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Saturday, 25 October 2008

Io c'ho pensato e ci sto pensando

Pre-Scriptum (ma si dice PS lo stesso?... non esiste vero): Qui mi riferirò solo a me stesso, la gente è LIBERA di fare quello che vuole e per questo NON la giudico. Ok? Non voglio essere ASSOLUTAMENTE frainteso!!!

Sarà perché è momento di scrivere montagne di bozze di curriculum e, nel leggere questo, l'altro e altro ancora ti trovi davanti cose che reputare pessime è poco del tipo: "Coltivo gli olivi di famiglia..." ma quanti ne hai ettari ed ettari? Perché coltivare olivi è un'attività che bene o male può portar via massimo due o tre settimane l'anno, ma gli olivi devono essere veramente tanti! Oppure: "Attivita di ciclismo agonistico per...", scusa non volevo dirtrlo ma quel gruppo sportivo che tu citi è AMATORIALE non agonistico. E così per tante ma davvero tante altre "cosucce " che definire m__ate è poco. Sarà che io non ce ne capisco ma vedo che l'importante è solo vantare.
Sinceramente non capisco perché la gente ama fare ciò, vantarsi di meriti che non gli spettano intendo, di quelli che spettano faccia un po' come gli pare. Capisco che ti servirà per lavoro ma dire imprecisioni o peggio, falsità, non lo trovo per niente corretto.
In questo calderone curriculare mi sono chiesto che cribbio (:D) scriverci nel mio, mica ci sono riuscito tanto facilmente perché credo che spetti agli altri giudicarmi non a me. Per capirsi io posso tentare di descrivermi ma a voi sicuramente darò una percezione differente di me stesso. Una persona bisogna conoscerla per capirla io non mi conosco tanto bene voi coglierete subito aspette di me che non riesco a veder. Una cosa però l'ho capita ed è che sono una persona fiera di me ma badate bene che non si vanta (anche se sembrerebbe che l'ho appena fatto ma non è così).
Azz, azzz, azzzz direte voi, ed in effetti detta così suona davero male. Mi spiego (ma non per questo poi spariranno gli Azz...). Sono fiero di quella parte di me che mi spinge a rifiutare il compromesso come via da imboccare quando il problema diventa ingombrante, proprio non ci riesco. Per me il problema più è ingombrante più diventa una questione di principio. Mi domando se questo mio comportarmi può essere vanità, superbia o peggio ancora egocentrismo e altezzosità nelle accezioni di reputare gli altri inferiori. C'ho pensato non poco e francamente credo di no. Se lo vi sembro, e c'è chi me lo ha detto (più di uno, vuoi vedere che avevano ragione... mah), è solo perché mi mantengo strenuamente sulle mie posizioni e non perché non reputo le vostre peggiori, anzi le ascolto e le prendo in considerazione non poco. Con le vostre opinioni muto e esse mi interessano sempre e a prescindere, però certe cose sono quasi intoccabili (uso il quasi perché una volta mica esisteva, ero categorico ed ho causato e mi sono causato tanto dolore). Per fortuna questo non mi appartiene più!
Fiero di cosa? Mi domanderete voi. "Fiero di poco" vi rispondo io, perché in questa mia vita vissuta non ho avuto difronte grandi e possibili eventi che potessero mettere in crisi questo mio ragionamento, ma in quei pochi eventi posso dire che non devo niente a nessuno e nessuno può chiedermi niente in cambio per un qualsiasi presunto "piacere". Questa è una mera soddisfazione? Credo assolutamente di no. Questo è forse il mio limite? In questo mi crogiolo? Entrambe le risposte fanno voce a un "forse sì". Il "forse" è quello che tento di mettere in crisi perché il "sì" o l'eventuale "no" ne è la sua definitiva conclusione.
Per farmi capire ci sarebbe da raccontare un pezzo della vita di S., un grande uomo davvero che, quando il suo superiore gli voleva rinfacciare qualcosa, lui gli diceva apertamente con estrema gentilezza, calma ed eleganza: "Le ricordo che lei in questa società è entrato dalla porta piccola.", ed il superiore non potendo rispondere niente perché nulla si poteva dire sul conto di S., ha risposto con l'unica voce che sa usare una persona potente e ignorante ossia l'autorità. S. dopo una vita spesa per la "sua" fabbrica è stato allontanato dalla società ma la sua autorevolezza e la sua fierezza mica li ha toccati nessuno. Caro S. complimenti davvero, sei un esempio di coerenza magari ci fosse molta molta altra gente al mondo come te!
Forse ho scritto uno sproloquio di parole che senso non ha, ma spero di essermi spiegato dubitando di esserci riuscito. Perché di scrivere mica sono capace, perché di essere frainteso con nelle parole è sempre possibile, anzi è la regola.
A presto,

Mio


Tuesday, 21 October 2008

E due...

... e mica due persone qualsiasi eh! Le chiamerò con le loro iniziali crittografate seguendo la tecnica del cifrario di Cesare (che era veramente pessimo ma evidentemente i crittografi della controparte erano pure peggio).
In due occasioni distinte, senza neppure conoscersi tra loro L. e N. hanno espresso gli stessi concetti sulla mia persona usando parole differenti ma comunque per me intimamente pungenti. Pur avendo passato con voi periodi differenti e tempi distinti, il vostro parere su ciò che sono e sono stato non si è discostato di una virgola, questo ora mi mette ancora di più in uno stato di riflessione che si avvicina allo stallo. Il perché è molto semplice: o voi avete ragione oppure io ho ragione. E qui sta l'inghippo.
Sapete L. e N. io vi ho ascoltato e vi ascolto, e devo dire che il vostro di ragionamento non fa una piega, prima comincerò ad afferrare il mio destino-vita-sorte, chiamatelocomevoletevoi che tanto ci si è capiti, e prima si comincerà a spiccare un qualche volo stentato. Voi mi avete detto che quello che serve per volare non è un cielo diverso ma solo un salto nel vuoto, vuoto che posso trovare anche qui, vuoto che non devo procurarmi con "avventure estere". Ma voi che mi conoscete, sapete pure che il culo nelle pedate a me piace metterlo, e che quindi ho scelto di tentare con quanta più determinazione il salto da un altro cielo. Non so se è perché il salto mi sembra meno pauroso o perché il possibile sfracello mi sembra più indolore nel suo impatto. Non lo so. Quello di cui sono convinto è che ora, qui ed adesso mi sento fermo, quello di cui sono convinto è che la spero domani prossimo sarò fermo ma obbligato a muovermi a suon di calci in culo. So che quando e se il mio culo non riuscirà più a sostenere il perdurare dei calci me ne tornerò come prima (culo sfondato a parte) ad essere ciò che ero e sono a pensare ed accetarmi per ciò che avrei voluto e non sono riuscito a compiere, tornerò qua e forse proverò a riuscire dove non sono riuscito neppure quando sono stato drastico con me stesso. Quello che farò ,o meglio che vorrei fare, è ciò che mi avete suggerito solo che non lo farò qui e non cercherò altrove un cambiamento derivante dal posto fisico ma solamente cercherò nel cambiamento fisico un ulteriore stimolo per un qualcosa che deve accadere per me, per il mio "star bene". La differenza è esile, e forse vi sembrerà un gioco di parole, ma non voglio credetimi. Vivere sul passato insegna ma rende statici e vecchi, vivere per il futuro insegna ma lascia delle ferite. Io sono convinto che è meglio avere delle ciccatrici da mostrare che delle mani rattrappide dall'artrosi che nulla più possono afferrare.
Ora solo una cosa spero e VOGLIO ardentemente, ed è quella di esser selezionato per lo stage all'estero che penso mi potrò far crescere personalmente, professionalmente e sicuramente anche "glutealmente" perché queste le ho già messe in conto.
L. e N. forse non vi incontrerete mai, anzi quasi sicuramente, ma credo che mica siete tanto dissimili come persone; forse questa vostra similitudine vi potrebbe portare allo scontro ma credo che alla fine vi potreste incontrare sul terreno della Vita nel quale, è per me evidente, di insegnare ne avete li davvero ne capite.
Grazie per ciò che mi lasciate ed avete lasciato. Davvero!


Roberto

Monday, 20 October 2008

Dovere e Dovere Morale Vs. Piacere e Piacere Personale

La settimana scorsa ho intrattenuto con N., un amico militante ;), una discussione politica che presto è svoltata verso il concetto filosofico (credo) di Dovere e Dovere Morale. Io parto sempre dal presupposto che per certe cose, come si dice dalle mie parti, "Neanca l'asem el scorla la coa per nient", ossia "Neppure l'asino scodinzola senza motivo". In particolare si parlava di come N. sentisse come dovere morale il fatto di informare delle opinioni della sua coalizione politica, di come questo sia l'unico modo di portare una coscienza e di risvegliare le assonnate coscienze altrui dal torpore nelle quali latitano. Da par mio io insistevo sul fatto che comunque quello che lui faceva o comunque, quello che fanno persone che la pensano come lui da questo punto di vista, son mosse da passione per quella determinata cosa e quindi il loro non risulta essere un dovere ma alla fine è un piacere qualora venga raggiunto il risultato.
Lui stringendo l'aria tra le mani come se fosse di materia solida, afferrava questo misterioso oggetto porgendomelo ed insisteva dicendomi che il risultato era indipendente perché questo è un dovere morale di ognuno. Io mica sono restato insesnsibile a tuto ciò, anzi c'ho pensato e ci penso. Penso a mia nonna ed al suo concetto di dovere che, seppur anche in quel caso non portava piacere, era pure giusto. Ma perché? Li posso dire, col senno di poi, che era giusto? Potrei rispondere per me, per la mia crescitca scolastica, qui potrei dire che lo è per Noi, per la nostra crescita culturale (ben inteso il discorso politico inevitabilmente esula da questo), però mica mi sento di farlo ora. Non riesco a caricarmi questo dovere sulle spalle con la convinzione necessaria per sostenere il suo peso. Però mi sentirei di riabbracciare il comportamento indicatomi da mia nonna, perché? Forse egoismo? Non lo so, potrebbe essere perché nel primo caso è una cosa che non ricade su di me ma su una comunità,e nel secondo caso è qualcosa di meramente autoreferenziale.
Sarà più facilmente per il mio carattere o per una sorta di "programmazione" cerebrale che mi impedisce di fare ciò che non vorrei fosse fatto a me ossia, in questo caso,... ASP! ASP! ASP! Proprio ora ho il cervello in tilt! N. hai ragione sul concetto di dovere ma, a differenza di te, ora la mia morale è troppo debole per seguirti. Perché non so se è moralmente corretto non portare il volantino anche alla tua controparte politica. Mi spiego? Dovrebbe essere indipendente dallo scopo prefissato ossia convincere per un ideale oppure un altro, perché altrimenti diventa la mia morale e non una morale sociale. Lo so, l'estensione del concetto è forte ma credo che sia alla base del fatto che non necessariamente si compie un dovere per piacere, ossia sarebbe incoerente (per me non per te intendiamoci!!!) dire che lo si fa senza soddisfare una minima parte personale. Ed io di convincere o di informare qualcuno delle mie convinzioni mica ci tengo, ad ognuno lascio le sue sperando davvero che ne possegga qualcuna.
Ora c'è un ulteriore gran bel problema. C'è qualcuno che ne capisce e non poco, che mi ha insegnato che: "E' UN DOVERE REGALARSI E REGALARE PIACERE". Questo è un nuovo dogma che sto cercando di esplorare, capire e che vorrò applicare; perché comportandosi così mica si fa del male a qualcuno, perché comportandosi così si esporta il piacere con il comportamento diventando i migliori maestri che si potranno mai incontrare , tutte le persone che ti conosceranno ti apprezzeranno per ciò che Sei. Per ora mica ci riesco tanto bene (non piccolo eufemismo), ma sinceramente spero di maturare in ciò. Ora però il problema diventa doppio, come cognugare entrambe le cose? Come può essere un dovere morale verso la società una cosa che mi può dar piacere? Se ho questo sentimento sicuramente l'affermazione è positiva ma, se non ce l'ho, di piacere non proverò e quindi ciò che comunicherò ne sarà una conseguenza. Insomma le due esigenze ora contrastano e non poco.
So che il non regalarsi piacere provoca effetti devastanti a lungo termine, so che fuggire dai propri doveri morali provoca quello che ora stiamo vivendo. Persone singole o società, chi viene prima? E' egoismo nel primo caso e filantropia nel secondo? Io proprio non so rispondere perché le due affermazioni per me o sono entrambe vere o entrambe false, Gödel avrebbe detto che esiste pure l'indicibile ma affermando ciò mi sembra di cavarmela a buon mercato. Ditemi voi qualcosa perché io sono fermo a questo punto...
A presto,

Mio

Sunday, 19 October 2008

Colori d'Autunno

C'ho pensato cinque minuti fa mentre andavo a prendere il latte al distributore automatico, credo che l'autunno, come tutte le stagioni della Natura, ci voglia in qualche modo insegnare qualcosa. Personalmente penso che ci voglia dire che nella Natura, così come nella Vita, bisogna passare per passaggi obbligati e passare dai fasti alla più monotona e malinconica esistenza. Perdere tutto iò che si è costruito con tanta fatica o ciò che di prezioso si è trovati in mano senza chiederlo.
L'autunno mi sussurra con la voce delle foglie che cadono come gocce dal cielo e che poi lievemente rotalono l'una sull'altra, che la Morte è apparente solo se si ferma all'esteriorità, che la Vita da qualche parte scorre sotto le scorze dure dei tronchi, che la Vita esiste anche nei cuori dalle pareti ormai indurite dai freddi venti che ci colgono sempre scoperti.
L'autunno, per me, è il simbolo della morte di ciò che è stato e non sarà più, è il simbolo dell'immortalità che ci appartiene che vorrei credere essere un'anima multicolore come i boschi che colorano ora le mie montagne.
Ora, qui di lato cliccandoci sopra, potrete trovare l'oro, il bronzo, il rame e l'argento che la Natura mi ha regalato in questa mia giornata tra i boschi.
A presto,

Mio



Saturday, 18 October 2008

Pensieri d'Autunno


Pensieri d'Autunno

Roboanti viandanti siete pensieri

che ora vi fate più seri.

Patetici e malefici minate il barlume di serenità

che cerco con la mia cecità.
Domani voglio trovare i colori di un autunno giocondo

che mi indichino la via, a me povero vagabondo.


Mio



Thursday, 16 October 2008

(Pens)ieri

Eccomi qui "ancora" in biblioteca che mi interrogo sul futuro, perché sembrerebbe che bisogna vendersi per essere comperati e che vie differenti mica esistono. Io sono e sono sempre stato un pessimo pubblicitario di me stesso, fondamentalmente perché credo che si sia ciò che si è, ed inoltre, se si vuol comperare si sa già cosa si cerca e quanto si vuol spendere o, per meglio dire, investire. Purtroppo vedendo l'aria che tira, o che ha sempre tirato da queste parti, mi sa che dovrò diventare puttano (non trovo giusto che esista solo il termine femminile!) e questo non mi piace, e questo non vorrei fare... sì ho usato il condizionale purtroppo.
Ed eccomi qui "sempre" in biblioteca, tra giovani studenti universitari che coetani mi sembrano, ma molto più giovani sono. Sarà che per me il tempo si è fermato tra i ventuno e i ventiquattro anni, sarà che voglio pensare così mentendo alla mia coscienza, sarà perché è stato il momento più alto della mia vita, non so prorpio ma qui mi sento come ero e fui. Forse sono solo diventato un buon mentitore o forse sarà perché sono sempre stato"vecchio" quando la mia anagrafe era ancora giovane. Sarà.
Scusate sono solo pensieri strampalati di un'ordinaria giornata autunnale, caduti come le foglie da chissà quale albero e portate qui da chissà quale (e)vento.
A presto,

Mio


PS: Ma quanti tipi di cannonate esistono? Io credo di averne presa una ma ne Gramo e ne Buono mi sento, sia ben inteso! Solo incompleto, qui urge (ri)cercare il mio simmetrico perso chissà dove.

PPS sto pensando ad un'azione-cosa, forse una piccolezza per chiunque, ma non per me. Talvolta bisognerebbe cedere ai compromessi, ma qualcuno di prezioso come i colori autunnali visti al tramonto, mi ha insegnato che ciò che si pensa non ci si deve vergognare mai ed in ciò che si è ci si deve confrontare imparando dagli altri. Ci penserò sapendo forse che quello che ho detto potrebbe suonare a voi scontato e banale, ma per me mica lo è.

Wednesday, 15 October 2008

Il Visconte Dimezzato -Italo Calvino

Già, la mia enorme pila si sta lievemente e lentamente sfinendo. Ho deciso di cominciare da Calvino perché non avevo mai letto nulla di suo (mi vergogno estremamente), e soprattutto perché il libro mi è stato gentilmente regalato con tanto di dedica, e quindi mi sono sentito chiamato nello sceglierlo. Grazie davvero è stata una lettura davvero piacevole e riflessiva.
Ora però tenterò maldestramente di rovinare, come al solito, tutti i libri che leggo proponendovi una mia modesta e talvolta pessima e sempre mesta ed improbabile pseudo-analisi.
Del Visconte Dimezzato e del significato di alcuni dei suo personaggi ne ha già parlato Calvino, nella sua prefazione che, in ogni libro che leggo, cerco sempre di evitare fino all'ultimo.
Calvino parla del visconte dimezzato come di una figura simbolo dell'incompletezza che ognuno sente privilegiando un proprio lato del suo essere piuttosto che l'altro. Questo lo mette in evidenza mostrando due lati completamente opposti ossia il Bene ed il Male, rappresentati dai due "mezzi" personaggi ossia il Buono ed il Gramo. Sempre analizzando i personaggi di cornice che compaiono nell'opera di Calvino si hanno dei riferimenti moralistici attraverso i quali scaglia una critica verso una cultura che vedeva propagarsi e diffondersi in quel tempo, così come l'immutabile staticità di una cultura che si avviava verso la decadanza. Da qui i personaggi dei lebbrosi ossia gli artisti decadenti; la scienza e la tecnica fini solo a loro stesse, rappresentate dal dottore e dal carpentiere ed infine la vecchia cultura moralistico-borghese rappresentata dagli ugonotti. E qui finisce l'analisi di Calvino che ho potuto leggere, però all'appello mancano ancora tre entità che io ho provato ad analizzare (che parolona, ma mica ne ho trovata una più umile.. scusate) dal punto di vista dell'incopletezza personale, ossia la vecchia balia Sebastiana, l'amata dei mezzo visconte Pamela e del giovane nipote del visconte.
Mi sono chiesto perché tre età così caratteristiche e che cosa hanno di così peculiare questi personaggi? Ragionando 'incompletezza un suggerimento mi è venuto dal nipote (e non solo) quando verso la fine del libro dice: "... Alle volte uno si sente incompleto ma è soltanto giovane." Cosa vuol dire questo? Sicuramente che nessuno nasce incompleto, ma tuttalpiù si può solo sentire come tale, che quindi l'incompletezza è un sentimento che si crea e quindi che si può sconfiggere perché essa è la fonte di un vivere estremo che ci porta sempre più distante dal vero nostro essere e quanto più vicini all'infelicità. Secondo me questo è quello che Calvino ha voluto evidenziare con Pamela prima, alla quale dona la spensieratezza di una vita giovane vissuta con semplicità ed entusiasmo. L'ha voluto evidenziare poi con Sebastiana che, nella sua vecchia saggezza di chi ne ha viste e provate di cotte e di crude, non si stupisce di nulla più avendo raggiunto una consapevolezza profonda di se stessa e degli altri, dicendo che tutti ora vedono nei viscote dimezzati ciò che era sempre albergato in lui.
Quindi un libro sulla falsa incompletezza che forse ognuno di noi ha e dovrebbe curare? Sicuramente sì con duelli all'ultimo sangue ma forse è anche molto di più. E' un libro che dice che quando lo si capisce ciò si può essere troppo vecchi per sfruttare tale consapevolezza che, quando si è giovani, tutti almeno una volta si avrà l'occasione di cogliere e che quando si è molto giovani per disratta distrazione (ahimè che bello!) ci sfugge spesso come una nave che salpa. E dei visconte cosa dire? Qualcuno mi ha suggerito che sono l'estremo bene e l'estremo male che si incontrano con azioni che intimamente mica si differenziano per tratti così salianti, forse è vero ma purtroppo non sono riuscito a cogliere a pieno questo aspetto, la simmetria mi ha fregato. Ci ri-ripenserò e forse ce ne capirò qualcosa. Almeno spero!
Che dirvi di più? Leggetelo, merita davvero!
Ora mi diletterò con un'altra e sicuramente piacevole lettura, mi è stata suggerita tempo fa da un'altra persona che ce ne capisce molto in generale e sempre e comunque più di me. So già che sarà un piacere così pure per tutte le altre letture che mi avete gentilmente suggerito.
A presto,

Mio



PS: Grazie di avermi fatto scoprire anche Calvino! Tutti posso insegnare basta che ci sia qualcuno che voglia imparare no?

Monday, 13 October 2008

Zeltucci & Cantucci

Ve l'avevo promesso quindi eccomi anche se in ritardissimo. E' da un po' di tempo che non scrivo dei mie pseudopasticci culinari e dintorni e, viste le festività imminenti così come il maltempo, che spero sarà inevitabile come è giusto che sia, ci terrà chiusi in casa creando le situazioni ideali per avere un po' di tempo per pasticciare in cucina durante i prossimi week-end. Ma ora mi zittisco e passo alle ricette.

CANTUCCI:
Questa ricetta l'ho "rubata" da qualche in un blog di cucina e/o pasticceria che ora mica ricordo però ve la voglio proporre perché il suo risultato mica mi sembra male.

Ingredienti:
  • 600gr farina "00"
  • 100gr burro
  • 6 uova
  • 300gr zucchero
  • 250gr mandorle con la pelle
  • scorza di 1/2 limone
  • lievito
  • vanillina/vaniglia
Procedimento:
  1. Setacciare 300gr di farina assieme al lievito quindi aggiungere il burro completamente sciolto.
  2. Montare a parte le uova intere montate con lo zucchero aggiunto poco per volta, quindi aggiungere la scorza di limone gratuggiata (mi raccomando non il bianco), la vanillina e quindi le mandorle intere.
  3. Versare il composto in 1. quindi sbattere bene il tutto, si aggiungano poi i restanti 300gr di farina avendo cura di setacciarla, mescolare l'impasto con un mestolo qualora risultasse troppo compatto.
  4. Preparare una teglia con della carta forno sulla quale mettere l'impasto sistemato in modo da formare un filoncino di altezza pari a circa 1cm e larghezza di circa 5cm. Per sagomarlo opportunamente si possono usare le mani leggermente bagnate.
  5. Infornare a 150 °C con forno ventilato per circa dieci minuti per lato. Quindi estrarre l'impasto e tagliarlo a sezioni a fetta di salame dello spessore di circa 1cm. Infornare a 160 °C 5 minuti per lato. Il colore dovrà risultare come di miele intenso. I biscotti ottenuti dovranno essere secchi, se così non fosse lasciarli nel forno spento fino che si resiste, io non ci riesco mai. :D

ZELTUCCI:
Un breve preambolo prima di cominciare. E' con una punta di orgoglio che vi dico che questi biscotti sono una mia creazione, quindi state attenti agli effetti collaterali qualora voleste sperimentarli. :D. L'etimologia del nome di questi biscotti deriva dll'incrocio tra Zelten e Cantucci. Dal Zelten, dolce tipico della tradizione natalizia del Trentino Alto-Adige del quale potete trovare la mitica versione tramandatami da nonna G. qui (scusate è in inglese, al tempo mi dilettavo a scrivere così... una versione italiana è sempre possibile su gentil richiesta :) ). Mentre dai Cantucci ho preso l'ispirazione sia per la foggia che per la cottura. Il risultato ottenuto, a mio parere, merita davvero inoltre ha salvato nei giri più estenuanti in bici quindi, se non altro, è un valido sostituto di un pasto equilibrato. Ma ora passo subito alla ricetta.

Ingredienti:
  • 500gr farina "00"
  • 100gr di burro
  • 6 uova
  • 250gr zucchero
  • 1 cucchiaio colmo di miele (a me piace quello di castagno)
  • 10cl di latte
  • 1 bustina di lievito
  • vanillina o vaniglia
  • bucci di 1/2 limone
  • 175gr mandorle con la pelle
  • 175gr noci
  • 50 gr pinoli
  • 100gr uvetta o uva sultanina
Procedimento:
  1. Setacciare 300gr di farina assieme al lievito quindi aggiungere il burro completamente sciolto.
  2. Montare a parte le uova intere montate con lo zucchero aggiunto poco per volta, quindi aggiungere la scorza di limone gratuggiata (mi raccomando non il bianco), la vanillina e quindi le mandorle intere.
  3. Sciogliere il miele nel latte appena tiepido ed aggiungerlo in 2.
  4. Tritare a parte e nell'ordine 75gr di noci e 75 gr di mandorle, quindi 100gr di uvetta. Aggiungere il tutto in 3. e mescolare ben bene.
  5. Versare il composto in 1. quindi sbattere bene il tutto, si aggiungano poi i restanti 250gr di farina avendo cura di setacciarla, mescolare l'impasto con un mestolo qualora risultasse troppo compatto.
  6. Aggiungere la parte restante di noci, mandorle e pinoli ed amalgamare con cura il tutto.
  7. Preparare una teglia con della carta forno sulla quale mettere l'impasto sistemato in modo da formare un filoncino di altezza pari a circa 1cm e larghezza di circa 5cm. Per sagomarlo opportunamente si possono usare le mani leggermente bagnate.
  8. Infornare a 150 °C con forno ventilato per circa 10 minuti per lato. Quindi estrarre l'impasto e tagliarlo a sezioni a fetta di salame dello spessore di circa 1cm. Infornare a 160 °C 5 minuti per lato. Il colore dovrà risultare leggermente brunito, mi raccomando non troppo. Anche in questo caso i biscotti ottenuti dovranno essere secchi. In questo caso io li assaggio sempre per controllare la cottura... non si sa mai. (lo so sono poco credibile :D)
Ho messo alcune foto (sono quello che sono perché erano gli ultimi esemplari :) ), i Zeltucci sono quelli più scuri, ma che lo dico a fare i cantucci li conoscete tutti.
A presto, sperando di avervi fatto venire un po' di acquolina in bocca.

Mio


PS: Credo che una versione con la farina di riso possa funzionare ugualmete essendo che non devono lievitare. Purtroppo per le proporzioni non garantisco, comunque sia l'importante è che il composto sia ben sodo ossia rimanga "in forma".

Friday, 10 October 2008

Cara nonna L.

Che poi tutti chiamiamo G. un diminutivo che ti appartiene per la lunghezza del tuo nome ma forse anche per la tua statura piccina piccina.
Sai ti ho ammirato e ti ammiro da sempre, non se ne abbiano a male gli "altri" parenti nonna/o genitori compresi ma oggi sento di parlare di te. Con te sono cresciuto nei pomeriggi dopo scuola, nel tuo piccolo laboratorio artigianale di maglieria ricavato in una camera. Con te ho imparato a leggere e, mentre tu tessevi le tue stupende maglie di lana, io tessevo le mie prime trame d'inchiostro su quei quaderni blu che forse oggi neppure esistono, quelli con l'etichetta per il nome già stapmata sulla copertina, quelli che tutti avevamo uguali, quelli che ci voleva la copertina. Con te cara nonna ho imparato a fare i primi "conti" come li chiamavi, le prime sfide in addizioni moltiplicazioni sottrazioni e divisioni.
Ricordio quando ti chiedevo di poter uscire per giocare e tu mi ripetevi: "Prima il dovere e dopo il piacere". Questo e molto altro ricordo della mia infazia assieme a te, mi ricordo la montagna e l'andare a funghi nei boschi il tuo insegnarmi i funghi buoni da quelli che era "consigliabile" non magiare mai, io per non sbagliarmi non ho mai mangiato ne gli uni ne glia altri anche se ora ho capito che mi sbagliavo e, solo da poco, quelli buoni me li gusto con piacere.
Ora sono cresciuto e tu sei invecchiata ma solo nei capelli ora grigi, nella pelle fine fine e nei tratti somatici segnati dalle rughe, ma per me sei sempre la stessa grande donna che ammiravo dal basso quando ero piccolo; che contemplo sempre dal basso anche ora pur essendo molto più alto di te. Dal basso vedo te esempio al quale vorrei arrivare ma so che solamente potrò tendere difficilmente. Cara nonna, di te ammiro il tuo non far mai pesare niente, il tuo caricarti sulle spalle tutto quello che bisognava fare e perché bisognava farlo e quindi il suo peso, m'hai insegnato, esser trascurabile. Sembra che tu stai portando solo una piuma leggera leggera, come il tuo spirito che accetta e accoglie tutto con la silenziosa saggezza che è alla base del tuo rispetto per le persone. Mi hai insegnato con la muta voce di chi usa le parole solo per dire cose mai banali, di chi sa tacere quando le personali vicessitudini non devono mai pesare ad altri.
A te cara nonna G. che forse ora starai dormendo sul divano perché la stanchezza giunge sempre più presto di sera quando l'età ha i capelli bianchi e gli occhi vitrei, faccio arrivare un abbraccio forte forte nel calore, ma leggero nell'intensità così che tu possa passare una notte serena perché so che domani mattina, presto come sempre, ci saremo solo io e te svegli in questa casa a tenerci una lontana silenziosa compagnia.
Grazie perché questa notte sarò fortunato, perché mi addormenterò al tuo pensiero. Buona notte e sogni d'oro.

Roberto

Tuesday, 7 October 2008

Wait a minute part 2

... che poi vorrebbe dire anche maporcaquellaPcollegadellaMeBdiprofessione avete mai visto pubblicare una graduatoria incompleta? Io sì, che mona che sono!!!!!! Azz, azz e azz!!!! Per ora non si sa se si parte, le "borse" sono meno dei candidati. Quindi pseudofesteggiamenti (ancora psicologici) sono da evitare doverosamente. Io ci spero proprio, io mi faccio il tifo! (ma si dice?)
A presto,

Mio

The tourture never stop -Frank Zappa





Monday, 6 October 2008

Arrivederci per non dire addio

Un clangore metallico, uno scatto secco poi il secondo. Ora siamo assieme abbiamo sottoscritto il nostro muto patto io un po' più meccanico tu un po' più umana. Un ombra lunga lunga ci accompagna alla nostra destra siamo noi, sono io e sei te.
L'aria fredda del mattino che d'estate si scalda tanto presto, che di primavera ed autunno non vuole sapere di scaldarsi. Così parto con le gambe ancora assonnate, con i pensieri ancora attivi, con la voglia di andare per rimanere un po' più solo in mia compagnia. Bastano pochi chilometri e subito ti senti già più reattivo cerchi il ritmo respiri con il naso, il fiato è ancora leggero la strada è ancora piana e tu corri come i pensieri e forse anche più veloce. Ora si sale, la bocca si spalanca per aspirare quanto più ossigeno possa fornire a quei muscoli avidi che mai ne hanno abbastanza. La salita non è ancora dura, la temperatura aumenta leggermente così come la frequenza delle tue pedalate. "Uno due, uno due. Ritmo, ritmo..." sembra comandare il tuo cervello. Sei arrivato in cima alla prima salita un po' d'acqua e via verso la seconda, attraversi zone d'ombra non ancora baciate dal sole mattutino e quel fresco ti da l'ultima sveglia prima del bagno di sole.
Ora comincia il "quasi bello", la seconda salita ti raccomandi il ritmo prima di iniziare, ti raccomandi di non strafare perché di strada ne hai ancora tanta di salita te ne mancherà. Questa volta è più dura della precedente, più lunga più irta. Qualcosa che non sai ti chiama, tu rispondi con la stessa naturalezza del battito del cuore, del respiro. In un gesto naturale sei sui pedali fuori dalla sella, è iniziata la tua danza personale il tuo ancheggiare ciclico, continuo, ritmico l'ombra che sta sotto i tuoi piedi si muove seguendo una musica che solo tu puoi sentire. Ora sei la come sospeso come chi scala l'aria, con il baricentro spostato in avanti con le mani come artigli il manubrio la tua preda, lo sguardo è in avanti il respiro è pesante ma le gambe fano ancora il tifo per te. Arrivi al passo, sono tre ore che pedali, è ora di mangiare qualcosina in fretta perché non sei ancora a metà giro, ora il sole è alto, ora fa caldo.
Affronti la discesa a tutta i tornati ti piace prenderli in piega e al limite, in meno che si dica ti accorgi che sei praticamente in fondo. Ritmo in pianura per rianimare quelle gambe che si sono cullate nel placido pedalare della discesa, ritmo per prepararle alla prossima di salita. L'ombra alla tua destra è ora piccola piccola, il sole è alto ed il caldo si fa sentire. La strada risale, ora si fa sul serio ora comincia il bello.
"Uno inspira, due espira, ritmo ritmo..." questo sembra ripetere con ossesione il tuo cervello, il cuore lo senti nel petto senti i battiti accelerati, senti quando i polmoni si riempiono d'aria cerchi il limite sapendo che oltre per tanto tempo non ci puoi stare altrimenti a casa mica ci torni tanto facilmente. Ora la salita è veramente dura, per la stanchezza che si fa sentire nelle gambe per la pendenza che ti trovi davanti. Gocce di sudore rigano il tuo volto e cadono ritmiche e continue sul manubrio e sulla strada l'ombra stampata sotto di te è nera è piccola piccola. Le braccia e le gambe tese in uno spasmo continuo; sono così bagnate da riflettere il sole che batte sul telaio d'alluminio lucido così tirate che puoi distinguere distintamente ogni muscolo, ogni tendine, ogni vena.
La salita continua è l'ultimo strappo vedi la cima dal basso sai già quanto sarà duro, le gambe ti hanno mollato e bestemmiano ed imprecano. Ora non è questione di forza fisica ora è questione di mente. Sei libero e sei concentrato sul tuo corpo, lo ascolti ti ascolti. Ora hai un accenno di sorriso sul volto. Non molli perché è ora di superare il limite, perché ora è il momento per migliorarsi. Prima si faceva solo per finta. La tua danza diventa più lenta il tuo ancheggiare più pesante il tuo bacino è appena dietro al manubrio, teso in avanti come il tuo respiro tende l'aria; le tue mani sul manubrio hanno cambiato l'impugnatura le braccia sono tirano verso l'alto sotto il sole che violenta con raggi pungenti la salita è arrivata al suo culmine, il tue respiro forse oltre. Ora il tuo viso è completamente bagnato in una smorfia di dolore la mandibola è contratta lo sguardo cerca la cima negli occhi determinazione negli occhi le gambe sono completamente in acido. Una vocina ti suggerisce di mollare, di riposare non è quello che vuoi. Tiri diritto.
Arrivi al passo piegato sul manubrio lo sguardo è stralunato la testa inclinata quasi a ciondoloni ma qualcosa dentro di te ride per la soddisfazione. Ce l'hai fatta anche questa volta. Ora c'è la discesa, il tuo premio.
N finirei più di scrivere di tante altre cose, delle salite dure che il fiato tolgono in un istante e ti tentano come il canto delle sirene con Ulisse dicendoti: "Aspetta riposa", ma tu no non riposi e vai avanti a passo d'uomo zigzagando per tagliare quella strada che, seppur stai già percorrendo in salita, te la trovi davanti come un muro ancora più ripido. Degli spettacoli che si possono vedere ed assaporare. Del fermarsi su un prato al sole con tutto lo splendore della natura attorno; splendore che in primavera ti violenta quasi gli occhi con il giallo del tarassaco a punteggiare il verde dei prati coperti della prima erba, erba che poi ingiallisce con i calori dell'estate punteggiandosi del rosso vivo dei papaveri. Poi ci sarebbe da parlare della fatica di come può essere allenata del cuore che ora batte quarata-quarantacinque volte al minuto che per la stanchezza si fermava per quasi due secondi che di ritornare a sessanta e più mica ne ha voglia e poi tanto ma tanto altro ancora da parlare di sfide mentali e fisiche, ma vi annoierei.
Come sapete, sono montato in sella la primavera dell'anno scorso per scacciare i miei pensieri non pensando, cancellandoli con la fatica. Ora a più di un anno di distanza posso dire che la bici sia diventata la mia voce muta quando volevo non pensare, un divertimento quando sentivo che la mente era libera e concentrata sulla danza per arrampicarmi verso il cielo, una sfida quando mi ponevo l'obbiettivo da raggiungere e lo perseguivo con tutto me stesso, un ambiente di meditazione quando volevo pensare rimanendo solo. Credevo fosse stato così anche quest'anno ma in realtà mi sono sbagliato è stato molto di più.
Ora il freddo si fa sentire nelle braccia e nelle gambe, sulla fronte e nei polmoni tra stomaco e diaframma, credo che ormai mancano ancora poche escursioni dopo le quali anche la mia bicicletta prenderà la sua vacanza. In questo periodo inevitabilmente succederanno cose che modificheranno le mie abitudini definitivamente, forse quest'anno sarà l'ultimo in sella con l'approccio che sono riuscito a tenere. Di questo mi dispiace ma ho tante altre salite davanti che non posso rinviare e devo assolutamente scalarle.
A presto cari lettori e scusate la lunghezza di questo post, ma mica sono riuscito a farlo più breve anzi, mi sembra di non aver detto molto.

Mio

Friday, 3 October 2008

Wait a minute...

... che poi sarebbe piu o meno aspetta un attimo. Aspettare cosa? Semplicemente il tempo di capire, cazzominchia (mi piace troppo ;) ) capire cosa direte voi beh semplicemte che HO VINTO IL BANDO!!!
Nulla piu, vi saluto un po' frastornato da questo evento. Forse ho avuto la conferma che dicendo ci; che si pensa porta sempre a qualcosa, forse solo un ecezione che conferma una regola ma io ho sempre pensato il contrario e quindi tutto questo ne mi seca ne mi tange *chissa se si puo dire ma questa sera me ne frego. Scusate)
Buona notte stimatissimi lettori, discreti e parlanti, silenziosi ma credo sempre e comunque pensanti e liberi.

Roberto


PS: Gli errori in questo posto si contano sulle dita delle mani e dei piedi di circa la meta dei cinesi, purtroppo e che la mia tastiera ha il layout anglosassone-US che mica riesco a cambiare. Sorry.

Thursday, 2 October 2008

Sapete...

... proprio un paio di minuti fa ho finito di leggere il mio diario o meglio, i miei diari, che scrissi quasi due anni fa in un periodo buio buio che oggi a confronto notti mica ne eistono. Li chiamai: Diario della Lontananza, Diario del Forse e Diario di un Addio.
Sapete sono restato impressionato da quello che scrissi, impressionato dei sentimenti che intrecciavo con l'inchiostro di stilografica blu su quella carta candida.
Sapete ho pensato parecchie volte di renderlo pubblico (nell'anonimato della mia controparte) su questo spazio, ma il pensiero finiva sempre per cozzare contro la ragione e con il non senso, quindi non vedrà mai una luce informatica. Sarà molto meglio anche per voi perché di miserie ne avete passate sicuramente come e,ancor più certamente, più di me e,in un certo modo, rievocarvele non avrebbe senso o meglio sarebbe una tortura che mica vorrei per me quindi di qui l'estensione logica e doverosa.
Sapete però una cosa posso dirvi ed è che cazzominchia (come dice Digito) quando si trova uno di quei pochi Amori Veri ci si può lasciare le penne. Io personalmente credo di portare con me da quel periodo ancora le ferite poco rimarginate ma, comunque, non più sanguinanti. L'Amore se n'è andato.
Sapete rileggendo questi miei diari capisco perché ora ho paura di amare. Ho una fifa blu che neanche un bambino di tre anni la ha con il buio. Sapete ora sono consapevole del mio lato B quello di innamorato cazzominchia (mi piace Digito :) ) mi fa paura perché è un lato fatto di estremismo e fondamentalismo, sono consapevole che la prima volta che mi accadrà ancora di innamorarmi sarò nudo come lo sono stato ma con l'estrema differenza che lo sarò da subito. È per questo che evito "l'argomento" consapevole che però lui ha anche il buon vizio di tendere imboscate a tradimento, in quel csao chiederei se potesse farmi la gentilezza di darmi subito il colpo di grazia così che mica mi domando se, ma e perché.
Sapete ora il mio lato A l'ho lasciato perso chissà dove, non mi appartiene più e di questo ne sono felice. Mi piace pensare di essere diventato un nuovo "supporto" per il mio Essere, spero di non sbagliarmi.
Sapete oggi è stata una giornata un po' squallida (non dipende dai Diari così come la lettura dalla giornata) per fortuna è già sera.
Sapete oggi è una giornata che mi ricorda che Amare in cima come in fondo è tutto.
Sapete oggi è un giorno che mi fa sentire vuoto eppur pesante.
Sapete oggi non È ed io, come ieri e prima e prima ancora e da troppo non SONO.
Sapete domani si deve far meglio perchè di Amare ne vale la pena se si vuole un giorno in cui si È e in cui ogni giorno È.
A presto cari lettori, voi che tanto più di me sapete e capite.

Mio

Monday, 29 September 2008

Tales From Topographic Ocean -Yes

È un po' di tempo che mi tengono compagnia ed ora che credo di averli assorbiti, almeno in parte, mi permetto di consigliarveli caldamente.
Gli Yes sono stati definiti come il paradigma del progressive rock, questo non so se sia vero quello che posso dire è che a me piacciono davvero e non annoiano mai.
Di questo album, Tales From Topographic Ocean, mi continua a cinguettare nella mente una per me bellissima canzone: The Ancient (Giants Under The Sun) che vi propongo:


ma la parte parte più bella è qui a circa cinque minuti e mezzo dalla fine io comincio a perdemi non so dove, forse nella chitarra di Howe forse nella voce di Anderson forse, più semplicemente, nell'atmosfera che gli Yes riescono a creare quello che so è che a due minuti dalla fine sono molto vicino al sogno ad occhi aperti e sento l'irrefrenabile desiderio di fermarmi e respirare quella musica e queste parole:


Do the leaves of green stay greener through the autumn
Does the colour of the sun turn crimson white
Does a shadow come between us in the winter
Is the movement really light

And I heard a million voices singing
Acting to the story that they had heard about
Does one child know the secret and can say it
Or does it all come out along without you
along without you
along without you

Where does reaon stop and killing just take over
Does a lamb cry out before we shoot it dead
Are there many more in comfort understanding
Is the movement in the head

And I heard a million voices singing
Acting to the story that they had heard about
Does one child know the secret and can say it
Or does it all come out along without you
along without you
along without you



Ci sarebbero altri tre ascolti all'interno di questo doppio album tutti meritevoli ma, per me, non come questo. A voi lascio la loro scoperta tanto i link li avete ;).
A presto,

Mio

Saturday, 27 September 2008

Na Drini Cuprija (Il Ponte sulla Drina) -Ivo Andrić

Finalmente dopo tante tribolazioni sono riuscito a finire questo libro non libro. Dico questo perché esso ha per me un significato particolare, così come una camicia e una cintura che non ho mai indossati ma questa è un'altra storia.
Il Ponte sulla Drina dunque, scritto da Ivo Andrić premio nobel per la letteratura le cui informazioni potete trovare qui.
Di cosa parla questo libro non ve lo dirò nei particolari perché non mi sembra, come al solito, giusto. Ma sul cosa vuol dire, come al solito, io ci provo sapendo di sbagliare perché ci capisco sempre molto poco.
Per me parla dello scorrere della Vita e del suo non scorrere nel rimanere sempre uguale a se stessa. Esso mette a nudo che tutto cambia ma inevitabilmente rimae uguale nel suo ripertersi dopo il cambiamento. Passano anni ed epoche ma ciò che muta è la superficie delle cose il loro intorno ma il nucleo rimane solido e inviolabile. Credo che da questo libro escano rassegnazione per la natura dell'uomo, per la sua incapacità di gestire il prorpio destino sia personale che sociale, l'incapacità di riuscire a mettersi in contatto con altre identità se non per imporre la propria e non per assorbirne altre.
Semplicemente questo ho capito, purtroppo molto credo che mi sia sfuggito nello statico scorrere dell'acqua sotto le arcate di un mutevole ponte nelle, purtroppo da molto tempo, martoriate terre balcaniche.

Mio


PS: Ringrazio I. per il regalo-consiglio letterario. Notevole davvero.

Tuesday, 23 September 2008

Relativismo massimalista

Ultimamente leggendo qua e là articoli e pensieri ma soprattutto confrontandomi con persone in lunghe e talvolta stizzose conversazioni, ho capito che anche per me esiste una cosa in grado di farmi infervorare al limite dell'iracondia. Questa cosa è l'incoerenza e la demagogia, proprio non le sopporto. È un discorso apolitico e apartitico nel senso che credo che i benpensanti ci siano da entrambe le parti; ci sono quelli che difendono patria e famiglia e vanno a peripatetiche e non pagano le tasse, poi ci sono quelli si ergono ad ambientalisti e pacifisti che tra le dita reggono la loro sigaretta che per essere stat prodotta si è inquinato e per il cui tabacco nell'Africa tropicale si sono combattutte guerre. Io non voglio insegnare ASSOLUTAMENTE niente a nessuno ma a voi chiedo gentilmente la decenza di STARE ZITTI, perchè non siete sul pulpito adatto per proferire predica alcuna!
A voi massimalisti di pensiero, che siete incoerenti nella vostra stragrande maggioranza, dico: "Pensate prima di parlare. Pensate se potete parlare.". Non crediate di poterlo fare così in libertà senza cadere in contraddizione perché sarebbe un attimo mettervi in mutande quasi tutti. Voi illustri rappresentanti vivete e lasciate vivere, smettetela di farvi gli affaracci degli altri quando gli altri non fanno altro che seguire il loro istinto, ma a voi dico siate pure orchiclastici con chi lo è con voi.
Il relativismo di pensiero, che vado cercando un po' su tutto e che difficilmente e troppo spesso riesco a non trovare, non credo che sia un modo per farsi andar bene un po' tutto quello che ci pare. Questo sarebbe vero se non fosse seguito da un'idea di vita o da un ideale. Il relativismo di pensiero credo che sia l'approccio corretto per non giudicare a priori per potersi integrare e poter capire e, a meno che voi non vi sentiate un dio in terra, ne avete bisogno quanto chiunque altro per crescere.
Mi è stato detto che uso la parola relativismo come i bambini piccoli dicono "cacca" le prime volte che capiscono che è una parolaccia, questo mi fa sorridere e piacere perché pur sapendo che mi prendono per il sedere è per me un piacere usarla sempre con chi dice: "Assolutamente..." senza provare il non assoluto, o ancora: "Non mi piace..." senza assaggiare, o il peggio: "Non sarò mai..." senza capire che nel mai forse c'è qualcosa di positivo che si può raschiare dal fondo incrostato sul quale giace. E poi ci sono due cose che ASSOLUTAMENTE mi fanno davvero alzare la pressione la prima è: "Siete tutti uguali", ed a loro dico uguale sarai te perchè chi sono questi tutti? Io so di essere simile ma assolutamente con la stessa certezza ti lascio l'uguale che pure mi offende. Non perché io mi senta superiore anzi, nella mia quasi totalità sono inferiore alla maggioranza delle persone che mi circondano sia ben chiaro. La seconda espressione è: "Io non potrò/farò/... come lui/lei", a voi dico ma chi cazzo è questo lui/lei? Un supereroe dei fumetti? Perché in tal caso avete ragione, in caso contrario potrei partire in quarta con un tono aumentato di voce non mi appartiene e iniziare un monologo senza fine che vi condurrebbe allo sfinimento (su certe cose non mollo). Ah dimenticavo, poi c'è una terza cosa ed è quella di poter considereare solo una determinata cerchia di persone come gli eletti ad una razza superiore, ma qui vi sgamo cari coerenti massimalisti, perché se voi dite che le persone sono tutte uguali come possono esistere solo loro? E poi di chi sono figli? Di un dio? Per piacere, ognuno può diventare ciò che vuole ed essere, ciò in cui crede e appunto perché noi si crede in cose diverse si diventerà o meglio si è simili. Simili perché sia io che voi cediamo a debolezze personali alle quali non sappiamo sottrarci, debolezze che possono essere meramente ricondotte alla parola PIACERE.
A noi tutti dico andate a puttane per il vostro divertimento personale e fumate le vostre sigarette per il piacere che vi porta quella senzazione ma vi chiedo gentilmente non venite ad indicarmi strada alcuna. Che poi non lo dico io ma lo diciamo in tanti o no illustre Francesco? Io non sono (per sfortuna) uguale a te e simile non lo sono neppure come le due facce di una moneta ma ascoltandoti non posso che dirti che hai ragione quando canti: "ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos'è la libertà!".
Se chissà se mi avete capito mi sa che penserete che ho scritto come chi odio sentir parlare ma così non è perché non voglio insegnare niente a nessuno perché so di non saper ne scrivere e parlare, perché sono ignorante e di sapere poco e capire ancor meno nel mio pensare relativistico.

Mio

Saturday, 20 September 2008

La pausa

È l'ora della pausa pranzo. Siedi sul fondo ribaltato di quel cassone verde per la raccolta delle mele, i tuoi piedi chiusi in pesanti scarponi neri sono a ciondoloni e battono come di tamburo contro le sue pareti, sorridi perché ti ricordi come ti piaceva farlo da piccolo sulle sedie, sorridi perché ora la tua statura seppur non gigantesca, non ti consente di farlo quasi ovunque.
Sei a torso nudo e hai le bermuda aricciate a mo' di costume, due mele assieme a due biscotti home made e un po' di acqua come pranzo. Non ti serve di più anche se sei solo a metà giornata. Hai voglia di distendere i pensieri e sai già che il libro di grammatica inglese per le prossima ora sarà solo un compagno taciturno alla tua destra. L'aria che puntualmente viene dal lago sale leggera e continua e tu ti fai baciare da un sole dolcemente caldo mentre ti distendi sul fondo duro, del cassone con lo zaino e la canottiera come cuscino, le gambe rannicchiate alla bene meglio; ascolti per l'ultima volta la placida voce del fiume che scorre alla tua sinistra e chiudendo gli occhi sugli scalatori che arrampicano chiamandosi sulla parte poco distante, lasci che Yes con The Ancient (Giants Under The Sun) ti portino in un altro posto. Ora respiri profondamente non chiedendoti che ore sono, che cosa ne sarà di te e che cosa vai cercando. Solo quella musica, solo la dolce carezza di quella gentile brezza, solo l'avvolgente caldo abbraccio di quel sole ti importano.
È la tua ora di pausa da pensieri e domande, da verità e risposte pesanti o leggere che siano che quasi sempre ti tengono compagnia.

Mio

Tuesday, 16 September 2008

Oggi

Oggi ho scalato con la mia bicicletta Punta Veleno ho fatto una fatica del divolo ma questo non è importante. Oggi torando a casa da Punta Veleno ho preferito, come al solito, la salita seppur breve rispetto alla pianura e tra un porca mucca Roberto e l'altro (è così che impreco generalmente) sono arrivato a casa dalla discesa non discesa. Ma vuoi vedere che è per le discese che faccio le salite? Mah. Comunque neanche questo importa.

Oggi ho avuto un colloquio a proposito di un bando di mobilità a livello Europeo, sono stato molto soddisfatto per i chiarimenti ricevuti, visto che le basi erano pessime. Questo realmente importa.
Presenterò domanda per accedere al bando e poi si vedrà perché sembrerebbe che dovrei lavorare gratuitamente! Questo importa ma importa di più il presentare domanda dopo si vedrà.
Oggi rincasando con i Queen a tutto volume nelle orecchie, pensando a ciò che sono e al sogno che potrebbe avverarsi, mi è comparso sulle labbra per un attimo il ghigno di autosfida che mi nasce solo quando vado in bici prima dell'ultima dura salita, prima dell'ultima discesa. Questo davvero importa, non so forse è un segno o forse solo una mera illusione, forse una bugia condita con talmente tanta speranza da sembrare afferrabile ma sapete che vi dico? Di questo non mi preoccupo perché mica mollo se non sarà sarà perché non è per il non essere stato.
Oggi è già domani quindi è meglio compilare gli incartamenti e poi si vedrà!
A presto,

Mio

Sunday, 14 September 2008

I miei occhi


Con forbici virtuali vi ho ritagliato dal mio volto, ed ora di chi siete? Ancora miei lo so ma solo perchè sono stato io a portarvi qui, su questo schermo di pixel tracciato. Cosa rappresentate del mio Essere voi che ora convergete un po' di sbieco su un obiettivo che più non esiste?

Vi guardo cercando di entrare in me ora che siete solamente un'interruzione su uno sfondo nero. Anche senza volto vedo la vostra, la mia malinconia vedo che il vostro specchio traslucido emana una luce bluastra. Ma perché? Cosa avete visto o cosa non volevate vedere? Perché sembrate aridi e rigidi quando dovreste allungarvi e socchiudervi sotto la dolce pressione che solo il riso vero e spontaneo sa creare?
La risposta purtroppo c'è, la risposta purtroppo questa volta la ho. La Vita non afferrata vi ha costretto in questa noiosa mimica, nel vostro triste affacciarvi sul mondo ed ora che potreste ma soprattutto dovreste flettervi più non ci riuscite perché più non riuscite a cogliere la bellezza estrema della Vita, ma non è colpa vostra io insensibilmente e stupidamente non vi ho donato lacrime per bagnarvi e voi siete ora agonizzanti.
Vi guardo e non rieco a distoglieri i miei occhi da voi, da me, dai miei occhi e non posso non pensare che da voi non si scappa, voi che non avete colpa, voi che senza volermi ferire mi ricordate che da me me stesso non sono ANCORA riuscito a congedarmi con dignità, mi ricordate che il mio colore è ancora il blu quando vorrei invece vedere tutti i colori dell'iride. Non siete crudeli anzi vi ringrazio, è che sono solo io un povero ignorante.

Mio

Soundtrack in my soul: Summertime -Janis Joplin (Live at Woodstock)
Fallen Angel -King Crimson

Thursday, 11 September 2008

Mi son fatto un gran bel Regalo-Sogno Parte Seconda

Eh già ci sono ricaduto o, per meglio dire, mi sono regalato un altro Sogno che avevo messo nel cassetto più di un anno fa.

Oggi ho scalato lo Stelvio dalla parte di Prato allo Stelvio arrivando dopo venticinque chilometri al passo situato a 2680m s.l.m., sulla mitica Cima Coppi. Ad onor del vero non è stato molto difficile, o meglio, non è stato estremamente faticoso perché faticoso lo è sempre. un po' l'altitudine si è fatta sentire anche perché si pedala per circa dodici chilometri sempre sopra i duemila metri, ma con io ghiacci eterni del gruppo dell'Ortles-Cevedale che ti guardano austeri a sinistra avrei pedalato anche fino a guardarli dall'alto, lo spettacolo era incredibile.
Ora vi lascio un po' di foto per incuriosirvi, scusate la scarsa qualità ma purtroppo la macchina sente il passare del tempo.

  • Passo dello Stelvio Cima Coppi (il cartello "regolare" non c'era più)


  • Passo dello Stelvio da Bormio
  • Un po' di Svizzera: St. Maria Val Mustair

Una cosa non dimenticherò mai di questa ascesa: il "Puttana Eva" (me ne scuso con la bistrattata Eva) che ho tirato quando ho visto gli ultimi cinque chilometri e il sorriso rasente al ghigno di chi lancia una sfida a se stesso che sempre mi compare quando mi trovo davanti cose di questo tipo.

A presto,

Mio

PS: Altre e peggiori foto le trovate linkate qui

Saturday, 6 September 2008

Una furtiva lagrima

Certe cose tornano, sempre e comunque. Lievi e delicate tengono compagnia ed esplodono in commozione quando meno lo si aspetta.
Mi sono domandato perché e la mia risposta aveva la vocina, questa volta fatata, della consapevolezza. Il suo sussurro mi diceva che è inevitabile che questo è quando nella vita si ha avuto lo specialissimo privilegio di poter incontrare una persona fuori dal comune, una persona che nulla ha mai preteso per se, una persona che parlava con il noi, una persona che ti ha elevato sopra tutto e tutti. Persona che troppo tardi tu ti sei accorto essere preziosa come una cometa che i tuoi occhi più vedranno nella loro vita, cometa dalla magnifica, brillante e mai scordata chioma.
Quando capisci questo non puoi che rendere grazie all'infinito a questa preziosa Essenza per averti insegnato senza voler esser maestra, per averti fatto crescere fino ad esser un uomo migliore, uomo che forse senza di lei mica saresti diventato.
Cara I. grazie per quello che spontaneamente mi hai donato, lo custodirò per sempre perché è tra le cose più preziose che ho e, sicuramente, tra le più preziose che avrò. Ti auguro di splendere per sempre non ha importanza il pianeta dal quale ora sei osservata perchè da tutto l'universo sei invidiata.

Roberto

Wednesday, 3 September 2008

Mi sono fatto un gran bel Regalo-Sogno

Programmato da più di un anno, inseguito quasi sfuggito per poi essere riacciuffato eccovi il mio Regalo-Sogno:


Partenza ore 9:00 circa da Penia quindi:
  • Passo Fedaia

  • Passo Giau
  • Passo Falzarego e Valparola



  • Passo Campolongo


  • Passo Pordoi


  • Passo Sella


  • Passo Gardena


  • Passo Campolongo


Erano le 19:21 ero ad Arabba, il contachilometri segnava 150Km e 8:34 ore di pedalare ma lo VOLEVO perché era ora e fiorse mai più, giro a sinistra e...


  • Ore 20:30 circa eccomi sul Passo Pordoi



Ora non chiedetemi se ieri ero dopato, di me stesso o del mezzo litro di caffè unito al litro di the,, se sonop stati i due etti e più di savoiardi che ho mangiato piuttosto che il riso bollito con due tre etti di marmellata di prugne fatta in casa (a proposito provatelo non è malaccio), se siano stati i cantucci o i zeltucci (ricetta supersegreta da me brevettata che pubblicherò a breve ;)), da me fatti, ma in cima al Pordoi a più di 2200 dopo nove ore e mezzo di sola bicletta ne avevo ancora, non molto ma ne avevo ancora!!!
Ringrazio come non mai mio padre e mia madre e il mio piccolo nipotino per avermi fatto da supporto seguendomi con i viveri ed aspettandomi qua e la. Grazie davvero!!! Ringrazio il super-Panda per non aver mollato arrancando nelle lunghe salite che ha dovuto sopportare :).


Mio

Monday, 25 August 2008

Una difficile salita

Ieri era giorno di giro in bicicletta, già da una settimana avevo pianificato un qualcosa di abbastanza massacrante. Ma non avrei pensato così tanto.
Mentre stavo per arrivare ai piedi della seconda salita, su un tornate semplice semplice, la bici scivola e cado. Risultato botte ed escoriazioni varie ma niente di esagerato, tutto nella norma delle cadute. Arrivato ai piedi della salita mi sciacquo con un po' di acqua e monto in bici;davanti a me ho due possibilità: quella di scalare dinuovo la salita e quindi fare circa trenta chilometri di salita ed altri cinquanta per arrivare a casa, oppure prendere la pista ciclabile vicina vicina ed arrivare a casa con quarantacinque chilometri tutti pianeggianti. Sono montato in sella ed ho scelto la prima opzione, perchè? Perché era quella che mi ero messo in testa e non sono state sufficienti delle botte e delle escorizioni per farmi cambiare idea, sapevo che avrei patito, sapevo che mi avrebbe fatto male la botta ma però avevo deciso e non si cambiano le decisioni prese per cose che possono essere sopportate stringendo i denti.
Mentre pedalavo e mi ripetevo: "Tu sei da rinchiudere!" ad ogni crepitio dei miei muscoli ripercorrevo qui e la degli episodi della mia vita, delle scelte che avevo compiuto sulle stesse basi e sopratutto delle scelte che mi restano da compiere e, per le quali, mica posso dire che coi denti chiusi potrò arrivare ad un termine. Scelte che riguardano me stesso e il mio futuro che mi spaventano pur non conoscendole, mi spaventano più di una salita senza fine, più dei crampi alle gambe, più delle crisi di fame e di sete.
Questa sera son qui che penso a tutto questo e tanto altro ancora, ho le gambe distrutte e dure come due tronchi di legno, ieri sera credo che ero febbricitante per lo sforzo e oggi mia nonna di ottantatre anni mi ha "battuto" nel percorrere le scale, però sono contento per ieri, conmtento di avercela fatta, sono pure un po' triste perché non risco ancora a darmi delle possibilità laddove dovrei!
A presto,

Mio

Saturday, 16 August 2008

Conoscere e Riconoscere

Io c'ho pensato e non credo che la differenza sia poi così minimale. Magari mi sbaglierò, magari è solo il significato che personalmente do a queste parole,ma per me le divide un abisso.
Per riconoscere qualcosa primo bisogna conoscerla e fin qui siamo tutti daccordo credo, il problema è come la si riconosce. Generalmente noi ci si avvale dei nostri sensi per poter capire ed interfacciarci con la realtà, ma questo basta per riconoscere qualcosa? O qualcosa sfugge sempre e comunque? Le mie personali risposte sono un doppio sì.
Il primo sì è dato dal fatto che la sapere non è lo stato più alto del conoscenza, sopra ad esso c'è il capire. Quando si capisce una cosa essa diventa nostra nell'intimo e niente e nessuno ce la potrà mai levare, in tal senso si potrebbe non riconoscere qualcosa di già conosciuto perché ahimè dimenticato. Il secondo sì è dovuto al fatto che per accedere ad un certo tipo di conoscenza servono quelli che io chiamai (io nel senso che ne scrissi non che li battezzai, per carità non sia mai...) metasensi che ci possono far accedere ad uno stato di coscienza superiore, e fidatevi di persone così preziose ne esistono eccome.
Ora mi chiedo come fanno tali persone attraverso i loro sensi ma sopprattutto i loro metasensi a cogliere tutta la pienezza della Vita ed a donarsi continui e multipli orgasmi cerebrali? (Cosa della quale ognuno ne avrebbe estremo bisogno davvero). Io credo che il tutto stia nello sperimentare, nel provare, nel donare a se stessi ogni singola occasione per generare un meraviglioso amplesso nel nostro cervello. Purtroppo per me questo non è facile anzi questo mi riesce impossibile. Mi sembra di non avere metaterminazioni nervose per i miei metasensi ed i sensi sono totalmente inefficaci per cogliere a pieno l'estrema bellezza della Vita. Quindi sono fregato? Quindi vivrò nel mio handicap mentale? Questo non lo so proprio e mi distrugge davvero.
Io ci penso e ci ripenso a questo Tutto che mica mi sembra Niente, vorrei una soluzione ma forse nessuno me la può dare perché certe cose credo che non possano essere insegnate ma possano soltanto essere capite.
Sapete mio nipote ha da poco compiuto l'anno di vita, gattona e cammina per la casa con occhi da esploratore con fare sicuro le uniche incertezze che ha sono nei movimenti. Ieri gattonando è arrivato fino al balcone dove c'era una pianta di cactus, voleva toccarla, mia madre a gesti e parole gli ha mostrato che pungeva e che poteva farsi male, ma lui curioso, appena la vigile guardia della nonna si era abbassatta ha allungato la mano, si è punto ed ha pianto. Ora ha capito che quella pianta punge e fa male, sicuramente non la toccherà più. Pensando a questo mi domando dov'è il mio cactus o delicato fiore che sia? Dov'è la Vita? Semplicemente QUI ed ORA ma perché allora non riesco a coglierla? Sapete una cosa ho forse capito, l'essere morbido o il pungere non è quello che conta realmente ma ciò che conta è solo allungare la mano. Putroppo capire è una condizione necessaria ma non è sufficiente per cogliere il proprio fiore di Vita.
A presto,

Mio

Friday, 15 August 2008

Qui e la per le mie montagne

Ieri giornata d'escursione-trekking per le "mie" montagne, per gradire e per ricercare o cercare... ma cosa cambia??? Ci ho pensato mentre mezzo seduto e tre quarti sdraiato su un prato, sulla cima d'un crinale, il vento mi sussurrava nelle orecchie Verità che non riuscivo a cogliere, il sole mi mostrava bellezze che mi sfuggivano leste come il topo con il gatto, che non riuscivo ad afferrare tra i ciuffi d'erba che sbarazzini mi danzavano attorno. Tutto questo mi ha fatto pensare, ma ora non so se è il tempo di scrivere...
A presto,

Mio

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