Are you sure?

Radio Pazza

My Music

AddThis Social Bookmark Button
Powered By Blogger

Saturday, 24 May 2008

C&C perché mi tediate? Eppur non posso farne a meno

Di che cosa sto parlano? Chi sono queste due C? Semplicemente le due cose che in molti momenti della mia vita avrei voluto evitare e farne a meno, sono le cose per le quali certi avvenimenti sono andati alle ortiche, ma anche le cose che mi hanno dato una forse effimira soddisfazione. Sto parlando della signora Correttezza e della sua inseparabile amica Coerenza.
Sinceramente non chiedetemi perché tali gentili meretrici mi appartengano, il perché non lo so neanch'io. sarà stata la suggestione impressa da piccolo da certi cartoni animati tipo I Cavalieri dello Zodiaco nella mia mente, saranno le letture , tipo Il Signore degli Anelli, della mia vergine mente in giovane età, sarà che non lo so ma la loro compagnia non mi è mai mancata. Voi potreste pensare che questo sia un qualcosa di bello o quantomeno non brutto, invece per me molte volte non lo è, anzi è adirittura una tortura, una palla al piede.
Credo che nel essere corretti non ci sia niente di male, anzi! Così come nell'esser coerenti qualora la coerenza non sia simile a fondamentalismo o integralismo personale. Il problema a mi avviso nasce quando entrambe le cose compaiono sistematicamente assieme, li credo che tutto sia molto diverso e che tutto sia molto molto pesante non tanto per me ma molto di più per chi ha la sfortuna di entrare in me anche seppur di striscio.
Il mio grosso cruccio è che mi sento di dover soddifare queste sorelle prima di tutto e di tutti, perché altrimenti si tradirei una promessa che ho fatto o che mi sono fatto ed allora stiamo freschi o meglio state freschi! Perché? Perché non so per quale motivo ma il sottoscritto si trasforma in una specie di carro armato e passa sopra tutto e tutti per una cosa che forse non ha neppure senso ma, siccome è stata da me scelta, mi vedo e mi sento inevitabilmente spronato nel portarla a termine. Se non credete che questo sia un male vi sbagliate di grosso ma di un grosso "molto grosso", perché il vivere inevitabilmente si trasforma in una scala fissa di priorità dalla quale ci si scappa mica e, qualora qualcuno faccia parte, di questo vivere occuperà inevitabilmente una posizione su questa scala. (Ben inteso me compreso che ad onor del mio demerito non sono mai stato in cima!)
Quindi? Una tristezza totale? No, solamente una tristezza desolante per me e per chi con me condivide i posti delle retrovie. C'è chi, giustamente, si è stufato di frequentare questi posti ed allora ha deciso di lasciare la mia classifica per seguirne un'altra e chi come me, che non poteva fare altrimenti, ha deciso di attendere che arrivasse il suo momento. Voi potreste dirmi "Cambia la classifica, tanto sei tu che decidi sei tu il giudice della tua personalissima gara!", già sono io il giudice ma non ho poteri perché devo applicare un regolamento che non condivido e che ora modificherei volentieri aggiungendo almeno un comma all'interno di ogni regola, ora aggiungerei volentieri "sempre sbattendotene delle priorità!", in realtà non lo farò mai perché non lo trovo giusto, quindi sono fregato a vita? No cari miei credo di aver scoperto la via per riamanere nelle regole che reputo giuste senza cambiarle, per non tradirle. Il tutto sta non nell'evitare la coerenza o la correttezza ma solamente concedendo queste cose come un bene estremamente prezioso, tra i più preziosi che posseggo, darò la mia parola e la mia promessa solo dopo aver riflettuto profondamente sul significato di ciò che questo vuol dire, su quanto questo potrà costare in termini affettivi a chi mi sta vicino, vorrò aver a che fare con le due sorelle il meno possibile ma nel miglior modo possibile.
Ormai in fatto di correttezza e coerenza devo molto ancora a poche persone care e tra poco più neanche a quelle o meglio per quello che ho promesso neanche a quelle. Ora solo alle persone a me care sarò sempre e comunque perché persone speciali meritano questa promessa d'impegno e molto altro ancora. Sono in parte consapevole che tra poco potrò scegliere perché spero di raggiungere una nuova autonomia, credo che la mia libertà sarà la via di una nuova stagione d'amore tra me e le signorine Correttezza e Coerenza.

Mio

Wednesday, 21 May 2008

In Absentia -Porcupine Tree

Rieccomi per parlarvi della mia ultima esperienza musicale. Sì esperienza, perchè questo è stato il mio primo ascolto dei Pourcupine Tree. Sicuramente in un futuro non tanto lontano lascerò che il mio udito assapori con calma le pregiate note create da questo lodevole gruppo. In loro ho ritrovato riecheggiamenti vaghi e richiami forti a gruppi che ormai ho nel sangue e che ogni tanto fanno ballare i miei pensieri al ritmo della loro musica, sto parlando di Pink Floyd, King Crimson e Yes insomma, una gran bella compagnia.
Vorrei qui ringraziare Museum per avermi, con la sua passione, gentilmente iniziato, al loro ascolto. Hai davvero dei gusti pregevoli, grazie mille! In secondo luogo, ma non secondariamente, vorrei ringraziare una persona che con gentilezza, intelligenza e delicatezza ormai rari è riuscita a sfondare le mie diffidenze. Grazie a lei e grazie alla sua passione per la musica (ed anche per questa canzone) ho visto gente di altri mondi di verde acceso stravagantemente vestita passeggiare svagata, coppie che si lasciavano nella nebbia che su di loro calava, unioni che nascevano in un abbraccio di passione mentre una leggera e vellutata pioggia tutto faceva risplendere di vividi colori. Ti ringrazio di cuore per questo ricordo indimenticabile, grazie per avermi ricordato l'essenziale e vera dimensione della felicità!
Se posso, a voi dedico questa canzone.

Mio





PS: In questo album potrete trovare altre deliziose canzoni ma qui non ho voluto parlarne ed inserirne alcuna traccia perché mi sembrava di rovinare la magia di questa creatura che qui per pochi minuti ha preso vita come l'araba fenice.

Monday, 19 May 2008

La Solidarietà passa in corriera

Ieri sera mentre rincasavo in corriera, sarà stata la stanchezza, sarà stato il brusio di fondo che mi dava fastidio e rendeva per me imposiibile la lettura ma, inusualmente per le mie abitudini, mi sono messo ad origliare incuriosito la conversazione che a voce non proprio sommessa si teneva nel sedile dietro al mio. Ora ve la riassumo brevemente.

Tra loro parlavano due studenti universitari credo di ingegneria o di qualche facoltà scientifica come matematico o fisica; parlavano di lezioni private che noi studenti chi più chi meno ha avuto occasione di dare, in particolare parlavano di lezioni di matematica. Il primo ragazzo riferendosi al secondo sosteneva il suo concetto più o meno con queste parole : "Io personalmente non credo che sia corretto far pagare venti euro o più per un ora di lezione, mi sembra un esagerazione...", il secondo controbatteva immediatamente "non ne sono così convinto, noi si è una sorta di professinisti in quel ambito ed abbiamo acquisito esperienza con fatica e studio e quindi è giusto dare valore a tali cose", poi interrompendosi per qualche secondo aggiunge, "pensa ad un meccanico, un idrauluco, un fornaio o comunque a qualsiasi altro artigiano, le loro competenze noi le paghiamo eccome!"; a questo punto nella conversazione ci fu una pausa interrotta dal primo studente "Mi dispiace ma non mi trovi daccordo. Assolutamente. Io credo nella misura del giusto, ed il giusto non mi autorizza a comportarmi come, a mio avviso, fanno gli artigiani che tu hai invocato..." le sue parole sembravano fluire direttamente da un pensiero continuo che profumava vagamente di ideale io tendevo le orechie per non farmi scappare neanche una parola "... io non mi sento legittimato da un comportamento sbagliato a replicare il medesimo comportamento. E poi pensa una cosa, venti euro l'ora sono circa un terzo se non di più della paga di un operaio, della paga del padre di quella figlia a cui io do lezioni. Per me i quindici euro che domando sono onesti anche se mi sento un po' imbarazzato nel chiederli." il secondo riflettendo un attimo dice al primo "Mah sarà ma nel "mercato" delle lezioni posso assicurati che sei una mosca bianca.". Aquesto punto la corriera alla chiamata acustica si ferma, lascia andare i due giovani e riprende lentamente la sua calma corsa.
Questa conversazione mi ha lasciato con mille pensieri e mille domande alle quali ho dato la mia risposta personale. Ritornando alle parole tra i due giovani non ho potuto pensare ad altro che al pensiero del primo ragazzo a quella specie di ideale che andava invocando, io lo ho ricondotto al mio concetto di Solidarietà. Per me la Solidarietà è riuscire a tendere una mano verso chi ne ha bisogno "sfruttando" una propria posizione dominante, ossia rendere disponibile a chi ne ha bisogno gratuitamente o a pagamento nella misura del REALMENTE GIUSTO il proprio sapere, la propria professionalità acquisita con sacrifici. Perché sono convinto di questo? Semplicemente perché credo che dove sono arrvato io ed il perché ci sono arrivato non è dipendente solo da me stesso ma bensì è frutto di un impegno, più o meno volontario, della collettività. L'accesso a qualsiasi grado di istruzione, piuttosto che l'assistenza della quale mi avvalgo o della previdenza della quale si avvalgono i miei nonnni o i miei genitori è frutto della medesima collettività, sono come direbbe Faber "raggi di un unica stella che brilla e di nome fa" SOLIDARIETÀ.
Ora voi mi crederete un sognatore utopico ma aspettate a dirlo, perché devo terminare il mio concetto, dopo ne sarete autorizzati. Credo ancora ogni comportamento sia sterile se fine a se stesso, mi spiego. Ogni comportamento porta in se un'azione che inevitabilmente va a riperquotersi su chi quell'azione la subisce; nel caso della solidarietà è il ricondurre il tutto alla misura del giusto, quando si è in macchina è nel lasciar entrare una macchina nell'incolonnamento piuttosto che lasiargli attravesare uno stop, quando si è a piedi è un saluto e, se seite più bravi di me, di metterci anche un sorriso. Io credo fermamente che questi comportamenti possono davvero portare ad un mutamento generale della società, credo che i buoni comportamenti la possano far crescere e per farci vivere meglio tutti. Per me anche questo è solidarietà.
Ora ripensando a quel ragazzo, sarà per l'affinità di pensiero che ho respirato, non posso non pensare che, in quella casa di una modesta ma onesta famiglia operaia, mai farà pagare a quel padre il quarto d'ora o la mezzora in più, pensando a quel modo di approcciare la vita penso che neppure guardi l'orologio per vedere lo scadere del tempo, penso che quel comportamento quel modo di porsi non sia invisibile ma tutt'altro e che quel padre lo recepisca oltr ogni misura. Penso che i soldi che lo studente riceverà dal padre siano sempre il GIUSTO per entrambi perché legati dallo stesso ideale. Penso infine, e qui chiudo, che quel ragazzo ha capito giustamente di avere delle responsabilità nella socità e quindi con il suo comportamento insegnato qualcosa a quella famiglia e che qualcosa abbia pure imparato! Perché questo è vivere, insegnare con il corretto comportamento ed imaprare con la più elevata umiltà.

Mio

Saturday, 17 May 2008

Un idoMeme spero sincretico

Ringrazio Daniela dalla qulae ho ricevuto questo piacevole ma faticoso (spiegherò perché di seguito) incarico.
Prima di cominciare eccovi le regole che dovrò seguire:
  • Mettere il link della persona che ti ha nominato
  • Mettere il regolamento del gioco sul proprio blog
  • Indicare 6 abitudini o particolarità, non importanti
  • Nominare 6 persone aggiungendo il link al loro blog e AVVISARLE.
Prima di tutto per coloro i quali si possono avvantaggiare di una cultura lingustica a me purtroppo sconosciuta chiedo scusa per l'improbabile titolo del post ma un motivo c'è, ed ora ve lo spiegherò. Fino ad ora conoscevo con il termine di idosicrasia quell'insieme di caratteristiche che ci portano ad una repulsione od a una suscetibilità particolare nel confronto di determinati agenti o persone, leggendo quanto scritto da Daniela nel suo meme tutto questo non mi tornava, quindi mi sono lanciato in una ricerca etimologica che mi ha illuminato sulla seconda accezione del termine e da qui l'improbabile titolo. Una volta ancora ho avuto la dimostrazione di quanto una conoscenza umanistica e scientifica siano forti solo se l'una è a completamento dell'altra così come la conoscienza del significato profondo ed antico delle parole per la loro reale comprensione essendo che, volenti o nolenti le lingue ora parlate in Europa non sono altro che l' n-esima reincarnazione di greco e latino, per questo ora un po' mi rammarico dei miei studi superiori in quel dell'I.T.I. e mi domando perché non scelsi il liceo. (la risposta forse l'ho pure trovata, ed è che al tempo mi avrebbero segato inesorabilmente... :))
Tornando al Meme devo dire che mica ci riesco a trovare sei abitudini o particolarità non importanti, io ci ho pensato e ho provato a vederle ma proprio nulla (scusa Daniela), il fatto è che non ho più abitudini pur conducendo una vita scandita da tempi fissi e quindi abitudinaria questo non mi ha condotto verso un comportamento abitudinario.
Per esempio, il caffè che Daniela cita nel suo Meme, una volta lo avevo anchio. Prendevo il caffè zuccheratissimo e mi piaceva racattare lo zucchero sul fondo con il cucciaino per poi mangiarmelo di gusto, ora il caffè lo prendo amaro o zuccherato, con il miele o con il latte caldo o freddo indistintivamente a seconda di come gira il vento. Credo che la mia idiosicrasia si ormai una sola, quella di mettere in crisi le mie idiosicrasie, ossia ho verso l'accezione idiosicratica che non conoscevo l'accezzione idiosicratica di cui ne sapevo il significato. Voglio assaggiare e provare tutto quello che non ho assaggiato e provato per un mio modo passato di essere o vedere le cose. Certe volte ci riesco altre volte un po' meno ma l'importante credo sia provarci.
Ringraziando moltissimo Daniela per il Meme (spero che tu mi nominerai ancora una volta o l'altra) e vorrei chiederle scusa se l'ho delusa ma proprio non trovo niente che più mi appartenga ed inoltre chiedo scusa perché sono riuscito a rendere pesante un Meme bello e leggero imprese queste nelle quali sono un eroe di mitologica fama!

Mio


Thursday, 15 May 2008

Quale Dimensione ci può contenere?

Una risposta mica l'ho trovata fin quando, tempo fa, tra un commento sul sogno e "una prigione senza confini" nel mai banale regno di DiGiToErGoSuM mi è parso di avere una sorta di illuminazione, insomma quel flash che ognuno di noi ha provato. Ora, dopo una lunga riflessione, chiudendo gli occhi (figurativamamente altrimenti sai che post) vi racconterò cosa mi dicono queste bizzarre lucciole che curiose svolazzano sulle mie palpebre.
Misure, dimensioni e stati della materia sono le cose che noi tutti si ha a che fare durante il giorno, il primo respiro che cosciamente ci riempie i polmoni, la moca che si riempie, il biscotto che si inzuppa e poi via a capofitto nella giornata ed in mille altre milioni di situazioni. Ma fin qui tutto è semplice anzi semplicissimo perché siamo in quel dominio che da sempre ci appartiene edal quale noi non si può fuggire, il dominio fatto di materia sia essa solida liquida o gassosa. Noi con il tempo si è imparato a governarla a plasmarla a contenerla e talvolta con estrema abilità a mutarne lo stato a nostro piacimento ricorrendo al nostro intelletto. Sembrerebbe quindi tutto apposto tutto ha un contenitore nel quale può giacere ma noi siamo il tutto? Credo sinceramente di no, noi credo che si è Tutto. Noi si è liqudo, solido e gassoso nell'insieme noi si brina o si sublima indifferentemente, ma noi si è molto di più si è condensazione di Bose-Einstain (che francamente ignoro) si è plasma (che ignoro pure anche se lievemente meno) ma a mio avviso si è ancora di più, si è il non stato perchè si È.
Ed allora cosa ci può contenere quale è la nostra misura e quale la nostra dimensione essendo che si è lo Stato per eccellenza? La dimensione che ci contiene è data, a mio parere, da quella del nostro spirito è il confine che cinge il nostro Essere. Detta così però mi sembra di cavarmela con poco quindi inevitabilmente parliamo di Essere.
Ma cos'è questo Essere? Sicuramente è qualcosa di vivo mutevole ma non effimero e scontato, è una presenza costante in tutte le persone indipendentemente da fattore alcuno. È una presenza alla quale ci si abitua sin dalla nascita è il nostro specchio interiore sul quale in qualsiasi momento la nostra anima può rimirarsi, contemplarsi e criticarsi. È quell'immagine che viene da dietro un muro che quando si è bambini ci stupisce, che quando si è adulti la si ignora ingiustamente. Il nostro Essere è una amalgama indistinta di sentimenti, emozioni, senzazioni e percezioni verso il vissuto e la realtà; è formato da una parte solida data dal passato, da una parte mutevole fatta dal presente e da una parte oscura fatta dal futuro. Io vedo il nostro Essere come la Terra immersa nella nostra Via Lattea, l'Universo il nostro futuro. Noi si viaggia in un infinito nel quale perdersi è trovarsi in cui nulla è definito perché tutto è mutevole, nessuna dimensione fisica è possibile, nessuna Dimensione è definibile se non dai limiti del nostro Pensiero, che io amo credere con assoluta convinzione come mirabilmente Infinito.
Nessuna dimensione ci può contenere perché in noi ammasso disordinato di atomi ordinati c'è l'Universo e con esso il tutto.

Mio

Monday, 12 May 2008

Un volo in me. Grazie Musica!

Volo in questa musica volo nei sentimenti, chi sono sono reale? Effimero? Mutevole? Mostro ora il mio vero IO o quello che avrei voluto essere quando il tempo era maturo? Quante domande che mi torturano, troppe forse per vivere in serenità troppe per poter trovare risposte senza in esse perdersi.
Mi guardo e mi vedo come un'antica bandiera di un regno da tempo decaduto che viene dal vento violentata, al sole mostra le sue membra sfibrate, persa ormai ha la regale compostezza nei suoi sinuosi movimenti, dimenticati nella mia mente sono i volti dei Re che tenendomi per mano mi giurarono libertà. Ora regni più non rimangono per i quali combattere per i quali giurare, solo terre di devastazione, terre ferite dalle quali vita umana rifugge nelle quali vita sevaggia riacqusta il dominio con prepotenza.
Regno dei miei sogni reali con te negli occhi piango a questo vento che sferzante torna a torturarmi.
Regno dei miei ideali con le tue ferite sul mio corpo piango il vuoto che mi hai donato.
Regno delle mie speranze con le tue ingannevoli presenze mi dolgo.
Regno del mio presente in te sono costretto a vivere da te fuggire vorrei io che impalato sono come un nemico sconfitto qui mi agonizzante giacio attendendo la Morte come la liberazione del corpo come la vendetta per il mio spirito torturato, come resurrezione verso un nuovo volo tra cielo e terra, tra notte e giorno aspettando l'Alba e poi ancora il Tramonto.

Mio

In my ear have inspired me: Train -Porcupine Tree

Sunday, 11 May 2008

L'uomo col fiore in testa -Daniela Guida

Vorrei parlarvi della mia ultima lettura, trattasi de "L'uomo col fiore in testa" di Daniela Guida, una scrittrice che qui ho avuto il privilegio di avere sempre come graditissima ospite.
Come al solito cercherò il più possibile di sorvolare sulla trama perché non voglio assolutamente rovinarvi questa piacevole lettura ma, come al solito, cercherò di esprimere il sapore che questa lettura ha lasciato nei miei pensieri tentando di capire cosa ho assaggiato, cosa mi ha svelato.

Per cominciare non intaccando la storia dirò solamente che questo libro a mio avviso parla d'Amore, non di quell'Amore fatto di baci, abbracci e quant'altro ma di quello che ognuno dovrebbe speriemetare per capire se davvero ama o ha amato. Cosa voglio dire con questo? Semplicemente che troppo spesso, credo tutti e senza distinzioni, si passa da un affetto all'altro senza porsi domande ma solo vivendo quell'ebrezza, quell'attimo senza fine che si conquista negli occhi del proprio compagno/a di vita. Noi tutti ci si perde o almeno ci si è persi una volta in questo piacevole oblio, rimanendo senza domande e non cercando risposte. Noi tutti si è creduto di amare ma alla fine ci si è ritrovati vuoti ed insodifatti della vita e solo un evento strano ed inspiegabile ci ha messo davanti alla realtà dura e cruda. Quella realtà fatta di mostri, paure ed insicurezze ed allora via di corsa alla ricerca di una nuova roccia sulla quale aggrapparsi alla ricerca di un nuovo essere da contagiare non d'Amore ma solo delle proprie malattie.
Credo che uno dei messaggi di questo libro è che chi tradisce, principalmente tradisce le prorpie speranze, ed essendo una persona bugiarda contagia col seme del proprio dolore chi accetta un dono d'Amore ormai insperato, chi per sentirsi amato deve essere contagiato. La storia in principio sembra bella e irreale fino a quando i segni della peste compaiono anche sul nuovo ospite che malato vorrebbe esser aiutato ma non può esserlo, perché è solo, perché chi credeva rappresentare Amore ma era in realtà un ospite pasciuto per un parassita, un subdolo insetto che gli succhiava vita ed iniettava veleno che i tessuti distruggeva e corrodeva. Ma la distruzione trova sempre la sua fine quando tutto è andato quando niente resta in piedi, quando l'ospite è morente il parassita deve trovarsi un'altra vittima o può tentare di vivere di rendita aspettando la prossima vittima; solo che i parassiti d'Amore non sanno che ciò che succhiano può far male perché crea una dipendenza inversa, ossia fa credere di essere liberi da qualsiasi vincolo con l'ospite non accorgendosi che l'ospite in realtà è l'unica cosa che li può mantenere vitali.
Mentre tutto questo accade mentre la morte tenta disperatamente di baciare quell'ospite agonizzante esso apre gli occhi sul mondo e si accorge che, quello che lui credeva Amore in realtà era la pallida ombra di un terrore condiviso tra persone smarrite. La vita nella nuova consapevolezza di quel vuoto immenso lasciato dal parassita comincia in esso a fluire lentamente colmandolo pian piano; il parassita invece della vita che da lui fluisce non se ne cura acciecato dall'egoismo che lo ha portato ad usare il suo bacio infetto. Purtroppo per lui quando le forze vengono meno vorrebbe dinuovo spalancare le fauci per attacarsi all'animo limpido dell'ospite ma si accorge troppo tardi che forza più non ha, si accorge presto che la sua fine è vicina.
Non so sinceramente quanti ospiti e quanti parassiti d'Amore popolino ora questa nostra società, so solo che la loro simbiosi è sempre la stessa, così distruttiva così reale. Purtroppo credo anche che il confine tra esser ospite oparassita sia molto labile perché in ognuno di noi entrambi vivono in una continua combatutta lotta che sempre ci deve far rimanere sull'attenti.
Se posso consigliarvi leggete questo dolce e simpatico libro che tra una riga e l'altra, tra un punto ed un altro vi può dare sicuramente uno spunto per riflettere su cosa si è o su cosa si è stati.
Complimenti Daniela, davvero!

Mio

PS: a tutti gli interessati al libro ma anche al pensiero di Daniela vi consiglio di fare un giretto da queste parti www.danielaguida.it

Friday, 9 May 2008

Quale ENERGIA per il futuro? -Carlo Rubbia (è immnesamente scusate! ma se avete tempo...)

Ieri sera a Trento ho assistio all'intervento del premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, quale è intervenuto in merito al futuro energetico che ci attande nei decenni avvenire. Ne sono restato davvero shockato e mi sento in dovere di pubblicare quel poco che la mia mente è riuscita ad incamerare.
Noi tutti siamo consapevoli che il petrolio sia una risorsa destinata a terminare, ma pochi credo abbiano la piena consapevolezza del significato di questa ineluttabile verità. La fine del petrolio mantenedo questo nostro modo di vedere, produrre ed utilizzare energia sarà la fine della nostra civiltà; noi si crede che la nostra civiltà sarà cancellata dall'inquinamento o dalle catastrofi naturali che da esso derivano ma purtroppo non sarà così, sarà peggio. Il nostro "orologio vitale" sta facendo un coutndown ed ora segna alpiù quaranta forse cinquant'anni. Voi vi domanderete perché dico questo, lo dico perché tutto nella nostra civiltà occidentale, che inevitabilmente si sta allargando a nuove e grandi realtà emergenti quali Cina ed India, è legata all'energia della quale è una famelica divoratrice. Noi ad ora non si può vivere senza energia, le privazioni che ne deriverebbero sul nostro stile di vita sarebbero talmente pesanti che non si potrebbero accettare; senza contre il fatto che qualora noi si sia disposti ad accettarle non si troverebbe nessuno che ce le proponga, ossia nessun governo, nessuna multinazionale o grande industria sarebbe disponibile a ad accettare una dimunuzione sensibilmente dei consumi perché questo vuol dire DENARO perso. (e del DENARO vi dirò cosa penso un'altra volta).
Una risposta spontanea che vi verrà in mente è "Beh però posso cominciare con il risparmiare, il reciclare l'investire in fonti rinnovabili...", vero, sacrosanto e giusto ma il problema è di fondo e mi spiego. Sulla terra si è ormai tanti e sicuramente troppi per il nostro stile di vita, ogni americano consuma procapite circa otto barili di petrolio al giorno, un europeo ed un giapponese circa tre (siamo abbastanza virtuosi), un indiano ed un cinese mi sembra di ricordare circa uno, quindi dove sta il problema? Livelliamo verso il basso, attraverso l'attuazione di comportamenti ancora più virtuosi nel campo della gestione energetica, mediamo diciamo a circa un barile e mezzo o due pro capite e siamo a posto, no? Purtroppo no! No perché sulla terra, leggasi sud America ed Africa principalmente, ci sono un MILIARDO e seicento MILA persone che usano meno di un decimo di barile di petroli a testa, ossia circa un litro!!! Quindi non ce se ne esce cari miei, il nostro stile di vita o comunque, al meno di non voler ritornare al periodo pre-rivoluzione industriale, ci porterà allo sfacelo più toatale.
La soluzione è quindi da ricercare in nuove tecnologie in grado di fornire la stessa energia derivante dall'uso di combustibili fossili con la peculiare caratteristica di essere più pulita, rinnovabile o quantomeno illimitata nel tempo, o meglio che la sua durata sia pressoché indipendente dal numero di persone che popoleranno questa nostra terra. Perché escludo la rinnovabilità a priori? Semplicemente perché tutte le fonti rinnovabili ora su questa terra non sono in gradi di coprire il fabbisogno fornito da una o al massimo due centrali atomiche delle trecentosessanta presenti sul pianeta.
Allora che ci resta solo l'uranio come via di fuga? Purtroppo no, perché sembrerebbe anch'esso è destinato ad esauririsi in circa cinquant'anni, che quindi diventerà antieconomico come il petrolio e senza contare il fatto che la produzone e lo stoccaggio di scorie nucleari non è un problema del tutto secondario e ancora senza contare il fatto che la produzione di uranio è legata a filo doppio con la produzione di armi atomiche il che non è di per se una buona cosa. Non ci si scappa, bisogna cominciare a far girare gli ingranaggi nella nostra testolina, così come quando in nostri antenati producevano le prime armi "sofisticate", sarebbe meglio farlo prima di morire di fame come accadeva ai loro tempi perché anche se ad ora non sembra lo dovremmo aver imaprato che la fame uccide e non fa morire.
Rubbia ieri sera ha proposto due approcci innovativi al problema della creazione e l'uso di fonti rinnovabili, altresì ha proposto un rimedio alla vecchia e scalcagnata energia nucleare basata sull'uranio nell'ambito dello smaltimento dei rifiuti. Partendo da questo punto Rubbia ha proposto un metodo da lui brevettato che consente attraverso una specie di acceleratore di particelle di "bruciare" il materiale fissile di scarto rendendolo praticamente molto meno pericoloso ed inquinante, in modo tale da consentirne uno stoccaggio più limitato nel tempo e più sicuro, insomma ha inventato una sorta di inceneritore di scorie nucleari, meglio di niente a tal punto che le grandi nazioni mondiali che basano la produzione della loro energia sul nucleare sembrano essere abbastanza attratte da ciò, purtroppo il problema rimane, l'uranio è destianto a finir e presto! Quindi vi presento ora la cura proposta ieri sera.
Un nuovo solare e un nuovo nucleare. Il nuovo nucleare proposto da Rubbia prevede l'uso di nuove centrali nucleari con un nuovo materiale di fissione, il torio. Questa tecnologia ormai giunta llostadio di progettazione avanzato ha tre grandi punti a suo favore: il primo è rappresntato da una disponibilità pressoché illimitata (circa quattrocento anni se non ricordo male) di torio il quale, stranamente vista la cronica carenza di risorse naturali, è presente anche in Italia. Il secondo punto dato dal fatto che il quantitativo di scorie prodotto attraverso la fissione è circa un duecentesimo di quelle prodotte attraverso la fissione dell'atomoo di uranio. Il terzo punto è che una centrale nucleare al torio si può spegnere, ossia la reazione di fissione è controllabile come l'alimentazione del monitor che avete di fronte agli occhi. Questi punti ma soprattutto quest'ultimo punto convincerebbe chiunque no? Noi si, chi fabbrica bombe no, perché la traduzione del terzo punto è NESSUNA BOMBA AL TORIO È ATTUALMENTE POSSIBILE e, come ieri ha detto Rubbia riferendosi all'energia nucleare: "è la figlia di una madre degenere", dove la madre era il progetto Manhattan, al quale partecipò come massimo protagonista Enrico Fermi, e che portò alla creazione della bomba atomica.
La seconda fonte rinnovabile proposta da Rubbia è quella derivante dagli specchi ustori noti sin dall'antichità classica, ossia quell'insieme di strutture riflettenti in grado di concentrare l'energia luminosa del sole in un determinato punto aumentado così l'efficienza energetica derivante dalla radiazione di luce solare. L'approccio di Rubbia prevede di utilizzare gli specchi ustori in modo tale da concentrare la luce solare su un tubo nel quale scorre un particolare liquido (pensate un po' è pure non inquinante) il quale è in grado di assorbire un elevata quantità di calore ma sopratutto è in grado di CONSERVARLA per un periodo di tempo accettabile. Per accettabile intendo che una volta che il sistema è entrato in regime, se manca il sole non manca l'energia per un periodo ragionevole di tempo. Questo vi sembra incredibile? Aspettate che vi racconto ciò che a me è sembrato incredibile a tal punto che mi sembra tuttora di aver capito male, l'incredibile sta nel fatto che una superficie di duecento chilometri di lato (e ridico 200Km!!! ossia su per giù il doppio della Sardegna) coperta di specchi ustori può fornire l'energia giornaliera pari a quella fornita da tutte le fonti fossili utilizzate in un giorno. L'affemazione è molto pesante, devo verificarla.
Voi potreste pensare che tali cose sono pura fantascienza, ma vi sbagliate, le centrali al torio le stanno realizzando indiani e cinesi mentre gli specchi ustori sono in avanzato stato di realizzazione in Spagna, ahi Zapatero!!!
Ma allora dov'è il problema si ha tutto? Si hanno le soluzioni. Il problema si chiama BUSINESS cari miei. Fin tanto che il petrolio sarà conveniente, nulla cabierà nella mentalità delle grandi multinazionali che ci governano, il giro di denaro attorno al mondo petrolifero è di circa venti milardi di dollari al giorno! Pensate che qualcuno di loro lo voglia cmbiare? NO? Anchio purtroppo sono daccordo con voi. Ma questa è una mia personalissima opinione? Ancora no, perché per noi parlano i numeri. In tecnologie, sviluppo e ricerca in campi quali l'elettronica e la farmaceutica si investa dal dieci al quindici percento di quanto si guadagna mentre nel campo energetico si arriva a poco più dell'un percento. Ora pensate ai progressi che si sono fatti negli ultimi trent'anni (per non infierire) nei tre campi e datemi voi una risposta coerente ed alternativa. Fin tanto che i governi e le nuove imprese ed aziende slegate dal classismo delle multinazionali non capiranno che l'energia rinnovabile non è un business per il futuro ma è il solo business del futuro saremo costretti a patire e non poco o forse, meglio, a patire poco perchéil tempo stringe, il conto alla rovescia non si ferma!
Personalmente quello che noi si può fare per non entrare ancor più nell peste nelle quali ci troviamo è atuare almeno due comportamenti che reputo saggi il primo è un CONSUMO RESPONSABILE ed il secondo, da parte delle imprese, ma comunque anche della collettività che da esse non è mai esule se attiva, è il CORAGGIO NEGLI INVESTIMENTI. Il consumo responsabile si traduce in mezzi di locomozione meccanica più efficiente (che esistono già), in un reciclaggio maggiore ed in uno spreco minore delle risorse, mentre il coraggio negli investimenti deve essere supportato dai governi, e quindi in noi che li votiamo, attraverso non lo stanziamento illimitato di fondi, ma attraverso la creazione di situazioni favorevoli per il ritorno economico degli investimenti stessi, ossia un limite inferiore del rischio tenendo presente che il fallimento è inevitabile perché comunque sia questo mondo non è quello delle fate!
Già che ci sono dico, o meglio Rubbia le ha dette, due parole sul nucleare italiano. Questa nuova frontiera nucleare che i nostri grandi politici indistintamente sia a destra con la voglia del costruire, sia a sinistra con il non costruire ma senza idee alternative, è una partita persa per tre motivi fondamentali i quali sono: lunghi tempi di costrzione, scarsità di materiale fissile e stoccaggio delle scorie; il tutto tradotto si dice anche crazione di un investimento che rimmarrà sempre in perdita. Non è questa una mia opinione ma è l'opinione di un grande stato che sul nucleare non investe più attivamente dal 1979, quale stato? The United States of America! Ah senza contare che un tale approccio prevederebbe la realizzazione di circa venti centrali atomiche una per ogni regione, una in ogni giardino, santa e giustissima democrazia!
Cari miei e qui concludo con parole allegre come di un vecchio, malandato e triste circo allo sfacelo in cui i trapezzisti hanno l'osteoporosi, i clown sono senza denti, l'uomo cannone è troppo grosso per entrare nella canna e il formidabile Maciste ha la schiena a pezzi, stiamo andando allegramente in vacca non accorgendoci che il nostro mondo non è popolato da agnelli ma da lupi.
Cari miei, noi abbiamo ora nelle mani la responsabilità per il NOSTRO futuro. Noi possiamo decidere, parafrasando Rubbia, di ESSERE GENITORI INDEGNI PER FIGLI DEGNERI oppure NO!

Mio

Wednesday, 7 May 2008

Un MeMe per Me parte seconda

Non concosco le regole del meme-mondo ma sono stato gentilmente invitato da Dressel a ricomporre un meme su ciò che a me piace e quindi non posso esimermi dal piacevole compito. Ora vi dirò ma non sarà un ridire perché credo, che nelle cose che piacciono non si possa stilare una classifica ma però si possa, per non fare dei torti ad una cosa o l'altra tentare di classificare il che è differente; quindi mi sono chiesto perché non coniugare il piacere con il senso? Ieri sera nel mio pendoalre tra l'attesa corriera ad una fermata e una fermata nell'attesa della corriera questo ne è uscito dal mio cervello che, chissà perché era rincitrullulito.
  • Al mio udito piace: il silenzio più intenso, quello assordante che da fastidio, che entra nelle orecchie come un ladro, casinista come una giovane e scalcagnata banda di paese al gran completo. Al mio udito piace: l'armonia e la cacofonia del riso di donna, quando è gioviale e spontaneo quando è Vita.
  • Al mio olfatto piace: l'odore forte e persistente dei "miei" boschi di conifere, l'odore della resina che da quei trochi trasuda con lacrime dorate. Al mio olfatto piace: l'odore sempre diverso sul collo di donna laddove iniziano i capelli, dolce profumo che mai si può dimenticare.
  • Alla mia vista piace: il crepuscolo, il Giorno che morente ed agonizzante viene steso lentamente sul ventre della terra dalle giovani e scure braccia di una calma Notte di stelle vestita. Alla mia vista piace: la dolcezza senza fine che si trova sul volto di donna perso tra veglia e sogno.
  • Al mio gusto piace: la persistenza di quei sapori che si imprimono nella mente ed in essa si perdono senza trovare via di uscita alcuna, che da essa escono furtivi sulle mie palpebre quando cibo non toccano. Mi piacciono i sapori di cibo onesto, di buon bere, di nettare d'Amore.
  • Al mio tatto piace: quell'aria che ieri sera dal lago veniva baciandomi il volto e le mani, che scherzosa gioca nel scompigliare la mia pasharina arancione. Al mio tatto piace: la pelle morbida di donna la laddove i fianchi montano come vellutate colline.
  • A tutto ciò che senso non è perché sensi non ha consegno ciò che sta oltre, consegno il sentimento. Lascio a Lui il piacere per le cose che non ho provato, il piacere per il nuovo del quale purtroppo mi sono molto privato, che poco mi ha interessato. Lascio a Lui l'arduo piacere della ricerca di un nuovo me stesso che vedo come una casa sempre aperta a chiunque la sappia rispettare.
Come l'ultima volta ho un po' di amaro in bocca per ciò che avrei voluto scrivere e ho omesso. Veramente ciò che piace non può che essere messo al primo posto su una podio di mille e mille posti sicuramente è meglio così. Ieri il mio podio era diviso tra sensi di cose e persone affini oggi chissà cosa sarà ma questo realmente e sicuramente poco importa.

Mio

Monday, 5 May 2008

Dove sei finito Morfeo?

La settimana scorsa ho ricevuto un'email nella quale, tra le tante cose, mi veniva descritto un sogno buffo, leggendo la sua descrizione non ho potuto non interrogarmi su da quanto tempo io non sognassi. Pensa che ti ripensa il vuoto, il nulla il niente ed ancora. Non ho ricordato e non ricordo l'ultima volta che ho avuto un sogno piacevole o inquieto che sia. Ma perché ho perso questa preziosa dimensione? Perché Morfeo non mi fa più compagnia? Voi direte che comunque anchio sogno è solo che non ne ho ricordi la mattina, io vi rispondo che è vero, ma si dice che chi non ricorda i sogni è perché sogna cose non piacevoli il che, forse, è anche peggio.
Devo dirvi che sono proprio invidioso di voi che del sogno non avete perso la magia, di voi che vi alzate la mattina con quei strani ricordi che vi pervadono la mente facendovi pensare: "È realmente successo?". Voglio ritornare a sognare come da bambino, voglio vivere le notti nella leggerezza di un volo in cieli stellati nei quali io possa spostare le stelle creando strane costellazioni, non voglio più pensieri voglio la calma e la pace. Sogni dove sieti finiti? Ve lo chiedo ancora, perché più ci penso e più non trovo una risposta. Siete scappati non da settimane ma sicuramente da mesi e purtroppo credo che essi siano molti di più di dodici. Perché?
Sono triste perchè non sogno punto e basta! Sono triste perché evidentemente dall'esterno nulla più mi può far sognare! Sono triste perché non è Morfeo da me rifugge, da me che vorrei tornare ad avere occhi da bambino da me che occhi da bambino forse non potrò più avere; sono triste perchésono io che l'o faccio scappare!
... qui ero arrivato e qui mi ero fermato insodisfatto perché non ero riuscito ad esplorarmi, ora dopo esser passsato dalle parti di DiGiToErGoSum ho trovato, grazie al suo post sul medesimo argomento e grazie ai suoi commenti, nuovi spunti di riflessione. Innanzitutto credo che il sogno comunque sia è fuga dal reale che non si accetta ma questo non implica che sia una fuga verso la Libertà o, come rileva Digito, una fuga da qualcosa che si vuole o si teme. Il Sogno che gli aborigeni credevano essere la dimensione primaria antecedente all'origine del mondo è dunque un luogo? Sicuramente sì, credo che sia l'abbraccio tra il nostro essere che fugge e il nostro essere che cerca, è sicuramente reale nella nua metafisicità così come è reale la vita che sperimentiamo.
Quindi perché non sogno più? Perché forse questa realtà mi sembra metafisica ed i sogni fisici mi fanno troppa paura, perché credevo di aver raggiunto una mia dimensione stabile in fondo al baratro ma in realtà il baratro mi sta ancora fagocitando ingordo e senza fondo, mi aveva fatto credere di toccare il suolo ma forse ero solo io che col suolo sotto i piedi mi muovevo giù ed ancora più giù. Ora voglio uno schianto fragoroso, voglio penetrare in quelle viscere essere digerito, esser espulso per poi piantare i miei due piedi a terra alzare gli occhi e scalare la mia montagna reale per entrare nel sogno irrreale, voglio ritrovare metapensieri per generare metarealtà per fuggire nel ritrovarmi per rinchiudermi nello scappare. Forse mi manca solo questo, mi manca il combustibile per la mia reazione a catena, il combustibile che posso trovare solo con, nel e per il vivere.
... qui ero arrivato fin o a quando Museum non ha scritto questo bellissimo post, nel quale alla seconda riga si pone una domanda che mi travolge ossia: "Il sogno è l'illusione o l'illusione è il sogno?". Sinceramente non so rispondere più con certezza ma so solo dare voce alle mie incertezze. Quindi al bando le parole che troppo spesso son fuorvianti agire e reagire per tornare o meglio ritornare ad essere la dove le distinzioni non servono perché quello che conta è quello che resta perché se il sogno è l'illusione perché l'illusione è sogno. Due facce della stessa medaglia.

Mio


PS: grazie degli spunti riflessivi Digito! Speriamo che le conclusioni non mi portino a sogni che mi riflettano ancora più lontano da loro.
PPS: grazie Museum, anche se mi ha incaasinato ancora di più i pensieri! :D

Soundtrack in my ear: Collapse the Light Into Hearth -Porcupine Tree

Friday, 2 May 2008

Il Cervello e la Mente

Scrivo questo post dopo un'osservazione che mi è stata fatta da Museum (che mi ha fatto pensare troppo anche questa volta...), a proposito di refusi (e non solo ;) ) contenuti in un mio post. Io mica me ne ero accorto della loro presenza pur rileggendo il tutto più volte, alchè ne ho cercato il motivo e l'ho trovato in una mia rilettura distratta, ma anche in qualcosa d'altro, a cosa mi riferisco? Date un occhio qui di seguito soprattutto alla prima slide, le altre probabilmente le conoscerete già.



Dopo la faccenda dei refusi mi sono chiesto ma possono essere Mente e Cervello disgiunti? Sicuramente no essendo il Cervello è colui che della mente è l'insieme fondante, lo strumento che ci plasma a quelle funzioni superiori che ci contraddistinguono quali la personalità, l'intelletto, la memoria, l'insieme delle emozioni e così via. La Mente appunto.
Ma allora il Cervello è un generatore casuale di refusi, quando dovrebbe essere il nostro trasduttore sulle verità fisiche che ci circondano e sulle verità emotive che percepiamo? Probabilmente sì. A mio parere (per altro molto molto modesto), il discernere le Verità che ci circondano risulta essere impossibile nella sua interezza, qualcosa sempre ci sfuggirà, verrà modificato per essere adattato ai nostri gusti o meglio a quelli della nostra Mente che quindi mente a noi stessi. Ma allora noi si vive rinchiusi in un paradosso dal quale non si può riuscire a scappare perché si esiste in una bugia autoreferenziale? Credo di no, o meglio solo in parte. Ciò che ci salva da questo cammino infinito su di un nastro di Möbius e la coscienza in noi stessi e negli altri, ossia riuscire a mettere noi stessi in discussione diffidare di noi come si diffida di uno sconosciuto con un brutto ceffo e con una ciccatrice sul volto che sa tanto di un misto pirata galeotto della peggior specie. Purtroppo però sono consapevole che in un sistema autoreferenziale non si può mai giungere alla verità perché ogni cosa può essere contradetta senza che ne sia dimostrata la veridicità. Quindi? Ho parlato di aria fritta fino ad ora? Proverò a rispondere andando contro la mia Mente che mi sta dicendo di no, quindi la risposta sarebbe si hai parlato di aria fritta. MALEDETTA AUTOREFERENZIAZIONE!
Ma allora come posso fare a smascherare la mia Mente? Difficilmente ripagandola con la sua stessa moneta, mentirò a me stesso per non condurre la mia Mente verso decisioni basate sulle sue facoltà (ricordate, quelle scritte all'inizio), metterò la mia Mente in cortocircuito in modo tale che essa possa riuscire a trovare una via di uscita basata su convinzioni che sono tutte cedevoli e quindi non sono preferibili ad altre per un semplice gusto di convenienza.
Riuscire in tutto questo credo che sia l'essenza per non adagiarsi e cullarsi nelle convinzioni che si hanno, credo che ci sia l'essenza per capire gli altri e da loro imparare, perché attorno a noi sono sempre più convinto che ci sia una realtà che ci sfugge nella sua completa bellezza.
So che forse ho detto mica tanto ma qui il territorio è molto scivoloso e credo di essere caduto troppe volte quindi a presto da uno che tenta di essere autoimbroglione, ma che non vi imbroglia nel senso che credetemi... o meglio non credetemi... non ci si esce sono entrato in cortocircuito! Facciamo così non credete in voi stessi e credete con diffidenza oppure no (degustibus) negli altri perché tanto li la Mente non è la vostra... neanche da qui ci si esce, perché ci sono sempre i sensi e le percezioni di mezzo. Quindi???
Vivrò, proverò, sarò ingannato ed ingannerò la mia Mente talvolta sbaglierò talvolta indovinerò comunque sia sempre nel rispetto nel mio altro me stesso, che non è l'alterego, che mi troverò di fronte, più di così non posso fare purtroppo!
Datemi voi una soluzione, uno spunto di riflessione alternativo, perché ormai sono entrato in una spirale senza fine!
Ohooo scivoloooooooooo!

Mio


PS: e se avessi sbagliato le mie ipotesi iniziali? ...Non ce ne esco più, sono quasi esasto mi auto-censuro, ora spengo l'interruttore, pensateci molto bene prima di premerlo verso On con le vostre ipotesi ;)

Thursday, 1 May 2008

Sistema Internazionale & Sistema Personale

"L'Ampere [A] è quella corrente che corre in due fili paralleli indefiniti rettilinei distanti tra loro un metro con le seguenti caratteristiche stessa intensità, stesa direzione e verso opposto in grado di generare una forza pari a 1*10^-7 N per ogni metro di filo". Questo era quanto c'è scritto sul mio quaderno di fisica di prima superiore, quello che ricordo bene anche ora con la foderina gialla con l'etichetta 1B a ricoprire la copertina amaranto, ricordo pure quella pagina sulla facciata sinistra nella quale oltre alla definizione di Ampere che ho citato a mamoria, spero fedelmente, c'erano tutte le altre definizioni che stabilivano le grandezze fisiche (il metro, il chilo, il grado Kelvin, il secondo, l'intensità luminosa...) utilizzate all'interno del Sistema Internazionale di Misura (SI). Devo doverosamente rendere omaggio al professor P. S. un ingegnere nucleare che laureatosi si è visto chiudere le centrali nucleari per via del famoso referendum, ingegnere che andrà in pensione quando le centrali nucleari (spero di no) riapriranno. Che strani destini riserva la vita. Comunque sia lo ringrazio per quello che ha tentato di imprimere nelle nostre giovani menti, con una passione ed un brio intellettuale che solo a distanza di anni riesco pienamente ad apprezzare.
Ora però mi chiedo e vi chiedo, esistono grandezze all'interno di un Sistema Personale di Misura (SP) in grado di quantificare il nostro Essere? Se si sono uniche e complete ossia descrittive di tutto quello che ognuno può provare e sulle quali si può descrivere il nostro universo interno?
Sinceramente ci ho pensato molto cercando di eliminare tutte quelle grandezze che ho reputato derivate, perché in loro è contenuto il contributo di altre grandezze fondamentali, quindi sono arrivato alla formazione del mio insieme personale di grandezze fondamentali all'interno del mio SP, ora ve le presento dopo di che tenterò di formularne una mia definizione. A mio avviso le grandezze all'interno del mio SP ossia sescittive del mio universo sono: Amore, Passione, Amicizia e Bellezza e niente più.
  • Passione: per me è quella strana deviazione piscologica che ognuno porta con se per una determinata azione, essa provoca un orgasmo mentale di qualità e quantità inimmaginabile. La cosa interessante (credo tutti almeno una passione la posseggono) è che essa muta da individuo ad individuo, ma sono fermamente convinto che il piacere che essa è grado di generare è una cosa comune tra esseri umani, essa pulsa e ci fa agire secondo dettami che ad altri e, magari talvolta anche a noi stessi, ci sembrano illogici ed assurdi. Come ogni grandezza bisogna definire un grandezza personale di misura; io credo che un grado di intesità su un scala graduata (come avviene nei terremoti) sia accettabile, non so il GP il Grado Passionale potrebbe andar bene (mah).
  • Bellezza: ahi qui si comincia ad entrare nella selva oscura, cercherò di districarmi. Innanzi tutto la Bellezza palesemente non appartiene esclusivamente ad un oggetto, una cosa nonché ad una persona. La Bellezza ha una strana e personalissima caratteristica ossia quella di essere effimera e mutevole, inoltre è totalmente scorrelata dal nostro essere persone è una personalissima accezione che ci pervade col suo senso di stupore senza che noi se ne possa fare a meno. Inoltre per me la bellezza ha anche una gran brutta caratteristica (per poterla quantificare formalmente intendo) che però apprezzo enormenente ed è quella che, come direbbe il Piccolo Principe, è essenziale ed invisibile agli occhi. Ma allora come la si può quantificare per descrivere il nostro universo interno? Bella domanda, eccovi la mia risposta che, non so se definire bella, ma ricorre ancora al concetto di grado su una scala; lo stesso grado che quando siamo impegnati in scelte riguardati la Bellezza ci porta a discernere il pessimo dall'assoluto, quindi un GB Grado di Bellezza (mahx2).
  • Amicizia: forse qui si può uscire dalla selva oscura, ci provo. Chi è un amico/a? Difficile da dire perché a mio avviso l'Amicizia può non essere corrisposta allo stesso modo con cui viene donata e non per questo un rapporto di amiciza si sfascia, mi spiego: quello che io reputo il miglior amico/a non necessariamente mi può reputare il suo migliore amico/a quindi un rapporto di amicizia, che per esistere deve essere comunque corrisposto, non prevede lo stesso peso, a mio avviso il rapporto di amicizie ricambiate non è necessariamente pari ad uno. Questa mia osservazione porta l'Amicizia in un territorio declassato rispetto alle altre grandezze? Non credo perché nell'Amicizia e per l'Amicizia si compiono azioni che sono del tutto indipendenti da questo rapporto, le si compiono per il proprio sentimento personale che si ha nei confronti dell'altra persona e basta. Anche qui è arrivato il momento della definizione di una grandezza personale ora a differenza di prima però non credo che si possa parlare di posizioni su scale graduate ma solo di esistenza o meno dell'Amicizia, una sorta di variabile Booleana, un ON-OFF.
  • Amore: qui sono ritornato nella selva, già scivolo e già sento le spine pungermi. È difficile da trattare ma ora ci provo. Innanzi tutto, contraddicendomi nei termini lo so, credo che l'Amore sia unico anche se non il solo che una persona può vivere. Ossia si possono Amare più persone ma, se l'Amore è vero, esso sarà sempre uguale a se stesso, sarà sempre il massimo che ognuno di noi ha sperimentato o potrà sperimentare. Ma ora mi e vi chiedo che cos'è questo Amore in soldoni? La mia risposta è diciamo così matematica (ma solo nella terminologia), è una base algebrica, ossia un insieme di valori in grado di generare uno spazio vettoriale... non si è capito niente vero? Non ho capito neanch'io quello che ho scritto :). Mettiamola così allora usiamo termini religiosi (fanno tanto mistico :)) è l'alfa e l'omega delle nostre emozioni l'inizio e la fine del nostro essere, ora mi spiego. L'Amore a mio avviso deve contenere in se tutte le grandezze personali fondamentali che io ho indicato sopra, quindi voi ora mi direte: "Allora l'Amore non è una grandezza fondamentale ma derivata...", aspettate che finisca il Mio :) pensiero, oltre alle grandezze fondamentali di cui sopra per godere dell'Amore quello vero e pieno c'è bisogno di un requisito fondamentale ossia che esso SIA corrisposto GRATUITAMENTE e NATURALMENTE in EGUAL misura, altrimenti non è Amore ma solo una sua pallida immagine riflessa in chissà in quale pozzanghera che noi si crede esser un lago infinito. So che questa mia accezione di Amore potrà non trovarvi daccordo perché l'Amore prima di tutto è libero e che quindi non si decide se e chi Amare, ma è altresì vero che per Amare bisogna essere in due altrimenti si è amanti e non innamorati. Ora voi però potreste recriminare sul fatto che le tre grandezze personali di cui sopra, qualora noi si sia in un regime di Amore come specificato, diventino grandezze derivate dallo stesso, io non lo credo perché credo che il termine Amore sia talvolta abusato appunto perché per Amare bisogna essere Amati. Per esempio credo che si è amanti della vita perché è evidente che da essa non si riceve lo stesso trattamento, anzi talvolta si va avanti a bastonate nelle gengive, così pure come per milioni di altre cose che sul più bello ci tradiscono. Proprio come quando l'Amore finisce noi siamo o ci sentiamo traditi. Tutto questo preambolo per arrivare ad una benedetta unità di misura, ma quale sarà? Semplicemente non l'ho trovata, non nell'insieme di quelle espresse sopra, non in nessun altro insieme che mi è venuto in mente. Essa non ha grado in particolare perché a mio avviso ne possiede solo ed uno è l'eccellenza che è assoluta, io riesco ad esprimere l'Amore come quel qualcosa che vibra nell'aria, uno schiocco di dita tra medio e pollice, il dorso di una mano che batte sul palmo dell'altra è quello che io chiamai e che ora sottoscrivo pienamente un'onda d'urto di magnifica potenza una cosa che tutto travolge e tutto lascia in piedi, un qualcosa che lascia il segno senza che noi si possa far niente come il torrente che scava la sua via nella montagna plasmado e lisciando le rocce nel suo calmo, talvolta impetuoso incedere.
Non so se voi concordiate o meno con quanto ho scritto in un linguaggio che volutamente ho cercato di mantenere sterile e formale (a proposito ci sono riuscito?); il non interagire delle idee rende facili le definizioni e gli assiomi quindi provate (sicuramente ci riuscirete non ne dubito) a mettermi in difficoltà su questi miei punti fermi, distruggete, integrate o modificate se potete, il mio personalissimo Sistema Personale perché io possa costruirne uno migliore, ve ne sono grato in anticipo!

Mio

Wednesday, 30 April 2008

Oggi volentieri vorrei evitarmi

Mi succede poche volte l'anno ma quando sto di questo umore vorrei proprio evitarmi. Di cosa sto parlando? Semplicemente della mia accidia che da sempre mi fa compagnia. Il non esternalizzare l'emozioni negative (così come quelle positive) è sempre stata una mia pessima caratteristica. Una parola urlata al vento piuttosto che un rosario infinito di imprecazioni unito ad uno scontro verbale non mi sono mai appartenuti però quando la misura è colma trabocco. Come trabocco? Semplicemente innervosendomi ad ogni piccola cosa insignificante o no che sia, posso cominciare ad inveire contro la prima persona che andando in macchina ha una piccola esitazione, ed allora giù urla scellerate, sbuffi e quant altro si può trovare nel repertorio della gente in un normale spostamento in macchina in città. E poi ancora quasiasi cosa che per ME (ma vi rendete conto, divento anche fascista!) è fuori di posto, o è detta in modo che per ME è sbagliato o ancora che ne so le urla gioviali del mio nipotino che gioca, tutto questo mi fa sclerare! Poi mi vedo, e mi dico "Cazzo Roberto sei redicolo come quei deficienti che imiti. Guardati fai schifo, non vedi come ti comporti! Cazzo ritorna nel dominio della ragione!" ma proprio in quel dominio in queste giornate non riesco a starci. Ribollisco e bollisco in questo magma che non so contenere, in questo magma che mi spacca la testa come una scure calata dall'alto da chissà quale gigantesca maligna forza. Ed allora ancora sono clastico faccio terra bruciata, non riesco ad essere calmo e pacato perché sereno non sono. Voi vi domanderete da cosa deriva tutto questa rabbia questo malessere interno che ora trasuda dal mio spirito, ebbene ve lo dirò volentieri è il mio carattere con il quale è difficile convivere perché in me c'è sempre stata una voce stronzissima che mi rompe di giorno e presumo anche di notte, che non mi lascia mai la serenità che, ogni tanto, a tutti farebbe comodo. Cosa mi dice questa vocina? Semplicemente mi martella in continuazione ogni volta che mi trovo ad affrontare una situazione, ogni volta che mi trovo a dover soddisfare un impegno sia esso nei confronti di terzi o verso me stesso. È la vocina di un giudice che non smette mai di giudicarmi insomma una vera rompicoglioni.
Oggi chissà perché chissà per come mi sento di aver buttato via una giornata, ieri mezza, quindi una e mezza ossia quanto basta per non avere la serenità che trovo solo quando raggiungo un obiettivo. Voi giustamente potreste dirmi: "Calmati altrimenti non arriverai neanche a quarant'anni!", io vi rispondo che lo farei volentieri ed aggiungerei che negli ultimi tempi sono anche migliorato ma oggi sono oltre, sono in uno stato di eruzione permanente per il quale vorrei evitarmi, ma purtroppo non posso! Fatelo almeno voi
Ci sono giorni e giorni. Oggi è uno dei due.

Mio

PS: ho provato a scrivere per calmarmi quindi scusate il linguaggio che forse è scaduto nello scurrile ma oggi è il giorno!

Sunday, 27 April 2008

Il Maestro e Margherita -Michail Bulgakov

Eccomi per parlare di questa mia ultima lettura che ad onor del vero si è protratta più di quanto pensassi perché, a parer mio, è stata più difficile di quanto credessi all'inizio. Ormai ho imparato che in ogni libro, grande o piccolo che sia, di un autore noto o meno, sia esso per bambini o per lettori "impeganti", racchiude in se nel suo guscio incostrato o splendente una piccola perla che può essere grezza o immacolata e perfettamente sferica ma sempre di perle si parla qundi di espressioni delle diverse bellezze della nautura. Ora vi parlerò della perla che sono andato cercando faticosamente in questo libro, del messaggio sul quale fino all'ultimo mi sono interrogato. Insomma di ciò che ho creduto di aver capito.
Dell'autore a me sconosciuto fino a pochi mesi fa, non conosco che la biografia contenuta nell'introduzione quindi la mia analisi esula da tutto ciò che gira attorno a questo aspetto o meglio non ne dipenderà se non nel finale, sicuramente è un errore ma il messaggio che ne dovrebbe uscire dovrebbe esserne indipendente.
Tutto cominincia con editore e un poeta che assieme discutono amabilmente della passione del Cristo su una panchina in un parco di Mosca... . No questo non è il modo corretto di parlare di un libro e poi lo rovinerei quindi tenterò di estraniare il discorso dalla vicenda trattata.
Comincerò e proverò allora di dare delle risposte ai miei perché, a quelli che mi sono posto durante la lettura, a quelli che vi porrò ora. Perché nel libro si parla di pazzia, della schizofrenia alla quale certi personaggi sembrano giungere dopo l'incontro con il Maligno? Perché uno spettacolo di varietà e di magia? Perché vengono trattate e messi a nudo certi vizi che accomunano le persone quali l'apparire prima dell'essere il lusso, il tradimento, la venerazione del denaro? Perché la nudità fisica di certi personaggi e di molte donne? Perché il Male viene presentato come qualcosa di bislacco, quasi carnevalesco nel suo modo di apparire pur essendo immensamente micidiale? Perché il Bene e l'Amore sono presentati come sofferenze e torture inverosimili? Perché demoni strani camuffatti sotto spoglie ancor più stravaganti? Ma sopratutto perché il Demonio e quindi Satana non è "altro" che una persona a modo ed, a parer mio educata, nonostante quello che è? Ed ancora che cosa centra la Passione del Cristo? Devo ammettere che questi ed altri "Perché" sono stati per me di difficile risoluzione ed in realtà non so se la soluzione che mi sono dato sia poi così corretta.
Devo dire che la mia risposta ai perché latitava nella mia mente, o meglio li giaceva sospesa ed eterea, fino a quando verso il fondo della pagina duecentoquarantaquattro del mio Einaudi tascabile, quel gran pessimo personaggio di Korov'ev non nomina la quinta dimensione a questo insieme di parole tutti i miei pensieri sospesi sono precipitati sul fondo della mia mante come, quando in una reazione chimica, un reagente genera un prodotto nel quale compare magicamente il precipitato.
Ma cos'è questa quinta dimensione quindi? Le quattro classiche sono lo spazio ed il tempo, ma la quinta? La quinta è quella dimensione che nel libro si manifestava sempre alla presenza di Satana, è la mancanza è la distruzione delle altre quattro è il dominio nel quale tutto non ha senso come noi lo si è sempre percepito. La quinta dimensione è quella dimensione nella quale noi si perde il contatto dal mondo, dove le regole ed il conformismo sono violati con sistematica frequenza; è la dimensione dell'uomo e della donna nudi nel loro fisico ma sopratutto nudi nelle loro pulsioni e nel loro agire. La quinta dimensione è quella della schizofrenia, della pazzia in generale nella quale maschere nessuno porta, nella quale si è la mostra, lo specchio del proprio inconscio sul mondo. È la dimensione del Sogno, è quella dell'Amore è quella dell'Odio. È l'oblio della ragione e della coscienza.
In questo io ho trovato una spiegazione al tutto. Per me il messaggio del libro è che tutto è un sogno in questo mondo. Con un sogno si apre il libro nella visione visione nel malore di uno dei protagonisti e finisce con il sogno del, per me medesimo, protagonista che dopo aver conosciuto la pazzia trova nella sua nuova consapevolezza una vita diversa e completamente lucida sul mondo che ormai più non gli appartiene.
Però i ma in una simile semplificazione sono sicuramente doverosi, chi ha potuto imbattersi ne Il Maestro e Margherita mi si potrebbe domandare: "E l'Amore dove lo metti? E il Male come lo spieghi? E la Passione di Cristo? E Pilato?", giusto anzi giustissimo. Io li metto o meglio li dimensiono a ciò che, per me, il libro vuole ricondurli ossia ad altro se non atti di fede su un qualcosa che è indicibile, su un qualcosa che è indimostrabile perché effimero, e non solido. L'Amore finisce senza lasciar traccia così come si presenta vigliaccamente alle spalle in un attimo, il Male nella figura di Belzebù fa lo stesso compare dal nulla e nel nulla fugge lasciando solo un temporale estivo dietro le spalle. La Passione del Cristo non è altro che un atto di Fede il che, è l'apoteosi, il simbolo ultimo di questo esser etereo dell'inconsistenza dei sentimenti che ognuno di noi prova.
Credo che questa quinta dimensione non sia altro che la dimensione di noi stessi, quella che noi ci creiamo, quella di noi esseri che tentiamo di nascondere ciò che siamo per mostrare ciò che noi non siamo, insomma è la dimensione di un nostro autoinganno che ci crede di far vivere meglio ma in realtà ci portaverso una morte nella quale si spera, senza possibilità di riuscita, giorno dopo giorno di poter cambiare le scelte compiute sulla base di una "falsa coscienza interiore", così come lo dimostra la vicenda di Pilato. Quindi si è fregati? Secondo il messaggio, che a mio modestissimo parere, ha lasciato Bulgakov siamo condannati ad un esistenza infima e meschina da noi stessi creata? No, non credo che lui pensasse questo. Lui stesso credo che alla fine del libro abbia proposto la sua soluzione a tutto e, ritorno a sottolineare a mio modestissimo parere, è quella che tutto fluisce in un continuo mutare dal Male accettato al quale il Maestro e la compagna Margherita si inginocchiano nasce la liberazione per le nostre pene, per le pene di Pilato. Quindi bisogna far del Male per star bene? No assolutamente, ma bisogna passare assolutamente per esso per avere una qualcosa di stabile ossia le nostre quattro dimensioni. Ora sarà la mia farneticante fantasia o quant'alrto ma secondo me Bulgakov si riferiva al Male, perché questo è, dello stalinismo nella dimensione delle epurazioni sfociata nei gulag e alla morte della fantasia e del sogno che esso aveva portato all'anichilimento di qualsiasi altra quinta dimensione.
Per ultima cosa, ma non secondariamente, vorrei ringraziare sentitamente Dressel per avermi suggerito o meglio indotto con la sua passione per le cose belle e pure a leggere questo interessantissimo libro. Grazie mille!!!

Mio


PS: se trovate che le cose scritte sopra sono un volo pindarico e funambolico nel cercare un significato al libro e se trovate il mio significato una forzatura scusatemi, ma ieri sera mi sono dilettato in cucina e si vede che ho calcato un po' la mano con le spezie ed ora ne pago le conseguenze ...

Friday, 25 April 2008

Perché ORA non esiste solo il fascismo



Qui non centra (anche se sul video c'è scritto viva il comunismo e la libertà) la politica, il governo ma la società TUTTA, nella quale liberi non si può essere!

Mio

Wednesday, 23 April 2008

Il Passaporto e non solo, purtroppo

Questa mattina tralasciando gli impegni universitari mi sono recato per uffici pubblici per alcune pratiche essenziali quali il rinnovo della mia carta d'identità e la richiesta presso la questura del passaporto (ebbene si, non ne ho mai posseduto uno).
Parto presto per essere in questura la mattina all'ora di apertura, so già che se dovrò fare tutto in una mattinata il tempo potrebbe anche scarseggiare. Entro puntuale con neanche la minima traccia di fila a darmi il benvenuto, vado all'ufficio addetto alla distribuzione dei passaporti dove trovo l'impiegato in divisa che cordialmente con anche l'accenno di un sorriso mi spiega tutto. Uscito mi dirigo verso la vicina stazione delle corriere per fare le fototessere ma, non avendo monete a sufficienza chiedo gentilmente nel tabacchino interno se me le possono cambiare chiesto fatto. Il mio occhio però scappa goloso sulla pila di caramelle messe li in bella mostra, riconosco le mitiche Goleador alla liquirizia, una delle mie perversioni di gioventù, non resisto ne compro un paio mentre vedo che in bella mostra scritto a mano sulla confezione c'é scritto quindici centesimi e penso a quanto costavano ai tempi consegno i soldi al tabaccaio e mi dirigo verso la cabina fotografica aprendone una con i denti come ai vecchi tempi. Nel mettere in tasca il pacchettino però noto che il prezzo consigliato dalla ditta e scritto sulla confezione è di soli 10 centesimi e penso: "Che Ladri, un rialzo ingiustificato del 50%. Dovrebbero vergognarsi!", con questo pensiero entro nella cabina faccio delle foto pessime che non potranno essere usate per il passaporto ed impreco contro me stesso dicendomi "Sei un MONA, per risparmiare hai fatto fototessere pessime ed inutilizzabili!". Esco dalla stazione e decido di recarmi all'ufficio anagrafe del comune e spacciare li le fototessere ad uso carta di identità; tutto fila liscio le accettano e con piacere mio ne vogliono adirittura tre su quattro. Quindi decido di passare dal fotografo per farmi fare quelle per il passaporto.
Arrivo nel suo studio, mi accoglie con cortesia, mi mette in "posa carcerato" come dice lui, io richiedo un minimo di effetto abbronzatura perché ormai il pallore, acquisito in questo inverno ed inizio di primavera piovoso, è da spavento quidi luci flash e dopo neanche cinque minuti nei quali ho scelto la foto migliore, mi sono state tagliate a misura le fototessere, mi è stata misurata con un calibro la distanza che c'era tra gli occhi sulla fototessera (mi ha detto per verificare le proporzioni ma di che?) e dopo aver pagato undici euro (che mi sono pesati meno dei tre della stazione), mi dirigo svelto e lesto verso un piccolo fornaio del centro che vende pane tipico sud tirolese e che da poco ha cambiato gestione. Entro, "Buon giorno!" saluto io, "vorrei gentilmente... ", piccola pausa mentre cercavo gli shuttlenbrot che non c'erano, "... due segalini grazie", lui li prende dal bancone e li pesa. Celermente li pesa, vedo che compare sulla bilancia la scritta un euro e ventisei centesimi ma sul registro di cassa mentre incespica nel digitare l'importo batte un euro e trenta penso "ma guarda un po' te, si crede anche furbo adesso glielo faccio notare..." alla fine non gli faccio notare nulla ed esco incazzato.
Nell'indignazione più totale passo alla posta prendo il biglietto all'entrata, cerco il bollettino che mi interessa, non lo trovo e quindi vado dall'addetto in uno sportello e chiedo "Gentilmente mi potrbbe dare un bollettino per il pagamento di un passaporto?", l'impiegato solertemente me lo consegna, lo compilo ed aspetto in fila. Dopo un paio di minuti di fila una signora mi si avvicina e mi chiede quale è il mio numero, rispondo e la conversazione finisce li. Arriva il mio turno, vado allo sportello consegno il bollettino ad un secondo impiegato con fare più affabile del primo, che celermente fa il suo dovere, già che ci sono chiedo un prospetto ed un modulo per la richiesta di una carta di credito prepagata (colpa delle vicessitudini avute con un pagamento online...), mentre mi consegna i moduli sento la voce di quella stessa signora che da dietro sbuffa e borbotta dicendo "... devo andare a lavorare io...", penso: "Signora si alzi prima la mattina." mentre i miei pensieri si colorano di queste parole in lontanza sento che si lamenta ancora con l'impiegato con "... non si capisce niente quale è il numero, è mezzora che sono qua...", penso: "signora mia allora ci sarà qualcuno che è qua da più di mezzora.", subito fermo i miei pensieri non ne vale la pena.
Mi dirigo verso il tabacchino per comperare la marca da bollo. Arrivo a quello in piazza, è piccolo piccolo e la gente ci si calca dentro, arriva il mio turno dopo essere stato immancabilmente da una signora di tre quarti d'età che teneva alto il suo Vanity Fair, ma questo è nella norma. Mi rivolgo al tabaccaio: "Buon giorno, vorrei una marca da bollo, è possibile pagare bancomat?", l'altro con tono sgarbato mi risponde "Da quant'è?" rispondo un po' seccato per il trattamneto "quaranta euro e ventinove", lui acconsente, io penso e non penso e mi sento indignato per la seconda volta.
Parto di nuovo per la questura, nella breve trasferta in macchina penso e rimugino ancora sul panettiere e facendo due rapidi calcoli mi accorgo che non mi ha rubato quattro centesimi ma bensì un euro ed otto centesimi. Imprecando contro di lui e contro le non nobili origini del padre, mi scuso con lui che non centra, parcheggio la macchia e mi dirigo verso la questura con i miei bollettini, le mie fototessere (questa volta decenti e a prova di calibro). Arrivo all'ufficio non annunciandomi allo sportello ed entrando direttamente nell'androne, immancabilmente vengo redarguito per questo chiedo scusa e tutto finisce li. Aspetto che la mia fila si esaurisca e consegno gli incartamenti all'ufficiale dietro il vetro che, con lo stesso sorrisino affabile, compila tutti gli incartamenti. Il passaporto è fatto.
Tornando verso casa la radio mi sussurra le utopiche parole di John Lennon all'orecchio, è Imagine, alzo il volume per farmi trapassare dalla melodia mi commuovo come ora e come ora basterebbe poco per far scendere una lacrima sul mio viso. Le emozioni ed i pensieri della mattinata mi hanno segnato.
Sulla strada di casa passo da un altro fornaio e compero il pane per il pranzo scelgo anche "pane dello sportivo" con noci sesamo, cumino, segale, semi di girasole e chissà ancora cosa d'altro (il pane strano è divenuto per me una fissa ormai). Mentre pago vedo che la cassiera batte cinque centesimi in meno dell'importo sulla bilancia e penso "che forte!".
Esco, giro la macchina e torno verso casa. Pensando e ripensando al fornaio del centro, alla posta ed al tabaccaio. Sono incazzato a morte, non con loro ma a cosa chi loro rappresentano. Quella categoria che ormai è imperante in Italia, la generazione dei COSÌ TI FOTTO IO, dei CHE FURBO CHE SONO, dei PERENNEMENTE INCAZZATI E MALEDUCATI e di quelli che ho sempre odiato su tutti e sopra tutti I FURBI! Io sono un tipo che non è mai venuto alle mani con nessuno, che si trattiene anche nelle parole perché crede che ogni comportamento da parte sua ne autorizzi il medesimo nell'altro, uno che non non ammette la violenza mai e comunque, purtroppo sono anche consapevole che qualora mi venissero i famosi "cinque minuti" è meglio per persone come queste di trovarsi molto ma molto lontane dal sottoscritto. Questo forse non avverrà mai perché per come sono fatto si può dire, con un certo eufemismo, che ho molto self control e senza eufemismo si può dire sicuramente, come si usa dalle mie parti, che sono un mona.
Comunque sia il passaporto era il titolo giusto? Era solo per dirvi che l'ho fatto perché forse mi servirà per viaggiare spero per diletto come avrebbe dovuto essere due capodanni fa e purtroppo non è stato, probabilmente dopo quello che ho visto oggi sarà anche per lavoro, per fuggire da realtà che sono destinate a sfracellarsi al suolo trascinando con loro tutto ciò di bello che i nostri genitori e i nostri nonni, che realmente hanno nobili origini hanno faticosamente creato combattendo.
Sono triste, sono incazzato ma sopratutto sono INDIGNATO! Italia mia non sei stata per me bella, ora non lo sei più ne una luce ne tantomeno una stella ma solo mi sembri una vecchia puttana che svende il suo decadente corpo al primo passante senza più dignità, senza più ritegno.

Mio

Soundtrack in my brain: Imagine -John Lennon

Monday, 21 April 2008

(Ri)flessioni mentali, parte seconda

(Auto)mah
Automatico automa,
ti autocritichi con automaica autorevolezza.
Ma sei autolesionista?

No?

È che mi sembri un automobilista
racchiuso nel suo autospazio.
Autoimmune sei diventato,
per essere l'unico autore del tuo esistere.


Mio

PS: Questa specie di non so cosa è dovuta ad un commento lasciato da Museum in un post di alcune settimane fa. La sera sulla strada di casa, in preda ai deliri post-adolescenziali ma pre-senili, la mia piccola e bislacca mente si è persa in queste parole. Dopo che avrete letto quella strana cosa di cui sopra credo che ci penserete un pochino di più prima di provocala. Vi capisco!

Saturday, 19 April 2008

(Ri)flessioni mentali

Giornate e Giornate
Giornata piena, ma piena piena.
Come un uovo di Pasqua,
dierete: "Che bello, una sorpresa!",
dico: "Che brutto, era pessima!".

Allora?

Giornata vuota, ma vuota vuota.

Come un uovo di gallina,

direte: "Che brutto, niente sorpresa!",

dico: "Che bello, almeno è buono!"

Allora?

Niente.

Ci sono Giornate e Giornate.
Ecco tutto.

Mio

Thursday, 17 April 2008

Giorgio Gaberscik

Sarà perché ho nelle orecchie Non insegnate ai bambini ma ora sento l'irrefrenabile bisogno di scrivere del Signor G, ossia Giorgio Gaberscik in arte Gaber.

Cullami musica "giro giro tondo cambia il mondo ..."
Sento la vita leggera come il soffio del respiro di un bambino in me, quale distensione quale pace, quale ninna nanna per il mio spirito, spegni piano piano per un attimo i tuoi tumulti lasciati condurre dalle note, da questa voce malata verso la serenità. Quale pace..."giro giro tondo ..."
Pensa cervello pensa "Un bacillo che saltella..."
Sento che qualcosa di male è entrato in noi nelle nostre coscienze, si aggira e ci contagia ma cos'é? Di che epidemia stiamo parlando? Forse non lo sappiamo perché siamo tutti malati, chi più chi meno. Pochi sono ormai i monatti immuni alle tuo bacio perfido ed avvelenato, forse solo loro ci possono salvare nonostante le bestemmie. Quale dubbio "... un batterio negativo, un bacillo a manganello."
Ascoltate orecchie, ascoltate questa storia "Maria, ti Amo. Maria ho bisogno di te ..."
Qual'è la mia casa, dove mi sono rinchiuso ma era una casa o era una strada chiusa? Non lo so, chissà chi lo sapeva ha deciso per la strada e quindi via e via ancora verso strade diverse. Per cercare la vita oltre la noia, oltre il noi, verso l'Io. "C'è solo la strada su cui puoi contare..."
"... Laura ti Amo. Laura ho bisogno di te..." Eccoci nella nostra strada corriamo contro vento, voliamo sul vento, respiriamo il vento, il vento di un ideale libertà. "...Lidia ti Amo. Lidia ho bisogno di te, ma perfavore in un hotel mouble... C'é solo la strada su cui puoi contare la strada è l'unica salvezza... il giudizio universale non passa per le case...in casa ti allontani dalla vita dal dolore e dalle bombe".
Vibri cresci sotto la mia pelle non ti trattengo "E poi mi sono alzato quasi bene con allegria quasi cittadina..."
Sto aspettando la festa, è davvero nell'aria che mi attorna voglio ballare anche se non ne sono capace, voglio liberare queste mie vibrazioni facendo vibrare l'etere ancora ed ancora. Il mio piede batte il ritmo sul pavimento cresce, cresce, ancora ANCORA "... non riesci a strapparli alla loro allegria ci sono incollati..."
Mi fai riflettere poggiato sul cuscino della mia coscenza mentre guardo il cielo stellato del mio umore. "... gli si potrebbe dare in regalo un bel barattolo di merda per duemila lire...","Ahhhhhh ... Ahhhh"
Gaurda che forse sta parlando anche con te pensaci "Mi rocordo la mia meraviglia e forse l'allegria..."
Cosa sono io? Sono caduto in questo circolo sono uguale e conformato alla massa? Non esco e sfuggo da questa moda che poi è anche quella statistica? So discernere l'utile, dal diletto dalle imposizioni delle società nel mio camminare in essa. "... io per me se c'avessi la forza e l'arroganza...", "... io cambio poco, cambio molto lentamente..." ma allora chi sono Signor G? Non rispondi come al solito non dai mai il tuo punto di vista diretto, metti in contrasto l'Io con il me stesso. Grazie di questo, serve sempre per non rientrare nella moda. "... sono diverso perché quando è merda è merda non ha importanza la specificazione...". "...Quando moda è moda, quando moda è moda."
Ti ascolto. "Io se fossi Dio.". Qui mi fermo, qualcun altro che passa da queste parti provvederà sicuramente meglio di me nel darvi le magnifiche pulsioni di questa creatura.
Parlami d'Amore "Quando sarò capace d'Amare...".
Ti sto ascoltando in silenzio perché tu già sai che questa è una meta-canzone, sulla quale ho già proferito parole, sulla quale ho già legato immagini nella mia mente... ti ascolto in silenzio. Ti sento.
Me lo sono sempre domandato tu che ne pensi? "L'Appartenenza non è lo sforzo di un civile stare inseme, non è...", "... l'Appartenenza è avere gli altri dentro di se"
Già come posso contraddirti, chi si lega al nostro animo li resterà per sempre indelebilmente stampato come un tatuaggio formidabile. Li vivrà, crescerà e plasmerà i nostri pensieri le nostre azioni, ci darà un senso di vita che si credeva morto un impulso vitale, "...sarei certo di cambiare la mia Vita se potessi cominciare a dire Noiiiiiiii!!!"
Ora voglio fondermi con queste parole, seguire il loro flusso incessante, capirne il loro significato profondo levando le ombre che i miei alberi mentali gettano su questa strada di luce e di purezza di pensiero. Voglio capire e capire ancora, senza la paura di abbagliare la mia miope vista. "Io come uomo, io vedo il mondo come un deserto di antiche rovine..."
Cosa mi circonda e non riesco a vedere passandomi davanti agli occhi invisibile come una brezza estiva? Perché non riesco a vedere il Tutto, vedere Oltre? Hai ragione Signor G mi manca una piena cosapevolezza nella mia coscienza. Devo allenarmi tracciami il cammino sul quale io possa cresce "... basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva, basterebbe guardare le cose come se fosse la prima volta e lasciare fuori campo tutto il conformismo...", non è facile, per niente come posso spostare questa mia visione imposta su di me dalla società sin dalla nascita come posso? Dimmi Signor G, " ... basterebbe smettere una volta per tutte di sentirsi sempre delle brave persone, smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli, dei mariti, mogli quando forse siamo vittime soltanto della mancanza di potere su noi stessi. Basterebbe smascherare, smascherare il tutto smascherare l'Amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello smascherare la nostra falsa coscienza individuale. Subito. Qui ed ora...". Dammi ancora qualcosa, dimmi ancora qualcosa, "... essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente rendersi conto che anche l'uomo più mediocre diventa geniale se guarda il mondo con i suoi occhi...". Capisco, ora capisco!
Quello che dici non è facile, anzi è la cosa più difficile che abbia mai affrontato. Dovrò raggiungere una chimera che muta, che sfugge dalle mani come la finissima sabbia della spiaggia, sapendo che ciò che ora cade ai miei piedi è li per esser colto ancora ed ancora in un ciclo infinito.
"... la mancanza di una Vera Coscienza è la sola ragione della fine di qualsiasi civiltà!".
Ho scritto questo post ascoltando questi pensieri Gaberiani da me selezionati a malincuore tra molti altri altrettanto preziosi nella raccolta Con tutta la Rabbia con tutto l'Amore.
Spero di avervi trasmesso anche solo una minima parte di ciò che il Signor G mi regala quando interpreta il suo pensiero nel quale ogni volta trovo diverse sfaccettature di pensiero che non avevo colto negli ascolti precedenti. Spero di avervi appassionato a tal punto da dedicare anche solo un breve ma profondo ascolto al profondo al mai banale mondo che si può trovare nelle sue creazioni, che mi risulta molto difficile chiamare canzoni.
Grazie Signor Giorgio Gaberscik!

Mio









Monday, 14 April 2008

Vestito di me stesso mi sono sentito nudo

Questo mese mi sono sentito nudo è successo quando ho saputo che qui dalle qui "mie parti" girava una persona che conoscevo solo di vista. Non so che meccanismo si sia acceso in me, ma la prima cosa che ho provato è stata una sorta di violazione della mia privacy, poi è subentrato in me un turbinio di pensieri che conducevano il tutto verso un'unica via d'uscita sopra la quale c'era scritto con lettere chiare e luminose chiudi tutto, apri un altro blog ed entra, come certi blogger nell'anonimato sperando che non sia anonimo.
"Sì, questo farò, non ha senso mettere nome cognome e quant'altro qui!", mentre così malamente mi consigliavo sporcavo la mia foto nel profilo, levavo quelle linkate nei miei album inseguendo ciò che avrei voluto avere subito. Poi mi sono fermato e finalmente ho ragionato, pensato, soppesato e valutato il tutto. Mi sono chiesto cosa mi ha condotto a certe azioni, cosa mia ha fatto sentire così male, così violato. La mia risposta è stata semplice e disarmante, qui su queste mie pagine nere di celeste vivo scritte passano dei pensieri che non ho mai condiviso con nessuno, certi altri che condivido con una cerchia molto, molto ristretta di persone. Qui cari lettori a voi mostro ciò che nella società non ho mai mostrato a nessuno, quello che voi leggete sono cose che talvolta mai ho proferito. Si carissimi qui siete in un posto molto intimo vicino al mio Io. La vostra sensibilità lo ha sempre capito e rispettato, e di questo ve ne sono immensamente grato, con voi non mi sono mai sentito nudo non mi sono mai vergognato, anzi mi sono sentito e mi sento sempre a mio agio e per questo vi ringrazio di cuore.
Ma allora dove sta il problema? Non ero coscio fin dal momento che volevo scrivere che tutto sarebbe stato pubblico? È stato il fatto che una persona "conosciuta" lo abbia letto che ti ha dato fastidio, è stata la sua vicinanza giornaliera a metterti in soggezione? Il mio leggere nei suoi occhi un barlume con scritto io ti conosco io ti ho sbirciato?
No cari miei niente di tutto questo, sono sempre stato conscio di ciò, altre persone che sono poco più di conoscienze di qui passano e sanno eppure esse non hanno avuto su di me nessun effetto. Quindi cos'è successo in me in quell'occasione? Semplice, semplicissimo è stato un pensiero che come un tarlo ha perforato il muro di serenità che ho acquisito mentre scrivevo certi post, questo pensiero era il non poter più giudicare la persona che mi stava di fronte sulla base dei suoi pensieri veri e personali. Mi spiego.
Non ho mai pensato che una persona che passa da queste parti possa poi utilizzare le informazioni qui contenute per avvicinarsi a me come spirito affine quando in realtà di affine non ha proprio niente. Ingenuo? Forse, ma mi ha spavantato il fatto che mentendo qualcuno potesse entrare in contatto con me con l'inganno senza che io me ne potessi accorgere.
Quindi? Come si fa e cosa si fa? Non scriverò più? Mi darò una calmata sugli argomenti trattati diventando distaccato e formale, parlando del più e del meno? Assolutamente no! No perché dei miei pensieri non mi vergogno, perché ciò che scrivo lo penso, questo sono. Di maschere non ne ho bisogno, inoltre spetta a me saper riconoscere una persona falsa e doppia da una genuina e reale, la vicinanza fisica tra me e voi cari lettori è un fattore meramente relegabile ad una unità di misura. Non importa che i chilometri siano misurati in unità, decine, centinaia o migliaia. Il mio pensiero e i VOSTRO pensiero giunge a me con la stessa forza. VOI comunicate con me ed io spero di comunicare con voi oltre questi effimeri limiti. La forza del pensiero puro è quella cosa che mi aiuterà a capire chi ho di fronte, mi aiuterà a smascherare l'imbroglio proferito dalla bocca di una persona o dalle dita che pigiano una tastiera.
Grazie a voi carissimi lettori il mio smarrimento è passato come un temporale estivo, confrontandomi con ciò che scrivete mi ha dato una consapevolezza maggiore nel significato di queste mie pagine. Mi avete indicato la strada verso una ritrovata serenità, mi avete ridato la mia consapevole nudità, mi avete rivestito dolcemente con il mio "me stesso".
I vostro pensiero mi ha aiutato e sono veramente felice di averlo conosciuto, grazie davvero!
A presto,

Roberto

PS: Vi chiedo un opinione per riflettere sul reinserimento delle foto negli album. Io vorrei tornare alle origini...

Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google