo dopo passo.
Sono trascorse tre ore ininterrotte di cammino ora sono tra i miei boschi illuminati da timidi raggi di sole, tra i pini rossi a tutte le stagione scapigliati, tra i faggi calvi che aspettano trepidanti la primavera per mostrare a tutti la loro maestosa chioma. Mi fermo ed eccoti sbuchi con sguardo curioso da dietro un albero davanti ai miei occhi, ora mi sei dietro, a destra in un attimo a sinistra sopra tutto attorno, ti ho preso! Silenzio tu che non sei l'assenza di rumori o suoni, tu che hai consistenza fisica ma non porti nessun colore, tu che riempi lo spazio con il tuo non-suono che si può sentire, il non-suono che si sposa con il rumore delle foglie che si inseguono ruzzolando sul terreno, con il cinguettìo infreddolito degli uccelli la tra le fronde che armoniosamente si muovono al gentile soffio del vento. Tu subito mi conquisti e da predatore divento preda, ora mi cullo dolcemente in questa senzazione ora, da preda, ti chiedo gentilmente di diventare mio compagno di viaggio ti chiedo di addomesticarmi, tu accetti spingendo avanti la mia gamba perché sai che il sentiero è ancora lungo.
Tra i boschi dove il sole di questo tardo inverno ancora incede, la bianca dama neve giace a terra ghiacciata in un immobile riposo; io mi fermo per parlare con te compagno Silenzio, non uso parola lascio che il mio fiato corto il cuore che mi pulsa nel collo e nel petto tengano il loro comizio fin tanto che ne hanno la possibilità, finito il loro monologo ti ringrazio per il tuo gentile ascoltare, bevo un goccio di the caldo con il miele per scaldarmi lo spirito e parto con te sotto braccio verso il luogo della nostra separazione. Eccoci, Punta Larici, solamente per tre ore siamo stati compagni e amici, ora è il momento di lasciarci ti consegno a quest'aria che soffia fredda fredda sulle mie guance, che rattrapisce le mie dita salutandoti dolcemente. Il sole sta per tremontare le mie mani sono in tasca, io ti sto volgendo le spalle mentre con il cuore ti lancio ancora un ultimo saluto.
È passata poco più di un ora dal nostro arrivederci il lago ora è calmo e si fa cullare dai pallidi raggi di una luna presto pronta a scoprire tutto il suo altero volto, sono trascorse otto ore di quasi incessante cammino e forse trenta chilometri percorsi, ma questo ora non importa. Questa sera io sono sereno perchè mi sei stato di compagnia, la prossima volta che verrò a cercarti busserò solamente alla tua porta. Scusami se oggi sono stato scortese ma certe volte mi succede.
Questo è il regalo che ieri mi sono concesso, Silenzio è l'amico che prezioso ed inaspettato mi è stato consegnato a Mali Losin nel Quarnero un capodanno di cinque anni fa e che ora mi tiene sempre compagnia quando il cuore è freddo, ed i pensieri sono pesanti.

Mio

Friday, 15 February 2008

Mio Papà

Ieri sera scoltando i vari telegiornali, sono restato un po' disgustato da quanto ho appreso a proposito dei nouvi limiti che l'intelligentissima razza umana si è recentemente posta. Mi sono vergognato di appartenerci e questa mattina lo sdegno ed il sentimento di protesta sono troppo forti in me che, come direbbe il prete di Paolini, posso riassumere con: "No digo nient am neanca no taso!".
Dialogo surreale in un mondo reale tra John (J) anonimo bambino appartenente al primo mondo evoluto e Raggio di Primavera (RdP) libero bambino appartenente al terzo o quarto mondo. (tanto la differenza noi non la si nota).

J: "Mio papà oggi mi ha comprato un apio di scarpe nuove sono talmente belle che tutti i miei amici me le invidiano quando gioco a calcio."
RdP: "Non capisco. Oggi mio papà mi ha regalato un pallone fatto da lui con stracci tenuti assieme con lo spago, era talmente bello che con i miei amici ci siamo divertiti a giocare tutti assieme."
J: "Mio papà lavora in una banca, ha un lavoro molto prestigioso, lavora con tanti soldi. Nella nostra famiglia non manca mai niente abbiamo due belle macchine nuove e veloci ed una casa grande a tal punto che abbiamo due stanze libere, sai non ho fratelli e sorelle e quindi tutto è per me!"
RdP: "Non capisco. Mio papà lavora in una discarica raccoglie plastica, vetro e metallo dai rifiuti per rivenderli, io di tanto in tanto gli do una mano. La nostra casa è piccola piccola, non ho la mia stanza siamo tutti assieme fratelli, sorelle e genitori, dividiamo tutto e questo non mi pesa!"
J: "Anche se non è vero, ho detto a mio papà non sto bene per restare a casa da scuola, lui mi ha detto che va bene. Sai mi annoio tanto tra i banchi."
RdP: "Non capisco. Io oggi stavo tanto male, ma la scuola mi diverte, mi diverte imaprare sempre cose nuove; non ho detto niente a mio papà non volevo che si preocupasse, volevo andare a scuola."
J: "Sai mio papà quando vede le guerre che ci sono nel mondo in televisione, mi dice sempre che da noi non succederà mai perchè noi siamo civili."
RdP: "Non capisco. Io la guerra la ho sotto gli occhi tutti i giorni fuori dalla porta di casa e mio papà mi dice sempre che un giorno lontano forse finirà."
J: "Sai mio papà è forte, robusto ed è un uomo di potere nella sua grande banca tutti lo rispettano per questo ed io ne sono tanto orgoglioso!"
RdP: "Non capisco. Mio padre ha una salute cagionevole ed il suo braccio destro gli è stato amputato nell'ultima guerra civile prima che io nascessi, è un uomo pacato e saggio tutti tra le nostre baracche lo rispettano per questo ed anche io sono molto orgoglioso di lui!"
J: "Ieri sono andato con il mio papà in un fast food, nonostante avessimo magiato tanto tanto non siamo riusciti a finire tutto il cibo."
RdP: "Non capisco. Ieri mio papà ed io a casa non abbiamo mangiato perchè non c'era abbastanza cibo per tutti"
J: "Mio papà mi dice che se da grande farò l'astronauta potrò andare su Marte a fare l'esploratore, volare nello spazio!"
RdP: "Cos'è Marte, dov'è?", l'interruppe Raggio di Primavera.
J: "È un pianeta lontano milioni di chilometri dalla Terra, è lassù nel cielo perso tra le stelle..."
RdP: "Che bello, sarà pieno di alberi animali, tutto verde con acqua fresca e celeste che scorre in abbondanza, avrà aria fresca e ...", questa volta fu John ad interrompere bruscamente il suo interlocutore
J: "Ma no cosa dici, non cisono alberi nè animali, l'aria non è respirabile e la poca acqua che c'è è ghiacciata su Marte!"
RdP: "Ma allora perchè andarci?", incalzò Raggio di Primavera
J: "Per esplorare oltre i nostri confini oltre l'ignoto non essere limitati! Capisci?"
Rdp: "Oh sì, caro John, ora capisco tutto...", rispose con una lacrima lungo il viso il giovane bambino.
Noi si corre egoisticamente verso i nostri "Marte" sia come Europa, Cina, America e chissà chi altri paesi ancora; quando sotto i nostri occhi si consumano tragedie immani! Non pensando neanche per un momento che il nostro egoismo ed egocentrismo sta violentando per l'ennesima volta chi soffre nel mondo i morsi della miseria e della fame così come la scia di un razzo violenta lo splendido blu del cielo nel suo decollo. Fin quando NOI non capiremmo le gocce potranno cadere indisturbate una dopo l'altra, ma goccia dopo goccia la misura diverrà inevitabilmente colma.
Vi lascio con le parole di Brian May in una rara canzone "impegnata" dei Queen:
What is left of your dream?
Just the words on your stone
A man who learned how to teach
Then forgot how to learn
... Cosa ne è stato dei tuoi sogni? Solo queste parole sulla tua tomba: Un uomo che imaprò ad insegnare ma dimenticò come imparare

A presto,

Mio


PS: Spero di non essere stato banale, non eraassolutamente mia intenzione sia ben inteso!

Soundtrack in my brain: White Man - Queen

Thursday, 14 February 2008

Quando Sarò Capace di Amare -Giorgio Gaber



Vorrei dedicare questa meravigliosa canzone a coloro i quali pensano che S. Valentino sia il "13" o il "15" ma non sicuramente solo oggi. A tutti coloro che credono e sono consapevoli, che Amare non è facile ne difficle È. A tutte le persone che nella loro vita hanno REALMENTE messo in discussione il loro Amore o il loro non Amore per una persona cara, non fermandosi al primo ostacolo reso apparentemente insormontabile dall'egoismo e dall'egocentrismo.
A tutte le persone che sono consapevoli che Amare è solamente dare, auguro buona giornata.

Mio


Tuesday, 12 February 2008

Shut Up 'N Play Yer Guitar -Frank Zappa

Eccomi qui, ancora una volta a parlare del grande maestro Frank Zappa e dell'ultimo album che solo recentemente, dopo più di cinquanta assaggi, credo di aver digerito in buona parte.
Devo dire che, così come gli ultimi due album da me ascoltati (in un incedere quasi rigorosamente cronologico), ho trovato questo album completamente strumentale di difficile interpretazione. Ma grazie al mio persistere, dovuto ed all'esperienza pregressa sull'ascolto di FZ, ho imparato a non mollare subito ed a concedere agli album l'opportunità di stupirmi, cosa che immancabilmente hanno sempre fatto. Se siete curiosi di ascoltare qualcosa di sicuramente diverso, ma non per questo necesariamente appagabile, provatelo comunque sia un sentimento di qualche genere in voi sorgerà.
Ora mi permetto di inserire delle clip che a mio parere, sono le più orecchiabili e forse tra le più rappresentative dell'album, nella dimensione nella quale un album di Frank si possa riassumere con una o più composizioni.
Per cominciare (purtroppo non ho trovato un video nelle quali sono presentate singolarmente), Shut Up 'N Play Yer Guitar e Pink Napkins: (io preferisco la seconda, anche se Black Napkins in Zoot Allure è migliore ma non è di questo che si parla...)


per finire in bellezza avrei voluto un video con The Deathless Horsie che è veramente molto carina ma niente forse questo album lo ho ascoltato solo io...


Roberto


Information Is Not Knowledge. Knowledge Is not Wisdom. Wisdom Is Not Truth. Truth Is Not Beauty. Beauty Is Not Love. Love I Not Music. Music is The Best...

Monday, 11 February 2008

Metasensi per Metapercezioni

L'altra sera durante una corsetta nelle campagne che odorano di vita morta pronta a rinascere in un tripudio di forme, odori, sapori e colori; viaggiavo nei miei pensieri stimolato dal post scritto da Museum mi sono interrogato ancora una volta sul senso del percepire ciò che sta fuori e ciò che sta in noi.
Noi si percepisce in fondamentalmente in base ai sensi che noi possediamo ma le percezioni sono anche molto di più, vanno oltre i sensi, basati su una scala ordinale che arriva fino a cinque, per le percezioni non esistono scale.
Jimi Hendrix "forse" sotto l'effetto di droghe sintetiche, ma questo non importa, in Purple Haze scrisse: "Purple haze all in my brain | Lately things just dont seem the same | Actin funny, but | I dont know why | Scuse me while I kiss the sky | ...", bene questo è quello che io intendo per percezione o meglio per metapercezione.
Nelle percezioni credo che sia sempre nascosto un qualcosa che va oltre e certe volte ci sfugge, che va oltre la vista quando ci si guarda attorno, oltre l'udito quando si ascolta per esempio della musica, oltre il tatto quando si tocca una persona, oltre il gusto quando si assapora e oltre l'odorato quando si respira. Ora purtroppo, almeno per me, è difficile riuscire a percepire ciò che sta oltre questa superficie che noi tutti accomuna. Quello che sto perseguendo è il non fermarmi alle effimere e comuni percezioni, sto cercando di andare oltre i miei sensi e questo lo posso fare solo non affidandomi a loro. Non credo che esistano cinque sensi piuttosto credo che esista un solo senso fondamentale, un metasenso che tutti i metasensi può generare, che una volta raggiunto ci consente di percepire ciò che è invisibile, ciò che non può essere udito, assaggiato, toccato od annusato.
Come voi saprete, quello che noi si percepisce esempio con la vista, non è altro che una ristretta banda di frequenze all'interno dello spettro delle frequenze che proprio ora attraversano lo spazio davanti ai nostri occhi. Questo ci impedice di cogliere paarticolari che comunque appartengono alla realtà che ci circonda che è fatta di molteplici colori e di infiniti particolari che a noi sfuggono. Io credo che se si vogliono superare le barriere personali che legano le perspone ad un esistere statico bisogna affidarsi alle percezioni di una realtà che sta oltre il comune, una realtà limitata e quindi frustrante. Io credo che si è ciò che si vuole e si può diventare, che il volere è potere; so che questo non è facile perchè per inseguire ciò che si vuole e ciò che ci può far star bene bisogna superare ciò che ci logora. Per intenderci, quando ci si trova a sbattere o ad inciampare negli ostacoli che la vita abilmente ci prepara, non serve cercare l'interruttore su qualche muro per accendere una luce che ci possa far vedere il tutto, piuttosto serve una metavista che già ci appartiene, un metaudito per ascoltare il nostro Io. Tutto è in noi.
Quello che è stato non è altro che un passato che non morirà mai, un passato che lo si deve giudicare per quello che è ossia un limite che non ha portato ad un qualcosa di infinito perchè così come è stato affrontato era inevitabilmente tendente a qualcosa di asintoticamente costante. Per non cadere nelle stesse limitazioni bisogna capire ciò che non è stato percepito bisogna acquisire una più elevata metapercezione di noi stessi.
Questo per me difficile cammino, come detto in principio, ora sto tentando di intraprendere da molto tempo e solamente da troppo poco mi sembra di riuscire in qualche modo a perseguire, spesso mi domando se non stia percorrendo un cicuito che prima o poi mi porterà all'asintoto che avrei voluto superare; per ora non lo so ancora, sono consapevole che lo saprò alla prima prova che mi si presenterà innanzi servitami fredda fredda dalla vita, per quel tempo spero di essere padrone di nuovi metasensi per evitare vecchi ostacoli che troppo potranno ferire me chi mi starà vicino.

Mio


Picture: Mercato di schiavi con busto invisibile di Voltaire - Salvador Dalì
Soundtrack in my brain: Purple Haze -Jimi Hendrix

Friday, 8 February 2008

Ad Javi



Anche se ci separano millesettecento chilometri ed ormai quasi sei anni senza vederci, il tuo ricordo è sempre forte tio grande. A presto, sempre più anche se non so ancora quando.
Ti auguro felicità, serenità e fortuna!
Hasta luego Mr. Cool Cat,

Roberto


Il video non è dei migliori... sorry

Thursday, 7 February 2008

Vita da pendolare (è un po' lungo lo so... sorry)

La mattina ti alzi quando la lancetta lunga è in aticipo sull'appuntameto fissato con quella corta sul cinque, bevi un caffè e del latte per svegliarti, ti metti in tasca e sulle spalle le cose che ti serviranno per la giornata ed esci.
Il dolce freddo di questo inverno ti saluta baciandoti le guance, tu ancora assonnato alzi gli occhi al cielo cercando le stelle della sera prima anche se sai bene che difficilmente le distinguerai. Con passo lento ma deciso ti avvii verso la fermata avvolto nella tua sciarpa in compagnia dei tuoi pensieri. Incroci lungo la strada il furgone del fornaio, passi vicino al negozio di alimentari e riesci a sentire l'odore delle bioches ancora calde lasciate dall'uomo col Fiorino sgangherato.
Anche questa mattina sei il primo ad arrivare alla fermata ed anche questa mattina ti dici: "Domani partirò un po' dopo", pur sapendo che non sarà così ma non sapendo il perchè. Ascolti il silenzio che ti circonda poi vedi e senti i primi segni di vita la gente che esce dal bar li di fronte, l'uomo col Fiorino lanciato a freccia che spunta da chissà dove per consegnare le brioches al bar, subito esce per partire più veloce di come era arrivato con il motore che sferraglia che sembra quasi chiedere pietà, protestare, perché vorrebbe la meritata pensione. Il tuo cervello nonostante l'aria fresca è ancora intontito, le tue orecchie gemono e vorrebbero tapparsi al rumore dei copertoni sull'asfalto di quella macchina che sta per arrivare violentando il prezioso silenzio della mattina.
Per primo, a portarti una silenziosa compagnia, arriva l'operaio d'altri tempi sulla sessantina, con i pugni chiusi dentro la giubbotto blu il berretto con il risvolto calato sulla fronte aria dura ma non stanca di persistente protesta sul volto; sa che tu lo osservi ma lui guarda dritto immerso nei suoi quesiti. Per secondo arriva lo studente delle superiori giovane ed assonnato ma che non dimentica mai di specchiarsi nella vetrina del giornalaio, di regolarsi la pettinatura all'ultima moda. Alla fine arriva la corriera di quelle doppie, lunghe, le porte ti si aprono davanti e tu sali per prendere il "tuo" posto. Si perché la mattina alle prime fermate tutto è predefinito potresti chiudere gli occhi e vedere ancora adesso i visi proprietari di quei sedili. La corriera parte ancora per la prossma fermata, tu socchiudi gli occhi tentando di trovare una posizione comoda che sai non esistere perché qui sedili sono fatti per persone di venti centimetri più basse.
Ti svegli sempre dieci minuti prima di arrivare alla stazione, ti guardi in torno trovi i stessi visi del giorno prima, guardi il cielo che da rosa diventa celeste e pensi oggi sarà una bella giornata. Smonti nella ressa della stazione zeppa di studenti giri l'angolo per prendere l'uscita secondaria e ti trovi davanti sempre nello stesso posto, metro più metro meno, la signora anziana e ti domandi: "Anche oggi qui, ma da che parte sbuca?", la osservi mentre tenta di darsi un'aria signorile con la sigaretta tenuta alta tra le dita cammina diritta davanti a te, tenti di superarla ma non ci riesci e lei non curante di chi le sta dietro ti soffia in faccia un fumo che le nazionali senza filtro sembrano Chanel N°5 in confronto.
Sei arrivato alla stazione degli autobus e capisci che la giornata è cominciata anche oggi, ora i visi sono tutti sconosciuti rumori di centinaia copertoni rotolanti si sovrappongono, ora non ti danno più fastidio; sali sul bus e parti, ti immergi con quella specie di regolo arancione route-munito nel traffico e ti dici: "Sicuramente anche su queste macchine ci saranno le stesse persone ma purtroppo non le riconosco".
Arrivi in facoltà, chiedi le chiavi per il laboratorio ed inevitabilmente ritorni alla portineria perchè ti hanno consegnato quelle sbagliate ma non li biasimi visto che quello che c'e scritto sull'etichetta è un indovinello degno della sfinge, oggi stufo hai marchiato il portachiavi con l'indelebile sperando che nessun altro avrà la tua "brillante" idea. Ti siedi davanti al tuo computer e la giornata comincia.
Arriva la sera ti avvii a prendere il bus che ti porta dalla collina alla città, tutto è molto tranquillo forse perchè sei un po' stanco forse perchè realmente lo è. Ti incammini lentamente verso la stazione, sali sulla corriera e parti. Nel viaggio certe volte appunti dei pensieri sull'immancabile agendina che ti accompagna, altre volte ti abbandoni ad una piacevole lettura aspettando che casa si avvicini, arrivando alla fermata speri di trovare qualche "buona anima" che ti dia uno strappo. In qualche modo arrivi al cancello guardi il cielo stellato e pensi: "Dove saranno le stelle di questa mattina? Mah..." la chiave ora è nella serratura del portoncino, le otto sull'orologio sono giovani come le cinque della mattina, la porta ti si chiude alle tue spalle e con essa l'intera giornata.
Sai bene che le stelle della mattina e della sera cambieranno con le stagioni, che il giovane studente avrà un'altra pettinatura da aggiustarsi nel riflesso della vetrina e che il furgone un giorno o l'altro guadagnerà la sua pensione. Sai anche che uno studente da dietro i vetri della fermata, su una gamba appolaiato come una gru, osserverà quell'operaio altero sempre con lo "stesso" beretto, lo "stesso" giubbotto, lo stesso sguardo e gli stessi pensieri, con la stessa ammirazione.

Roberto

Wednesday, 6 February 2008

Diversity, ossia quel che vado cercando

Stimolato da un recente e bellissimo post pubblicato da Dressel nel suo intellignete e pensante blog, grazie al quale è come se lei avesse schiacciato nel mio cervello il pulsante Pubblica Post, ho deciso di rendere qui pubblico un mio pensiero che mi da molto tempo ormai sto plasmando con le mie meningi.
Per motivi di studio e diletto ho ed ho avuto a che fare con tutto quel che riguarda le telecomunicazioni. Le telecomunicazioni nelle loro forma arcaiaca dell'inizio del secolo scorso erano basate su la trasmissione analogica del segnale, col mutare delle tecnologie ci si è poi spostati verso la trasmissione numerica di segnali introducendo inevitabilmente nuovi concetti. Il più importante di questi, è il concetto di contenuto informativo del segnale il quale dipende dalla forma che questo può assumere in un determinato dominio. Il grande teorico di tutta questa teoria nota come Teoria dell'informazione è il grande matematico americano Claude Shannon. Ora se reggerete ancora un pochino arriverò al dunque.
Sono passati circa tre anni da quando ho seguito il corso di Sistemi di Comunicazioni Mobili nel quale ho avuto il privilegio di poter seguire le lezioni tenute da Luc Vanderdorpe in veste di visiting professor dall'università belga di Louvain la Neuve. In tutte le lezioni lui non perdeva mai l'occasione di mettere in risalto che per aumentare il contenuto informativo di un segnale bisognasse trovare un modo per esplirare la Diversity ossia la diversità contenuta nelle varie repliche che noi si riceve al nostro terminale si esso PC o telefono cellulare. Le metodologie per eslorare questa diversità possono essere di vario tipo in funzione del dominio che si va a considerare, sia esso dello spazio, dei codici o delle frequenze. Ora smetto con questo breve excursus e passa a quanto ho rimuginato fino ad ora nella mia mente nella quale continuava a rimbalzare la parola diversity.
Il tutto può essere riassunto così: "Io vorrei, cerco e spero che troverò nella mia vita la diversità!". Mi spiego: diversità per me è un modo di crescere imparando dalle differenze che appartengono al prossimo, discutendo con lui per capire i punti di vista per mettersi in relazione per elevare il mio "contenuto " informativo-culturale e tentare di dare anche qualcosa . Diversità, ne sono consapevole, vuol dire anche scontro: di idee, pensieri, punti fermi e perchè no anche di modi di vedere la vita; ma sono convinto che solo nello scontro si tocca realmente e fisicamente "l'avversario", si assapora un contatto totalmente diverso rispetto allo stare trincerato dietro i propri punti fermi e da la gettare piccole, fastidiose ed inutili bomette di pensiero personale. Questo approccio alla vita credo che sia tra i pochi che ci permetta di crescere e di imparare realmente anche se, come diceva Dressel, ci fa sentire un po' extraterrestri. Credo inoltre che sia l'unica panacea possibile contro il tedio e la monotonia che riserva la vita a chi cerca di conformarsi o di conformare l'altro a se stesso.
Vedo la diversità come fonte inesauribile di continuo scambio di idee e passioni tra due persone, che credo, non proveranno mai noia e delusione perché niente è scontato. Trovo fortunati coloro i quali hanno trovato nella vita una compagna/o con la/il quale esplorare la diversità dell'altra/o, spero che loro siano sempre in grado di cedere nello "scontro" di pensieri quando la ragione di una parte è lampante, crescendo ed apprendendo nel rispetto e nelle libere opinioni della/del partner.
Ora io vado cercando tutto ciò, non è facile ma so che è quello che voglio e so che da qualche parte esiste... ancora.

Mio

Tuesday, 5 February 2008

Dedicato a...

Colori di vita

Cristallini prismi siete,
che l'invisibile luce bianca
disperdete.
Come infiniti arcobaleni
illuminate questo pallido mondo,
con l'indimenticabile slendente iride
del vostro esistere!

Dedicato a tutti i liberi pensatori e tutte le persone libere che con le loro parole non smettono mai di sorprendermi e stimolarmi nelle mie riflessioni. I pochi che ho linkato qui nel blog appartengono sicuramente a questa categoria. A voi in particolare dedico queste miestrampalte parole.

Mio

Monday, 4 February 2008

Ciaspole & Cornetto Mountain

Hi blogger,
Sunday afternoog I experimented my first snow mountain hike with "ciaspole" that are the dialet noun of snowshoes. I departed from Bondone mountain with my friend Nicola, it was a rather cloudy day but we were trustful that the day will get better during the last part of the day.
When we were at the locality named Viote we walked for half an hour near the nordik skiing then we have took the snow path that led to Cornetto mountain that was enclosed to the foggy. When we arrived at about 200 meter from the mountain top the foggy has desaperead and when we have reached the mountain top at about 2200 meter we have found a wonderful and bright landascape of all the mountain in front of us.
After about one hour and half we were at the car redy to got back home.
I want thanks to Nicola for pthe precious company that every time he give me, for the dinner of the evening before and of course for the ciaspole! Many thanks Nicola.
See you soon,

Mio

PS:I have waited to publish this post because unfortunately I have had got some problem with my PC.
PPS: The trouble doesn't stop yet so I'll insert my Picasa album link soon as possible, sorry!

Sunday, 3 February 2008

Small World: An Academic Romance -David Lodge

Hi blogger,

here I am after some Italian posts I'm return to write an English one in my awful English. This time I would like to tolk to you of my last reading, Small World: An Academic Romance of David Lodge. (The Italian title is: Il professore va al congresso).
This book has gave me to a friend about two years ago and since last spring I've never been enterest to read it. But during the last years some things it changed in me and now the reading it one of my passion like when I was young.
But now let's talk about Small World, I have found it light and sometime funny. Light because it talk about a world (the academic one), with the lightness of true story that pull down the academics from their golden pedestal talking about their weakness and their human pulsion that belong to every one but most of their attempt to hide. Funny because the way that author use to undress the character of the people is delicious.
Unfortunately I do not find other things to ponder, sometimes this book with its incredible stories made of impossible coicidence appear to me like a sort of scandalistic English magazine, and this have left me a little bit disappointed. Anyhow I suggest this book to anyone that don't want find a pleasure entartainemet reading.
See you soon,

Mio

Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google