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Tuesday, 26 February 2008

Raccontando Pensieri Senza Voce

Non ho maschere ora, lo vedi? Si, questo è il mio vero volto non fatto di occhi, labbra, naso, capelli non ha tratto somatico alcuno, non è celato dietro questa pagina nera ma su essa è disegnato con caratteri di celeste marcato. Questa pagina è una delle mie parti personali e talvolta intime che pochi conoscono, fatte di pensieri personali esprienze che non sono solito esprimere e che qui mostro ma badate bene non metto in piazza.
Ora voi che leggete siete entrati in punta di piedi nei mie pensieri così come io ho voluto, perchè solo così poteva essere. Senza gesti, senza voce stiamo comunicando in maniera seria, divertente, disinvolta comunque sia sempre libera. Niente resta nei nostri occhi dopo il nostro incontro, molto si vorrebbe lasciare a chi con l'occhio scorre queste righe.
Ma chi siamo noi che scriviamo su questi cyber-diari? Credo che siamo persone che in molti casi credono di aver qualcosa da dire, si sentono non ascoltati. Siamo persone che talvolta per gli strani sgambetti tesi della vita si sentono incompresi nei loro pensieri e hanno trovato in questo ticchettare di dita su amorfa plastica, la forma per la cura di un malessere personale. Siamo persone che si sentono indigeni in un mondo che è loro alieno. Siamo persone vogliono capire, vogliono interagire, integrasi ed imparare.
Pensando a questo mio angolo personale mi è spesso venuta in mente un'immagine che credo dipinga alla perfezione il mio modo di vedere l'universo, un po' impegnato, dei blog. Io mi vedo come un naufrago su un'isola minuscola che affida attraverso i suoi messaggi , i post, ad un benevolo oceano senza aver nel cuore speranze o pretese, sapendo che comunque a qualche persona giungeranno; sarà lei se lo vorrà a decidere se stappare la bottiglia e leggerene il contenuto. Un naufrago che ogni tanto per capire, sapere, condividere ed apprendere pesca dall'acqua la bottiglia del suo vicino d'isola poco distante del quale conosce solo i pensieri ed al quale sussurra lievemente in lontananza le opinioni e le senzazioni che il messaggio pescato gli hanno fatto nascere.
È davvero curioso questo nostro mondo blog-globale nel quale la comunanza di pensieri mi fa pensare che alla fine non si è altro che, come direbbe Faber, raggi di un'unica stella a tal punto da sentirsi conoscenti e talvolta amici di vecchia data. Siamo persone sembrano legate a doppio filo le une con le altre in una condivisione di pensieri ed informazioni, siamo tanti piccole unità MEME comunicanti.
Sì, la mia isola, una come tante anch'essa immortale, naturale e forse l'ingenua dove il tempo rimane sospeso a quella data nel post dove il futuro è passato dove il passato è un attimo un momento un ricordo consevato chissà dove ma mai perso, ritrovabile sempre. Sorrido ingenuamente e ora pensando che questo piccolo post potrà essere letto dai miei nipotini chissà quando, loro attrverso i miei pensieri genuini e liberi conosceranno lati di me che forse sarebbero rimasti celatai loro per sempre. Che bello sarebbe stato conoscere i miei genitori anche attraverso le loro riflessioni fatte in gioventù e che ormai ora, sono solo nei loro ricordi offuscati dai troppi anni che li separano dalla giovinezza dalle troppe trappole della vita. Forse scrivendo stiamo davvero consegnando a noi stessi ed agli altri un ricordo immortale di gioventù che ci giovani e liberi nello spirito anche in futuro.
Avrò sicuramente tanti altri spunti di riflessione in futuro su questo tema perché il MEME si aggira ormai in me ed sta formando una coscienza personale plasmata in parte su una più ampia coscienza collettiva alla quale non mi stanco mai di accedere, per trarre conoscenza della quale ognuno di noi, più o meno, ha sempre sete. Credo che l'era della comunicazione potrà essere, se lo si vorrà, realmente una grande possibilità ed un grande strumento di crescita per una società che rischia più che in passato di diventare statica e chiusa in una sua autoreferenziazione di classe e personale, intanto senza domandarmi niente e senza pretendere assolutamente niente provo a metterci del "Mio", aspettando la prossima persona che vorrà toccare la mia Isola.

Mio

PS: Vorrei ringraziare alcuni dei miei MEME preferiti:
-MyMuseum: perché probabilmente-sicuramente è da lei che ho recepito l'immagine del naufrago che lascia alle correnti dell'oceano i suo messaggi in bottiglie virtuali. Perchè ogni suo post è sempre un'immagine, una musica in parole.
-Anna: a lei devo la riflessione sull'immortalità di un post e la sua consegna personale ai posteri e per i suoi stralunati (è un complimento :) ) post.
-Daniela: perché dopo il commento che gentilmente mi ha fatto avere, ha fatto in modo che mi decidessi a fare questo benedetto post che da tempo occupa i miei pensieri non secondariamente la ringrazio per le sue parole mai sprecate.
- Giulia/Dressel: perché l'ho assunta come personale esempio di cultura e viva, curiosa, appasionata, sincera, libera... dal quale si ha sempre qualcosa d'apprendere.
-Nicola: perché con lui posso scambiare anche vivide chiacchere fisiche, perché senza la curiosità che mi ha fatto nascere con la pubblicazione del suo blog probabilmente non avrei mai fatto nascere questo mio spazio personale.



Soundtrack in my brain: Island -King Crimson

Saturday, 23 February 2008

Pensieri In Spazio Non Libero

Eco

Persi in lontananza più non vi udivo,
dove avete sbattuto per ritornare a me?
Quali pareti vi hanno riflesso,

in quel che io credevo esser il mio trovato,
Spazio Libero.

Mio


Thursday, 21 February 2008

Il Gabbiano Jonathan Livingston -Richard Bach

Forse crederete che io abbia vissuto su un pianeta alieno fino ad oggi, beh forse se non era alieno era sicuramente abbastanza alienato dalla cultura umanistica ma non è mai tardi per imparare ed ora mi sento come un giovane esploratore che curioso si addentra in una benevola giungla alla scoperta inestimabili tesori.
Cominciai a leggere questo libro, credo, più mese fa dopo averlo comperato su suggerimento di Nicola (thanks) che mi aveva sentito parlare in termini molto entusiastici de Il Piccolo Principe.
Quella stessa settimana, prima cominciare la lettura del libro di Bach, scrissi un post in inglese intitolato: "When You Find Your Limit Get Over It", nel quale parlavo del mio concetto personale di limite. Divisi il mio limite personale in due fondamentali categorie: quello fisico e quello psicologico. Scrissi, e ne sono tuttora convinto, che il limite fisico è un qualcosa che io riesco a gestire bene a superare di volta in volta ponendomi sempre nuovi traguardi sia esso un passo, una pedalata od una ripetizione in più, quando il corpo vorrebbe mollare cercando e ribellarsi tra spasmi di fatica. Purtroppo pensando al limite psicologico le mie certezze sul raggiungimento dei limiti divennero dubbi; dubbi perchè il raggiungimento ed il superamento di un limite psicologico è difficile in qunto il suo esistere non è tangibile, non è fisico. Mi spiego: personalmente ho fatto molta fatica a percepire il limite psicologico perché non lo si può toccare in nessun modo lo potevo solo lievemente sentire ma era sempre un qualcosa di sfumato e niente più, quindi il suo raggiungimento era la rincorsa ad una chimera.
Quando lessi il libro la prima volta (l'ho letto due volte per lasciarmi sfuggire il meno possibile), mi sono rivisto in quel gabbiano Jonathan che giorno dopo giorno perseguiva l'intento personale nel migliorare la padronanza del volo, ho sentito anche io la frustrazione di non essere capito per questo. Leggendo ho davvero pensato: "Mah fin qui niente di nuovo...". Passando poi alle due ultime parti del libro mi sono ritrovato inaspettatamente il limite psicologico, e li è cominciato il bello.
Nella sua esperienza nello stadio di coscienza superiore nel quale Jonathan era trasvolato, ho trovato spunti di riflessione e di risposta sul mio concetto di limite psicologico. Come un adulto putroppo un po' ottuso non ho saputo altro che trovare risposte del tipo: "Perchè no/sì...", dimenticando che la risposta me l'avevo già trovata in uno dei miei primi post ed era: "Why not?".
La lettura lenta ed attenta, meditata e concentrata non forzando mai, mi ha consegnato la foto di un enorme puzzle del quale non conoscevo il ritratto nascosto tra le migliaia di pezzettini. Mi ha dato la coscienza che in me si era smarrita ancora una volta.
La coscienza di pensare e recepire il limite psicologico come un limite di Pensiero e quindi per superarlo basta non porre limiti al proprio Pensiero e questo esula completamente dalla conoscenza perfetta del limite stesso. Il segreto è avere un pensiero illimitato, e quindi un limite inesistente, è pensare "Perché no?" quando si affronta la vita, solo mordendola si può percepire la sua bellezza, la sua durezza, il suo inestimabile valore! Se si schiva la vita pensado di essere inadeguati si volerà sempre basso sempre nel mondo tedioso che tutto mescola in una marea indistinta e monotona.
Leggendo questo libro ho capito che un Pensiero senza limiti è sterile se è egoistico ed incentrato su una crescita personale, tutto deve essere condiviso con lo Stormo con le persone care con le quali e, solo grazie alle quali, si può cresce con umiltà ed armonia.
Ora non spetta a me dire se sono riuscito a superare il mio limite psicologico, quello che raccoglirò ne sarà la prova; so solo che quando mi troverò di fronte un maestro con una nuova lezione da impartirmi risponderò: "Why not?".

Mio

Tuesday, 19 February 2008

Quando si chiudono entrambi gli occhi si va a sbattere...

Non voglio essere malinteso, non sto ne con gli uni ne con gli altri. Sto con chi ha sempre vissuto in quella terra ed ora si trovera straniero a casa sua sia dall'una che dall'altra parte. Spero di sbagliarmi ma credo che con il Kosovo gestito così come è stato fatto, cioè da superpotenze capricciose e legate da interessi di parte, e non dalla gente e delle etnie che in quei posti vivono non porterà a nulla di buono e con "nulla di buono" uso un eufemismo. L'Europa è stata in grado di generare un'altro sfacelo nella già martariota ex-Jugoslavia creando una nuova Belfast quando non ancora si e' riusciti a risolvere completamente i problemi della vecchia.
Spero di essere io ad avere gli occhi chiusi, spero che nessuno vada a sbattere contro altri muri fin troppo duri e che nessuno conosca ancora il sapore del terreno per gli stessi motivi... veramente SPERO!

Mio

Monday, 18 February 2008

Cacciatore di Silenzio

Sono le 10:45, chiudo rumorosamente il portellone della vecchia ma sempre fedele Panda bianca. Il lago alle mie spalle è grigio ed increspato, l'aria che tira fredda ma non malevola mi ricorda che il maglione di lana vecchio di più di dieci anni fatto da mia nonna è intramontabile nel suo tepore, così come quel berretto dai colori troppo vintage e sgargianti che ha passato la trentina che ora mi calo basso basso fino alle sopracciglia. Prendo lo zaino in mano ed in un attimo è in spalla, sento subito che è pensante ma di quello che non c'è bisogna fare a meno quindi per non sbagliarmi quando l'ho fatto un'ora prima ho messo forse qualcosa in più ma non importa. Con gli scarponi e le bacchette attaccate a ciondoloni parto in compagnia di me stesso a caccia di Silenzio.
Da cacciatore esperto so dove trovarlo ormai, ma oggi ho deciso di non scovarlo subito, ho deciso di raggiungerlo a poco a poco di passare atttraverso una sorta di purgatorio per liberare i pensieri, allegerirmi e depurarmi passo dopo passo.
Sono trascorse tre ore ininterrotte di cammino ora sono tra i miei boschi illuminati da timidi raggi di sole, tra i pini rossi a tutte le stagione scapigliati, tra i faggi calvi che aspettano trepidanti la primavera per mostrare a tutti la loro maestosa chioma. Mi fermo ed eccoti sbuchi con sguardo curioso da dietro un albero davanti ai miei occhi, ora mi sei dietro, a destra in un attimo a sinistra sopra tutto attorno, ti ho preso! Silenzio tu che non sei l'assenza di rumori o suoni, tu che hai consistenza fisica ma non porti nessun colore, tu che riempi lo spazio con il tuo non-suono che si può sentire, il non-suono che si sposa con il rumore delle foglie che si inseguono ruzzolando sul terreno, con il cinguettìo infreddolito degli uccelli la tra le fronde che armoniosamente si muovono al gentile soffio del vento. Tu subito mi conquisti e da predatore divento preda, ora mi cullo dolcemente in questa senzazione ora, da preda, ti chiedo gentilmente di diventare mio compagno di viaggio ti chiedo di addomesticarmi, tu accetti spingendo avanti la mia gamba perché sai che il sentiero è ancora lungo.
Tra i boschi dove il sole di questo tardo inverno ancora incede, la bianca dama neve giace a terra ghiacciata in un immobile riposo; io mi fermo per parlare con te compagno Silenzio, non uso parola lascio che il mio fiato corto il cuore che mi pulsa nel collo e nel petto tengano il loro comizio fin tanto che ne hanno la possibilità, finito il loro monologo ti ringrazio per il tuo gentile ascoltare, bevo un goccio di the caldo con il miele per scaldarmi lo spirito e parto con te sotto braccio verso il luogo della nostra separazione. Eccoci, Punta Larici, solamente per tre ore siamo stati compagni e amici, ora è il momento di lasciarci ti consegno a quest'aria che soffia fredda fredda sulle mie guance, che rattrapisce le mie dita salutandoti dolcemente. Il sole sta per tremontare le mie mani sono in tasca, io ti sto volgendo le spalle mentre con il cuore ti lancio ancora un ultimo saluto.
È passata poco più di un ora dal nostro arrivederci il lago ora è calmo e si fa cullare dai pallidi raggi di una luna presto pronta a scoprire tutto il suo altero volto, sono trascorse otto ore di quasi incessante cammino e forse trenta chilometri percorsi, ma questo ora non importa. Questa sera io sono sereno perchè mi sei stato di compagnia, la prossima volta che verrò a cercarti busserò solamente alla tua porta. Scusami se oggi sono stato scortese ma certe volte mi succede.
Questo è il regalo che ieri mi sono concesso, Silenzio è l'amico che prezioso ed inaspettato mi è stato consegnato a Mali Losin nel Quarnero un capodanno di cinque anni fa e che ora mi tiene sempre compagnia quando il cuore è freddo, ed i pensieri sono pesanti.

Mio

Friday, 15 February 2008

Mio Papà

Ieri sera scoltando i vari telegiornali, sono restato un po' disgustato da quanto ho appreso a proposito dei nouvi limiti che l'intelligentissima razza umana si è recentemente posta. Mi sono vergognato di appartenerci e questa mattina lo sdegno ed il sentimento di protesta sono troppo forti in me che, come direbbe il prete di Paolini, posso riassumere con: "No digo nient am neanca no taso!".
Dialogo surreale in un mondo reale tra John (J) anonimo bambino appartenente al primo mondo evoluto e Raggio di Primavera (RdP) libero bambino appartenente al terzo o quarto mondo. (tanto la differenza noi non la si nota).

J: "Mio papà oggi mi ha comprato un apio di scarpe nuove sono talmente belle che tutti i miei amici me le invidiano quando gioco a calcio."
RdP: "Non capisco. Oggi mio papà mi ha regalato un pallone fatto da lui con stracci tenuti assieme con lo spago, era talmente bello che con i miei amici ci siamo divertiti a giocare tutti assieme."
J: "Mio papà lavora in una banca, ha un lavoro molto prestigioso, lavora con tanti soldi. Nella nostra famiglia non manca mai niente abbiamo due belle macchine nuove e veloci ed una casa grande a tal punto che abbiamo due stanze libere, sai non ho fratelli e sorelle e quindi tutto è per me!"
RdP: "Non capisco. Mio papà lavora in una discarica raccoglie plastica, vetro e metallo dai rifiuti per rivenderli, io di tanto in tanto gli do una mano. La nostra casa è piccola piccola, non ho la mia stanza siamo tutti assieme fratelli, sorelle e genitori, dividiamo tutto e questo non mi pesa!"
J: "Anche se non è vero, ho detto a mio papà non sto bene per restare a casa da scuola, lui mi ha detto che va bene. Sai mi annoio tanto tra i banchi."
RdP: "Non capisco. Io oggi stavo tanto male, ma la scuola mi diverte, mi diverte imaprare sempre cose nuove; non ho detto niente a mio papà non volevo che si preocupasse, volevo andare a scuola."
J: "Sai mio papà quando vede le guerre che ci sono nel mondo in televisione, mi dice sempre che da noi non succederà mai perchè noi siamo civili."
RdP: "Non capisco. Io la guerra la ho sotto gli occhi tutti i giorni fuori dalla porta di casa e mio papà mi dice sempre che un giorno lontano forse finirà."
J: "Sai mio papà è forte, robusto ed è un uomo di potere nella sua grande banca tutti lo rispettano per questo ed io ne sono tanto orgoglioso!"
RdP: "Non capisco. Mio padre ha una salute cagionevole ed il suo braccio destro gli è stato amputato nell'ultima guerra civile prima che io nascessi, è un uomo pacato e saggio tutti tra le nostre baracche lo rispettano per questo ed anche io sono molto orgoglioso di lui!"
J: "Ieri sono andato con il mio papà in un fast food, nonostante avessimo magiato tanto tanto non siamo riusciti a finire tutto il cibo."
RdP: "Non capisco. Ieri mio papà ed io a casa non abbiamo mangiato perchè non c'era abbastanza cibo per tutti"
J: "Mio papà mi dice che se da grande farò l'astronauta potrò andare su Marte a fare l'esploratore, volare nello spazio!"
RdP: "Cos'è Marte, dov'è?", l'interruppe Raggio di Primavera.
J: "È un pianeta lontano milioni di chilometri dalla Terra, è lassù nel cielo perso tra le stelle..."
RdP: "Che bello, sarà pieno di alberi animali, tutto verde con acqua fresca e celeste che scorre in abbondanza, avrà aria fresca e ...", questa volta fu John ad interrompere bruscamente il suo interlocutore
J: "Ma no cosa dici, non cisono alberi nè animali, l'aria non è respirabile e la poca acqua che c'è è ghiacciata su Marte!"
RdP: "Ma allora perchè andarci?", incalzò Raggio di Primavera
J: "Per esplorare oltre i nostri confini oltre l'ignoto non essere limitati! Capisci?"
Rdp: "Oh sì, caro John, ora capisco tutto...", rispose con una lacrima lungo il viso il giovane bambino.
Noi si corre egoisticamente verso i nostri "Marte" sia come Europa, Cina, America e chissà chi altri paesi ancora; quando sotto i nostri occhi si consumano tragedie immani! Non pensando neanche per un momento che il nostro egoismo ed egocentrismo sta violentando per l'ennesima volta chi soffre nel mondo i morsi della miseria e della fame così come la scia di un razzo violenta lo splendido blu del cielo nel suo decollo. Fin quando NOI non capiremmo le gocce potranno cadere indisturbate una dopo l'altra, ma goccia dopo goccia la misura diverrà inevitabilmente colma.
Vi lascio con le parole di Brian May in una rara canzone "impegnata" dei Queen:
What is left of your dream?
Just the words on your stone
A man who learned how to teach
Then forgot how to learn
... Cosa ne è stato dei tuoi sogni? Solo queste parole sulla tua tomba: Un uomo che imaprò ad insegnare ma dimenticò come imparare

A presto,

Mio


PS: Spero di non essere stato banale, non eraassolutamente mia intenzione sia ben inteso!

Soundtrack in my brain: White Man - Queen

Thursday, 14 February 2008

Quando Sarò Capace di Amare -Giorgio Gaber



Vorrei dedicare questa meravigliosa canzone a coloro i quali pensano che S. Valentino sia il "13" o il "15" ma non sicuramente solo oggi. A tutti coloro che credono e sono consapevoli, che Amare non è facile ne difficle È. A tutte le persone che nella loro vita hanno REALMENTE messo in discussione il loro Amore o il loro non Amore per una persona cara, non fermandosi al primo ostacolo reso apparentemente insormontabile dall'egoismo e dall'egocentrismo.
A tutte le persone che sono consapevoli che Amare è solamente dare, auguro buona giornata.

Mio


Tuesday, 12 February 2008

Shut Up 'N Play Yer Guitar -Frank Zappa

Eccomi qui, ancora una volta a parlare del grande maestro Frank Zappa e dell'ultimo album che solo recentemente, dopo più di cinquanta assaggi, credo di aver digerito in buona parte.
Devo dire che, così come gli ultimi due album da me ascoltati (in un incedere quasi rigorosamente cronologico), ho trovato questo album completamente strumentale di difficile interpretazione. Ma grazie al mio persistere, dovuto ed all'esperienza pregressa sull'ascolto di FZ, ho imparato a non mollare subito ed a concedere agli album l'opportunità di stupirmi, cosa che immancabilmente hanno sempre fatto. Se siete curiosi di ascoltare qualcosa di sicuramente diverso, ma non per questo necesariamente appagabile, provatelo comunque sia un sentimento di qualche genere in voi sorgerà.
Ora mi permetto di inserire delle clip che a mio parere, sono le più orecchiabili e forse tra le più rappresentative dell'album, nella dimensione nella quale un album di Frank si possa riassumere con una o più composizioni.
Per cominciare (purtroppo non ho trovato un video nelle quali sono presentate singolarmente), Shut Up 'N Play Yer Guitar e Pink Napkins: (io preferisco la seconda, anche se Black Napkins in Zoot Allure è migliore ma non è di questo che si parla...)


per finire in bellezza avrei voluto un video con The Deathless Horsie che è veramente molto carina ma niente forse questo album lo ho ascoltato solo io...


Roberto


Information Is Not Knowledge. Knowledge Is not Wisdom. Wisdom Is Not Truth. Truth Is Not Beauty. Beauty Is Not Love. Love I Not Music. Music is The Best...

Monday, 11 February 2008

Metasensi per Metapercezioni

L'altra sera durante una corsetta nelle campagne che odorano di vita morta pronta a rinascere in un tripudio di forme, odori, sapori e colori; viaggiavo nei miei pensieri stimolato dal post scritto da Museum mi sono interrogato ancora una volta sul senso del percepire ciò che sta fuori e ciò che sta in noi.
Noi si percepisce in fondamentalmente in base ai sensi che noi possediamo ma le percezioni sono anche molto di più, vanno oltre i sensi, basati su una scala ordinale che arriva fino a cinque, per le percezioni non esistono scale.
Jimi Hendrix "forse" sotto l'effetto di droghe sintetiche, ma questo non importa, in Purple Haze scrisse: "Purple haze all in my brain | Lately things just dont seem the same | Actin funny, but | I dont know why | Scuse me while I kiss the sky | ...", bene questo è quello che io intendo per percezione o meglio per metapercezione.
Nelle percezioni credo che sia sempre nascosto un qualcosa che va oltre e certe volte ci sfugge, che va oltre la vista quando ci si guarda attorno, oltre l'udito quando si ascolta per esempio della musica, oltre il tatto quando si tocca una persona, oltre il gusto quando si assapora e oltre l'odorato quando si respira. Ora purtroppo, almeno per me, è difficile riuscire a percepire ciò che sta oltre questa superficie che noi tutti accomuna. Quello che sto perseguendo è il non fermarmi alle effimere e comuni percezioni, sto cercando di andare oltre i miei sensi e questo lo posso fare solo non affidandomi a loro. Non credo che esistano cinque sensi piuttosto credo che esista un solo senso fondamentale, un metasenso che tutti i metasensi può generare, che una volta raggiunto ci consente di percepire ciò che è invisibile, ciò che non può essere udito, assaggiato, toccato od annusato.
Come voi saprete, quello che noi si percepisce esempio con la vista, non è altro che una ristretta banda di frequenze all'interno dello spettro delle frequenze che proprio ora attraversano lo spazio davanti ai nostri occhi. Questo ci impedice di cogliere paarticolari che comunque appartengono alla realtà che ci circonda che è fatta di molteplici colori e di infiniti particolari che a noi sfuggono. Io credo che se si vogliono superare le barriere personali che legano le perspone ad un esistere statico bisogna affidarsi alle percezioni di una realtà che sta oltre il comune, una realtà limitata e quindi frustrante. Io credo che si è ciò che si vuole e si può diventare, che il volere è potere; so che questo non è facile perchè per inseguire ciò che si vuole e ciò che ci può far star bene bisogna superare ciò che ci logora. Per intenderci, quando ci si trova a sbattere o ad inciampare negli ostacoli che la vita abilmente ci prepara, non serve cercare l'interruttore su qualche muro per accendere una luce che ci possa far vedere il tutto, piuttosto serve una metavista che già ci appartiene, un metaudito per ascoltare il nostro Io. Tutto è in noi.
Quello che è stato non è altro che un passato che non morirà mai, un passato che lo si deve giudicare per quello che è ossia un limite che non ha portato ad un qualcosa di infinito perchè così come è stato affrontato era inevitabilmente tendente a qualcosa di asintoticamente costante. Per non cadere nelle stesse limitazioni bisogna capire ciò che non è stato percepito bisogna acquisire una più elevata metapercezione di noi stessi.
Questo per me difficile cammino, come detto in principio, ora sto tentando di intraprendere da molto tempo e solamente da troppo poco mi sembra di riuscire in qualche modo a perseguire, spesso mi domando se non stia percorrendo un cicuito che prima o poi mi porterà all'asintoto che avrei voluto superare; per ora non lo so ancora, sono consapevole che lo saprò alla prima prova che mi si presenterà innanzi servitami fredda fredda dalla vita, per quel tempo spero di essere padrone di nuovi metasensi per evitare vecchi ostacoli che troppo potranno ferire me chi mi starà vicino.

Mio


Picture: Mercato di schiavi con busto invisibile di Voltaire - Salvador Dalì
Soundtrack in my brain: Purple Haze -Jimi Hendrix

Friday, 8 February 2008

Ad Javi



Anche se ci separano millesettecento chilometri ed ormai quasi sei anni senza vederci, il tuo ricordo è sempre forte tio grande. A presto, sempre più anche se non so ancora quando.
Ti auguro felicità, serenità e fortuna!
Hasta luego Mr. Cool Cat,

Roberto


Il video non è dei migliori... sorry

Thursday, 7 February 2008

Vita da pendolare (è un po' lungo lo so... sorry)

La mattina ti alzi quando la lancetta lunga è in aticipo sull'appuntameto fissato con quella corta sul cinque, bevi un caffè e del latte per svegliarti, ti metti in tasca e sulle spalle le cose che ti serviranno per la giornata ed esci.
Il dolce freddo di questo inverno ti saluta baciandoti le guance, tu ancora assonnato alzi gli occhi al cielo cercando le stelle della sera prima anche se sai bene che difficilmente le distinguerai. Con passo lento ma deciso ti avvii verso la fermata avvolto nella tua sciarpa in compagnia dei tuoi pensieri. Incroci lungo la strada il furgone del fornaio, passi vicino al negozio di alimentari e riesci a sentire l'odore delle bioches ancora calde lasciate dall'uomo col Fiorino sgangherato.
Anche questa mattina sei il primo ad arrivare alla fermata ed anche questa mattina ti dici: "Domani partirò un po' dopo", pur sapendo che non sarà così ma non sapendo il perchè. Ascolti il silenzio che ti circonda poi vedi e senti i primi segni di vita la gente che esce dal bar li di fronte, l'uomo col Fiorino lanciato a freccia che spunta da chissà dove per consegnare le brioches al bar, subito esce per partire più veloce di come era arrivato con il motore che sferraglia che sembra quasi chiedere pietà, protestare, perché vorrebbe la meritata pensione. Il tuo cervello nonostante l'aria fresca è ancora intontito, le tue orecchie gemono e vorrebbero tapparsi al rumore dei copertoni sull'asfalto di quella macchina che sta per arrivare violentando il prezioso silenzio della mattina.
Per primo, a portarti una silenziosa compagnia, arriva l'operaio d'altri tempi sulla sessantina, con i pugni chiusi dentro la giubbotto blu il berretto con il risvolto calato sulla fronte aria dura ma non stanca di persistente protesta sul volto; sa che tu lo osservi ma lui guarda dritto immerso nei suoi quesiti. Per secondo arriva lo studente delle superiori giovane ed assonnato ma che non dimentica mai di specchiarsi nella vetrina del giornalaio, di regolarsi la pettinatura all'ultima moda. Alla fine arriva la corriera di quelle doppie, lunghe, le porte ti si aprono davanti e tu sali per prendere il "tuo" posto. Si perché la mattina alle prime fermate tutto è predefinito potresti chiudere gli occhi e vedere ancora adesso i visi proprietari di quei sedili. La corriera parte ancora per la prossma fermata, tu socchiudi gli occhi tentando di trovare una posizione comoda che sai non esistere perché qui sedili sono fatti per persone di venti centimetri più basse.
Ti svegli sempre dieci minuti prima di arrivare alla stazione, ti guardi in torno trovi i stessi visi del giorno prima, guardi il cielo che da rosa diventa celeste e pensi oggi sarà una bella giornata. Smonti nella ressa della stazione zeppa di studenti giri l'angolo per prendere l'uscita secondaria e ti trovi davanti sempre nello stesso posto, metro più metro meno, la signora anziana e ti domandi: "Anche oggi qui, ma da che parte sbuca?", la osservi mentre tenta di darsi un'aria signorile con la sigaretta tenuta alta tra le dita cammina diritta davanti a te, tenti di superarla ma non ci riesci e lei non curante di chi le sta dietro ti soffia in faccia un fumo che le nazionali senza filtro sembrano Chanel N°5 in confronto.
Sei arrivato alla stazione degli autobus e capisci che la giornata è cominciata anche oggi, ora i visi sono tutti sconosciuti rumori di centinaia copertoni rotolanti si sovrappongono, ora non ti danno più fastidio; sali sul bus e parti, ti immergi con quella specie di regolo arancione route-munito nel traffico e ti dici: "Sicuramente anche su queste macchine ci saranno le stesse persone ma purtroppo non le riconosco".
Arrivi in facoltà, chiedi le chiavi per il laboratorio ed inevitabilmente ritorni alla portineria perchè ti hanno consegnato quelle sbagliate ma non li biasimi visto che quello che c'e scritto sull'etichetta è un indovinello degno della sfinge, oggi stufo hai marchiato il portachiavi con l'indelebile sperando che nessun altro avrà la tua "brillante" idea. Ti siedi davanti al tuo computer e la giornata comincia.
Arriva la sera ti avvii a prendere il bus che ti porta dalla collina alla città, tutto è molto tranquillo forse perchè sei un po' stanco forse perchè realmente lo è. Ti incammini lentamente verso la stazione, sali sulla corriera e parti. Nel viaggio certe volte appunti dei pensieri sull'immancabile agendina che ti accompagna, altre volte ti abbandoni ad una piacevole lettura aspettando che casa si avvicini, arrivando alla fermata speri di trovare qualche "buona anima" che ti dia uno strappo. In qualche modo arrivi al cancello guardi il cielo stellato e pensi: "Dove saranno le stelle di questa mattina? Mah..." la chiave ora è nella serratura del portoncino, le otto sull'orologio sono giovani come le cinque della mattina, la porta ti si chiude alle tue spalle e con essa l'intera giornata.
Sai bene che le stelle della mattina e della sera cambieranno con le stagioni, che il giovane studente avrà un'altra pettinatura da aggiustarsi nel riflesso della vetrina e che il furgone un giorno o l'altro guadagnerà la sua pensione. Sai anche che uno studente da dietro i vetri della fermata, su una gamba appolaiato come una gru, osserverà quell'operaio altero sempre con lo "stesso" beretto, lo "stesso" giubbotto, lo stesso sguardo e gli stessi pensieri, con la stessa ammirazione.

Roberto

Wednesday, 6 February 2008

Diversity, ossia quel che vado cercando

Stimolato da un recente e bellissimo post pubblicato da Dressel nel suo intellignete e pensante blog, grazie al quale è come se lei avesse schiacciato nel mio cervello il pulsante Pubblica Post, ho deciso di rendere qui pubblico un mio pensiero che mi da molto tempo ormai sto plasmando con le mie meningi.
Per motivi di studio e diletto ho ed ho avuto a che fare con tutto quel che riguarda le telecomunicazioni. Le telecomunicazioni nelle loro forma arcaiaca dell'inizio del secolo scorso erano basate su la trasmissione analogica del segnale, col mutare delle tecnologie ci si è poi spostati verso la trasmissione numerica di segnali introducendo inevitabilmente nuovi concetti. Il più importante di questi, è il concetto di contenuto informativo del segnale il quale dipende dalla forma che questo può assumere in un determinato dominio. Il grande teorico di tutta questa teoria nota come Teoria dell'informazione è il grande matematico americano Claude Shannon. Ora se reggerete ancora un pochino arriverò al dunque.
Sono passati circa tre anni da quando ho seguito il corso di Sistemi di Comunicazioni Mobili nel quale ho avuto il privilegio di poter seguire le lezioni tenute da Luc Vanderdorpe in veste di visiting professor dall'università belga di Louvain la Neuve. In tutte le lezioni lui non perdeva mai l'occasione di mettere in risalto che per aumentare il contenuto informativo di un segnale bisognasse trovare un modo per esplirare la Diversity ossia la diversità contenuta nelle varie repliche che noi si riceve al nostro terminale si esso PC o telefono cellulare. Le metodologie per eslorare questa diversità possono essere di vario tipo in funzione del dominio che si va a considerare, sia esso dello spazio, dei codici o delle frequenze. Ora smetto con questo breve excursus e passa a quanto ho rimuginato fino ad ora nella mia mente nella quale continuava a rimbalzare la parola diversity.
Il tutto può essere riassunto così: "Io vorrei, cerco e spero che troverò nella mia vita la diversità!". Mi spiego: diversità per me è un modo di crescere imparando dalle differenze che appartengono al prossimo, discutendo con lui per capire i punti di vista per mettersi in relazione per elevare il mio "contenuto " informativo-culturale e tentare di dare anche qualcosa . Diversità, ne sono consapevole, vuol dire anche scontro: di idee, pensieri, punti fermi e perchè no anche di modi di vedere la vita; ma sono convinto che solo nello scontro si tocca realmente e fisicamente "l'avversario", si assapora un contatto totalmente diverso rispetto allo stare trincerato dietro i propri punti fermi e da la gettare piccole, fastidiose ed inutili bomette di pensiero personale. Questo approccio alla vita credo che sia tra i pochi che ci permetta di crescere e di imparare realmente anche se, come diceva Dressel, ci fa sentire un po' extraterrestri. Credo inoltre che sia l'unica panacea possibile contro il tedio e la monotonia che riserva la vita a chi cerca di conformarsi o di conformare l'altro a se stesso.
Vedo la diversità come fonte inesauribile di continuo scambio di idee e passioni tra due persone, che credo, non proveranno mai noia e delusione perché niente è scontato. Trovo fortunati coloro i quali hanno trovato nella vita una compagna/o con la/il quale esplorare la diversità dell'altra/o, spero che loro siano sempre in grado di cedere nello "scontro" di pensieri quando la ragione di una parte è lampante, crescendo ed apprendendo nel rispetto e nelle libere opinioni della/del partner.
Ora io vado cercando tutto ciò, non è facile ma so che è quello che voglio e so che da qualche parte esiste... ancora.

Mio

Tuesday, 5 February 2008

Dedicato a...

Colori di vita

Cristallini prismi siete,
che l'invisibile luce bianca
disperdete.
Come infiniti arcobaleni
illuminate questo pallido mondo,
con l'indimenticabile slendente iride
del vostro esistere!

Dedicato a tutti i liberi pensatori e tutte le persone libere che con le loro parole non smettono mai di sorprendermi e stimolarmi nelle mie riflessioni. I pochi che ho linkato qui nel blog appartengono sicuramente a questa categoria. A voi in particolare dedico queste miestrampalte parole.

Mio

Monday, 4 February 2008

Ciaspole & Cornetto Mountain

Hi blogger,
Sunday afternoog I experimented my first snow mountain hike with "ciaspole" that are the dialet noun of snowshoes. I departed from Bondone mountain with my friend Nicola, it was a rather cloudy day but we were trustful that the day will get better during the last part of the day.
When we were at the locality named Viote we walked for half an hour near the nordik skiing then we have took the snow path that led to Cornetto mountain that was enclosed to the foggy. When we arrived at about 200 meter from the mountain top the foggy has desaperead and when we have reached the mountain top at about 2200 meter we have found a wonderful and bright landascape of all the mountain in front of us.
After about one hour and half we were at the car redy to got back home.
I want thanks to Nicola for pthe precious company that every time he give me, for the dinner of the evening before and of course for the ciaspole! Many thanks Nicola.
See you soon,

Mio

PS:I have waited to publish this post because unfortunately I have had got some problem with my PC.
PPS: The trouble doesn't stop yet so I'll insert my Picasa album link soon as possible, sorry!

Sunday, 3 February 2008

Small World: An Academic Romance -David Lodge

Hi blogger,

here I am after some Italian posts I'm return to write an English one in my awful English. This time I would like to tolk to you of my last reading, Small World: An Academic Romance of David Lodge. (The Italian title is: Il professore va al congresso).
This book has gave me to a friend about two years ago and since last spring I've never been enterest to read it. But during the last years some things it changed in me and now the reading it one of my passion like when I was young.
But now let's talk about Small World, I have found it light and sometime funny. Light because it talk about a world (the academic one), with the lightness of true story that pull down the academics from their golden pedestal talking about their weakness and their human pulsion that belong to every one but most of their attempt to hide. Funny because the way that author use to undress the character of the people is delicious.
Unfortunately I do not find other things to ponder, sometimes this book with its incredible stories made of impossible coicidence appear to me like a sort of scandalistic English magazine, and this have left me a little bit disappointed. Anyhow I suggest this book to anyone that don't want find a pleasure entartainemet reading.
See you soon,

Mio

Friday, 1 February 2008

Lenti per quale realtà?

Questa mattina il mio cervello correva più del solito in campi di pensieri sonnolenti quando ad un certo punto mi ha posto una domanda: "Roberto perchè spesso non indossi più gli occhiali?", io li per li non ho saputo rispondere, poi mi sono interrogato su cosa sono gli occhiai, le lenti. Le lenti, come è ben noto, non sono altro che vetri trasparenti e parabolici di spessore variabile grazie ai quali la realtà percepita viene distorta al fine di ottenere una percezione comune o simile dello spazio che ci circonda. Ora mi domando qual'è la realtà percepita? Ma se esiste una realtà percepita è quella reale? La "mia" realtà non sarà mai la "tua" quindi il mio mondo sarà sempre diverso dal tuo, quindi le mie lenti di persona blandamente miope sono degli strumenti correttivi di una realtà personale o piuttosto degli strumenti distorcenti verso una realtà assoluta?
Penserete che stia cadendo in un discorso senza fine, che stia camminando su un nastro di Möbius immerso in una bottiglia di Klein beh non credo ma vista la cripticità del mio post vi comprendo se lo penserete. Quello che so e quello che posso rispondere alle domande di cui sopra è che quando levo gli occhiali è perchè non voglio vedere la realtà di tutti ma "solo" la mia ossia quella di nessuno. La realtà appartiene alle persone che la vogliono vedere, le lenti a chi la vuole guardare.

Mio

Thursday, 31 January 2008

Un attimo, un momento.

Stavo andando in facoltà in macchina e sul marciapiede assieme alla piccola folla di studenti infreddoliti e dalle bocche fumanti ho riconosciuto una sagoma, i capelli biondi, la camminata tanto osservata. Non ho voluto voltare lo sguardo, incrociare quel viso.
Sono molti mesi che mi sono imposto di non contattarla, vederla o cercarla e fino ad ora ci sono riuscito. Forse oggi sono scappato per un soffio all'appuntamento con il fato che mi tendeva uno sgambetto, sinceramente lo spero. Lo spero perché quella breve fugace visione mi ha shockato. Il mio corpo è stato percorso da un frmito che partendo dallo stomaco in un attimo ha raggiunto il cuore che ha cominciato a correre spasmodicamente pompando in tutte le vene fino alle più estreme, sangue di ghiaccio gelido facendomi sentire la fredda linfa scorrere tra la carne e la pelle; il mio fiato è diventato corto come neanche la patita e tirata corsa di ieri sera era riuscita a fare, la mia voce tremava.
Sapevo di non essere ancor pronto per incontrarti e questa mattina ne ho avuto l'amara conferma.
Non sono totalmente sicuro che fossi tu o se è stato il risultato dell'abbraccio tra una visione e ricordi lontani, questo non importa perché comunque sia, ancora per un attimo per un momento sono riuscito a vedere il colore del vento. E questo non me lo posso ancora permettere.

Mio


PS: le parole ( per chi non lo sapesse) in corsivo sono del grande Fabrizio De Andrè

Wednesday, 30 January 2008

Oggi sono proprio ...


Provo un senso di sconforto profondo nel vedere la foto di cui sopra. Forse qualcuno avrà già letto la notizia, sono i biscotti di fango signori miei o meglio Roberto. Sì, mentre un tuo occhio veniva catturato dal rettangolino, dove un filmatino in flash faceva vedere le ultime mirabolanti prestazioni multimediali di un notebook tu pensavi: "Che interessante, finalmente con un masterizzatore Blue Ray ecc...", l'altro fortunatamente scappava in una piccola foto subito sotto dal titolo: "Haiti, nella fabbrica dei biscotti di fango..." incoriusito ho spostato la freccietta del mouse da quel filmato e con un click sulla foto ho aperto una finestra nera di rabbia, indignazione in me.
Ad Haiti le precarie condizioni economiche dello stato hanno portato la popolazione alla fame più nera, niente cibo l'unica cosa che si possono permettere sono i biscotti di fango che non si chiamano così per il loro colore ma piuttosto per il loro sapore! Sì, sono fatti con un impasto di creta ed un po' di margarina, sale resti di cibo vengono essicati al sole. Tradizionalmente erano mangiati dalle donne gravide pensando che potessero portare bene al nascituro ora invece sono il cibo quotidiano di tutti per non soccombere!
Le foto che ho visto mi hanno fatto riflettere, ora mi sento inerme desolatamente sconfortato e colpevole perché anch'io comunque ho colpe che non rieso a pulire, che non riesco a commettere ogni giorno.
Ritornando alla homepage c'era un'altro filmatino flash ad attendermi, lo ho guardato con sdegno, ma forse questo non basta!

Mio

Sunday, 27 January 2008

Augurio ad un Amico

I Lunghi Inverni della Vita


Guarda il suo sorriso,

osservala mentre parla,

cattura ogni piccolo spasmo in quel viso.

Ascolta la musica della sua voce,

non lasciarti scappare neanche un soffio

dell'aria che esce da quelle labbra.

Perditi in quel sorriso, in quella risata!

Respira il suo profumo,

la sua pelle.

Sfiorala con le dita,

non dimenticarti un solo centimetro!

Quando i lievi papaveri di Morfeo

i suoi occhi dolcemente chiuderanno,

cullati in quella visione

come in un immenso cielo stellato.

Addormentati come un bambino

stretto vicino al suo corpo.

Riscaldati al suo calore!

Non lasciarti sfuggire nulla,

vivi tutto come se fosse l'ultimo attimo

la sola cosa che ti resta!

Colleziona Ricordi Immortali,

le sole cose che ti scalderanno nei lunghi Inverni della Vita!


Lo so che così scritto può sembrare consiglio, ma non lo sono perché non posso permettermi di darne. Questo è un messaggio d'augurio per un Amico che spero possa passare tutto questo e molto molto di più! Ti auguro felicità, spensieratezza ed un lungo, lungo volo nel più alto e splendente dei cieli.

Roberto

Thursday, 24 January 2008

Mi succede pensando... forse dovrei spegnermi ogni tanto

La Signora in blu

Di mattino mi svegli
con i tuo languidi baci.
Per mano mi prendi,
mi porti con te in ricordi persi,
giù, ancora più giù viaggiamo
in eterei universi
mentre vorrei sfuggire al tuo dolce richiamo.
Ora sono supino,
tu mi rimbocchi le coperte
io chiudo gli occhi... ma è già mattino.

E' la prima volta che scrivo qui quello che di solito scarabocchio su fogli di carta svolazzanti, non so se mi piace farlo ora l'ho fatto per rendermene conto...
See you,

Roberto

Tuesday, 22 January 2008

Sul Debugaggio

Mancato (ma proprio tanto) sonetto sul debugging

Mi sfinisci debugaggio,
arte di pazienza e coraggio.
Ti saluto macchina elettronica
ora ti killo,
perso come in una foresta amazzonica
ripongo il mio vessillo!
Hai vinto... per questa volta!

La più pessima delle composizioni pseudo-patetiche-poetiche che esista nel web, scusate ma tutto il giorno al PC facendo debugging ed i risvolti psichici sono questi!

Mio

PS: Mi scuso per metriche, rime e quant altro... non ho saputo fare di meglio :) oggi è un giorno un pò demenziale sorry one more time!

Monday, 21 January 2008

Trovare Senza Cercare

Certe volte mi capita di voler staccare un po' per restare in compagnia dei miei pensieri in tranquillità, per fare questo di solito vado a fare due passi (e certe volte anche più di due) in montagna. Ieri è stato uno di questi giorni, quindi ho deciso andare a calpestare un po' la neve come terapia rilassante e respirare aria fresca come medicina cura per la notte insonne.
Ora non voglio parlare di percosi, sentieri e quant altro come le altre volte; vorrei solo parlare di cosa ho trovato. Ciò che ho trovato mi è venuto in contro inaspettatamente, non cercandolo. Ho trovato il mio crepuscolo fatto di meravigliosi colori, di rumori del bosco, di luna splendente che volgeva al plenilunio mentre saliva con occhio curioso da dietro la montagna. Per me tutto questo dopo tanto tempo ha un nome, si chiama Speranza. Speranza perché proprio un anno fa come ieri era un'alba insonne della quale non ricordo i colori, un'alba su candidi sogni che ormai si sono sciolti come neve sotto l'oscura luce di un sole che ho lasciato eclissare senza fare nulla per evitarlo. Momenti che non voglio dimenticare ma che vorrei semplicemente superare.
Vorrei che il crepuscolo di ieri mi portasse verso notti chiare e serene di gelide stelle splendenti, candidi sogni che vorrò conservare sotto questa pallida luce di questa malinconica luna splendente aspettando trepidante un'altra chiara sognante alba.

Mio

Saturday, 19 January 2008

About Me ed un po' di perché

Recentemente mi sono piacevolmente imbattuto in blog molto intelligenti ed acuti, spiritosi ma mai superficiali. Leggendo quanto scrivevano i loro autori mi sono trovato di fronte a pensieri che condividevo, ad esperienze vissute che io stesso ho vissuto. Questo mi ha fatto pensare sul perché io non abbia mai scritto di ciò; credo che tutto vada ricercato nel mio carattere, nella mia intima natura che a dire il vero non è che apprezzi più di tanto. Fondamentalmente sono sempre stato un lupo solitario un "orso" che ha percorso i sentieri della vita come un carro armato che passa sopra i reticolati sempre passato sopra tutte le asperità, ferendosi per testardaggine, ferendo in nome della coerenza. Diventando il peggiore dei nichilisti. Credo che il mio carattere sia frutto della naturale armatura che inconsciamente io ho forgiato attorno alla mia anima per gran parte della mia vita, credendo che servisse per difendermi dalla mia timidezza e dalla mia sensibilità. Il pessimo risultato di tale opera è stato quello di arrivare ad essere sempre timido ma quasitotalmente insensibile ma di questo putroppo te ne accorgi solo quando la vitaviene a risquotere il tributo per i talenti che ti ha affidato perchè tu investissi, e qui mi sono trovato inesorabilmente con le tasche vuote.
Tasche vuote quando credevo fossero piene di magnifiche pietre preziose, lucenti come le stelle d'inverno di colori caldi raggianti come i tramonti d'estate. Da allora le mie mani sono affondatesempre più in quelle tasce, le mie braccia sono state rissucchiate come in un buco nero il mio corpo le ha seguite, giù giù e sempre più giù fino al fondo che non si tocca, fino alla genesi del mio Io. Ora non so dove sono, poco me ne importa, prima devo pensare alle ferite che fanno ancora male poi penserò ad aprire una nuova via per riscalare la mia vita.
Perché scrivo questo? Forse perché non lo ho mai scritto prima, o meglio perché avrei dovuto scriverlo prima come mio primo post. Sì perché forse è per questo che è nato questo blog, per parlare di me, per celarmi dietro una cyber-identità e poter sfogare sulla tastiera tutti i miei pensiri, le mie domande senza risposta per poter solamente, perché scrivere mi fa bene mi rilassa mi fa staccare da tutto e tutti mi fa sentire al riparo in un ovattato mondo. Non lo ho fatto tentando di scrivere in inglese per autolimitare i miei pensieri per cercare di coltivvare una passione che presto sarà necessità. Ora non so se dopo questo post scriverò di me mettendo a nudo il mio Io davanti a chiunque, scrivendo qui i miei intimi pensieri che ora sono infiniti intrecci d'inchiostro blu su candidi fogli, non so se lo farò perché scrivere mi rende dipendente e mi potrebbe relegare a quel mondo ovattato che non è il mondo reale... non so se lo farò.

Mio

Wednesday, 16 January 2008

My new template

Hi to everyone,
here you are my last (the current one) template that I've designed started from a modification the tree column template that I've found in Tips for new blogger site. With my modification now you will have available four new header bars, the possibility to change c0lours and font type for each part of the blog template such: sidebars, posts, title headers and more.
I hope that this new template will result for you useful and nice and that you'll use it! Here you'll find the complete source code.
See you soon,

Mio

Tuesday, 15 January 2008

When You Find Your Limit Get Over It

Hi ladies and gentlemen,
it's a long time that I think which are my limits. I have understand that for me a limit can be divided in two categories. the first one is the category that I called physical limit were the limit it's something of physic that you can touch, you can feel on your body. The second category is for me the psychic-psychological category were the limit it's made of something that I can't touch and see but I can just feel deep in me and in my mind.
Now it's fairly years that I try to go over my limit but sincerely I do not really put on of both because I have believed that this limit leave me live a good life. During the last year I unexpectedly realized that I made a mistake. When I realize this I have found in front of me a great wall that hasn't left me to see what there were beyond. So I start to try to climb it and go over but, after almost one year I couldn't see the top, I can't see a beautiful landscape that will be there. I try to climb this wall to training my body with fatigue, with physical exercises, with everything else that I could apply on me to stress my body for obtain a great fit for climb this enormous obstacle. Every time that I have rode my bike, did body gym, ran I try to reached the limit an then get over it till the new one and so on and on. So far I reach a good fit but I were wrong because my wall is not made just of concrete or rocks, it's made also of thoughts and emotions.
So I have understood that my concept of limit have failed if it was applied on my psychological limit. Maybe the principal blame derived to the fact that there are nothing that I could do to feel my psychological limit, there aren't no climb, no numbers on a watch for check my run time, no number for any series of exercise. There are just my personal idea of limit that is in front of me and I feel like a personal limit that I can't go over. When I try to climb another step over the wall I feel that I slip down. It's so sad, I known and for go over I'll try to break with all around me and all in me since I will have my occasion and surely I'll supply it for ME!
Now for this thing I find myself like something that I could describe with the words of Fabrizio De André or: "... un rame ad imbrunire su un muro ..." that in English could be translate like: "... a copper that oxidize on a wall ..." the meaning is something that is fritter away. And I don't want this for ME!
Unfortunately this are just words and I aware that the reality is more and more heavy and strong. But I also know who am I. I'm a person that in him life have ever applied on himself with systematic and ruthless decision the command: "When you find your limit get over it!". This sometimes really has worked and unfortunately have bring me to neglect my most dear, rare and sweet affection. Now I want reach the top of my great wall and I don't want slip anymore under the heavy weight of my psychological limit. But for do this I must find it deep in me and without fear fight with their because now I am a loser and if I don't try to fight with their I'll remain the same loser forever! And do not want this for me because I could be a winner in my personal war.
See you soon my blogger,


Mio

Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google