Click, ti ho preso, ti ho impresso! Click, ti ho catturato, ti ho fermato!
Istanti colti da un diaframma che veloce si chiude, deve chiudersi velocemente altrimenti tutto potrà essere sfocato e mosso. La Vita è fatta di istanti, ne sono sempre più convinto, brevi attimi talvolta troppo veloci fulgenti e luminosi. Ognuno ha il suo obiettivo da poter usare, ma solo uno, nulla più. Talvolta non basta. Il grandangolo crea aberrazioni ottiche, il teleobiettivo coglie solo i dettagli. Talvolta bisogna essere disposti ad allontanarsi o avvicinarsi alla Vita ma comunque si dovrà essere disposti a perdere qualcosa, proporzioni o dettagli. Eppure bisogna decidere, non c'è nulla da fare, un buon fotografo sa aspettare, sa trovarsi nel posto giusto al momento giusto e soprattutto ha imparato a non venir mai colto di sorpresa dalla realtà. Sempre è in grado di fermarla congelandola e donandole un illusoria e finità immortalità.
Vivere la Vita è scrivere gioia con parole mute fatte di sorrisi. Vivere la Vita è colorare le Anime speciali che si ha il privilegio di incontrare con i tratti delicati di un pennello impressionista. Vividi sono i colori nelle pennellate tracciate dall'Anima. Vivere la Vita non è chiedere, non è neppure dare. Semplicemente è aprirsi al mondo lasciando che ci entri dentro, entrando dentro di lui. Vivere la Vita è morire nell'Amore donato inconsapevolmente non sapendo che si sta accendo al vero Paradiso.
Si muore per Vivere la Vita, si vive per poter sperare di morire per poi Vivere ancora.
Mio
Non so perché ma la sento adatta al testo, sarà per l'immagine che mi evoca: una successione continua di fotogrammi come ingialliti e leggermente rovinati dal tempo.
-Sì cazzo e con chi altri? Nella stanza mica c'è nessun altro no?
-Beh non posso darti torto, ma la gente tante volte parla pure con se stessa. Io talvolta lo faccio...
-Sì, tu fai tante cagate, roba da rinchiuderti sai?
-Oddio non saprei, ho scelto il mio modo di vivere e tento di non mutare perché penso che non ci sia niente di male in ciò che faccio, o meglio: penso di non fare niente di male a nessuno.
-Chiacchere solo chiacchere...
-Cosa vorresti insinuare?
-Dai saputello del cazzo, me mica mi freghi sai? hai notato che i numeri non coincidono o no? E non venirmi a raccontare che è un errore di segreteria! Allora che farai, andrai fino in fondo oppure no? Ora che FORSE avrai il vento alle spalle a sostenerti smetti anche tu a navigare di bolina? Dai Great Pretender cosa farai? Su dimmi un po', sai sono curioso di natura, io.
-Cazzo, merda 'fanculo! Lo sai che ci sto pensando cosa serve tutto questo sarcasmo, perché mi provochi? Cazzo, merda 'fanculo!
-Ehi non servono tante parolone esclamate sai? Se vuoi diventare un Signore be' comincia a farne a meno in certe occasioni, ma soprattutto comincia a sciegliere e decidere ANCHE contro i tuoi interessi. Ai Signori, quelli veri, nessuno può recriminare niente sono lucidi e scevri da ogni colpa, non coinvolgono mai nessuno per allegerire la loro posizione. Anzi!
-Bella merda che mi è toccata, ma proprio tutte a me? Una cosa so, ed è quella che voglio essere capito. Credo che lo farò, almeno questo credo ora. Una cosa so, ed è che allo spettacolo io entro dalla porta principale, quella di tutti. Le porte piccole e nascoste, quelle sul retro, non fanno per me. Almeno ora. S. come vorrei parlare con te ora! Avrei bisogno davvero di far due chiacchere con te, tu che Signore lo sei davvero! La Vita ci ha fatto incontrare e separare, nessuno dei due si è mai lasciato purtroppo il ponte che ci collegava è venuto a mancare. S. stammi bene OK?
- Hey you, Great Pretender! Che fai non ci pensi? Facile no? Basta un attimo si chiude un occhio, si chiude la coscienza. Com'era quella tua canzonetta, ma sì dai quella in cui credi... ah sì ora ricordo:
[...] È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere più che altro in considerazione i doveri degli altri… verso di noi. Sembrerà strano ma diventa morale tutto ciò che ci conviene. Praticamente un affare. [...]
Subito. Qui e ora. Cosa fai?
-Cazzo, merda! 'fanculo! La notte VOGLIO dormire come... non dormiro comunque come pochi anni fa. Lasciami stare, non ora!
-Hey you, NEEEEE risposta sbagliata.Ahahhah!
La Vita la si può giudicare solo a posteriori, anche un solo secondo dopo l'ultima azione ma sempre a posteriori perché nella la realtà è istantanea e passata, mai futura. Ciò che resta sono i ricordi come tatuaggi impressi sull'Anima. Un ordine sparso un collage mirabile dove taluni si sovrappongono altri rimangono isolati perché segreti o troppo speciali. L'Anima li accoglie tutti come su un magnifico poster dove molti brillano solo su loro stessi. Forse si incontreranno intimamente altre Anime e tutto ritroverà un senso e quella randomica composizione riacquisterà un significato compiuto. Non so.
Fino a che punto si può scendere a compromessi con noi stessi per un Sogno quando NOI si è gli unici ad esser toccati dal compromesso? Scegliendo il compromesso si vivrà in una realtà deviata? ... che poi ci si mette pure il linguaggio naturale differente e la non conoscenza personale. Cazzo, merda 'fanculo!
Mio
Hey You Hey you, out there in the cold Getting lonely, getting old Can you feel me? Hey you, standing in the aisles With itchy feet and fading smiles Can you feel me? Hey you, dont help them to bury the light Don't give in without a fight.
Hey you, out there on your own Sitting naked by the phone Would you touch me? Hey you, with you ear against the wall Waiting for someone to call out Would you touch me? Hey you, would you help me to carry the stone? Open your heart, I'm coming home.
But it was only fantasy. The wall was too high, As you can see. No matter how he tried, He could not break free. And the worms ate into his brain.
Hey you, out there on the road always doing what you're told, Can you help me? Hey you, out there beyond the wall, Breaking bottles in the hall, Can you help me? Hey you, don't tell me there's no hope at all Together we stand, divided we fall.
... sì, mi girano. Ma ca... caspiterina, all'inizio di dicembre? Ma scusate, uno dei due è matto e forse il savio non è migliore.
Ma por... portatemi almeno delle sicurezze, cioè: è chiedere tanto il sapere perché si protrae il tutto oltre modo?
Ma str... straordinaria non mi sembra la richiesta di sapere se c'è un contratto sicuro che mi aspetta oppure sì?
Ma fo... forse è chiedervi troppo? A me non sembra, dopo tutto sono passati otto mesi sapete?
Questa sera, prima di leggere la posta elettronica, e sapere quanto scritto sopra, ho avuto un colloquio di lavoro. Perché sono mona, e nulla più, ho detto la verità per correttezza e coerenza, perché come sapete sono fatto così e andando contro questo starei ancora peggio o alpiù uguale. Ho detto che verso la metà di ottobre avrei avuto una risposta definitiva. Ora che si fa? Ora che hai allungato ancora il passo l'ennesima volta? Mandare tutto in vacca con molta scioltezza o passare altri due mesi oltre la linea della mia personale sopportazione? Senza lavoro, senza più alcuna sicurezza dopo, senza niente di niente.
Però mi fate incazzare sapete? E' che non avete capito che io punto cazzo, io sono felino Cheetha, non mollo perché non voglio PIU' avere rimpianti o rimorsi con me stesso.
Ora prima di correre deciderò se voi siete la mia preda, se sarete abbastanza veloci forse mi scapperete è che non ho mai avuto così tanta fame e non sono stato mai così in forma... io se fossi in voi comincerei a correre subito, forse ce la fate.
Mio
PS: però non ho mai detto di essere il migliore dei cacciatori... questo è il dilemma PPS: le cose possono ripetersi? Perché il precedente dovrebbe lasciarmi molto perplesso...
Gimme The Prize Here I am, I'm the master of your destiny, I am the one the only one, I am the god of kingdom come, Gimme the prize, just gimme the prize, Give me your kings, let me squeenze them in my hands, Your puny princes, Your so-called leaders of your land, I'll eat them whole before I'm done, The battle's fought and the game is won, I am the only one, I am the god of kingdom come, Gimme the prize, just gimme the prize, Move over, I said move over, Hey, hey, hey clear the way, There's no escape from my authority - I tell you - I am the one the only one, I am the god of kingdom come, Gimme the prize, just gimme the prize, I am the only one, I am the god of kingdom come, Gimme the prize.
Perché ho cominciato a scrivere(?!?), prima su carta e poi qui?
Perché la natura di questo blog mi è scappata di mano?
Perché ho preso quella mano?
Perché racconto di me?
Perché non tacere?
Perché dico?
Perché?
La risposta c'è ed è una sola: liberarsi di un peso che misura la voglia di essere capiti per ciò che si vuol diventare, nulla più. Nessuna mira utopica, su noi stessi l'utopia non esiste i nostri ideali le nostre azioni dipendono da solo da noi dalle nostre volontà. Il resto torna, il quando è l'unica incognita. Il modo con cui lo si fa, lo faccio, è scrivere dire nascondermi tra maldestre righe che vorrebbero scrivere di piccoli pensieri, dietro un monitor nell'aria della musica che talvolta inserisco.
Qui non mi sento a disagio, timidezza e la mia usuale silente parola diventano meno visibili, il tempo o meglio le tempistiche tra gettare i pensieri e raccoglierne altri giocano a favore per quelli come me.
La scrittura che strana cosa, che strana sensazione è sperimentarla sa quasi di liberazione forse provoca pure assuefazione, per fortuna credo e dicono che sia curativa. Sono sempre più nudo, e sempre meno me ne vergogno, in questo mio non posto: libero virtuale ma non per questo irreale, surreale semmai. Certe volte, pur trattenendomi, penso di essere senza pudore, e questo non mi pesa non è che sono un naturista del mio io?
Forse ne ho già parlato o forse è solo il pensiero che non mi lascia a farmelo credere, non so. Se così fosse mi scuso per l'ulteriore tedio.
C'è un problema che forse neppure esiste, che però sento e che N. me lo ha fatto notare indirettamente. Forse partirò e se questa incredibile possibilità avverrà la coglierò al volo, tenterò di viverla come mai sono riuscito a fare con le mie precedenti esperienze: in verticale, fino all'ultimo attimo.
Che sono strano è fuor di dubbio, soprattutto su certe(molte) cose, in primis sugli affetti intesi come derivanti dall'Amore in tutte le sue variazioni accezioni o mescolanze. La lontananza non mi pesa, la nostalgia di casa non l'ho mai provata, siano le quattro mura piuttosto che per il paesaggio; forse sarà perché la Mia Casa non so dove sia. La lontananza da persone care non si misura, per me, con i chilometri che dividono ne con i mesi o gli anni passati senza aver potuto più aver il privilegio di frequentare persone davvero speciali. Ogni giorno o quasi un piccolo pensiero parte naturale, come uno sbadiglio mattutino, senza chiedere il permesso viaggia tra i ricordi e fa nascere un "Che farà?" o un "Come starà?", lo so è poco edificante e però mi tiene vicino a voi, molto vicino. Ma forse la mia è solo una consolante bugia. Sì, gli affetti andrebbero coltivati molto meglio di come faccio io, forse sono un menefreghista, un'egoista freddo ed insensibile che attua questo comportamento per semplice meschina e sporca comodità. Sì forse è questo. Una cosa so ed è certezza per me, fa parte delle conseguenze del mio agire, ed è che non sarò con voi per gioire e che sarò troppo distante per darvi una mano fisica quando ne avrete bisogno, quando direte addio a questo strano posto sospeso tra paradiso ed inferno. Forse questa è la strada più comoda per me addomesticato da un'indole cresciuta nel segno della solitudine.
Am I insane? Maybe I've forgot to play the game... The Game Of Love!
A presto,
Mio
PS: N. ci ho ripensato ancora l'univocità in certe cose non esiste. Io ho trovato uno spunto ulteriore e prezioso per mettere in crisi il mio pensiero leggendoQualcosa Di Più pubblicato da Museum, non sono arrivato ancora alla conclusione che, forse, non sarà mai definitiva. Non so dove il normale mutare mi porterà. Dacci un occhio N., ne vale la pena davvero!
PPS: Museum pur non cercando, come detto, una risposta univoca e definitiva mi sa che mi hai mandato in tilt il cervello 'sto giro: ma ti pare il modo?
PLAY THE GAME
Open up your mind and let me step inside Rest your weary head and let your heart decide It's so easy when you know the rules It's so easy all you have to do Is fall in love Play the game, Everybody play the game of love When you're feeling down and your resistance is low Light another cigarette and let yourself go This is your life Don't play hard to get It's a free world All you have to do is fall in love Play the game, everybody play the game of love My game of love has just begun Love runs from head down to my toes My love is pumping through my veins Driving me insane Come come come play the game This is your life - don't play hard to get It's a free world all you have to do is fall in love Play the game
Pre come prima, Desti come svegli e sempre attivi in noi. Nati perché da noi generati, sono ANCHE nostri figli. Questa etimologia, da me pessimamente inventata (lo so sono da legare), mi ha fatto nascere alcuni pensieri a proposito dei Sogni, sì quelli con la "S" maiuscola. Non ho assolutamente una vocazione animista ma mi ritrovo pienamente nell'accezione e nel concetto di Sogno che hanno le popolazioni aborigene ossia il Dreamtime o Dreaming:
Aboriginals believe in two forms of time; two parallel streams of activity. One is the daily objective activity, the other is an infinite spiritual cycle called the "dreamtime", more real than reality itself. Whatever happens in the dreamtime establishes the values, symbols, and laws of Aboriginal society. It was believed that some people of unusual spiritual powers had contact with the dreamtime.
Ecco una pseudo-traduzione:
Aborigeni credono in due forme del tempo; due flussi paralleli di attività. Uno è l'attività quotidiana, l'altro è un ciclo infinito spirituale chiamato il "Dreamtime", più reale della realtà stessa. Qualunque cosa accada nel Dreamtime stabilisce i valori, i simboli, e le leggi della società aborigena. Si credeva che alcune persone di potere spirituale insolito avuto contatti con il Dreamtime.
Sarà perché ultimamente ho a che fare in me con un completo distacco dal futuro, sarà perché pur essendo li li per vedere qualcosa mica me la sento di sbirciare oltre per provare solo un briciolo di eccitazione, o perché di illudermi non voglio più, saranno queste cose ed altre che non riesco a recepire ma il senso di svuotamento che sento dentro mi conduce inevitabilmente a lasciare questa realtà di sopravvivenza per rifugiarmi ancor di più in un'altra dimensione, il Sogno. Un Sogno però diverso, senza ambizioni, senza rincorse, ma piuttosto come una realtà parallela fatta pure essa di azioni porteranno ad eventi su entrambi i fronti. Ho fatto tutto il possibile per alimentare il mio Sogno, per farlo cresce. Mi ha deluso molte volte, mi ha sbattuto la porta in faccia alcune volte (? :) ) perché sbagliavo, perché non capivo che un Sogno nasce adulto, sa già camminare da solo, ti può tradire da subito uscendo di casa per poi non tornare più. Sì, è reale perché le conseguenze lo sono. Le emozioni non mentono mai. Vedo il Sogno come un'entità, quasi una guida che ci conduce nell'esistenza, insomma una specie di Virgilio dantesco tutto personale nella nostra esistenza. Purtroppo talvolta è traditore e ci lascia su due piedi nudi e distanti da casa ed allora si prende freddo sotto le intemperie, ci si ammala l'Anima vivendo una Realtà come tante, intercambiabile perché non ci appartiene pienamente. Con il tempo l'Anima guarirà e quindi si tenterà un nuovo viaggio e col passare degli anni le passate vicissitudini si faranno sentire, nei momenti di difficoltà ma questo non è necessariamente un male. Le ferite sono amiche se le si prende per quello che sono ossia il limite oltre il quale c'è la rottura. Aiutano a camminare in equilibrio tra il vuoto e il massimo. Senza di loro si rischia di rimanere in basso dove tutto è facile ed il risultato ne è una diretta conseguenza, le cose migliori non sono mai gratuite anzi! Ma quando la nostra guida, il nostro Sogno non tradisce cosa resta? "Semplicemente" la libertà, quella dell'Anima il Volo. Voi direte sì ma come è fatta? Be' per me è la Realtà piena, pura, felice e serena, nulla più. Perché non credo esista nulla di più speciale.
Credo che ogni Sogno porta con se fasi distinte che comunque inevitabilmente si getteranno nella Realtà fondendosi con essa. Pensando a ciò che ero e a ciò che sono non posso che arrivare alla conclusione che pure io sono ANCHE loro figlio.
Oggi mentre andavo in bici l'autunno mi ha fatto l'occhiolino nascosto sotto la dura corteccia di molti alberi rifaceva il trucco a molte foglie ad altre stanche donava la libertà effimera di un ultimo. Una vecchia stagione ancora silente ci sta già accompagnando, penso che talvolta sarebbe bello leggere questi segni in anticipo anche in noi, ci eviterebbero molti problemi. E' che dentro non esistono cicli si passa di equinozio in equinozio e da un solstizio all'altro senza preavviso alcuno. Mi sa che devo cercare la mia fonte d'inquinamento :)
Buon weekend a tutti voi!
Mio
Canzone Quasi D'Amore
Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo, per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo... O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti o che per le mie navi son quasi chiusi i porti; io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi, non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi... Queste cose le sai perchè siam tutti uguali e moriamo ogni giorno dei medesimi mali, perchè siam tutti soli ed è nostro destino tentare goffi voli d' azione o di parola, volando come vola il tacchino... Non posso farci niente e tu puoi fare meno, sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno e di questa parola io quasi mi vergogno, ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno... Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa a ricercare i visi che ti han dimenticato vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato... Tutto questo lo sai e sai dove comincia la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri, saggi, falsi, sinceri... coglioni! Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? Ti dono, se vorrai, questa noia già usata: tienila in mia memoria, ma non è un capitale, ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale... D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni e pago la mia casa, pago le mie illusioni, fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi, aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare, bere, leggere, amare... grattarsi!
Prima o poi doveva accadere, lo sentivo in ogni lettura precedente di questo grandioso scrittore. Il presentimento si è manifestato in questo libro: PURTROPPO NON LO HO CAPITO!
Le due precedenti letture: "Il visconte dimezzato" e "Il sentiero dei nidi di ragno" subito mi avevano lasciato un po' di amaro in bocca perché la loro comprensione è arrivata alla fine e non durante, la mia negligenza nel cogliere i messaggi celati (ma anche manifesti :) ) mi ha portato al punto interrogativo che ho assegnato a mia ideale copertina a questo libro. Calvino, a mio avviso, ha un grandissimo pregio: riesce a scrivere in maniera molto semplice ed immediata senza fronzoli, diretta ed esplicita ma in quelle parole riesce, con mimesi straordinaria, a nascondere, e perché no confondere, messaggi su livelli di sensibilità differenti. Io mi sono sempre fermato ahimè al primo. Voi direte: "Ma che te lo leggi a fare allora?", be' lo leggo perché bello lo è sempre e poi perché me lo ha consigliato Bak il che è una garanzia e poi, il consiglio, è stato pure rettificato da Dressel. Ditemi voi se potevo non leggerlo?
Due paroline vorrei però tentare di metterle, non sulla trama naturalmente, ma sul contenuto criptato che non sono riuscito a svelare. Pronti? Ci provo oK? Mi raccomando smentitemi perché altrimenti mi sembrerà di aver capito troppo! :) Credo che questo libro voglia mettere in luce come nella vita le esperienze siano diverse sempre ma che questo non derivi necessariamente, almeno all'inizio, da qualcosa di particolare o speciale (le carte, i tarocchi e gli arcani non cambiano), ma da come si riesce a leggere la vita e le situazioni che ci accadono attorno. Credo che in questo libro venga mostrato che il destino non sia un qualcosa di rigido e predestinato, ma piuttosto un filo di una trama che noi si tesse. Si chiama destino o caso o fato che sia la mancanza di controllo completo della realtà. Il non riuscire a valutare le conseguenze partendo dal compimento delle azioni. La comprensione di tutto è chiara solo quando il gioco è finito, quando tutto si ferma e le carte in mano ad ogni giocatore si sono esaurite. a quel punto come in una magia compare ciò che è stato e perché è accaduto in quel susseguirsi di eventi.
Oddio, rileggendo e ripensando a ciò che ho scritto mi vien da pensare che non c'era solo latte e caffè nella tazza questa mattina...
Vorrei ancora ringraziare Bak per il consiglio letterario, grazie davvero! Magari dimmi tu qualcosa di più. L'altro, quello che mi ha consigliato, quello che si può leggere aprendo a casaccio le pagine, è davvero interessante! Ora vi saluto consigliandovelo perché un libro lascia sempre qualcosa anche quando ci si ritrova di fronte un grosso punto interrogativo.
Di miserie e bellezze ne è piena la Vita, noi si vive tra loro in sofferenze e gioie. Entrambe sono quasi sempre condizioni, non momenti, che superano la nostra volontà. Sempre mi son chiesto come facciano a stanarci.
La gente è abituata sempre più spesso, forse per indole o forse per una frustrazione crescente, a giudicare gli altri prima di giudicare se stessi. Personalmente evito accuratamente giudizi perché, con molta semplicità, non voglio essere giudicato se non da chi mi conosce realmente. Se proprio devo esprimere un parere lo professo nei termini: "ti dico cosa farei io, dopo vedi un po' tu...", sostanzialmente credo in un mondo libero fatto di libere scelte. Credo fermamente in quello che ho detto in precedenza perché si tende a ragionare sul COSA, che è oggettivo e non sul COME che è personale e quindi differente, sempre! Frasi del tipo: "Che ne sai tu, non sai COSA ho passato io ecc. ecc." oppure "COSA vuoi che sia...", le trovo specchio di un pensiero limitato di una sensibilità un po' rinsecchita. Non sono buonista è che si ha un limite nella comprensione e quindi questi pensieri e giudizi possono essere riduttivi. Qualsiasi evento, piccolo o grande che sia, racchiude in se il suo COME, la sua sensibilità una preziosa essenza, una grandezza che certe persone sanno esaltare mentre certe altre sanno appiattire. Ognuno, suo malgrado, possiede un proprio COME, nessuno è migliore o peggiore di altri, è unico e quindi inestimabile. Lo si può non condividere ma questo non ne estingue il valore. Personalmente non conosco l'entità del mio COME anche se credo ricada nell'appiattimento, almeno così è stato, però di una cosa ormai son certo ed è che mi piace sempre di più riuscire a capire e cogliere il COME delle altre persone anche se purtroppo non ci riesco mai. Credo che la misura della sensibilità interiore delle persone sia quanto di più vicino alla misura dell'Anima che un corpo racchiude. No, niente giudizi. Nessuna Anima non malvagia deve essere giudicata perché il suo stesso esistere vivo e vitale è il motivo principale che giustifica la nostra esistenza. Nessuno è il più miserabile, nessuno è la più bella persona. Ognuno stimi le sue miserie e bellezze cercando negli altri un esempio, u suggerimento muto per alleviare le prime ed esaltare le seconde.
Scusate, il mio piccolo sfogo da tempo immemore celato nei miei pensieri.
Ci sono molti modi per fare le cose è che io ne conosco solo uno, il mio. Questo è un male, è sempre consigliato avere vie di fuga alternative.
Stare con entrambi i piedi in due scarpe differenti è più comodo che avere una scarpa sola. Stare con il sedere adagiato su due sedie evita sempre le cadute qualora una cedesse. Ora sono con un piede scalzo e la scarpa ha la suola forata, sto per per cadere dall'ultima sedia che mi rimane eppure avrei due scarpe e due a portata di mano.
Scelte, sempre e comunque scelte. Tutti le fanno. Il mio carattere mi porta a cercare anche quelle che si potrebbero evitare. Sì, cara I. avevi ragione tu quando ti parlai di quello che avvenne (qui), lo sto per rifare. E' vero: non cambierò mai. Entro ventiquattro ore dovrò decidere: "Una scelta di Vita", ho detto a chi mi proponeva una via sicura, vicino a casa, con un lavoro davvero niente male, con prospettive abbastanza sicure. Praticamente tutto è fatto, ancora una volta manca solo la firma, la mia. Una scelta di Vita se sceglierò ciò che sicuro non lo è, almeno non al cento per cento. Se sceglierò ciò che mi ha portato a quasi nove mesi tondi di periliare, di sangue amaro, di notti insonni e di bestemmie tirate contro me stesso, al mio sognante vagheggiare. Questa volta si fa ancor più sul serio, o tutto o niente, sul banco ci metto pure le mutande e non solo figurativamente parlando. Se perderò starò meno che con le pezze al culo che ho ora (sei ancora in tempo sai!!!), non saprò dove andare a sbattere la testa. Il dopo, se perderò, sarà la cosa più pesante che io abbia mai sostenuto e già so che sto sottostimando il suo peso. Dopo, scherzando ma anche no :), potrebbe restarmi solo la strada della sodomia remunerata che, se non è cercata o voluta, non è che sia il massimo. La partita di scambio qual'è? Quanto vale la candela? Vale una crescita personale e professionale che D. ha detto essere: "Sicuramente un'esperienza che ti cambia, dopo non sarai più lo stesso." lo pensavo già da un'altra prospettiva questo mi conforta. Se tutto andrà in porto, nel bene e nel male, nulla sarà più uguale. Sarà insicurezza, ostacoli da superare, distacco famigliare e da amici, distacco totale da posti e luoghi cari. Sarà mettere il culo nelle pedate, sarà riceverne di sonore.
Non conosco mezze misure, è il mio modo di fare certe cose. Avrei potuto fare altrimenti, e potrei ancora fare altrimenti, molti lo fanno e non li biasimo, ma non ci riesco. Se andrà bene dormirò un po' più tranquillamente, se andrà male vorrà dire che per un bel po' non cambierò il mio pessimo stile di vita. Domani partirà una busta gialla per confermare la mia certezza di una scelta che non implica sicurezza. Domani partirà un e-mail per comunicare la mia scelta certa che implica il rifiuto di sicurezza.
No, non cambierò mai. In certe cose conosco solo il bianco o il nero, non ne posso fare a meno. Ora però è giunta veramente l'ora che impari a sostenere meglio le mie scelte vada come vada. Ferirmi come ho fatto fino ad ora mi costerà in futuro. Sì, è giunta l'ora che impari a volermi bene, ad amarmi. Suggerimenti?
Mio
...è che io voglio pensarla o molto meglio: LA PENSO così:
Una nuova coscienza
di Gaber/Luporini
Io come uomo io vedo il mondo come un deserto di antiche rovine. Io vedo un uomo che tocca il fondo ma forse al peggio non c’è mai una fine. Nel frattempo la vita non si arrende e la gente si dà un gran da fare tanti impegni tante storie con l’inutile idea di colmare la mancanza di una nuova coscienza di una vera coscienza. È come se dovessimo riempire un vuoto profondo... E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale, brandelli di vecchi ideali, un po’ di antirazzismo, e qualche alberello qua e là. La decadenza che viviamo è un malessere che ti prende pian piano. È una specie di assenza che prevede una sosta obbligata è la vita che medita ma si è come assopita. Siamo vivi malgrado la nostra apparenza come uomini al minimo storico di coscienza. È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere più che altro in considerazione i doveri degli altri… verso di noi. Sembrerà strano ma diventa morale tutto ciò che ci conviene. Praticamente un affare. La decadenza che subiamo è uno scivolo che va giù piano piano. È una nuova esperienza che ti toglie qualsiasi entusiasmo e alla lunga modifica il tuo metabolismo. Siam lì fermi malgrado la grave emergenza come uomini al minimo storico di coscienza. E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui si è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli, mariti, mogli... quando forse siamo vittime solo della mancanza di potere su noi stessi. Basterebbe smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale. Subito. Qui e ora. Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, affermare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre diventa geniale se guarda il mondo coi propri occhi. Smascherare con coraggio qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco è la nostra vita. Basterebbe smettere una volta per tutte di sentirsi vittime del lavoro, del denaro, del destino e persino della politica, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe opporsi all’idea di calpestare gli altri, ma anche alla finta uguaglianza. Basterebbe smascherare le nostre presunte sicurezze. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale. Subito. Qui e ora. Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe smettere di credere di poter salvare il mondo con l’illusione della solidarietà. Basterebbe ormai rendersi conto che la crescita del mercato è necessaria alla nostra sopravvivenza, ma che la sua espansione inarrestabile ci fa diventare sempre più amorali e più stupidi. Basterebbe abbandonare l’idea di qualsiasi facile soluzione, ma abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia. Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese. La spinta utopistica è subito. Qui e ora. Io come uomo Io vedo il mondo Come un deserto di antiche rovine. Io vedo un uomo Che tocca il fondo ma forse al peggio non c’è mai una fine. Perché non c’è nessuno che dia un senso alle cose più semplici e vere alla vita di ogni giorno all’urgenza di un uomo migliore. Io vedo un uomo solo e smarrito come accecato da false paure. Ma la vita non muore nelle guerre nelle acque inquinate del mare e i timori anche giusti son pretesti per non affrontare la mancanza di una vera coscienza che è la sola ragione della fine di qualsiasi civiltà.
La differenza non sempre la si capisce, per percepirla bisognerebbe "cambiare aria" o meglio cambiare pianeta. Se noi si vivesse su Marte (sarà un caso l'esser marziani? :) ) si peserebbe meno, la massa di Marte è inferiore di quella della Terra, l'attrazione che esercita sui corpi pure.
Ci sono giorni che bisogna essere terrestri per forza, qui si vive e con questa realtà si interagisce e talvolta ci si sente molto, troppo, pesanti. Ci sono giorni che si vorrebbe avere una bilancia a braccia uguali per misurare la massa della nostra Anima, per capire se essa sta diventando sempre più pesante e greve da sostenere oppure per capire se tutto si sta muovendo nella giusta direzione, quella della leggerezza che poi porta al volo. Sì, credo che le Anime leggere volino libere attorno a noi, per loro il suolo non è una discontinuità tra cielo e terra, Anime speciali che conoscono lo schianto ma anche il volo pindarico.
Il corpo tutto è lo specchio dell'Anima, nessuna parte in particolare esprime ogni cosa, ogni singola parte esprime qualcosa. Credo che saperlo leggere sia un dono raro, credo che lui sia la nostra bilancia a braccia uguali. Per ora sono ancora un ignorante analfabeta. Credo che il corpo sia l'interfaccia muta per un linguaggio universale.
Sette chili in sette giorni, se non ricordo male, era lo slogan di una dieta dimagrante che probabilmente procurava più danni che benefici. Sette chili in sette giorni è il verdetto sul mio peso, dovuto ad una dieta che non voglio di un Anima che beve mercurio quando sono debole e fragile, che respira elio solo perché sa che il mercurio porta metastasi e uccide lentamente. Vorrei bere ciò che voglio, respirare solo aria. Vorrei vivere su un pianeta dove la mia massa non mi pesasse così tanto. Mi chiedo se realmente lo sto cercando o se mi sto solo ingannando.
A Roma c'è una via piccolina piccolina, da sembrare quasi minuta ma poi, quando ti fermi e ti siedi sugli scalini vicino al marciapiede, ti accorgi che piccola non è. In realtà è enorme perché contiene tutto e forse molto più di tutto. Però io mica l'ho capito il suo tutto, non fino in fondo, ma so solo che è molto. Se ti fermi e vedi - non guardi - non puoi non rimanere colpito da quel glicine che ondeggia al vento lieve, che scapigliato fa da curioso cappello a un muro di cinta vestito a ricami di verde edera. Se ti fermi e senti, non ascolti, il silenzio ti sembra alieno nel dilungarsi al tuo interno, l'assenza di echi sa di spazio libero, nessun confine nessun muro in realtà esiste.
A Roma non ci sarà più, per un po' di tempo ma anche no, per decisione presa sicuramente, una ragazza piccolina da sembrare una minuta ragazzina ma che poi, se ci stai un po' assieme, ti accorgi che sarai sempre la "i" dell'articolo "il". Se riesci a vederla solo per un attimo, un istante, rimarrai accecato da suo sorriso che è come di folgore. Se riuscirai a sentirla in una sola nota rimarrai frastornato dai suoi pensieri come da un tuono.
Domani a Roma Lei non ci sarà, ma io voglio pensare che Roma sarà senza Lei, perché così è. Domani un aereo sarà trasportato dalla Sua leggerezza spirituale su una rotta che Lei ha già tracciato. Nelle città si percorrono vie che trascendono la loro natura fisica sono metafisiche. Nella Vita si incontrano persone che trascendono la natura umana, sono meta-umane. E' curioso che oltre all'etimo entrambe possano avere discendenza che profuma di divino. Ma poi ciò che conta non sono i nomi, ma questo non serve che lo dica a te, tu che già lo sai, tu che discendi da Giove. Buon viaggio e non fermarti MAI!!!
Un caldo abbraccio,
Roberto
Sperando di non offenderti nella dedica, questa è per te!
Trovo curioso come la possibile lettura in un verso preferenziale piuttosto che in un altro possa generare una successione di suoni differente sviluppando una serie di canzoni, in via del tutto generale, senza ripetizioni. Eppure il supporto fisico, il nastro, è lo stesso cambia solo il modo con cui lo si legge. Il lato da cui lo si "prende". Ma non è di questo di cui vorrei parlare, non di lati e di musicassette, ne di riproduzioni musicali anche se l'analogia è presente.
Un'amica, riferendosi al mio blog, mi ha detto qualcosa del tipo (scusa ma ora non ricordo bene di preciso): "Però di persona,- interattivamente aggiungo io - non sembri così malinconico come sul blog..." così come in questi miei monologhi sottintendeva. Beh, sai è che qui si decide se passare o no, se lasciare una traccia o fuggire a gambe levate, nella vita di ogni giorno evito accuratamente l'esposizione di certi miei pensieri. Nella vita di ogni giorno tento di mostrare solo un lato , il mio lato-A, celando per quanto possibile quel lato-B, B come Blue appunto. La gente ha già troppi pensieri e tribolazioni per stare a sopportare anche le mie pene, o meglio, penurie di felicità. Talvoltaa riesco in questo mio proposito. Qui, in questo mio B-Side, scrivo ciò che sento e provo, ciò che è inutile ripetere o spiegare altrimenti, perché non sarebbe capito nella sua essenza. Ben inteso parlo di nulla di speciale e poco in particolare e sicuramente pure in malo modo. Vorrei cambiare il colore di questo mio lato-B ma ora non ci riesco, forse non voglio riuscirci. Sicuramente la mia meta non è il posto che frequento ora.
Come mi succede, ormai sempre più spesso nei momenti di non-lavoro, la casa non mi contiene, devo uscire e muovermi. Devo distendere i pensieri con passi, pedalate, bracciate, non centra, ciò che conta è non rimanere in questo perimetro limitato. Oggi il tempo non prometteva bene, cielo plumbeo sopra la mia testa con chiare scie biancastre di pioggia a nord, sapevo che il temporale estivo mi avrebbe colto. Sono uscito lo stesso, il vento che soffiava in direzione opposta mi diceva "Rientra!", io lo schernivo e volgendogli le spalle lo sfidavo, già camminavo sulla strada. Dopo poco più di un'ora eccomi arrivato poco sopra il mio paesello, un campo ancora coltivato un po' fuori dalla miriade di case in costruzione, la vista della vallata brillava stupenda sotto il sole che si apprestava a chieder congedo dopo una lunga giornata di lavoro. Tic, toc, tac... la pioggia si annuncia rapida con voce di rimbalzo su foglie, pietre ed erba cerco riparo tra quei filari di viti ormai famigliari per specie e frutti, le foglie sono presto colme d'acqua il mio fragile riparo mi dice con umida voce che il suo aiuto è cessato, un pensiero rapido mi attraversa la mente... musica è l'eco lontano due canzoni mi chiamano sotto quella pioggia a camminare sul loro ritmo tra le lacrime del cielo. L'acqua non mi bagna, mi purifica, il volume è al massimo il mio canto(?) lo supera: "Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così...", riparto sotto quella sacra pioggia chiedendone ancora ed ancora. Le lenti si bagnano di gocce creando aberrazioni visive di un mondo che già poco capisco, tolgo gli occhiali ed apro le braccia a raccogliere quanta più acqua posso, le gocce avvolgono il corpo e mi baciano il viso che non asciugo e non asciugherò. La maglietta è ormai aderente al corpo, mi dona brividi freddi e taglienti ma non mi importa se non per un breve istante, sono assuefatto da tutte quelle sensazioni, ne voglio sempre più. Mentre un "addio" mi entra nelle orecchie e mi tiene compagnia torno verso queste mura che mi hanno visto crescere ma che non sento più mie. Non so se esisterà mai una Casa-Mia.
Il lato-A ora suona la medesima musica, quella che non mi piace perché non è completa. Quella che devo cantare per me stesso verso gli altri in questa mia pessima pantomima. Sì, cara amica, nel vivere di tutti i giorni è bravo chi si capisce. Nella Vita si diventa soli, è una condizione involontariamente acquisita e sicuramente non congenita. Nel vivere quotidiano c'è sempre un lato-B che ci accompagna in maniera più o meno latente, talvolta resta Blue per troppo tempo, è sempre monotono nel suo cantare. Altre volte è il migliore che si può augurare, è il nostro meglio il Best-Side, che purtroppo talune persone riescono a mostrare, a cantare, a danzare in pochissime e maldisposte sequenze che offuscano il ricordo di quanto sia speciale questa magnifica colonna sonora che dovrebbe essere la Vita.
A presto,
Mio
Eskimo
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così, l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì... Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità", la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità... Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè, ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai... Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà, non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa. Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò... E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più, bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà: tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa! Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale, credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale. Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so, ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò... Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai! Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché, perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me... Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto, scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto, tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos... E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD, tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai, quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai... Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città. L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia: vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia! E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho, che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può... E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai, per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi... Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te. Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là, sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità... Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età, oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù: di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu... E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire. Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti, giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party... Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai, io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai: ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
Farewell E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans; come si sente la voglia di vivere che scoppia un giorno e non spieghi il perchè: un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.
Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani, giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera; ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale, ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore, quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.
Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova, era tanto potere parlarci, giocare a guardarci, tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino, religione del tirare tardi e aspettare mattino; e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella, la città addormentata non era mai stata così tanto bella.
Era facile vivere allora ogni ora, chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci, e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell' epoca nuova, ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova. Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo, ci sembrava d' avere trovato la chiave segreta del mondo.
Non fu facile volersi bene, restare assieme o pensare d' avere un domani e stare lontani; tutti e due a immaginarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante, un ricordo lucente e durissimo come il diamante e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta: rivedersi era come rinascere ancora una volta.
Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, e il peccato fu creder speciale una storia normale. Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"...
Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d' estate con qualcosa di fragile come le storie passate: forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...
PS: ciò che è evidenziato in grassetto non appartiene a me e, credo, a nessuno in particolare, per questo credo (mi si scusi la presunzione) possa appartenere a tutti...
Ossia mosca cieca. Ve la ricordate? Sì, credo proprio di sì. Circa una decina di giri su noi stessi aiutati dai compagni di gioco, l'orientamento che svanisce assieme all'equilibrio in un mondo nuovo fatto di oscurità artificiale e poi, dopo un breve barcollamento, comincia la ricerca. Braccia tese in avanti con i palmi aperti e le dita tese a tastare l'aria in cerca di ostacoli che al primo tocco sembrano appartenere a mondi alieni e poi, dopo una sommaria analisi, li si riconduce ad una realtà nota. Nella mosca cieca il compito, lo scopo, è quello di cercare i compagni di gioco che ti toccano e ti stanno attorno canzonandoti, intercettarli per poi riconoscerli. Nella mosca cieca si inciampa spesso, talvolta si cade con schianti che possono essere tremendi ma anche li sta il bello del gioco.
Nel volo della mosca, l'insetto, la cecità di certo non esiste eppure la trasparenza vitrea degli infissi la può mettere in crisi. Impazzita come una pallina da flipper continuerà a prendere paurose capocciate contro una realtà che non percepisce nella sua pienezza. Perché? Eppure non le manca niente.
Ora, o meglio, da un po' (eufemismo? :D ) mi sento come durante il gioco, in una ricerca continua a tastoni in questa realtà che però, e questo è innegabile, percepisco con tutti i cinque sensi. Anche a me manca qualcosa, come la mosca. Incedo nel mio quotidiano camminare a passo di bradipo eppure, nonostante la lentezza dei movimenti, gli schianti sono stati portentosi. Ora sento il vuoto spinto nella mia testa, dentro. Un cervello senza ragione sospeso in una stasi che non riesco a tramutare in estasi. Mi sento come uscito da una centrifuga impazzita dove l'oblò preso a testate non era la via di fuga, il pulsante di stop era l'azione giusta. Ora non capisco niente. (eufemismo ancor più grosso del precedente :D) Fermarsi quindi? No, non ora, sarei finito da subito, muoversi più in fretta? Forse sì, quando sei tutto un livido, quando hai male, per farti soffrire basta anche una carezza quindi ne vale la pena. Una domanda però: e mettere gli adesivi sui vetri no?!?!?!?!?
No, non voglio essere triste, non mi sta e mi fa bene. Sono stato sereno e felice sul tetto del mondo. No non lo voglio per me e per nessuno.
Mio
Cercando è uscito questo, chissà cosa dice il testo...
Non è passata mezzora, forse neppure un quarto d'ora, da quando ho salutato N. . Domani sarà in viaggio verso la "sua casa", quella che in inglese chiamano Home, quella degli affetti che non si misura solo in metri quadri ma anche nella grandezza dei sentimenti. N. andrà dall'altra parte del mondo, forse vedersi diventerà un impresa titanica, ma può darsi che mi sbagli. N. ti ho salutato in fretta forse, scusa la presunzione, ci siamo salutati in fretta. Esternare le emozioni tra noi non credo che sia il nostro forte. Di tante parole che avevo in mente solo quelle più banali sono uscite spontanee, ma credo che in quelle parole tu abbia letto i miei pensieri. Mi piacerebbe forse così, è stato così. Ti auguro di vivere e prendere tutto ciò che puoi come vuoi, le altre cose già le sai. In gamba ok?
Oggi una persona cara riferendosi a me mi ha detto: "Vedo uno che vuole essere triste a tutti i costi", ebbene anche questa volta hai visto giusto. M. forse ha detto davvero quello che ti è stato riferito, io pure lo penso!
La Vita è fatta di tante cose che mutano con e nel tempo, fatti ed avvenimenti succedono nostro malgrado, la mutazione è una condizione di statica realtà. E' l'assioma primo della Vita. Esistono due possibilità: andarci in contro e scontrasi oppure restare fermi e scontrasi. L'analogia sta nello scontro la differenza è nell'inerzia. Muovendosi potrebbe accadere che noi si riesca a trascinare la Vita al nostro fianco, restando fermi si viene trascinati via da Lei. Sì, hai ragione, si deve parlare solo delle cose belle e magnifiche che ci stanno attorno, di quelle brutte tacere quando assomigliano ad un lamento, urlarle quando si è in battaglia contro di loro!
Uscendo dal parcheggio sotto casa di N. ha cominciato a cantare Guide Me Home, non credo che sia stata coincidenza commosso lentamente mi sono mosso verso casa. Spero che non sia stata solo la casa fisica. Forse l'ultima carta è un asso, forse pareggerò, lo spero.
Grazie N. di questi nostri anni assieme, sei e sarai sempre una presenza preziosa nella mia vita. BUONA VITA!!!
Che la Vita sia un viaggio questo è sicuro, noi o ciò che ci circonda o entrambi si cambia sempre per quanto il tutto possa essere statico. Situazioni ed emozioni, incontri e scontri tracciano cieli che nella nostra esistenza ci accompagnano sempre dall'alto. Nuvole e colori, albe e tramonti si intersecano si scambiano e talvolta permangono per troppo tempo come compagni non voluti o troppo brevemente per assaporarne l'estasi.
C'è chi riesce a vivere una vita fatta di strade libere, senza divieti o sensi unici, nessun percorso obbligato ma solo bivi e decisioni. C'è chi vive una vita, a suo malgrado ma anche no, fatta di binari viaggiando tra stazioni che si susseguono senza soluzione di discontinuità, il numero delle fermate non è governabile le coincidenze così come le ripartenze ne sono una conseguenza. Sono fermo ad una stazione che non voglio, sono arrivato in ritardo, la coincidenza è saltata chissà quando. Il prossimo treno non so quando passerà, magari non passerà proprio e scadrà il biglietto. Ora la sera sta invecchiando e la notte monta all'orizzonte, dall'alto. Sicuramente non so più chi sono, ho perso quel poco che ero, la mia compagnia mi pesa e quel che è peggio non riesco a renderla leggera agli altri. No, non va proprio bene.
Scusami G. di averti appesantito il week-end con la mia presenza, proprio non avrei dovuto. Bisogna stare bene per accostarsi nel modo giusto e dovuto a persone speciali quale sei tu. Non credevo di stare con tutte queste pezze al culo, ma questa non può e non deve essere una scusante. Grazie G. per tutto quello che hai fatto, sei incredibile! Salutami ancora chi tu sai...
Mio
PS: G. non montare sui treni, non sono fatti per persone come te... ma che te lo dico a fare, già lo sai!
Quando mi è stato consigliato mi è stato detto essere un libro che parla di donne ho voluto leggerlo per capire e sperando di trovare un piccolo ritaglio delle vostre emozioni, della vostra intimità, fragilità e forza. (scusate se uso il "vostra" per indicarvi tutte...) Ho cominciato questo libro come una piccola ricerca personale in un universo che si potrebbe scambiare per galassia. Che l'uomo, il maschio, almeno una volta nella sua vita erronaeamente ha creduto essere tale. Tre sono a mio avviso i personaggi femminili principali, si racchiudono l'una nell'altra come una matriosca. Sugar il ponte tra gli estremi, Sophie la genesi nel guscio più interno, Agnes esternamente mostra la sua natura più pura nei momenti di libertà che alcuni dicono essere una patologia di nome pazzia. L'innocenza della fanciullezza di Sophie dipinta dalla curiosità e dalla sincerità, dalla sensibilità estrema che crescendo, talvolta, lascia i bambini. Il cinismo calcolatore di una giovane donna, Sugar, che ha vissuto la fanciullezza solo per la breve durata di un soffio troppo poco per ricordarla, lasciando il posto ad una sensibilità attivabile a comando qualora il mestiere lo richieda. La libertà folle di Agnes, libertà di chi non conosce altra dimensione se non la propria, fatta di rivendicazioni contro mode ed etichette. Contro i bagli imposti a chi "è troppo debole". Poi c'è lui, il maschio della storia, William. Un uomo adulto che non vuole crescere, che crederà di essere cresciuto crogiolandosi in questa illusione. L'unica cosa che è in grado di gestire sono le attività della sua azienda di profumi, solo cose inanimate. Sarebbe stupido, o quantomeno riduttivo, generalizzare ciò che è contenuto in queste pagine scritte con grande precisione nella descrizione di ambienti e con notevole maestria per il modo con cui viene cucito un carattere su un volto o un corpo in questa Londra di fine '800, eppure non posso negare di aver pensato che anche oggigiorno è così che gira il mondo. Voi ora mi chiederete: "Dai sentiamo come gira...", beh generalizzando, anche se non proprio, semplicemente "gira" che l'uomo, il maschio, è un essere intrinsecamente prepotente, cinico, spietato, insensibile. Il suo passato non inciderà mai sul suo presente e quindi non sul suo futuro. Una vita agiata non modificherà in meglio la sua natura di bruto. Non così semplicemente e non così in generale, "gira" che una vita di stenti e dolore può indurire soltanto temporaneamente la corazza di protezione di una qualsiasi donna. Credo che purtroppo la fragilità sia per voi assieme la condanna, l'assoluzione e la via di fuga da questo mondo fatto di miserie. Vorrei sbagliarmi per quanto riguarda la prima, ma purtroppo guardandomi attorno non riesco a dimostrare il contrario. Mentre leggevo questo libro, fino dalle primissime pagine, mi saltellava nella mente una canzone di John Lennon (che ho messo a corredo in questo post): sì John, concordo. Tra una riga e l'altra mi tenevano compagnia due parole che, come nascoste in secondo piano su un rigo invisibile, si legavano a quelle del libro erano quel: "Sensibile Egoista" del post precedente. Sapete, credo che questa condizione nella sua interezza e stabilità vi sia completamente preclusa. Solo il maschio, l'uomo, può accedervi riuscendo a mantenerla riuscendoci indenne barcamenandosi tra un pizzico di falsa sensibilità e un'enormità d'insensibilità.
Vorrei ringraziare Museum (ma anche qui)per il consiglio letterario, mi è piaciuto ed è stato molto interessante e potrei anche osare dire istruttivo! GRAZIE!!!
Mio
Woman is the nigger of the world (Yoko Ono & John Lennon)
Woman is the nigger of the world Yes she is... think about it Woman is the nigger of the world Think about it... do something about it
We make her paint her face and dance If she won't be a slave, we say that she don't love us If she's real, we say she's trying to be a man While putting her down we pretend that she's above us
Woman is the nigger of the world.. yes she is If you don't believe me, take a look at the one you're with Woman is the slave of the slaves Ah, yeh... better scream about it
We make her bear and raise our children And then we leave her flat for being a fat old mother hen We tell her home is the only place she should be Then we complain that she's too unworldly to be our friend
Woman is the nigger of the world... yes she is If you don't believe me, take a look at the one you're with Woman is the slave to the slaves Yeh (think about it)
We insult her every day on TV And wonder why she has no guts or confidence When she's young, we kill her will to be free While telling her not to be so smart We put her down for being so dumb
Woman is the nigger of the world Yes she is... If you don't believe me, take a look at the one you're with Woman is the slave to the slaves Yes, she is... If you believe me, you better scream about it
We make her paint her face and dance We make her paint her face and dance We make her paint her face and dance
Solo ora credo ci aver capito quel "Sensibile Egoista" che ti proponevi di diventare ed essere allora, quello che non so se tu sia ora. Ma questo non importa. Quelle due parole uscite dalla tua bocca e partorite dalla tua coscienza in tumulto mi avevano fatto pensare toccando nel profondo le rigettavo con sdegno come di chi, perplesso e nauseato, non vuole sopportare oltre. In questi ultimi tempi, in questo mio barcamenarmi su una scialuppa che è più sotto che sopra la soglia del galleggiamento, l'oltre lo ho superato, forse ora capisco. Chi non è un "Sensibile Egoista"? e soprattutto è giusto o sbagliato esserlo? Ci ho riflettuto molto, l'egoismo è nell'intima natura dell'uomo, quasi tutti lo sono. La sensibilità è una qualità che ormai va scemando sempre più. Noi si è animali sociali, non mi stancherò mai di ripeterlo, eppure si è egoisti naturali. Prima me stesso, IO, poi gli altri, forse. L'egoismo è l'atto che ci porta alla vita: "Voglio un figlio...", se così non fosse non si spiegherebbero le crisi quando il figlio non nasce; egoistica è la morte sia che essa venga scelta per mezzo di eutanasia o come atto violento. Un "Sensibile Egoista" credo che sia quella persona che sa di non essere sola al mondo ma che ricerca il proprio piacere personale ponendosi sempre in primo piano, in testa alla classifica delle priorità personali, le scelte che vengono fatte per il proprio bene. Ben inteso non biasimo assolutamente tali persone, anzi! Ora sarebbe da chiedersi dove sta l'Amore, nell'accezione più ampia del termine, con tutte le sue belle storielle fatte di Compagni di Vita, genitori, Amici o chicchessia che però tendono quasi sempre al loro star bene, non al far star bene disponibili a provar dolore. Ora mi chiedo se questa è l'unica via per vivere in pace con noi stessi. Se l'unione tra rispetto e sensibilità e egoismo possano essere il giusto modo di vivere, non lo so. Ciò che conosco e so è che essere messo al primo posto in classifica è qualcosa di davvero speciale, essere in vetta ai pensieri di una persona è unico. Chissà se tutto questo è gratuito o se è solo "Insensibile Altruismo" che noi ci si ostina a chiamare Amore. Non si è soli al mondo, ma troppo spesso ci si trova senza compagnia, perché?
Mio
PS: La prossima è per me, per quello che non capisco ed ancora non ho.
Tremila e trecento metri sopra la terra il cielo non cambia colore. Sotto l'eternità si scioglie lentamente, nulla resterà.
Tremila e trecento metri sopra la terra, un dirupo che senti amico traccia centinaia di metri di caduta libera sulla destra, le mani salde in presa su granitiche pietre come salvezza. Perché non può essere per ogni cosa così?
Tremila e trecento metri sopra la terra la pazzia della razza umana lascia il segno della sua infinita stupidità. La morte per mano violenta è sempre appollaiata nella sua coscienza.
Tremila e trecento metri sopra la terra mi sono accorto che non pensavo più alle mie inutili e futili miserie. Mi sono accorto di quanto ci pensi, per un attimo ho sentito come è bello essere liberi ancora una volta.
Qualcosa ri-muore sempre, è aborto continuo. La rinascita quella spirituale, dell'Anima, talvolta non esisiste. Nessuna "ri-Animazione" è possibile una sola possibilità, niente più. Il ghiaccio eterno si fonde in acqua senza ritorno alcuno dal quel suo nuovo stato di fluido effimero. La cristallina solidità è non tornerà. A valle si crede essere acqua di Vita, a monte si vedono lacrime di agonia e di Morte lenta ed atroce. A tremila e trecento metri sopra la terra, tra le mie montagne e nel mio spirito, ho capito che la Vita, per certe persone, è solo una breve e dolce nevicata che rallenta un disgelo inesorabile.
... se facessi il pasticcere, no meglio il gelataio visti gli scarsi risultati di cui sotto. Ah auguri per il tuo compleanno anche se sei troppo piccolo per capire te li faccio lo stesso! (se vi domandate cosa sono quei personaggi sopra è normale... avrebbero dovuto essere Teletubbies :( ).
Tornando a prima, alla mia agognata professione futura e futuribile, mica sta scritto da qualche parte che per forza devo fare ciò per cui ho studiato una vita intera, ciò da cui ho ricevuto combustibile per andare avanti nei momenti di crisi per le sfide che mi ero andato a cercare per la mia crescita culturale.(Sì io ci credevo e ci credo in questo, sarò patetico ma è così!) Mi sono laureato un anno e tre giorni fa spaccandomi in quattro, mandando tutto in vacca per un voto che non mi ha mai pagato le cifre che lo compongono. Da allora ho sbagliato una sola scelta, per correttezza, ma il mondo ci si pulisce il culo con le persone corrette. Ora mi trovo incipriato a merda con mezze seghe che occupano posti che, sulla base del merito, mica gli spetterebbero. Gli sciacalli doppi e falsi ottengono sempre un po' di cibo in un modo o nell'altro. (D. NON sto parlando di te ok?!) Ed ora che si fa? Partiiiiiiiiiiiiiiii sì ok, ma per dove? Partiiiiiiiiiiiiiiiiii si ok, ma a far che/cosa? L'unico posto per il quale potrei essere accettato ora è come operaio agricolo in Nuova Zelanda. Allettante no? Ci sarebbe anche la possibilità gigolò ma come amante ultimamente (???) credo che sarei un tantino arrugginito. 'Fanculo Roberto tu e i tuoi fottuti ideali! fanno male nel di dietro vero? Non ho più speranze, "un rame ad imbrunire su un muro" il mio destino.
Ah quasi dimenticavo, segato un'altra volta. Italia, paese dei paraculi, TI ODIO! Non so come starò prossimamente... "Out of Control", probabilmente, nessuno lo vedrà perché veramente pochi, certe volte credo nessuno, riesce a vedermi. A presto,
"Sei un po' troppo chiuso",be' non posso negarlo, anzi, sottolinearlo è un dovere. E' il mio "errore" fondamentale e non so perché: I can't handle it! "Sei, forse, un po' indeciso e poco curioso". Uh, uhm... mah... perplesso ci ho pensato, questo giudizio mi ha colto alla sprovvista. Non mi reputo come tale e perché so che il "forse" è stato un cauto eufemismo dettato dalla tua gentilezza. Grazie della schiettezza, te l'avevo chiesta e me la hai concessa l'ho apprezzata!
Sai, rimuginandoci sopra, credo che tu abbia colto i sintomi che si palesano nel mio agire quotidiano. Però il male, perché di questo figurativamente si può parlare, è un altro. Il male è che decido di non scegliere perché credo, in larga misura, di sapere cosa è bene e cosa no a priori. Ho l'albagia di poter giudicare le conclusioni prima senza calarmi nelle situazioni derivanti d'azioni, senza mondarmi oppure sporcarmi con la realtà. Ciò che hai notato sono due facce della stessa medaglia, il metallo coniato a PRESUNZIONE è quello che le lega sui due lati. Decido ciò che mi interessa esploro solo ciò che mi incuriosisce. L'autoreferenzialità in me limita gli interessi e fa decidere per poche cose, talvolta futili. E dire che sono migliorato, e dire che si mi avessi conosciuto un po' prima, neppure tanto, credo che mi avresti scuoiato vivo dall'irritazione che ti avrei causato. Per fortuna ora da quello riesco a salvarmi in parte. :) Come fare? Cosa fare? Domande alle quali trovo una risposta difficile ed insicura, questione di volontà ma pure d'istinto. Sicuramente non razionale perché, per quanto possa valere da parte mia, tu hai ragione! Questo è ciò che esce, l'acqua inquinata alla fonte. E' da li che "si beve".
Sicuramente non sono niente di speciale, e non ho la pretesa di esserlo fondamentalmente per quanto detto sopra e altro ancora. Sicuramente voi care lettrici e lettori, silenti o commentanti, che di qui passate di tanto in tanto, a voi chiederei un giudizio sui miei difetti che da qui traspaiono. Mi farebbe piacere davvero! Ah, ben inteso, nessun fronzolo o formalismo diretti, schietti e taglienti. Grazie e buona settimana a tutti!