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Wednesday, 31 December 2008

2008 Addio

Te ne sei andato come il tuo fratello maggiore, quel 2007 che mi ha piegato fino quasi a spezzarmi ogni singolo osso a dislocarmi ogni articolazione. Di lui porto ancora segni dentro e fuori, niente di visibile, niente di fisico. Solo chi mi conosceva bene prima li può vedere ma forse neppure loro. Solo persone molto sensibili li possono cogliere ora, sicuramente non a pieno pure loro.
Un anno fa scrissi questo, non mi sbagliai. Quest'anno è stato ricco di soddisfazioni personali, che poi ho capito non essere poi così importanti, magari pure effimere. Ho capito che alla fine delle fini si è sempre e tremendamente soli, non si è mai capiti a pieno e che tutto torna ma che bisogna saper aspettare e non poco. Ho capito che siamo bestie affamate di sogni ed illusioni, speranze e inquietudini sospesi tra ciò che non si potrà mai essere e ciò che si è. Ma di questo non me ne importa il voler essere costa poco e, se usato con molta parsimonia, aiuta a trovare un angolo di pace in noi, una sorta di limbo nella realtà fatta di bene e male. Per tornare a ciò che si è ci pensa gratuitamente la Vita.
Quest'anno che se ne va lentamente mi è stato davvero Maestro. Da lui ho imparato tanto ma non quanto avrei potuto, la mia ignoranza me l'ha impedito. Quest'anno mi ha lasciato ricordi davvero grandiosi, immensi e gioiosi. Mi ha lasciato amicizie che neanche avrei mai potuto pensare di poter incontrare. Mi ha lasciato persone preziose che io ho stimato ed apprezzato allora come oggi. Mi ha lasciato musica tatuata su ricordi, ricordi di musica, di parole, senzazioni, di emozioni, di lettura. Ho imparata nell'accezione più ampia della parola. Mi ha lasciato dolci ricordi, tutto questo per me è molto è tutto davvero!
Quest'anno è stato l'anno del mio testamento con la mia terra, con il mio paese ed i posti dove sono nato e cresciuto. Ho detto arrivederci alle mie montagne camminando per giornate intere nei miei scarponi con lo zaino sulle spalle lungo sentieri e crinali, sulla neve, nel caldo più asfissiante e nel freddo tagliente. Ho pedalato in sella alla mia bicicletta con i pensieri che mi "succhiavano la ruota" verso passi e valici che mi hanno dato la consapevolezza della mia minuscola dimensione, mi hanno dato consapevolezza in me stesso. Pedalando ho amato la fatica ho amato la bellezza della Vita, ad ogni pedalata ho salutato con lo stesso rispetto il ciuffo di erba verde, chiaro e giovane della primavera, il tarassaco giallo vivo sui prati tanto vivo da traforarti la retina, ho salutato il sole estivo che mi baciava mi scottava e mi imbruniva la pelle, i papaveri rosso cremisi tra l'erba alta e secca, ho salutato il vento nelle discese ciò che non vorrò più essere nelle lunghe salite. Ho salutato sapendo che forse potrà essere un addio, sperando di poter confidare in un addio che mai userò, perché la riconoscenza mi viene naturale. Certe cose non si dimenticano.
Ora sono pronto per il mio nuovo anno, a differenza di tutti gli altri anni mai passati so già che sarai differente questo mi incuriosisce e forse pure mi eccita portando le mie speranze a mille, consapevole che le delusioni potranno essere dieci volte tanto. Non me ne frega! Tra un giorno formalmente si aprirà la costruzione di una mia nuova Vita, dovrò essere in grado di prendere il treno giusto al primo colpo perché forse più non passerà più, perché è un viaggio che non posso perdere un'altra volta.
Sapete ora mi sento come quando ci si congeda tra persone care, un sorriso un bacio, un ultima occhiata da dietro l'uscio della porta e poi via... per me verso il buio, verso la notte. Ad abbracciare un ignoto che non mi fa paura perché ho capito che anche nei boschi più oscuri, di notte, c'è sempre chi veglia su di noi. Forse gnomi o forse la Natura nelle sue mille altre forme, magari nessuno. Sicuramente noi stessi ed il nostro cercare l'armonia.
Sono ritornato un po' più bambino e questo mi piace, sono pronto a morire ancora e questo mi da pace, sono chi so ma rimango dell'idea che non so niente. Forse ho trovato una misura deformabile che riesce a contenermi, talvolta a fatica certe volte non è abbastanza ma è sempre meglio di niente. Meglio di un oceano per contenere un misero bicchiere d'acqua.
2009 sto arrivando! Guarda che questo giro farò di tutto per essere un tuo compagno di banco, mi raccomando rimani sempre corretto perché io non ho mai copiato e tu... tu fai lo stesso ok?
Buon anno,

Roberto


Un personale regalo a voi care lettrici e lettori, conta poco e forse vale ancor meno ma di più non potevo, ieri sera il cielo era capriccioso.


Monday, 29 December 2008

La Nona Sinfonia -Ludwig Van Beethoven

Supposto il presupposto che non capisco niente di musica e men che meno se questa è classica, vorrei parlare della 9° sinfonia di Beethoven. Non entrerò nel merito perché sparerei solo un mare infinito di eresie, però me la sento di dire delle perplessità che non riesco a risolvere. Un giorno troverò qualcuno che me le spiegherà, un giorno (forse mai) me le auto-spiegherò, ma per fare ciò servirà tanto studio, il che mi piace, ma anche tanto tempo che forse non avrò, il che mi rammarica.
Comunque sia, ecco la mia perplessità: come può essere che un linguaggio completamente codificato, quale quello musicale, possa variare profondamente in funzione di chi lo parla? i.e. interprete o direttore d'orchestra che siano? Come può essere che addirittura non ci siano solo differenze d'accenti e d'inflessioni ma si sia in presenza, in casi estremi, di dialetti?
Questo mi disorienta e mi affascina, vista la diretta corrispondenza che si può trovare tra musica e matematica. Entrambe espressione dell'impressionante creatività e dell'incredibile estro dell'uomo, entrambe meravigliose ed uniche. Pensando a queste due sorelle quasi gemelle e pensando alla minore trasposta sulla maggiore, ossia della musica sulla matematica (scusate è amore cieco e sono di parte), vedo le differenze nelle varie interpretazioni come le differenze tra varie dimostrazioni di un medesimo teorema. Le prime si basano sui medesimi strumenti musicali e partiture, le seconde si basano su medesimi operatori matematici ed assiomi corrispondenti. Nelle prime si hanno diverse versioni nelle seconde diverse dimostrazioni. In entrabi i casi la validità non può essere messa in discussione ma il senso estetico sì. Nel primo caso è però soggettivo nel secondo ahimè no, forse perché i sensi "classici" esulano dalla valutazione.
Ora vi propongo un piccolo ascolto, una sorta di gioco delle differenze, due versioni dei primi tre movimenti (il primo ma soprattutto il secondo li adoro) della 9° Sinfonia di Beethoven, la prima diretta da Herbert von Karajan, la seconda da Claudio Abbado. Io preferisco il primo perché nel secondo trovo i fiati un po' troppo "prepotenti" (termine molto tecnico :) ), ben inteso NON CI CAPISCO NIENTE quindi mandatemi pure a c...e OK?
Detto questo, se posso, vi consiglioascoltarla tutta se vi capita, altrimenti fate che vi capiti. Merita davvero!!!
A presto,

Mio

Herbert von Karajan





Claudio Abbado
Primo Movimento:

Secondo Movimento:


Terzo Movimento:

Friday, 26 December 2008

Le Case a Natale

C'è la casa di un ateo, che poi casa sua non è, ma forse questo non importa, forse il risultato non sarebbe cambiato. Suonano al campanello il giorno di Natale: "Sì...?", dall'altra parte: "Sono marocchino, buon Natale, per piacere ha soldi?", risposta esitante: "Mi spiace... ", breve interruzione: "Soldi per piacere", l'ateo taglia corto: "Mi scusi, salve buona giornata". Il ricevetore si aggancia l'ateo si sgancia dalla realtà, l'ateo sta male perché ha sospeso la parola ad una persona.
C'è la casa di credenti-cristiani-cattolici, nella quale si prega prima di pranzare, tanti buoni propositi, buone parole. Buono cibo, abbondante cibo. Suonano al campanello: "Un marocchino" si sente dal corridoio verso la sala. "Anche a Natale..." è il primo commento nella sala dei cattolici-credenti-ferventi con il boccone in bocca. "E' un giorno come gli altri..." ribatte l'ateo. Ancora due parole di contestazione per il nomade delle porte da parte dei credenti, nulla dall'ateo che non vuole polemizzare, perché sa già che questo sembrerebbe, anche se in realtà non lo è. Il pranzo continua, le canzoni natalizie per sottofondo pure.
Passa un'ora o poco più, medesimo campanello un altro interlocutore al citofono: "Ah ciao Matteo e riaggancia", si volta e dice: "E' Matteo, è passato pure prima...", nel salotto: "Ah è quel ragazzo marocchino sai a lui piace fare la carità..." dice riferendosi al chi aveva risposto al citofono. L'interlocutore citofonante esce dalla porta, il giovane non-ospite lo attende fuori, perché "fuori" è il posto dove i caritatevoli accolgono le loro vittime. Il credente-fervente entra con due paia di slip in mano dicendo: "Me li ha procurati...", un clangore metallico alle sue spalle annuncia che il non-ospite è rimasto fuori al suo posto. Bravo e fermo come una statua che non da mai fastidio, come un cane ben educato.
Il credente-fervente-praticante-incipiente-cristiano-cattolico esce con una bottiglietta d'acqua per il suo non-ospite, neanche trenta secondi ed è di ritorno. Ancora lo stesso clangore, la pota si richiude e così rimane.
Forse si sarà sentito bene, meglio. Forse crederà di aver fatto una buona azione. Forse tutti i suoi simili penseranno che ha fatto una buona azione. Non mi importa, a me ateo non importa. Sono indifferente al fatto che loro possano sentirsi meglio o peggio, sono felice se il loro non-ospite è stato felice, è stato bene. Nulla più.
Ora smetto di scrivere, perché questa musica natalizia mi sta dando troppo fastidio, ora saluterò tutti perché mi sento asfissiare. Torno alla mia non-casa a piedi come sono venuto, come mi piace, perché mi distende il corpo ed i pensieri. Saluterò i miei parenti così come feci entrando, non per falsità ma per correttezza; non parlerò e protesterò, perché parlare servirebbe a nulla.
Questo è stato il mio natale, per me una tristezza pur non essendo per nulla triste; perché credo che il mondo stia andando gloriosamente in vacca anche per questi comportamenti. Per un campanello che suona, per un nomade senza casa per necessità, per un'incoerenza necessaria per un personale vivere meglio. Che tristezza!

Mio

Wednesday, 24 December 2008

Voglio possedere NIENTE ossia: "El negotin vestì da le feste"

Sarà perché è impossibile o che mi ora mi solleva lo spirito regalarmi cinque minuti di libero sognare, sarà l'imprinting che ci viene dato da bambini, non lo so. Fatto sta che ci penso e ci provo, pur sapendo che tanto nulla cambierà. Una breve illusione sarà il mio personale regalo di natale a me stesso. Tanto dura poco e vale ancor meno, non ha bisogno di essere confezionata e quindi scartata. Vale niente quindi perché: why not?
Sapete vorrei andare la, ma proprio la, perché? Perché fuori da tutto si è dentro il tutto. È un po' come non appartenere a niente, non essere di nessuno e quindi, inevitabilmente anche essere di tutti. Credo che appartenere ad un luogo solo perché li si ha vissuto è sentirsi parte di quel luogo, sentirsi posseduti, possederlo sia una realtà. Il possesso forse suona male ma questo è: "Casa mia", "La mia stanza", "La mia Vita"...; ho imparato a diffidare del "mio" troppo tardi. Troppo tardi ho capito che nella Vita può esistere solo il nostro, solo la condivisione.
Ho capito che quel tanto di mio fisico che mi circonda è, per me, una trappola che mi lusinga con le sue comodità e la sua bellezza, quel poco di mio affettivo che ho il privilegio di condividere è tanto, inestimabile e prezioso ne sono consapevole; così come so che non muterà mai solo per un fatto di mera distanza spaziale, quindi sono disposto a consegnarlo intonso alla memoria ad un luogo nel quale potrò ritornare sempre come ospite gradito. Se così non sarà poco male, vorrà dire che mi sono sbagliato nella valutazione. Purtroppo talvolta succede.
Non servono catene per legare lo spirito, basta poco meno, bastiamo noi stessi. Penso che noi non si è mai incatenati quando parliamo al condizionale, li siamo ciò che vorremmo essere, splendidi, stupendi, immortali, mitici o eroici, felici e ridenti, liberi e volatili fino all'essere effimeri. Per me, se non si è capito, è ciò che non sono qui ed ora.
Per il domani vorrei essere un altro vorrei essere libero; lo sono stato pensando questo ed ora non lo sono più. Purtroppo domani dovrei illudermi ancora per pensarlo, cinque minuti al giorno non sono poi tanti ma neppure pochi. Mentire a se stessi, così come agli altri, manda sempre ed inevitabilmente tutto in vacca. Ragionare logicamente decapita ogni speranza lasciando di fronte solo certezze solo l'indicibile, accetto le prime e metterò in crisi il secondo perché serve solo ad escludere la controparte. Per domani regalerò un po' di ragionevole ottimismo. Che poi si ricomincia inevitabilmente da capo.
Care lettrici e cari lettori, vi auguro buone feste.

Mio


On Air Water Melon in Easter Hay -Frank Zappa



PS: non è una canzone natalizia, non è una canzone sdolcinata, non è malinconica, anzi. A me ha sempre portato verso un sogno di speranza lungo neppure dieci minuti.

Sunday, 21 December 2008

L'eleganza del riccio -Muriel Barbery

Libro strano, libro un po' così... ma solo all'inizio.
Ne lessi i primi due capitoli accorgendomi di non capirci niente, mi sentii spiazzato. Lo riposi sul comodino ed aspettai una settimana o poco più, ricominciai a leggerlo, però il feeling mica nasceva. Perché? Semplicemente per la mia ignoranza. Se per leggere un libro bisogna aver studiato a me, a meno che non sia una divulgazione scientifica o letteraria, fa venire i cinque minuti. Poi però ho pensato tu mi parli in termini di cultura umanistica ed io ti smonto con il buon vecchio e scientificamente collaudato divide et impera. Così pagina dopo pagina cominciai a capire e apprezzare sempre di più questo prezioso gioiello, fino ad arrivare ai primi sintomi di infatuazione sopratutto quando veniva messa in luce la bellezza del linguaggio, li era pura estasi.
L'eleganza del riccio, sì quello lo avevo capito ancor prima che me si spiegasse nel libro, l'essenza Kakuro e di Maria pure. Paloma ed il suo essere così diversa ma poi così uguale a Michelle, questo mi è stato rivelato verso la fine.
Niente è falso, niente è diverso nell'eleganza che ognuno porta in se; essa esula dall'astrazione sociale, dalla nazionalità, dalla cultura o dal grado d'istruzione; è indipendente da età e sesso. E' intima è celata, talvolta pure a noi stessi. Spetta agli altri a persone sensibili scoprirla ed esplorarla, spetta a queste comete destinate inevitabilemte a sparire lasciando un segno indelebile a metterla a nudo.
L'eleganza così come la sensibilità e la Bellezza di certe persone mai svaniranno, gli aculei di un riccio possono solo allontanare chi non la sa maneggiare, chi non la sa apprezzare.
Gli aculei del riccio sono curiosi da accarezzare in mano non pungono basta non stringere, il ventre si apre solo con la vera fiducia il resto viene da se.
A tutti voi auguro di trovare lungo le vostre strade, nella vostra vita, un Kakuro, una Maria, una Paloma o una Michelle.
Prima di salutarvi vorrei dire mille e mille grazie a Museum per avermi consigliato questo libro che sicuramente solo libro non è perché è molto di più, forse una preghiera contro la superficialità imperante.
A presto,

Mio

Saturday, 20 December 2008

I Miei Passi, I Miei Sassi

Prendo a calci i sassi,
prendo a calci i miei passi.
Strade umide di pioggia incessante,
strade vuote di depressa desolazione,
strade di ieri come oggi.
Prendo a calci i miei sassi,
prendo a calci i passi.
Le lacrime non sono parole.

Mio

Thursday, 18 December 2008

(biblio)Teca di pensieri

Signal Processing, Apply Geometry, Calculus, Linear Algebra, Signal Theory... Filters... MPEG-4...
Terrore puro terrore, vertigini e lo stomaco che si contorce, la mente è claustrofobica, io so di non essere tutto è pieno. Sono seduto che scrivo in questa biblioteca che è stata mia compagna per troppi e lunghi anni. Erano anni di sequestro, di sfida, anni felici in minima parte anni persi per sempre. Ora come allora gli stessi rumori, gli stessi mobili, diverse speranze e nuove illusioni. Tutto mi sembra così costante nel mio prendermi in giro.
Sono nessuno e valgo poco, per me parlano i fatti e loro non sono lingua bugiarda e lingua bastarda che sono la voce di illusioni che mi sono regalato. Lingua fottuta è la voce che mi ha traviato. Lingua stronza è la voce della mia disfatta.
Lo sentite? No, non lo potete sentire. Meglio per voi, fidatevi!
In me c'è un fuoco che brucia ma non riscalda che gela con la sua fiamma. Bivi nella Vita, treni da prendere al volo senza chiedersi perché o come. Un salto, i serrarsi delle dita attorno ad un palo e via si viaggia. Le tue parole inciampano in sogni che ora più non galoppano. Le tue mani sono legate con corde di consapevolezza. Devi fuggire a te stesso ma non ne sei capace, ritorni in te steso come un codardo miserabile.
Tutto torna lo sai, il niente ti riempie. Il tuo destino è quello di un palloncino gonfiato che poi scoppia lasciando la terra imbrattata di tristi brandelli di Vita, nell'aria solo aria che poi è meno del vuoto.
Pensieri stanchi si mouvono ormai a branchi su percorsi preferenziali tracciati su gelide praterie, fredde steppe, tristi deserti. Nulla più resta, solo il ricordo che tutto avrebbe potuto non essere morto, tutto poteva essere vivo, tutto poteva essere Vita.
Non sperare, non illuderti, non sognare, non desiderare. Il tuo non vivere dentro potrà essere più sereno, il tuo morire dentro sarà più dolce.
Ah come tira il vento, per fortuna non lo sentite!

Mio

Monday, 15 December 2008

Giudizi, pagelle e comprensione

Secondo quadrimestre classe prima elementare:
"L'alunno è abbastanza attento alle spiegazioni e deve essere ancora incoraggiato ad intervenire alle conversazioni. Legge in modo chiaro e scorrevol, intendendo ciò che legge e lo sa riferire in modo discretamente chiaro. Ha acquisito facilemete il corsivo maiuscolo e minuscolo e lo sa usare in modo abbastanza corretto. Espone i prorpi vissuti con sufficiente chiarezza. E' migliorato in linguaggio grafico. Opera con relativa facilità e sicurezza entro il 20 con addizioni e sottrazioni. Sa impostare e risolveregraficamente un problema, talvolta però con l'aiuto dell'insegnante. E' continuato (?) l'interesse e la partecipazione per le attività storiche, geografiche e scientifiche."

Primo e secondo quadrimestre classe quinta elementare:
"E' un alunno sensibile e riservato che non incontra difficoltà a rapportarsi con i compagni e gli insegnanti. La sua partecipazione alle attività è costante ed interessata.
LINGUA:piuttosto timido, interviene solo se sollecitato. La produzione scritta è semplice ma personale e abbastanza corretta. Buona lettura e comprensione.
MATEMATICA: ha acquisito con sicurezza le tecniche di base; sa risolvere problemi aritmetici e geometrici.
STORIA-GEOGRAFIA-SCIENZE: studia ed approfondisce gli argomenti trattati.
Anche nel secondo quadrimestre roberto ha partecipato con interesse ad ogni attività scolastica.
Ha acquisito senza difficoltà gli obiettivi previsti dalla programmmazione della classe nelle varie aree di apprendimento.
Autonomo e sicuro, sa esporre con proprietà le sue conoscenze nei vari ambiti."

Ho messo in grassetto ciò che, in senso lato, non è cambiato e che, purtroppo, credo non cambierà mai. Ciò che mi fa arrabbiare a morte con me stesso.
Sapete tutto nasce da li, il mio non cogliere la Vita ma solo il raccogliere rovistando tra pezzi di Vita ormai caduti; non riusciere ad abbattere il muro che mi porto dentro che ha ostacolato il mio rapporto con l'esterno con il modo. Muro dipinto a graffiti di timidezza altisonati, di paura di dire o fare, di consapevolezza di non essere capito.
Ora cresciuto, ma purtroppo non sono diventato grande, sono consapevole di voler diventare irresponsabile di voler dire addio a tutto questo. Vorrei rigettare tutto con un rifiuto naturale che però non trovo, quel rifiuto che sa nausea di stantio di fuori moda, la mia moda.
La mia natura, che poi non so cosa voglia dire e sicuramente non so cosa possa di preciso significare, non la voglio più. La "mia natura" ha deciso che nelle mie stagioni debbano esistere solo inverni ed autunni intervallati, ahimè, da brevissime dolci primavere e sfuggenti miti estati.
Ora guardo dalla mia finestra come nevica e che freddo che fa. E' ancora inverno, fa ancora freddo, so che dovrei uscire dalla porta e corregli incontro nudo cercando la mia Vita nella sua morte. So... e nulla più.

Mio

Friday, 12 December 2008

Blue -Joni Mitchell

C'è che solo la musica, solo quella può farmi viaggiare con tutto che resta fermo, con il tutto che sento dentro e mi pesa attorno. Lei l'ho conosciuta per sbaglio rovistando negli scaffali di una biblioteca, tra centinaia di cd esposti per il prestito. Sinceramente non so perché mi ha attirato, forse la copertina, forse il titolo. Sicuramente non l'ho più dimenticato pur avendolo riposto per troppo tempo in un posto che ora non ricordo, quel cd purtroppo ora non so più dove l'ho messo. Sicuramente non la dimenticherò più.
Di questa donna amo smodatamente la voce che mi penetra fino alle ossa, mi squote con un gelido impeto come di bora, con un caldo soffio come di scirocco. I due assieme mischiati. Mi sembra di fare un torto all'intero album suggerendovi qui alcuni brani, vorrei quindi che questi ascolti si trasformassero in un pretesto per un ascolto più profondo e ampio.

Blue


California


My Old Man


All I Want


All I Want
I am on a lonely road and I am traveling
Traveling, traveling, traveling
Looking for something, what can it be
Oh I hate you some, I hate you some
I love you some
Oh I love you when I forget about me
I want to be strong I want to laugh along
I want to belong to the living
Alive, alive, I want to get up and jive
I want to wreck my stockings in some juke box dive
Do you want - do you want - do you want
To dance with me baby
Do you want to take a chance
On maybe finding some sweet romance with me baby
Well, come on

All I really really want our love to do
Is to bring out the best in me and in you too
All I really really want our love to do
Is to bring out the best in me and in you
I want to talk to you, I want to shampoo you
I want to renew you again and again
Applause, applause - life is our cause
When I think of your kisses
My mind see-saws
Do you see - do you see - do you see
How you hurt me baby
So I hurt you too
Then we both get so blue

I am on a lonely road and I am traveling
Looking for the key to set me free
Oh the jealousy, the greed is the unraveling
Its the unraveling
And it undoes all the joy that could be
I want to have fun, I want to shine like the sun
I want to be the one that you want to see
I want to knit you a sweater
Want to write you a love letter
I want to make you feel better
I want to make you feel free
Hmm, hmm, hmm, hmm,
Want to make you feel free
I want to make you feel free

Davvero aggiungere altro che venga dai miei pensieri sarebbe rovinare il tutto.
A presto,

Mio

Wednesday, 10 December 2008

Giacere Sopra

Forse è sempre li che vanno a morire, forse tutti li si trovano senza eccezioni. Uno dopo l'altro come lapidi in un cimitero si susseguono in campi dove la nebbia bassa lascia intravvedere strada alcuna, nessuna via di fuga. Sono le tombe di Sogni, è il cimitero delle speranze, la smisurata landa degli Incubi.
Ormai ne ho quasi la certezza, che per queste cose sono solito pensare come consapevolezza, noi ci si regala Sogni per sfuggire da quello che annichilisce. Credo che ci si regala Sogni per avere dolci illusioni da assaporare, attraenti chimere da corteggiare, utopie da rimirare. Altrimenti perché Sognare se il Sogno realmente lo si sta vivendo? La risposta potrebbe essere per migliorarsi per rigenerarsi e ricreasi, no troppo semplice. Personalmente credo che sia per sfuggire a noi stessi, però è troppo duro da accettare. Meglio la bugia.
Ciò che si vuole lo si può ottenere solo se si è. Io che so cosa voglio e sicuramente non sono, io che non Sogno perchè non so dove trovare il Sonno, in tutto questo credo sperando di venir un giorno smentito. Io che ora non vedo a un centimetro dal mio naso, io che non ho forza per alzare le braccia nel mio zoppicante incedere verso mete ignote urto ostacoli che, come timbri dolorosi, mi lasciano lividi indelebili che tracciano il mio percorso di stazione in stazione. Io che non volendomi fermare cammino in circolo, io che nel personale incesto con il mio Incubo mi sento perso, io dico ma non agisco da schiavo mai mutato, da becchino devoto e fedele, di un cimitero che ormai incotrastato si popola di sempre nuovi giovani ospiti.

Mio

Friday, 5 December 2008

Il Mio Lupo ossia My Steppenwolf

Ecco la mia veste mutata, di poco formalmente, in nulla nel resto. (Ri)eccomi girovago in me stesso, verso mete che mica vorrei verso nuove mete che non so se raggiungerò.
In questa mia sconfinata steppa tenterò di tracciare come e se potrò, meglio di quanto abbia mai fatto prima, pensieri che tenterò di far diventare emozioni, pur sapendo di dire un'eresia che sa di utopia, visto che le parole purtroppo non le so usare come vossia.
Qui cercherò di scrivere di Vita, personale e non, nelle sue mille multiformi componenti. Qui racconterò di me, perché forse sono diventato un po' grafomane, perché mi aiuta a riflettere, perché così mi posso riposare. Sicuramente non per tediarvi, anzi, solo sperando di potervi ascoltare nulla più e non è poco. (sto parlando anche di ci passa per caso...)
Nei vostri spazi infiniti so che troverò sempre speciali pensieri, in questi miei ahimè stretti confini virtuali spero che voi vi sentiate sempre benvenuti , nel passare o nel lasciare un vostra traccia che per me sarà sempre e comunque preziosa! (avete visto? i vostri commenti ci sono ancora tutti. Grazie!!!)
Per chi di voi ha letto il lupo della steppa, anche se non mi piace richiamare letteratura o cultura gratuitamente, posso dire che quello che voglio ora è poter conoscere una ballerina, un musicante ed un'amente che sa essere amica. Tutto questo noi credo che si costudisca dentro, io che non ho mai avuto il privilegio di conoscerli spero che, viaggiando nei luoghi più remoti della mia coscienza, possa da qualche parte scovarli. Sperando di non abbatermi prima pur avendo capito che nella Vita non si troverà mai da soli l'ultima tessera del puzzle, perché quella non compete a noi, ma a chi forse non si avrà mai il privilegio d'incontrare.
A voi cari lettori, che per quanto poco vi possa conoscere mi sento di dire dire che nel teatro della Vita avete posizioni mirabili, a voi che sapete essere maestri con il comportamento, dedico questo mio nuovo post antico. Lo so è poco, vale niente, ma qualcosa di voi spero che lo possiate ritrovare in queste righe, in quelle passate e in quelle future. Perché così è. Grazie davvero!
A presto,

Mio


Scusate ma non voglio fare discriminazioni quindi, in rigoroso ordine cronologico di conoscenza, ringrazio:
  • @Nicola: a te mica dico niente però se va in porto la seconda chance di fuga dall'Italia ti offro un bagno in una bevanda alcoolica a tuo piacimento :D. Però certo che certi commenti... è come sparare sulla croce rossa. Guarda che ti censuro! ;)
  • @Anna: certe volte faccio fatica a leggerti (demerito mio) però mi piace sempre tutto anche se lasci pochi segni. Che poi è un metro di apprezzamento? quindi non chiudere ok? (Dico questo perché sei contagiosa :D)
  • @Principessa o Dressel: buona vita!
  • @Museum: che voli leggera con le tue sempre splendide parole, sospesa in mondi tra l'immaginario reale e la raeltà immaginaria. Scusa per il plagio (e chissà per quanti altri) di due post fa, quando ho scritto Me ed IO, mica ho visto che era una tua label. Ritornando al discorso che si lascia qualcosa... ;)
  • @Daniela: sempre lieve e delicata, spero di non farti rizzare ancora i capelli per il mio itaGliano. A quando il prossimo libro? E il post? Eddai guarda che aspetto!!!
  • @Digito: il mica prima mica lo usavo... mica mi capisci cosa intendo??? Ok, ok te lo dico sei un grande perché lasci eccome! Continua così! Posso avere ripetizioni private sai ci tengo ad imparare da un simile maestro! ;)
  • @BAK: per le tue parole sempre fini, argute e mai sprecate che solo da poco apprezzo (azz cosa mi sono perso!!!), spero di non deluderti musicalmente ed anche no.
  • @BK: passo poco ma passo... lascimi tempo per capire.

Monday, 1 December 2008

Aspettare cosa?

Bene, anzi male o meglio una merda!
Me lo ricordo sapete? Non me la sono dimentimenticata quell'emozione, quel qualcosa che mi ardeva dentro io che correvo con la bicicletta pedalando sulle ali dei miei pensieri una volta tanto felici, gli Yes nelle cuffie, il fiume palcido al mio fianco, il primo sole autunnale a scaldarmi e nel cielo uccelli migratori verso chissà quale meta. La mia di meta credevo di averla tra le dita, ridevo con una timida lacrima che scendeva dal volto, forse era l'aria negli occhi forse era la commozione nel cuore, ero finalmente IO.
"Non ci servi" dicono, "E' tempo di crisi" aggiungono. Già crisi nella quale per voi costavo ZERO perché mica mi pagavate gentili signori. Sapete, la verità fa male ma le ferite che lascia non sono infette, sono cicatrici che ci ricordano che in tutto vale la pena. Le bugie lasciano vuoto che genera solo se stesso, un vuoto che ripudio. Vossignori farò a meno di gente come voi, scusate.
IO quella felicità la voglio sapete? IO quelle ali le desidero perché voglio migrare. Ora non c'è tempo di riflettere le scelte sono due: piegarmi ad una realtà che non sento appartenermi o rompere tutto e partire? La seconda insegurò con tutto me stesso perché la prima IO non la voglio. La seconda anche se non so come fare. La seconda per volare.
Sogni, utopie e morti bianche nei miei pensieri segnano ora il mio stato d'animo. Il mio emiciclo di Vita si chiude oggi l'ho deciso e lo voglio. Ora sono in un limbo sospeso, ora sono indifeso contro la società contro la Vita 'fanculo tutti IO voglio la mia!!!
Ci speravo, ci credevo ma tutto è andato, rabbia e tristezza gettati su una tela di consapevolezza deliniano ora i tratti della mia anima ferita, che non ho forza di trattenere tra le mie dita.


Roberto


PS: Cambierò nome, ho deciso, mi farò trovare presso di voi cari lettori, perché voi tutti apprezzo e stimo, per quanto poco possa io conoscervi.

Tuesday, 25 November 2008

La Nudità fa il Monaco

E' dall'ultima volta che ho toccato questo argomento che ci penso e ripenso. Quella volta cancellai tutte le mie tracce somatiche visibili in questo blog, sporcai con il fotoritocco quelle restanti. Da quella volta non è cambiato nulla, ma forse anche sì. Ora sono più nudo di allora, ora sono più me stesso.

Ora più di prima scrivo pensieri che mica mi domando chi li leggerà, scrivo pigiando tasti neri e sentendomi come da bambino alle elementari con il rossore sulle guance che cresce quando dovevo aprirmi; sembrerebbe che la timidezza non mi abbia mai abbandonato e forse questo in parte non mi dispiace.
Forte di questa mia non-maschera, di questa mia nudità, che qui ho creato con colori, forme e fotografie, mostro trasfigurato al mondo virtuale l'esile pensiero di cui sono capace. Ora mi sento ad un bivio, purtroppo è arrivato il momento di scegliere tra un anonimato che solamente punta a non essere anonimo, ed una notorietà che vorrebbe raggiungere lo stesso obiettivo. Il perché di tutto ciò? Semplicemente perché tutti si è giudicati, e di per se questo non è un male, anzi è giusto, buono e prezioso se il giudizio trova le basi nella sensibilità e nell'intelligenza del giudice.
Sapete, finalmente anche per me, è il momento di mettere in pratica nel mondo del lavoro ciò che dovrei aver capito, o meglio e purtroppo solo imparato, nel mio percorso di studio, sperando che tutto, forse utopicamente possa condurre ad un lavoro stimolante e piacevole. Il problema ora è che è ormai prassi consolidata per i datori di lavoro condurre ricerche sui candidati, i quali vengono psicoanalizzati a colloquio e spiati in tutti i modi prima durante e dopo. Purtroppo si ha a che fare con pregiudizi, falsità e superbia da entrambe le parti, ed è quest'ultima mi preoccupa più di tutte, perché implica il poter giudicare una persona da movenze ed apparenze senza guardarci dentro (come dice Digito, ormai l'ho nei neuroni, che bello :)). Questo mi fa imbestialire perché NON DEVE essere sempre e comunque! Questo è il punto del tutto, sì perché quando una cosa è oggettivamente ingiusta e viene imposta, io divento massimalista mi vesto di bianco e nero e, rifiutando ogni compromesso, dico: "Così è, prendere o lasciare!". Purtroppo però si cresce, per fortuna si lavora e, di questo, "putroppo e per fortuna" se ne ha sempre estremo bisogno.
Sono convinto che comunque ci si possa sempre fregare, sperando e sapendo che l'intelligenza appartiene di suo all'uomo, ed è solo l'ignoranza, acquisita con sempre più estrema facilità, ad oscurarla.
Bene care lettrici e cari lettori, io sono questo, quello qui sotto, magari un po' più invecchiato ma è soltatanto perché state guardando lo sfondo ossia quella figura di omucolo (quale sono e fui) che, con faccia perplessa, osserva l'obiettivo. Io non sono quello...


Guardate ai lati, sopra e sotto. Guradate quel mare, quei colori, quelle forme. Io sono quel mare plumbeo, quel cielo che si avvia al tramonto convulso tra nuvole dei miei mille variabili pensieri, cielo che in quella notte conoscerà poche stelle. Io sono quella magnifica terra rossa, l'isola calva e quella dalla chioma come riccioli baciati dal vento. Io sono quel papavero rosso in basso a destra che fragile tenta di farsi largo tra l'erba. Sono tutto questo, nulla più.
Ora chiedo a voi che mi seguite, silenti oppure care e preziose personalità di pensieri scritti (e che pensieri!!!) è cambiato qualcosa adesso? Sapete, mi si scusi la superbia, io credo di no, perché del Vostro occhio mi fido e non ho paura perché mi (con)fido nel Vostro saper cogliere l'Essenziale. Che in me è forse solo una parvenza di esser tale.
Ora a Voi gentili e garbati lettori, chiedo un consiglio anonimo o anche no, fate come meglio vi sentite di farlo, perché tanto e per fortuna il pensiero è proprietario indipendentemente da un nome. Ora Vi chiedo se dovrei cambiare quel nome, quel indirizzo virtuale che ora mi sembra racchiuso in una gabbia con sbarre fatte di acronimi e simboli. Vi chiedo un consiglio, ma badate bene, non vi chiedo di dirmi ciò che è meglio ma ciò che è GIUSTO per VOI, così che io possa rifletterci sopra per tentare di capire.
Vada come vada cambierà, oppure anche no, solo un indirizzo ma, questo spazio che mai è voluto essere o diventare un diario di confessione ma solo un soffio leggero del mio modesto pensiero, rimarrà sempre la stessa mutevole Casa dalle mille porte e dalle mille finestre, dalle quali Voi potete entrare, dalle quali Voi potete affacciarvi. Voi siete sempre benvenuti, sempre Vi potrete soggiornare a vostro piacimento come ospiti preziosi, perché il Vostro pensiero che di tanto in tanto (ma anche spesso) lasciate, colora mirabilmente di splendenti e meravigliose tinte mura che altrimenti sarebbero grigie ed opache. Di questo Vi ringrazio davvero!
Ora a Voi la parola, sapendo che nulla cambierà se non il mio provare ad Essere sempre mutevole come le nuvole che bruciano nel crepuscolo di fuoco vivo, che si spengono sotto i dolci baci della notte per rinascere il giorno dopo sempre diverse sempre uguali nel loro essere. Resterò sempre Me, resterò sempre IO. Resterò sempre MIO, nulla più.
Grazie,

Roberto



PS:Ringrazio Alberto per avermi portato fino alla foto di questo post. Non credevo che esistesse ancora in questo blog, mi ha fatto riflettere più celermente e profondamente. (comunque hai avuto un bel coraggio a leggerlo tutto. Dovrei erigere un monumento alla tua caparbietà :))

PPS: Scusate la lunghezza ma purtroppo non sono riuscito a fare meglio. Mi raccomando dite pure tutto quello che vi pare, vi passa nella mente, lasciate che passi nelle vostre dita senza filtri. Lo apprezzerò, anche se credo che questa volta mi limiterò al solo ascolto. Scusatemi in anticipo.

Sunday, 23 November 2008

Grazie Natura

-"Cosa fai seduto su questo sasso?"
-"Sssssssssshhh per piacere. Prova ad ascoltare, prova a vedere..."
-"Ma sai che..."
-"Lo so, mancano più di due ore di cammino, la strada del ritorno conta più di dieci chilometri ed ora sono qui su un sasso nel bosco a contemplare le meraviglie della natura. Fa lo stesso, ora non mi importa. Ora anche tu, ascolta e guarda vedendo."













Tutto questo e molto altro di più ho potuto vedere, sentire, provare e sperimentare.
Ho visto il bosco mutare al mio incedere lungo la strada ora d'abeti ritti come candele, e poi di faggi nodosi e roveri rugosi come i vecchi saggi, ed ecco tutto di un tratto un prato abitato da ultracentenari castani che sembrano antichi monolitici guardiani di chissà quale regno perduto, e poi dolcemente eccomi immerso negli scapigliati ulivi e le ricurve viti.
Ho visto le luci della città deboli deboli penetrare nel ventre scuro della natura, luci cha avevano occhi di gatto selvatico, occhi di volpe, occhi da cerbiatto.
Ho visto rami gentili coprirmi come quasi a volermi proteggere con le loro braccia possenti dal freddo che cresceva con la notte. Ho sentito i rumori degli amici della selva notturna ed a loro ho augurato buona notte. Ho visto la strada davanti ai miei occhi giocare a nascondino nelle tenebre, l'ho vista mutare da sterrata a lastricata per poi conoscere il cemento e quindi l'asfalto.
Ho sentito la compagnia del mio me stesso mentre osservavo le stelle creare sempre nuove e magnifiche coreografie nel cielo ormai scuro e profondo.
Eppoi ecco tutto ad un tratto quasi violentemente ho rivisto i miei scarponi, le mie pupille si sono contratte, alla luce dei lampioni riecco che compare la mia ombra. Ombra di chi? Ombra di che cosa? E' questo il benvenuto della civiltà? E' forse quella piatta e nera sagoma il mio vero IO? Lo stesso che prima mi sentivo addosso? Non ho risposte.
Questo ho potuto vedere, ascoltare e provare oggi. Molto e molto altro ancora è sfuggito ai miei deboli sensi, ai miei flebili metasensi.
A voi garbati lettori dedico queste mie foto, son poco lo so, ma spero che non siano niente.
Laku noc ossia leggera notte,

Mio

Saturday, 22 November 2008

Quadrophenia -The Who

Certe volte la musica aiuta. Aiuta a sognare, a perdersi nei pensieri. Aiuta a vivere fino in fondo le esperienze che ci si trova di fronte come regali inattesi. Aiuta ad alleviare il dolore ed esaltare l'amore. In certe situazioni non ne potrei fare a meno, ma credo che questo sia normale.
Per questo weekend vorrei, se posso, suggerirvi un pregievole ascolto ossia Quadrophenia, la seconda rock-opera degli Who. A mio parere di minor pregio della prima ma, questo discorso, forse non ha senso quando si parla di eccellenze. Sapete è grazie ad una canzone di questo album che mi sono avvicinato e lasciato addomesticare dagli Who, indovinate un po' quale?
Di tanto in tanto mi chiedo se la Vita, non la nostra quella personale, ma quella generale di tutti che ci si trova ad affrontare tutti i giorni, avesse voce ebbene quale sarebbe questa voce? Per me sarebbe, è stato ed è la voce preziosa della musica nei suoi milioni di linguaggi. Beh però adesso basta chiacchere qui la Vita ha la voce degli Who.
Buon ascolto,

Mio

PS: la qualità è scarsa ma forse non è l'unica cosa che si deve apprezzare quando l'aria vibra!!!

Doctor Jimmy


5:15

I've had enough

Thursday, 20 November 2008

Skype di mattina fa venire l'acquolina...

Come un terremoto o come un soffio, questo non centra. Quello che non resta è il Tutto. Il declino è sempre inevitabile.
Sì parlo d'Amore, quello con la "A" talmente maiuscola che mica ci starebbe in questo post. Se niente dura al tempo è perché la Morte è vitale e la Vita è mortale. Di che Morte e di che Vita parlo? Quella dei sentimenti, quella Vita che non conosce fine se si ha il privilegio di vivere con chi non si dimentica mai di attizzare il fuoco che essa genera. Morte che nasce perché nel ricordo puro non si vive.
Questo è per me il mare di tristezza che si ha dal momento in cui si accende una fiamma, dal momento in cui ci si ferma davanti ad un fuoco abbracciati a contemplare i magnifici scherzi di spettri sinuosi e flessibili, quando inebetiti non ci si accorge che poco dietro alle nostre spalle tutto ritorna come fumo grigio e tossico. Ma forse ce se ne accorge, lo si sa e non importa. Perché talvolta è bella anche la Morte. La Morte Viva.

Mio


PS: grazie del n-esimo spunto riflessivo! Adesso ci penso e ripenso, perché mica me la sento di darti ragione eppure di torto mica si parla! Ora, conoscendomi, credo di avere ragione... anche se un po' meno.

PPS:il titolo è pessimo (è uscito così) ma mica lo cambio, così mi ricorderò ancora una volta che prima di una certa ora è meglio che azzittisca i miei pensieri :)

Tuesday, 18 November 2008

Ignoranza sociale

C'è una sera che mica è come altre, ci sono persone ma sopratutto Personaggi (il senso di personaggi non è quello con la "p" minuscola ma il suo contrario ok?) che ti vorrebbero tra loro, tu questa volta mica puoi.
C'è un'altra sera, la stessa sera, mica come altre pure questa ma più altra rispetto alla precedente. Colleghi di banco di tempi vissuti ed andati e professori che ora si sono diventati persone adulte come te o forse è solo l'inverso, ma non cambia poi molto, si incontrano e tu incontri loro.
Stai vivendo questa serata è ancora giovane e sta muovendo ancora i primi passi, per un gentile favore ti viene regalato il pensiero che per la prima volta si fa voce di una persona, che stranamente, per il tuo concepire certe cose, ti senti di poter affermare essere stimata ed ammirata pur non conoscendola, provi una strana, pregiata e quieta emozione.
Una voce calma di allegria spinta e spianata, limpida e serena ti entra nelle meningi, tu ascolti e replichi cercado di abbattere l'apatia dei tuoi pensieri, la tua apatia. La comunicazione latita per demerito solo tuo, di li a poco il congedo. Dall'altra parte del capo atmosfera di festa, nel tuo di capo la solita voce di nome coscienza ti mette sotto il naso perplessità e delusione impresse in un quadro blue di consapevolezza.
Ritorni alla tua seconda serata, che prosegue liscia e declivia a dolce conclusione. Tutto è comunque stato piacevole perché diverso, i tuoi colleghi sembravano piacevolmente divertiti, almeno quello ti lascia tranquillo.
Tu rientri a casa e capisci che pure questa volta c'è stato qualcosa che non è andato.
Capisci che non sei più in grado... non centra, questo non centra, capisci che non sei ancora in grado di VIVERE il momento nel più normale dei modi ossia lasciandosi andare.
Capisci che comunque fosse andata, fosse stata anche la prima serata, avresti perso comunque l'occasione.
Capisci che non sai se accetterai un'altra proposta, perché non è la voglia di metterti in discussione che ti manca, ma la voce per discutere.
Capisci che quella sera, quella che mica è stata come altre, che tu non saresti stato fuori posto, ma COMPLETAMENTE fuori posto.
Capisci che ti appartiene un'ignoranza sociale da far invidia al più solo degli orsi polari, al più asceta tra gli eremiti.
Capisci che non è misantropia la tua, ma è il tuo essere fuori da tutto. Questo mica lo vuoi ma te lo trovi sempre di fronte.
Capite cosa intendevo quando parlavo di dita artritiche? Sono una persona affetta da bradicinesia nel muovermi in certe situazioni. Tutto passa, tutto va. Non so rincorrere perché non ho mai imparato a correre. Questo mi lacera, perché non è una mia opinione ma un dato di fatto!
Per piacere non mi si venga a dire: "Si può cambiare basta volerlo!", in queste cose non me la sento di darvi ragione, perché per curare questa ignoranza servono passione ed intelligenza sociale, ed in me l'insieme delle due cose non trova riscontro.
Sinceramente mi dispiace molto di non aver partecipato, sicuramente non vi siete persi niente, anzi ci avete guadagnato e non poco. Fidatevi!

Mio


Soundtrack On Air: Blue -Joni Mitchell

Blue
Blue songs are like tattoos
You know I've been to sea before
Crown and anchor me
Or let me sail away
Hey Blue, here is a song for you
Ink on a pin
Underneath the skin
An empty space to fill in
Well there're so many sinking now
You've got to keep thinking
You can make it thru these waves
Acid, booze, and ass
Needles, guns, and grass
Lots of laughs lots of laughs
Everybody's saying that hell's the hippest way to go
Well I don't think so
But I'm gonna take a look around it though
Blue I love you

Blue here is a shell for you
Inside you'll hear a sigh
A foggy lullaby
There is your song from me

Sunday, 16 November 2008

La spinta... di Archimede

Archimede disse: [1]

"Qualsiasi corpo solido più leggero del fluido nel quale è collocoato si immergerà finché il peso del solido sarà uguale al peso del fluido spostato. Inoltre, qualsiasi corpo solido più pesante del fluido nel quale è posto sprofonderà, e se si peserà il solido nel fluido, esso risulterà più leggerodel suo vero peso con una differenza di peso che sarà uguale al peso del fluido spostato."
Matematicamente ho detto che: (che sublime, in soli cinque simboli)
FA=dflu g V
dove: FA=forza di Archimede; dflu=densità del fluido; g=accelerazione di gravità; V=volume spostato.
Il peso del corpo invece è dato da:

Fp=dsol g V
dove: Fp= forza peso; dsol=densità del solido; g=accelerazione di gravità; V=volume spostato.
Noterete che tra gli otto simboli di cui sopra si hanno pesanti analogie (V, g) e differenze (F
p, dsol; FA,dflu). In un immaginario "braccio di ferro" tra forze se vincesse FA ossia:
FA>Fp e quindi dflu>dsol
allora il corpo tenderebbe a galleggiare. La conclusione duale viene da se.
Questo è quello che, in parole spicce, succede in Natura, nulla di più e nulla di meno. Che poi in Natura c'è tutto no? Pensando al galleggiamento questa mattina ho un po' fantasiosamente esteso il concetto alla Vita. L'ho vista, da un punto di vista sociale ma anche personale, come il fluido fondamentale nel quale si è tutti immersi. Fluido nel quale c'è chi galleggia con destrezza impressionante e chi ci affonda in maniera inesorabile. Perché?
Credo che la risposta sta nelle densità solide, ricordate dsol personali, qualcune le ha più elevate della dVita ed altri purtroppo no. Quindi esistono persone "naturalmente" fregate? Insomma si è come chi vuol fare la stella in mare ed inmancabilmente causa il suo scheletro negativo? (credo che si definisca così). Mah forse anche no, basterebbe saper nuotare, e così facendo, si renderebbe inapplicabile la legge di Archimede. Che poi nuotare non è altro che il concetto di forza, ma qui si passa a Newton ed alle mele e ora la sera sta per fuggire e voi se avete resistito siete stati anche troppo bravi e buoni, quindi non vi tedierò oltre.
Scusate se vi ho rubato del tempo con questi i miei pensieri sparsi senza senso, di solito certe cose mi succedono la mattina presto tra il sonno e l'incedere del risveglio, oggi ero sveglio già da tempo, mi sa che sto peggiorando. :)
Io mi faccio forza o almeno ci provo, spero di non finire l'ossigeno prima della completa risalita.
A voi tutti auguro una leggera, facile nuotata (qualora servisse) e una buona nottata!

Mio

Soundtrack On Air: Symphony #9 -Ludwig Van Beethoven


PS: la foto mica centra qualcosa ma il crepuscolo che ho trovato nel cielo alla fine della mia blanda escursione domenicale era davvero rilassante per gli occhi ma non solo.

[1] - Wikipedia (Lo so, pessima fonte per queste cose, scusate)

Saturday, 15 November 2008

Legàmi e Legami

E' un po' di giorni che giace sul retro di un plicco di fogli per stampanti d'archeologia, sapete qui fogli con i buchetti dalle parti, ed ora ho deciso di "donargli" una vita pubblica. Ma prima di iniziare devo dire che tutto è nato da qualcuno che mi ha gentilmente ha acceso in me una riflessione, e per questo ringrazio, e di cui non farò qui il nome perché questa volta credo che sia meglio così. Mi si scusi la presunzione.

Cosa ci tiene in un posto, in un luogo mentale o fisico che sia? Credo che sia solo una tela fine ed impalpabile che intreccia saldamente sentimenti e ricordi, vita vissuta e speranze attese per il nostro divenire.
Tagliare tutto, tagliare la trama e lacerare l'ordito non è facile. E' un po' rompere l'incanto che fa ceva aprir bocca inebetiti per il tempo che fu... fu sì, che ora non è, al quale ora sei legato solo per riconoscenza, rispetto e un po' di gratitudine. Legame che devi rompere, perché così facendo, nulla di male causerai anzi genererai solo bene per te stesso che non potrà che essere felicità per chi ti sta attorno, ti stima e ti apprezza.
Ormai lo sapete, sapete della mia voglia di fuga che ancora non so se ci potrà essere. Fuga che quando credevo "formalizzata" al solo suo pensiero mi faceva volare tre metri sopra il suolo, mi faceva ridere e commuovere per la felicità. Che magnifiche ali ho avuto per un paio di giorni, sapete me ne autocompiacevo, me ne vantavo allo specchio nel chiuso di una stanza. Ora le ali sono cadute, ora vedo tutto così impossibile e labile, ora mi risento fragile.
Credo che per fare delle scelte in libertà, parlando un po' freddamente, sia importante minimizzare il più possibile il numero di fattori esterni non controllabili direttamente dalla nostra volontà, è anche per questo che nella mia mano non ho ora mani, nel mio cuore non ho calore e nei miei pensieri ho solo ricordi d'Amore. Credo che sia giusto così, perché quando ho avuto questo e molto altro di più, ho generato di fronte a scelte personali solo un mare di tristezza cupa, immota, plumbea.
Ah però quanto mi manca il calore di un affetto, sia esso amore ma anche no, il dolce non pensare quando ordito e trama tessevano in silenzio arazzi di meravigliosa e infinita bellezza. Quanto, quanto davvero!

Mio


Soundtrack On Air: God -John Lennon

Thursday, 13 November 2008

Il Lupo della Steppa (Der Steppenwolf) -Hermann Hesse

Forse non l'ho capito per niente, forse solo in minima parte ma devo dire che questo libro mi ha toccato nel profondo. Tra le sue righe ho visto disegnato con parole il mio Essere girovago nella desolata e sconfinata steppa dei miei pensieri. Ne sono rimasto colpito, ammagliato e sedotto. E' stato come vedere tra le righe l'ombra del mio Essere. Sicuramente altre persone prima di me avranno percepito la stessa senzazione, sicuramente ne saranno rimaste lusingate, altre atterrite e altre dispiaciute. Io ricado tra quest'ultime, in quelle che si vedono come un lupo grigio ed opaco che assorbe la luce, che non splende sotto i raggi dell'esistere.
Nella descrizione "fisica" dell'animo del protagonista ho rivisto i miei pensieri, il mio agire i miei atteggiamenti. Con lui condivido lo stesso approccio alla Vita, di lui purtroppo non condivido la cultura che, nella mia ignoranza (mica una volta mi esce giusta la seconda persona plurale del congiuntivo presente), è una cosa piccina piccina se confrontata con quella del protagonista.
Niente è più triste dell'essere un lupo della steppa che basta a se stesso, niente è più svilente di non capire che questo non è vivere ma un continuo tentare di suicidarsi senza riuscirci.
Capire se stessi, come è riuscito a fare il protagonista, è forse la cosa più difficile che ognuno possa fare. Non saper ascoltare gli insegnamenti di Erminia, Pablo e Maria è il gettare al vento l'essenza stessa della vera Vita, è la somma ignoranza che si coagula in un grumo di essere umano quale io sono e fui, quale non vorrei essere. Ah ancora il condizionale che esce naturale, ancora!
Vita che bisogna stringere tra le dita come il corpo di una ballerina, respirare nell'estasi di un musicante alla quale bisogna abbandonarsi tra gli spasimi profondi che si trovano solo quando l'Amore si fa amante e si fonde in un unica entità.
Parole inutili sono le mie per chi queste cose le vive. Inutili per me che, pur capendole, viverle non so. Per me che vivo rinchiuso nel mio squallido teatrino dove il ridere non regna!
Misero me che per quelle zanne che vedo balenare nei miei occhi sono schiavo di me stesso, del mio lupo della steppa. Della non Vita, della non Morte!
A presto,


Roberto... Mio... My Steppenwolf



PS: E. grazie DAVVERO del consiglio letterario preziosissimo!

Wednesday, 5 November 2008

(In)decisione Parte Seconda: Vita Attuale

Sono giorni o meglio settimane d'autunno che si fa inverno, dove i colori sono stati rubati dal vento e gettati a terra con un soffio gelido gelido per esser insudiciati da una pioggia che comincia ad essere troppo fredda.

Non so che mi gira dentro, quello che so è che vorrei fare il pieno ma non di Vita, ma il pieno di malinconia, tingermi ancora una volta di quel blu profondo con il quale altre, e forse troppe, volte ho intonacato con meticolosa perizia il mio Essere. Non pretendo che le cose vadano come voglio, no assolutamente, questa è per me utopia, vorrei solamente che andassero perché non c'è peggiore sensazione del stare fermi che il sapere di esser fermi. Ora sono immobile.
Sono un paio di giorni che non trovo la colonna sonora per la mia giornata, passo il tempo tra il tedio e lo sconfinato pensare alla mia staticità, se poi c'è di mezzo un libro che sembra essere stato ritagliato sul tuo Essere, ma che poi non rappresenterà il tuo essere futuro, tu stai li a masturbarti nei pensieri autoreferenziali non capendo che devi distruggerti ancora per ricostruirti di nuovo. Cosa insisti? Fa male lo sai, ma è sempre stata la tua unica strada. Lo sarà anche questa volta. (ora suona Imagine John Lennon cazzo!)
Vorresti solo un minimo di sicurezza in un tuo futuro incerto che però è l'unico che ti attira, ed invece passi svogliato come un bambino viziato a fare i capricci su ciò che non ti va, su ciò che, forse, sarebbe più facile e sicuro ma che coscientemente sai già che è il chiudersi in un mondo che non vuoi e vorrai. Ma forse mica sai più cosa vuoi, puoi raccontarti il raggiungere la meta, puoi raccontarti il migliorarti, il metterti in discussione, puoi raccontarti questo e molto altro di nobile ancora, però cos'hai lasciato dietro? Cos'hai attorno? Cos'hai di fronte? Solamente ciò da cui scappi, e mai si scappa da ciò che si desidera, quindi che cosa hai costruito fino ad ora? Ma ora basta domande retoriche!
La vita forse è come una clessidra, non è mai vuota è sempre piena ma se non si ha il coraggio, la forza, l'incoscienza e la saggezza di girarla è inutile nella sua staticità. Statica e quindi inutile come la mia, ora, per me.
Buona notte a voi tutti. Buona notte a voi sognatori che di qui passerete, sognate anche per me. Io ho smesso da tempo.

Mio


PS: Mi sa che John mi terrà compagnia per un po'. La sua voce malinconica e triste, arrabbiata e vitale parla al il mio Essere ora e di questo ne ho proprio bisogno. Un po' di musica e nulla più.

Soundtrack in my mind and on air: Mind Games -John Lennon

Tuesday, 4 November 2008

(In)Decisione Parte Prima: Amore

Non si può decidere se innamorarsi, questo credo che sia fuor di dubbio, ma decidere di non innamorarsi mica sono così sicuro. Personalmente credo che basta seguire delle linee guida che, per quanto mi compete, sembrerebbero funzionare:
  1. Distacco formale nei rapporti interpersonali, i.e. non fare "il lumacone".
  2. Evitare assolutamente o ridurre al minimo il contatto fisico.
  3. Mantenere una lucida freddezza interiore.
  4. Domandarsi sempre prima di fare/agire se si rischia grosso.
Alcune di queste regole le applico proprio così come le ho scritte altre mica ci riesco con tanta facilità, migliorerò. Vi domanderete perché scrivo questo, perché rifuggo dagli affetti se non sicuramente dall'Amore, semplicemente perché cari esseri fatati a Voi bisogna trattarvi non bene ma nel migliore dei modi, bisogna mettere in gioco tutto! E poi, secondariamente ma mica tanto, perché se l'Amore colpisce sono dolori grossi grossi, ed almeno mettendoci tutta la dedizione possibile ciò che resterà "solo" un dolore grosso. Perché finisce quasi sempre, perché tra due Dolori c'è sempre un'Amore.
Sono consapevole che rispettare i punti che ho elencato mi mostra agli altri come una persona piena di albagia (ho imparato una parola nuova :) ) o fredda, scusatemi la mia pausa prosegue, perché in questo limbo mi sono adagiato sul niente respirando nulla, che tante volte assomiglia al conforto anche se non lo è. Sapete ho sperimentato una sola volta quello che chiamai col nome altisonate di: "Teorema della Vicinanza" e, a poca distanza dalla sua formulazione, ho avuto dimostrazione della sua validità. Ancora oggi aspetto una confutazione che lo smentisca, ma credo che tra non molto, ne avrò ancora una conferma e questo di per sè non è male, anzi! Per ora mi va bene così, per domani (spero) so cosa mi attenderà appena mi alzerò.
Questo è quello che credo mi possa competere "personalmente", anche perché sono consapevole che l'Amore mica si veste solo di cuori, certe volte ha un bel mantello di picche ricamato ed allora bisogna essere bravi il doppio a non abbassare la guardia perché le picche non accarezzano, colpiscono tra capo e collo, tramortiscono.
Una sorta di consapevolezza che ormai sento nei confronti dell'Amore mi da un succedaneo di serenità che per ora mi lascia meno pesante anche perché vada come vada nessuno è blindato, forse purtroppo, sicuramente per fortuna! Io intanto mi corazzo, intanto comincio pure a sentire il peso delle mie protezioni peccato per lui, non sa ancora quanto sono duro! Peccato per me, lui sa attendere in riva al fiume! So di aver già perso ma la mia pellaccia eppure, per ora, la vendo cara!

Mio


PS: E' per me il momento di prendere delle decisioni nelle quali non dovrò essere indeciso. Delle decisioni nelle quali lanciarmi dentro. (In)Decisioni appunto.

Sunday, 2 November 2008

Somewhere over my thoughts

Camminare e muovermi aiuta ad alleggerire i miei pensieri che, ad essere davvero onesto, in queste due ultime settimane sono stati davvero pesanti... talvolta succede, talvolta mi sembra un eccezione il contrario.
Ora sono qui davanti al video batto sulla tastiera lettere lente lente come i miei pensieri, alleviati da questa piacevole stanchezza che sembra raccontar loro storie di mondi fatati, dolci ninne nanne orami dimenticate. Anche oggi la Natura ha fatto il suo dovere, la giornata è stata più lieve anche grazie e sopratutto alla preziosa compagnia di N. detto anche P. :), grazie della piacevole giornata/serata. Davvero!
Ecco un paio di foto per condividere con voi silenti, ma anche no, "miei" garbati lettori. Sperando che vi aggradino, vi auguro una settimana migliore di quella passata (così mica mi sbaglio :) ).
A presto,

Mio

  • Ghiacciai Eterni

  • Non so perché ma il vuoto mi attira da sempre
  • Non solo i TIR possono rombare via i pensieri, la gentile brezza di alta montagna sa far di meglio. Se poi c'è pure un bel spettacolo per gli occhi...
  • La via del ritorno

Anima di Pongo

Anima di Pongo

Multiforme multicolore,
malleabile alla Vita,
incisa dall'Amore.

Mescolanza è la tua vocazione,
orme ti percorrono lasciando traccia
in ogni direzione.
Cammini che si intersecano,
cammini che si arrestano,
curiose tracce di un destino villano.

Come vorrei che...
Cosa vorrei se...
Ah mia malinconica Compagna,
mia Anima, mia Anima di pongo!

Mio

Wednesday, 29 October 2008

Sarà e Forse


Sarà e Forse

Sarà perché sono troppo Piccolo,
sarà perché sono troppo grande,
sarà che alla fine è così che deve andare
ma mica so se il mio pianeta è piatto,
mica so se inizio e fine si incontrano.

Isole come galassie sempre diverse
per ciò che portano in ventre.
Sempre uguali nel punteggiare
da lontano mare ed universo.

Messaggi di luce percorrono distanze incredibili
senza mai morire.
Perturbano i nostri sensi risunando
alla frequenza della nostra Anima.

Forse sono ancora troppo piccolo,
forse tutto è troppo Grande,
forse si è destinati a ruotare senza potersi governare.
Ma a me mica piacciono
qusti Forse e neppure questi Sarà.

E' tempo di cercare certezze,
i miei Forse ed i miei Sarà li custodirò
per mettere in discussione ciò che voglio trovare.
Ma quanto è difficile, quanta fatica!
Nonostante mi sembrano ora
solo aria fritta!

Mio

Something About Me

Last Listen Music

  • Rimmel -Francesco De Gregori
  • Mio Fratello E' Figlio Unico -Rino Gaetano
  • Ingresso Libero -Rino Gaetano
  • Going For The One -Yes
  • Serenade in Bb K361-370a [Gran Partita] -W. A. T. Mozart
  • Relayer -Yes
  • 9° Sinfonia -Ludwig Van Beethoven
  • Blue -Joni Mitchell
  • Quadrophenia -The Who
  • Tales From Topographic Ocean -Yes

Last Read Books

  • Manuale del Guerriero Della Luce -Paulo Coelho
  • Il Castello dei Destini Incrociati -Italo Calvino
  • Il Petalo Cremisi e il Bianco -Michel Faber
  • Dance Dance Dance -Murakami Haruki
  • On The Road (Sulla Strada) -Jack Keruoac

Last Seen Movie

Translation - by Google